16 December 2017
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Il gelato al pistacchio di Mara dei Boschi (Torino)

Posted on 27 maggio 2016 by in Dolci, Piemonte, Torino

Il gelato al pistacchio di Mara dei Boschi (Torino)

 

 

Poi mi spiegherete perché io, che son di Bologna e da diversi anni vivo a Milano, senta una misteriosa e continua e irresistibile forza che mi attrae verso Torino, città incrociata per caso in cui mi sento a casa. No, davvero, rivelatemelo: ne parlo ciclicamente ma non ne sono ancora venuta a capo.

Parte del mio cuore è disperso tra il lungo Po e i suoi Murazzi, le piazze, i portici e le stradine del centro, il parco del Valentino, la stazione di Porta Susa, quella di Porta Nuova e i colli, per non parlare dei ristoranti, caffè, gastronomie, mercati e bistrot che, ovviamente, occupano un posto ancor più speciale nei miei affetti.
Quindi potete immaginare la gioia provata nel riuscire ad assaggiare, dopo diversi sospirati ma fallimentari tentativi, il decantato gelato di Mara dei Boschi.

Come avevo raccontato, il laboratorio non solo sorge di fianco a Orso, dove si sorseggiano ottimi caffè, ma è collegato tramite una porta interna. Quindi potete apprezzare non una ma ben due delizie compiendo circa 5 passi – il che è un record.
Il gelato al pistacchio di Mara dei Boschi (Torino)

Sono entrata in gelateria provando emozione e reverenza, scrutando i gusti scritti sul muro nero con i gessetti e prendendo un’ardua decisione.
Ho scelto la mandorla con marmellata d’albicocche e il gianduia, ma sul terzo gusto ho chiesto un diretto consiglio. “Pistacchio?“. Ok.

E ora mi domando: perché non mi avevate mai parlato del gelato al pistacchio di Mara dei Boschi?
Volevate tenerlo segreto, tutto per voi?
È buono, ma tanto, con quella consistenza perfetta, la dolcezza appena accennata, il sapore di pistacchio più che intenso e i suoi frammenti croccanti sparsi qua e là. Un piacere in coppetta, cono o vaschetta che lascia enorme soddisfazione e rende felici, uno sfizio da concedersi più volte in ogni stagione dell’anno, un vizio prezioso.

Quindi ancor più beati voi, che gravitate in quel di Torino e che avete questo privilegio.
Diventerà facilmente una delle vostre gelaterie preferite.

Mara dei Boschi
Via Claudio Luigi Berthollet 30
Torino
Tel. 011 076 9557

Orso Laboratorio del Caffè (Torino)

Posted on 6 maggio 2016 by in Bar, Piemonte, Torino

Orso Laboratorio di CaffèLe mie migliori figuracce avvengono quando le persone mi chiedono di consigliare un posto per un certo scopo in una certa città e io rispondo, quasi stizzita, “Guarda sul mio blog!” convintissima di averne scritto e invece no. Geniale, l’avrò fatto in qualche universo parallelo.

La verità è che il tempo è infingardo: quando son stata da Orso Laboratorio del Caffé, incredibile mecca per il amanti del caffè a Torino, era il 30 Dicembre 2015. Ora siamo a metà 2016 ma a me sembra l’altro ieri: ne ricordo perfettamente i dettagli, gli aromi, gli arredi, la luce soffusa che filtrava dalle finestre, i giornali e le chiacchiere con Sandra (colei che me l’ha fatto scoprire), nonché la straordinaria sensazione di trovarsi in un luogo in cui poter imparare tanto sul caffè e su molte altre misteriose materie.
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Per esempio, voi sapete come si dovrebbe bere il caffè (e intendo un eccellente caffè, mica le insulse brodaglie che vengono propinate nella maggior parte dei bar come se fossero una medicina necessaria)? Dovete portare la tazzina al naso per percepire i primi sentori poi, senza abbassarla, “romperne” la superficie col cucchiaino e far salire altri aromi, quelli ancor più pregiati. Quante volte l’avrete visto fare? Poche, ma qui certamente sì: basta lasciarsi guidare dai saggi consigli degli esperti – anche perché la varietà di caffè e prodotti che trovate vi potrebbe suscitare una seria indecisione.

Tra le tazze e tazzine degli abitué, perfettamente disposte su credenze e mensole, trovate poi un pannello che si riferisce alla mistica usanza della lettura dei fondi di caffè. Dopotutto sapete che Torino ha la fama di essere una città magica, esoterica, quindi perché non lasciarsi trasportare?
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Sul fondo della vostra tazzina di caffè troverete un numero collegato a un consiglio, suggerimento o previsione. Io mi porto dietro il mio 48, “Usa l’astuzia”, come un piccolo mantra che non può nuocere, e su cui riflettere sorseggiando un’altra bevanda.
Ultima nota: Orso è direttamente collegato a Mara dei Boschi, una delle più rinomate gelaterie di Torino. Una combinazione micidiale e irresistibile.

Dove
Orso Laboratorio del Caffè
Via Claudio Luigi Berthollet 30
Torino

I “cicchetti” di The Egg (Torino)

Posted on 7 gennaio 2016 by in Antipasti, Piemonte, Torino

The Egg (Torino)Bentornati, miei prodi, e buon 2016 a voi! Possa essere un anno vorace e appetitoso, ricco di scoperte e infatuazioni del palato.

Questa è la giornata interstellare del “Mi metto a dieta, in cui milioni di persone decidono di metter un lucchetto a frigorifero e dispensa dopo i bagordi festivi nel disperato tentativo di ritrovare una parvenza di forma. Potevo forse farmi sfuggire quest’occasione di risultare un’infingarda tentatrice e far durare il vostro buon proposito un battito di ciglia? Assolutamente no.

Torinesi, fate attenzione: oggi vengo a casa vostra. A fine 2015 ho scoperto un bistrot che ha fatto sussultare le mie papille: è il The Egg di Nicola Batavia, già chef del noto Birichin (che si trova proprio di fianco).

(altro…)

Il vero Bicerin (Torino)

Posted on 8 gennaio 2015 by in Dolci, In alto i calici, Piemonte, Torino

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(disclaimer: come vi ho accennato, sono diventata amica di una Canon G7X che, così compatta e leggera, si intrufola in ogni mia borsa senza alcun problema. Anche queste fotografie sono state scattate grazie a lei – e la differenza si vede)

Nei primi giorni di questo indimenticabile 2015perdonate l’entusiasmo ma i miei anni dispari sono sempre stati contraddistinti da grandi cambiamenti e non vedo l’ora di vedere cosa accadrà – ho dormito immensamente, corso molto e perseguito le strade del cibo con determinazione.

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Così, mentre ero a Torino, ho deciso di meritare una visita da Bicerin, come se la sua famosa bevanda fosse una pozione karmica, celebrativa.
Testarda e bramante ho trascinato gli amici verso questo piccolo tempio della dolcezza dove, ormai diversi secoli fa, un ingegnoso maestro unì caffè, cioccolato e crema di latte in un bicchiere per servirlo ad avventori di ogni risma.

Visto che sicuramente farete la fila – perché voi dovete farla, altrimenti vi prendo a prendere a casa – cogliete l’occasione per ammirare l’insegna in foglia dorata, le scritte di neon e i dolcetti esposti (o per fare un giro nei bellissimi dintorni). Una paziente signora vi farà entrare e allora vi ritroverete tra tavolini e arredamenti in legno della fine del 700 dominati dal bancale dei confetti custoditi in antichi vasi di vetro.

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Ordinate a colpo sicuro ma trattenete il menù per leggere storia e interessanti dettagli, giusto in tempo per veder apparire il concentrato di squisitezza, energia e voluttà.
Non mescolate subito le componenti. Col cucchiaino assaggiate una goccia di fresca crema di latte, poi procedete con una punta di cioccolato fuso e bollente. Il contrasto sarà già delizioso, ma provvedete a rigirare anche il caffè e portate il bordo alla bocca: un’intensa sensazione di piacere e contrasti vi farà provare sollievo e corroborazione. Una bevanda divina che, conoscendo alla propensione torinese verso la magia, fa pensare a antichi riti.
La forte nota aromatica del caffè, la dolcezza fredda della panna e il calore intenso del cioccolato appena amaro vi porteranno a chiudere gli occhi e sospirare adoranti.

Un momento perfetto, da ricreare ogni volta che se ne sente il bisogno, eccellente per iniziare l’anno.
E, vista la grande affluenza, non perdetevi in chiacchiere: lasciate gentilmente il tavolo al prossimo miracolato.

Dove
Caffè al Bicerin
Piazza della Consolata 5
Torino

Il Salone del Gusto 2014

Posted on 28 ottobre 2014 by in Piemonte, Regali Eventi, Torino

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Premessa: prima di stendere questo resoconto ho preso tre lunghi respiri, messo in ordine le idee e calmato i calorici spiriti, che rileggendo i resoconti degli scorsi anni mi son resa conto di esser stata troppo esaltata. Non prometto niente, in ogni caso.

Il Salone del Gusto è il mio personale paradiso.
Faccio fatica a capire quelli che non ci vanno a causa della folla, del caos, delle cavallette: per me non c’è scusa che tenga.
Il girare tra gli stand è faticoso, scansare i lenti mette a dura prova i nervi, le code sono fastidiose ma mi basta un nuovo sapore per ricaricarmi (sono ecologica: funziono a energia gusto-centrica).

Se mi conoscete saprete già della mia folle passione per i salumi del maiale nero dei Nebrodi, su cui non sprecherò altre lodi: la tattica dell’anno ha previsto la predilezione dell’Oval, il padiglione internazionale che, visitato nella mattinata di Sabato, ha donato soddisfazioni in un ambiente affrontabile.
Passiamole in rassegna, ladies and gentlemen, e intessiamone gli apprezzamenti con spirito da presentatrice che manco Sanremo:

White Lake: direttamente dai pascoli inglesi, ecco un produttore di formaggi da segnare. Il loro Morn Dew di latte vaccino ha un profumo poco intenso ma un sapore che si srotola e articola tra le papille producendo visioni;
– i sidri americani: Vermont, Massachussetts, New York e New Hampshire erano rappresentati da cinque sidri di nicchia provenienti da piccole coltivazioni locali di mele: Eden Ice Cider, Eve’s Cidery, Farnum Hill Ciders, Slyboro Ciderhouse, West County Cider. La loro degustazione è stata un viaggio attraverso una cultura che sopravvive grazie agli appassionati produttori;
Oscypek, una delle mie personali scoperte del secolo, crea dei formaggi unici al mondo a forma di fuso (o animaletti!) e decorati con minuzia, che mangiarli pare quasi un peccato. Attirata da un odore di formaggio fuso, mi ci sono lanciata contro come solo Bolt e in sette millisecondi ho capito che questa specialità polacca mi avrebbe conquistata. Appena tolta dalla padella rovente e cosparsa di marmellata, questa formina di formaggio era filante, sapida e dolce allo stesso tempo, leggermente abbrustolita all’esterno e ancora fresca all’interno;
Cipro. E che si mangerà mai a Cipro, vi chiederete. Eh! Ne sanno, ve lo dico io: tra lonzini affumicati, carne di pecora condita con origano e sale, pancetta e prosciuttini se la passano benissimo. Da non perdere: la tsamarella;
– vive la France e il suo salame al formaggio di capra! Una possibile eresia per alcuni, una grandiosa infatuazione per me.

Tra ostriche, sofisticati the verdi giapponesi in bottiglia, salami di renna lapponi e patanegra spagnoli c’era da rimetterci il cuore e la circolazione sanguigna.

Passiamo all’Italia prima di che mi sveniate con la bava alla bocca o corriate verso il frigo:
– grandissima mancanza: lo stand delle melanzane arancioni della Basilicata;
– lo spazio street food mi ha fatto fare una ola con una farinata strepitosa, sia nella versione semplice sia in quella con pesto e stracchino;

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– allo stand Così Com’è ho finalmente sperimentato i pomodori datterini gialli, dolci e invitanti, disponibili in versione naturale o succo. Non vedo l’ora di farci una coloratissima vellutata;
– e quando pensavo di aver ormai il palato insensibile sono stata scossa dall’assaggio di un fiore sardo fresco capace di farmi venire i lacrimoni;

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– se due anni fa ero rimasta delusa, questa volta la salsiccia cruda di Bra di è riscattata (e ne ho mangiata così tanta che almeno per un anno sono a posto);
– dici “cipolla” e segue “Certaldo“, d’accordo. … ma la loro composta, agrodolce e vellutata? Mai più senza in credenza;
– ho conosciuto il creatore della Tortapistocchi: ora la mia vita ha un senso. Che il signor Claudio venga beatificato, subito!

Concludo quest’orda di acclamazioni con una domanda: amico stand che presenti bontà incredibili, perché non vendi? Perché sei solo in esposizione? Capisco che ci saranno ragioni di business, ma io il tuo peperone lungo di Carmagnola o groviera svizzero di 30 mesi ora dove lo trovo?

In ogni caso, mentre scrivo questo lungo resoconto sono in treno e la mia valigia emana odori di insaccati e formaggi stagionati. So già cosa mangiare e in quale ordine, quali ricette provare e cosa centellinare, dandomi appuntamento al prossimo Salone del Gusto.
Saranno due anni lunghi, ma non mancherò: come mi sento bene lì, poche altre volte.

Asian Fusion, cucina malese a Torino

Posted on 22 settembre 2014 by in Etnicità diffusa, Piatti unici, Torino

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Come sappiamo bene, TripAdvisor è affidabile una volta su dieci: tra commenti inventati, lotte tra ristoranti e critici improvvisati è facile cadere nella trappolona, che si ripercuote infingarda sul vostro palato.
Però, quell’unica volta che ci azzecca vi sentirete aleggiare in un paradiso in cui le nuvole sanno di soddisfazione.

Una di queste è rappresentata dalla scoperta di un straordinario ristorante malese a Torino, che primeggia nella sezione “cucina etnica” con dovuto merito: per apprezzarlo pienamente è utile leggere qualche recensione o, nel vostro caso, proseguire con questo articolo
Forse il nome “Asian Fusion” non esprime al meglio le sue potenzialità ma, visto che unisce specialità di diversi paesi asiatici, non è scorretto.

Gestito da una famiglia malese, si trova nei pressi del centro. Solitamente dovrete suonare il campanello per entrare e, a dirla tutta, senza prenotazione potreste non trovare posto. Ecco perché è meglio chiamare e cogliere l’occasione per ordinare i piatti speciali.

In che senso?
Da quanto il simpatico e loquace proprietario potrà raccontarvi, la vera cucina malese è fatta da piatti che richiedono una lunga preparazione e che, per questo, non sono inclusi nel menù.
Inoltre preparano il sushi solo su richiesta per acquistare il pesce migliore del giorno e servire solo i filetti centrali, ricchi di Omega3.
C’è anche un menù normale, tra cui vi consiglio il Nasi Penang (riso con gamberi immenso in una squisita salsa di peperoni) e gli involtini di gamberi, ma fidatevi e lanciatevi in una prelibata esperienza asiatica.

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Il sushi ordinato appositamente non ha deluso le altissime aspettative: pesce freschissimo, ottima varietà e pezzi originali, il tutto impiattato con armonia e cura tra fiori e petali di rosa. Anguilla, salmone, gambero e polpo, uramaki con verdure, pesce e formaggio, roll di verdure, salsine delicate, uova di lompo e wasabi in magico equilibrio.
In due parole: altissima qualità. Se volete iniziare qualcuno al pesce crudo, partite da qui.

Tra le specialità malesi dovete assaggiare assolutamente il Babi Chasiu, ovvero arrosto di maiale cotto a lungo con miele e sesamo – e quando scrivo “dovete” sono inflessibile. Le fette sottili di maiale sono tenere e saporite, glassate da questa salsa di miele arricchita da sesamo di cui non lascerete nemmeno una piccola traccia. Le note dolci non sono invasive, anzi, profumano ancor più un piatto unico.

Altrettanto ottimo, e ideale per chi ama i sapori più forti, è il pollo con verdure immerso in una salsa speziata (credo di aver individuato curry, latte di cocco, chiodi di garofano e lemongrass): ricorda alcuni piatti thai ma, dato che la carne è cotta più a lungo, risulta molto tenero e succulento. Viene accompagnato da riso bianco, utile per raccogliere il sugo e goderselo.

Infine, sappiatelo: scambiare due chiacchiere col proprietario è obbligatorio. Io ho appreso moltissime informazioni sulla medicina malese, su animali marini inquietanti e su alcuni frutti miracolosi mai sentiti prima, e il risultato è che ora ho una gran voglia di partire per Kuala Lumpur. Intanto mi preparo continuando a gustare la loro cucina.

Dove
Asian Fusion
Via Santa Chiara 54A
Torino
Tel. 338 8194846 o 011 19381095

La carne argentina di Volver (Torino)

Posted on 22 maggio 2014 by in Piemonte, Secondi Piatti, Torino

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Dai, ditemi che anche a voi viene ciclicamente una gran voglia di carnazza, dove per questa si intende carne rossa, alta tot pollici e cotta secondo il vostro preciso gusto. Non lasciatemi sola in questo (bellissimo) tunnel!
Essendo ciò che preferisco sopra a ogni altra cosa ho aspettative sempre alte, e non mi accontento mai. Quindi quando rimango sorpresa  – o addirittura commossa! – significa che c’è qualità, bontà e sazietà.

In una delle mie peregrinazioni torinesi ho provato Volver, ristorante argentino centralissimo, grandissimo e, ahimé, rumorosissimo dove ogni carnivoro trova il suo motivo d’esistere.

Tra empanadas, provola alla griglia e patate cosparse di roquefort (che consiglio appassionatamente) la carne argentina trionfa: erano diversi mesi che non trovavo un taglio alto quattro (delle mie) dita, di una perfetta media cottura e insaporito il giusto, genuinamente succoso e squisitamente tenero. Io ho assaggiato il bife de chorizo da 350gr: dopo il primo boccone avresti voglia di prenotare il primo aereo per Buenos Aires e non tornare più.

La carne viene accompagnata da diverse salsine: tre vi verranno portate come antipasto e tre con la carne dai simpatici camerieri, mentre altre aspettano di essere assaggiate. Io ho provato quella al vino rosso, che ho indubbiamente gradito.
E, a proposito, sulla tavola non può mancare una bottiglia di buon rosso: lasciatevi consigliare o perdetevi nella consultazione della carta-giornale.

E’ un entusiasmante punto di riferimento per la Torino carnivora e, come accennavo, il suo essere vasto e sempre pieno non lo rende l’ideale per una cenetta romantica: meglio andarci con gli amici (ed essere pronti a spendere un pochino: i prezzi sono infatti medio-alti).

Dove
Volver
Via Botero 7
Torino
Tel. 011.5660524

I cannoli di Zucca (Torino)

Posted on 10 febbraio 2014 by in Bar, Dolci, Piemonte, Torino

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Se io potessi, oltre che stare sempre in vacanza (come direbbe il Lorenzo nazionale), mi sveglierei lentamente e beneficerei di una sacrosanta, tranquilla colazione. Adoro quelle all’inglese, con bacon & egg, spremuta d’arancio e caffè americano, che mi concedo non appena posso.

La verità è che nei giorni di lavoro rimango a letto il più possibile e, per una brutta abitudine dei tempi del liceo, non riesco a mangiare niente prima di uscire di casa: il bar è d’obbligo per un cappuccino accompagnato da una qualche delizia contenente alte percentuali di burro.

In uno dei miei weekend torinesi i miei amici mi hanno portata da Zucca, bar storico riaperto dopo 13 anni, e mi hanno dato due indicazioni:
1) assaggia i cannoli;
2) assaggia i tramezzini con il mascarpone tartufato
.
Posto che il secondo non mi pare si accompagni bene col caffè, abbiamo ordinato i primi.

Di media dimensione e deliziosamente dorati, la loro perfetta forma a spirale lasciava ben presagire.
Al primo morso ho scoperto che la pasta sottile e croccante racchiudeva una crema non troppo dolce dalla consistenza del velluto, ma potete prendere anche quelli con lo zabaione. Di certo sarete tentati di mangiarne a ruota libera: trattenetevi per le altre bontà di Torino.
Infine il cappuccino era un po’ piccolo – tre sorsi ed era finito – ma il sapore apprezzabile, senza il minimo sentore di bruciato (che trovo sempre più spesso, purtroppo).

Il bar Zucca si trova vicino alla stazione di Porta Nuova, quindi può essere una buona soluzione per una colazione veloce ma eccellente.
I prezzi? Un po’ sopra alla media, ma per un cappuccino e un cannolo (o due) si può fare.
Se volete invece prenderla con calma potete accomodarvi nella saletta al piano superiore.

Ah, una piccola nota.
Ovviamente non ho resistito e ho assaggiato anche i tramezzini con il mascarpone tartufato: ecco, c’ho avuto un leggero mancamento per l’ebbrezza. Rapitene un paio per merenda: non ve ne pentirete.

Dove
Bar Zucca
Via Gramsci 10
Torino

Gli gnocchi castelmagno e nocciole di Scannabue (Torino)

Posted on 27 gennaio 2014 by in Piemonte, Primi Piatti, Torino

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Che la scena gastronomica torinese stia diventando più interessante (e nelle mie corde) di quella milanese è ormai un dato di fatto: i miei occhi hanno beneficiato di belle brochure, arredamenti graziosi e menù di design ma ora il mio palato necessita qualcosa di più originale e meno burger-like.

Recentemente sono stata traghettata presso Scannabue, in cui forma e sostanza si equilibrano in modo eccellente, e ne sono rimasta conquistata.

L’ambiente ha una patina un po’ francese, un vintage né modaiolo né gridato, con tante pubblicità italiane retrò appese alle pareti e arredamenti alla Novecento, quando a Torino dimoravano i re.

Già dall’ingresso non si può non apprezzare la gentilezza del personale, prodigo nel recuperare cappotti zuppi di pioggia e prendere gli ordini. Ascoltare il racconto dei piatti del giorno merita perché denota una cura nella scelta delle parole.

Mi lancio su un tonno di coniglio e su degli gnocchi di patate con castelmagno e nocciola tonda gentile: un trionfo di Piemonte.
Finisco ovviamente con l’assaggiare i tajarin e la guancetta brasata della mia gentile commensale, che ha avuto pietà dei miei occhi supplichevoli.
Il menù aveva così tante proposte interessanti e tipiche che sicuramente tornerò, ma intanto lasciatemi descrivervi gli gnocchetti, che mi hanno colpita dritta al cuore.

Quanti sono i ristoranti che preparano gnocchi di patate che sanno davvero-davvero di patate? Io li conto in una mano, e lo Scannabue c’è: al primo assaggio ho sentito la consistenza morbida ma non farinosa, accompagnata dalla voluttuosa crema di castelmagno e dai pezzetti di nocciola, che hanno fatto suonare una sveglia nel mio cervello e preso a schiaffi i miei sensi rattrappiti. Altro che caffè! una forchettata di questi gnocchi alla mattina e potrete iniziare a correre pieni di gioia (ecco, dovrò provarci…).

Termino con un caffè che, con grande letizia, viene accompagnato da un cantuccino, un mignon con crema chantilly, una gelée al mango e una ai fichi.

Cos’altro avrei mai potuto desiderare?

Io spero di tornarci presto, ma intanto provatelo anche voi (prenotando, che é essenziale).

Dove
Scannabue
Largo Salluzzo 25H
Torino
Tel. 0116696693

L’uovo croccante del Consorzio (Torino)

Posted on 11 novembre 2013 by in Antipasti, Piemonte, Torino

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Sapete che Torino ha conquistato una parte del mio cuore a forma di frigorifero: dire che l’adoro è riduttivo e spiegar il perché ne sia infatuata è una questione prolissa ma credo che si possa ben intuire da come ne scrivo.

Durante la mia ultima visita sono stata condotta al Consorzio, di cui avevo sentito meraviglie.
Immaginate di aver affrontato una settimana assai impegnativa, di esser saliti sul treno quasi senza ricordare il vostro nome, giungere al capoluogo piemontese ed esser messi innanzi a un uovo croccante con biete e pancetta da sgranocchiare circondati da un filo di fonduta di cheddar: il contrappasso farebbe venire un colpo all’80% delle persone, con tanto di lacrimoni e commozione generale (oltre che cerebrale).

Si tratta di uno dei cavalli di battaglia di questo ristorante situato nel centro di Torino, gestito dai giovani Andrea e Pietro e con Miro Mattalia in cucina, in cui potete trovare uno dei menù più invitanti mai visti: vorrete ordinare tutto. Due volte.

Veniamo a questo antipasto: l’uovo è avvolto da una crosticina sottile e delicata, quasi friabile; affondando i rebbi troverete il tuorlo ancora deliziosamente liquido pronto a invadere le biete sbollentate e posate come base.
La pancetta forma una virgola sapida e croccante da centellinare, mentre il cheddar… Oh! Il cheddar! Uno dei miei formaggi preferiti nonché peggior ossessione! Ecco, l’uovo con un pochino di questa crema diventa leggendario, tipo che tenterete di capire come realizzarlo a casa vostra ma sarà tutto inutile.

Alla fine guarderete il piatto vuoto e vi chiederete se ordinarne un altro, ma fidatevi della qui presente e continuate con un primo o un secondo (la costata di bue grasso!): per scoprire i segreti di questo uovo vi toccherà proprio tornare al Consorzio, più e più volte.
A proposito: prenotate. Il locale è un po’ piccolo ed è praticamente preso sempre d’assalto (e c’è un ragionevole perchè).

Dove
Ristorante Consorzio

Via Monte di Pietà 23
Torino
Tel. 0112767661