23 May 2015
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Di quando scattai mille foto con lo Zenfone

Posted on 22 maggio 2015 by in Milano, Regali Eventi, Son esperienze

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In queste settimane ho fatto uscire la mia anima geek e l’ho lasciata giocare allegramente con lo Zenfone 2, il cellulare Asus sbarcato da poco e fonte di molte soddisfazioni. Lo afferma una che, come già sottolineato, ha avuto mediocri esperienze con cellulari non-iOs spesso costellate da attacchi di nervi ma è anche vero che grazie allo ZenUi sono stata facilitata.
Non posso dire che sia una passeggiata ma raramente ci si abitua nel giro di pochi minuti, soprattutto quando ci si deve confrontare con delle novità e qualità.

ZenUi è un’interfaccia basata sui principi di personalizzazione e intuizione che permette di gestire del tutto gli aspetti visivi (icone, font, tema) e l’utilizzo rapido delle applicazioni.
Sono diventata subito amica del ZenMotion: con un “tap tap” sullo schermo in standby il telefono si accende, con una “C” parte la fotocamera e una “W” fa partire il browser. Se, per esempio, dovete scattare una fotografia al soggetto del secolo che vi sta passando davanti potrete usare quest’ottima scorciatoia. Io ne ho fatto ottimo uso durante una cenetta a Casa Alto Adige, dove meravigliosi cibi mi ruotavano davanti e quando abili mani versavano colate di creme di asparagi o vaniglia sui miei piatti.

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Sul mio Zenfone ho abilitato la funzione “Click and Shot”: mi basta cliccare sullo schermo per catturare il momento con il fuoco che preferisco, ottenendo immagini più dinamiche e vive. Si può anche attivare la Zero Shutter Lag, senza alcun ritardo.
Con la fotocamera principale da 13MP e quella frontale da 5MP si garantiscono ottimi risultati, che aumentano esponenzialmente con altre interessanti modalità (come la Luce Bassa, il Super HDR) e il totale controllo dei comandi, come in una vera macchina fotografica.

Rispetto ad altri cellulari, inoltre, sullo Zenfone ci sono tante applicazioni utili per modificare le fotografie e applicare migliorie ed effetti speciali. Chi ama farsi i selfie adorerà schiarire o uniformare la pelle nonché ingrandire gli occhi (opzione molto asiatica, a ben pensarci).

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Tornando a ZenUi e alle sue potenzialità, a molti incuriosirà SnapView. Si tratta di un tool per dividere lavoro e vita privata, con due profili di accesso e spazi privati per documenti personali e sensibili. Una manna per chi utilizza i telefoni per lavoro (ciao Social Media Manager di tutto il mondo!) da integrare a Trend Micro Security, un antivirus proprietario, e alla Kids Mode.

ZenUi di Zenfone è pensato soprattutto per il web e i social, quindi per la condivisione: con le sue utility si possono condividere facilmente foto, video, musica e documenti (ShareLink), usare il PC per scrivere e copiare link e testi (PCLink) o utilizzare il cellulare per scrivere e controllare presentazioni o contenuti multimediali dal computer (RemoteLink).

La sensazione è quella di avere un piccolo ufficio con sé, potente e multitasking, un assistente tascabile che ti aiuta pure a fare delle belle fotografie nelle peggio situazioni.
Unendo la batteria a lunghissima durata ho trovato un piccolo tesoro.

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Il Ratanà (Milano)

Posted on 21 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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Come sapete tra le mie caratteristiche spicca il ricordare tutti i ristoranti, bar o chioschi che visito o in cui incappo in giro per il mondo, quindi potrete immaginare che sappia bene quali sono i primi locali che ho visitato una volta che sono passata da Bologna (o meglio Pesaro, ma questa è un’altra storia) alla mondana Milano.

Tra questi spiccava una casetta incastonata tra i grattacieli, un villino di altri tempi circondato da giardino, muretto e cancello che ti fa pensare “Ma che ci fai lì, adorabilissimo?“: il Ratanà.
Ci cenai una volta e, poi, mi persi nei meandri delle riunioni e delle cene a orari improbabili, della frenesia e della concitazione.

Poi una sera ho aperto l’app MiSiedo, scorso i ristoranti che avevano posto e l’ho ritrovato. Non che me ne fossi dimenticata, visto che ne sento parlare spesso e giustamente, ma mi era mancata l’occasione. Che avesse posto mi sembrava un miraggio, una grande coincidenza.
Ho confermato, mi è arrivata l’email e la sera mi sono presentata con un’amica: non c’è stato bisogno di chiamare per confermare, l’app fa tutto da sola.

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E qui ci siamo lanciate nel menù degustazione accompagnato da una bottiglia di riesling, e ho ritrovato gioia e serenità a ogni cucchiaiata, forchettata o coltella… Non questa no.
Insomma, ho sentito quel pizzicore dato solo dal sapore, quella fibrillazione che parte dal palato e provato enorme affetto per la crema tiepida di piselli, menta, yogurt e zenzero, già stupendo dalla presentazione: petali di fiore perfettamente disposti su una mezzaluna croccante e appena sabbiata insieme a foglioline di menta, piselli interi e dolci gocce di yogurt, il tutto agilmente sospeso sul velluto di piselli e zenzero, gustoso e confortevole.

Mi sono pentita per tutte le volte in cui ho preferito un ristorante di moda invece che il Ratanà, una sicurezza.
Ho pensato che, probabilmente, dovrei non farmi contagiare dalla velocità milanese ma essere un po’ più bolognese e affezionarmi ai ristoranti che valgono.
Mi sono promessa di consigliarlo strenuamente a tutti i miei amici, e quindi anche a voi, perché trovo sia impossibile non uscirne soddisfatti.

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Lo so, oggi sono in vena di grandi affermazioni, e sono pienamente meritate.

Magari date un’occhiata anche a MiSiedo, sia da computer sia da mobile: ha così tanti ristoranti registrati che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento e, se sarete fortunati come me, vi riserverete dei posti in men che non si dica, senza alzare il telefono.
Inoltre, e occorre sottolinearlo, troverete le risposte a molte fastidiose domande come “Dove ceno Domenica? E Lunedì?“, oppure “Dove mangio pesce?“. Fatene buon uso.

Dove
Ratanà
Via Gaetano de Castillia 28
Milano
Tel. 02 8712 8855

Il brunch del 28 Posti (Milano)

Posted on 19 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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Ci sono Domeniche mattina in cui ci si sveglia consapevolmente tardi e con la voglia di non pensare, di non impegnarsi, di lasciarsi trasportare.
Cucinare? Giammai.
Continuare a rotolarsi tra le lenzuola? Va bene, ma quel languorino?
Ristorante? Troppo impegnativo.
Ed ecco che il brunch viene in soccorso, in particolare quello del 28 Posti.

Vicinissimo al Naviglio, basta sedersi (previa indispensabile prenotazione) per veder apparire piatti, ciotole e vassoi piene e pronte: il menù è fisso e cambia ciclicamente, risolvendo le indecisioni e lasciando la curiosità di altri sapori.
Nel mio brunch erano compresi una frittata di broccoli, focaccia con ricotta e miele, vellutata di piselli e menta, giardiniera, panzanella, frutta marinata e millefoglie. Prezzo? 20 euro. Più che onesto per la qualità e la diversità delle portate, da spizzicare a ciclo continuo finché le stoviglie non saranno di nuovo lucide.

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Le bevande (tra cui dei succhi interessanti) e caffè sono a parte, ma non incidono particolarmente sulla spesa.

Cosa mi è piaciuto di più? La vellutata, da mangiare col cucchiaione direttamente dalla ciotola, la frittata (poi mi spiegheranno come riescono a gestire i broccoli e farli apparire così ordinati) e la frutta marinata, un piccolo tocco sofisticato.

Il 28 Posti è un ristorantino particolare anche per un altro motivo: i lavori edili e gli arredamenti sono stati realizzati dai detenuti dell’istituto penitenziario di Bollare tramite laboratori e percorsi formativi, un modo per dare una possibilità di reintegro e passare alcuni segreti dei mestieri più utili (che a Milano trovi un idraulico ogni mille persone che lavorano in agenzia).

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Io solo a scrivere questo resoconto mi sento già più rilassata, quindi figuratevi a mangiarci…

Dove
28 Posti
Via Corsico 1
Milano
Tel. 02 8392377

Il Nottingham Forest (Milano)

Posted on 14 maggio 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Laddove io cerchi sempre di elargire consigli precisi e puntuali su cosa dovreste assaggiare in ogni tipo di locale, ristorante, chiosco o trabiccolo che sia, quando si tratta del Nottingham Forest trovo più sensato fare un passo indietro e lasciare carta bianca all’avventore, che potrà comodamente scegliere a seconda della sua curiosità.

Celebrato e ben posizionato nelle più famose classifiche internazionali, questo posto cocktail bar serve di quanto più originale, meraviglioso e incredibile sia mai stato concepito per riempire un bicchiere (o una mini vasca da bagno. O un teschio. O un boccale. O… vabbè, avete capito), e basta dare un’occhiata all’ampiezza del menù per rendersi conto che immaginario, creatività e qualità hanno trovato casa.

Io ci ho messo un po’ per provarlo ma ne avevo sentito parlare parecchio.
E’ che è sempre preso d’assalto, roba che gli Unni e Attila con gli elefanti sono dei dilettanti, quindi entrare e trovare posto è un’utopia a meno che…
… non vi presentiate a orari di media intensità, tipo la Domenica alle 18.

Così mi sono ritrovata catapultata nella foresta più nera tra maschere africane, corde, reti, fotografie in bianco e nero, cornici e orpelli etnici, e ho provato la mia prima esperienza “Nottingham” scegliendo il cocktail accompagnato da oyster leaves.

Che incredibile scoperta!
Al tatto e odore sembrano delle comuni foglie ma, non appena masticate, rilasciano lo stesso sapore dell’ostrica, intenso e potentissimo, tanto che mi sono bloccata sul posto e sgranato gli occhi, non riuscendo a capire come fosse possibile.
Sorseggiare la coppa di royal serve soprattutto per pulire la bocca e permettere di riprovare l’esperienza memorabile.

Non credo che esistano altri locali simili, a Milano o in Italia: la continua ricerca e la sperimentazione profuse lo rendono unico.
Andateci, ma tipo subito, e probabilmente mi ci troverete mentre tento di sorseggiare tutte le proposte del menù.

Dove
Nottingham Forest
Via Piave 1
Milano
Tel. 02 798311

La mia esperienza con Depuravita

Posted on 5 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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In un giorno di Aprile ho deciso di mettere in discussione tutte le certezze esistenti sulla mia persona, tra cui quella di essere una mangiatrice instancabile, una divoratrice di mondi e un’insaziabile gourmande provando il detox Depuravita.

Dopo l’annuncio ho ricevuto messaggi su Whatsapp, Messenger, Twitter e Facebook con domande incuriosite o preoccupate per la mia salute (mentale, soprattutto). Non temete, miei prodi, andava tutto più che bene: sono stata molto felice di imbarcarmi in questa piccola avventura così lontana dai miei canoni e principi, consapevole della mia alimentazione sregolata e del bisogno di darsi una calmata.
Un giorno di detox non sarà certamente stato miracoloso e no, non sono diventata la paladina del cibo sano, ma volevo capirne di più, saperne, testarlo in prima persona e Depuravita me l’ha permesso (grazie!).

Ecco tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mio giorno di detox e, a dire il vero, avete osato chiedere.
Iniziamo.

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Come funziona?
Frutta e verdura bio vengono spremute a freddo per conservare tutte le proprietà, imbottigliate, consegnate a casa e messe subito in frigo. Se iniziate il programma il giorno dopo otterrete i massimi benefici.
Ogni succo ha un’etichetta con l’orario preferenziale di consumo, gli ingredienti, i nutrienti e le proprietà.
Durante la giornata non si deve mangiare altro, mentre ovviamente si può bere acqua.
Insomma, è semplice.

Quando farlo?
Io venivo da un weekend di ciccioli, parmigiano e vino (leggasi: un matrimonio in Emilia), quindi è stato un toccasana.
Il mio consiglio è di scegliere un giorno lavorativo di intensità media, uno di quelli che vi tenga impegnate ma senza dover salvare il mondo.
Io non potrei mai seguire il programma durante il weekend: avendo più tempo libero non farei altro che pensare ai succhi, al cibo e al mio frigorifero con effetti deleteri.

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Hai avuto fame?
No, i succhi hanno diversi livelli di densità e ricchezza. Se contate sei bottiglie da mezzo litro l’una otterrete tre litri di “liquidi”, di cui quelli centrali più corposi.
Alla sera avrei voluto addentare una foglia d’insalata o una carota, ma solo per la sensazione del “masticare” qualcosa.
Cosa mi è davvero mancato? Il caffè.

È stato difficile?
Fino a un certo punto no, son arrivata alla sera perfettamente soddisfatta di me stessa per aver rispettato il programma senza concessioni ma, come detto prima, nel momento in cui mi sono accasciata sul divano avrei voluto sgranocchiare qualcosa. L’ultimo succo, depurativo e a base di verdure, è stato quello che mi è piaciuto meno e mi ha fatto sognare la colazione del giorno dopo.

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E i benefici?
Per quel che mi riguarda il giorno dopo ho notato un miglioramento della pelle e la perdita di qualche etto, ma gli effetti più evidenti si sono palesati due giorni dopo, quando ho eliminato molti più liquidi: mi sentivo molto più leggera e in forma.
Inoltre vista la mia dieta normale – basata su sugna in quantità – il mio corpo aveva bisogno di un momento di cura e dedizione.
Non posso dire che saltassi qua e là piena di energie, che passare da una dieta di 2.500 calorie a 1.150 si sente, ma sapevo che mi stavo prendendo cura di me stessa quindi ho resistito.
Non aspettatevi di diventare Gisele Bundchen o Beyoncé in un giorno, ma mettetevi sulla lunga, buona strada.

I succhi sono buoni?
A prescindere dai gusti personali ho trovato tutte e sei le bottiglie studiate per soddisfare sia il corpo sia il palato. In particolare ho adorato il Germoglio, il primo succo, di cui potrei berne a fiumi (o almeno una bottiglia ogni giorno): tra pompelmo, limone, sale dell’Himalaya e miele biologico mi ha dato una vera scossa, quella che solo tre caffè e un intero album di disco dance.

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Come hai fatto a bere tutto?
Io normalmente bevo moltissima acqua quindi non ho notato una grande differenza.
Se siete tra le persone che potrebbero vivere in un deserto potreste avere un po’ più di difficoltà – anche se anche voi sapete che bere tanto è importante.

Portarti in giro le bottiglie è stato scomodo?
No, le ho infilate in borsa e messe nel frigo dell’ufficio. Sono comode, ben sigillate e carine a vedersi.
I miei colleghi facevano il tifo per me.

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Perchè il prezzo è così alto?
Questa è la domanda più frequente e delicata.
Immaginate di produrre in casa i sei succhi in questione: dovete comprare un estrattore a freddo (che, se di qualità, costa molto), poi tutta la frutta e la verdura bio in quantità ingenti, passare un pomeriggio dosando, spremendo, distruggendo la cucina, e imbottigliate il tutto.
Io lo potrei fare? No. Non ho né l’estrattore, né il tempo né, men che meno, la pazienza. Al termine sarei nervosa e non approccerei il giorno detox con la stessa tranquillità o con la certezza di seguire un programma di valore, con tutti i nutrienti necessari al loro posto. Penserei “Forse non ho messo abbastanza carote in quel succo, quindi magari, chissà, boh, posso mangiarne un pezzo ora“… e ciao depurazione.

Io ho seguito il One Day Detox Classico ma trovate molti altri programmi e prodotti (tra cui le zuppe, che mi ispirano molto) a seconda delle vostre esigenze o curiosità.

Infine… lo rifaresti?
Probabilmente sì, provando le sopracitate zuppe.
In ogni caso l’esser riuscita a portare a termine un intero giorno di detox è stata una piccola vittoria e soddisfazione, un aiuto a livello psicologico per poterlo ripetere.

Avete altre domande?
Son qua per voi, altrimenti consultate il sito di Depuravita, ricco di informazioni ben più tecniche delle mie.

Il ceviche del Pacifico (Milano)

Posted on 28 aprile 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

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Ben prima dell’apertura dell’Expo, Milano è stata invasa da culture e cucine lontane, di quelle che fanno sognare paesi esotici, vacanze, viaggi e sapori diversi.
Entrare da Pacifico significa fare tutte queste quattro esperienze, immergendosi in una realtà parallela fatta di eleganti carte da parati con palme e onde, luci soffuse, lampadari, divanetti e tavoli lucenti.

Cosa si assaggia? Il meglio della cucina peruviana con un tocco di fusion asiatico, servita e ben spiegata dai preparati camerieri.
Tra dim sum e tiradito, però, vince sempre il ceviche, un piatto tipico proposto in originali versioni, da pizzicare con le bacchette e gustare lentamente.

Mi lancio verso il ceviche clasico, ovvero cubetti di branzino marinato in limone, peperoncino e sale con accompagnamento di cipolla rossa, mais tostato, patata dolce e leche de tigre.
Di cosa sa? Di estate. È così fresco e delicato che vi troverete a volerne nelle torride serate di Luglio, affondando i denti nella polpa soda del pesce bianco che, lasciato immerso per ore, ha perso ogni sentore di crudo e guadagnato in sapidità.
Il mais tostato scrocchierà sotto ai denti, mentre la patata dolce unirà le componenti.
Bilanciato tra acido, salato e una punta di morbidezza, per me non ha eguali.

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Sì, il tiradito di capasanta è scenografico è curioso, ma a una regale tavola ci vuole solo il meglio.
Quindi prenotate e assaggiatene diversi, scoprendo quello che più fa per voi.

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Ah, e finite con un selfie a onde nella toilette, guardare per capire.

Dove
Pacifico
Via San Marco angolo Via Moscova
Milano
tel 02 87244737

Il Gelato Giusto (Milano)

Posted on 23 aprile 2015 by in Dolci, Lombardia, Milano

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È solo assaggiando il suo gelato che ho capito cos’è e cosa deve essere il vero Gelato.

Ok, calma, andiamo per ordine, che un inizio così definitivo e clamoroso mi è raro e merita una spiegazione.

Ho scoperto il Gelato Giusto prima nei primi posti delle classifiche di siti e blog, poi grazie al passaparola. Tutti me lo elogiavano, e io non riuscivo mai ad andarci per fretta, dimenticanza, regal demenza e scarse possibilità di recarsi in zona porta Venezia nei due principali momenti in cui mi viene voglia di una coppetta – dopo pranzo nei giorni lavorativi, di notte nei weekend.

Poi un giorno, un memorabile Sabato, mi sono impegnata, ho raggiunto via San Gregorio 17, mi sono messa compostamente in fila, ordinato e.

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E voi sapete che io non amo i dolci, che sono una da salato, non sono ben altri gli appassionati di gelato, che non mi sono mai scapicollata per un cono.
Invece ora non voglio e non sogno nient’altro: programmo le mie giornate caotiche per passare apposta al Gelato Giusto, pregustando il momento in cui leggerò i gusti rimasti – che i più particolari finiscono velocemente – e farò il mio portentoso ordine.

Fior di timo, the matcha e mandorla siciliana sono i miei ultimi straordinari assaggi, roba che mentre assaggiavo il primo mi sono esibita in una faccia così estatica che un passante mi ha chiesto dove l’avessi preso (true story).

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Ci vorrei andare tutti i giorni e portarci tutti i miei amici, nemici, colleghi, conoscenti e famigliari per veder le loro espressioni e sentire i commenti, certa di ottenere pareri positivi sulla consistenza perfetta, sulla leggerezza, sul gusto intenso, sull’originalità e sulla precisione del gelato prodotto ogni giorno direttamente da Vittoria, fondatrice e creatrice.

Non fate come me: non aspettate, e se già lo conoscete non indugiate. Sappiate che ora c’avete la qui presente con cui lottare per accaparrarsi l’ultimo cucchiaino.

Dove
Gelato Giusto
Via San Gregorio 17
Milano
Tel.

Di gelati e Fuorisalone

Posted on 17 aprile 2015 by in Dolci, Lombardia, Milano, Regali Eventi

Jpeg

In questi giorni ho portato il mio amico Asus Zenfone 2 a spasso con me, promettendogli un’overdose di calorie e Salone del Mobile. Lui ha accettato la sfida forte della sua batteria interminabile, 3000mAh di gioia che consente 28 ore di conversazione e 13 giorni di stand-by, roba che se dimentichi l’iPhone per un giorno lo trovi spento mentre lui ti aspetta come se niente fosse.
Torna il mito dei vecchi cellulari, quelli con le cover intercambiabili e le antenne più alte della mia testa, che di sicuro non erano “smart” ma non ti abbandonavano mai nel momento del bisogno.

L’ho caricato e sono uscita per degustazioni, mostre condite di cocktail, happening, inaugurazioni e party di diverso genere, situazioni in cui bisogna avere un terminale affidabile per scattare foto, caricarle subito sui social, mandare messaggi su Whatsapp, rispondere a chiamate e geolocalizzarsi ogni tot e che non mostrasse segni di cedimento dopo 3 o 4 ore. La prova “Fuorisalone”, insomma.

JpegPer testare la batteria ho preferito uscire con una carica al 100% e, avendo poco tempo, la tecnologia BoostMaster è stata provvidenziale: in meno di 40 minuti ha ricaricato il cellulare dal 40% al 100%. A conti fatti, in meno di un’ora si guadagna il 60%. Sapete quelle situazioni assai moderne in cui tutti, al termine di una lunga giornata, cercano una presa di corrente per rivitalizzare la propria vita sociale o dar cenni di vita? Lo Zenfone 2 si distinguerà per l’estrema velocità, e non vi costringerà a stare attaccati al cavo per ore, sospirando perché non era comunque abbastanza.

JpegCosì io e lo Zenfone abbiamo fatto un giro per le 5Vie iniziando dalla stupenda Santa Marta, piena di cortili interni che lasciano a bocca aperta, con casette, tralicci, portici inaspettati e la voglia di non andarsene più. L’ho testato arduamente scattando più fotografie possibili, tenendolo sempre pronto per email e tweet, chiacchierando con gli amici lontani e attivando le mappe per capire le strade migliori. Soprattutto quando mi è venuta un’incredibile voglia di gelato.

Jpeg

In situazioni molto affollate altri telefoni mi hanno totalmente lasciata in panne, e questa volta non parlo solo di batteria: occorre che anche la connessione sia stabile, e questo cellulare Asus offre rete 4G, Bluetooth 4.0, NFC e una velocissima rete WiFi 801.11ac. Per una volta, quindi, non ho avuto difficoltà a cercare una gelateria nei paraggi e attivare il navigatore per raggiungerla.

Jpeg Sono quindi capitata da Vanilla Milano. Avete presente il caldo che ha travolto la città nei primi giorni del Salone? Allora capirete il perché di questa fresca voglia.
Vicino all’affascinante Castello Sforzesco e al teatro del Verme, è presa d’assalto per lo più da business men, appena fuori dai circuiti turistici. Assaggio i gusti pistacchio e bacio, trovando il primo molto intenso e il secondo particolarmente noccioloso, forse un pizzico troppo dolci ma vitali per suscitare buonumore.
Le materie prime sono di qualità ma la consistenza non mi convince pienamente, rimanendo troppo ghiacciato in diversi punti. Una soluzione comunque interessante, vista la zona e la bellezza del locale, curato e femminile.

Ah, com’è finita con la batteria? Mi sono dovuta davvero impegnare per farla cedere, e ha superato le mie aspettative.

Le mozzarelle di Obicà (Milano)

Posted on 14 aprile 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici, Regali Eventi

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Miei simpatici e adorabili ingordi,

la settimana parte benissimo. Sto per risolvere di nuovo un problema epico, uno di quelli che affligge la maggior parte delle persone che abita a Milano o ci viene in visita e si ritrova nella perniciosa situazione del non sapere dove pranzare, cenare o fare un aperitivo in zona Duomo, cioè nel centro del centro della città (ne avevo già parlato qui).

Non so per quale motivo (il più accreditato è “i neuroni in sciopero”) non ne abbia mai parlato ma son pronta a rimediare. L’occasione è stata una cena in cui ho cucinato.
Sì, io ho cucinato, e c’ho pure le fotografie che lo testimoniano.

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Mi vedete sulla sinistra, con tutti i piattini pronti e addirittura un grembiule addosso? Vi confermo che quella sono io, e che quello sullo sfondo è proprio il Duomo di Milano.
Un altro ottimo motivo per visitare questo Obicà è proprio la vista: difficilmente vedrete i suoi meravigliosi pinnacoli e gli incredibili dettagli più da vicino, e potrete pure accompagnarci qualcosa di buono da mangiare.

Forse lo conoscevate con la “K” al posto della “C”. Ecco, sappiate che è lo stesso posto; semplicemente la volontà di risultare ancor più appartenenti all’Italia ha prodotto questo intelligente cambiamento – insieme a un nuovo logo.

Cos’ho preparato? Un piatto di stuzzichini di facile presa, monoporzione e fortemente contrastanti tra il dolce e il salato, proprio come piace a me: ho unito un classico prosciutto ai fichi, pomodori secchi e mozzarella intensa, dei rettangoli di blu di bufala a dei datteri (“un sushi di formaggio”, si direbbe) e fichi con mozzarella e capperi, con un filo di miele di api nere per dare un’ulteriore virgola lussureggiante.

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Soddisfatta del mio operato, lo son stata ancor più quando l’ho assaggiato.
C’è da ammettere che quando le materie prime sono buone chiunque può creare un piatto lodevole, ma la mancanza di opzioni dolci/salate nel menù mi ha fatto pensar di non aver creato qualcosa di così scontato.

In ogni caso, ancor più felice sono stata quando mi si è parata davanti questa.

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Trattasi di una mozzarella di bufala da un chilo, giustamente tolta dalla sua acqua di governo e lasciata a temperatura ambiente fino a renderla incantevole.

Obicà si fornisce presso grandi produttori – i pomodori di Petrilli e quelli di Casabarone, il prosciutto di nero dei Nebrodi di Agostino, la pasta Gentile – e fa giungere le mozzarelle dalla Campania ogni due giorni. Queste opere d’arte, prodotto di mungitura, cagliatura, filatura e mozzatura (da cui il nome) vengono degustate dal personale del ristorante e approvate o rinviate al mittente dove presenti eventuali imprecisioni.
Pensate, al mondo c’è qualcuno che per lavoro deve assaggiare la mozzarella. Io mi sono offerta volontaria.
Nel menù la trovate nelle versioni “Delicata“, “Intensa” e “Affumicata“, circondata da stracciatella, burrata e trecciona.

Quindi prendete qualche amico e provate la degustazione per scegliere la vostra preferita, ancor meglio se accompagnata da una pizza da dividere (e qua io consiglio quella con la stracciatella) preparata con la farina Petra del Molino Quaglia.
Al resto ci penserà la gentilezza del personale, la vista mozzafiato e un calice di vino.

p.s. non stupitevi nel trovare Obicà in molte altre nazioni: come si fa a resistere ai suoi mozzarelloni?

Dove
Obicà
La Rinascente Food Hall
Milano

Il Surf&Turf del Corallo Lobster Bar (Milano)

Posted on 8 aprile 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Piatti unici, Secondi Piatti, The Royal Challenge

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Le righe, i colori, i limoni, i disegni a muro, la cucina a vista e le ceramiche. Manca solo una lieve brezza e il profumo del mare, ed è subito costiera.

Se capitate al La Rinascente e vi trovate in mezzo a tutto questo siete al Corallo Lobster Bar, recente apertura che sa pienamente di Mediterraneo, convivialità e – oh, davvero? – crostacei.
Io, vostra apripista della cibaria, l’ho provato animata da un forte appetito e sono pronta a ingolosirvi.

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In primis occorre salire al settimo piano del negozio e utilizzare gli ascensori diretti è assai più comodo. Poi orientatevi verso l’angolo più vivace, quello dominato dal bianco e dal blu, col pavimento a scacchi e le lampade sospese. Prendete posto e scorrete il menù.
Il crostaceo è il padrone di casa e si presenterà al vostro tavolo in proposte variegate e golose, reinterpretazioni di classici americani e classici italiani.

Partiamo con un piatto di gamberi crudi serviti su una tenera insalatina e accompagnati da tre tipi di pomodori, una ciotolina di corpose chips di patate e maionese. Un antipasto che mette le cose in chiaro, e che stupisce per la freschezza dei gamberi rossi, sgusciati e serviti.
Apprezzati in un battibaleno.

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Poi è giunto il momento dell’astice, portato in trionfo sia con le linguine sia in una versione europea del mio amatissimo Lobster Rolls del Maine.
Il pane, fatto appositamente da un laboratorio, racchiude la polpa dell’astice che in parte viene sminuzzata e mescolata a granchio e maionese, e in parte aggiunta alla fine, per un effetto “incanto”.
Essenziale, più elegante dell’originale americano, e accostato a una terrina di verdure e scaglie di formaggio, va mangiato rigorosamente con le mani, pizzicando la chela intera tra i polpastrelli e portandola alla bocca.

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Poi è giunto il mio preferito, il piatto che ha eliminato ogni concorrenza e guadagnato il posto più alto sul podio della memorabilità.
Nella mia ricerca al miglior hamburger di Milano risulta un totale outsider, una categoria a parte: mai, infatti, avevo visto accostare carne e pesce. Almeno, non nelle tanto chiacchierate burger-factory milanesi.

Miei cari, il Surf&Turf vince.
Sto parlando di pane al nero di seppia che racchiude carne di chianina, cheddar stravecchio, guanciale saltato, cipolla rossa caramellata e gamberi rossi crudi (vi consiglio di tornare indietro e leggere gli ingredienti un’altra volta. Ok, ora possiamo proseguire).
Sconfiggete ogni perplessità e addentatelo: la mescolanza di sapori e consistenze vi donerà una grande gioia, e mentre analizzate tutti gli elementi e la loro combinazione – la freschezza dei crostacei crudi contro la ricchezza grassa del guanciale, il pane croccante e la carne tenera – vi si apriranno molteplici mondi, bussando alle porte dei sensi e dell’esperienza.

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Vorrete tornare, provare, sperimentare e riaddentare molte volte, più di quante siate disposti ad ammettere.
E’ possibile ordinare anche la versione con l’astice ma, non avendola personalmente assaggiata, vi consiglio di andare dritti verso il gambero rosso crudo, che fa una figura bellissima.

Puntate su questo e, secondo il mio regale parere, non sbaglierete: è squisito, originale e ha un prezzo più che equo.
Ecco, magari affrettatevi: il ristorante è piccolo, i posti pochi e non stento a credere che quando la voce si diffonderà si creeranno delle belle code.

Dove
Corallo Lobster Bar
La Rinascente, Food Hall (7° Piano)
Milano
Tel. 02 6652460