18 December 2017
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Gli uramaki all’astice di Yuzu (Milano)

Posted on 11 marzo 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

Gli uramaki all'astice di Yuzu (Milano)

Presumo che con l’affermazione “A Milano ci sono i migliori ristoranti giapponesi d’Italia!” vi trovo d’accordo. Sì, ci sono delle eccezioni (come il WabiSabi di Pesaro) ma altro non fanno che confermare la regola: se senza sashimi non sapete stare e sognate valanghe di nigiri, il capoluogo lombardo vi sarà soddisfazione (a meno di non voler prendere un aereo e volare nel Sol Levante, ma mi dicono che sia scomodo).

Tra gli imprescindibili del mio cuore c’è Yuzu, e non solo perché è praticamente sotto casa mia: ai coltelli – e non “fornelli” – trovate Yoko Matsuda, che fu souschef del Nobu e conosce tutti i segreti per far gioire il palato.
Trovare posto non è esattamente facile ma col “recente” allargamento dei locali e una sana telefonata potrete accaparrarvi un posto (quindi fatelo. Ora).

La portata definitiva? Gli uramaki all’astice.

(altro…)

Le panelle di ‘nni Franco U’ Vastiddaru (Palermo)

Posted on 2 novembre 2015 by in Piatti unici, Regali Eventi, Sicilia, Son esperienze

IMG_3933Metti di andare in Sicilia per la prima volta nella tua vita e di avere poche ore a disposizione, una toccata e fuga per lasciare la pioggia del Nord e scoprire che giù si va ancora al mare, che il sole esiste ancora, che puoi assaporare la gioia delle piccole cose, dei colori e del calore di un’accoglienza speciale.
Che ci si può ritrovare a ballare con un Aperol Spritz (uno? Fai anche due, tre!) in mano tra i templi di Selinunte illuminati di bianco e arancio, là dove poche ore prima hai comprato un costume da bagno, fatto un bagno e mangiato una granita con i piedi affondati nella sabbia.

Come potrai non volerti lanciare nell’abbondante, ricco, corpulento, sostanzioso, delizioso, vorace e verace universo gastronomico locale, e di voler provare tutto nella consapevolezza di star esagerando ed esserne contento?

FullSizeRender (1)Così abbiamo scelto di perdere ogni freno e di abbracciare la pura sicilianità da ‘nni Franco U’ Vastiddaru a Palermo, il paradiso incontrastato di panelle, crocché, arancini, caponata, pane ca’ meusa e altre numerose street-prelibatezze.

Sapete quando si dice “cibo di strada“? Eccovi serviti, altro che le sue edulcorate versioni da pseudo-fiera tematica: non aspettatevi che sia carino, che emani “marketing”, che qua l’unica cosa che trasuda è l’olio – e per fortuna!
FullSizeRender (2)Ho mangiato tutto in abbondanti quantità, azzannando milze e sgranocchiando crocchette di patate, ma le panelle… oh, le panelle!
Sottili frittatine di farina di ceci unte e saporite, con una sottile crosticina croccante a racchiudere un intero morbido e vellutato, apparentemente innocue ma siciliane nell’animo, un rimedio a molti problemi della vita, in primis il malumore. Da usare come scarpetta per la caponata o da ripieno per i panini, ma soprattutto in purezza accompagnate da una birretta ghiacciata.

FullSizeRenderLa gente s’affolla, ma voi non demordete: lasciate il vostro nome, fatevi un giro nei dintorni e tornate più carichi di prima.

E se è una bella giornata, ancor meglio: la piazzetta limitrofa è deliziosa.

Dove
‘nni Franco U’ Vastiddaru
Via Vittorio Emanuele 102
Palermo
Tel. 091 325987

La Meia Desfeita de A Taberna da Rua das Flores (Lisbona)

Posted on 5 ottobre 2015 by in Lisbona, Piatti unici, Portogallo

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In Agosto sono partita per il Portogallo con la valigia, una lunga lista di ristoranti e tante aspettative. Non ci andavo da circa vent’anni e mi stava richiamando all’ordine con messaggi più o meno consci. Così sono tornata a Lisbona.

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Il sali-scendi continuo, il cigolante tram 3, le vie dell’Alfama a darmi il buongiorno e la buonanotte, le piastrelle popolari ed eleganti, il poderoso vento e le amabili casette decorate hanno trovato posto nel mio cuore, ma mai quanto posticini come A Taberna da Rua Das Flores.

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Inculcata in una via pressappoco ripida, la riconoscete per la fila di avventori in paziente attesa, i tavolini di legno, le seggiole rustiche, una sensazione di curata semplicità che vi rimarrà tanto impressa quanto la cucina. Non si può prenotare in anticipo, quindi fatevene una ragione.
I piatti cambiano ogni giorno ma il baccalà difficilmente potrà mancare, anche nella tradizionale ricetta chiamata “Meia Desfeita“. Il pesce, dissalato e dalle carni ben compatte, è accompagnato da ceci, uova sode, cipolla, prezzemolo e paprika, e facilmente ne rimango estasiata per la sapidità, la ricchezza dei legumi e la freschezza del condimento carico d’aceto.

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Altrettanto disarmante il dessert, degli apparentemente banali fichi con mandorle tostate e miele che conquistano il mio regale palato (ho provato a replicarli in Italia ma, oh, il risultato non era mica uguale!).
Il segreto di questo piccolo ristorante? Una grande qualità delle materie prime, che lo ha elevato ai vertici delle preferenze locali.

Impossibile mancarlo.

FullSizeRender (8)Dove
A Taberna da Rua das Flores
Rua das Flores 103
Lisbona

Orto Erbe e Cucina (Milano)

Posted on 8 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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Nell’eterna lotta tra la salute e il gusto la maggior parte delle persone si lancia in insoddisfacenti insalate o diete mortificanti che producono una temporanea sensazione di leggerezza seguita da una irrefrenabile voglia di azzannare lo stipite della credenza.
Poi ci sono io che, avendo commesso gli stessi errori, cerco piatti leggeri e deliziosi, semplici ma non banali: la mia ultima scoperta è Orto Erbe e Cucina.

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Nascosto in una viuzza in zona porta Genova a Milano, questo piccolo bistrot si distingue per l’aria rilassante e l’abbondanza di piante aromatiche, presenti sia nei piatti sia in decine di vasetti appesi a griglie o appoggiati sui tavoli come elemento d’arredo più che decorativo.
Noto deliziosi crostoni, hummus, tofu, insalate di verdure e cereali, zuppe e dolcini in quantità, preparati con gli ingredienti dell’orto locale.
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Ordino una ciotolona di riso integrale, cubetti di avocado, foglioline di menta, pomodorini essiccati, misticanza e salsa senapata, che mi sazia e allieta senza produrre l’effetto “abbiocco post-prandiale”.

Si spizzica, si chiacchiera, si medita se portarsi a casa un vasetto di aromi per rinsavire dopo poco, certi che il malcapitato morirebbe dopo poche settimane e che sia meglio lasciarlo a mani più sagge.
Il riso è abbondante e risulta delicato, sferzando il palato con le note pungenti della senape e del pomodorini. Le vocine che urlavano “Voglio sapore! Voglio sapore!”  e “Non ti avvicinare alla porchetta che dopo c’hai una riunione di due ore e mezza!” vengono accontentate.

Rimane solo un dubbio: la compro una piantina di timo? Dai, che faccio?

Dove
Orto Erbe e Cucina
Via Gaudenzio Ferrari 3
Milano
Tel. 02 83660716

Il brunch del 28 Posti (Milano)

Posted on 19 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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Ci sono Domeniche mattina in cui ci si sveglia consapevolmente tardi e con la voglia di non pensare, di non impegnarsi, di lasciarsi trasportare.
Cucinare? Giammai.
Continuare a rotolarsi tra le lenzuola? Va bene, ma quel languorino?
Ristorante? Troppo impegnativo.
Ed ecco che il brunch viene in soccorso, in particolare quello del 28 Posti.

Vicinissimo al Naviglio, basta sedersi (previa indispensabile prenotazione) per veder apparire piatti, ciotole e vassoi piene e pronte: il menù è fisso e cambia ciclicamente, risolvendo le indecisioni e lasciando la curiosità di altri sapori.
Nel mio brunch erano compresi una frittata di broccoli, focaccia con ricotta e miele, vellutata di piselli e menta, giardiniera, panzanella, frutta marinata e millefoglie. Prezzo? 20 euro. Più che onesto per la qualità e la diversità delle portate, da spizzicare a ciclo continuo finché le stoviglie non saranno di nuovo lucide.

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Le bevande (tra cui dei succhi interessanti) e caffè sono a parte, ma non incidono particolarmente sulla spesa.

Cosa mi è piaciuto di più? La vellutata, da mangiare col cucchiaione direttamente dalla ciotola, la frittata (poi mi spiegheranno come riescono a gestire i broccoli e farli apparire così ordinati) e la frutta marinata, un piccolo tocco sofisticato.

Il 28 Posti è un ristorantino particolare anche per un altro motivo: i lavori edili e gli arredamenti sono stati realizzati dai detenuti dell’istituto penitenziario di Bollare tramite laboratori e percorsi formativi, un modo per dare una possibilità di reintegro e passare alcuni segreti dei mestieri più utili (che a Milano trovi un idraulico ogni mille persone che lavorano in agenzia).

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Io solo a scrivere questo resoconto mi sento già più rilassata, quindi figuratevi a mangiarci…

Dove
28 Posti
Via Corsico 1
Milano
Tel. 02 8392377

La Zizzona di Battipaglia (Salerno)

Posted on 1 maggio 2015 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Oggi vi racconterò di come un pezzo di Campania giunse sano e salvo in Lombardia, incontrando una persona dal gran appetito che l’accolse in casa sua e imparò ad apprezzarla al primo assaggio.

Qualche settimana fa mi si presentò la Zizzona di Battipaglia, una meraviglia fatta latticino dal nome pittoresco per la sua inconfondibile forma femminile. Prodotta dal Caseificio la Fattoria, rende al massimo nella giunonica forma da un chilo, perfetta per soddisfare i più appassionati e le grandi tavolate.

Certo, come farle compiere un lungo viaggio e arrivare sana e salva nella mia regal casetta? Abbiamo fatto la prova.

Alla spedizione della mozzarella mi è stato inviato un indirizzo per il tracking online le soddisfazioni della vita: controllare del cibo in viaggio – ed è stata consegnata ai miei portinai. Sebbene sia rimasta una sera fuori dal frigo la qualità non ne ha risentito: era imballata con cura da diversi strati e quando l’ho aperta era ancora molto fresca. Vediamoli.

Il primo era una box di polistirolo quadrata, ben sigillata e protetta, contenente una scatola di cartone spesso con l’inconfondibile immagine della sorridente mozzarella.

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Aprendola mi sono trovata di fronte a un’altra scatola di polistirolo in cui trionfava un sacchetto di plastica ben annodato contenente la mozzarella di bufala immersa nel proprio liquido di governo ancora fresco.

Il vero stupore, il devastante colpo al cuore, il momento del felice delirio avviene però quando si estrae la zizzona e la si posa su un piatto, in tutto il suo fulgido biancore e dolce profumo.

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Ho iniziato a scattare fotografie per mandarle ad amici e conoscenti, pubblicandole su Twitter e facendomi detestare più o meno da tutti, spronata da una sensazione di euforia piuttosto contagiosa.

A tal punto dovete lasciare la mozzarellona a temperatura ambiente affinché diventi ancor più deliziosa. Non abbiate fretta e sarete ripagati. Sì, potete continuare a contemplarla.

Come rovinare tal opera d’arte? La verità è che mi sono fatta pochi scrupoli prima di affondare il coltello e tagliarne una sezione.
La felicità mi ha pervasa, che era diverso tempo che non assaggiavo un prodotto simile, e vi assicuro che non ho avuto molte difficoltà nel farla fuori in pochi, pochissimi giorni – d’accordo, un po’ l’ho offerta anche ai colleghi, che hanno molto apprezzato.

Trovare a Milano una zizzona ed essere sicuri della sua qualità e freschezza non è molto semplice, quindi ringraziamo la tecnologia e i suoi progressi: da ora, via con lo shopping latticino!

La vera Zizzona di Battipaglia ha un comodo e-commerce da cui potete farvi recapitare ogni bontà nei casi di maggior necessità. Mettete che vi svegliate nel cuore della notte con una voglia incredibile di mozzarella di bufala: aprite il sito e ordinatela secondo il vostro appetito. Oltretutto trovate nodini e altre prelibatezze, che non sia mai che rimaniate senza.

Ora manca solo l’estate, da festeggiare con memorabili capresi.

Il ceviche del Pacifico (Milano)

Posted on 28 aprile 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

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Ben prima dell’apertura dell’Expo, Milano è stata invasa da culture e cucine lontane, di quelle che fanno sognare paesi esotici, vacanze, viaggi e sapori diversi.
Entrare da Pacifico significa fare tutte queste quattro esperienze, immergendosi in una realtà parallela fatta di eleganti carte da parati con palme e onde, luci soffuse, lampadari, divanetti e tavoli lucenti.

Cosa si assaggia? Il meglio della cucina peruviana con un tocco di fusion asiatico, servita e ben spiegata dai preparati camerieri.
Tra dim sum e tiradito, però, vince sempre il ceviche, un piatto tipico proposto in originali versioni, da pizzicare con le bacchette e gustare lentamente.

Mi lancio verso il ceviche clasico, ovvero cubetti di branzino marinato in limone, peperoncino e sale con accompagnamento di cipolla rossa, mais tostato, patata dolce e leche de tigre.
Di cosa sa? Di estate. È così fresco e delicato che vi troverete a volerne nelle torride serate di Luglio, affondando i denti nella polpa soda del pesce bianco che, lasciato immerso per ore, ha perso ogni sentore di crudo e guadagnato in sapidità.
Il mais tostato scrocchierà sotto ai denti, mentre la patata dolce unirà le componenti.
Bilanciato tra acido, salato e una punta di morbidezza, per me non ha eguali.

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Sì, il tiradito di capasanta è scenografico è curioso, ma a una regale tavola ci vuole solo il meglio.
Quindi prenotate e assaggiatene diversi, scoprendo quello che più fa per voi.

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Ah, e finite con un selfie a onde nella toilette, guardare per capire.

Dove
Pacifico
Via San Marco angolo Via Moscova
Milano
tel 02 87244737

Le mozzarelle di Obicà (Milano)

Posted on 14 aprile 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici, Regali Eventi

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Miei simpatici e adorabili ingordi,

la settimana parte benissimo. Sto per risolvere di nuovo un problema epico, uno di quelli che affligge la maggior parte delle persone che abita a Milano o ci viene in visita e si ritrova nella perniciosa situazione del non sapere dove pranzare, cenare o fare un aperitivo in zona Duomo, cioè nel centro del centro della città (ne avevo già parlato qui).

Non so per quale motivo (il più accreditato è “i neuroni in sciopero”) non ne abbia mai parlato ma son pronta a rimediare. L’occasione è stata una cena in cui ho cucinato.
Sì, io ho cucinato, e c’ho pure le fotografie che lo testimoniano.

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Mi vedete sulla sinistra, con tutti i piattini pronti e addirittura un grembiule addosso? Vi confermo che quella sono io, e che quello sullo sfondo è proprio il Duomo di Milano.
Un altro ottimo motivo per visitare questo Obicà è proprio la vista: difficilmente vedrete i suoi meravigliosi pinnacoli e gli incredibili dettagli più da vicino, e potrete pure accompagnarci qualcosa di buono da mangiare.

Forse lo conoscevate con la “K” al posto della “C”. Ecco, sappiate che è lo stesso posto; semplicemente la volontà di risultare ancor più appartenenti all’Italia ha prodotto questo intelligente cambiamento – insieme a un nuovo logo.

Cos’ho preparato? Un piatto di stuzzichini di facile presa, monoporzione e fortemente contrastanti tra il dolce e il salato, proprio come piace a me: ho unito un classico prosciutto ai fichi, pomodori secchi e mozzarella intensa, dei rettangoli di blu di bufala a dei datteri (“un sushi di formaggio”, si direbbe) e fichi con mozzarella e capperi, con un filo di miele di api nere per dare un’ulteriore virgola lussureggiante.

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Soddisfatta del mio operato, lo son stata ancor più quando l’ho assaggiato.
C’è da ammettere che quando le materie prime sono buone chiunque può creare un piatto lodevole, ma la mancanza di opzioni dolci/salate nel menù mi ha fatto pensar di non aver creato qualcosa di così scontato.

In ogni caso, ancor più felice sono stata quando mi si è parata davanti questa.

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Trattasi di una mozzarella di bufala da un chilo, giustamente tolta dalla sua acqua di governo e lasciata a temperatura ambiente fino a renderla incantevole.

Obicà si fornisce presso grandi produttori – i pomodori di Petrilli e quelli di Casabarone, il prosciutto di nero dei Nebrodi di Agostino, la pasta Gentile – e fa giungere le mozzarelle dalla Campania ogni due giorni. Queste opere d’arte, prodotto di mungitura, cagliatura, filatura e mozzatura (da cui il nome) vengono degustate dal personale del ristorante e approvate o rinviate al mittente dove presenti eventuali imprecisioni.
Pensate, al mondo c’è qualcuno che per lavoro deve assaggiare la mozzarella. Io mi sono offerta volontaria.
Nel menù la trovate nelle versioni “Delicata“, “Intensa” e “Affumicata“, circondata da stracciatella, burrata e trecciona.

Quindi prendete qualche amico e provate la degustazione per scegliere la vostra preferita, ancor meglio se accompagnata da una pizza da dividere (e qua io consiglio quella con la stracciatella) preparata con la farina Petra del Molino Quaglia.
Al resto ci penserà la gentilezza del personale, la vista mozzafiato e un calice di vino.

p.s. non stupitevi nel trovare Obicà in molte altre nazioni: come si fa a resistere ai suoi mozzarelloni?

Dove
Obicà
La Rinascente Food Hall
Milano

Il Surf&Turf del Corallo Lobster Bar (Milano)

Posted on 8 aprile 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Piatti unici, Secondi Piatti, The Royal Challenge

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Le righe, i colori, i limoni, i disegni a muro, la cucina a vista e le ceramiche. Manca solo una lieve brezza e il profumo del mare, ed è subito costiera.

Se capitate al La Rinascente e vi trovate in mezzo a tutto questo siete al Corallo Lobster Bar, recente apertura che sa pienamente di Mediterraneo, convivialità e – oh, davvero? – crostacei.
Io, vostra apripista della cibaria, l’ho provato animata da un forte appetito e sono pronta a ingolosirvi.

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In primis occorre salire al settimo piano del negozio e utilizzare gli ascensori diretti è assai più comodo. Poi orientatevi verso l’angolo più vivace, quello dominato dal bianco e dal blu, col pavimento a scacchi e le lampade sospese. Prendete posto e scorrete il menù.
Il crostaceo è il padrone di casa e si presenterà al vostro tavolo in proposte variegate e golose, reinterpretazioni di classici americani e classici italiani.

Partiamo con un piatto di gamberi crudi serviti su una tenera insalatina e accompagnati da tre tipi di pomodori, una ciotolina di corpose chips di patate e maionese. Un antipasto che mette le cose in chiaro, e che stupisce per la freschezza dei gamberi rossi, sgusciati e serviti.
Apprezzati in un battibaleno.

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Poi è giunto il momento dell’astice, portato in trionfo sia con le linguine sia in una versione europea del mio amatissimo Lobster Rolls del Maine.
Il pane, fatto appositamente da un laboratorio, racchiude la polpa dell’astice che in parte viene sminuzzata e mescolata a granchio e maionese, e in parte aggiunta alla fine, per un effetto “incanto”.
Essenziale, più elegante dell’originale americano, e accostato a una terrina di verdure e scaglie di formaggio, va mangiato rigorosamente con le mani, pizzicando la chela intera tra i polpastrelli e portandola alla bocca.

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Poi è giunto il mio preferito, il piatto che ha eliminato ogni concorrenza e guadagnato il posto più alto sul podio della memorabilità.
Nella mia ricerca al miglior hamburger di Milano risulta un totale outsider, una categoria a parte: mai, infatti, avevo visto accostare carne e pesce. Almeno, non nelle tanto chiacchierate burger-factory milanesi.

Miei cari, il Surf&Turf vince.
Sto parlando di pane al nero di seppia che racchiude carne di chianina, cheddar stravecchio, guanciale saltato, cipolla rossa caramellata e gamberi rossi crudi (vi consiglio di tornare indietro e leggere gli ingredienti un’altra volta. Ok, ora possiamo proseguire).
Sconfiggete ogni perplessità e addentatelo: la mescolanza di sapori e consistenze vi donerà una grande gioia, e mentre analizzate tutti gli elementi e la loro combinazione – la freschezza dei crostacei crudi contro la ricchezza grassa del guanciale, il pane croccante e la carne tenera – vi si apriranno molteplici mondi, bussando alle porte dei sensi e dell’esperienza.

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Vorrete tornare, provare, sperimentare e riaddentare molte volte, più di quante siate disposti ad ammettere.
E’ possibile ordinare anche la versione con l’astice ma, non avendola personalmente assaggiata, vi consiglio di andare dritti verso il gambero rosso crudo, che fa una figura bellissima.

Puntate su questo e, secondo il mio regale parere, non sbaglierete: è squisito, originale e ha un prezzo più che equo.
Ecco, magari affrettatevi: il ristorante è piccolo, i posti pochi e non stento a credere che quando la voce si diffonderà si creeranno delle belle code.

Dove
Corallo Lobster Bar
La Rinascente, Food Hall (7° Piano)
Milano
Tel. 02 6652460

La cena nottambula al Porto Fluviale (Roma)

Posted on 23 marzo 2015 by in In alto i calici, Piatti unici, Roma

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Principi della notte, signori dell’oscurità o, banalmente, voi che lavorate in agenzie e fate orari al di poco intensi e uscite quando il buio è totale, quanto avete bisogno di ristoranti aperti fino a tardi per sfamarvi e, addirittura, sorseggiare un cocktail per scacciare la tensione della giornata?

Giunta a Roma in una fredda notte di Marzo, col treno in ritardo e le occhiaie ad altezza ginocchia, mi son lasciata pacificamente condurre verso il Porto Fluviale, aperto fino alle 2 e dalla capienza sufficiente a garantire un celere ricambio.

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Le mie condizioni sono presto passate dal “pietoso” al “ora sì che si ragiona” già nel leggere il menù ma – chi voglio prendere in giro? – è al primo sorso di vodka sour con sciroppo di rosmarino e camomilla che le mie sinapsi hanno tirato un sospiro di sollievo.

Potete scegliere se accomodarvi nell’area pizzeria o in quella ristorante, entrambe ampie e dall’arredamento curato, ma sappiate che in quest’ultimo potrete assaggiare i “cicchetti“. Cosa sono? Micro porzioni di ogni tipo di pietanza, che uno tira l’altro. La scelta è vasta, l’acquolina molta.
Assaggio la zuppetta di ceci e funghi, il baccalà mantecato e il polpo saltato nel burro d’arachidi, poi attacco un tagliere di salumi e formaggi e, per non farmi mancare proprio nulla, concludo con una bavarese.

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La formula è divertente, poco impegnativa e per ogni tipo di tasche e appetito; l’ambiente è conviviale e suddiviso in aree tematiche, dal bistrot un po’ cupo a tavoli bianchi che fanno un po’ riviera.
E la chiacchiera è assicurata all night long.

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Dove
Porto Fluviale
Via del Porto Fluviale 22
Roma
Tel. 065743199