31 May 2016
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La cocotte thai dell’Osteria al 55 (Milano)

Posted on 25 marzo 2016 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Osteria al 55

In una Milano sempre più bella trovate la nuova metro lilla, fidato mezzo che raggiunge zone fino a poco tempo fa avvolte da una misteriosa coltre e ne svela i deliziosi segreti.
Così vicino alla fermata Cenisio potete scoprire una cucina vegetariana/vegana tutt’altro che noiosa o insapore, anzi: è il regno della verdura mai-sentita-prima, della spezia rara, dell’accostamento sorprendente e dei piatti leggermente mistici. Si tratta dell’Osteria al 55.

Dimenticate le esperienze mediocri condotte in ristoranti più radical che food e assaporate la sensazione di soddisfazione e sazietà. Vi sentirete totalmente ignoranti nel leggere un menù ricco di particolarità, ma è questo il suo bello: tentare e farsi guidare dai pazientissimi gestori.
Potete provare il menù degustazione o lasciarvi ispirare dalla carta, combinando gli antipasti monoporzione alle portate principali. Indecisi nella scelta? D’accordo, ci penso io.

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Assaggiate il “Come fossero calamari” (cocco giovane affettato e marinato in alghe fino a fargli acquisire il gusto di pesce), la tartare di mango e l’aji amarillo ripieno di paté di lupini e sommacco.
Proseguite con lo strepitoso risotto al salto con pere e roquefort fuso servito in una ciotolina da prendere e cospargere tra abbondanza e acquolina.
Come secondo il must-eat è la cocotte thailandese di verdure esotiche immerse in uno sfolgorante curry su base di latte di cocco e accompagnato da una cialda croccantissima di lenticchie all’aglio.

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Però se volete fare la vera esperienza orientatevi verso un dolce-non dolce: il fiore frizzante con cappuccino di mango e lemongrass.
Come raccontarvi di cosa si tratta senza svelarvi la sua magia? Dicendovi innanzitutto che non lo si trova facilmente: che l’Osteria al 55 lo proponga denota una conoscenza da alchimisti della materia. In secondo luogo, sappiate che avrete una persona al vostro fianco per tutto il tempo, pronta a guidarvi tra le varie fasi. Terzo: informatevi sul “bottone di Sichuan“, nome gergale di questo fiore. Infine, preparatevi a sentire il palato percorso da sensazioni inedite che poco hanno a che vedere col gusto e molto con l’esperienza.

Ve ne agevolo una foto che ne infittisce il mistero. Ora sta a voi lanciarvi in questo universo.
IMG_2084Dove
Osteria al 55
Via Messina 55
Milano

Gli uramaki all’astice di Yuzu (Milano)

Posted on 11 marzo 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

Gli uramaki all'astice di Yuzu (Milano)

Presumo che con l’affermazione “A Milano ci sono i migliori ristoranti giapponesi d’Italia!” vi trovo d’accordo. Sì, ci sono delle eccezioni (come il WabiSabi di Pesaro) ma altro non fanno che confermare la regola: se senza sashimi non sapete stare e sognate valanghe di nigiri, il capoluogo lombardo vi sarà soddisfazione (a meno di non voler prendere un aereo e volare nel Sol Levante, ma mi dicono che sia scomodo).

Tra gli imprescindibili del mio cuore c’è Yuzu, e non solo perché è praticamente sotto casa mia: ai coltelli – e non “fornelli” – trovate Yoko Matsuda, che fu souschef del Nobu e conosce tutti i segreti per far gioire il palato.
Trovare posto non è esattamente facile ma col “recente” allargamento dei locali e una sana telefonata potrete accaparrarvi un posto (quindi fatelo. Ora).

La portata definitiva? Gli uramaki all’astice.

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Uramaki e frutta da Bomaki (Milano)

Posted on 18 gennaio 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Bomaki (Milano)Sognando i prossimi viaggi in posti esotici e lontani, mai come in questi ultimi anni si pensa al Brasile e a Rio. Saranno i Mondiali di calcio? Le prossime Olimpiadi? O il suo inesauribile fascino? Chissà, fatto sta che se mi dicessero “Andiamo?” io preparerei le valigie in tempo record.

Giacché questa domanda ancora non è giunta e le speranze di visitare il paese carioca son flebili, mi limito a fantasticare e trovarne un po’ di atmosfera in posti come Bomaki.

A Milano ne trovate ben tre per soddisfare la voglia di uramaki e sashimi con una svolta brasileira, che effettivamente potreste mangiare là dove anni fa sono sorte le colonie del Sol Levante.

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Viaggiator Goloso e gli incontri deliziosi del pre-Natale

Posted on 21 dicembre 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

IMG_1298Sapeste quanti chilometri ho macinato nell’ultimo mese. Bologna, Roma, poi Miami and back, ancora un pizzico di casa e capitale. Così il Dicembre mi ha colpita alla sprovvista, quest’anno più che mai, lanciandomi addosso la sua sfavillante aria natalizia e trasformando Milano, che è esplosa in nuove piste da pattinaggio, villaggi da Jingle Bells, caterve di luci e corse ai regali che manco i centometristi.

Poi i negozi, di quelli temporanei, sperimentali, che aprono e chissà come va, tipo quello di Viaggiator Goloso in via Belfiore 16, collocato tra le fermate della metro Wagner e Pagano. Una zona che una volta frequentavo di più e che, grazie a quest’occasione, ho rivisto volentieri. Sì, perché al negozio ci son stata, ed è stata un’esperienza tra l’ispirazionale e il rassicurante, di quelle che si evolvono in modi imprevisti e piacevoli.

FullSizeRender (2)Viaggiator Goloso è la linea premium di Unes/U2 Supermercato, catena di supermercati in continua crescita caratterizzata – da quel che ho potuto vedere – da professionalità e umanità.
Qualche settimana fa è sbarcata in grande stile a Milano con uno store totalmente dedicato, allestendo uno spazio elegante, curato e accogliente che invita a entrare e spinge a rimanere per lungo tempo, girando tra le scansie ricolme di prodotti e osservando la gentilezza imperante delle persone (volete conoscere delle cassiere adorabili? Andateci).
Tra i miei mille viaggi me l’ero perso, poi il prode Zio Burp (con l’agenzia Melismelis) è giunto in mio soccorso.FullSizeRenderLa linea comprende ogni delizia che un goloso può desiderare, prodotta dalle eccellenze italiane al grido di “Qualità prima di tutto“. Quindi abbiamo la mostarda più buona della penisola, un olio d’oliva da non perdere, della pasta fresca particolare che non trovi da nessun’altra parte (tipo ravioli ripieni di gamberi marinati al limone), mostarde, marmellate, croccanti, salmone, pasta trafilata al bronzo (la riconosci perché è più scura) e panettoni, scaffali imponenti di panettoni che fanno via come il pane(ttone. Scusate, non ho resistito).

Chi mi guida e racconta con passione e determinazione ogni segreto del negozio e dei prodotti? Direttamente l’amministratore delegato di Unes, Mario Gasbarrino, una di quelle persone che lascia il segno, trasmette forza di volontà, convinzione, voglia di far sempre meglio, che versa prosecco ai clienti mentre la sua moglie serve fette di panettone. Un imprenditore che sembra arrivato dalla Silicon Valley, e invece. Che fa assaggiare i prodotti alle signore chiedendo qual è il loro prezzo giusto, e che ha sempre voglia di ascoltare, di sfidare, di rischiare, di essere leader. Tipo che dovreste seguirlo subito su Twitter.IMG_1300Il negozio rimarrà aperto fino al 6 gennaio.
L’obiettivo non era tanto fare soldi, mi racconta lui, quanto far conoscere il brand. Però le cose stanno andando molto, molto bene.
E ci credo: il rapporto qualità/prezzo è davvero invitante, l’atmosfera allegra, l’offerta ampissima. Ci sono anche le ceste di Natale che, però, vanno esaurite nel giro della giornata con un riassortimento continuo (i panettoni vengono riportati addirittura più volte al giorno).

FullSizeRender (1)Basta farci un salto, anche per curiosità, per non resistere e uscir con un sacchetto pieno. Anzi, se ci passate twittate usando l’hashtag #ViaggiatorGoloso e la shopper ve la danno loro.
Così potrete trascinare i sughi di cinghiale, il torrone, i biscotti, ventresca di tonno sottolio, i sottaceti e il pandoro aspettando solo la buona occasione per aprirli, e conoscere tutte le loro belle storie.

La cotoletta del Ristorantino della carne (Milano)

Posted on 27 novembre 2015 by in Gluten free, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Ristorantino della carne Ed è dal momento in cui qualcosa ti viene tolto che non potrai più farne a meno, e ci penserai giorno e notte senza pace, senza tregua, senza pietà.

… No, non parliamo di massimi sistemi, ma del glutine.
E no, a dire il vero non è che mi manchi così tanto: questa intolleranza è stata presa bene, come quanto scopri che un sospetto è concreto.

Sapete a cosa, invece, anelavo, che manco Ulisse con Penelope? A una cotoletta. Una milanesissima e grandissima orecchia di elefante impanata e strabordante, simulacro di gioia e tradizione, soddisfazione e sazietà.
Mesi di ricerche e sospiri, e poi è arrivata.Le cotoletteSì, ho trovato una cotoletta gluten free.
Ripeto. Un’orecchia d’elefante senza glutine, ma non solo, preparata in una ventina di modi, sormontata, accompagnata da tanti e diversi condimenti o contorni, dalle patate arrosto ai porcini, da bacon e uovo alla marmellata di cipolla rossa di Tropea.

Dove, penserete, dove?!
A Milano, al “Ristorantino della Carne“, recente apertura in quel di via Solari per la gioia dei carnivori tutti e, in particolare, di quello intolleranti. Non che i “normali” avventori non ne godano altrettanto, anzi: il menù si articola tra antipasti, primi e secondi, ma la lunga lista di cotolette fa la sua figura.L'orecchia di elefante gluten freeE allora lanciatevi in una prova titanica, andandoci e tentando di ordinarne una. Della mia, gluten free e con i porcini, lodo l’impanatura sufficientemente spessa è molto croccante, la carne cotta a puntino, l’osso alto che si vorrebbe addentare mentre dalla cucina si ode il batticarne in azione per altri ordini e altri commensali.

Riscopriamo la cotoletta tutti insieme.
Mi offro per numerose prove, che devo recuperare il tempo in chi me ne sono terribilmente privata!

Dove
Il Ristorantino della Carne
Via Solari 12
Milano
Tel. 3389866261
Tel. 02463379

Il vitello tonnato di Trippa (Milano)

Posted on 9 novembre 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

Trippa Milano

Senti, ma il tuo ristorante del cuore a Milano qual è? Quello in cui ti senti a casa e in cui torni con piacere, consapevole che mangerai e starai bene, l’approdo sicuro, il fortino della pace dei sensi?“.

Fino a qualche tempo fa questa domanda generava panico.
Puro. Panico.
Occhi spalancati, balbettii, incertezze, spaesamento, non saper dove sbattere la testa, che mica è facile, forse pretendete troppo.
Proprio tu non hai un posto preferito? Ma come?“.
C’ho avuto persino i sensi di colpa, poi ha aperto Trippa e, ah!, problema risolto!

C’avete idea di quanti locali “tutta apparenza e zero sostanza” ci siano nei dintorni meneghini? E non è che si possa andare da Berton o Lopriore tutte le settimane, anzi.
Quando poi si tratta di cene con amici o parenti, meglio puntare su un qualcosa che metta d’accordo tutti e offra qualità alta a un prezzo ottimo. Posti così si contano sulla punta delle dita, generando disappunto e voglia di concretezza, di farsi una sacrosanta buona mangiata senza pensar solo alla forma.

Riprendendo tutti i crismi della tipica trattoria anche nell’arredamento, è nel menù che esprime una voglia fortissima di unire tradizione, riscoperta e qualità, affiancando specialità un po’ perse nei tempi a una cucina dinamica e dall’esecuzione più che contemporanea, dove il dettaglio è tutto e l’alta maestria viene mascherata da semplicità.

Così ho trovato il vitello tonnato del secolo, il mio “mai più senza”, quel piatto che mi risulta imprescindibile, quello che non posso non ordinare ogni volta e che riassume al meglio il cuore e il pensiero di Trippa.
Ne ho già parlato a chiunque – persino a gente incontrata su BlaBlaCar – quindi non poteva mancare come regal suggerimento!

E voi, amici delle frattaglie, sarete ancor più felici nel sapere che qui si mangiano tutte a ciclo continuo, dipende solo dalla disponibilità del momento, da ciò che è rimasto in cucina: diaframma? Animelle? Rognoni? E, ovviamente, trippa? Ci sono e vi aspettano per sollazzarvi, rendervi felici con sapori ingiustamente considerati di serie B, e che qua si riscoprono con massimo piacere.

Prenotare è più che indispensabile, in questo siate lungimiranti.
Per il resto, lasciate fare a loro.

Come detto da qualcuno, da Trippa si mangia meglio che in molti stellati, e il frequente ricambio del menù spinge a volerlo visitare assiduamente.
Non ha forse tutte le caratteristiche per essere il posto del cuore?

Dove
Trippa Trattoria
Via Vasari 3 (angolo via Muratori)
20135 Milano
Tel. 02 36741134
Mob. 327 6687908

La regal spesa: il Mercato del Duomo (Milano)

Posted on 20 ottobre 2015 by in Al regal supermercato, Milano

FullSizeRender (6)Va bene, è giunto il momento di rivelarvi una novità che fino a qualche tempo fa avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale (tipo “Sei sicura di sentirti bene?”).

Pronti?
Sto imparando a cucinare.

Ah! Immagino lo stupore e vi vedo inarcare un sopracciglio.
Come sarà mai possibile? Che sta succedendo? Sarà forse un bug, uno scherzone o un malessere?
Ebbene, niente di tutto ciò: ho solo acquisito una nuova, importante (e per alcuni sicuramente scontata) consapevolezza che mi ha fatto cambiare prospettiva sul mondo della ristorazione. Niente di straordinario, ma ci ho messo un po’ di tempo per arrivarci.

Ovvero?
Raramente ciò che ci servono è degno d’essere mangiato, dal punto di vista qualitativo e nutrizionale.
Non mi riferisco al junk food ma a tutta quella ristorazione di fascia media che si fa sempre più largo nelle scelte quotidiane, quei posti “tutta apparenza niente sostanza” che hanno contaminato le città.
In breve: mi sono stancata, stufata, proprio annoiata di mangiare mediocremente in siffatti locali. Meglio investire nel mio apprendimento e nell’eccellenza delle materie.
E così è.

Sono alle prime armi ma grazie a decenni di degustazione ho involontariamente imparato come combinare i sapori, dosare gli ingredienti e tavolta rischiare. I coltelli no, non li so ancora utilizzare ma ci sto lavorando.

So cosa sto mangiando.
Oh, per me è una rivoluzione copernicana!

Quindi gioisco nel preparare i piatti con le mie regali manine affrontando cotture inedite, assecondando i miei gusti e andando a ricercare ingredienti indubbia qualità. Qui vengono in mio soccorso dei mercati, negozi e siti che mi permettono di far acquisti virtuosi in partenza, in cui perdermi tra fantasia e acquolina.
Voglio conoscere, sapere, capire, ascoltare e ricordare storie, sapori.

Visto che in questi mesi ho : “Dove faccio la regal spesa?”

Mercato del Duomo

Un posto che ho scoperto qualche tempo fa è Il Mercato del Duomo, aperto nel pieno centro di Milano: ai piani alti trovate bar e ristoranti mentre al primo si apre la vera area di vendita di gran prodotti alimentari suddivisi per categorie, nonché prestigiosi macellai (Gavazza), caseifici (Sogni di Latte), panifici (Grazioli), gastronomie (Falcone) e fruttivendoli (Abbascià). La selezione è stata fatta con grande cura da esperti del settore, i prezzi sono proporzionati al luogo e alla qualità e, anche se non ci si può far la spesa quotidiana, ci si può accaparrare qualche prodotto particolare.

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Tipo?
Io ci compro il RisoDuomo, un carnaroli coltivato del comune di Milano che, ovviamente, per i risotti è spettacolare (come quello con gli scampi appena pescati che ho cucinato quest’estate).
I fusilli di farina di lenticchie rosse Fior di Loto, senza glutine, saporiti e vivaci nel piatto.
La marmellata di cipolle rosse con cui accompagnare i formaggi saporiti per aperitivi improvvisati.
Il tonno Alalunga, da far saltare appena in padella e adagiare su un letto di quinoa.
La cioccolata spalmabile Guido Castagna, in cui intingere in cucchiaino nelle giornate più difficili.
E i capperi croccanti, con cui rendere entusiasmanti le pacate carni bianche?

Mercato del Duomo

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La lista è lunga.
Di tanto in tanto ci entro, ne esco con un sacchettino e delle idee, mi lancio a casa e distruggo la cucina a lungo per ottenere un piatto commestibile e, talvolta, sorprendente.

Sto combinando qualcosa di buono, e sto diventando una massaia d’assalto: chissà cos’altro non so, e quanti posticini posso scoprire per acquistare ingredienti particolari
Voi avete suggerimenti?

Dove
Il Mercato del Duomo
Piazza del Duomo
Milano

Il chirashi di O.ma.ca.sé (Milano)

Posted on 13 ottobre 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

OmacaseLa voce che si sente a Milano nelle ultime settimane è vera: ha riaperto O.ma.ca.sé, uno di quei ristoranti veramente – veramente! – giapponesi che rende ricca la scena del cibo etnico lombardo e felice chi, come me, ha sempre bisogno di punti di riferimento.

Dopo due anni di chiusura lo ritroviamo nei pressi della Darsena, là dove una volta era tutta campagna, con un ambiente piccolo e curato costituito da un banco sushi/bar a vista e un ballatoio, il tutto circondato da infissi e tendine bianche.
OmacaseÈ a buon mercato? Non direi, ma mettiamo che abbiate voglia di chirashi, di un buon piatto di riso bianco con tanto pesce crudo ben preparato, da gustare in pace e armonia col mondo? Allora ci siamo.Omacase Il riso è sormontato da un misto di salmone, tonno e gamberetti a pezzetti, cimette di broccoli, verdurine e, in qualche caso, fettine di avocado. A lato troviamo del tonno sfilacciato, gari e wasabi.
La porzione è abbondante, la qualità della materia prima alta e le istruzioni della cameriera sono precise: versare la salsa di soia nella ciotolina, scioglierci del wasabi e versarla direttamente sul cibo, mescolandolo con i due adorabili cucchiai di legno.
Fresco, delicato, vi sentirete pure virtuosi per la sua leggerezza.
Ecco, magari non mangiare tutto il panetto di wasabi nascosto tra il riso come ho fatto io.OmacaseAccompagnateci una zuppa di miso, sorprendentemente ricca di verdure a pezzi, e otterrete tre risultati: sarete sazi, non avrete speso un capitale e vi sentirete in Oriente (anche perché sarete circondati da giapponesi).

Dove
O.ma.ca.sé Sushiteca
Corso Cristoforo Colombo 1
Milano
Tel. 02.58102233

Expo, UK, J&B Honey e le apine

Posted on 9 luglio 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

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Se in generale l’Expo è un posto in cui si possono incontrare cucine, culture e persone diverse, in quanto a originalità di ospiti speciali nessuno può battere il padiglione UK e le sue ronzanti apine – e no, non son di parte sebbene non veda l’ora che la royal family giunga a Milano (… prima o poi accadrà, vero?).

Per “conoscerle” ci si deve immedesimare, entrando in un percorso fatto di praticelli in fiore ad altezza naso che solleticano l’olfatto – margherite, erbe aromatiche, terra fragrante – fino a giungere all’alveare, un’alta struttura di pezzi d’argento e lucine intermittenti che racchiude una sfera collegata a un vero alveare a Nottingham, dove le api vengono percepite da dei sensori che rimandano impulsi, posizione è il classico bzzz fino a Milano.
Non potrà non sfuggirvi un “Oooh!”‘meravigliato, e non parlo perché son di parte in quanto umile fan di sua maestà.

Inoltre anche il mio palato ne ha particolarmente goduto grazie alla presentazione di una novità Diageo azzeccata con il contesto. Il miele delle nostre amiche api ha infatti incontrato il whiskey creando il J&B Honey, una sintesi tra potenza e dolcezza. Sebbene io non ne sia una grande bevitrice l’ho trovato piacevole: le note aromatiche lo rendono molto apprezzabile e bevibile, facile soprattutto per un pubblico femminile.

È facilmente utilizzabile nei cocktail come il ghiacciato J&B Sour, che già mi immagino sorseggiare sulle terrazze con vista mare con una solleticante brezza.

Quindi se pensate che il miele sia quel alimento che va spalmato sul pane o nella camomilla, preparatevi a una nuova esperienza: un bicchierino ricco di coccola e forza renderà la serata ancor più leggera, e chissà che anche la Regina non ne aggiunga un goccio nel suo tradizionale the.

Il sushi di Basara (Milano)

Posted on 7 luglio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Sempre caro mi fu questo fresco sushi, che già da prima della sua comparsa (e invasione) in Italia mi affascinava tanto da spingermi a ordinare casse di sfoglie di alghe, aceto di riso e stuoie di legno per prepararlo in casa (con scarsi risultati).
C’avevo la fissa e, da brava amante dei manga e del Sol Levante, volevo assaggiarlo a tutti i costi.

Per mia fortuna ora la cucina giapponese è ben più diffusa e so dove precipitarmi in caso di bisogno.
Alla mia lista si è recentemente aggiunto Basara – Sushi e Pasticceria, che regala gioie in via Tortona e Corso Italia. Io ho visitato quest’ultimo per un pranzo veloce e delicato.

Si entra, si ordina, si riceve un cercapersone e ci si accomoda finché l’aggeggio non inizia a illuminarsi che manco la palla da discoteca del Papeete. Quindi si ritira il vassoio e si può contemplare la propria scelta, nel mio caso sushi e sashimi accompagnati da una zuppa di miso e un’insalatina.

La freschezza delle materie prime e l’elegante composizione fanno tirare diversi sospiri di sollievo, così come la perfetta cottura del riso – che risulta leggero – e la gustosa salsina senapata che arricchisce l’insalata.
Sottolineo tre caratteristiche: in primis troverete i nigiri un po’ più piccini della media, ma ben più facili da maneggiare; due, il ricambio dei commensali è rapido; infine, troverete una parte di interessante pasticceria per terminare il pasto con una grande coccola. Che sì, dai, anche voi quando andate a mangiare sushi pensate “Ma tanto è leggero, mi merito un dolcino!”.

Io vi conosco bene, miei cari.