21 September 2014
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Le uova sulla ghisa della Drogheria Milanese (Milano)

Posted on 23 luglio 2014 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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A Milano si corre, e non è una leggenda metropolitana: rispetto a molte altre città i ritmi sono accelerati, due secondi fanno la differenza e se osi fermarti sulla sinistra delle scale mobili sarai linciato.

Pare quindi naturale che la ricerca di un posto in cui fermarsi sia attenta, necessaria, interminabile: in ogni zona si devono trovare dei punti di riferimento in cui rifugiarsi e, ovviamente, rifocillarsi – che le vie del relax passano tutte per la dispensa!

Perché la Drogheria Milanese mi è piaciuta particolarmente?
Sicuramente per l’ambiente, incrocio di un bistrot parigino, un diner americano e un ristorantino italiano: non si può rimanere indifferenti di fronte al lungo bancone, al tavolo di legno con le panche, alle piastrelle verdi, alle réclame anni 60, ai tavolini appartati tra le scansie di pomodoro in bottiglia.

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In secondo luogo, per la velocità: il servizio è rapido quindi avere poco tempo non è un deterrente, anzi.

Terzo, il menù: una metà è composto da piatti veri e propri – come le linguine all’astice e il risotto al pomodoro e stracciatella – mentre l’altra comprende piatti “a mezza porzione” che permettono di assaggiare più specialità. Infine, ci sono formaggi, salumi (ma di entrambi non consiglio le formule degustazione, mestissime nel rapporto quantità-prezzo) e le uova in ghisa di Paolo Parisi: semplici e gustose, nella versione con “pancetta di maiale pesante” sono la mia scelta preferita.

Su questo padellino di ghisa rovente viene disposta la pancetta leggermente abbrustolita e, subito dopo, adagiato un uovo crudo che si cuoce all’occhio di bue, giungendo al tavolo sfrigolante e col rosso parzialmente liquido, una spolverata di pepe e un pizzico di sale.
Non occorrono grandi orpelli o impiattamenti, cucine macrobiotiche o sperimentali per produrre soddisfazione e svegliare il palato: la semplicità è un’amica vincente.

Troverete numerose occasioni in cui potrete andare alla Drogheria. E nel caso in cui mancassero, createle.

Dove
Drogheria Milanese
Via Conca del Naviglio 7
Milano
Tel.  0258114843

La pancetta teriyaki de El Carnicero (Milano)

Posted on 21 luglio 2014 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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A volte il modo migliore per scovare nuove delizie è il passeggiare con un’amica per strade non famigliari, e basta poco per rimaner incuriositi e organizzare una cena.

Questa volta il mio “poco” era il menù appeso fuori da El Carnicero, su cui trionfava un “Panceta Teriyaki” – con una T, che siamo in Argentina. Potevo forse io resistere? Impossibile, soprattutto dopo aver letto la descrizione: “pancetta di maiale caramellata al teriyaki, con patate americane fritte“.
Tempo sei secondi ed era già scattata la chat collettiva su Whatsapp, decisa la data e prenotato un tavolo: certo non potevamo sapere che la sorpresa non sarebbe stata solo nel cibo ma anche nel ristorante stesso.

Dall’esterno non si può vedere quanto sia bello e particolare, ricco di dettagli negli arredamenti e nella sua struttura, pieno di un genuino fascino che vi farà sentire davvero a Buenos Aires.
Dall’anticamera degli ingresso ci si trova subito nella Sala Cocinam, dalle piastrelle bianche e nere, il bancone-bar e la cucina a vista, poi tre ambienti – il Salon Principal, El Patio e la Sala del Dueno -, tutti contraddistinti da un diverso stile.
Il nostro tavolo era ne El Patio, una stanza centrale con un soffitto di vetro e ferro battuto, lampade appese, poster folkoristici appesi alle pareti e nicchie con statue votive: era come trovarsi in una veranda di una città lontana, a sorseggiare vino argentino (di cui la carta è ricca) e assaggiare piatti tipici.

La pancetta teriyaki è andata al di là delle mie aspettative: la immaginavo diversa, ed era meglio.
Di sicuro si tratta di un piatto tosto adatto a chi ama i sapori forti e non si spaventa di fronte al buon porcello (io faccio parte di entrambe le categorie, ovviamente) che regala immensa gioia.
I pezzi di pancetta erano rosolati nella giapponese salsa teriyaki fino ad assorbirla e creare un delizioso rivestimento, utile per conferire più consistenza alla carne e renderla ancor più deliziosa.

Al primo boccone ho sorriso, al secondo ho sentito i nervi tesi lasciarsi andare, poi ho provato una patatina: croccante, dolciastra, fritta ma asciutta, leggermente salata in superficie, perfetta come intervallo. Poi ho proseguito il veemente attacco, gustando con aria beata il mio piatto, con quella bella certezza di aver scoperto un altro feticcio gastronomico di cui non potrò più fare a meno.

Ho assaggiato anche il controfiletto, il filetto con asparagi e melanzane, le salsicce, il chorizo e le verdure cotte al forno, trovando tutto squisito (e vi assicuro che non sono uscita rotolando!): tutto squisito, ma il mio cuore ormai era stato conquistato dalla pancetta, a cui tesserò ancora molte lodi.

Infine, immancabile l’alberello con tutti i lecca-lecca al dulce de leche e la base composta da quadratini di mou: metterne uno in borsa e ritrovarlo il giorno dopo mi ha regalato un altro sorriso.

Una serata perfetta e un nuovo posto del cuore: poteva andarmi meglio? Non credo.

Dove
El Carnicero
Via Spartaco 31
Milano
Tel. 02 54019816

Il Modì di Supreme Burgers (Milano)

Posted on 10 luglio 2014 by in Gluten free, La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

Burger

Perché gli hamburger mi piacciono così tanto?
Vediamo: sarà per la loro natura versatile che lascia spazio a interpretazioni? Sarà per l’informalità (che mangiare uno con forchetta e coltello non si può, dai) o perché non possono mentire (se le materie prime non sono buone si sente subito)?
Non impegna: lusinga.
Non stanca: soddisfa.

Quindi proseguo a cercarne in quel di Milano, con la stessa tenacia di un cane da tartufo o di una shopaholic durante i saldi: inarrestabile.

Recentemente mi sono precipitata da Supreme, The Finest Burger Experience (nome che è tutto un programma e una promessa), altra esaltazione dell’hamburger gourmet di recente apertura.

L’approccio è da ristorante, più che da paninoteca: si distingue per un ambiente carino e sofisticato dove i tavoli fanno da contraltare alle cucina a vista e a un lungo bancone con tanti sgabelli. Io mi sono piazzata proprio davanti ai cuochi, affaccendati e marzialmente organizzati nella veloce composizione degli ordini.

Non sorprendetevi se insieme al menù vi porteranno un pennarello: vi sarà essenziale per compilarlo ed esprimere tutte le vostre preferenze.
Il foglio si divide principalmente in due sezioni: gli hamburger artistici già composti e la lista di ingredienti (pane, salse, contorni) da scegliere in autonomia.

Io mi slancio verso un Modì, trionfalmente composto da carne di angus, bacon, spinaci, formai de mut e ketchup. Lo scelgo con pane senza glutine cosparso di semi di sesamo (attenzione però: questo posto non è adatto per celiaci visto che il pane gluten-free viene scaldato sulla stessa piastra di quello “normale” e non vengono usati strumenti apposta) e con le patatine Supreme Special Sticks.

L’attesa sarà ingannata da una piccola e gradita entrée, che confermerà la volontà di elevarsi.

Bene, dunque, dicevamo.
L’hamburger, sormontato da un pomodoro ciliegino, è decisamente buono, con la carne squisita. Avrebbero potuto aumentare la quantità di formaggio visto che, a un certo punto, ho pure pensato non fosse per nulla presente nel panino. Si era perso, probabilmente.
Non si distrugge al terzo morso e il pane assorbe succhi e salse, e non vi troverete unti fino alle ginocchia. Gioia per gli occhi, trionferà anche nel vostro palato e vi conquisterà con la sua essenzialità e originalità.

Le patatine non mi hanno convinta, troppo sottili per essere prese con le mani o con la forchetta e impossibili da pucciare nelle salse fatte in casa.
Per rimediare ho assaggiato anche le chips di patate viola, che hanno trovato tutto il mio appoggio.

Per accennare un’annosa questione, il prezzo è medio-alto (il mio hamburger è costato 16 euro, avendo richiesto più carne). Ne vale la pena? Certo, direi, ma preferibilmente per situazioni distinte e speciali in cui si vuole puntare alla qualità.

Ah, per inciso: me ne sarei mangiato un altro senza problemi.

Dove
Supreme Burgers
Via Orti 16
Milano
Tel. 0236699789

Le costolette di agnello di Fiore (Milano)

Posted on 30 giugno 2014 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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Le costolette di agnello sono sempre state tra le mie pietanze preferite: come ho già avuto modo di accennare, ricordo di averne gustate di eccellenti in Portogallo, in un ristorante di cui ricordo molti dettagli e l’ubicazione – e avevo solo 9 anni!
Mi piace il loro sapore intenso e unico, adoro armarmi delle posate per pulirle bene e assaporare le parti più croccanti alternate a quelle succulenti.

Recentemente sono stata da Fiore e quando le ho viste nel menù non ho avuto molte indecisioni.

Fiore è un ristorante in via Savona, a Milano, di cui avevo sempre sentito belle recensioni: non ha molti posti (il che non è un male), ha un arredamento curato e solitamente un paio di adorabili bulldog francesi scorrazzano attorno al bancone. Il personale esprime una forte passione per il mestiere e sanno raccontare i piatti in tutti i dettagli, il che sprona l’appetito!

Le costolette erano accompagnate da verdure spadellate (carote, zucchine, cavolfiore, broccoli, asparagi, germogli di soia) che regalavano un tocco stuzzicante e preparate alla perfezione: leggermente abbrustolite all’esterno, rosa all’interno e spolverate con un pizzico di scaglie di sale, lasciavano sprigionare a ogni morso tutto gli aromi della carne, i succhi rimasti ben sigillati e la sapidità delle piccole parti più grasse.

Una, due, tre, quattro, cinque! A ognuna sentivo la stanchezza svanire e i sensi cantare.

Mi dicono che il menù cambi spesso, quindi non so se le ritroverete, ma anche gli altri piatti promettevano bene.
Molto interessante è anche il menù degustazione (30 euro).

Occasioni d’uso? Una cena rilassante con qualche amico, un tete-à-tete non impegnativo, un post-ufficio per risollevare il morale.
Prenotate e andate.
Ah, ovviamente è aperto anche a pranzo.

Dove
Fiore
Via Savona 59
Milano
Tel. 0248955382

L’hamburger di Lupo (Milano)

Posted on 10 giugno 2014 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

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Dopo un momento di pausa torna The Royal Challenge, l’accorata ricerca al miglior hamburger di Milano.
Di questo devo scrivere da qualche mese. Ce la posso fare.

Mettiamo caso vogliate mangiare un hamburger con la giusta calma, senza schiamazzi e code, senza stress o bisogno di mettervi il tacco 12.
Deve certo essere squisito, altrimenti non lo prendereste in considerazione, e stuzzicare l’acquolina.
Appunto, può regalarvi un po’ di pace e la consapevolezza di poter prendere tutto il tempo necessario, comodi e paciosi come siete.
Se poi il ristorante è carino e il personale attento, tanto meglio.

Per me il Lupo Burger di Lupo Bistronomia rappresenta la pausa pranzo dei giorni caotici, quando ci vuole qualcosa di veramente buono e trasudante sapore per rimettere i pensieri al loro posto: quando tutti gli ingredienti sono freschi e la polpetta di carne è cotta ad arte non c’è piacere maggiore.

Apro una parentesi: cosa aspettiamo a bandire tutti quei posto in cui la carne da burger è surgelata? I ristoratori pensano che non ce ne accorgiamo? Se cercassi quella me ne starei comodamente a casa.

L’attenzione ai dettagli è massima, sia nella ricetta sia nella presentazione: alla carne di manzo viene aggiunta una deliziosa maionese senapata, ketchup preparato a mano, insalata, pomodori, bacon e cheddar sono racchiusi dal pane dai bordi croccanti e accompagnati dalle patatine fritte.
Il menù ha anche altre proposte più originali – come l’hamburger con un tocchetto di parmigiana di melanzane – per soddisfare i palati più ricercati.

Come dicevo, io lo prediligo a pranzo per vicinanza al mio ufficio ma anche per il brunch o la cena rappresenta una validissima soluzione, da scoprire e tener in considerazione (soprattutto se prevedete di passare una serata in zona Colonne).

Dove 
Lupo Bistronomia
Via Gian Giacomo Mora 16
Milano
Tel. 02 36577417

Il pistacchio salato della Gelateria della Musica (Milano)

Posted on 4 giugno 2014 by in Dolci, Lombardia, Milano

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Ci sono quei consigli che risuonano più come un ordine che io, proprio io, devo eseguire.

Così come i soldati non avrebbero mai tentennato al comando di Napoleone, per lunghi mesi ho impegnato ogni astuzia per colmare una grave lacuna che faceva vacillare il mio titolo di mangiatrice da guerra.

Così, mentre nella mia testa risuonavano le voci di tutti coloro che me ne avevano parlato, mi sono incamminata fino alla Gelateria della Musica e ho capito molte cose.

In primis, ho compreso il perché di certi sbuffi: non è centrale, è troppo piccola, la fila è lunga, sono molto sbrigativi.

Detto questo, non si può negare che il loro pistacchio salato sia l’apoteosi, che il cioccolato al sale rosa dell’Himalaya commovente e che la lista di gusti mette a dura prova i più determinati provocando tentennamenti. Poco male, mi sembra un ottimo motivo per tornarci più volte.

Il pistacchio salato e tostato, si diceva, richiama più fedeli di un miracolo e provoca più visioni del deserto del Sahara in piena estate: se siete amanti di questo gusto siete moralmente costretti a provarlo, chi me ne ha parlato in modo splendido aveva ragione. É come mangiare centinaia di veri pistacchi resi crema, mentre il tocco della panna contrasta la loro nota salata potente e deliziosa.

Massima qualità delle materie prime, grande passione per il gelato, voglia di soddisfare il cliente e un’aria un po’ retrò, da gelateria di quartiere, rendono questo posto magico e fuori dal tempo.

Armatevi di un pizzico di santa pazienza e andateci: non potete vivere senza.

Dove
La Gelateria della Musica
via G.E. Pestalozzi, 4
Milano

Il chiringuito di piazza Mentana (Milano)

Posted on 29 maggio 2014 by in Bar, In alto i calici, Lombardia, Milano

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Elenchiamo tre motivi per adorare la primavera:
1) le giornate si allungano;
2) sbocciano i fior;
3) riapre il chiosco di piazza Mentana!

Ho scoperto questo magico angolo di Milano l’estate scorsa, quando il caldo era opprimente e io avevo contratto un raffreddore incredibile. Avevo decisamente bisogno di una pozione per riprendermi e calmare i bollenti spiriti.
Così, attraversando le notturne vie di una città svuotata e bellissima, sono giunta nella piazzetta Mentana dove ho trovato decine di persone asserragliate ai tavoli, un bel rumore di risate e chiacchiere, luci violette/rosa soffuse e un gran avvicendarsi di camerieri e vassoi carichi di bicchieri.

Cosa bere, cosa assaggiare?
La specialità sono gli stravaganti mojito (trovatemi un cocktail più estivo, dai!): peperoncino, zenzero o, per mia immensa gioia, liquirizia? Avendoli ormai passati tutti in rassegna (diverse volte), confesso la mia totale predilezione per quest’ultimo, mai trovato o provato prima: equilibrato ad arte, dolciastro, ovviamente dalle tinte scure, produce un effetto rinfrancante grazie alla combinazione con la menta e rinfrescante per il lime e il ghiaccio.

Tutti i cocktail possono essere ordinati in due misure, normale e piscina. Ecco, sappiate che in questo secondo caso vi arriverà un bicchierone che basterà per un reggimento.

In orario aperitivo vi saranno serviti anche una mini-porzione di tartine creative e, soprattutto, l’immancabile cestino di arachidi da sbucciare cospargendo tavolo e vestiti.

Non c’è chirinquito che io adori di più.
Che poi sia vicino al mio ufficio altro non è che una meravigliosa combinazione.

Dove
Chiosco Mentana
Piazza Mentana
Milano

Il brunch di Les Pommes Bistrot (Milano)

Posted on 27 maggio 2014 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

brunch

Il brunch è il toccasana del weekend, un momento in cui rilassarsi, riprendersi dalle fatiche della settimana, risvegliarsi con lentezza dalla serata precedente, sollazzarsi tra chiacchiere e un misto di dolce e salato.

Milano ne è la patria italiana, ma c’è brunch e brunch: all’inglese (con uova e bacon), alla francese (con una croque madame), all’americana (con un bel hamburger), e così via.
Se siete tra coloro che fino all’ultimo minuto non sanno scegliere, Les Pommes diventerà la vostra seconda casa.

Incrocio tra un bar all’italiana e un bistrot francais, si trova nell’ormai celebre quartiere Isola, proprio dietro a Porta Garibaldi.
Prenotare è obbligatorio e consigliato per godersi l’esperienza in tutto relax.
Perfetto per colazioni, pranzi, merende e aperitivi, trova nel brunch un punto di forza grazie ai menù “nazionali” contraddistinti dalle specialità sopracitate.

Io, che al bacon resistere non so, ho puntato subito quello inglese, ricco, abbondante al punto giusto e accompagnato da succo d’arancia e caffè americano.
Passando in rassegna la composizione, troviamo il croccante bacon, i teneri funghi, le soffici scrambled eggs, le sapide salsicce, i confortanti fagioli con pomodoro, il sano pomodoro gratinato, disposti con dovizia di equilibrio e simmetricità per far piacere anche agli occhi.

Si spizzica, si ciarla e si sfogliano i libri di cucina internazionali disseminati per le librerie.
Si leggono le scritte sulle grandi lavagne d’ardesia, si tergiversa nel cortiletto interno, si stiracchiano le sinapsi.

E si spende il giusto.
Perfetto.

Dove
Les Pommes Bistrot
Via Pastrengo 7
Milano

L’okonomiyaki di Maido (Milano)

Posted on 19 maggio 2014 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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Ammettiamolo: non siamo un po’ stanchi di tutto questo sushi?
Come se rappresentasse l’interezza della cucina giapponese!
Come se non si mangiasse altro!
Non molti invece sanno che si tratta più di un piatto festivo, che richiede uno specifico rituale.

Le specialità giapponesi sono invece così tante e particolari che ce ne sarebbe da raccontare (e da mangiare).
Tipo gli okonomiyaki.

Forse qualcuno di voi li conoscerà di nome grazie a Kiss Me Licia e all’anime Ramna 1/2, in cui uno dei personaggi – Ukyo – girava con un’enorme paletta di metallo appresso e la usava sia come arma da combattimento sia per preparare queste frittatone.
Per voi altri che, invece, non ne avete mai sentito parlare sappiate che si tratta appunto di una sorta di frittata di uova e verdure cotta su una piastra (il teppan) e condita con salse, katsuobushi e ogni genere di alimento voi possiate immaginare.

Ripetete con me: o-ko-no-mi-ya-ki.
Vi entrerà in testa come un mantra.

La bella, bellissima, commovente novità è che ora, grazie alla recente apertura di Maido, lo si trova anche a Milano.

Cos’è Maido?
Un delizioso angolo verde pastello in quel di via Savona, in cui tutto è adorabilmente orientale e kawaii. 
Piccino, lo potrete riconoscere dalla scritta di lettere di neon bianche, dalle piante che pendono dal soffitto, dagli arredamenti in legno chiaro. E’ work in progress, certi elementi verranno aggiunti col tempo e, ne sono sicura, contribuiranno ad aumentare la sensazione di intimità – sebbene il via-vai sia intenso!

Insieme a due fide compagne di scorpacciate, ho assaggiato un onigiri al salmone, un okonomiyaki con pancetta di maiale e i mochi ripieni di gelato, accompagnati da un the di orzo e una strana bevanda jap frizzante e dolce (provatela, ma fatevela aprire da loro!).

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Ed ecco l’onigiri, la polpetta di riso e alghe che ricorderete da innumerevoli cartoni animati.
Tra tutti quelli che ho assaggiato in Italia è il più simile ai canoni giapponesi, con il riso colloso e il ripieno di abbondante salmone cotto.
… ed è così tanto carino, che quasi pare un peccato disfarlo.

Quando è arrivata la frittatona ho avuto un singulto: erano passati ben 5 anni dal mio ultimo assaggio, e vederla di fronte a me ha rievocato nettissimi ricordi (le luci di Osaka, le vie piene di gente, gli enormi ideogrammi affissi ai grattacieli).
Le uova erano unite a foglie di cavolo e alle fette di pancetta di maiale (che mi piace stare leggera), cosparse di abbondante salsa okonomi (una sorta di salsa di soia molto più densa), alghe e il misterioso katsuobushi, scagliette di pesce che, grazie al calore, si muovono, agitano e contorcono (ok, detta così fa un po’ impressione ma vi assicuro che il risultato è sorprendente).

Aveva un sapore molto corposo, proprio come deve essere: ricco, intenso, autentico. In Giappone ne ho assaggiati di più oleosi e rustici, ma anche di più leggeri: si tratta di un vero street food, preparato nei baracchini a bordo strada, gustato al volo da chiunque. Si tratta di una specialità di Osaka, quindi se avete in mente un viaggio in zona non perdete l’esperienza. Altrimenti Maido è lì che vi attende.
Afferrate le bacchette e non abbiate paura di combinare disastri: sferrate l’attacco con decisione.

Volete assaggiare qualcos’altro? Provate il burger di riso con pollo saltato.
E per il dolce? Non perdete i mochi ripieni di gelato: forse non li amate per la loro consistenza gommosa, ma in questa versione sono molto più piacevoli.

Aggiungiamoci la simpatia e disponibilità delle proprietarie, che ci hanno raccontato la genesi, i come e i perché: otterremo un posticino in cui rifugiarsi e deliziarsi (a costo contenuto, oltretutto!) ripetutamente, alla ricerca di qualcosa di tanto buono quanto unico.

Dove
Maido
Via Savona 15
Milano

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce - ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939