18 December 2017
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La colazione di V3Raw (Milano)

Posted on 30 novembre 2016 by in Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

v3raw2C’è solo un posto a Milano che è riuscito a farmi alzare prima del solito in un giorno feriale per permettermi di godere della sua colazione ed ha mutato in felicità il mio proverbiale malumore mattutino (o grumpiness, per dirla come un famoso gatto): il V3Raw di Porta Venezia.

Amiche e amici che avete visto quanto posso essere insopportabile di prima mattina, gridate al miracolo!v3raw4Com’è potuto accadere? Ora ve lo spiego.
Il V3Raw è un locale che nasce per andare incontro a delle specifiche esigenze delle persone, soprattutto sportivi ma non solo.
Il loro menù è costruito per soddisfare i bisogni del palato e del fisico, regalando preziosi nutrienti tramite ricette bilanciate e specialità ormai imperdibili come il golden milk (di cui si sente sempre più parlare, giustamente).
v3raw3Chi pratica specifici sport (corsa, crossfit, yoga, e così via) potrà trovare delizie pensate apposta per fornire il giusto quantitativo di energie e vitamine, così come chi cerca un posto in cui ricaricarsi, rilassarsi, lavoricchiare potrà beneficiare di altrettante specialità.

Anche la colonna sonora, che cambia a seconda dei momenti della giornata, e l’arredamento sono pensati per metter a proprio agio e ricaricare gli avventori.v3raw1Oltre al citato golden milk (latte e curcuma, delizioso!), bisogna per forza provare i toast, gli yogurt e il loro caffè filtrato, dal sapore così distintivo da rimanere ben impresso nella memoria.
Torniamo però agli yogurt, i miei preferiti: io lo scelgo sempre parzialmente scremato, ma hanno anche quello intero e di soia, e la mia versione preferita è quella stagionale con composta di castagne, mandorle e uvetta. Fondamentalmente una coppetta di energia e delizia che, in combo col caffè, ha fatto sì che il mio animo venisse placato e coccolato. Che impresa!

Caso vuole che sia pure vicino al mio centro yoga (ciao, la vostra regal divoratrice fa yoga. Lo so, anche questo è uno shock) quindi è perfetto per quei sabato mattina in cui ho voglia e bisogno di nutrienti.

Due ultimi dettagli che vi potrebbero essere utili: c’è grande attenzione a vegetariani/vegani e ogni piatto ha espresso il numero di calorie. Per molti il V3Raw sarà quindi un piccolo paradiso.

Dove
V3Raw
Via Spallanzani (angolo viale Regina Giovanna)
Milano

Di cose buone e storie belle: la Frutta del Conte

Posted on 21 novembre 2016 by in La regal dispensa, The Royal Comfort Food

la-frutta-del-conte-2

Qualche settimana fa mi sono svegliata in quella che un po’ considero la “mia camera” a Torino, un posto in cui ho il privilegio di rilassarmi di tanto in tanto da quasi un decennio. Sorseggiando il caffè ho controllato le email e mi sono soffermata su quella di Stefania, giunta a sorpresa e altrettanto stupefacente: non era solo una presentazione della propria azienda ma anche un racconto a cuore aperto della propria realtà. E, trovandomi appunto in una città a me cara, l’ho sentita in modo particolare.
la-frutta-del-conteLa Frutta del Conte nasce dall’incontro di due ragazze, Stefania e Anna, nella città di Verona. La prima vive in Sicilia e la seconda a Ferrara ma sono rimaste grandi amiche, tanto da imbarcarsi in un’avventura che trova solide radici nell’esperienza nell’agricoltura della famiglia di Stefania, imprenditori tenaci. Il legame con la propria terra natia è uno degli elementi più emozionanti del racconto, fatto di carezze che profumano di limoni e arance.

Fondare e portare avanti questo progetto non è facile, e non per la distanza tra le due amiche: ci sono pregiudizi, ostacoli e l’essere donne, ahimé, non aiuta. Però loro vanno avanti, facendosi forza e trasmettendo una grandiosa passione.

la-frutta-del-conte-3Sul sito si possono scoprire più informazioni sull’azienda e, soprattutto, acquistarne i prodotti: frutta fresca e marmellate. Ed è proprio vero che i limoni hanno un profumo divino e che si possono mangiare a morsi, così come i mandarini possiedono una buccia spessa e dolce che lascia un delicato olio sulle dita.
La marmellata di arancia e zenzero è dolce, delicata, mentre quella di limoni regala una scossa di sapore intenso e soddisfacente, come se avessero racchiuso un’alba primaverile in un barattolino (ed è appunto la mia preferita).

Sapete, si parla tanto di storytelling: tante aziende provano a sfruttarlo, ma poche ci riescono. La Frutta del Conte ne è stato un eccellente esempio, e io vi invito a scoprirla meglio e assaggiarne le specialità, certa che non ne rimarrete delusi.

Il brunch di Angelina (Roma)

Posted on 27 ottobre 2015 by in Roma, The Royal Comfort Food

Angelina Roma

Più chi sarà il prossimo sindaco o quando verrà completata la metro C, Roma c’ha un’altra domanda di urgenza non indifferente: “Dove trovo un brunch decente?!“.

Per trovar la risposta si sono scapicollati decine di blog e ingegneri del gusto ma le risposte non mi sono mai sembrate molto convincenti. La soluzione? Affidarsi a chi la città la vive davvero e lasciarsi condurre alla scoperta di opzioni tanto famose quanto inspiegabilmente fuori dalle varie classifiche online, tipo Angelina.

Già con questo nome – lo stesso del café parigino dove si trova il Mont Blanc definitivo – ha conquistato il mio plauso, e non di meno per ambiente e menù. Che poi si fa presto a confondere “brunch” con “buffet dozzinale in cui mescolare le portate che tanto nello stomaco c’è buio”, ma questo non è il caso.

Angelina RomaA prezzo assai contenuto si hanno a disposizione una lunga serie di risotti, cereali, paste saltate e al forno, carni e, soprattutto, verdure per ogni gusto e necessità da accompagnare a caffè americano a ruota libera. Ci si può servire a sazietà e il ricambio veloce delle portate garantisce pietanze appena preparate e grande varietà.

Io ho molto apprezzato il cavolo cappuccio saltato con cipolla caramellata, il risottino con i broccoli e le verdure miste al vapore, ma come non citare la pancetta stufata?
Mi pare un ottimo modo per far ripartire quelle sinapsi che, soprattutto di Domenica mattina, si incatenano al cuscino.
Zero pensieri e molta pace dei sensi, anche perché Angelina (nella sede di Testaccio, almeno) è molto grande, spazioso, curato nei dettagli e ti rilassa a partire dallo sguardo.

Cercate un luogo cozy a Roma? Per una, due, dieci persone? Per quel brunch della salvezza che avete bramato per tutta la settimana?
L’avete trovato.

Dove
Angelina
Via Galvani 24
Roma
Tel. 06 5728 3840

Come ti cucino il pad thai

Posted on 15 settembre 2015 by in Etnicità diffusa, Gluten free, Regali ricettine, The Royal Comfort Food

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Rientrare dalle vacanze significa portare nella propria quotidianità qualcosa di nuovo, un dettaglio che ti solleva, stimola e ricorda i bei momenti in cui non avevi tanti pensieri. Io ho portato delle nuove abilità in cucina, ricettine del cuore da replicare in caso di bisogno.

Tra tutte ne esiste una che mi ispira comfort, relax, pace dei sensi e che sfrutto in caso di irrefrenabile bisogno: il pad thai.
È una ricetta “svuotafrigo” semplice da preparare e mi piace perché consente di utilizzare pochi strumenti (wok, pentola, tagliere, coltello, cucchiaio di legno e una ciotola), aggiungendo man mano le componenti in cottura e lasciandosi trasportare lontano dai profumi speziati.
Alcuni ingredienti non si trovano nel supermercato sotto casa ma sono necessari: la soluzione è visitare i negozietti etnici della propria città.

Col tempo ho perfezionato il piatto secondo i miei gusti quindi non si può dire che rispecchi la ricetta originale: ci sono tante verdure, non ci metto i gamberi e forse non preparo le tagliatelle di riso a regola d’arte, ma a me piace così e ho addirittura ottenuto ottimi riscontri.
Infine, una nota che farà felici molti: è gluten-free.

Quindi ecco la ricetta del Pad Thai “all’italiana“.

Ingredienti:
– 160 gr tagliatelle di riso;
– olio extravergine di oliva;
– 1 porro;
– 2 spicchi di aglio;
– 1 carota;
– 1 peperone;
– 1 zucchina;
– germogli di soia;
– 200 gr di petto di pollo;
– 1 uovo;
– sale;
– pepe;
– peperoncino in polvere;
– 5 cucchiai di salsa di tamarindo;
– 5 cucchiai di salsa di pesce;
– 4 cucchiaini di zucchero;
– 1 lime;
– una manciata di arachidi;
– coriandolo fresco.

Procedimento:
– metti le tagliatelle secche in una pentola con abbondante acqua bollente;
– prendi le arachidi, frantumale in modo grossolano e falle tostare appena in padella. Tienile da parte;
– affetta il porro e l’aglio;
– pulisci la carota, la zucchina e il peperone e tagliali alla julienne;
– in una wok (o pentola con i bordi molto alti, come quella per saltare la pasta) scalda un filo di olio;
– aggiungete porro e aglio, e lascia che si ammorbidiscano;
– è il turno delle verdure mondate: saltale a fuoco alto mescolando spesso affinché rimangano croccanti;
– nel mentre taglia il pollo a striscioline e aggiungilo in padella insieme ai germogli di soia;
– quando il pollo sarà sufficientemente cotto rompi l’uovo e mescola velocemente per strapazzarlo;
– un pizzico di sale, uno di pepe e peperoncino, mescola e lascia cuocere abbassando la fiamma;
– in una ciotolina metti la salsa di tamarindo, la salsa di pesce, lo zucchero e il succo di un lime, e amalgama tutto con una forchetta;
– trita il coriandolo;
– controlla le tagliatelle: se non dovessero essere pronte accendi il fuoco e attendi qualche minuto. Sono cotte quando diventano ben opache. A tale punto scolale e aggiungile in padella, saltandole con verdure e carne;
– condisci con la salsa preparata e mescola bene;
– prendi una scodella e impiatta una generosa porzione, spolverala di arachidi, qualche germoglio di soia e, tocco finale, un pizzico di coriandolo.

Buon divertimento.

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Il partito dell’insalata di riso con la maionese

Posted on 30 luglio 2015 by in Al regal supermercato, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Da sempre rimango affascinata dalle foto storiche, quelle in bianco e nero, stropicciate e sbiadite che raccontano storie di luoghi e persone. Non sempre sono carine e coccolose a vedersi – c’avete presente com’era l’omino Michelin? Lo spavento – ma rimangono pur sempre curiose e preziose.
Ecco, quelle delle aziende food mi fanno letteralmente impazzire quindi non bisogna stupirsi se, quando ho ricevuto la scatola legata da un elegante nastro blu di Hellmann’s, la mia attenzione è ricaduta tanto sui barattoli di maionese quanto sulla storia del marchio, costellata da immagini e aneddoti.

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Facendo un passo indietro, Hellmann’s è appena giunta in Italia. Proprio poco tempo fa ci avevo avuto a che fare, visto che aveva accompagnato la mia suprema mangiata di astice a Londra (e in effetti nella foto occhieggia sulla sinistra), quindi come non darle il benvenuto? Fatta con uova di galline allevata all’aperto e con una ricetta rimasta immutata da più di 100 anni, è riconoscibile per il fiocco blu e lo slogan “Bring out the best!“.

La sua storia risale al 1903, quando il fondatore Richard Hellmann emigra a New York e fonda una gastronomia. Dicono che non si aspettasse che la sua maionese sarebbe diventata la preferita al mondo, e io aggiungo che non avrebbe mai immaginato che il suo prezioso prodotto potesse essere usato in cotanta celestiale maniera da Francesca, a cui ho elargito la confezione top down per arricchire la sua squisita insalata di riso, così buona proprio per la cura nella preparazione degli ingredienti e delle loro proporzioni.

Quindi qua lo diciamo e lo ribadiamo: l’insalata di riso senza maionese è come un cielo senza stelle, come il pane con marmellata ma senza burro, come Parigi senza la tour Eiffel, come le sagre senza la porchetta. In breve: disperatamente desolata. Noi sosteniamo e ribadiamo il diritto e l’obbligo di andare al mare carichi di borse frigo e tupperware ricolmi di riso, verdurine, wurstel e mayo, e che sia abbondante e golosa. Senza salsa, dopotutto, sarebbe asciutta e indigesta, e vuoi correre questo rischio con quaranta gradi all’ombra? Ma no!

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E mentre Francesca ha preparato il delizioso piatto, io come ho tirato fuori il meglio di me? Impiegando quaranta minuti per creare un fiocchetto blu con cui abbellire la confezione di maionese, e gustando l’insalata fino all’ultimo chicco.
A ognuno il suo.

La regal dispensa: l’olio Itranae

Posted on 26 giugno 2015 by in Son esperienze, The Royal Comfort Food

IMG_2845Nella mia cucina convivono senza alcun problema il sacro e il profano del cibo, da alimenti che si trovano nelle cucine dei più grandi chef a particolari intingoli, golosità e ossessioni provenienti da tutto il mondo che non verranno mai inseriti nell’Olimpo del food.

Il loro scopo è però il medesimo: risvegliare le mie sinapsi sopite, calmare i miei nervi tesi, suscitare brividi lungo la colonna vertebrale.
Brutte o belle notizie meritano di esser sublimate con un sapore, eccellente o junk che sia, che sappia scuotermi come un paio di maracas, e olè. Se la ricerca spasmodica di emozione attraverso le papille è una patologia io ne sono affetta, e così tante altre persone.

L’olio Itranae è stato il protagonista di uno di questi momenti quando recentemente sono tornata a casa dopo una giornata infinita e, senza nemmeno togliere le scarpe o appoggiare la borsa, ho afferrato un piatto, delle fette di pane di castagne e versato alcune gocce brillanti e profumate. Al primo assaggio ho ritrovato la pace.

Ora vi racconto la sua storia.IMG_2848

L’olio monocultivar nasce sulle colline Pontine, nel basso Lazio, dove viene coltivata l’oliva Itrana, conosciuta anche come “Grossa di Gaeta”, “Trana” o “Esperia”. Già il poeta Virgilio l’aveva celebrata nel racconto di Enea e dei suoi marinai che, sbarcando sulle coste, l’avevano ben gradita (e a noi ci piacciono i riferimenti aulici del cibo, vero?).

Parliamo di un prodotto profondamente legato alla tradizione, al territorio e all’artigianalità: le olive vengono raccolte da appena 2.500 piante disposte su 10 ettari di terreno per una microproduzione che non supera i 3.000 litri. Una vera chicca per gli appassionati di bontà disponibile in tre formati (100, 250 e 500 ml) e tre tipologie (Tradizionale, Tardivo e Precoce).

Naturale, con ottime proprietà organolettiche e una bassissima acidità si presta a tutti gli usi ma, secondo il mio modesto parere, trova l’ovvia esaltazione a crudo.

Alla cura per la qualità si unisce lo studio di un packaging che sottolinea ancor più la liaison con la zona, presentando gli archi romani ispirati all’acquedotto “ai 25 ponti” delle vicinanze di Formia e un elegante albero d’ulivo. Lamine dorate e tratti bianchi spiccano su un elegante sfondo nero opaco.

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Creatore di questo olio extravergine è l’imprenditore Enrico de Marco, che col marchio E’.D.ENRICO e il suo mosto l’olio MAETA si era già fatto notare da chef e estimatori.

Come potete immaginare questa preziosa bottiglia spicca nel reparto “meraviglie” della credenza e il mio contenuto viene centellinato e ben custodito, utilizzato nei momenti di bisogno come prezioso distillato per infondermi vitalità. Una bella e felice scoperta.

Primo Taglio, la box del goloso

Posted on 10 giugno 2015 by in Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Ammettiamolo, servi del dio Cibo: quant’è bello avere Internet?
Quante ore passiamo davanti allo schermo a sollecitare le papille gustative con ricette o, ancor meglio, ricercando delizie provenienti da ogni luogo che giungono direttamente sulle nostre tavole con un banale ma commovente clic?
Come facevamo prima ad accontentarci?
E, soprattutto, dove trovavamo il tempo per svolgere il sospirato processo di selezione e acquisto? Forse da lì arriva l’esplosione dei surgelati, tanto cari a chi fa orari d’ufficio tosti e rischia di morir di fame.
Sì, una volta c’era la fidata bottega sotto casa, ma ora?

Il WWW ha spalancato in un sol colpo la porta della gioia e lo sportello del frigo permettendo la nascita di servizi food-centrici che ti portano a casa ogni delizia. Il mio preferito del momento? Primo Taglio.

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Praticamente è la box perfetta per creare l’effetto “Natale”.
Si va sul sito e si scelgono i prodotti che spaziano dagli affettati ai formaggi, dai prodotti da forno alle verdure, dalla frutta alle conserve. Carrello, acquisto, e via.
Le spese di spedizione sono gratuite a partire dai 29,90 €; sono certa che ci metterete poco a raggiungerli ma non per il prezzo dei prodotti (abbastanza equi) quanto più per la curiosità e l’acquolina.
In alternativa potete sottoscrivere a uno degli abbonamenti e ricevere delle box contenenti una combinazione di prodotti ideata direttamente da Primo Taglio, ottimo se volete provare di tutto un po’ e amate le sorprese.

Così a casa vostra o in ufficio giungerà colui che ha il job title definitivo, il Messaggero del Gusto (cioè, voglio farlo anch’io per metterlo nel curriculum e vantarmene), e vi consegnerà l’ordine.
Il packaging è curato tanto da sembrare un regalo e le leccornie ben protette (attenzione, però: i prodotti freschi potrebbero risentire del caldo perchè non sono imballati in contenitori termici. Tenetelo a mente per evitare di lasciarli fuori dal frigo).

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Trovo del salame Milano affettato, dei pomodorini, zucchine sott’olio e un trittico di latticini (una fiaschetta affumicata, un misterioso barattolo di fior di fuscella e mozzarelle), e subito studio un piano d’attacco.

Le prime a essere immolate per una buona causa sono le mozzarelle, che trovo sorprendentemente fresche e saporite, di quelle rare da trovare a Milano. Ci accompagno i pomodorini, sodi e solari.
Una sera, tornata a casa con bisogno di qualcosa di buono, ho attaccato la fior di fuscella, una sorta di formaggio morbido tra la ricotta e lo stracchino, perfetta su gallette di riso e nel caldo estivo.
E il salame? Ci ho imbottito un panino, divorato a colazione dopo una corsa molto, molto faticosa (true story).

L’approccio mi piace, la qualità anche (i prodotti provengono dalla stessa area e sono ben selezionati e controllati), la comodità è indiscussa, il prezzo interessante.

Da tenere in considerazione anche per fare dei regali ai più golosi, credo ne farò uso per assaggiare altre specialità (la chutney di more? Dev’essere mia) e non far più piangere il mio povero frigo.

Quanto mi piace viziarmi così. Grazie ancora, Internet.

La Zizzona di Battipaglia (Salerno)

Posted on 1 maggio 2015 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Oggi vi racconterò di come un pezzo di Campania giunse sano e salvo in Lombardia, incontrando una persona dal gran appetito che l’accolse in casa sua e imparò ad apprezzarla al primo assaggio.

Qualche settimana fa mi si presentò la Zizzona di Battipaglia, una meraviglia fatta latticino dal nome pittoresco per la sua inconfondibile forma femminile. Prodotta dal Caseificio la Fattoria, rende al massimo nella giunonica forma da un chilo, perfetta per soddisfare i più appassionati e le grandi tavolate.

Certo, come farle compiere un lungo viaggio e arrivare sana e salva nella mia regal casetta? Abbiamo fatto la prova.

Alla spedizione della mozzarella mi è stato inviato un indirizzo per il tracking online le soddisfazioni della vita: controllare del cibo in viaggio – ed è stata consegnata ai miei portinai. Sebbene sia rimasta una sera fuori dal frigo la qualità non ne ha risentito: era imballata con cura da diversi strati e quando l’ho aperta era ancora molto fresca. Vediamoli.

Il primo era una box di polistirolo quadrata, ben sigillata e protetta, contenente una scatola di cartone spesso con l’inconfondibile immagine della sorridente mozzarella.

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Aprendola mi sono trovata di fronte a un’altra scatola di polistirolo in cui trionfava un sacchetto di plastica ben annodato contenente la mozzarella di bufala immersa nel proprio liquido di governo ancora fresco.

Il vero stupore, il devastante colpo al cuore, il momento del felice delirio avviene però quando si estrae la zizzona e la si posa su un piatto, in tutto il suo fulgido biancore e dolce profumo.

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Ho iniziato a scattare fotografie per mandarle ad amici e conoscenti, pubblicandole su Twitter e facendomi detestare più o meno da tutti, spronata da una sensazione di euforia piuttosto contagiosa.

A tal punto dovete lasciare la mozzarellona a temperatura ambiente affinché diventi ancor più deliziosa. Non abbiate fretta e sarete ripagati. Sì, potete continuare a contemplarla.

Come rovinare tal opera d’arte? La verità è che mi sono fatta pochi scrupoli prima di affondare il coltello e tagliarne una sezione.
La felicità mi ha pervasa, che era diverso tempo che non assaggiavo un prodotto simile, e vi assicuro che non ho avuto molte difficoltà nel farla fuori in pochi, pochissimi giorni – d’accordo, un po’ l’ho offerta anche ai colleghi, che hanno molto apprezzato.

Trovare a Milano una zizzona ed essere sicuri della sua qualità e freschezza non è molto semplice, quindi ringraziamo la tecnologia e i suoi progressi: da ora, via con lo shopping latticino!

La vera Zizzona di Battipaglia ha un comodo e-commerce da cui potete farvi recapitare ogni bontà nei casi di maggior necessità. Mettete che vi svegliate nel cuore della notte con una voglia incredibile di mozzarella di bufala: aprite il sito e ordinatela secondo il vostro appetito. Oltretutto trovate nodini e altre prelibatezze, che non sia mai che rimaniate senza.

Ora manca solo l’estate, da festeggiare con memorabili capresi.

L’hamburger di Lupo (Milano)

Posted on 10 giugno 2014 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

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Attenzione!
E’ con immensa tristezza che annuncio che Lupo ha chiuso i battenti. Al suo posto si trova un ristorante che, secondo il mio umile giudizio, non lo può eguagliare.
RIP, Lupo Burger.

Dopo un momento di pausa torna The Royal Challenge, l’accorata ricerca al miglior hamburger di Milano.
Di questo devo scrivere da qualche mese. Ce la posso fare.

Mettiamo caso vogliate mangiare un hamburger con la giusta calma, senza schiamazzi e code, senza stress o bisogno di mettervi il tacco 12.
Deve certo essere squisito, altrimenti non lo prendereste in considerazione, e stuzzicare l’acquolina.
Appunto, può regalarvi un po’ di pace e la consapevolezza di poter prendere tutto il tempo necessario, comodi e paciosi come siete.
Se poi il ristorante è carino e il personale attento, tanto meglio.

Per me il Lupo Burger di Lupo Bistronomia rappresenta la pausa pranzo dei giorni caotici, quando ci vuole qualcosa di veramente buono e trasudante sapore per rimettere i pensieri al loro posto: quando tutti gli ingredienti sono freschi e la polpetta di carne è cotta ad arte non c’è piacere maggiore.

Apro una parentesi: cosa aspettiamo a bandire tutti quei posto in cui la carne da burger è surgelata? I ristoratori pensano che non ce ne accorgiamo? Se cercassi quella me ne starei comodamente a casa.

L’attenzione ai dettagli è massima, sia nella ricetta sia nella presentazione: alla carne di manzo viene aggiunta una deliziosa maionese senapata, ketchup preparato a mano, insalata, pomodori, bacon e cheddar sono racchiusi dal pane dai bordi croccanti e accompagnati dalle patatine fritte.
Il menù ha anche altre proposte più originali – come l’hamburger con un tocchetto di parmigiana di melanzane – per soddisfare i palati più ricercati.

Come dicevo, io lo prediligo a pranzo per vicinanza al mio ufficio ma anche per il brunch o la cena rappresenta una validissima soluzione, da scoprire e tener in considerazione (soprattutto se prevedete di passare una serata in zona Colonne).

Dove 
Lupo Bistronomia
Via Gian Giacomo Mora 16
Milano
Tel. 02 36577417

La prova assaggio che non ti aspetti: i Fonzies Choco

Posted on 31 marzo 2014 by in Junk Food (ma sempre regale), Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Ne avrete sentito parlare.
Avrete visto le pubblicità, i manifesti, i banner.
Qualcuno vi avrà detto di averli visti al supermercato, al bar, in autogrill.
E voi avrete pensato a un pesce d’aprile, a uno scherzone, un’allegra burla.

No no, miei cari: i Fonzies Choco esistono, e ci hanno invasi con tutta la loro croccante imprevedibilità.

Per scoprirli io e un folto gruppo di avventurieri abbiamo percorso un tour serale tra i luoghi della street art milanese, sorprendendoci nel trovare opere interessanti dove meno potevamo pensare.
Avevamo una guida d’eccezione – KayOne -, un pulmino, dodici strati di vestiti per combattere la glacial umidità e una voglia crescente di giungere all’ultima tappa per constatare l’esistenza di questi tanto vociferati “salatini” che andavano oltre la nostra immaginazione.

 

Io li ho visti.
Io li ho assaggiati.
E io ora vi dirò come sono: vi racconterò la vera Fonzies al cioccolato experience, con uno slancio che manco Indiana Jones nel tempio maledetto.

Apro il sacchetto: un forte aroma di cioccolato mi invade il naso. È al latte e caramello, quindi assai dolce.
La curiosità aumenta.

Ne afferro uno tre le dita e lo osservo a 360 gradi: ha la forma bitorzoluta di un fonzies ma è più spesso. Il “Se non ti lecchi le dita godo solo a metà” rimane, perché sui polpastrelli rimane una leggera patina cioccolatosa che… Oh, vorrai mica lasciare lì?

Assaggio.
Il Fonzies è croccante, la sua anima non è stata intaccata: il mais scrocchia sotto i denti ma, attenzione, il sapore di formaggio è molto ridotto. Si sente ma è sopraffatto dal caramello, tutto sommato in modo equilibrato. Verso la fine si sente un pizzico di sale, e questa è la parte che mi piace di più (veneriamo tutti il cioccolato salato!).

Livello di pesantezza? Per i miei regali standard non è eccessivo: si tratta pur sempre di un salatino ricoperto di cioccolato ma pensavo che al primo sacchetto mi sarei accasciata al suolo. No, c’è qualcosa che dà assuefazione e che spinge a continuare, proseguire, insistere.

Sapete quando avete bisogno di qualcosa di estremamente goloso per riprendervi dopo una giornata assurda? Credo che abbiano inventato i Fonzies Choco apposta per questo.

Sono un’esperienza da provare almeno una volta: ardita e inconsueta, ma così potrete vantarvi presso i vostri amici e dire “Io l’ho fatto“.
Morale della fiaba: sono tornata a casa con una cassa gialla/marrone piena di sacchettini. Se bussate alla mia porta posso organizzare un test d’assaggio – e io non vedrei l’ora di vedere le vostre reazioni!