28 July 2014
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I cupcake del Magnolia Bakery (New York)

Posted on 12 dicembre 2012 by in America, Dolci

Sfogliando le foto di New York, in un impeto di nostalgia e masochismo, mi sono accorta di non aver ancora scritto di uno dei protagonisti dei miei giri gastronomici: era rimasto sepolto tra i ricordi in attesa che il freddo e la malinconia lo riportassero a galla? A quanto pare sì, quindi non ritengo opportuno tenerlo per me (anche se non si tratta di certo di una meta nascosta, anzi).

Se vi dico “cupcake“, a cosa pensate?
Io a montagne di dolcetti adorabili, carini, femminili ma dal peso specifico di Plutone e dalle calorie innumerevoli, oppure a Sex and the City, la serie che ha reso famosa questa pasticceria e prodotto la conseguente invasione di pubblico.

Avrete già capito: the Royal Taster oggi si ferma da Magnolia Bakery, nello specifico in uno dei principali della Grande Mela.

Lo riconoscerete benissimo: si tratta di un carinissimo negozietto che fa angolo tra la 49th e la 6th Avenue, vicino al Rockefeller Center, e con una fila più o meno composta di persone che altro non attendono che entrare e acquistare scatole color pastello contenenti i sospiratissimi dolcetti glassa-muniti.

E al momento dell’ordine tra confettini, pasticcini, zuccherini, cioccolatini, spinkle and glitter avrete una chiara sensazione di confusione, maggiorata dalle persone che vi faranno fretta: voi andate sul sicuro affidandovi alla vostra regal assaggiatrice.

Red Velvet Cupcake, Classic Cupcake e Caramel Cupcake sono ottime scelte per iniziare la vostra amicizia con le specialità di Magnolia Bakery.
Come descriver i cupcake a chi non li conosce? Immaginate dei muffin dolci sormontati da una glassa dolce che può essere di zucchero aromatizzato o cioccolato. A volte sono anche ripieni, quindi ulteriormente ricchi.
Occhio e gusto concorderanno: sono dolcetti speciali.

Il consiglio finale è quello di prenderne una box assortita e e gustarli in un posto più tranquillo, magari accompagnati da un the o un caffè americano, altrimenti tenerli per una colazione piena di positività e iniziare la giornata con un sorriso. È l’”effetto cupcake“, dimostrato in modo assolutamente non scientifico ma affidabile. Sempre che amiate i dolci, altrimenti vi sembreranno molto stucchevoli.

Dove
Magnolia Bakery
1240 Avenue of the Americas (all’angolo tra la 49th e la 6th Ave)
New York

Gli onigiri dell’Oms/b (New York)

Posted on 1 agosto 2012 by in America, Etnicità diffusa

Parlando sempre di onigiri, l’altro giorno un lampo ha attraversato il mio già provato cervello, che anela furiosamente alle vacanze come unico modo per redimersi: non ho ancora parlato di quelli dell’Oms/b di New York, e ritengo che tutti coloro che pianificano un viaggio là e che amano la vera cucina giapponese ci devono obbligatoriamente andare.
Oggi sono quasi in vena di ordini, più che consigli.

Ascoltatemi, per una sacrosanta volta!
Il regno degli onigiri vi aspetta, e voi dovete accorrere!

Si tratta di un piccolo negozio gestito da giapponesi e in cui vigono le loro regole e tradizioni, quindi quando entrate siate composti, non fate la figura dei soliti “turisti italiani scalmanati“.
Avvicinatevi al bancone e guardate i diversi menù: vengono proposte delle combinazioni di rice ball e noodle soup, o piatti caldi con miso soup, ma appunto gli onigiri o omusubi sono i veri protagonisti.

Io ci sono stata in una freddissima serata di gennaio, rifugiandomi mezz’oretta prima della chiusura (che avviene prevalentemente alle 19:30). Prima di partire avevo studiato bene le destinazioni suggerite da Chiara de Il pranzo di Babette (uno dei miei food blog preferiti ever), e questo mi aveva molto incuriosita, tanto da cambiare completamente strada e immergermi in quel quartiere solo per provarlo.

Una volta chiarita la meccanica dell’ordinazione mi sono accomodata presso uno dei pochi tavolini all’interno del locale, e sono stata servita da una ragazza che parlava ben poche parole d’inglese. Mi sembrava di esser tornata a Tokyo o Osaka.
Ho assaggiato tre onigiri, una zuppa di miso e un piattino di antipastini.
I tre onigiri erano con salmone, salmone e maionese e gambero fritto, preparati a regola d’arte e quasi totalmente avvolti dall’alga.

Vi sembrano pochi? Ebbene, mi hanno saziata.
Il riso rimaneva compatto ed era sì appiccicoso, come la cucina giapponese vuole, ma non stomachevole.
Il ripieno di pesce era abbondante: pareva di mordere una piccola bomba pronta a esplodere di gusto.
La zuppa di miso era saporita, preparata a regola d’arte.

E’ stato estremamente piacevole gustare tali prelibatezze, semplici e che provocano assuefazione, in un silenzio interrotto solo dalle parole – in giapponese – dei gestori del locale: un momento di relax nella metropoli fa sempre piacere.
Il consiglio finale? Provate a prenderli da asporto: lo spazio è ristretto, e ora che è estate potete acquistarli per mangiarli da un’altra parte: la sensazione di pace vi pervaderà ovunque voi andiate.
Potere degli onigiri.

Dove
Oms/b
156 East 45th Street
New York

Il bubble tea di Ten Ren (New York)

Posted on 3 luglio 2012 by in America, In alto i calici

Amici della Grande Mela, prevedete di tornarci quest’estate per le vostre vacanze? Oltre a rivolgervi tutta la mia profonda invidia (… beh, manco a me andrà male, ma non divaghiamo) mi fate venire in mente che non vi ho ancora parlato di alcuni posticini decisamente interessanti in cui ho – diciamologozzovigliato con estremo piacere.

Inoltre, visto che si prevede un certo caldo, ho un consiglio che reputo “curioso”, e che vi permetterà di:
a) vivere un’esperienza;
b) solleticare il palato;
c) combattere efficacemente l’afa.

Avete mai sentito parlare del “bubble tea“? Se seguite altri food blog la risposta è quasi certamente affermativa, ma in caso contrario permettetemi una spiegazione.

Si tratta di una bevanda fredda composta da the (prevalentemente verde e aromatizzato in moltissimi modi) a cui può essere aggiunto del latte ma in cui mai mancano delle palline gommose di tapioca (e da qui “bubble”, bolle).
Viene servito in bicchieroni con una cannuccia molto larga che permette di aspirare anche le perle dolci, simili a caramelle.

Un rimedio sicuro per chi soffre tanto il caldo.

Dove provarlo?
Io suggerisco Ten Ren in Mott Street, ovviamente China Town, una via molto animata in cui troverete anche rinomati ristoranti e negozi pieni di stoviglie e cibi orientali. (altro…)

L’astice del Lobster Place (New York)

Posted on 15 maggio 2012 by in America, Secondi Piatti

Come vi dicevo, avrei trovato presto un’altra occasione per tornare al Chelsea Market di New York e consigliarvi un altro posto in cui mangiare, e diciamo che proprio non posso esimermi dal raccontarvi la saga di Pizzicottina (citazioni simpsoniane si sprecano), l’amica aragosta.

Diciamo che lasciare la Grande Mela e dintorni senza mangiare crostacei sarebbe stato un gran peccato, dicono, quindi abbiamo colto l’occasione alla nostra seconda visita al grande mercato coperto.
La sottoscritta adora mangiarli, ma per motivi di costo non è sempre facile: i prezzi americani hanno sicuramente aiutato, e la qualità era strepitosa.

Seguendo le istruzioni di persone più esperte io e la fidata Giulia siamo entrate al The Lobster Place e abbiamo raggiunto l’angolo degli astici, un bancale cosparso di ghiaccio su cui erano ordinatamente posate i chele-muniti per dimensione e peso. Abbiamo detto all’addetto di essere in due e di avere un discreto appetito, quindi lui ne ha scelta una, ha ricevuto la nostra approvazione e ci ha dato un numerino per tornare dopo poco.
Intanto ci siamo accomodate ai tavoli rialzati vicino alle vetrate della pescheria/ristorante, rimboccandoci le maniche e scrocchiando le falangi, con l’aria di avere in mente qualcosa di diabolico. (altro…)

La birra di The Filling Station (New York)

Posted on 30 aprile 2012 by in America, In alto i calici

Mentre scartabellavo tra foglietti, brochure e ricordi del viaggio in Americacon un terribile magone, ovviamente – ho ritrovato lo scontrino di uno dei posti che più mi sono piaciuti, e di cui ancora non ho parlato probabilmente proprio per l’eccesso di nostalgia.
Ah! Quanto ho sottovalutato i moniti delle persone che mi dicevano “Tornerai ma niente sarà più come prima!“. … dopotutto, avrei potuto farci qualcosa? No. Ecco, quindi torniamo a parlare di cibi & affini, che è meglio.

Il contesto è quello del Chelsea Market, di cui ho già lodato un hotdog alquanto strepitoso, che ha regalato altre numerose gioie: si tratta di una sorta di luna park gastronomico che la sottoscritta ha girato per il lungo e per il largo con estrema soddisfazione, mangiando e sterminando (l’ultima parola non è scelta a caso, e tra qualche post capirete perché). Ovviamente l’ho adorato.

Vagando con gli occhi spalancati dalla meraviglia a un certo punto ho visto la mia amica Giulia che avanzava con un barattolo in mano, da cui sorseggiava una bevanda dai riflessi rossastri. Sì, un barattolo con coperchio da svitare. Incuriosita le ho chiesto lumi e lei mi ha ricondotta al The Filling Station.
In quel momento ho percepito la freccia di un Cupido con un cappello da cuoco trapassarmi il cuore e conficcarlo su una delle travi di legno del posto, mentre commentavo con uno stupito “Oh oooh!“. (altro…)

The Royal Frappuccino

Posted on 4 aprile 2012 by in America, Junk Food (ma sempre regale), The Royal Comfort Food

Faccio fatica a credere nelle sirene, ma quando si tratta di quella di Starbucks ogni dubbio crolla: lei è una certezza.

Oh sì, questa saccheggiatrice di frigoriferi ha una predilezione per la catena di caffetterie americana, tanto da cercarla in ogni luogo, città o paesello all’estero con una tenacia incredibile: riuscissi a stare a dieta con la stessa forza di volontà, sarei Miranda Kerr.

Starbucks è legato a molti ricordi e più volte è stata un’ancora di salvezza, un rifugio, un posto famigliare in cui abbarbiccarsi tenacemente: ritrovare ovunque gli stessi sapori è una sicurezza psicologica, soprattutto per una come me, così legata al senso del gusto.

Sono stata introdotta ai sacri segreti di Starbucks durante un viaggio studio a Madrid, da una compagna di classe esperta grazie a una sua esperienza in America, e la prima cosa che ho assaggiato è stato proprio il frappuccino, una via di mezzo tra uno shake e un cappuccino, assolutamente insano e calorico ma dal sapore che crea dipendenza, ghiacciato che è un piacere, fedele compagno di relax.

Da lì, da quello store che era situato vicino al Prado (che tristezza quando son tornata e ho scoperto che era stato chiuso!), sono seguite una serie innumerevole di prove e test per giungere a quello che ritengo il Royal Frappuccino, ovvero il mio preferito in assoluto, nonché quello che consiglio a tutti coloro che si avvicinano alla catena americana per le prime volte. (altro…)

I ♥ Shake Shack (New York)

Posted on 29 marzo 2012 by in America, La sagra del carboidrato

Voi pensavate che il mio storytelling americano fosse terminato e invece mi stavo preparando psicologicamente e lessicalmente a giocare l’asso nella manica, ovvero quello che è stato uno dei miei posti preferiti di tutta New York.
È che ho il cuore che pian piano s’incrina al solo ricordare, quindi ho dovuto attendere, trovare le giuste parole e affrontare lo shock del distacco.

Si parla di hamburger, amici della quinta strada. Pane e carne, un’unione semplice ma che conquista.
Quello che sto per consigliarvi è riconosciuto quasi universalmente come uno dei migliori della grande Mela, quindi leggete con dovuto animo rispettoso.

Ladies and gentlemen, é con emozione e un’acquolina che metà basterebbe che vi presento Shake Shack.

A New York ne trovate tre, ma senza dubbio il mio preferito è quello al Madison Square Park, un baracchino blu all’angolo, praticamente sotto al Flatiron Building. Non lo vedete ancora? Seguite la fila di persone che pazienti attendono il loro turno, e non sbaglierete.
Qui si mangia un hamburger da svenire, un cheeseburger da morire, più moltissime varianti creative di indubbio valore e gusto. Scordate le svizzere surgelate, per carità: qui si serve solo carne fresca macinata e cotta sul momento a seconda delle preferenze!
Cosa assaggiare come primo approccio? Sicuramente il doppio cheeseburger, per un inizio veramente esplosivo.
Sides? Yes, of course, ma cosa? Le Cheese Fries!
E da bere? Limonata! (altro…)

Il burro di arachidi Skippy Super Crunchy

Posted on 7 marzo 2012 by in America, Junk Food (ma sempre regale), The Royal Comfort Food

Non c’è niente da fare: talvolta la nostra mente non resiste, il nostro animo ne ha bisogno e persino il cuore – che un po’ ne risente – dice “Ma sì, vai!“, e così ci appropinquiamo verso la dispensa, ne apriamo entrambi gli sportelli contemporaneamente e, mentre in testa risuona una musica di guerra, tra Il Gladiatore e 300, ci impossessiamo di lui. Del junk food, cibo consolatorio per eccellenza.

Moderne Bridget Jones, accasciate sul divano con il vostro film preferito, la Nutella da una parte e la birra da un’altra (lo so, combinazione tremenda!), e voi, amici del cibo feticcio, sapete di cosa parlo, e conoscete bene il morboso attaccamento che si instaura a un cibo nel momento del bisogno.

Io sono un po’ la regina di tal processo, colei che lo capisce assai bene e che non riesce a interrompere il circolo (soprattutto perchè no, non lo vuole interrompere, diciamolo).

Quindi oggi la sottoscritta vi parlerà di uno di quei junk food per eccellenza che provengono dall’America e che, nello specifico, sono giunti in terre bolognesi/milanesi nella mia già assai stipata valigia: il burro di arachidi Skippy Super Crunchy. (altro…)

Il brisket del Fette Sau (Brooklyn)

Posted on 8 febbraio 2012 by in America, Secondi Piatti


Perché non appena valicherete uno dei ponti leggendari o prenderete una metropolitana superando l’acqua vi renderete conto che New York non è solo Manhattan ma che ci sarebbe anche una certa “Brooklyn“, una parte che scalpita, giovane e vivace, più rough e meno elegante, più indie e ruvida, una zona vista in tanti film e telefilm, rappresentata da libri e storie, che probabilmente vi affascinerà in modo più di quanto avreste immaginato.

Noi ci siamo avventurati qua per l’ultima serata in America, e abbiamo scelto forse uno dei ristoranti (se così si può chiamare) più celebri del posto: il Fette Sau, nel quartiere Williamsburg.

Uomini! Mettete da parte le cravatte!
Donne, i tacchi non sono necessari!
Abbiate solo premura di indossare maniche che si possano rimboccare accuratamente e armatevi di una buona dose di pazienza: la cena e l’esperienza valgono.

Vi troverete in un ambiente cupo che fa molto “Dickens“, con tavoloni di legno, panche massicce e un’intera parete su cui sono stati disegnati i diversi tagli di carne per manzo, suino e ovino.
Tim Burton ci farebbe volentieri un film, credo, vuoi anche per le spine di birra sormontate da coltellacci e mannaie.

Ecco, appunto: qua si mangia carne e non c’è alcuna speranza di gustare qualcosa di diverso (cioè: la possibilità c’è, ma perchè perdersi tanta meraviglia?).

Sapete cosa dovete ordinare?
Il brisket, carne di manzo rosolata e dall’esterno ben abbrustolito.
Comunque sia fate la fila (tanta fila. Molta fila), andate dall’omino dietro al bancone, un sosia giovane e magro di Erick Nortman (regali #palette!), e scegliete ciò che più vi ispira senza lasciarvi spaventare dall’aspetto un po’ truculento. (altro…)

Le ciambelle di Doughnut Plant (New York)

Posted on 1 febbraio 2012 by in America, Dolci

Un’altra delle peculiarità del mio viaggio a New York è stata sicuramente la casa, un appartamentino al 27esimo piano del grattacielo situato al 1600 Broadway, roba che quando mi dicevano “Vai al negozio degli M&M’s” io rispondevo “Ci abito sopra“, generando molto odio.
Ero così centrale e con così tante fermate della metropolitana vicine che era un piacere scendere e avventurarsi verso mete lontane, che tanto con i mezzi era un attimo.

Quindi una mattina ho comprato i biglietti da TKTS in Time Square (rischiando la morte per assideramento), ho bevuto il mio Venti Cappuccino del disgelo da Starbucks, sono andata a fare la manicure e mi sono lanciata verso la meta del mio sogno gastronomico, trovata chiusa troppe volte a causa delle feste di Capodanno. Io, più testarda di Karl Lagerfeld mentre lo convincono a togliersi almeno una volta gli occhiali da sole, ancora semi-congelata ma con delle meravigliose unghie viola ho così raggiunto il Doughnut Plant, indirizzo essenziale per tutti coloro che amano le ciambelle e ne vogliono assaggiare di speciali (mica quelle del Dunkin’ Donuts, per intenderci).
Varcata la soglia mi son trovata di fronte a una lista luminosa appesa sul muro con la lista dei gusti di ciambelle, che hanno richiesto tutta la mia attenzione: mica erano semplici, no, erano elaborati, particolari, strani e tutti pericolosamente irresistibili.

Così ho ordinato tre ciambelle e me le sono portate a casa, nell’appartamento amatissimo, in un tipico sacchetto di carta marrone riconosciuto al volo dal portinaio, che l’ha additato e commentato con un “Ebbravaragazzamia” ma in american, of course.

Mi sono tolta cappotto, tre sciarpe, due maglioni, biker boots, ho scongelato le mani sotto l’acqua calda, ho preso il sacchetto e mi sono seduta davanti alla vetrata vista grattacieli, scrocchiando le dita come se fossi stata Dottor House prima di un’operazione, e ho scelto la prima vittima tra le tre acquistate.

Così ho rimirato codesta ciambella quadrata, l’ho morsicata ed è stato amore. (altro…)