25 May 2013
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L’hamburger del Mammy (Milano)

Posted on 14 maggio 2013 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

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Ah! Quante vittime possono compiere le mode, non ci si crede.

S’infiltrano nella quotidianità sotto forma di ripetizioni, che in confronto il deja-vu di Matrix è nulla di cui preoccuparsi, e ben presto diventano una costante, un trend di diffusione capillare.

Let’s talk about burgers, my friends, che a Milano spopolano nella versione gourmet, ricercata, sofisticata: ne aprono un paio al mese, e io mi sto impensierendo per i bovini di razza fassona piemontese che dovrebbero essere l’élite e invece vengono riportati in ogni menù.

Io, che sono ancora alla ricerca del migliore hamburger milanese, una sera mi sono imbattuta nel Mammy Coffeeburgers, recente apertura in via Vigevano, e voglio raccontarvi la mia esperienza.

Entriamo in quattro in un tardo giovedì sera, ci accomodiamo e apprezziamo le pareti finto (ma forse no) scrostato, la carta di parati black/white e la cucina a vista racchiusa in una sorta di teca di vetro e infissi neri: arredamento ben pensato insomma, quel radical/industrial/vintage chic che tanto piace.

Il menù propone principalmente hamburger di diversi tipi e piatti di carne dai prezzi più bassi rispetto alla media, quindi ne siamo ben impressionati, ma al momento di ordinare iniziano a palesarsi sulle nostre facce dei grandiosi punti interrogativi suscitati dall’estrema e innaturale deferenza del cameriere, un giovane estremamente gentile che era stato evidentemente istruito da qualcuno a comportarsi in un certo modo. Nello specifico ci dà continuamente del lei, ci chiama “Signora” e “Signore”, parla tenendo sempre un braccio dietro la schiena come un grande maître di sala: personalmente ho trovato stridente e forzati questi atteggiamenti, troppo costruiti per un posto che ok, serve gourmet hamburger, ma che si trova in una zona molto “giovane” di Milano in cui non ci si aspetta di trovare la reverenza. Sospetto e spero fossero una sorta di “prova generale”, visto che il Mammy era stato aperto appena una settimana e mezza prima, ma ne siamo rimasti tutti colpiti, forse un po’ troppo.

Io ordino il Mammy Burger, che comprende carne di razza fassona piemontese (ovviamente!), insalata e pomodoro, niente contorni inclusi.
Credo che la foto possa parlare chiaro in merito alla quantità di insalata (una foglia intera schiaffata dentro) mentre non suggerisce la poca presenza di pomodoro: insomma, sulla presentazione forse si può migliorare.

Poi accade che mentre i miei commensali azzannano i loro panini e gustano la tagliata con soddisfazione, io dò un morso al mio hamburger e sento un sapore strano nella carne, una sapidità salata che non ho mai trovato in altri posti. Ne sono perplessa ma penso che sia mio gusto personale, quindi continuo ma no, la sensazione non è gradevole.

Insomma, non ve la faccio lunga: questo Mammy Burger non mi è piaciuto, e che io sia tornata a casa – io che, vi ricordo, potrei mangiare i sassi senza problemi – con un crescente sentore di nausea non mi fa ben sperare.

Sarà stata una serata sfortunata? Può capitare, assolutamente.
Sarà stata solo una mia impressione? Chissà.

Una seconda chance non si nega a nessuno, soprattutto a un locale appena aperto, ma ammetto che i primi esperimenti con altri posti sono stati ben più positivi.

Tornando all’incipit, la moda del burger potrebbe aver fatto la prima vittima, ovvero la vostra regal assaggiatrice.

Ah, ultimo consiglio: se mai avete l’ardire, entrate e chiedete cos’è la “farofa“. Potrebbe rendere surreale la vostra giornata.

Dove
Mammy Coffeeburgers

Via Vigevano 9
Milano
Tel. 02 45473495

Fabbri 1905 incontra i blogger

Posted on 12 maggio 2013 by in Dolci, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Chi non ha presente le amarene Fabbri? Forse solo coloro che non conoscono il significato della parola “golosità”. Non si può nemmeno dire “gli stranieri” perché questa azienda tradizionalmente emiliana ha compiuto e sta tuttora svolgendo un allargamento verso gli altri paesi, in particolar modo l’Oriente.

Così la scorsa settimana ci siamo ritrovati per ascoltare Lawrence Lo, food blogger cinese di grande rilevanza e seguito, che ha avuto il compito di esportare i prodotti Fabbri nel paese emergente e adattarli ai gusti locali.

Il blogger (che ha più di 500.000 lettori abbonati e conduce dei programmi di cucina) ha visitato più volte l’Italia alla ricerca dei sapori tradizionali – rimanendone conquistato e ha trasmesso l’entusiasmo ai suoi follower tramite video e post.

Cosí al Just Cavalli di Milano eravamo letteralmente circondati da stuzzichini salati con le amarene Fabbri e il loro sciroppo, abbinati a formaggi, arrotolati con prosciutto crudo, posati su mousse di ricotta e, come Lawrence ci ha mostrato, accostati a cibi tipicamente cinesi come il maiale secco e il tofu affumicato (che è nero da far impressione, ma molto buono).
Dopotutto i gusti orientali sono per tradizione molto diversi da quello occidentali, e farli collimare richiede accortezze e studio.

Voi come le abbinereste? E non dite “col gelato”, che è troppo semplice!

Il curry giallo di pollo dell’Artest Caffè (Milano)

Posted on 10 maggio 2013 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Poi, improvvisamente, giunse un’idea: e se, oltre a cercare il miglior hamburger di Milano, mi dedicassi anche al pad thai, che avventura incredibile sarebbe?

Ci ho pensato dopo che ho scoperto un ristorante thailandese squisito, Artest Caffè Thai Snack Bar: ne sono uscita con un’aria così beata da spingermi a considerare l’idea.

Ci dovrò tornare proprio per gustare meglio quegli spaghetti (spizzicati dal piatto del mio generoso commensale) e, senza dubbio, per immergermi ancora nei sapori orientali del curry giallo di pollo, ormai ben impressi nella mia memoria.

Innanzitutto è doveroso parlare anche dell’arredamento: poltrone vintage da cinema si mescolano a lanterne etniche, carte da parati ricercate e tavolini di legno rendono l’ambiente particolare e accogliente. Non ci sono molti posti ma in estate è disponibile il dehors (io consiglio sempre di prenotare: esiste cosa più fastidiosa dell’essere rimbalzati dopo aver già pregustato una buonissima cena?).

Dopo aver assaporato la delicata zuppa di manzo mi sono messa in contemplazione della cocotte di ceramica bianca contenente i tocchetti di pollo accompagnati dalle verdure e immersi nella vellutata salsa al curry giallo: il solo guardarli e percepire il profumo delle spezie mi ha fatta sorridere e suscitato una grande acquolina, poi ho impugnato il cucchiaio tra le dita e mi sono servita, lasciando tracimare il curry su del riso basmati al vapore.

I bocconcini di carne erano tenerissimi, ben intrisi di curry che regalava una vasta gamma di sapori, uno per ogni spezia, ma senza essere particolarmente piccante (giusto un pizzico).
Le verdure rappresentavano un piccolo diversivo per continuare a mantenere alto il livello di apprezzamento del pollo, gustose e diverse.
La porzione può sembrare media ma è assolutamente una sensazione: sazia, eccome!

Il tocco finale? Prendere delle cucchiaiate di riso e unirle alla salsa rimanente per non perderne una sola preziosa goccia.

Dopo la chiusura di quello di fiducia (a Torino) ero alla ricerca di un altro thai degno, e l’ho trovato.
Quindi festa, let’s celebrate!

Dove
Artest Caffè Thai Snack Bar
Via Marsala 13
Milano
Tel. 02 36704770

Campari Orange Passion @ Ma’ Hidden Kitchen

Posted on 2 maggio 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Sei invitata a un evento ma l’indirizzo della location è segreto, e ti verrà svelato a ridosso della data. Ti va di partecipare?“.
Con queste premesse io, curiosa come poche, potevo forse rinunciare?

Così è iniziata la serata incentrata su Campari Orange Passion che si è tenuta presso l’effettivamente misterioso Ma’ Hidden Kitchen Supper Club, un meraviglioso loft in quel di Milano ricco di dettagli e con una grande cucina che si affaccia sulla sala da pranzo in cui si tengono pranzi, cene e occasioni di ritrovo di ogni tipo, dove meno te lo aspetti (fate bene a essere curiosi: qui trovate qualche informazione in più, fotografie e la waiting list per partecipare ai diversi rendez-vous).

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Sono giunta davanti al portone e casualmente anche Angela e Francesca si stavano avvicinando, quindi ho avuto la certezza di non aver sbagliato: abbiamo citofonato ed eccoci dentro al club, che ci ha lasciate a bocca aperta per lo stile, la cura, l’ampiezza, la miriade di oggetti curiosi sapientemente distribuiti e la cucina, in cui già ci aspettava lo chef Andrea Sposini.

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Protagonista della serata era il Campari Orange Passion – un cocktail lanciato proprio ora, nel periodo dei primi aperitivi all’aperto, quando le giornate si allungano dolcemente – che sfida ogni skill di bravura nella preparazione dei drink con la sua estrema facilità: prendere un bicchiere, aggiungere il ghiaccio, versare il Campari Orange Passion ben freddo e aggiungere una fettina d’arancia. Ce la posso fare persino io, quindi ho detto tutto.

foto 2
E’ veloce, comodo perchè già pronto, ogni bottiglietta è perfetta per un bicchiere (quindi non si sbagliano le proporzioni) e ha un sapore veramente piacevole grazie alla presenza dello zucchero di canna e, soprattutto dell’arancia, che bilancia la componente alcolica: dopotutto è la rivisitazione del Garibaldi, il cocktail pestato già reinterpretato per i 150° anni di Campari.
Fresco, delizioso e leggero: un aperitivo perfetto.

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Cosa accompagnare a tal drink?
Ecco che è intervenuto lo chef, che ci ha guidati nella preparazione di numerosi amuse-bouche e stuzzichini (davvero riduttivo chiamarli così!) nella logica di un vero aperitivo, ovvero in compagnia.

Abbiamo circondato l’area fornelli e i più esperti hanno partecipato alle divine creazioni, ma vi voglio rassicurare: la qui presente non ha toccato cucchiaio o padella a dir si voglia, quindi è ancora tutto integro e nessun si è fatto male.

Come non citare le olive nere con scorzette di arancia, le arachidi saltate in padella con sale grosso in grande quantità, le piccole pere con formaggio? I miei occhi correvano tra una padella all’altra, e un sorriso estatico si delineava sul mio volto: è un po’ l’effetto che mi fa.

Le ricette di questi numerosi aperitivi (ben 12!) ci sono state gentilmente fornite, quindi chissà che un giorno non mi esibisca in una performance da chef: dopotutto per l’aperitivo ci pensa Campari, giusto? E lì, non l’Orange Passion, non ho proprio possibilità di sbagliare!

Il timballo di riso della Drogheria Plinio (Milano)

Posted on 30 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Questa regal assaggiatrice non ha mai affermato d’essere onniscente: ci sono – per sua fortuna! – moltissime pietanze e ristoranti da scoprire e assaporare, sparsi per il mondo o più semplicemente per le città in cui vive e s’aggira.

Quindi capita che sia a pranzo da delle amiche, e che queste esclamino, spalancando gli occhi, “… ma non conosci questo posto? Proprio tu?!“. Ebbene sì, ma per me non c’è delizia maggiore dell’innamorarmi continuamente di locali e nuovi sapori, quindi mi si fa un grande favore.

Così è accaduto la scorsa settimana, quando l’amica della Marvel e la sopravvissuta alla sagra del cicciolo mi hanno introdotta alla Drogheria Plinio, a Milano, e io me ne sono infatuata non appena ho varcato la soglia.
Non poteva essere diversamente: sedie colorate tutte diverse, lampadine racchiuse dentro barattoli di vetro, un’atmosfera famigliare e rilassata, una gran cura per i dettagli e, soprattutto, scaffali colmi di ogni bontà di qualità – dal sale di Cervia a the pregiati, biscotti e pasta trafilata al bronzo – pronte all’acquisto.

Questo ristorantino un po’ atipico si estende per il lungo e ospita un gran numero di tavolini, pronti ad accogliere gli avventori. Perchè “atipico”? Provo a spiegarvi: avrete certamente notato la proliferazione a Milano di posti che curano molto la loro immagine, quasi prima del menù, e il risultato è un ambiente molto costruito e dei prezzi più alti di quel che probabilmente meriterebbe. E’ il marketing, baby! Ecco, questa Drogheria non cade in questa trappola.

Vista la mia moderata fame opto per un timballo di riso agli asparagi con fonduta di formaggio e, davvero, ne rimango più che soddisfatta: riso cotto alla perfezione con gli asparagi in quantità giusta per non essere soppressi dalla voluttuosa colata di asiago che faceva sia da base sia da copertura, di quella consistenza vellutata che fa svoltare una giornata nello stesso momento in cui se ne assaggia la prima forchettata, alzando gli occhi al cielo.

In una parola: conquistata.

La Drogheria Plinio dev’essere un posto molto interessante anche a colazione e a cena: offrono infatti una gran serie di caffè speciali, chiamati con i nomi delle porte di Milano (Romana, Nuova, Ticinese, ecc.), e quando ho scorso la carta della sera ho notato dei piatti estremamente appetitosi. Inoltre tengono corsi e lezioni, quindi sono da tenere d’occhio in molti sensi.

Dove
Drogheria Plinio
Via Plinio 6
Milano
Tel. 393 8796508

Il regal Magnum, a Milano

Posted on 22 aprile 2013 by in Dolci, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Se non si fosse capito dalle temperature della scorsa settimana, l’estate sta arrivando galoppando con la stessa delicatezza di Annibale che attraversa i monti sugli elefanti.
Mentre io, che detesto il caldo, già tremo (di terrore, precisiamo) a Milano hanno aperto un posticino per raffreddare i nostri futuri bollentissimi spiriti (e non solo), inaugurato proprio lo scorso Giovedì.

Di cosa si tratta?

Dirò solo una parola, che probabilmente vi farà scattare verso il freezer: Magnum.
Sì, i famosi gelati ricoperti sono approdati vicino al Duomo con un negozio totalmente dedicato e molto originale, che offre un’esperienza unica: creare la propria versione, scegliendo la totale combinazione degli ingredienti.

Nello specifico:
- gusto del gelato: cioccolato o vaniglia?
- tipo di cioccolato per ricoprire il gelato: bianco, fondente o al latte?
- topping: con cosa volete cospargere il vostro già godurioso gelato? Avete una scelta ampissima, dal dolce al piccante, dal salato ai petali di rosa. Qua veramente potete mettere del vostro e sperimentare, selezionandone fino a tre;
- rifinitura: infine viene fatto colare un sottile filo di cioccolato, per dare il colpo di grazia ai vostri sensi già inebriati.

Il vostro Magnum vi verrà servito su un piccolo vassoio, in modo tale da non spargere pezzi in ogni dove e permettervi una degustazione più lenta e rilassata.

Così mi sono lanciata nella creazione del mio personale regal Magnum:
- gelato alla vaniglia;
- cioccolato al latte;
- pistacchi, brownie e caramello al sale (ovviamente);
- rifinitura al cioccolato fondente.

Un’esplosione di vita, insomma, il tripudio dei sensi.

Se devo essere sincera speravo che il caramello fosse più impattante: la prossima volta prenderò direttamente i miei adorati fiocchi di sale di Maldon.

Il Magnum Pleasure Store (lo so: un nome, un programma) rimarrà aperto fino a Settembre, quindi non bisogna indugiare molto: essendo in una posizione così centrale (piazza San Fedele si trova tra corso Vittorio Emanuele e la piazza della Scala) vi capiterà sicuramente di passarci.
Attendo le vostre “ricette”.

Dove
Magnum Pleasure Milano
Piazza San Fedele 2
Milano

La cheesecake di Roberta

Posted on 20 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Presentatevi sul loro zerbino

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Ci sono mattine pigre in cui apri gli occhi, ti rivolti tra le lenzuola ma non riesci a riaddormentarti.
Prendi quindi il cellulare, guardi l’ora, imprechi perché è troppo presto e inizi a scorrere Instagram.

E’ più che probabile che si inciampi in una delle foto su Instagram di Roberta, che si è comunque svegliata prima di te e ha già sfornato una lunga sequela di torte, tortine, pasticcini adorabilissimi, coloratissimi e perfetti che ti lasceranno a bocca aperta e apriranno una voragine nel tuo stomaco.

Quando uno c’ha una passione così forte non si può non notare e apprezzare, e se per farlo bisogna mettere in moto le fauci io sono la prima a offrirmi volontaria!

Per una certa occasione che mi riguardava ieri mattina Roberta mi ha fatto il vero onore di preparare una delle sue specialità: la cheesecake, in questo caso con le fragole.

Voi sapete benissimo di avere a che fare con una che prima di entrare da un fruttivendolo deve inspirare ed espirare diverse volte, e che per tagliare un avocado ha praticamente allertato la guardia nazionale, quindi potete immaginare il grado di ammirazione suscitato dalla visione di quel dolce, splendido nella forma e squisito al gusto! Il contemplarlo suscita un sorriso estasiato.

Questa cheesecake di Roberta è deliziosa perché ha il giusto bilanciamento tra gli ingredienti: la base è sottile e friabile quanto basta per racchiudere l’impasto senza rompersi; il formaggio spicca il giusto, e si amalgama alla dolcezza della marmellata di fragole; non è per niente stucchevole, ma semplicemente estasiante, metterebbe Attila in pace col mondo.

Un toccasana per il cuore, un boccone di buonumore.

Quindi let’s celebrate, e in caso di necessità ora sapete su quale zerbino fare picchetto.

P.S. Roberta, se apri una pasticceria ricordati di me: vengo ad assaggiare preventivamente tutto.

L’hamburger con foie gras del Fatto-Bene (Milano)

Posted on 18 aprile 2013 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

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Vogliamo parlare dell’onomatopea contenuta nella parola “Hamburger“?
L’”ham” iniziale non sembra tanto il momento in cui si apre la bocca e le si avvicina il boccone tanto bramato? “Haaaaaaa…” e poi si sferra il morso, più o meno convinto, al giusto grado di voracità “… Mmm!“. Poi “burgeeer“, il momento della degustazione, il sentite ogni sapore diffondersi sul palato come lieta (si spera!) melodia, tra accordi e sfumature.

E promettendovi che no, non ho bevuto prima di scrivere il paragrafo qui sopra, torniamo a un’ulteriore puntata della ricerca del miglior hamburger milanese!

Capita che, questa volta, vi parli di un locale consigliatomi in primis da Alessandra: quando ne ho letto sul suo blog le mie papille hanno iniziato a inviare comandi alle gambe per muoverle in via Vincenzo Monti (la cosa sorprendente, che occorrerebbe studiare, è che ce l’hanno fatta senza problemi).

Oggi, amanti della carne macinata ridotta a freesbee (), andiamo al Fatto-Bene, nei pressi di Sempione.

L’atelier (come si fa chiamare) è tutto deliziosamente bianco, curato, con tavolini sparsi e un bancone bianco in fondo. Su una parete non si può non notare l’immagine di un cosacco che imperioso grida “HAMBURGER” ma no, non è un suggerimento sul come compiere l’ordinazione: il personale è così gentile che risulta impossibile.

Dopo grandi tentennamenti – le proposte sono molto allettanti – scelgo il “Fatto Bene Burger“: 200 grammi di carne razza fassona piemontese, formaggio asiago d.o.p., germogli di soia erullo di tamburicrema di foie gras.
Ora tu, lettore, dovresti alzarti, chiudere il computer, afferrare l’essenziale (chiavi-occhiali da sole-cellulare-portafoglio) e correre a perdifiato che manco nel video di Papillon degli Editors, entrare e gridare “NE VOGLIO UNO!“.

Sì, crema di foie gras.
Non sentite l’acquolina aumentare a dismisura?

Come accompagnamento trovate delle chips, ovvero sfoglie di patate fritte, del giusto spessore affinché non risultino né inconsistenti né pesanti. Perfette.

Ecco, un appunto: talvolta mi dite che sono crudele a parlare di cibi squisiti a orari improbabili (tipo, di prima mattina), ma sappiate che la mia è un’arma a doppio taglio perché appena rileggerò questa recensione mi verrà voglia di sbranare questo hamburger seduta stante.

Il pane è morbido il giusto, arricchito di semi di sesamo, e si lascia comprimere senza opporre resistenza.
La carne è tritata grossolanamente quanto basta e cotta al punto richiesto (nel mio caso, medio), e se ne apprezza la qualità. E’ sormontata dal formaggio, che l’abbraccia in una irresistibile fusione.
I germogli di soia regalano la sensazione di croccantezza sotto ai denti e di freschezza.
Infine, la crema di foie gras: si percepisce dopo qualche istante, ma vi farà roteare le orbite e esibirvi in “Mmm!” di apprezzamento che si sentiranno fino a piazza Duomo.

Un ottimo hamburger, di splendida fattura e qualità, grande originalità e sorprendente nell’accostamento equilibrato degli ingredienti.

Prezzo medio per questa proposta (€ 16) ma li vale tutti e, nel caso, potete optare per altre soluzioni.

Voto alto, e urge tornarci presto.

Ah, ultimo appunto: fanno anche servizio da asporto.
Pic-nic in Sempione?

Dove
Fatto-Bene
Via Vincenzo Monti 56
Milano
Tel. 02 45471824

Gli arrosticini del Rost Eat (Milano)

Posted on 16 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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Per qualche strano motivo la metà delle volte che torno alla casa madre a Bologna mi vengono servite montagne di arrosticini.
Strano” perché nel sangue della mia famiglia non scorre un briciolo di sangue abruzzese (al massimo ci abbiamo il ripieno dei tortellini) (che bellissime immagini, già), eppure ne mangiamo a più non posso e con enorme soddisfazione.

Volevo anche dire che il primo ricordo legato alla carne ovina risale al Portogallo dove, quando avevo nove anni circa, ho mangiato delle meravigliose costolette di agnello che ancora suscitano i miei più nostalgici sospiri.

Infine c’era stata anche quell’estate dopo la maturità, quando presi un treno e andai un po’ di giorni a Pescara da amici e passavamo le serate a gareggiare contando il numero di spiedini divorati.

Insomma, l’arrosticino evoca diversi ricordi.

“Grazie” (e metto le virgolette perché personalmente devo ancora riprendermi) al Fuorisalone ho avuto modo di frequentare la zona di Porta Genova, a Milano, molto più del solito e, quindi, di sperimentare i ristorantini della zona.
Da qualche mese in via Vigevano trovate il Rost Eat, che prima era allocato sui Navigli, dove servono proprio specialità abruzzesi: sise (una specie di panino) con qualsiasi ripieno, porchetta, formaggi, salumi e, manco a dirlo, arrosticini a volontà.

Voi c’avete le ciliegie, per dire che “una tira l’altra”?
Ecco, io temo di averci questi sottili spiedini di carne di pecora, fatti ben rosolare fino a renderli croccanti e abbondantemente salati, e di cui se ne mangia a ruota libera.
Vengono serviti su un piattino avvolti nella carta stagnola per non farli raffreddare e accompagnati da pane e olio. Semplicità e soddisfazione, insomma.

Al Rost Eat hanno diversi tavolini con sgabelli su cui accomodarsi dopo aver ordinato e dato il proprio nome, che verrà evocato quando sarà tutto pronto.

Vogliamo istituire una maratona di “arrosticini”?
Sappiate che già sono difficile da sconfiggere, e in questo campo sono praticamente imbattibile.
Accetto sfidanti.

Dove
Rost Eat
Via Vigevano
Milano

 

Il Pad Thai di Italian Noodles (Milano)

Posted on 11 aprile 2013 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Design lover, uscite dalle gabbie!
Estimatori delle forme e geometrie, palesatevi!
Voi, che sentite “Louis Ghost” e non vi spaventate.
Voi, che impazzite davanti a una libreria ben progettata.
Voi, che avreste voglia di rifare casa da cima a fondo ogni sei mesi.

Siamo nel mezzo della Design Week milanese, il momento in cui essere ggiovani è d’obbligo, e uscire tutte le sere per visitare mostre, inaugurazioni, presentazioni, nuove collezioni, aperitivi, cocktail, la qualunque è imprescindibile.
Certo, persino le vostre occhiaie diventeranno arredabili ma è un piccolo prezzo da pagare per la bellezza.

A un punto però non rinunciamo, no!
Possiamo dir di no a sonno, relax e alle serate col plaid e le serie tv, trasformarci in socialite e esperti di design, ma il cibo non ci abbandonerà, mai!
Visto che a ogni party non si vede l’ombra di uno stuzzichino decente se siete in zona Porta Genova e vi sentite svenire seguite il consiglio della vostra regal assaggiatrice.

Prima di attraversare il malefico ponte verso via Tortona imboccate via Vigevano e fermatevi da Italian Noodles, dove potrete nutrirvi di piatti di ispirazione asiatica a buon prezzo e con grandissima soddisfazione.
Certo, in questa settimana è preso d’assalto ma siate pazienti il giusto.
In generale, se siete persone che vogliono tutto subito all’istante in men ne non si dica non scegliete le ore di punta: già i posti sono pochissimi, e tutti su sgabelli presso dei banconi, quindi non tediate i commensali con le vostre proteste.

Protagonisti sono ovviamente i noodles in tutte le loro versioni, ma potete ordinare anche interessanti uramaki, salati o dolci, da accompagnare a birre orientali e sake. Per le prime volte vi consiglio di ordinare uno dei piatti nella lista, capire le vostre preferenze e, in un secondo momento, optare per la vostra creazione totalmente personalizzata, “Make Your Meal“, scegliendo gli ingredienti uno ad uno.

Io e la mia fida compagna di concerti ci siamo state proprio tra un party e l’altro del Fuorisalone, consapevoli della scelta azzardata ma curiose come non mai.
A dire il vero ci siamo sedute al banco dopo pochi minuti per una fortuita coincidenza, e abbiamo studiato il menù con aria totalmente indecisa.

Io ho optato per il Pad Thai, lei per il Tasty, e abbiamo condiviso una porzione di uramaki Crunchy Philadelphia.

Non fatevi imbrogliare dai piattini di carta, che fanno sembrare la porzione piccola: vi sazierà (sarà un effetto ottico, o forse la Sapporo, chissà).
L’attesa e qualche svista sono state perdonate grazie alla simpatia del personale e alla bontà dei noodles: nello specifico, il Pad Thai è un viaggio in tutto ciò che è thailandese.

Partiamo dalle tagliatelle, larghe mezzo centimetro e cotte alla perfezione, a cui erano stati aggiunti bocconcini di pollo, gamberi, cipollotto tagliato a rondelle, germogli di soia e una spolverata di arachidi ridotti a briciole. Ad amalgamare i sapori ci ha pensato una salsa.
Essendo sedute proprio al bancone davanti all’area cucina a vista abbiamo assistito alla veloce e meticolosa preparazione delle portate, cotte, saltate in grandi wok e impiattate con l’aiuto di speciali strumenti per evitare confusione.

Devo dirlo: io un po’ mi sentivo in Giappone, dove è normale mangiare proprio davanti ai cuochi.

Armata delle bacchette ho letteralmente fatto fuori i noodles, squisiti e leggeri, dal sapore che vi farà immaginare pagode, ideogrammi e vi infonderà una sorta di pace interiore (che, nello stress del Fuorisalone, risulta una vera manna!).

Sappiate che Italian Noodles è fornito anche di servizio take away e delivery, quindi potreste beneficiare di tutte queste proprietà quando e dove preferite (a meno che non siate troppo, troppo lontani da Porta Genova…).

Per me è approvato, e conto di tornarci per provare qualche altra specialità.

Ah! Amanti dei manga!
Sappiate che servono anche il ramen.
E dopo questa indicazione vi vedo già correre a perdifiato, ma state attenti che il Fuorisalone non perdona.

Dove
Italian Noodles
Via Vigevano 33
Milano
Tel. 02 8707 0029