22 September 2014
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L’uovo croccante del Consorzio (Torino)

Posted on 11 novembre 2013 by in Antipasti, Piemonte, Torino

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Sapete che Torino ha conquistato una parte del mio cuore a forma di frigorifero: dire che l’adoro è riduttivo e spiegar il perché ne sia infatuata è una questione prolissa ma credo che si possa ben intuire da come ne scrivo.

Durante la mia ultima visita sono stata condotta al Consorzio, di cui avevo sentito meraviglie.
Immaginate di aver affrontato una settimana assai impegnativa, di esser saliti sul treno quasi senza ricordare il vostro nome, giungere al capoluogo piemontese ed esser messi innanzi a un uovo croccante con biete e pancetta da sgranocchiare circondati da un filo di fonduta di cheddar: il contrappasso farebbe venire un colpo all’80% delle persone, con tanto di lacrimoni e commozione generale (oltre che cerebrale).

Si tratta di uno dei cavalli di battaglia di questo ristorante situato nel centro di Torino, gestito dai giovani Andrea e Pietro e con Miro Mattalia in cucina, in cui potete trovare uno dei menù più invitanti mai visti: vorrete ordinare tutto. Due volte.

Veniamo a questo antipasto: l’uovo è avvolto da una crosticina sottile e delicata, quasi friabile; affondando i rebbi troverete il tuorlo ancora deliziosamente liquido pronto a invadere le biete sbollentate e posate come base.
La pancetta forma una virgola sapida e croccante da centellinare, mentre il cheddar… Oh! Il cheddar! Uno dei miei formaggi preferiti nonché peggior ossessione! Ecco, l’uovo con un pochino di questa crema diventa leggendario, tipo che tenterete di capire come realizzarlo a casa vostra ma sarà tutto inutile.

Alla fine guarderete il piatto vuoto e vi chiederete se ordinarne un altro, ma fidatevi della qui presente e continuate con un primo o un secondo (la costata di bue grasso!): per scoprire i segreti di questo uovo vi toccherà proprio tornare al Consorzio, più e più volte.
A proposito: prenotate. Il locale è un po’ piccolo ed è praticamente preso sempre d’assalto (e c’è un ragionevole perchè).

Dove
Ristorante Consorzio

Via Monte di Pietà 23
Torino
Tel. 0112767661

 

I bigné con formaggio e tartufo de Al Gallo (Ravenna)

Posted on 2 ottobre 2013 by in Antipasti, Emilia Romagna, Ravenna

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Alla BlogFest non ho mangiato solo piadine. Pare incredibile ma vi assicuro che è andata proprio così: il mio weekend è iniziato il Venerdì sera con una visita alla rinomata Antica Trattoria Al Gallo 1909 di Ravenna dove ho assaggiato un piatto così squisito da:

A) eliminare i pensieri di una settimana intensa;
B) scacciare la stanchezza di una settimana caratterizzata da poche ore di sonno;
C) cancellare lo stress alla prima forchettata;
D) risvegliare le papille assopite.

Voi c’avrete delle medicine per fare tutto questo? Ecco, io sono ricorsa al bignè con formaggio fuso e tartufo.
Chiamerei questo fenomeno “gastropatia”, “cura del cibo” o “il rimedio della nonna” ma non renderei l’idea (e direi inesattezze): voi però avete capito cosa intendo, giusto?

Ecco.
Prima sorpresa: i due bignè erano fatti di uovo e formaggio ed erano morbidi come soufflé! Me li immaginavo croccanti, ma molto meglio così: non avrebbero assorbito il formaggio fuso colato in abbondanza e in cui erano immerse le lamelle di tartufo profumato.

Ogni boccone ha provocato una ola nelle mie sinapsi, che si riaccorgevano di esistere e hanno ordinato alla mia mano di afferrare la forchetta e non sprecare la minima goccia di formaggio, o il più piccolo frammento di tartufo.

Gli occhi gioivano altrettanto: il ristorante è contraddistinto da un’eleganza delicata, che ti fa sentire perfettamente a casa, con arredi ricercati e una lunga fila di fotografie dei diversi vip che vi hanno mangiato. Vi consiglio una visita al piano superiore dove, oltre al bagno, troverete stanze sofisticate, porte con vetri colorati, molti richiami al liberty e alla cultura ravennate.

Oltre a questi bignè il menù offre proposte molto interessanti che attingono a piene mani dai sapori locali: volete per caso farvi mancare lo squacquerone con fichi caramellati come dolce?

Ecco, magari questo ve lo racconto la prossima volta.

Dove
Antica Trattoria Al Gallo 1909
Via Maggiore 87
Ravenna
Tel. 0544.213775

Il salmorejo del Dos de Mayo (Siviglia)

Posted on 5 novembre 2012 by in Antipasti, Spagna

Avvolgiamoci nelle nostre sciarpe, sprofondando il naso nel profumo che ci siamo messi addosso stamane e pensando alle vacanze estive con sospiri degni di una lettrice di Jane Austen.

Buongiorno, è Lunedì per tutti, è il momento di riavvitare la testa sul collo e connettere le sinapsi.

Non tutte, però, e soprattutto non le mie, che oggi vi riporto nella caldissima Siviglia alla scoperta di un altro posticino che mi ha molto deliziata.

Il fatto è che nella città andalusa i locali più conosciuti possono addirittura prendersi il lusso di chiudere ad Agosto - bruciando la grande clientela dei turisti – quindi capita che ci si ritrovi a vagare alla ricerca di una sostituzione, che nel caso della Bodega Dos de Mayo non risulta essere un ripiego, ma una felice e eccellente casualità.

Occorre essere un po’ lesti e intraprendenti, e se farete come la sottoscritta, che alla domanda “English? Francais? Italiano?” ha risposto orgogliosamente “Espanol!“, tutto andrà più che bene.
Qua si ordinano tapas, economici piattini colmi di ogni cibo spagnoleggiante (mi passate il neologismo?): come dicevo anche in occasione della Bodeguita Santa Cruz, lanciarvi è la soluzione migliore.
Altrimenti… ho io la soluzione per voi.

Provate il salmorejo.
D’accordo, questo nome e il suo aspetto non vi inviteranno molto, ma non c’è soluzione più fresca, genuina e saporita per combattere fame e calura!
Si tratta di una zuppa fredda composta da pomodoro, olio extravergine d’oliva, aceto, sale, aglio e pane duro frullati insieme e accompagnata da pezzetti di prosciutto serrano, dal colore arancione vivace e dalla consistenza di una salsa densa, senza grumi.
Avete presente il più noto gazpacho? Ecco, siamo in quel mondo.

Il simpatico cameriere me ne porta una scodella, e io non mi faccio intimorire: ha un sapore spiccatissimo per merito dell’abbondante olio d’oliva, del prosciutto stagionato, dell’aglio. Inoltre pomodoro e aceto non si sottomettono mica. Se siete del gruppo “le minestre di verdure non sanno di niente” qua dovete ricredervi.

È vellutata, particolare, imprevedibile, così colorata da poterla ritenere allegra, e si assapora che è un piacere, tra un sorso di birra e un altro stuzzichino.

Nonostante il corposo apporto dell’olio non risulta pesante, anzi, spalanca gli stomachi e li prepara a portate impegnative.

È un piatto che sa di estate e di vacanza, di sole e tempo libero, leggerezza e piacevolezza, nel cui ricordo mi crogiolo.
Dopotutto è un Lunedì post ponte, quindi è ancora più mesto.

Ah, il salmorejo.
Ah, Siviglia.
Ah… ah!

Dove
Bodega Dos de Mayo
Plaza de la Gavidia 6
Siviglia

Il savarin di polenta del Somaschi Hotel (Cherasco)

Posted on 24 ottobre 2012 by in Antipasti, Piemonte

Non so bene perché ma talvolta sento di persone che pur di non andare a matrimoni, battesimi, cresime si arruolerebbe nella legione straniera. Il motivo? “Stai ore seduto a tavola!“.

… Cioè, vi pare brutto? A me proprio no, anzi, è quasi un sogno!

Certo, tutto dipende dall’entità del cibo: se dovete mangiare per ore piatti che manco alla mensa delle medie ci credo che è una tortura, e tra le peggiori.

Fortuna vuole che i miei amici siano tutti dei buongustai e che questo aspetto non sia mai stato sottovalutato, anzi! So di accurati studi, assaggi e scelte per preparare il menù perfetto, che fosse soddisfacente e saziante al punto giusto, e sempre hanno azzeccato ogni portata e vino.

In particolare, io attendevo il matrimonio di Daniela e Matteo con una doppia ansia e gioia, in primis per la loro unione e in secondo luogo per il  loro pranzo celebrativo!

Dopotutto Daniela è colei che sempre mi delizia con i suoi manicaretti, tra cui i peperoni (di cui ho parlato qui), le paste, gli arrosti, e Matteo è un maestro dei risotti e di molte altre specialità, quindi non poteva non venirne fuori una me-ra-vi-glia!

Il matrimonio, il relativo rinfresco e il pranzo si sono tenuti a Cherasco, che ho scoperto essere la capitale delle lumache. Qui sorge un monastero collegato a una chiesa, il Somaschi Hotel, che permette di celebrare la funzione e ospitare i festeggiamenti, che comprende un ristorante che ci ha offerto portate memorabili.

Appare infatti al tavolo questo savarin, una sorta di ciambellina di polenta ricoperta di salsa di formaggio & panna e una grattuggiata di tartufo nero.
Ho girato il piatto per osservare tanta perfezione da ogni parte, e poi ho afferrato la forchetta e l’ho calata con decisione per compiere un miracolo.

Eh sì.
Il tuorlo d’uovo crudo, calato all’interno del savarin e quindi leggermente cotto all’esterno, si è espanso, è colato fuori, trapelato col suo colore accesissimo, creando una festa nel piatto!
Le scaglie di tartufo donavano un sapore spiccato e un profumo intenso, mentre la salsa di panna e formaggio era liscia, proprio senza grumi, né troppo liquida né densa, quindi avvolgeva bene la polenta. Questa era la perfetta base per l’apoteosi degli altri componenti, con la sua consistenza e delicatezza.

Guardando i visi degli altri commensali s’intravedeva il momento in cui ne assaggiavano il primo boccone e sgranavano gli occhi. Assaporavano bene ogni parte, magari catturavano qualche frammento di tartufo e procedevano con il secondo attacco. Poi, il sorriso, soddisfatto e stupito.
Non è bellissimo?

Mettete che siate da quelle parti, nelle Langhe.
Informatevi presso il ristorante: magari non potrete assaggiare proprio questo savarin, ma vi assicuro che il resto delle pietanze era allo stesso entusiasmante livello.

Dove
Somaschi Hotel
Via Nostra Signora del Popolo 9
Cherasco (CN)
tel.  0172 488482

Il carciofo alla giudia di Sora Margherita (Roma)

Posted on 15 febbraio 2012 by in Antipasti, Contorni, Roma, Tradizioni

A Roma risiedono alcuni dei miei ricordi gastronomici più vivi e puntuali, travolgenti e divertenti, entusiasmanti fino alla follia.
Dopotutto, quando si hanno persone con cui condividere la passione per il cibo (ciao Monica, ciao Dani, ciao Matteo, ciao Giulia, ciao Betta, etc.), l’avventurarsi è questione di un attimo.

Appunto, il mio primo approccio con Sora Margherita é stato sicuramente sorprendente e ricco di dettagli memorabili, sia dal punto di vista del cibo sia della situazione.

Immersa nel ghetto ebraico romano, mimetizzata e senza insegne, sorge una porticina con qualche piccola sedia a fianco. Non capiresti mai che quello è un ristorante, se non lo sapessi.
L’apertura è fissata alle 20 di ogni sera, e se t’azzardi a entrare anche solo tre minuti prima verrai rispedito fuori a male parole (la sottoscritta lo conferma).
Una volta che la cameriera annuncia l’apertura si può entrare e accomodarsi presso tavolacci con tovaglie di carta, e sgabelli traballanti. Le pareti sono piene di memorie del passato, la cucina appena nascosta ma si intravede facilmente. Infine le cameriere hanno un concetto tutto loro di cortesia, un po’ fiere e un po’ altere mentre ti servono e ti guardano storto se non sai decidere cosa ordinare nel giro di tre secondi.

Su questo, però, la qui presente non ha certo problemi e, seguendo diversi suggerimenti, ha ordinato quella pietanza che a Bologna susciterebbe perplessità, o un bel “Cus’lè?!” (“Che cos’è?”, per i forestieri): il carciofo alla giudia. (altro…)

La spuma di mortadella della Bottega di Franco (Bologna)

Posted on 14 febbraio 2012 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna

Dici “Bologna” e tra i primi cibi tipici che ti verranno in mente ci deve essere la mortadella, il salume cilindrico più lodato della zona, il più amato, quello a cui noi autoctoni siamo più affezionati.
Noi non ci abbiamo la raffinatezza del serrano spagnolo o del San Daniele! Noi rivendichiamo la rusticità a gran voce, e la eleviamo come stendardo sotto cui unirsi.

Se non si conosce almeno una persona che ha lavorato per qualche mese all’Alcisa non si è mica bolognesi DOP.

La roseità, il profumo e il gusto spiccato di tale salume vengono celebrate assai degnamente presso la Bottega di Franco, dove celebre e ottima è la sua spuma.

Mo sì, spuma di mortadella, avete capito bene (questa frase sarebbe da leggere con un forte accento emiliano, ecco. Fatevi aiutare da un collega o amico del posto per ottenere la giusta pronuncia)! (altro…)

Il trancio di foie gras con brioche e confit di pere di V Zatisi (Praga)

Posted on 7 dicembre 2011 by in Antipasti, Praga

Molte persone che conosco sono state a Praga con la scuola: gita delle superiori – mi è sempre stato raccontato – con annesse millemila ore di pullman per giungere a una meta che poi ha lasciato tutti a bocca aperta!
Quindi quando ho chiesto consigli gastronomici la risposta è praticamente sempre stata “Ah boh, chi si ricorda, chi ci ha pensato, … Hard Rock Cafè?“. Su, facciamo i seri.

Quest’estate ho finamente visitato Praga per la prima volta nella mia vita insieme a una cara amica, Daniela (sì, la santa dei peperoni): essendo due sagge frequentatrici del sacro desco, ci siamo ben informate prima e durante la partenza, alla ricerca di posticini interessanti.

Uno di quelli che ci ispirava di più si chiamava V Zatisi.
Avendo prezzi più alti del normale abbiamo deciso di tenerlo come gran finale per l’ultima sera e… ah, qual errore! L’avessimo sperimentato prima ci saremmo andate tutte le sere (per la gioia del nostro portafogli, ma ne sarebbe valsa la spesa!).

Qui infatti ho assaggiato colui che ho eletto “Piatto dell’Estate 2011“: il trancio di foie gras francese grigliato, con brioche e pere confit. (altro…)

Le capesante gratinate del Primonovecento (Milano)

Posted on 30 novembre 2011 by in Antipasti, Lombardia, Milano

È che io mi sveglio ogni mattina sapendo benissimo di cosa avrò voglia di mangiare durante la giornata. Spesso si tratta di piatti pesantucci o addirittura irreperibili in Italia quindi desisto, ma questo non vuol dire che il mio pensiero non corra verso quelle delizie.

Stamattina, per esempio, avrei volentieri ordinato una pietanza facile facile, leggera leggera, buona buona, molto da colazione, molto da spuntino.

Le capesante gratinate del Primonovecento.

Mentre voi pensate “Questa c’ha le scimmie urlatrici nel cervello” io mi appresterò a spiegarvi il modesto, delizioso, sano piatto che i nostri palati fa esultar!
Chi non apre gli occhietti e ci pensa, dopotutto? (altro…)

La pizzetta di pescespada del Mare Nostrum (Torino)

Posted on 9 novembre 2011 by in Antipasti, Piemonte, Torino

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Ascoltate, principi, sudditi, messeri, vassalli e forestieri della regal corte (della serie: giocare di ruolo sarà pur servito a imparare qualsiasi tipo di carica, no?)!
La vostra assaggiatrice ha un annuncio da fare, con tanto di sigillo in ceralacca!

Lei, così tanto innamorata della sua Bologna, dei suoi infiniti portici, dolci colli e cupi vicoli, ha un’altra città italiana particolarmente cara in cui opera scorribande alimentari da far impallidire i più voraci.
Tal luogo è presto dichiarato: si tratta di Torino!

Fortuna vuole che due cari amici abitino in questa città così elegante, in uno dei quartieri più affascinanti e – che coincidenza! – siano addirittura delle ottime forchette (e bravi cuochi: vi ho già parlato dei peperoni di Daniela, infatti).
Mi hanno condotta in ristoranti straordinari e con loro ho assaggiato piatti particolari ed altri eccellenti.
Insomma, non è facile trovare persone con cui condividere tal gioia con egual entusiasmo!

A loro devo la scoperta e la conoscenza di uno dei miei ristoranti di pesce preferiti.
Pesce? A Torino?“. Ebbene sì: non potrebbe essere altrimenti, dato che la materia prima giunge ogni dì dalla Liguria, e il menù viene inventato di conseguenza.
Si chiama Mare Nostrum.
Si trova nel centro di Torino, dalla parte del fiume: varcate la porticina e vi troverete in un posto a mio giudizio alquanto affascinante che risulta famigliare, intimo.
I gestori e i camerieri sono esempio di simpatia, professionalità e affabilità: vi conquisteranno descrivendo i piatti. Inoltre sono persone che badano a Internet e ai giudizi trovati, per esempio, su TripAdvisor, anzi: una sera erano piuttosto amareggiati per commenti immeritatamente spietati, non se ne capacitavano.

Vi parlerò di uno dei piatti che meglio mi è rimasto nella memoria. (altro…)