21 August 2017
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Il sukiyaki dello Yazawa (Milano)

Posted on 27 aprile 2017 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Il sukiyaki dello Yazawa

Non c’è imprevisto più soave di quello che ti lascia un pomeriggio infrasettimanale libero da qualsiasi impegno, e non c’è amica migliore di quella che ti porta a pranzo da Yazawa, un ristorantino giapponese incastonato in una delle più belle zone di Milano e mio desiderio proibito da qualche tempo.

Val la pena accennare che ne son venuta a conoscenza su un viaggio in Blablacar tra Milano e Roma, dove uno dei passeggeri altro non era che il fidanzato di una delle cameriere e che ha intessuto 6 ore di lodi magistrali e succulente, tanto da provocare grande acquolina e promettere una visita. Il perché è presto detto: allo Yazawa servono il Wagyu, l’unico, originale, pregiatissimo e certificatissimo manzo giapponese che conquista chiunque alla prima fettina grazie alla particolare distribuzione del grasso, che marmorizza le carni e le rende tenere come burro.

Da qui si spiega anche il “proibito”: tal prelibatezza richiede una certa spesa, giusta ma non alla portata di tutti. A meno che non abbiate l’amica di cui sopra che vi svela che a pranzo si possono gustare dei menù a prezzo più che accettabile. Che meravigliosa rivelazione!

Ordino il sukiyaki, piatto giapponese composto da una pentolina di ghisa in cui sobbolle un brodo con verdurine, un uovo e le preziose fettine di Wagyu accompagnata da una ciotola di riso bianco, una tazzina di cime di broccoli e un dolcino. Perfetto a vedersi, squisito all’assaggio: le mie precedenti esperienze con questa carne non mi avevano preparata a una tale esplosione di bontà concentrata in una morbidezza da delirio. Un’esperienza sorprendente e soddisfacente oltre le aspettative, un rimedio sicuro alle avversità del mondo ed è difficile non farsi sfuggire espressioni di estasi.

L’eleganza del locale, la gentilezza del personale e la quasi totalità di avventori orientali contribuiscono a rendere lo Yazawa un posto da non perdere. A pranzo, appunto, ancor meglio. 

Dove
Yazawa
Via San Fermo 1
Milano
tel. 02 36799710

L’astice alla fiamma di Bento (Milano)

Posted on 28 novembre 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

bento1Ormai sono convinta che tutti coloro che inneggiano al “Mai ‘na gioia” come massima di vita non conoscono la felicità provocata dal prendere posto a una tavola, dall’assaggio di un nuovo piatto e dalla degustazione di una pietanza. Tali fattori, se congegnati alla perfezione, sanno ispirare grandi sorrisi e portare soddisfazioni.

Poveri tapini, non sapete da dove iniziare? D’accordo, vi guido io verso un luogo ricco di pace dei sensi, dove potrete abbandonare i luoghi comuni e abbracciare l’entusiasmo: il Bento di Milano.bento2È un luogo fidatissimo, badate, che dal 2004 propone cucina giapponese a quelli che un tempo erano precursori e ora sono estimatori, appassionati e ricercatori di alta qualità, e che qualche mese fa è stato totalmente rinnovato grazie al nuovo interior designer diventando ancor più accogliente: fuori regnava la pioggia e il grigio, dentro la tranquillità e il calore – anche del personale, persone gentili e sinceramente appassionate.bento4Quindi, cosa potreste mai mangiare al Bento? Io lo dico subito: azzardate. Non puntate ai grandi classici, andate un po’ oltre e lasciatevi ispirare da combinazioni audaci e proposte inedite, che mica vi capita spesso di trovare un gunkan con salmone e uovo di quaglia crudo o un gambero rosso con un tocco di olio di tartufo, no?bento5Però spingiamoci più in là, proviamo il brivido del pesce abbinato al dolce e ordiniamo l’astice alla fiamma: mousse di avocado e lime incontrano tobiko e astice su cui è stata gentilmente posata una meringa che viene allegramente bruciacchiata direttamente davanti ai vostri deliziati occhi. La forchetta dovrà solo immergersi tra tutte le componenti e portarle alla bocca. Non potrete o saprete dimenticarlo.bento6Eccessivo, dite, per i vostri palati? Allora puntate a una Sa-Viche, ovvero salmone, branzino, capasanta e gambero marinati con lime, coriandolo, avocado, pomodorini e ikura, un’esplosione di freschezza perfettamente realizzata.bento3Per ottenere il massimo risultato ordinate o fatevi consigliare una bottiglia (o un calice, per sete moderata) di uno dei vini in carta, poi concludete con un dolcino e caffè.

Sarete satolli, e allora sentirete emergere la tanto sospirata e invocata gioia.
E se ciò non accade, significa che non siete stati abbastanza arditi quindi adottate la mia soluzione preferita: ripetete da capo.

Dove
Bento Sushi
Corso Garibaldi 104
Milano
Tel. 026598075

Food & Book: il magico abbinamento

Posted on 15 luglio 2016 by in Etnicità diffusa, Son esperienze

Bookabook e DeliverooCi sono serate in cui non c’è niente di meglio del restare a casa abbracciando il divano, imbracciando un libro e sbracciandosi per accogliere il prode canguro di Deliveroo, cavaliere dall’armatura nera e verde acqua che porta l’elemento essenziale per completare il quadro perfetto: leccornie e squisitezze preparate per voi sul momento dai ristoranti che vi circondano e che no, non volete affrontare di persona.

Togliere le scarpe, indossare abiti comodi e, mentre il Canguro è sulla via, apparecchiare la tavola è uno dei miei riti prediletti degli ultimi mesi. Di solito ordino quando sono un po’ giù di morale e non c’è regal notizia che tenga: sapete che il buon cibo ha un ottimo effetto terapeutico su di me, come nemmeno una pozione magica. Ed ecco, se si aggiunge un buon libro l’incantesimo è completo.Bookabook e DeliverooSe oggi, Sabato 16 e Domenica 17 Luglio siete a Milano e avete bisogno di conforto (o anche di non accendere i fornelli, con tutto questo caldo), Deliveroo e Bookabook creano la combinazione geniale per voi che sbranate romanzi e saggi tanto quanto tutto ciò che trovate nel frigorifero: insieme al cibo vi porteranno un libro cartaceo.
Mettiamo caso che nel weekend abbandoniate il capoluogo lombardo: fino al 28 Luglio riceverete un buono per un ebook (dopotutto chi non ha un ereader a portata di mano?).

Bookabook è il crowdfunding della letteratura: scrittori emergenti propongono i propri scritti e, se ritenuti validi, questi diventano oggetto di una raccolta fondi online per la pubblicazione e distribuzione. Sfogliando il catalogo si trovano tanti generi e titoli accattivanti, nonché affascinanti biografie di questi autori.

Privilegiata dalla possibilità di scelta ho puntato su “Io ti ho visto” di Giovanna Pittaluga perché è ambientato a Torino (se io adoro, si sa) ed è un giallo. Sfidata su un abbinamento, ho giocato sul colore e ordinato tramite Deliveroo da Al Noor (fidata rosticceria indiana) tutto ciò che di giallo potessi trovare: riso al limone, pollo al curry, cavolfiori e patate saltati. Alla fine ho ottenuto uno spettro di tonalità interessanti da mangiare con gli occhi, iniziando a leggere proprio mentre le spezie si avvicendavano nel mio palato.
Bookabook e DeliverooDoppiamente sollecitate, sinapsi e papille sono state molto felici e i pensieri negativi soppressi da quintali di curry e una sferzata di mistero torinese.
Consigliato a tutti in quantità ingenti.

Le Royal guide: Budapest

Posted on 16 marzo 2016 by in Budapest, Etnicità diffusa

Noi reali mangiatori siamo un po’ snob, ovviamente: pronti a immergerci fino ai gomiti in salse e intingoli ma anche a storcere il naso nei confronti di coloro che non sanno mangiare o che non amano sperimentare sul regal desco.
Quindi mi rivolgo a tutti coloro che, sapendo del mio viaggio a Budapest, c’hanno tenuto ad avvisarmi dell’immangiabilità della cucina locale e chiedo a gran voce: si può mai sapere dove siete stati? Nei posti col menù fotografato e appeso alla porta? Nelle trappolone da turisti?

Io ho ricevuto gran soddisfazione e son pronta a condividerla con voi per sfatare questo presunto mito in nome del bene del palato!

Due doverose premesse: prenotate e non temete i prezzi, molto convenienti.

Gerbeaud
Non c’è pasticceria più regale in città. Classica meta per assaggiare i dolci tipici ungheresi (torte a mille strati dai nomi impronunciabili), ha un bel assortimento di cioccolata, macaron e sandwich serviti con eleganza e savoir-faire. Tirate fuori la nobiltà che c’è in voi e varcate la soglia. 
Budapest Budapest Fruccola
Bisogno di qualcosa di estremamente sano dopo aver fatto la maratona del salame ungherese? Vi capisco e consiglio questo locale con i suoi succhi, centrifughe, insalate, omelette. Perfetto per la colazione, ha anche proposte gluten free (ma evitate i pancake di cocco se non volete sentire la glicemia ballar la samba).

BudapestBorkonyha
Pranzare in un ristorante con una stella Michelin spendendo 25 euro è possibile, è già questo rende il Borkonyha imperdibile. Aggiungete un ambiente curato e accogliente, un servizio simpatico e solerte, un menù interessante, molti piatti del giorno e un’ampia carta dei vini: insomma, andate subito.
Cosa ho assaggiato? Potrei parlarvi della guancia di cinghiale stufata con cavoletti, della mangalica (tipico maiale lanoso ungherese) con crema di patate dolci, della vellutata di aglio e gamberi o delle spare ribs glassate ma preferisco dire che era tutto delizioso.

Budapest

FullSizeRender (4)Kispiac Bizstrot
Ristorante piccino picciò con cucina a vista e gestori simpatici, si distingue per la maestosità della cucina, un tripudio di Ungheria e carni. Assaggiate la spalla di agnello su lenticchie, la zuppa di patate, salame e panna acida, la pancia di maiale croccantissima, la terrina di foie gras col panbrioche della vita e terminate con un bicchiere di Unicum, distillato prodotto nel centro città che vi farà tornare alla vita.Budapest

BudapestFulemule
La storia di Budapest si intreccia a quella del popolo ebraico, tormentato e tutt’oggi preso di mira dai fronti più estremisti al governo. Conoscere la loro cultura significa assaggiare la loro cucina. Il Fulemule vi donerà gioia fatta hummus, vellutate, cosce di oca arrosto con lakses, homemade pickles, gulasch.

BudapestKaravan
Aperto da pochi anni nei pressi del Szimpla, mescola classici street food truck di hamburger e nachos ad altri con specialità ungheresi come le costine di mangalica rosolate sul momento e avvolte in una salsa chili all’albicocca. Da leccarsi dita, mani, gomiti.

BudapestMercato centrale
Oca, mangalica, paprika: tre capisaldi della cucina ungherese. Il mercato le raccoglie e propone in decine di varianti insieme ai banchi di frutta, verdura, formaggi e pesce. Inoltratevi nei banchi più lontani, quelli che celano i prodotti più preziosi, e accaparratevi dei salami (il souvenir del goloso).

BudapestSpezie
La paprika è una tipica spezia ungherese quindi proveranno a vendervela ovunque in orribili confezioni per turisti. Per questo dovete rifornirvene da Azsia, il negozietto etnico di fianco al mercato: ne troverete di ogni tipo. So già che non resisterete alle decine di spezie perfettamente disposte sulle scansie, anche perché alcune sono introvabili. Approfittatene.

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Gli uramaki all’astice di Yuzu (Milano)

Posted on 11 marzo 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

Gli uramaki all'astice di Yuzu (Milano)

Presumo che con l’affermazione “A Milano ci sono i migliori ristoranti giapponesi d’Italia!” vi trovo d’accordo. Sì, ci sono delle eccezioni (come il WabiSabi di Pesaro) ma altro non fanno che confermare la regola: se senza sashimi non sapete stare e sognate valanghe di nigiri, il capoluogo lombardo vi sarà soddisfazione (a meno di non voler prendere un aereo e volare nel Sol Levante, ma mi dicono che sia scomodo).

Tra gli imprescindibili del mio cuore c’è Yuzu, e non solo perché è praticamente sotto casa mia: ai coltelli – e non “fornelli” – trovate Yoko Matsuda, che fu souschef del Nobu e conosce tutti i segreti per far gioire il palato.
Trovare posto non è esattamente facile ma col “recente” allargamento dei locali e una sana telefonata potrete accaparrarvi un posto (quindi fatelo. Ora).

La portata definitiva? Gli uramaki all’astice.

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Le perle di ravioli di astice del Dao (Roma)

Posted on 23 febbraio 2016 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Roma

Il Dao (Roma)Secondo il calendario cinese il 6 Febbraio siamo entrati in un anno contraddistinto da un animale molto fortunato: la scimmia.
Dov’ero io, casualmente? In uno dei migliori ristoranti cinesi di Roma, anzi, d’Italia: il Dao.
E nemmeno per la prima volta: son recidiva, desiderosa di assaggiare più o meno tutto il menù ricco di soddisfazioni e originalità.

Lo so, vedendolo da fuori non gli dareste due lire (o due yuan) ma basta entrare per rovesciare l’impressione: l’ambiente è curato, quasi chic, povero di colori sgargianti e orpelli kitsch, e il servizio di buon livello. Se già così si intuisce perché la guida del Gambero Rosso gli abbia assegnato i Tre Mondi (il massimo riconoscimento per un ristorante etnico), aprendo il menù se ne ha la certezza: è così divertente e invitante, ricco di specialità mai viste prima che vorrete provare. Esagererete, lo so, ma non è un male: è difficile resistere a un così buon rapporto tra qualità e prezzo.

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Uramaki e frutta da Bomaki (Milano)

Posted on 18 gennaio 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Bomaki (Milano)Sognando i prossimi viaggi in posti esotici e lontani, mai come in questi ultimi anni si pensa al Brasile e a Rio. Saranno i Mondiali di calcio? Le prossime Olimpiadi? O il suo inesauribile fascino? Chissà, fatto sta che se mi dicessero “Andiamo?” io preparerei le valigie in tempo record.

Giacché questa domanda ancora non è giunta e le speranze di visitare il paese carioca son flebili, mi limito a fantasticare e trovarne un po’ di atmosfera in posti come Bomaki.

A Milano ne trovate ben tre per soddisfare la voglia di uramaki e sashimi con una svolta brasileira, che effettivamente potreste mangiare là dove anni fa sono sorte le colonie del Sol Levante.

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Il chirashi di O.ma.ca.sé (Milano)

Posted on 13 ottobre 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

OmacaseLa voce che si sente a Milano nelle ultime settimane è vera: ha riaperto O.ma.ca.sé, uno di quei ristoranti veramente – veramente! – giapponesi che rende ricca la scena del cibo etnico lombardo e felice chi, come me, ha sempre bisogno di punti di riferimento.

Dopo due anni di chiusura lo ritroviamo nei pressi della Darsena, là dove una volta era tutta campagna, con un ambiente piccolo e curato costituito da un banco sushi/bar a vista e un ballatoio, il tutto circondato da infissi e tendine bianche.
OmacaseÈ a buon mercato? Non direi, ma mettiamo che abbiate voglia di chirashi, di un buon piatto di riso bianco con tanto pesce crudo ben preparato, da gustare in pace e armonia col mondo? Allora ci siamo.Omacase Il riso è sormontato da un misto di salmone, tonno e gamberetti a pezzetti, cimette di broccoli, verdurine e, in qualche caso, fettine di avocado. A lato troviamo del tonno sfilacciato, gari e wasabi.
La porzione è abbondante, la qualità della materia prima alta e le istruzioni della cameriera sono precise: versare la salsa di soia nella ciotolina, scioglierci del wasabi e versarla direttamente sul cibo, mescolandolo con i due adorabili cucchiai di legno.
Fresco, delicato, vi sentirete pure virtuosi per la sua leggerezza.
Ecco, magari non mangiare tutto il panetto di wasabi nascosto tra il riso come ho fatto io.OmacaseAccompagnateci una zuppa di miso, sorprendentemente ricca di verdure a pezzi, e otterrete tre risultati: sarete sazi, non avrete speso un capitale e vi sentirete in Oriente (anche perché sarete circondati da giapponesi).

Dove
O.ma.ca.sé Sushiteca
Corso Cristoforo Colombo 1
Milano
Tel. 02.58102233

Come ti cucino il pad thai

Posted on 15 settembre 2015 by in Etnicità diffusa, Gluten free, Regali ricettine, The Royal Comfort Food

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Rientrare dalle vacanze significa portare nella propria quotidianità qualcosa di nuovo, un dettaglio che ti solleva, stimola e ricorda i bei momenti in cui non avevi tanti pensieri. Io ho portato delle nuove abilità in cucina, ricettine del cuore da replicare in caso di bisogno.

Tra tutte ne esiste una che mi ispira comfort, relax, pace dei sensi e che sfrutto in caso di irrefrenabile bisogno: il pad thai.
È una ricetta “svuotafrigo” semplice da preparare e mi piace perché consente di utilizzare pochi strumenti (wok, pentola, tagliere, coltello, cucchiaio di legno e una ciotola), aggiungendo man mano le componenti in cottura e lasciandosi trasportare lontano dai profumi speziati.
Alcuni ingredienti non si trovano nel supermercato sotto casa ma sono necessari: la soluzione è visitare i negozietti etnici della propria città.

Col tempo ho perfezionato il piatto secondo i miei gusti quindi non si può dire che rispecchi la ricetta originale: ci sono tante verdure, non ci metto i gamberi e forse non preparo le tagliatelle di riso a regola d’arte, ma a me piace così e ho addirittura ottenuto ottimi riscontri.
Infine, una nota che farà felici molti: è gluten-free.

Quindi ecco la ricetta del Pad Thai “all’italiana“.

Ingredienti:
– 160 gr tagliatelle di riso;
– olio extravergine di oliva;
– 1 porro;
– 2 spicchi di aglio;
– 1 carota;
– 1 peperone;
– 1 zucchina;
– germogli di soia;
– 200 gr di petto di pollo;
– 1 uovo;
– sale;
– pepe;
– peperoncino in polvere;
– 5 cucchiai di salsa di tamarindo;
– 5 cucchiai di salsa di pesce;
– 4 cucchiaini di zucchero;
– 1 lime;
– una manciata di arachidi;
– coriandolo fresco.

Procedimento:
– metti le tagliatelle secche in una pentola con abbondante acqua bollente;
– prendi le arachidi, frantumale in modo grossolano e falle tostare appena in padella. Tienile da parte;
– affetta il porro e l’aglio;
– pulisci la carota, la zucchina e il peperone e tagliali alla julienne;
– in una wok (o pentola con i bordi molto alti, come quella per saltare la pasta) scalda un filo di olio;
– aggiungete porro e aglio, e lascia che si ammorbidiscano;
– è il turno delle verdure mondate: saltale a fuoco alto mescolando spesso affinché rimangano croccanti;
– nel mentre taglia il pollo a striscioline e aggiungilo in padella insieme ai germogli di soia;
– quando il pollo sarà sufficientemente cotto rompi l’uovo e mescola velocemente per strapazzarlo;
– un pizzico di sale, uno di pepe e peperoncino, mescola e lascia cuocere abbassando la fiamma;
– in una ciotolina metti la salsa di tamarindo, la salsa di pesce, lo zucchero e il succo di un lime, e amalgama tutto con una forchetta;
– trita il coriandolo;
– controlla le tagliatelle: se non dovessero essere pronte accendi il fuoco e attendi qualche minuto. Sono cotte quando diventano ben opache. A tale punto scolale e aggiungile in padella, saltandole con verdure e carne;
– condisci con la salsa preparata e mescola bene;
– prendi una scodella e impiatta una generosa porzione, spolverala di arachidi, qualche germoglio di soia e, tocco finale, un pizzico di coriandolo.

Buon divertimento.

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Il sushi di Basara (Milano)

Posted on 7 luglio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Sempre caro mi fu questo fresco sushi, che già da prima della sua comparsa (e invasione) in Italia mi affascinava tanto da spingermi a ordinare casse di sfoglie di alghe, aceto di riso e stuoie di legno per prepararlo in casa (con scarsi risultati).
C’avevo la fissa e, da brava amante dei manga e del Sol Levante, volevo assaggiarlo a tutti i costi.

Per mia fortuna ora la cucina giapponese è ben più diffusa e so dove precipitarmi in caso di bisogno.
Alla mia lista si è recentemente aggiunto Basara – Sushi e Pasticceria, che regala gioie in via Tortona e Corso Italia. Io ho visitato quest’ultimo per un pranzo veloce e delicato.

Si entra, si ordina, si riceve un cercapersone e ci si accomoda finché l’aggeggio non inizia a illuminarsi che manco la palla da discoteca del Papeete. Quindi si ritira il vassoio e si può contemplare la propria scelta, nel mio caso sushi e sashimi accompagnati da una zuppa di miso e un’insalatina.

La freschezza delle materie prime e l’elegante composizione fanno tirare diversi sospiri di sollievo, così come la perfetta cottura del riso – che risulta leggero – e la gustosa salsina senapata che arricchisce l’insalata.
Sottolineo tre caratteristiche: in primis troverete i nigiri un po’ più piccini della media, ma ben più facili da maneggiare; due, il ricambio dei commensali è rapido; infine, troverete una parte di interessante pasticceria per terminare il pasto con una grande coccola. Che sì, dai, anche voi quando andate a mangiare sushi pensate “Ma tanto è leggero, mi merito un dolcino!”.

Io vi conosco bene, miei cari.