28 July 2015
W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

Expo, UK, J&B Honey e le apine

Posted on 9 luglio 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

image

Se in generale l’Expo è un posto in cui si possono incontrare cucine, culture e persone diverse, in quanto a originalità di ospiti speciali nessuno può battere il padiglione UK e le sue ronzanti apine – e no, non son di parte sebbene non veda l’ora che la royal family giunga a Milano (… prima o poi accadrà, vero?).

Per “conoscerle” ci si deve immedesimare, entrando in un percorso fatto di praticelli in fiore ad altezza naso che solleticano l’olfatto – margherite, erbe aromatiche, terra fragrante – fino a giungere all’alveare, un’alta struttura di pezzi d’argento e lucine intermittenti che racchiude una sfera collegata a un vero alveare a Nottingham, dove le api vengono percepite da dei sensori che rimandano impulsi, posizione è il classico bzzz fino a Milano.
Non potrà non sfuggirvi un “Oooh!”‘meravigliato, e non parlo perché son di parte in quanto umile fan di sua maestà.

Inoltre anche il mio palato ne ha particolarmente goduto grazie alla presentazione di una novità Diageo azzeccata con il contesto. Il miele delle nostre amiche api ha infatti incontrato il whiskey creando il J&B Honey, una sintesi tra potenza e dolcezza. Sebbene io non ne sia una grande bevitrice l’ho trovato piacevole: le note aromatiche lo rendono molto apprezzabile e bevibile, facile soprattutto per un pubblico femminile.

È facilmente utilizzabile nei cocktail come il ghiacciato J&B Sour, che già mi immagino sorseggiare sulle terrazze con vista mare con una solleticante brezza.

Quindi se pensate che il miele sia quel alimento che va spalmato sul pane o nella camomilla, preparatevi a una nuova esperienza: un bicchierino ricco di coccola e forza renderà la serata ancor più leggera, e chissà che anche la Regina non ne aggiunga un goccio nel suo tradizionale the.

Il sushi di Basara (Milano)

Posted on 7 luglio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

FullSizeRender

 

Sempre caro mi fu questo fresco sushi, che già da prima della sua comparsa (e invasione) in Italia mi affascinava tanto da spingermi a ordinare casse di sfoglie di alghe, aceto di riso e stuoie di legno per prepararlo in casa (con scarsi risultati).
C’avevo la fissa e, da brava amante dei manga e del Sol Levante, volevo assaggiarlo a tutti i costi.

Per mia fortuna ora la cucina giapponese è ben più diffusa e so dove precipitarmi in caso di bisogno.
Alla mia lista si è recentemente aggiunto Basara – Sushi e Pasticceria, che regala gioie in via Tortona e Corso Italia. Io ho visitato quest’ultimo per un pranzo veloce e delicato.

Si entra, si ordina, si riceve un cercapersone e ci si accomoda finché l’aggeggio non inizia a illuminarsi che manco la palla da discoteca del Papeete. Quindi si ritira il vassoio e si può contemplare la propria scelta, nel mio caso sushi e sashimi accompagnati da una zuppa di miso e un’insalatina.

La freschezza delle materie prime e l’elegante composizione fanno tirare diversi sospiri di sollievo, così come la perfetta cottura del riso – che risulta leggero – e la gustosa salsina senapata che arricchisce l’insalata.
Sottolineo tre caratteristiche: in primis troverete i nigiri un po’ più piccini della media, ma ben più facili da maneggiare; due, il ricambio dei commensali è rapido; infine, troverete una parte di interessante pasticceria per terminare il pasto con una grande coccola. Che sì, dai, anche voi quando andate a mangiare sushi pensate “Ma tanto è leggero, mi merito un dolcino!”.

Io vi conosco bene, miei cari.

Il riso cozze e patate di Tre Cristi (Milano)

Posted on 17 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

trecristi1

Parlando del Tre Cristi dobbiamo considerare quattro tipi di persone: quelli che sentono il nome “Paolo Lopriore” e si esaltano, quelli che alzano gli occhi al cielo, quelli che conoscono ma non hanno mai avuto il piacere e quelli che “Lopriore chi?”. Mentre invito gli ultimi verso la porta d’uscita e li invito a tornare a Settembre per l’esame di riparazione, mi rivolgo ai primi tre casi e termino questa corposa prefazione dicendo che sì, ci ho cenato e mi ha conquistata.

Recentemente aperto in zona Porta Garibaldi, laddove grattacieli e design urbano danno un’immagine avveniristica di Milano, sorprenderà chi era abituato a una cucina altrettanto d’avanguardia ai limiti del minimalismo.
Il concetto chiave è cristallino e ben espresso nei piatti, nel servizio e nell’ambiente: il mangiare bene può esser reso ancor più splendido se la compagnia è ottima.

Quanto adoro esser sorpresa andando al ristorante, aspettarmi l’ottimo e ricever l’eccellente!

Il riso cozze e patate spicca tra gli (abbondantissimi) piatti assaggiati, incastonandosi nella mia memoria foodie come un’esperienza inaspettata, da ripetere e da consigliarvi.

Al momento del primo piatto una magica, argentea e brillante spatola è comparsa alla mia destra , facendomi alzare un sopracciglio. Subito dopo è giunta una pentola Creuset piena di riso perfettamente mantecato (una porzione adatta a tre persone affamate), una ciotola Creuset con cozze crude arricchite da un filo d’olio d’oliva da urlo, un brick di porcellana con la spuma di patate, un altro piattino Creuset colmo di pomodorini e una ciotolina con parmigiano grattugiato.
Praticamente per fare la foto al piatto ho dovuto scattare una panoramica al tavolo.

trecristi2

Il principio è semplice: il piatto deve esser composto dal commensale, dosando e impiattando secondo il proprio gradimento degli ingredienti preparati con estrema perizia, tanto che sbagliare è impossibile. Viste le porzioni il bis o il tris sono assicurati.

Come avrete intuito la tavola è dominata da Le Creuset, le cui pentole e cocotte fanno tanto “casa” senza rinunciare allo stile.
Ampi e distanziati, i tavoli rotondi e quadrati risplendono con tovaglie immacolate in un arredamento dai toni più scuri, mentre il preparato personale si muove veloce e solerte per metter tutti a proprio agio.

Parlandovi delle caratteristiche del piatto devo sottolineare la perfetta cottura del riso, la freschezza e sapidità delle cozze, la nota solare del pomodoro e la leggerezza impalpabile della crema di patate. La scomposizione nobilita ogni elemento sottolineandone la semplicità e l’inappuntabilità, l’essenza conviviale e la soddisfazione della creatività. 

Insomma, non è che mi sia piaciuto: di più. Sono aspetti che amo trovare nelle cucine e me le rende memorabili.

Dove
Tre Cristi
Via Galileo Galilei 5, angolo Marco Polo
Milano
Tel. 02 29062923

Il pollo alla brace di COQ (Milano)

Posted on 12 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

FullSizeRender (1)

So che per molti “milanesi” sarà uno shock, ma c’ho una rivelazione: a Milano ha aperto un posto in cui si può fare tranquillamente caciara (puoi parlare con un tono normale senza che ti guardino male!) e mangiare cibi preparati con originali e lunghe preparazioni.

E se è vero che la carne bianca sia preferibile allora è il caso di prenderla di ottima qualità, arricchirla, speziarla e farla rimanere succosa.

Insomma: ho provato COQ Nice Chicken in Porta Romana, e mi sono divertita tantissimo.

IMG_0518

Il locale è colorato, pieno di luminarie al neon e molto vivace.

La prima cosa da fare è scegliere una paletta con un nome pollo-centrico (io mi lancio sulla Chicchirichì) che distinguerà il vostro tavolo e verrà gridato da un autoparlante quando l’ordine sarà pronto per il ritiro. Abbiate quindi un pizzico di attenzione e sarete ricompensati.

COQ si basa su ricerca: per un anno lo chef Enzo de Angelis e l’esperto di ristorazione Handley Amos hanno visitato i migliori allevamenti italiani e scelto il pollo ruspante di razza “collo nudo”, che poi viene preparato secondo una ricetta particolare. Il pollo viene marinato per 12 ore per conferirgli un sapore “sweet jerky”, che ci ricorda la famosa carne essiccata americana e aspira ad andare oltre.

Per assicurare la miglior qualità possibile il numero di polli preparati e serviti quotidianamente è 60, e sappiamo come porre dei limiti ispiri a fiondarsi il prima possibile.

Il menù è molto vasto e quasi esclusivamente a base di pollo (anche se la spalla di maiale cotta a bassa temperatura mi suscita acquolina), accompagnati da sfiziosi contorni e bevande come l’acqua di cocco, che ordino a oltranza.

Non posso non assaggiare il decantato pollo ma non mi fermo chiedendo riso, pannocchie arrosto e cinque salsine che ispirano curiosità.
FullSizeRender (2)

Giunge un cestino colmo di tutte le parti del pollo che emanano un profumo invitante e, appena tolte dalla brace, sono pronte per l’attacco. La speciale preparazione le tende effettivamente tenerissime e spiccatamente saporite, con una nota di piccante che accompagna molti altri piatti. Tutti coloro che trovano le carni bianche tristi possono ricredersi. Le salse aggiungono ulteriori sferzate al palato, rendendo impossibile annoiarsi.

Tutte le diete che prevedono carne bianca possono essere viste sotto un altro occhio, anche se è un peccato rimaner lontani dalle patate fritte spolverate con la COQ powder.

Infine, il prezzo è assai democratico e invitante, per un’esperienza da provare più volte con tanti amici affamati. Che, ecco, se cercate la pace e le tovaglie delle Fiandre è meglio che vi spostiate.

Dove
COQ Nice Chicken
Viale Sabotino 19
Milano
Tel. 02 36752836

Orto Erbe e Cucina (Milano)

Posted on 8 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

FullSizeRender (3)

Nell’eterna lotta tra la salute e il gusto la maggior parte delle persone si lancia in insoddisfacenti insalate o diete mortificanti che producono una temporanea sensazione di leggerezza seguita da una irrefrenabile voglia di azzannare lo stipite della credenza.
Poi ci sono io che, avendo commesso gli stessi errori, cerco piatti leggeri e deliziosi, semplici ma non banali: la mia ultima scoperta è Orto Erbe e Cucina.

FullSizeRender (1)

Nascosto in una viuzza in zona porta Genova a Milano, questo piccolo bistrot si distingue per l’aria rilassante e l’abbondanza di piante aromatiche, presenti sia nei piatti sia in decine di vasetti appesi a griglie o appoggiati sui tavoli come elemento d’arredo più che decorativo.
Noto deliziosi crostoni, hummus, tofu, insalate di verdure e cereali, zuppe e dolcini in quantità, preparati con gli ingredienti dell’orto locale.
FullSizeRender (2)

Ordino una ciotolona di riso integrale, cubetti di avocado, foglioline di menta, pomodorini essiccati, misticanza e salsa senapata, che mi sazia e allieta senza produrre l’effetto “abbiocco post-prandiale”.

Si spizzica, si chiacchiera, si medita se portarsi a casa un vasetto di aromi per rinsavire dopo poco, certi che il malcapitato morirebbe dopo poche settimane e che sia meglio lasciarlo a mani più sagge.
Il riso è abbondante e risulta delicato, sferzando il palato con le note pungenti della senape e del pomodorini. Le vocine che urlavano “Voglio sapore! Voglio sapore!”  e “Non ti avvicinare alla porchetta che dopo c’hai una riunione di due ore e mezza!” vengono accontentate.

Rimane solo un dubbio: la compro una piantina di timo? Dai, che faccio?

Dove
Orto Erbe e Cucina
Via Gaudenzio Ferrari 3
Milano
Tel. 02 83660716

The Royal Expo: il padiglione Corea

Posted on 28 maggio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Regali Eventi

IMG_2399

C’è una domanda che ha tempestato l’Italia negli scorsi mesi, e che recita più o meno così: “… ma Expo, di preciso, che è?“.
Ammetto che anch’io l’ho fatta, confusa e curiosa, poi ho trovato la soluzione: per capire cos’è Expo bisogna andarci. Punto. Si può solo dare una vaga impressione della grandezza, della bellezza e della meraviglia di certi allestimenti, ma nulla che uno sguardo non possa esaurire meglio.

Detto questo, trovo che la maggior parte dei racconti profusi sia ben manchevole di un fondamentale aspetto: cosa si mangia a Expo? Dove si mangia? Dovessi andarci per pochi giorni (o addirittura una volta sola) dove mi dirigo?
E qui entro in gioco io, miei cari affamati che dopo aver fatto il Decumano a piedi vorreste solo mangiare un padiglione intero!
Parte la guida del Royal Expo 2015, una sollecitante occasione per condurvi a Rho Fiera e lanciarvi in divine esperienze etniche.

IMG_2393
Iniziamo dalla Corea, la nazione che ha ben saputo coniugare forti messaggi, eleganza, unicità e ottimi piatti.
Il padiglione bianco e nero si staglia in mezzo a mille colori con la sua forma minimal che racchiude secoli di tradizione: entrando si compie un percorso attraverso quelli che sono gli errori dell’alimentazione contemporanea con rappresentazioni dell’eccesso, dello spreco e della fame.

IMG_2453

Qual è la soluzione? Il ritorno alle origini e all’uso dell’antica arte della fermentazione nelle secolari giare di terracotta che conservano i cibi a lungo e forniscono nutrimento sempre disponibile, qui rappresentata da performance meccaniche futuristiche e da una stanza in cui decine di vasi si illuminano.

IMG_2431Il percorso è emozionante, le guide eccellenti, l’atmosfera intensa e il ristorante dà il colpo di grazia: cadrete anche voi nelle affascinanti trame coreane, soprattutto quando assaggerete le loro specialità.
In Italia è raro trovare buoni ristoranti coreani, una cucina spesso accostata per sbaglio a quella cinese e giapponese; aggiungete che il menù è lungo e vario, e capirete perché è imperdibile.

IMG_2398
Io ho assaggiato dei croccanti e bellissimi roll con carne e verdure e il Dakgangjeong, uno squisito pollo fritto e intriso di salsa agrodolce, tutto accompagnato da un Lemon Micho Ade una rinfrescante bevanda giallo canarino con aceto e limone, e vi esorto a fare altrettanto.

Se siete particolarmente golosi (e so che è così) vi sarà difficile resistere alla tentazione di comprare qualche ingrediente speciale alla cassa, tra cui la salsa bulgogi. In ogni caso, in approvo.

p.s. tutte le foto sono state scattate con la mia fidatissima Canon G7X, che mai smette di stupirmi e supportarmi.

Di quando scattai mille foto con lo Zenfone

Posted on 22 maggio 2015 by in Milano, Regali Eventi, Son esperienze

IMG_20150521_193221

In queste settimane ho fatto uscire la mia anima geek e l’ho lasciata giocare allegramente con lo Zenfone 2, il cellulare Asus sbarcato da poco e fonte di molte soddisfazioni. Lo afferma una che, come già sottolineato, ha avuto mediocri esperienze con cellulari non-iOs spesso costellate da attacchi di nervi ma è anche vero che grazie allo ZenUi sono stata facilitata.
Non posso dire che sia una passeggiata ma raramente ci si abitua nel giro di pochi minuti, soprattutto quando ci si deve confrontare con delle novità e qualità.

ZenUi è un’interfaccia basata sui principi di personalizzazione e intuizione che permette di gestire del tutto gli aspetti visivi (icone, font, tema) e l’utilizzo rapido delle applicazioni.
Sono diventata subito amica del ZenMotion: con un “tap tap” sullo schermo in standby il telefono si accende, con una “C” parte la fotocamera e una “W” fa partire il browser. Se, per esempio, dovete scattare una fotografia al soggetto del secolo che vi sta passando davanti potrete usare quest’ottima scorciatoia. Io ne ho fatto ottimo uso durante una cenetta a Casa Alto Adige, dove meravigliosi cibi mi ruotavano davanti e quando abili mani versavano colate di creme di asparagi o vaniglia sui miei piatti.

Jpeg

Sul mio Zenfone ho abilitato la funzione “Click and Shot”: mi basta cliccare sullo schermo per catturare il momento con il fuoco che preferisco, ottenendo immagini più dinamiche e vive. Si può anche attivare la Zero Shutter Lag, senza alcun ritardo.
Con la fotocamera principale da 13MP e quella frontale da 5MP si garantiscono ottimi risultati, che aumentano esponenzialmente con altre interessanti modalità (come la Luce Bassa, il Super HDR) e il totale controllo dei comandi, come in una vera macchina fotografica.

Rispetto ad altri cellulari, inoltre, sullo Zenfone ci sono tante applicazioni utili per modificare le fotografie e applicare migliorie ed effetti speciali. Chi ama farsi i selfie adorerà schiarire o uniformare la pelle nonché ingrandire gli occhi (opzione molto asiatica, a ben pensarci).

Jpeg

Tornando a ZenUi e alle sue potenzialità, a molti incuriosirà SnapView. Si tratta di un tool per dividere lavoro e vita privata, con due profili di accesso e spazi privati per documenti personali e sensibili. Una manna per chi utilizza i telefoni per lavoro (ciao Social Media Manager di tutto il mondo!) da integrare a Trend Micro Security, un antivirus proprietario, e alla Kids Mode.

ZenUi di Zenfone è pensato soprattutto per il web e i social, quindi per la condivisione: con le sue utility si possono condividere facilmente foto, video, musica e documenti (ShareLink), usare il PC per scrivere e copiare link e testi (PCLink) o utilizzare il cellulare per scrivere e controllare presentazioni o contenuti multimediali dal computer (RemoteLink).

La sensazione è quella di avere un piccolo ufficio con sé, potente e multitasking, un assistente tascabile che ti aiuta pure a fare delle belle fotografie nelle peggio situazioni.
Unendo la batteria a lunghissima durata ho trovato un piccolo tesoro.

Jpeg

Il Ratanà (Milano)

Posted on 21 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

FullSizeRender (6)

Come sapete tra le mie caratteristiche spicca il ricordare tutti i ristoranti, bar o chioschi che visito o in cui incappo in giro per il mondo, quindi potrete immaginare che sappia bene quali sono i primi locali che ho visitato una volta che sono passata da Bologna (o meglio Pesaro, ma questa è un’altra storia) alla mondana Milano.

Tra questi spiccava una casetta incastonata tra i grattacieli, un villino di altri tempi circondato da giardino, muretto e cancello che ti fa pensare “Ma che ci fai lì, adorabilissimo?“: il Ratanà.
Ci cenai una volta e, poi, mi persi nei meandri delle riunioni e delle cene a orari improbabili, della frenesia e della concitazione.

Poi una sera ho aperto l’app MiSiedo, scorso i ristoranti che avevano posto e l’ho ritrovato. Non che me ne fossi dimenticata, visto che ne sento parlare spesso e giustamente, ma mi era mancata l’occasione. Che avesse posto mi sembrava un miraggio, una grande coincidenza.
Ho confermato, mi è arrivata l’email e la sera mi sono presentata con un’amica: non c’è stato bisogno di chiamare per confermare, l’app fa tutto da sola.

IMG_0375
E qui ci siamo lanciate nel menù degustazione accompagnato da una bottiglia di riesling, e ho ritrovato gioia e serenità a ogni cucchiaiata, forchettata o coltella… Non questa no.
Insomma, ho sentito quel pizzicore dato solo dal sapore, quella fibrillazione che parte dal palato e provato enorme affetto per la crema tiepida di piselli, menta, yogurt e zenzero, già stupendo dalla presentazione: petali di fiore perfettamente disposti su una mezzaluna croccante e appena sabbiata insieme a foglioline di menta, piselli interi e dolci gocce di yogurt, il tutto agilmente sospeso sul velluto di piselli e zenzero, gustoso e confortevole.

Mi sono pentita per tutte le volte in cui ho preferito un ristorante di moda invece che il Ratanà, una sicurezza.
Ho pensato che, probabilmente, dovrei non farmi contagiare dalla velocità milanese ma essere un po’ più bolognese e affezionarmi ai ristoranti che valgono.
Mi sono promessa di consigliarlo strenuamente a tutti i miei amici, e quindi anche a voi, perché trovo sia impossibile non uscirne soddisfatti.

IMG_0387
Lo so, oggi sono in vena di grandi affermazioni, e sono pienamente meritate.

Magari date un’occhiata anche a MiSiedo, sia da computer sia da mobile: ha così tanti ristoranti registrati che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento e, se sarete fortunati come me, vi riserverete dei posti in men che non si dica, senza alzare il telefono.
Inoltre, e occorre sottolinearlo, troverete le risposte a molte fastidiose domande come “Dove ceno Domenica? E Lunedì?“, oppure “Dove mangio pesce?“. Fatene buon uso.

Dove
Ratanà
Via Gaetano de Castillia 28
Milano
Tel. 02 8712 8855

Il brunch del 28 Posti (Milano)

Posted on 19 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

FullSizeRender (5)

Ci sono Domeniche mattina in cui ci si sveglia consapevolmente tardi e con la voglia di non pensare, di non impegnarsi, di lasciarsi trasportare.
Cucinare? Giammai.
Continuare a rotolarsi tra le lenzuola? Va bene, ma quel languorino?
Ristorante? Troppo impegnativo.
Ed ecco che il brunch viene in soccorso, in particolare quello del 28 Posti.

Vicinissimo al Naviglio, basta sedersi (previa indispensabile prenotazione) per veder apparire piatti, ciotole e vassoi piene e pronte: il menù è fisso e cambia ciclicamente, risolvendo le indecisioni e lasciando la curiosità di altri sapori.
Nel mio brunch erano compresi una frittata di broccoli, focaccia con ricotta e miele, vellutata di piselli e menta, giardiniera, panzanella, frutta marinata e millefoglie. Prezzo? 20 euro. Più che onesto per la qualità e la diversità delle portate, da spizzicare a ciclo continuo finché le stoviglie non saranno di nuovo lucide.

IMG_0421
Le bevande (tra cui dei succhi interessanti) e caffè sono a parte, ma non incidono particolarmente sulla spesa.

Cosa mi è piaciuto di più? La vellutata, da mangiare col cucchiaione direttamente dalla ciotola, la frittata (poi mi spiegheranno come riescono a gestire i broccoli e farli apparire così ordinati) e la frutta marinata, un piccolo tocco sofisticato.

Il 28 Posti è un ristorantino particolare anche per un altro motivo: i lavori edili e gli arredamenti sono stati realizzati dai detenuti dell’istituto penitenziario di Bollare tramite laboratori e percorsi formativi, un modo per dare una possibilità di reintegro e passare alcuni segreti dei mestieri più utili (che a Milano trovi un idraulico ogni mille persone che lavorano in agenzia).

IMG_0425

Io solo a scrivere questo resoconto mi sento già più rilassata, quindi figuratevi a mangiarci…

Dove
28 Posti
Via Corsico 1
Milano
Tel. 02 8392377

Il Nottingham Forest (Milano)

Posted on 14 maggio 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

FullSizeRender (4)

Laddove io cerchi sempre di elargire consigli precisi e puntuali su cosa dovreste assaggiare in ogni tipo di locale, ristorante, chiosco o trabiccolo che sia, quando si tratta del Nottingham Forest trovo più sensato fare un passo indietro e lasciare carta bianca all’avventore, che potrà comodamente scegliere a seconda della sua curiosità.

Celebrato e ben posizionato nelle più famose classifiche internazionali, questo posto cocktail bar serve di quanto più originale, meraviglioso e incredibile sia mai stato concepito per riempire un bicchiere (o una mini vasca da bagno. O un teschio. O un boccale. O… vabbè, avete capito), e basta dare un’occhiata all’ampiezza del menù per rendersi conto che immaginario, creatività e qualità hanno trovato casa.

Io ci ho messo un po’ per provarlo ma ne avevo sentito parlare parecchio.
E’ che è sempre preso d’assalto, roba che gli Unni e Attila con gli elefanti sono dei dilettanti, quindi entrare e trovare posto è un’utopia a meno che…
… non vi presentiate a orari di media intensità, tipo la Domenica alle 18.

Così mi sono ritrovata catapultata nella foresta più nera tra maschere africane, corde, reti, fotografie in bianco e nero, cornici e orpelli etnici, e ho provato la mia prima esperienza “Nottingham” scegliendo il cocktail accompagnato da oyster leaves.

Che incredibile scoperta!
Al tatto e odore sembrano delle comuni foglie ma, non appena masticate, rilasciano lo stesso sapore dell’ostrica, intenso e potentissimo, tanto che mi sono bloccata sul posto e sgranato gli occhi, non riuscendo a capire come fosse possibile.
Sorseggiare la coppa di royal serve soprattutto per pulire la bocca e permettere di riprovare l’esperienza memorabile.

Non credo che esistano altri locali simili, a Milano o in Italia: la continua ricerca e la sperimentazione profuse lo rendono unico.
Andateci, ma tipo subito, e probabilmente mi ci troverete mentre tento di sorseggiare tutte le proposte del menù.

Dove
Nottingham Forest
Via Piave 1
Milano
Tel. 02 798311