16 December 2017
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La cipolla fondente delle Colline Ciociare (Frosinone)

Posted on 29 febbraio 2016 by in Antipasti, Stellati

Colline Ciociare (Frosinone)Posso io inerpicarmi su vie improbabili e valli nebbiose solo per mangiare una cipolla? Ovviamente sì, ma non deve trattarsi di un normale ortaggio: deve essere quella fondente di Salvatore Tassa, il cuciniere delle Colline Ciociare.

Armatevi di auto, navigatore, qualche cellulare con mappe e diversi operatori telefonici e preparatevi a perdervi: è praticamente incluso nell’esperienza gastronomica. Quindi siate lungimiranti e partite con un buon anticipo, altrimenti fermatevi a Fiuggi e chiedete informazioni che la Prenestina non perdona.Colline Ciociare (Frosinone)L’arrivo sarà lieto e nell’attesa della vostra cipolla fondente potrete sgranocchiare delle cialde con nocciole, pistacchi e un’abbondante spolverata di finissime erbe di bosco.

D’accordo, ma che avrà mai questo piatto per cui occorre tanto peregrinare?
Diciamo che è una perfetta esaltazione delle anime belle: magari l’involucro non sarà eccezionalmente invitante e potrà ingannare, ma ciò che racchiude è degno di ogni plauso. La cipolla è presentata nella sua essenza, ovvero una crema intensa arricchita solo di un filo d’olio e una spolverata di pepe.Colline Ciociare (Frosinone)È sufficiente intingere la punta del cucchiaino per apprezzarne la forza, la dolcezza e la persistenza. Ha un bel carattere, risulta persino simpatica! E una volta terminata ne sentirete la nostalgia.Colline Ciociare (Frosinone)Prendetelo come spunto per organizzare una gita fuori porta.
E, nel caso, non mancate di assaggiare anche i ravioli ripieni di aglio in brodo di mela.

Dove
Colline Ciociare
Via Prenestina 27
Frosinone

Le perle di ravioli di astice del Dao (Roma)

Posted on 23 febbraio 2016 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Roma

Il Dao (Roma)Secondo il calendario cinese il 6 Febbraio siamo entrati in un anno contraddistinto da un animale molto fortunato: la scimmia.
Dov’ero io, casualmente? In uno dei migliori ristoranti cinesi di Roma, anzi, d’Italia: il Dao.
E nemmeno per la prima volta: son recidiva, desiderosa di assaggiare più o meno tutto il menù ricco di soddisfazioni e originalità.

Lo so, vedendolo da fuori non gli dareste due lire (o due yuan) ma basta entrare per rovesciare l’impressione: l’ambiente è curato, quasi chic, povero di colori sgargianti e orpelli kitsch, e il servizio di buon livello. Se già così si intuisce perché la guida del Gambero Rosso gli abbia assegnato i Tre Mondi (il massimo riconoscimento per un ristorante etnico), aprendo il menù se ne ha la certezza: è così divertente e invitante, ricco di specialità mai viste prima che vorrete provare. Esagererete, lo so, ma non è un male: è difficile resistere a un così buon rapporto tra qualità e prezzo.

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Il vitello tonnato di Trippa (Milano)

Posted on 9 novembre 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

Trippa Milano

Senti, ma il tuo ristorante del cuore a Milano qual è? Quello in cui ti senti a casa e in cui torni con piacere, consapevole che mangerai e starai bene, l’approdo sicuro, il fortino della pace dei sensi?“.

Fino a qualche tempo fa questa domanda generava panico.
Puro. Panico.
Occhi spalancati, balbettii, incertezze, spaesamento, non saper dove sbattere la testa, che mica è facile, forse pretendete troppo.
Proprio tu non hai un posto preferito? Ma come?“.
C’ho avuto persino i sensi di colpa, poi ha aperto Trippa e, ah!, problema risolto!

C’avete idea di quanti locali “tutta apparenza e zero sostanza” ci siano nei dintorni meneghini? E non è che si possa andare da Berton o Lopriore tutte le settimane, anzi.
Quando poi si tratta di cene con amici o parenti, meglio puntare su un qualcosa che metta d’accordo tutti e offra qualità alta a un prezzo ottimo. Posti così si contano sulla punta delle dita, generando disappunto e voglia di concretezza, di farsi una sacrosanta buona mangiata senza pensar solo alla forma.

Riprendendo tutti i crismi della tipica trattoria anche nell’arredamento, è nel menù che esprime una voglia fortissima di unire tradizione, riscoperta e qualità, affiancando specialità un po’ perse nei tempi a una cucina dinamica e dall’esecuzione più che contemporanea, dove il dettaglio è tutto e l’alta maestria viene mascherata da semplicità.

Così ho trovato il vitello tonnato del secolo, il mio “mai più senza”, quel piatto che mi risulta imprescindibile, quello che non posso non ordinare ogni volta e che riassume al meglio il cuore e il pensiero di Trippa.
Ne ho già parlato a chiunque – persino a gente incontrata su BlaBlaCar – quindi non poteva mancare come regal suggerimento!

E voi, amici delle frattaglie, sarete ancor più felici nel sapere che qui si mangiano tutte a ciclo continuo, dipende solo dalla disponibilità del momento, da ciò che è rimasto in cucina: diaframma? Animelle? Rognoni? E, ovviamente, trippa? Ci sono e vi aspettano per sollazzarvi, rendervi felici con sapori ingiustamente considerati di serie B, e che qua si riscoprono con massimo piacere.

Prenotare è più che indispensabile, in questo siate lungimiranti.
Per il resto, lasciate fare a loro.

Come detto da qualcuno, da Trippa si mangia meglio che in molti stellati, e il frequente ricambio del menù spinge a volerlo visitare assiduamente.
Non ha forse tutte le caratteristiche per essere il posto del cuore?

Dove
Trippa Trattoria
Via Vasari 3 (angolo via Muratori)
20135 Milano
Tel. 02 36741134
Mob. 327 6687908

I toast di gamberi del Dou (Milano)

Posted on 2 aprile 2015 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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In un mondo cresciuto a base di ordini da quindici portate e “sazietà, questa sconosciuta” (il mio, ça va sans dire), il ristorante cinese è sempre stato un’oasi di piacere e dissolutezza.
C’è stato un tempo in cui ogni giovedì ci andavo dopo scuola lanciandomi tra ravioli al vapore e spaghetti di soia saltati con carne e verdure, chiacchierando e sfogando adolescenziali pensieri a sciabolate di bacchette. E le cene nei tavoli rotondi col ripiano rotante al centro? Sospiro dalla nostalgia.

Poi si cresce, ed ecco che anche i gusti evolvono e le offerte si moltiplicano. Il proliferare di ristoranti asiatici di fascia medio-alta fa parte di questo cambiamento, che porta a una riconsiderazione del numero di cibi da assaggiare e alla consapevolezza di ottenere una qualità più alta.

Del Dou me ne aveva parlato Virginia (ciao Virgi!), consigliandomelo e indicandomi la portata da provare assolutamente: il toast di gamberi.
Io e i miei commensali (ciao Anna Maria e Pigna!) li abbiamo accompagnati da ravioli di mare, pad thai, salmone scottato e altre delizie, optando per un cocktail della lunga e sofisticata lista.

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Ora, io non so voi come siate abituati, ma per me il toast di gamberi era sempre stato un piatto che nel crostaceo aveva solo l’aroma.
La mia sorpresa è stata estrema nel vedere apparire dei veri gamberi, con la coda e tutto, in cima a delle cialde croccantissime. Li ho guardati e rimirati a lungo, incantata da tanta ostentazione e contando i semi di sesamo.
Presentazione incantevole, sapore perfetto: chi dice che il cibo cinese è unto si ricrederà.

IMG_2088Si pizzicano per la coda e intingono appena nella salsa agrodolce per non sopraffarli, poi se ne assapora la consistenza compatta ma cedevole, e si prosegue nell’invasione dei gusti del mare.

Io lo dico: i quattro che sono nel piatto non sono sufficienti, ma forse nemmeno quaranta basterebbero per averne abbastanza.

Gli altri piatti sono eseguiti bene e altrettanto piacevolmente presentati, con cura per i dettagli e porzioni buone.
L’ambiente? Rilassante, curato e carino, dall’arredamento essenziale e le luci soffuse.

Una preziosa scoperta.

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Dove
Dou
piazza Piazza Napoli 25
Milano
Tel. 02 49636318

Il Manna (Milano)

Posted on 30 marzo 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

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Lo ammetto: sono andata da Manna con le idee chiare. Ho fatto finta di leggere il menù e di essere indecisa su cosa scegliere, divertita dai nomi ironici dei piatti, mentre il giorno prima avevo sbirciato la carta online e pienamente deciso ogni portata.

Con un’acquolina totale e un appetito incipiente mi sono lanciata sull’antipasto, recitandone il titolo per esteso e con una certa convinzione – “In bianco e nero. E viola” – mentre probabilmente bastava dire “la patata“. Vabbé, io ci tenevo a.

Il perché di tanta mia bramosia (leggasi: stavo per saltellare) è facile da capire: una patata viola viene cotta al cartoccio e tagliata a tocchetti; questi vengono adagiati su un lascivo letto di fonduta di toma della rocca che custodisce niente meno che tartufo nero. Se non state facendo la ola è perché non c’avete lo stomaco al posto del cuore, come me (che immagine pulp), che mi sono gustata ogni forchettata e cucchiaiata sentendo crescere la gioia. Se cercate un piatto con cui risvegliare tutti i sensi dopo una lunga settimana, questo può fare al caso vostro.

Il Manna è uno di quei ristoranti in cui la qualità e la sostanza vanno a braccetto, dove non si vuole stupire per forza (anche se i fake thai noodle con il brodo versato da una moka è un bel colpo di scena) e i piatti sono espressione della precisa personalità dello chef, con cui scambiare due sincere chiacchiere e confrontarsi.

Ecco, per fortuna/purtroppo il menù cambia a ciclo continuo: da una parte è un’occasione per tornare e provare le nuove creazioni, dall’altra vi impone di correre al più presto per non perdere questo trionfo violaceo. In ogni caso chiamatemi: io torno con voi.

Dove
Manna
P.le Governo Provvisorio 6
Milano
Tel. 0226809153

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Le melanzane croccanti del Wang Jiao (Milano)

Posted on 26 febbraio 2014 by in Antipasti, Contorni, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

melanzane

Io credo nel colpo di fulmine, soprattutto a tavola.
Sapete quando addentate il primo boccone senza molte aspettative e improvvisamente una scossa elettrica vi smuove tutti i sensi, accentuando i colori e i sapori? Ecco, allora è amore: accade quando meno te lo aspetti.

Ovviamente la mia ultima infatuazione è stata decisa, imprevedibile e fritta: sto per parlare delle melanzane croccanti del Wang Jiao, ristorante cinese di qualità situato in zona Porta Venezia, a Milano, scoperte per una serie di coincidenze. Tutto sembrava spingermi verso quel posto: dopotutto prima del concerto dei Maximo Park al Tunnel occorreva sostentamento (quante scuse!).

Il ristorante è molto carino e curato, ben diverso rispetto ad altri ristoranti cinesi.
Già alle 19.50 di un’apparentemente quieta Domenica sera era pieno, quindi il primo consiglio è quello di prenotare.
Il menù è vario e ricco di specialità: già vi dico che vi perderete nel consultare tutte le schede e sarete molto indecisi.

A onor del vero queste melanzane sono state ordinate dalla nostra amica di Paul Smith, che già le conosceva e apprezzava: io mi sono persa tra ravioli (ottimi) e spaghettini di grano saraceno in brodo (soddisfacenti e abbondanti, soprattutto in una fredda sera invernale), ma quando sono apparse quelle melanzane, tagliate per il lungo, fritte, intrise di una salsa agrodolce e cosparsi da semi di sesamo ho capito di aver combinato una sciocchezza.

Si sono sciolte morso dopo morso nella mia bocca, croccanti all’esterno e morbidissime all’interno: avete presente le ciliegie, che una tira l’altra? Eccovi la versione fritta, che vi darà pure assuefazione.

E’ quel piatto che va bene sia come antipasto sia come contorno, da sbocconcellare mentre chiacchierate – ha una temperatura simile a quella del Sole, quindi non si raffredderà sul più bello -, gustoso grazie alla salsa rossa sapida, con i semi di sesamo che scrocchiano sotto i denti e altre verdurine affettate che donano un tocco di freschezza.

Infine, un appunto: sebbene siano fritte, risultano abbastanza leggere. Non abbiate timore per la vostra linea e, al massimo, lasciate perdere i pezzetti di pane fritto che fanno da base: quelli sono abbastanza dimenticabili.

Dove
Wang Jiao
Via Felice Casati 7
Milano
Tel. 02 261 3224

L’Osteria Broccaindosso: il ritorno

Posted on 17 dicembre 2012 by in Antipasti, Bologna, Dolci, Emilia Romagna

Se questo non è un paese per vecchi, questo non è un post per coloro che sono a dieta. Non che si solito io scriva di cibi leggeri, ma oggi ci andremo a superare.

Ci tengo infatti ad aggiornarvi, dopo la mia recente visita di sabato sera, sui diversi perché l’Osteria Broccaindosso (di cui avevo già parlato qui) va visitata, e perché occorra attenersi ai miei piani.

Ordinate antipasti e dolci, e non ve ne pentirete: vi darò qualche elemento per convincervi.

Iniziamo dagli antipasti:

– insalata con arance e balsamico,
– polenta con ragù,
– parmigiana di melanzane,
– crema fritta,
– salsiccia in umido,
– prosciutto crudo,
– frittatine,
– puré di zucca,
– … e ho sicuramente perso qualcos’altro.

E ora passiamo ai dolci:
– mousse di cioccolato,
– torta di ricotta,
– pandoro,
– mascarpone,
– crema,
– torta al cioccolato,
– salame di cioccolato,
– torrone,
– croccante di mandorle,
– creme caramel,
– creme caramel alle amarene,
– panna cotta,
– zuppa inglese,
– torta di riso,
– il gran finale: la famosa scodella di cioccolato fondente fuso con bignè ripieni di panna a parte, da sommergere a mestolate.

Ecco.
E vorrei assicurarvi di una cosa: io ho mangiato tutto, e sono ancora viva.
Lo so, mi faccio abbastanza schifo da sola.

Andate, dico, andate! Tutto lo zucchero mangiato vi entrerà direttamente in circolo nel sangue e vi sentirete felicissimi!
… controindicazione: avrete un abbiocco totale per almeno 48 ore, ma cosa volete che sia!

Si organizzano gite per avventori coraggiosi: contate pure su di me. 

I crostini con lardo e tartufo del TiBiDì (Lizzano)

Posted on 16 luglio 2012 by in Antipasti, Bologna

Per alcuni il paradiso sono le Maldive. Per altri le città d’arte. La montagne, le colline, le grandi città. Ecco, uno dei miei paradisi è l’Appennino bolognese e, nello specifico, la zona di Porretta, conosciuta per lo più per il tortino (… Wait. Mai sentito parlare del tortino Porretta, la merendina perfetta di ogni bambino emiliano romagnolo? Ricordatemelo, e ne disserterò approfonditamente) o i centri termali.

A tal luoghi sono legati molti dei miei più forti ricordi, quelli che fanno comparire un leggero e spontaneo sorriso sul volto. Inoltre, mentre nelle città si fonde dal caldo, là regna una deliziosa temperatura che invita allo strafogo. In questo weekend mi sono lasciata guidare dagli esperti del posto e, tra un aperitivo bavarese e pezzi di pizza volanti, ho fatto gradevoli scoperte.

Iniziamo dal TiBiDì, in quel di Lizzano in Belvedere, un ristorante specializzato in funghi e tartufi. Su suggerimento della guida (ciao Monica) abbiamo ordinato un antipasto misto comprendente diverse piccole bontà, ma di uno in particolare è stata richiesta una doppia razione: il crostino di pan di segale con lardo e tartufo.

Voi lo sapete che per una fetta di lardo io sarei disposta a scalare le vette più impervie e a scendere negli inferi per guardare tutte le serie di Uomini e Donne con Satana, quindi figuratevi la mia faccia quando ho visto il piatto con questo pane nero abbrustolito sormontato da un’onda del benedetto salume e delle fettine di tartufo nero grattugiate sopra. Per facilitarvi vi mostrerò una diapositiva della mia faccia: Ecco. Preciso subito: so benissimo che non è stagione di tartufo, ma era l’insieme a rendere lo “stuzzichino” favoloso! Un’unione di irresistibilità all’ennesima potenza, con quel pane croccantino e caldo su cui il lardo dava il massimo di sé, con quel gusto salato e lo sciogliersi sul palato, e l’aroma delle lamelle di tartufo, non particolarmente saporite ma profumatissime.

Se passate da quelle parti (per rilassarvi, scalare le vicine montagne, ustionarvi alle piscine di Vidiciatico come la sottoscritta o partecipare alla festa bavarese tra fiumi di Paulaner) io lo terrei in considerazione, soprattutto nel periodo autunnale: una seconda puntata per un pasto esclusivamente a base di funghi & co. è già nella mia “to do” list.

Dove

TiBiDì
Via 3 Novembre
Tel.0534 51162

La capasanta con formaggio e kataifi del Finger’s Garden (Milano)

Posted on 27 giugno 2012 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Milano, Regali Eventi

Ieri sera la sottoscritta ha messo dei vestiti carini, una collana a dir poco vistosa (grazie H&M!), orecchini scintillanti, tacchi eccezionalmente alti (statura raggiunta: 1,98. Oh yes) ed è stata all’evento di Maserati – con Bulgari e Moet & Chandon – presso il Finger’s Garden di Milano, un nome che è una certezza.
Dopotutto, per il meglio delle auto ci voleva anche il massimo dei gioielli, il lusso di grandi vini e l’eccellenza della cucina, no?

L’occasione: la presentazione della nuova GranTurismo Sport, un concentrato di potenza e eleganza in cromatura blu, da ammirare in ogni dettaglio, organizzata da Rossocorsa.

Io e Chiara dal Ben non ci siamo lasciate sfuggire l’occasione e, una volta esaminata l’auto protagonista, ci siamo accomodate a un tavolo inconsapevoli di star per vivere un’ottima esperienza gastronomica.

Il Finger’s Garden in quartiere Isola è fratello del Finger’s in corso Lodi, ristorante giapponese dall’ottima fama per alta qualità e elevato prezzo (ogni volta che ci passo vicino lo guardo con aria da “Ti tengo d’occhio!”), ma con un giardino in più, con tanto di stagno con carpe sguazzanti.
Ieri abbiamo provato diversi assaggi della sua bontà, tra Kobe beef e maki, sushi e roll con King Crab, spiedini di pollo e merluzzo marinato nella salsa ponzu, ma se devo scegliere il cibo definitivo non posso non optare per la capasanta servita al cucchiaio con besciamella di formaggio, emulsione di soia e pasta kataiki croccante, chiamata altresì Tayo e Luna. (altro…)