21 August 2017
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Le perle di ravioli di astice del Dao (Roma)

Posted on 23 febbraio 2016 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Roma

Il Dao (Roma)Secondo il calendario cinese il 6 Febbraio siamo entrati in un anno contraddistinto da un animale molto fortunato: la scimmia.
Dov’ero io, casualmente? In uno dei migliori ristoranti cinesi di Roma, anzi, d’Italia: il Dao.
E nemmeno per la prima volta: son recidiva, desiderosa di assaggiare più o meno tutto il menù ricco di soddisfazioni e originalità.

Lo so, vedendolo da fuori non gli dareste due lire (o due yuan) ma basta entrare per rovesciare l’impressione: l’ambiente è curato, quasi chic, povero di colori sgargianti e orpelli kitsch, e il servizio di buon livello. Se già così si intuisce perché la guida del Gambero Rosso gli abbia assegnato i Tre Mondi (il massimo riconoscimento per un ristorante etnico), aprendo il menù se ne ha la certezza: è così divertente e invitante, ricco di specialità mai viste prima che vorrete provare. Esagererete, lo so, ma non è un male: è difficile resistere a un così buon rapporto tra qualità e prezzo.

(altro…)

I toast di gamberi del Dou (Milano)

Posted on 2 aprile 2015 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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In un mondo cresciuto a base di ordini da quindici portate e “sazietà, questa sconosciuta” (il mio, ça va sans dire), il ristorante cinese è sempre stato un’oasi di piacere e dissolutezza.
C’è stato un tempo in cui ogni giovedì ci andavo dopo scuola lanciandomi tra ravioli al vapore e spaghetti di soia saltati con carne e verdure, chiacchierando e sfogando adolescenziali pensieri a sciabolate di bacchette. E le cene nei tavoli rotondi col ripiano rotante al centro? Sospiro dalla nostalgia.

Poi si cresce, ed ecco che anche i gusti evolvono e le offerte si moltiplicano. Il proliferare di ristoranti asiatici di fascia medio-alta fa parte di questo cambiamento, che porta a una riconsiderazione del numero di cibi da assaggiare e alla consapevolezza di ottenere una qualità più alta.

Del Dou me ne aveva parlato Virginia (ciao Virgi!), consigliandomelo e indicandomi la portata da provare assolutamente: il toast di gamberi.
Io e i miei commensali (ciao Anna Maria e Pigna!) li abbiamo accompagnati da ravioli di mare, pad thai, salmone scottato e altre delizie, optando per un cocktail della lunga e sofisticata lista.

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Ora, io non so voi come siate abituati, ma per me il toast di gamberi era sempre stato un piatto che nel crostaceo aveva solo l’aroma.
La mia sorpresa è stata estrema nel vedere apparire dei veri gamberi, con la coda e tutto, in cima a delle cialde croccantissime. Li ho guardati e rimirati a lungo, incantata da tanta ostentazione e contando i semi di sesamo.
Presentazione incantevole, sapore perfetto: chi dice che il cibo cinese è unto si ricrederà.

IMG_2088Si pizzicano per la coda e intingono appena nella salsa agrodolce per non sopraffarli, poi se ne assapora la consistenza compatta ma cedevole, e si prosegue nell’invasione dei gusti del mare.

Io lo dico: i quattro che sono nel piatto non sono sufficienti, ma forse nemmeno quaranta basterebbero per averne abbastanza.

Gli altri piatti sono eseguiti bene e altrettanto piacevolmente presentati, con cura per i dettagli e porzioni buone.
L’ambiente? Rilassante, curato e carino, dall’arredamento essenziale e le luci soffuse.

Una preziosa scoperta.

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Dove
Dou
piazza Piazza Napoli 25
Milano
Tel. 02 49636318

La trattoria cinese Hua Cheng (Milano)

Posted on 13 gennaio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Se l’happy hour, la location, il meeting o l’evento iniziano a farvi venire l’orticaria significa che dovete prendere una pausa da quella Milano e rivolgervi verso altri lidi. Altro che aerei o treni, basta andare in Sarpi.

Passeggiare per China Town significa immergersi in una realtà parallela, piacevolmente straniante e disseminata di ristoranti interessanti. Uno di questi è la trattoria Hua Cheng.

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Dall’esterno non si nota: è piccola, l’insegna ridotta e via Giordano Bruno non è di facile passaggio, però vedrete le persone che pazientemente attendono e capirete di essere arrivati al posto giusto. Non è possibile prenotare quindi se la vostra fame è impellente dovrete organizzarvi per presentarvi presto – come io e i miei due compari di folli mangiate abbiamo fatto.

L’ambiente è molto semplice – un misto tra un’osteria italiana e elementi più orientali – e vi troverete a mangiare gomito a gomito con degli sconosciuti.

Detto tutto questo, perché andare?

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E qui parte la mia entusiasta dissertazione sui loro tagliolini in brodo, sull’anatra alla piastra con funghi e bambù, sul loro menù ampissimo comprendente specialità autentiche della cucina cinese e, soprattutto, il riso alla cantonese definitivo che mi ha fatto pensare “Oh! Quanto ero illusa nel credere di conoscerlo!“.

Da Hua Cheng viene (abbondantemente) servito con uovo saltato, piselli e, per la mia estrema gioia, maiale saltato (che gli conferiscono un gusto ben più spiccato del consueto prosciutto) e funghi cinesi (da me molto amati perché succosi). Così composto assume un profumo più intenso, una sapidità completa e una consistenza meno asciutta: parte dell’olio viene sostituita dalla potenza del suino, che fa sempre piacere.

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Infine, il costo è stato assai contenuto, e per una cucina cinese così buona e ben eseguita non è scontato.
Si prevedono numerosi ritorni. Dopotutto non capita tutti i giorni di viaggiare in Oriente nel giro di mezz’ora.

Dove
Trattoria cinese Hua Cheng
Via Giordano Bruno 13
Milano

p.s. le fotografie sono state scattate con la Canon G7X