28 June 2017
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Il sukiyaki dello Yazawa (Milano)

Posted on 27 aprile 2017 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Il sukiyaki dello Yazawa

Non c’è imprevisto più soave di quello che ti lascia un pomeriggio infrasettimanale libero da qualsiasi impegno, e non c’è amica migliore di quella che ti porta a pranzo da Yazawa, un ristorantino giapponese incastonato in una delle più belle zone di Milano e mio desiderio proibito da qualche tempo.

Val la pena accennare che ne son venuta a conoscenza su un viaggio in Blablacar tra Milano e Roma, dove uno dei passeggeri altro non era che il fidanzato di una delle cameriere e che ha intessuto 6 ore di lodi magistrali e succulente, tanto da provocare grande acquolina e promettere una visita. Il perché è presto detto: allo Yazawa servono il Wagyu, l’unico, originale, pregiatissimo e certificatissimo manzo giapponese che conquista chiunque alla prima fettina grazie alla particolare distribuzione del grasso, che marmorizza le carni e le rende tenere come burro.

Da qui si spiega anche il “proibito”: tal prelibatezza richiede una certa spesa, giusta ma non alla portata di tutti. A meno che non abbiate l’amica di cui sopra che vi svela che a pranzo si possono gustare dei menù a prezzo più che accettabile. Che meravigliosa rivelazione!

Ordino il sukiyaki, piatto giapponese composto da una pentolina di ghisa in cui sobbolle un brodo con verdurine, un uovo e le preziose fettine di Wagyu accompagnata da una ciotola di riso bianco, una tazzina di cime di broccoli e un dolcino. Perfetto a vedersi, squisito all’assaggio: le mie precedenti esperienze con questa carne non mi avevano preparata a una tale esplosione di bontà concentrata in una morbidezza da delirio. Un’esperienza sorprendente e soddisfacente oltre le aspettative, un rimedio sicuro alle avversità del mondo ed è difficile non farsi sfuggire espressioni di estasi.

L’eleganza del locale, la gentilezza del personale e la quasi totalità di avventori orientali contribuiscono a rendere lo Yazawa un posto da non perdere. A pranzo, appunto, ancor meglio. 

Dove
Yazawa
Via San Fermo 1
Milano
tel. 02 36799710

Il brunch del Madama Hostel Bistrot (Milano)

Posted on 25 marzo 2017 by in Lombardia, Milano

Il Madama Hostel Bistrot

Evadiamo per un giorno, vi va? Fuggiamo dal quotidiano, abbandoniamo agende e cellulari, scappiamo da Milano pur rimanendo nel suo centro, e lanciamoci nell’attività lenta per eccellenza, rilassante per definizione, deliziosa per forza di cose: il brunch.

Uniamo le esigenze e rifugiamoci in uno dei miei nuovi posticini preferiti, in cui ero già stata per l’aperitivo ma che ho ancor più apprezzato nel primo pomeriggio di un’assolata Domenica: il Madama Hostel Bistrot, che mi è stato a mia volta consigliato da Elena.

La situazione era chiara: dopo i 10km della Stramilano ero bisognosa di un ottimo uova&bacon, di coccole ed energia in grandi quantità. Così sono approdata a Brenta, là dove la Fondazione Prada chiama a raccolta decine di arditi e fashion visitatori da ogni parte del mondo creando un curioso effetto distopico, son entrata al Madama e ordinato l’English Breakfast a colpo sicuro.

Il piatto era una gioia già per gli occhi, per il palato è stato soddisfazione: abbondanti e soffici uova strapazzate, funghi champignon, salsiccia speziata, un pomodoro arrosto a dire “Dai, almeno qualcosa di sano mangialo”, patate con la buccia, immancabili fagioli saltati con cipolla e lui, il re del brunch, il bacon, croccantissimo come piace a me. Il tutto accompagnato da succo di pompelmo e caffè americano a oltranza.

IMG_9706Ti dimentichi di tutto: dei problemi, della stanchezza, di essere a Milano. Gli avventori dell’ostello vanno e vengono, le gentilissime cameriere passano con enormi hamburger e invitanti insalate, si parlano molte lingue e l’italiano è una delle tante.
Un altro mondo anche per il prezzo, 13 euro, che per questa città è praticamente regalato.

Viva il Madama, viva il suo brunch!

Dove
Madama Hostel Bistrot
Via Benaco 1
Milano
tel. +39 366 3107485

Il posto in cui sentirsi a casa: Risoelatte (Milano)

Posted on 21 febbraio 2017 by in Lombardia, Milano

Risoelatte5Ricominciamo da qui.

Dalla necessità di trovare punti di riferimento e dal bisogno di eliminare il superfluo per riscoprire le vere passioni e i coriacei interessi, tanto più sulla tavola e in tutto ciò che la riguarda.
Mesi passati a tagliare ponti, sfrondare rami e scacciare costrizioni per far rimanere lei, la sostanza, rappresentata da nuove scoperte in giro per il mondo e posticini che mi sono entrati nel cuore e in cui mi sento tanto a casa che, appunto, manco nel mio milanesissimo monolocale.

E proprio di “casa” si parla quando si entra da Risoelatte, il rifugio per eccellenza di chi ha bisogno di un ristorante nel centro di Milano e non può sfigurare.

Risoelatte6È un posto che mi è assai caro, lo ammetto, e che annulla tutta la mia obiettività, ma se foste alla ricerca di recensioni asettiche non sareste certo qui, quindi preparatevi alla mia dissertazione.

È anche un consiglio, questo, che avrei voluto darvi mesi fa ma, sapete, c’avevo l’ansia da prestazione: poteva essere altrimenti, sapendo che sarebbe stato letto in primis da loro (ciao Ettore, Maurizia, Elvis – per citarne alcuni), che già tanto mi sopportano? Però era doveroso, quindi ho preso coraggio ed eccomi.Risoelatte1Detto questo, Risoelatte è un ristorante perfettamente vintage, tanto nell’arredo quanto nel menù, dove si gusta la cucina lombarda che potevate trovare nelle cucine degli anni ’60, tra tavoli di formica, proiettori Super8, meravigliose lampade a sospensione, un jukebox perfettamente funzionante, nostalgiche campagne pubblicitarie, stoviglie che escono da credenze di modernariato.

Risoelatte4

Essendo io poco avvezza a tali specialità, praticamente mi sto facendo una cultura. Perchè sì, ci passo spesso e volentieri per pranzo e son molto felice di portarci amici in ogni occasione, con la promessa di tanta felicità. Risoelatte è quel genere di posto in cui sei a casa e in cui ti va di appartenere, soffermarti, sentirti un po’ privilegiato.

Non viene la voglia di cercare altro, ma solo di rilassarsi e assaggiare sempre più delizie a partire dal risoelatte, che è sia un primo piatto sia un dolce. Nella veste di primo, si tratta di un riso cotto nel latte e arricchito da diversi tipi di condimenti (il genere di piatto che regala conforto), mentre come dolce si trasforma e, sebbene preparato con gli stessi ingredienti di base, è fresco e leggero, un vizio da concedersi senza indugio.
Risoelatte3

I miei piatti preferiti sono molti anche perché il menù del pranzo cambia ogni giorno, quindi ho molta possibilità di sperimentare: si va dall’arrosto di tacchino con patate arrosto al salmone in crosta di mandorle, il vitello tonnato e il risoelatte in ogni versione, la millefoglie di pesce con verdure, il brasato con la polentina, il baccalà al forno con pomodoro e le vellutate. Non c’è volta in cui ne sia uscita delusa.
Risoelatte2E dopo l’ambiente e il menù, la terza fondamentale componente è la gestione, composta da persone che ti accolgono sempre con un sorriso e che, anche se c’hai avuto la giornata peggiore della storia, te lo fanno spuntare sulla faccia. Posti simili sono rari, quindi occorre farne tesoro e – attenzione! – prenotare. Mettetevi avanti, organizzatevi, siate pazienti e conquistate un tavolo: il locale è un po’ piccolo e disposto su più piani, tra fili di biancheria vintage messa ad asciugare e telefoni in bachelite, quindi i tavoli sono pochi ma l’esperienza è memorabile.

Aggiungo un p.s: Ettore, ecco il famoso articolo!

Dove
Risoelatte
Via Camperio 6
Milano
02 39831040

La colazione di V3Raw (Milano)

Posted on 30 novembre 2016 by in Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

v3raw2C’è solo un posto a Milano che è riuscito a farmi alzare prima del solito in un giorno feriale per permettermi di godere della sua colazione ed ha mutato in felicità il mio proverbiale malumore mattutino (o grumpiness, per dirla come un famoso gatto): il V3Raw di Porta Venezia.

Amiche e amici che avete visto quanto posso essere insopportabile di prima mattina, gridate al miracolo!v3raw4Com’è potuto accadere? Ora ve lo spiego.
Il V3Raw è un locale che nasce per andare incontro a delle specifiche esigenze delle persone, soprattutto sportivi ma non solo.
Il loro menù è costruito per soddisfare i bisogni del palato e del fisico, regalando preziosi nutrienti tramite ricette bilanciate e specialità ormai imperdibili come il golden milk (di cui si sente sempre più parlare, giustamente).
v3raw3Chi pratica specifici sport (corsa, crossfit, yoga, e così via) potrà trovare delizie pensate apposta per fornire il giusto quantitativo di energie e vitamine, così come chi cerca un posto in cui ricaricarsi, rilassarsi, lavoricchiare potrà beneficiare di altrettante specialità.

Anche la colonna sonora, che cambia a seconda dei momenti della giornata, e l’arredamento sono pensati per metter a proprio agio e ricaricare gli avventori.v3raw1Oltre al citato golden milk (latte e curcuma, delizioso!), bisogna per forza provare i toast, gli yogurt e il loro caffè filtrato, dal sapore così distintivo da rimanere ben impresso nella memoria.
Torniamo però agli yogurt, i miei preferiti: io lo scelgo sempre parzialmente scremato, ma hanno anche quello intero e di soia, e la mia versione preferita è quella stagionale con composta di castagne, mandorle e uvetta. Fondamentalmente una coppetta di energia e delizia che, in combo col caffè, ha fatto sì che il mio animo venisse placato e coccolato. Che impresa!

Caso vuole che sia pure vicino al mio centro yoga (ciao, la vostra regal divoratrice fa yoga. Lo so, anche questo è uno shock) quindi è perfetto per quei sabato mattina in cui ho voglia e bisogno di nutrienti.

Due ultimi dettagli che vi potrebbero essere utili: c’è grande attenzione a vegetariani/vegani e ogni piatto ha espresso il numero di calorie. Per molti il V3Raw sarà quindi un piccolo paradiso.

Dove
V3Raw
Via Spallanzani (angolo viale Regina Giovanna)
Milano

L’astice alla fiamma di Bento (Milano)

Posted on 28 novembre 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

bento1Ormai sono convinta che tutti coloro che inneggiano al “Mai ‘na gioia” come massima di vita non conoscono la felicità provocata dal prendere posto a una tavola, dall’assaggio di un nuovo piatto e dalla degustazione di una pietanza. Tali fattori, se congegnati alla perfezione, sanno ispirare grandi sorrisi e portare soddisfazioni.

Poveri tapini, non sapete da dove iniziare? D’accordo, vi guido io verso un luogo ricco di pace dei sensi, dove potrete abbandonare i luoghi comuni e abbracciare l’entusiasmo: il Bento di Milano.bento2È un luogo fidatissimo, badate, che dal 2004 propone cucina giapponese a quelli che un tempo erano precursori e ora sono estimatori, appassionati e ricercatori di alta qualità, e che qualche mese fa è stato totalmente rinnovato grazie al nuovo interior designer diventando ancor più accogliente: fuori regnava la pioggia e il grigio, dentro la tranquillità e il calore – anche del personale, persone gentili e sinceramente appassionate.bento4Quindi, cosa potreste mai mangiare al Bento? Io lo dico subito: azzardate. Non puntate ai grandi classici, andate un po’ oltre e lasciatevi ispirare da combinazioni audaci e proposte inedite, che mica vi capita spesso di trovare un gunkan con salmone e uovo di quaglia crudo o un gambero rosso con un tocco di olio di tartufo, no?bento5Però spingiamoci più in là, proviamo il brivido del pesce abbinato al dolce e ordiniamo l’astice alla fiamma: mousse di avocado e lime incontrano tobiko e astice su cui è stata gentilmente posata una meringa che viene allegramente bruciacchiata direttamente davanti ai vostri deliziati occhi. La forchetta dovrà solo immergersi tra tutte le componenti e portarle alla bocca. Non potrete o saprete dimenticarlo.bento6Eccessivo, dite, per i vostri palati? Allora puntate a una Sa-Viche, ovvero salmone, branzino, capasanta e gambero marinati con lime, coriandolo, avocado, pomodorini e ikura, un’esplosione di freschezza perfettamente realizzata.bento3Per ottenere il massimo risultato ordinate o fatevi consigliare una bottiglia (o un calice, per sete moderata) di uno dei vini in carta, poi concludete con un dolcino e caffè.

Sarete satolli, e allora sentirete emergere la tanto sospirata e invocata gioia.
E se ciò non accade, significa che non siete stati abbastanza arditi quindi adottate la mia soluzione preferita: ripetete da capo.

Dove
Bento Sushi
Corso Garibaldi 104
Milano
Tel. 026598075

The Botanical Club (Milano)

Posted on 13 giugno 2016 by in Bar, In alto i calici, Lombardia, Milano

TheBotanicalClub1Del rinnovamento totale del quartiere Isola di Milano si parla molto, nel bene (più sicurezza, vita, ordine) e nel male (affitti mostruosi, massiccia gentrification, chiusura delle botteghe storiche). In ogni caso, un cambiamento era necessario: ricordo che anni fa, appena giunta in città, ho partecipato a una cena in uno dei ristoranti della zona e quando è giunto il momento di tornare a casa e ho espresso l’intenzione di prendere la metro son stata prontamente reguardita con un “Vuoi rischiare la vita?“. Giusto per rendere l’idea.

Ora ci si può passeggiare amabilmente e scoprire le vivaci piazze, i bellissimi palazzi e la sorprendente offerta di locali per ogni gusto. E visto che il mio ricerca spesso cocktail degni di un alchimista ho dovuto provare il The Botanical Club.
TheBotanicalClub2L’arte del gin, sottovalutato elisir dalle migliaia sfumature e interpretazioni, si è finalmente insinuata anche in Italia e, come spesso accade, è Milano che se ne fa portavoce.
Il Botanical Club è un bel locale dalle luci soffuse in cui si respira aria di Manhattan e party fashion, internazionale e charmant. Che scegliate i tavolini all’aperto o all’interno, potrete sorseggiare pregiati e talvolta rari gin d’importazione, lodando la termine del proibizionismo e concedendovi di sperimentare le perfette combinazioni tra toniche e alcool, laddove la ricerca del proprio gin ideale è ormai uno status quo.

Una carta ricca e allettante viene ancor più resa interessante da un gin distillato proprio dal The Botanical Club e accompagnato dalla propria branded tonic che permette un’esperienza unica e promette di affezionare.
Lo provo in una serata di lunghe chiacchiere, apprezzando l’atmosfera cosmopolita, la simpatia del personale, le decine di bottiglie accuratamente etichettate disposte sulle mensole e la bottiglia d’acqua sempre offerta al tavolo per non confondere la sete con il piacere di una degustazione.

TheBotanicalClub3Il gin è fatto di ricette segrete e ignoti equilibri quindi mi risulta simpatico, e The Botanical Club ne diventa un ottimo rappresentante e rifugio per gli estimatori.
Anche il menù della cena pareva curioso: non ho avuto occasione di sperimentarlo ma il buon bere mi invoglia a farlo.

Dove
The Botanical Club
Via Pastrengo 11
Milano
Tel. 02 3652 3846

La cocotte thai dell’Osteria al 55 (Milano)

Posted on 25 marzo 2016 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Osteria al 55

In una Milano sempre più bella trovate la nuova metro lilla, fidato mezzo che raggiunge zone fino a poco tempo fa avvolte da una misteriosa coltre e ne svela i deliziosi segreti.
Così vicino alla fermata Cenisio potete scoprire una cucina vegetariana/vegana tutt’altro che noiosa o insapore, anzi: è il regno della verdura mai-sentita-prima, della spezia rara, dell’accostamento sorprendente e dei piatti leggermente mistici. Si tratta dell’Osteria al 55.

Dimenticate le esperienze mediocri condotte in ristoranti più radical che food e assaporate la sensazione di soddisfazione e sazietà. Vi sentirete totalmente ignoranti nel leggere un menù ricco di particolarità, ma è questo il suo bello: tentare e farsi guidare dai pazientissimi gestori.
Potete provare il menù degustazione o lasciarvi ispirare dalla carta, combinando gli antipasti monoporzione alle portate principali. Indecisi nella scelta? D’accordo, ci penso io.

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Assaggiate il “Come fossero calamari” (cocco giovane affettato e marinato in alghe fino a fargli acquisire il gusto di pesce), la tartare di mango e l’aji amarillo ripieno di paté di lupini e sommacco.
Proseguite con lo strepitoso risotto al salto con pere e roquefort fuso servito in una ciotolina da prendere e cospargere tra abbondanza e acquolina.
Come secondo il must-eat è la cocotte thailandese di verdure esotiche immerse in uno sfolgorante curry su base di latte di cocco e accompagnato da una cialda croccantissima di lenticchie all’aglio.

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Però se volete fare la vera esperienza orientatevi verso un dolce-non dolce: il fiore frizzante con cappuccino di mango e lemongrass.
Come raccontarvi di cosa si tratta senza svelarvi la sua magia? Dicendovi innanzitutto che non lo si trova facilmente: che l’Osteria al 55 lo proponga denota una conoscenza da alchimisti della materia. In secondo luogo, sappiate che avrete una persona al vostro fianco per tutto il tempo, pronta a guidarvi tra le varie fasi. Terzo: informatevi sul “bottone di Sichuan“, nome gergale di questo fiore. Infine, preparatevi a sentire il palato percorso da sensazioni inedite che poco hanno a che vedere col gusto e molto con l’esperienza.

Ve ne agevolo una foto che ne infittisce il mistero. Ora sta a voi lanciarvi in questo universo.
IMG_2084Dove
Osteria al 55
Via Messina 55
Milano

Gli uramaki all’astice di Yuzu (Milano)

Posted on 11 marzo 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

Gli uramaki all'astice di Yuzu (Milano)

Presumo che con l’affermazione “A Milano ci sono i migliori ristoranti giapponesi d’Italia!” vi trovo d’accordo. Sì, ci sono delle eccezioni (come il WabiSabi di Pesaro) ma altro non fanno che confermare la regola: se senza sashimi non sapete stare e sognate valanghe di nigiri, il capoluogo lombardo vi sarà soddisfazione (a meno di non voler prendere un aereo e volare nel Sol Levante, ma mi dicono che sia scomodo).

Tra gli imprescindibili del mio cuore c’è Yuzu, e non solo perché è praticamente sotto casa mia: ai coltelli – e non “fornelli” – trovate Yoko Matsuda, che fu souschef del Nobu e conosce tutti i segreti per far gioire il palato.
Trovare posto non è esattamente facile ma col “recente” allargamento dei locali e una sana telefonata potrete accaparrarvi un posto (quindi fatelo. Ora).

La portata definitiva? Gli uramaki all’astice.

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Uramaki e frutta da Bomaki (Milano)

Posted on 18 gennaio 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Bomaki (Milano)Sognando i prossimi viaggi in posti esotici e lontani, mai come in questi ultimi anni si pensa al Brasile e a Rio. Saranno i Mondiali di calcio? Le prossime Olimpiadi? O il suo inesauribile fascino? Chissà, fatto sta che se mi dicessero “Andiamo?” io preparerei le valigie in tempo record.

Giacché questa domanda ancora non è giunta e le speranze di visitare il paese carioca son flebili, mi limito a fantasticare e trovarne un po’ di atmosfera in posti come Bomaki.

A Milano ne trovate ben tre per soddisfare la voglia di uramaki e sashimi con una svolta brasileira, che effettivamente potreste mangiare là dove anni fa sono sorte le colonie del Sol Levante.

(altro…)

Viaggiator Goloso e gli incontri deliziosi del pre-Natale

Posted on 21 dicembre 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

IMG_1298Sapeste quanti chilometri ho macinato nell’ultimo mese. Bologna, Roma, poi Miami and back, ancora un pizzico di casa e capitale. Così il Dicembre mi ha colpita alla sprovvista, quest’anno più che mai, lanciandomi addosso la sua sfavillante aria natalizia e trasformando Milano, che è esplosa in nuove piste da pattinaggio, villaggi da Jingle Bells, caterve di luci e corse ai regali che manco i centometristi.

Poi i negozi, di quelli temporanei, sperimentali, che aprono e chissà come va, tipo quello di Viaggiator Goloso in via Belfiore 16, collocato tra le fermate della metro Wagner e Pagano. Una zona che una volta frequentavo di più e che, grazie a quest’occasione, ho rivisto volentieri. Sì, perché al negozio ci son stata, ed è stata un’esperienza tra l’ispirazionale e il rassicurante, di quelle che si evolvono in modi imprevisti e piacevoli.

FullSizeRender (2)Viaggiator Goloso è la linea premium di Unes/U2 Supermercato, catena di supermercati in continua crescita caratterizzata – da quel che ho potuto vedere – da professionalità e umanità.
Qualche settimana fa è sbarcata in grande stile a Milano con uno store totalmente dedicato, allestendo uno spazio elegante, curato e accogliente che invita a entrare e spinge a rimanere per lungo tempo, girando tra le scansie ricolme di prodotti e osservando la gentilezza imperante delle persone (volete conoscere delle cassiere adorabili? Andateci).
Tra i miei mille viaggi me l’ero perso, poi il prode Zio Burp (con l’agenzia Melismelis) è giunto in mio soccorso.FullSizeRenderLa linea comprende ogni delizia che un goloso può desiderare, prodotta dalle eccellenze italiane al grido di “Qualità prima di tutto“. Quindi abbiamo la mostarda più buona della penisola, un olio d’oliva da non perdere, della pasta fresca particolare che non trovi da nessun’altra parte (tipo ravioli ripieni di gamberi marinati al limone), mostarde, marmellate, croccanti, salmone, pasta trafilata al bronzo (la riconosci perché è più scura) e panettoni, scaffali imponenti di panettoni che fanno via come il pane(ttone. Scusate, non ho resistito).

Chi mi guida e racconta con passione e determinazione ogni segreto del negozio e dei prodotti? Direttamente l’amministratore delegato di Unes, Mario Gasbarrino, una di quelle persone che lascia il segno, trasmette forza di volontà, convinzione, voglia di far sempre meglio, che versa prosecco ai clienti mentre la sua moglie serve fette di panettone. Un imprenditore che sembra arrivato dalla Silicon Valley, e invece. Che fa assaggiare i prodotti alle signore chiedendo qual è il loro prezzo giusto, e che ha sempre voglia di ascoltare, di sfidare, di rischiare, di essere leader. Tipo che dovreste seguirlo subito su Twitter.IMG_1300Il negozio rimarrà aperto fino al 6 gennaio.
L’obiettivo non era tanto fare soldi, mi racconta lui, quanto far conoscere il brand. Però le cose stanno andando molto, molto bene.
E ci credo: il rapporto qualità/prezzo è davvero invitante, l’atmosfera allegra, l’offerta ampissima. Ci sono anche le ceste di Natale che, però, vanno esaurite nel giro della giornata con un riassortimento continuo (i panettoni vengono riportati addirittura più volte al giorno).

FullSizeRender (1)Basta farci un salto, anche per curiosità, per non resistere e uscir con un sacchetto pieno. Anzi, se ci passate twittate usando l’hashtag #ViaggiatorGoloso e la shopper ve la danno loro.
Così potrete trascinare i sughi di cinghiale, il torrone, i biscotti, ventresca di tonno sottolio, i sottaceti e il pandoro aspettando solo la buona occasione per aprirli, e conoscere tutte le loro belle storie.