18 December 2017
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Di ritorni, primavera e zucchini noodles

Posted on 1 maggio 2016 by in Primi Piatti, Regali ricettine

Zucchini noodles

Qualche giorno fa ho riso moltissimo quando uno di voi, attenti e solerti assaggiatori, mi ha chiesto se la mia provvisoria sparizione da questi “schermi” fosse dovuta a una prodigiosa festa per i novant’anni della nostra sovrana preferita finita in un regal hangover, o se fossi davvero andata a candidarmi per seguirne le digital PR (come un meraviglioso annuncio apparso online recita).

Mi piacerebbe dirvi che sì, io e Elisabetta siamo state travolte dalla passione per il gin e ci siamo risvegliare a Cuba ma la verità è che ero un attimo impegnata in questioni di mobili, se così possiamo dire. Mobili e zucchini noodles, tipo che se mi seguite su Instagram non avrete visto altro impiattato in deliziosi piatti rosa confetto.

Zucchini noodlesC’è chi ha dato il benvenuto alla primavera andando al mare, chi facendo le pulizie di casa e armadi e chi, come me, ha comprato un aggeggio per tagliare le zucchine a spaghetto o tagliolino e ne ha parlato a chiunque come di una rivoluzione intergalattica.

Quindi, come raramente accade da queste parti, ora vi suggerirò tre modi per condire i vostri zucchini noodles e sentirvi non solo grandi chef ma estremamente alla moda e pseudo-salutisti:

1) zucchini noodles con speck e pomodorini essiccati (che spiega lo “pseudo” qui sopra);

2) zucchini noodles con burrata e una generosa dose di pepe;

3) zucchini noodles con porri e ricotta di bufala.

Il principio è semplice: realizzare gli spaghetti e farli saltare in una wok con un filo d’olio finché non rilasciano l’acqua e, sul finale, aggiungere gli ingredienti. Niente salse, niente intingoli: bisogna preservare la croccantezza e la naturale sapidità della verdura.
Zucchini noodles, piatto per eccellenza della mia primavera. Adatto anche ai pic-nic di Queen Elizabeth.

I bellissimi piatti Tognana e le stoviglie che vedete nelle foto mi sono giunte da Privalia, che da qualche tempo ha lanciato una sezione ricca di tutto ciò che è Home Decor ed è riuscita nella straordinaria impresa di rendere vivace la mia tavola (in cui era tutto, o quasi, bianco e nero. Più o meno come il mio armadio). Ora sto puntando questa linea di piatti e mug e ad un’altra wok per altri noodles, mentre non vedo l’ora di trovare una casa più spaziosa per creare un’area ufficio come questa. Finger crossed.

Spaghetti al pesto

Il riso cozze e patate di Tre Cristi (Milano)

Posted on 17 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Parlando del Tre Cristi dobbiamo considerare quattro tipi di persone: quelli che sentono il nome “Paolo Lopriore” e si esaltano, quelli che alzano gli occhi al cielo, quelli che conoscono ma non hanno mai avuto il piacere e quelli che “Lopriore chi?”. Mentre invito gli ultimi verso la porta d’uscita e li invito a tornare a Settembre per l’esame di riparazione, mi rivolgo ai primi tre casi e termino questa corposa prefazione dicendo che sì, ci ho cenato e mi ha conquistata.

Recentemente aperto in zona Porta Garibaldi, laddove grattacieli e design urbano danno un’immagine avveniristica di Milano, sorprenderà chi era abituato a una cucina altrettanto d’avanguardia ai limiti del minimalismo.
Il concetto chiave è cristallino e ben espresso nei piatti, nel servizio e nell’ambiente: il mangiare bene può esser reso ancor più splendido se la compagnia è ottima.

Quanto adoro esser sorpresa andando al ristorante, aspettarmi l’ottimo e ricever l’eccellente!

Il riso cozze e patate spicca tra gli (abbondantissimi) piatti assaggiati, incastonandosi nella mia memoria foodie come un’esperienza inaspettata, da ripetere e da consigliarvi.

Al momento del primo piatto una magica, argentea e brillante spatola è comparsa alla mia destra , facendomi alzare un sopracciglio. Subito dopo è giunta una pentola Creuset piena di riso perfettamente mantecato (una porzione adatta a tre persone affamate), una ciotola Creuset con cozze crude arricchite da un filo d’olio d’oliva da urlo, un brick di porcellana con la spuma di patate, un altro piattino Creuset colmo di pomodorini e una ciotolina con parmigiano grattugiato.
Praticamente per fare la foto al piatto ho dovuto scattare una panoramica al tavolo.

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Il principio è semplice: il piatto deve esser composto dal commensale, dosando e impiattando secondo il proprio gradimento degli ingredienti preparati con estrema perizia, tanto che sbagliare è impossibile. Viste le porzioni il bis o il tris sono assicurati.

Come avrete intuito la tavola è dominata da Le Creuset, le cui pentole e cocotte fanno tanto “casa” senza rinunciare allo stile.
Ampi e distanziati, i tavoli rotondi e quadrati risplendono con tovaglie immacolate in un arredamento dai toni più scuri, mentre il preparato personale si muove veloce e solerte per metter tutti a proprio agio.

Parlandovi delle caratteristiche del piatto devo sottolineare la perfetta cottura del riso, la freschezza e sapidità delle cozze, la nota solare del pomodoro e la leggerezza impalpabile della crema di patate. La scomposizione nobilita ogni elemento sottolineandone la semplicità e l’inappuntabilità, l’essenza conviviale e la soddisfazione della creatività. 

Insomma, non è che mi sia piaciuto: di più. Sono aspetti che amo trovare nelle cucine e me le rende memorabili.

Dove
Tre Cristi
Via Galileo Galilei 5, angolo Marco Polo
Milano
Tel. 02 29062923

La trattoria cinese Hua Cheng (Milano)

Posted on 13 gennaio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Se l’happy hour, la location, il meeting o l’evento iniziano a farvi venire l’orticaria significa che dovete prendere una pausa da quella Milano e rivolgervi verso altri lidi. Altro che aerei o treni, basta andare in Sarpi.

Passeggiare per China Town significa immergersi in una realtà parallela, piacevolmente straniante e disseminata di ristoranti interessanti. Uno di questi è la trattoria Hua Cheng.

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Dall’esterno non si nota: è piccola, l’insegna ridotta e via Giordano Bruno non è di facile passaggio, però vedrete le persone che pazientemente attendono e capirete di essere arrivati al posto giusto. Non è possibile prenotare quindi se la vostra fame è impellente dovrete organizzarvi per presentarvi presto – come io e i miei due compari di folli mangiate abbiamo fatto.

L’ambiente è molto semplice – un misto tra un’osteria italiana e elementi più orientali – e vi troverete a mangiare gomito a gomito con degli sconosciuti.

Detto tutto questo, perché andare?

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E qui parte la mia entusiasta dissertazione sui loro tagliolini in brodo, sull’anatra alla piastra con funghi e bambù, sul loro menù ampissimo comprendente specialità autentiche della cucina cinese e, soprattutto, il riso alla cantonese definitivo che mi ha fatto pensare “Oh! Quanto ero illusa nel credere di conoscerlo!“.

Da Hua Cheng viene (abbondantemente) servito con uovo saltato, piselli e, per la mia estrema gioia, maiale saltato (che gli conferiscono un gusto ben più spiccato del consueto prosciutto) e funghi cinesi (da me molto amati perché succosi). Così composto assume un profumo più intenso, una sapidità completa e una consistenza meno asciutta: parte dell’olio viene sostituita dalla potenza del suino, che fa sempre piacere.

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Infine, il costo è stato assai contenuto, e per una cucina cinese così buona e ben eseguita non è scontato.
Si prevedono numerosi ritorni. Dopotutto non capita tutti i giorni di viaggiare in Oriente nel giro di mezz’ora.

Dove
Trattoria cinese Hua Cheng
Via Giordano Bruno 13
Milano

p.s. le fotografie sono state scattate con la Canon G7X

Le tagliatelle della trattoria Anna Maria (Bologna)

Posted on 18 marzo 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, La sagra del carboidrato, Primi Piatti

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Una delle domande che mi rivolgono più spesso è “Dove posso mangiare bolognese nel centro di Bologna?“. Eh, né facile né scontato: la buona cucina locale, quella vera e schietta, si inerpica su per i colli, difficilmente percorribili senza un’auto.

Come fare? Io ho alcuni posticini di fiducia – poteva essere altrimenti?! – che sortiscono sempre un buon risultato: uno di questi è la trattoria Anna Maria in via Belle Arti, famosa per le sue tagliatelle al ragù.

Ho avuto il piacere di scoprirla insieme al nostro cookies & golden retriever master in una gelata notte invernale che chiamava a gran voce cibi soddisfacenti.

Prima nota: abbiamo prenotato e fatto bene, visto che il ristorante era strapieno. Vi troverete turisti di ogni nazionalità mescolati a tenaci emiliani, e ci metterete ben poco a distinguerli.
Seconda nota: la simpatia del cameriere era indimenticabile, del tipo che ti rende la serata ancor più piacevole e ti strappa molto sorrisi senza invadere.
Terza nota: il menù comprende notevoli specialità a prezzo medio-alto. Se volevate un’osteria dal prezzo più basso trovare quella dell’Orsa: qui un primo costa la bellezza di € 14. Meritatissimi, però!

Vediamo di farvi venire un po’ di gola raccontandovi queste tagliatelle, regine assolute della tavola.
Che siano prodotte a mano è indubbio: la loro sfoglia è straordinariamente sottile, del tipo che non appesantisce e si lascia divorare con gioia, della specie che si lascia sommergere dal ragù e lo trattiene a sé. Brave, fate il vostro dovere.
Essendo così ben tirate vi renderete conto di averne una gran porzione solo quando sarete a metà, e le starete avvolgendo da un bel pezzo.
Allenate le dita nell’arte di ruotare la forchetta, che qui ce ne sarà bisogno!

Passiamo al ragù.
Essendo bolognese è di carne ma ogni signora che si rispetti ha la sua ricetta segreta. Posso tentare di indovinare la presenza di un po’ di salsiccia visto il gusto intenso, e di un buon quantitativo di pomodoro per non risultare asciutto.
Apprezzo, e sono sicura che lo farete anche voi.

Se una signora verrà in visita al vostro tavolo e vi chiederà informazioni sull’andamento non vi spaventate: si tratta proprio della signora Anna Maria, in persona!

Se alla fine del piatto non vi sfugge un sonoro “Sorbole!” significa che non vi ho proprio insegnato niente.

Dove 
Trattoria Anna Maria
Via Belle Arti 17
Bologna
Tel. 051 266894

La Miso Soup di Casa Ramen (Milano)

Posted on 7 marzo 2014 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici, Primi Piatti

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Il ramen è il nuovo hamburger, che era il nuovo cupcake, che era il nuovo macaron, che era il nuovo sushi: a Milano va tantissimo, e altrettanto io ho bramato di provarlo.

Forte delle mie esperienze in Giappone, dove ne ho mangiati di eccellenti, mi sono recata da Casa Ramen colma di speranza: il mio regal pancino bramava una consolatoria scodella ricolma di brodo bollente, spaghetti e condimenti per sollazzare i sensi (e dimenticare una giornata terrificante, a dirla tutta).

Io e colei che mi ha convinta ad iniziare a correre abbiamo atteso sapientemente una quarantina di minuti (Frida e le sue birrette sono dietro l’angolo!) prima di accomodarci su degli sgabelli in un locale piccino e intimo: è un bel ambiente, carino e informale, che fa davvero “casa”. Una clientela alla mano viene unita al personale assai simpatico, e in men che non si dica è già amore.
Prenotare non è possibile, quindi lasciate il vostro nome e rilassatevi. Keep calm & la qualunque, come direbbe qualcuno.

Ordiniamo edamame e scodelle ricolme di ramen: io opto per la versione con brodo di miso accompagnato dai noodles fatti in casa, maiale, mais, bambù a listarelle, alga nori, germogli di soia e uova sode.
La porzione è generosa, il profumino invitante: il primo approccio è quindi positivo.
Seguiamo tutte le istruzioni per gustare il piatto: sorseggiare il brodo e lasciarsi inebriare, mangiare velocemente gli spaghetti (che altrimenti perdono elasticità), gustare i condimenti e terminare col brodo direttamente dalla ciotola, tenendola tra le mani come una cosa preziosa. Tradizione giapponese (che posso confermare di persona) vuole che si faccia un gran rumore quando si risucchiano gli spaghetti ma non fa per me: son pur sempre una regale assaggiatrice, the Queen non approverebbe.

Ed eccola, la placida sensazione di tranquillità che solo un buon piatto regala.
Questi miso ramen sono davvero deliziosi, saporiti, piacevoli e conviviali (schizzerete tutti i vostri vicini di sgabello, ma non sarà un grosso problema), un tripudio per chi adora i piatti in brodo e per chi cerca un boccone di vero Giappone a prezzo contenuto.
Ho molti amici che si lasciano spaventare dalle uova – sinceramente non capisco il perché – ma voi non commettete questo errore: provare, come sempre, è il miglior approccio.

Oltre al menù classico Casa Ramen offre dei piatti del giorno: ho notato uno shabu shabu assai invitante, ma non ce l’ho fatta – anche perchè lo chef ci ha omaggiate di un piattino con delle patate novelle avvolte da una sapidissima salsetta di soia che… evviva!

Approvato, consigliato e da riprovare al più presto.

Dove
Casa Ramen
Via Porro Lambertenghi 25
Milano
Tel. 02 3944 4560

Gli gnocchi castelmagno e nocciole di Scannabue (Torino)

Posted on 27 gennaio 2014 by in Piemonte, Primi Piatti, Torino

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Che la scena gastronomica torinese stia diventando più interessante (e nelle mie corde) di quella milanese è ormai un dato di fatto: i miei occhi hanno beneficiato di belle brochure, arredamenti graziosi e menù di design ma ora il mio palato necessita qualcosa di più originale e meno burger-like.

Recentemente sono stata traghettata presso Scannabue, in cui forma e sostanza si equilibrano in modo eccellente, e ne sono rimasta conquistata.

L’ambiente ha una patina un po’ francese, un vintage né modaiolo né gridato, con tante pubblicità italiane retrò appese alle pareti e arredamenti alla Novecento, quando a Torino dimoravano i re.

Già dall’ingresso non si può non apprezzare la gentilezza del personale, prodigo nel recuperare cappotti zuppi di pioggia e prendere gli ordini. Ascoltare il racconto dei piatti del giorno merita perché denota una cura nella scelta delle parole.

Mi lancio su un tonno di coniglio e su degli gnocchi di patate con castelmagno e nocciola tonda gentile: un trionfo di Piemonte.
Finisco ovviamente con l’assaggiare i tajarin e la guancetta brasata della mia gentile commensale, che ha avuto pietà dei miei occhi supplichevoli.
Il menù aveva così tante proposte interessanti e tipiche che sicuramente tornerò, ma intanto lasciatemi descrivervi gli gnocchetti, che mi hanno colpita dritta al cuore.

Quanti sono i ristoranti che preparano gnocchi di patate che sanno davvero-davvero di patate? Io li conto in una mano, e lo Scannabue c’è: al primo assaggio ho sentito la consistenza morbida ma non farinosa, accompagnata dalla voluttuosa crema di castelmagno e dai pezzetti di nocciola, che hanno fatto suonare una sveglia nel mio cervello e preso a schiaffi i miei sensi rattrappiti. Altro che caffè! una forchettata di questi gnocchi alla mattina e potrete iniziare a correre pieni di gioia (ecco, dovrò provarci…).

Termino con un caffè che, con grande letizia, viene accompagnato da un cantuccino, un mignon con crema chantilly, una gelée al mango e una ai fichi.

Cos’altro avrei mai potuto desiderare?

Io spero di tornarci presto, ma intanto provatelo anche voi (prenotando, che é essenziale).

Dove
Scannabue
Largo Salluzzo 25H
Torino
Tel. 0116696693

La gricia di Settimio all’Arancio (Roma)

Posted on 22 gennaio 2014 by in La sagra del carboidrato, Primi Piatti, Roma

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E quando vi prende quella voglia incontrollabile di qualcosa di buono e tosto, che vi distolga i pensieri e faccia piombare in una dolcissima catarsi, come non buttarsi sulla pasta?
E come non affidarsi a chi sui piatti di pasta succulenti e sapienti, mazzate di calorie e delizia ha creato un impero, ovvero Roma?

C’hai mal di testa? Amatriciana.
Problemi in ufficio? Carbonara.
Rotto col fidanzato? Cacio e pepe.
A me pare semplicissimo.

Quindi se siete in zona Piazza di Spagna scendete lungo via dei Condotti e raggiungete Settimio all’Arancio, un ristorante che da molti anni allevia i cuori.

Fate così: ordinate le mezze maniche alla gricia (attenzione! Hanno anche la pasta per celiaci) e lasciate alle spalle il mondo.
Sì, spegnete quel cellulare e non fate la foto su Instagram che intanto si raffredda!
Concentratevi sui pezzettoni di guanciale croccante le cui parti grassocce si sciolgono in bocca, lasciatevi scuotere dall’abbondante pepe, apprezzate la perfetta cottura della pasta e assaporate la divina cremina fatta col pecorino.
Qua stiamo parlando di altissimi livelli artistici, i Guttuso del carboidrato.

Anche se siete della Valle d’Aosta, del Friuli o della Sardegna non potrà non sfuggirvi una qualche colorita espressione romanesca, e sarà la prova del vostro stare benissimo.
Batterete le mani sulla pancia e vi distenderete sulla sedia sorridendo. Che soddisfazione, Settimio!

Dove
Settimio all’Arancio
Via dell’Arancio 50
Roma
Tel. 06 6876119

I tagliolini di mare di A’Riccione (Milano)

Posted on 9 dicembre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Milano ha il mercato ittico più grande d’Europa!” è una delle frasi preferite da chi conosce questa città, al pari di “Ci aggiorniamo” o “Oh mia bela madunina“, ma quando chiedi consiglio su un ristorante di pesce serio tutti perdono le parole, che ormai gli spaghetti allo scoglio sono stati sostituiti da sushi e uramaki.

Ok, benissimo, io amo le cucine etniche, ma cosa fate quando c’avete una voglia impossibile di cannolicchi gratinati, di linguine all’astice, di grigliata mista? Mica posso prendere il treno e rifugiarmi sulla riviera romagnola, dove conosco paradisi fatti ristorante, a meno che non sia lei a venire a Milano e in tal caso…

… vi trovereste da A’Riccione, che ho conosciuto qualche mese fa per le sue ostriche e che ho sperimentato qualche tempo fa nella sua completezza.
Non appena sono entrata ho avuto un momento di smarrimento riconoscendo un ambiente tipico di quei ristoranti della Romagna sopracitati a cui sono particolarmente affezionata – il colore delle pareti, i mobili in legno, gli affreschi a muro, la barca-frigo per il pesce – che mi ha fatto dimenticare d’essere in Lombardia.

Il menù è sontuoso, per le grandi occasioni: ai tavoli attorno vengono portati vassoi di gamberi, gamberoni, granseole, astici, poi i crudi e le ostriche, e io vago nell’imbarazzo della scelta.
Tra le pietanze assaggiate ciò che più mi ha colpita e che consiglierei a voi, lupi di mare trapiantati, sono i tagliolini con fiori di zucca, calamaretti e vellutata di zucchine, che assolvono benissimo a molteplici ruoli: saziare, far gioire il palato, provocare lo sguardo e far sentire il mare.

Abbondanti, serviti in un piatto fondo e riccamente conditi, hanno pienamente soddisfatto di un bel piatto genuino di pesce: i calamaretti “baby” erano così teneri da accompagnarsi benissimo con i tagliolini dorati dalla cottura perfetta; il taglio del fiore di zucca era così fine che se c’avessi provato io sarei finita di corsa al pronto soccorso; i pomodorini e il pizzico di prezzemolo conferivano una punta di freschezza, infine la girandola di crema di zucchine evitava l’eccessivo asciutto.

Un primo dalle sfaccettature delicate, da assaporare lentamente con un bicchiere di vino bianco.

Che voi andiate nella sede principale – in zona Zara – o da A’Riccione Bistrot – in via Procaccini – troverete sempre eccellenza e savoir fair.
Se però puntate a una scorpacciata di ostriche o a conoscere il loro variegato mondo, il secondo potrà soddisfarvi al meglio: il suo Oyster Club non può non impressionarvi.

Dove
A’ Riccione
Via Torquato Taramelli 70
Milano
Tel. 02 683807
o
A’ Riccione Bistrot
Via Procaccini 28
Milano
Tel. 02 3451323

“Il Volto del 900” & Fiori Chiari Plates: giornata perfetta

Posted on 18 novembre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Oltre a consigliera in fatto di cibo sto diventando una tuttologa pronta a organizzare pomeriggi e giornate per gli amici in visita a Milano.
Dove andare? Cosa vedere? E la colazione, il pranzo, lo spuntino, la cena? Impacchetto un programma perfetto, lo illustro e solitamente ottengo ottime recensioni.

Un esempio?
Combinare una mostra a una cena.

Milano di certo non manca di proposte culturali – soprattutto in paragone ad altre città – e in questo panorama spicca Palazzo Reale con le sue rassegne: ricordo che, quando vivevo in altre città, prendevo un treno e salivo appositamente.

Ora è in corso la mostra “Il Volto del ‘900“, che ho avuto modo di vedere in una sera di Ottobre grazie a Skira: oltre alla meraviglia delle sale, essere condotti nell’evoluzione della rappresentazione del viso umano nell’ultimo secolo è un viaggio pieno di sorprese e cambiamenti.

Le istruzioni continuano con una passeggiata verso Brera e una cena da Fiori Chiari Plates.
Le buone parole che vengono associate a questo ristorante sono assolutamente meritate: è un posto delizioso, nella cucina, nell’arredamento e nella gentilezza del personale.

Io ho ovviamente assaggiato il piatto più tosto del menù, ovvero… il Pizzoccherone.
Già il nome è un programma: si tratta di ravioli fatti con la farina taragna, ripieni di formaggio e accompagnati da coste saltate, burro e altro formaggio.
La superficie della pasta risulta ruvida in un modo irresistibile e trattiene meglio formaggio e burro, mentre le coste rimangono croccanti.
Se amate i pizzoccheri impazzirete per questa rivisitazione, e persino voi trentini (o altoatesini!) concordereste.

Aggiungo, per il dopocena, una passeggiata tra i ciottoli di Brera, et voilà, ecco il programma perfetto.

Suvvia, non vi sembro una brava guida?
E pensate che sono così alta che non mi serve nemmeno alzare l’ombrellino per guidarvi nei meandri della città!

Dove
Fiori Chiari Plates
Via Fiori Chiari 13
Milano
Tel. 02 36630635

Gli spaghettoni “alla tamarra” di Dongiò (Milano)

Posted on 8 ottobre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Cosa farebbe la regina nella serata della Vogue Fashion Night Out milanese, quando armadi e gabbie si aprono e presunti amanti della moda si riversano per strada e non indossano abitini – e tantomeno cappellini – color pastello?

Chiederebbe ai suoi condottieri di condurla a mangiare calabrese invocando ‘nduja a valanghe su tutti i disertori del buon gusto!

Non dico sia andata letteralmente così ma poco ci manca: la giornata era stata caotica, e la qui presente aveva molto bisogno di qualcosa di sorprendente, che avesse il potere di sedarle i nervi piuttosto provati.

Dopo un lungo vagare la soluzione si è rivelata la cucina di Dongiò, nel quartiere Porta Romana di Milano.
Sebbene abiti in questa zona da più di due anni non avevo mai avuto l’occasione di andarci e, oltretutto, da fuori pare un ristorante di elevata classe, costoso (cosa non fanno delle vetrate al giorno d’oggi!), in attesa di un’occasione speciale.

Diciamo pure che ho preso una regal cantonata: l’aspetto é decisamente curato, come un buon ristorante deve essere, ma non occorre certo l’abito da gala (maestà, per una volta mi perdoni).
Tiriamo quindi un sospiro di sollievo e apprestiamoci a parlare della cucina, grande protagonista: da Dongiò ci si bea di un trionfo di Calabria e sapori autentici come si deve.
Il piccante è padrone ma non temete, non uscirete in fiamme – a meno che proprio non lo sopportiate: ne sarete invece deliziati, e scoprirete che avete più papille gustative da risvegliare di quanto non sapevate.

Il piatto scelto sono gli spaghettoni alla tamarra, che con un nome così possono intimorire: indosseranno leggings maculati e ascolteranno musica unz unz? No, state calmi: hanno “solo” un sugo con una notevole quantità di ‘nduja, la giusta dose per farvi tornare presenti a voi stessi dopo la sopracitata giornata.

Dlin dlon!“, sentirete suonare nel cervello.
Chi è?“.
“Siamo degli spaghetti cotti alla perfezione e uniti ad abbondante salsa piccante, saporiti ma non eccessivi, ricchi e appaganti, spessi e consistenti, pronti a macchiare ogni camicia e rendere felici anche per questo motivo! Mettiamo ogni cosa al suo posto e ristabiliamo delle priorità agendo sul senso del gusto di coloro – da Proust alla regal assaggiatrice – che più ne sono assoggettati”.

Se dopo questa presentazione non avete un certo languore non c’avete cuore – o stomaco.
Poco male: Don Gió è sempre meritatamente pieno, quindi avrò meno concorrenti da sbaragliare – miei condottieri, avanti!

Dove
Dongiò
Via Bernardino Corio 3
Milano
Tel. 02 551 1372