21 August 2017
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La cipolla fondente delle Colline Ciociare (Frosinone)

Posted on 29 febbraio 2016 by in Antipasti, Stellati

Colline Ciociare (Frosinone)Posso io inerpicarmi su vie improbabili e valli nebbiose solo per mangiare una cipolla? Ovviamente sì, ma non deve trattarsi di un normale ortaggio: deve essere quella fondente di Salvatore Tassa, il cuciniere delle Colline Ciociare.

Armatevi di auto, navigatore, qualche cellulare con mappe e diversi operatori telefonici e preparatevi a perdervi: è praticamente incluso nell’esperienza gastronomica. Quindi siate lungimiranti e partite con un buon anticipo, altrimenti fermatevi a Fiuggi e chiedete informazioni che la Prenestina non perdona.Colline Ciociare (Frosinone)L’arrivo sarà lieto e nell’attesa della vostra cipolla fondente potrete sgranocchiare delle cialde con nocciole, pistacchi e un’abbondante spolverata di finissime erbe di bosco.

D’accordo, ma che avrà mai questo piatto per cui occorre tanto peregrinare?
Diciamo che è una perfetta esaltazione delle anime belle: magari l’involucro non sarà eccezionalmente invitante e potrà ingannare, ma ciò che racchiude è degno di ogni plauso. La cipolla è presentata nella sua essenza, ovvero una crema intensa arricchita solo di un filo d’olio e una spolverata di pepe.Colline Ciociare (Frosinone)È sufficiente intingere la punta del cucchiaino per apprezzarne la forza, la dolcezza e la persistenza. Ha un bel carattere, risulta persino simpatica! E una volta terminata ne sentirete la nostalgia.Colline Ciociare (Frosinone)Prendetelo come spunto per organizzare una gita fuori porta.
E, nel caso, non mancate di assaggiare anche i ravioli ripieni di aglio in brodo di mela.

Dove
Colline Ciociare
Via Prenestina 27
Frosinone

Il gelato pere e gorgonzola di Fata Morgana (Roma)

Posted on 23 giugno 2015 by in Dolci, Roma

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Io e l’estate abbiamo un rapporto complicato: il caldo mi devasta ma non sopprime il mio appetito, che rimane forte e furente anche nei giorni più torridi.

Posso anche approvare il concetto di mangiare un gelato come pasto ma deve per forza essere eccellente, originale e soddisfare il mio bisogno di qualcosa di salato.
… salato? Sì: mi sto divertendo moltissimo nello scoprire e assaggiare gusti inconsueti, quelli che creano perplessità ai noiosi tradizionalisti.

Si dà il caso che, dopo il stupendo gelato al lattughino con olive nere, composta di pomodorini e gocce di aceto balsamico del Gelato Giusto a Milano, abbia trovato la felicità fatta gelo in una gelateria di Roma, Fata Morgana.

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Qua ho passato una decina di minuti scorrendo i gusti , perdendomi nell’indecisione e nel dubbio. Poi ho prediletto il seadas (proprio il dolce sardo), il basilico-noci-miele e – rullo di tamburigorgonzola-pere.

Ora voglio immergermi nel ricordo di quei due sapori, uno più cremoso e uno più sorbetto, perfettamente combinati e in contrasto, pronti a sorprendere e diventare una piccola ossessione, quel vizio indefinito che potrà sorgere in molti momenti e far sospirare.
Golosità e concessione si fondono, e vorrei abbracciare la creatrice Maria Agnese Spagnuolo per averlo reso possibile.

Gente che a Roma vive o transita, siete in ascolto?

Dove
Fata Morgana
Via Lago di Lesina 9
Roma
Tel. 0686391589
Trovate la lista completa dei punti vendita qui

The Gin Corner (Roma)

Posted on 21 aprile 2015 by in In alto i calici, Roma

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Perdersi tra i vicoli di Roma è altamente pericoloso: non solo di rischia di essere travolti da orde di turisti, motorini, auto, con sampietrini scagliati a destra e a manca, ma si finisce per scoprire delle chicche che diventano piacevoli ossessioni come The Gin Corner.

Nascosto dentro all’hotel Adriano in una via a pochi passi dal lungo Tevere, con i suoi 80 gin internazionali è il punto di riferimento degli amanti del genere nella capitale, provvedendo a dissetare e sopperire ogni desiderio grazie alla creatività e alla competenza dei bartender. Abbandonatevi tra le loro mani, e sarete più che deliziati dai loro speciali gin tonic.

Ne assaggio uno con gin Mumbasa, chiodi di garofano, chicchi di caffè bianco e la tonica cilena 1724, ghiacciato quanto basta per riprendersi da un pomeriggio di camminate e chiacchiere, speziato e dalle note delicate per divertirsi a ogni sorso, servito in un abbondante bicchiere per far durate l’aperitivo – o il post-cena – molto tempo.

Rilassante e tranquillo, è frequentato per lo più da turisti stranieri che soggiornano nell’albergo.
Avete un compito: visitarlo e dare estrema soddisfazione ai bartender, accomodandovi sugli sgabelli al bancone o nella saletta con i divani nera dalla testiera alta. La Regina e il suo Gin O’Clock approverebbero, e così io.

Dove
The Gin Corner
Via di Pallacorda 2
Roma
Tel. 06 68802452

Il tiramisù di Pompi (Roma)

Posted on 4 febbraio 2015 by in Dolci, Gluten free, Roma

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Sapete cosa vuol dire avere un’onta gastronomica?
Per molti potrebbe significare il non saper cucinare una cena da quindici portate. Per altri non saper replicare i piatti di uno chef famoso. Per me era non aver mai mangiato il tiramisù di Pompi.
Oh, e dire che a Roma ci vado da un paio di decenni e sempre mi distinguo per i miei tuffi carpiati nel fritto, nello gnocco o nell’abbacchio, ma questo dolce così tanto famoso mi era sempre sfuggito.

Un giorno, complice un briciolo di tempo in più, mi sono lanciata verso la loro sede vicino a piazza di Spagna, districandomi tra le splendide viuzze di sampietrini.
Ero decisa, ero convinta, ero pronta.

Poi ho letto la scritta “gluten free“, e in quel preciso momento il mio cuore ha sussultato dalla gioia (che la mia dieta prevede un po’ di attenzione a questo elemento).
Quindi, con l’animo che danzava la samba, ho ordinato una porzione di tiramisù con le fragole (è disponibile anche la versione classica al cioccolato, ma quel giorno mi andava così) e, con grande trepidazione, ho affondato il cucchiaino e assaggiato.

So che molti dicono che “non è più quello di una volta“, “un tempo era ancor meglio” e “non ci sono più le mezze stagioni” ma io l’ho trovato delizioso, equilibrato, per nulla stucchevole.
Premiamo la presenza del pan di spagna senza glutine, che non presentava differenze spiccate con quello normale.
Osanniamo le fragole fresche e la loro salsa genuina, lontana da quella chimica e industriale che viene utilizzata troppo spesso da altri produttori.
La crema è dolce al punto giusto, velluto per il palato e stuzzicante per la mente.
La scatolina monoporzione è comoda, pratica e consente di portarselo appresso senza ricoprirsene dalla testa ai piedi, e rappresenta la giusta quantità per sentirsi soddisfatti senza esagerare. I più golosi potranno portarsene a casa box ben più ampie, tenendole nel frigo come rimedio a molte paturnie.

Felicità allo stato solido di cui avvalersi più e più volte, dai momenti di sconforto a quelli di festa.

Dove
Pompi
Via della Croce 82
Roma
(ci sono anche altre sedi, quindi controllate sul loro sito)

La gricia di Settimio all’Arancio (Roma)

Posted on 22 gennaio 2014 by in La sagra del carboidrato, Primi Piatti, Roma

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E quando vi prende quella voglia incontrollabile di qualcosa di buono e tosto, che vi distolga i pensieri e faccia piombare in una dolcissima catarsi, come non buttarsi sulla pasta?
E come non affidarsi a chi sui piatti di pasta succulenti e sapienti, mazzate di calorie e delizia ha creato un impero, ovvero Roma?

C’hai mal di testa? Amatriciana.
Problemi in ufficio? Carbonara.
Rotto col fidanzato? Cacio e pepe.
A me pare semplicissimo.

Quindi se siete in zona Piazza di Spagna scendete lungo via dei Condotti e raggiungete Settimio all’Arancio, un ristorante che da molti anni allevia i cuori.

Fate così: ordinate le mezze maniche alla gricia (attenzione! Hanno anche la pasta per celiaci) e lasciate alle spalle il mondo.
Sì, spegnete quel cellulare e non fate la foto su Instagram che intanto si raffredda!
Concentratevi sui pezzettoni di guanciale croccante le cui parti grassocce si sciolgono in bocca, lasciatevi scuotere dall’abbondante pepe, apprezzate la perfetta cottura della pasta e assaporate la divina cremina fatta col pecorino.
Qua stiamo parlando di altissimi livelli artistici, i Guttuso del carboidrato.

Anche se siete della Valle d’Aosta, del Friuli o della Sardegna non potrà non sfuggirvi una qualche colorita espressione romanesca, e sarà la prova del vostro stare benissimo.
Batterete le mani sulla pancia e vi distenderete sulla sedia sorridendo. Che soddisfazione, Settimio!

Dove
Settimio all’Arancio
Via dell’Arancio 50
Roma
Tel. 06 6876119

La cacio e pepe del Matriciano (Roma)

Posted on 24 maggio 2012 by in Primi Piatti, Roma

Tra le mie assolute certezze di vita ce n’è una che dice: “È impossibile stare a dieta quando sei a Roma“.
Credo che ci sia una qualche legge in corso dai tempi di Romolo&Remo che prevede la fustigazione per tutti coloro che osano mangiare solo insalatina scondita, o che rifiutano le golose proposte con piglio severo.

Nun se pó!

Io ho preso alla lettera questa regola e non faccio mai la ritrosa, soprattutto se mi si para innanzi un piatto di pasta preparata con tutti i crismi del caso. Non voglio mica far infuriare tutti gli dei pagani, che Divinità batte Regalità di qualche sensibile punto.

Appunto, in una delle mie recenti visite sono stata condotta presso un ristorante che fa di carbonara e gricia virtù, addentrandomi senza ritegno e una volta ancora nei misteri dei pastifici e dei sughi.

E così riscoprii i veri tonnarelli cacio e pepe presso il ristorante Il Matriciano, nei pressi di San Pietro.

Un’invasione di sapore.
Se Attila fosse stato un piatto di pasta sarebbe proprio questo, generosamente cosparso di pepe, col formaggio ridotto a crema pungente, salata e gustosa. Il tonnarello accompagna degnosamente il sugo con la sua consistenza non troppo tenue, ma é cavaliere nel lasciarlo prevalere. (altro…)

Gli gnocchi alla romana della Matricianella (Roma)

Posted on 11 maggio 2012 by in Primi Piatti, Roma, Tradizioni

In questi ultimi giorni Roma mi ha vista più volte per diversi motivi e, negli scampoli di tempo e al grido di “Io c’ho bisogno di sostentamento!“, “Io devo crescere!” e il sempreverde “Vorresti dire che dovrei saltare il pranzo?“, ho avuto l’opportunità di sperimentare nuove cosucce e ritrovare vecchie adorate conoscenze, sempre partendo dal presupposto che la città è piena di ottimi posti, e che la cucina romana rientra proprio nelle mie corde (ma cosa non lo è, dopotutto?!).

A dire il vero era un po’ di tempo che avevo in cantiere di parlare di un certo piatto di gnocchi alla romana che infesta i miei sogni da anni, roba che mordo il cuscino nel sonno, ma insomma, non c’avevo la fotografia adatta!
Poi, complice una riunione e un paio di ore di tempo, mi sono fiondata.

Dove? Alla Matricianella in via del Leone.

So che alcuni di voi lettori si sono profusi in sospiri nostalgici nel leggerlo (nonchè in variopinti insulti nel momento in cui ho scritto loro un messaggio su Facebook per informarli del mio insolito pranzo. Ciao Monica, ciao Daniela).

La prima volta che sono stata alla Matricianella era Luglio, ero nella città eterna per un raduno di gioco di ruolo online (… perchè fate quella faccia? Non c’avete scheletri nell’armadio voi?! Ah, voi non ve ne vantate? Sono scelte) e noi, un gruppo che mangia quanto tutta la città del Vaticano, l’abbiamo trovata per caso, in quella viuzza non tanto distante da via dei Condotti. (altro…)

Lo shabu shabu dell’Hamasei (Roma)

Posted on 23 novembre 2011 by in Etnicità diffusa, Roma

 (photo credit: http://www.sxc.hu/)

 Il cibo giapponese mette d’accordo molte persone, tra cui:

– i salutisti (“Riso e pesce, cosa c’è di più genuino?);
– i fashion (“Non sei mai andata da Nobu?! Come puoi presentarti al mio cospetto?“;
quelli a dieta (v. “i salutisti”, più: “Riso e pesce crudo, mica sarà pesante!”, ingozzandosi di 24 maki, 15 nighiri e un fresbee di sashimi);
quelli che amano effettivamente il cibo giapponese (e che non si limitano ai grandi classici).

Io prevalentemente appartengo a quest’ultima categoria (e talvolta alla terza): apprezzo sempre i ristoranti che servono cibi particolari del Sol Levante, che non si trovano ovunque.

Per una volta che volete sperimentare, vi consiglio un ristorante giapponese a Roma.
Ci sono stata anni fa ma il ricordo é forte: il piatto gustato non si dimentica facilmente, per gusto e preparazione.

Premessa: vi ho mai detto che sono un’amante della bourguignonne? No? Ecco, ora lo affermo vivamente!
Ciò di cui vi sto per parlare è il corrispettivo orientale di tal piatto (un po’ eretica come definizione, ma dovrò pur darvi un’idea!).

Il ristorante in questione si chiama Hamasei, e la specialità si chiama… Shabu Shabu! (altro…)