Il bagel egg&avocado di California Bakery (Milano)

C’è un motivo per cui le mie amiche emiliano-romagnole mi odiano, ed è proprio questo blog: di tanto in tanto racconto le stupefacenti avventure gastronomiche in quel di Milano e loro, buone forchette come la sottoscritta, altro non possono fare che addentare lo schermo e lanciarmi maledizioni, fino a programmare weekend in cui salire e assaggiare più delizie possibili per tornare alle terre natie probabilmente rotolando.

Una delle mete fisse, indiscutibili e imprescindibili è California Bakery, per la sua cheesecake. Vi ho già detto che a New York non ne ho trovate di entusiasmanti, nemmeno andando in posti rinomati? Occorre quindi che la giuria accorra e deliberi.

Però prima del dolce assai bramato, cosa si può ordinare?
La so! La so! Per la sottoscritta non c’è nulla di più buono del bagel egg&avocado.
Non avrai altro bagel al di fuori di me!“, mi ha urlato lui la prima volta che sono stata da CB e ho letto il menù. È stato amore, e vi assicuro che non riesco ad ordinare altro. Vorrei anche sperimentare, provare altro, ma poi non resisto, non ce la faccio, il mio cuoricino foodie si spezza in mille pezzi, e dalla mia bocca escono richieste slegate dalla logica cervellotica.

Oh beh, poco male. Continue reading

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L’aragosta del Lobster Place (New York)

Come vi dicevo, avrei trovato presto un’altra occasione per tornare al Chelsea Market di New York e consigliarvi un altro posto in cui mangiare, e diciamo che proprio non posso esimermi dal raccontarvi la saga di Pizzicottina (citazioni simpsoniane si sprecano), l’amica aragosta.

Diciamo che lasciare la Grande Mela e dintorni senza mangiare crostacei sarebbe stato un gran peccato, dicono, quindi abbiamo colto l’occasione alla nostra seconda visita al grande mercato coperto.
La sottoscritta adora mangiarli, ma per motivi di costo non è sempre facile: i prezzi americani hanno sicuramente aiutato, e la qualità era strepitosa.

Seguendo le istruzioni di persone più esperte io e la fidata Giulia siamo entrate al The Lobster Place e abbiamo raggiunto l’angolo delle aragoste, un bancale cosparso di ghiaccio su cui erano ordinatamente posate le chele-munite per dimensione e peso. Abbiamo detto all’addetto di essere in due e di avere un discreto appetito, quindi lui ne ha scelta una, ha ricevuto la nostra approvazione e ci ha dato un numerino per tornare dopo poco.
Intanto ci siamo accomodate ai tavoli rialzati vicino alle vetrate della pescheria/ristorante, rimboccandoci le maniche e scrocchiando le falangi, con l’aria di avere in mente qualcosa di diabolico. Continue reading

Gli gnocchi alla romana della Matricianella (Roma)

In questi ultimi giorni Roma mi ha vista più volte per diversi motivi e, negli scampoli di tempo e al grido di “Io c’ho bisogno di sostentamento!“, “Io devo crescere!” e il sempreverde “Vorresti dire che dovrei saltare il pranzo?“, ho avuto l’opportunità di sperimentare nuove cosucce e ritrovare vecchie adorate conoscenze, sempre partendo dal presupposto che la città è piena di ottimi posti, e che la cucina romana rientra proprio nelle mie corde (ma cosa non lo è, dopotutto?!).

A dire il vero era un po’ di tempo che avevo in cantiere di parlare di un certo piatto di gnocchi alla romana che infesta i miei sogni da anni, roba che mordo il cuscino nel sonno, ma insomma, non c’avevo la fotografia adatta!
Poi, complice una riunione e un paio di ore di tempo, mi sono fiondata.

Dove? Alla Matricianella in via del Leone.

So che alcuni di voi lettori si sono profusi in sospiri nostalgici nel leggerlo (nonchè in variopinti insulti nel momento in cui ho scritto loro un messaggio su Facebook per informarli del mio insolito pranzo. Ciao Monica, ciao Daniela).

La prima volta che sono stata alla Matricianella era Luglio, ero nella città eterna per un raduno di gioco di ruolo online (… perchè fate quella faccia? Non c’avete scheletri nell’armadio voi?! Ah, voi non ve ne vantate? Sono scelte) e noi, un gruppo che mangia quanto tutta la città del Vaticano, l’abbiamo trovata per caso, in quella viuzza non tanto distante da via dei Condotti.

Epico fu il sauté di cozze e vongole, stupendi furono i frittini (meriteranno una dissertazione a parte), ma l’esaltazione giunse con la pirofila di gnocchi alla romana, così buoni da spingermi a ordinarli ogni volta che posso (il che vuol dire una volta all’anno, se va bene, ma quella volta la ricordo bene!).

Dopo l’ultima recente esperienza posso confermare la loro bontà, che proverò a farvi immaginare.
Al tavolo vi arriverà una pirofila di ceramica bianca incandescente posata su un piatto da portata: se non volete perdere qualche dito non azzardatevi a toccarla!

Contemplate ciò che vi si presenta innanzi: sette, otto gnocchi di semolino arricchiti di besciamella su cui è stato cosparso abbondante pecorino grattuggiato che in forno si è gratinato e risulta friabile e croccantino.
Vi conviene attendere qualche minuto, affinché giungano a una temperatura umana, e poi potete gustarli.

Forse la cameriera cercherà di convincervi a orientarvi su altri piatti – magari quelli del giorno – ma voi siate irremovibili: volete forse perdere il piacere di un gusto deciso ma non eccessivo? Un sapore spiccato? Non volete sperimentare la morbidezza di tali gnocchi di semolino, dall’esterno resi appena abbrustoliti e dal cuore morbidissimo? Avreste forse il coraggio di non gustare tal soave gnocco con la besciamella?

L’esperienza merita, e non importa se dopo vi sentirete dei pachidermi, o se l’abbiocco vi colpirà come un macigno: sarete estasiati e rinfrancati, e la vita improvvisamente vi sorriderà di nuovo.

Ah, il potere degli gnocchi alla romana.

Matricianella, ci rivedremo prossimamente.

Dove
Alla Matricianella
Via del Leone 4
Roma
Tel.  06 6832100

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Le pappardelle al cinghiale de Ai Lampioni (Milano)

Oggi ci sono due notizie assurde da mettere in luce:

1) Moccia è diventato sindaco. SINDACO. Questa Royal Taster prende possesso del suo frigorifero e lo proclama regione a statuto autonomo.

2) sono stata a cena in un ristorante, ho mangiato pappardelle con il sugo di cinghiale, tiramisù fatto in casa, acqua, ho gustato, apprezzato e speso la spaventosa cifra di 10 euro. A Milano. In zona Brenta.

Miracolo! Incredibile! Impossibile!

State calmi, vi prego! Respirate a fondo e andrà tutto bene.
Non è uno scherzo, anche perché io non mi permetterei mai di scherzare sul cibo, questione a dir poco sacra.

Esiste a Milano un posto in cui i primi costano 4 euro e mezzo o 5, e i secondi 6 o 7.
Non aspettatevi certo la nouvelle cuisine o le tovaglie delle Fiandre, è un ristorante alla buona, con un ambiente fermo agli anni 60, semplice e casalingo, tranquillissimo. Trovarsi a proprio agio è assai semplice.

Il nome?
So che non aspettate altro: è la trattoria toscana Ai Lampioni, in zona Brenta. Continue reading

La pizza con i tortellini del Samanta (Cento)

Mi dicono che questo blog abbia preso una tendenza alquanto salutista che non gli si confà per niente, come se la sottoscritta avesse finito i consigli o come se si fosse veramente convertita a una dieta sana.

Ma figuriamoci!
Tali ipotesi sono ancora lontane dall’avverarsi, e per dimostrarlo vi parlerò di uno dei miei posti preferiti in quel dell’Emilia Romagna che genera sempre molti “Cooosa?” scandalizzati e gli occhi fa strabuzzar.

E qui occorre aprite una parentesi temporale, e tornare indietro di diversi, diversissimi anni, quasi otto o nove (così tanto?! Inizio a sentirmi anziana) e andare in quel di Cento, dove è avvenuta una delle sfide a carattere mangereccio più toste e epiche che io possa raccontare.
Visto che la fama di grandi divoratrici che precedeva me e le mie amiche si era spansa in tutta l’Emilia Romagna, un giorno un nostro amico ci propose di sfidare dei veri professionisti, un gruppo di ragazzi dalla forchetta facile.
E così avvenne la disputa tra “Oscure Fogne” (noi. Ehm. Lasciamo perdere il perché del nome: centrano questioni come il gioco di ruolo, e non credo vogliate saperle) e “Le fami”. Luogo dell’incontro: la pizzeria Samanta, nella sua vecchia sede. Continue reading

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Le Fragole con sorpresa de Al Buon Convento (Milano)

Conosco veramente poche, pochissime persone che non subiscono il fascino delle fragole, vuoi per il gusto dolce, vuoi per la freschezza, vuoi per l’aspetto allegro che mette subito di buonumore e fa venire voglia di prendere una tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi per un picnic in una campagna assolata (poche persone, vi farò il favore di non citarvi).

Se uniamo le fragole a qualcosa che le esalta, poi, non vi dico: le quintalate, ne mangerei, le tonnellate. Vagoni, casse, barili, a volontà!

In quest’ode fragolosa si inserisce un dessert assaggiato Al Buon Convento, ristorantino in corso Italia, in quel di Milano.
Un posticino rilassante e delizioso, perfetto per un tranquillo pranzo del Sabato, quando spunta uno dei primi soli della primavera e l’aria riesce a mettere un po’ di gioia di vivere anche alla persona con i nervi più provati di tutto il cantone (… sì, ero un pochino stressata, ecco).

Qui infatti servono le “Fragole con sorpresa“, e se non volete rovinarvela vi consiglio di non proseguire la lettura.
Guardate la foto: cosa potrà mai nascondere quella coppetta in cui spuntano delle fragole sommerse da panna montata? Continue reading

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La birra di The Filling Station, a New York

Mentre scartabellavo tra foglietti, brochure e ricordi del viaggio in Americacon un terribile magone, ovviamente – ho ritrovato lo scontrino di uno dei posti che più mi sono piaciuti, e di cui ancora non ho parlato probabilmente proprio per l’eccesso di nostalgia.
Ah! Quanto ho sottovalutato i moniti delle persone che mi dicevano “Tornerai ma niente sarà più come prima!“. … dopotutto, avrei potuto farci qualcosa? No. Ecco, quindi torniamo a parlare di cibi & affini, che è meglio.

Il contesto è quello del Chelsea Market, di cui ho già lodato un hotdog alquanto strepitoso, che ha regalato altre numerose gioie: si tratta di una sorta di luna park gastronomico che la sottoscritta ha girato per il lungo e per il largo con estrema soddisfazione, mangiando e sterminando (l’ultima parola non è scelta a caso, e tra qualche post capirete perché). Ovviamente l’ho adorato.

Vagando con gli occhi spalancati dalla meraviglia a un certo punto ho visto la mia amica Giulia che avanzava con un barattolo in mano, da cui sorseggiava una bevanda dai riflessi rossastri. Sì, un barattolo con coperchio da svitare. Incuriosita le ho chiesto lumi e lei mi ha ricondotta al The Filling Station.
In quel momento ho percepito la freccia di un Cupido con un cappello da cuoco trapassarmi il cuore e conficcarlo su una delle travi di legno del posto, mentre commentavo con uno stupito “Oh oooh!“. Continue reading

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Le macedonie di Fru Eat (Milano)

Sarà perché negli scorsi giorni ho mangiato così tanto e in modo talmente incontrollato che stamattina per raggiungere la metro ho dovuto rotolare giù per le scale, sarà perché forse – e dico forse, che non vorrei gufare – i monsoni sono terminati e sta arrivando una stagione non dico bella, ma decente (n.b. dopo averlo scritto dei nuvoloni sono apparsi nel mio campo visivo. Vista la mia spiccata skill di evocare il demonio, ormai c’ho paura di me stessa), ecco, sento un grandissimo bisogno di mangiare qualcosa di sano, buono, fresco.

Se anche voi fare l’equazione “cibo sano = la tristezza dell’animo“, proverò a darvi un suggerimento che forse potrà farvi cambiare idea.

In quel di piazzale Baracca a Milano sorge un baracchino (e scusate il gioco di parole) verde che serve gelati, macedonie, zuppe e insalate, a prezzo più o meno astronomico ma dalla qualità per lo più eccellente.
Voi non siete mai assaliti da una voglia incredibile di frutta fresca ma l’idea di prendere, per esempio, un mango, una papaya e un cocco, aprirli, pulirli e portarli con sé un po’ vi fa desistere? Insomma, se io dovessi aprire una noce di cocco dovrei avvisare la forestale. Questo capita soprattutto a chi non è che mangi frutta ogni giorno (male, malissimo, tremendo, lo so!) e quindi c’ha i raptus.

Ecco, da Fru Eat trovate tutto questo all’ennesima potenza, e talvolta può essere una salvezza: accomodarsi ai tavolini nella piazzetta o dentro il chiosco è rilassante, si mangiano composizioni di frutta gustosa accompagnate da yogurt o gelato, mentre nei giorni più freddi le loro zuppe di verdura o cereali riscaldano e ristorano.  Continue reading

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Tramezzino.it: roastbeef, lattuga e semi di senape

Last week a sandwich saved my life.

Ma sì, parafrasiamo canzoni unz unz (“Last night a dj saved my life”) come se non mi definissi metallara: dopotutto è Lunedì, mi prendo tante licenze poetiche in attesa di raggiungere un livello di caffeina decente nelle vene, ed effettivamente la scorsa settimana un sandwich mi ha salvato la vita. Anzi, per essere precisi, un tramezzino.

Amici dei pranzi e dei catering, unitevi nell’osannazione di Tramezzino.it, il sito che in semplici passaggi permette di ordinare tutto lo scibile per soddisfare le esigenze più disparate e farlo portare dove desiderate! Se lavorate a Milano o Torino e non l’avete mai provato, direi che potreste prenderlo in considerazione, almeno per una volta, e cosa dovete assolutamente includere nel vostro ordine? Il tramezzino con roastbeef, lattuga e semi di senape.

Spieghiamoci: la lista è lunga e le possibilità tutte appetibili, ma il sopracitato li batte tutti. Continue reading

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Titto, quando il gelato è pucci

Il mondo ha più bisogno di puccyness, di tenerezza da strappare il cuore, di cose carine e coccolose.
E se non è il mondo, io sicuramente sì. Io, nostra signora di tutto ciò che è borchiato, lo affermo.

Saranno le giornate particolarmente uggiose e stressanti? Saranno gli imprevisti, il DiavoloVestePradismo imperante, lo shock causato dall’avere Lenny Kravitz a 20 cm di distanza all’evento KartellRock del Fuorisalone? Tutto può essere!

E nemmeno il carlino ritratto in questa foto può bastare, no: ci vuole più puccyness!

Questo weekend i miei amici bolognesi mi hanno introdotta al paradiso del piccipù che, per purissima coincidenza, è un posto in cui se magna. Cosa? Gelato.

Benvenuti da Titto, il luogo in cui tutti i nostri sogni più zuccherosi si realizzano, tra piccoli donuts rosa, marshmallow a forma di fiore, confettini, cioccolatini!
Non vi sentite già meglio dopo questa descrizione? Continue reading

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