16 December 2017
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Il posto in cui sentirsi a casa: Risoelatte (Milano)

Posted on 21 febbraio 2017 by in Lombardia, Milano

Risoelatte5Ricominciamo da qui.

Dalla necessità di trovare punti di riferimento e dal bisogno di eliminare il superfluo per riscoprire le vere passioni e i coriacei interessi, tanto più sulla tavola e in tutto ciò che la riguarda.
Mesi passati a tagliare ponti, sfrondare rami e scacciare costrizioni per far rimanere lei, la sostanza, rappresentata da nuove scoperte in giro per il mondo e posticini che mi sono entrati nel cuore e in cui mi sento tanto a casa che, appunto, manco nel mio milanesissimo monolocale.

E proprio di “casa” si parla quando si entra da Risoelatte, il rifugio per eccellenza di chi ha bisogno di un ristorante nel centro di Milano e non può sfigurare.

Risoelatte6È un posto che mi è assai caro, lo ammetto, e che annulla tutta la mia obiettività, ma se foste alla ricerca di recensioni asettiche non sareste certo qui, quindi preparatevi alla mia dissertazione.

È anche un consiglio, questo, che avrei voluto darvi mesi fa ma, sapete, c’avevo l’ansia da prestazione: poteva essere altrimenti, sapendo che sarebbe stato letto in primis da loro (ciao Ettore, Maurizia, Elvis – per citarne alcuni), che già tanto mi sopportano? Però era doveroso, quindi ho preso coraggio ed eccomi.Risoelatte1Detto questo, Risoelatte è un ristorante perfettamente vintage, tanto nell’arredo quanto nel menù, dove si gusta la cucina lombarda che potevate trovare nelle cucine degli anni ’60, tra tavoli di formica, proiettori Super8, meravigliose lampade a sospensione, un jukebox perfettamente funzionante, nostalgiche campagne pubblicitarie, stoviglie che escono da credenze di modernariato.

Risoelatte4

Essendo io poco avvezza a tali specialità, praticamente mi sto facendo una cultura. Perchè sì, ci passo spesso e volentieri per pranzo e son molto felice di portarci amici in ogni occasione, con la promessa di tanta felicità. Risoelatte è quel genere di posto in cui sei a casa e in cui ti va di appartenere, soffermarti, sentirti un po’ privilegiato.

Non viene la voglia di cercare altro, ma solo di rilassarsi e assaggiare sempre più delizie a partire dal risoelatte, che è sia un primo piatto sia un dolce. Nella veste di primo, si tratta di un riso cotto nel latte e arricchito da diversi tipi di condimenti (il genere di piatto che regala conforto), mentre come dolce si trasforma e, sebbene preparato con gli stessi ingredienti di base, è fresco e leggero, un vizio da concedersi senza indugio.
Risoelatte3

I miei piatti preferiti sono molti anche perché il menù del pranzo cambia ogni giorno, quindi ho molta possibilità di sperimentare: si va dall’arrosto di tacchino con patate arrosto al salmone in crosta di mandorle, il vitello tonnato e il risoelatte in ogni versione, la millefoglie di pesce con verdure, il brasato con la polentina, il baccalà al forno con pomodoro e le vellutate. Non c’è volta in cui ne sia uscita delusa.
Risoelatte2E dopo l’ambiente e il menù, la terza fondamentale componente è la gestione, composta da persone che ti accolgono sempre con un sorriso e che, anche se c’hai avuto la giornata peggiore della storia, te lo fanno spuntare sulla faccia. Posti simili sono rari, quindi occorre farne tesoro e – attenzione! – prenotare. Mettetevi avanti, organizzatevi, siate pazienti e conquistate un tavolo: il locale è un po’ piccolo e disposto su più piani, tra fili di biancheria vintage messa ad asciugare e telefoni in bachelite, quindi i tavoli sono pochi ma l’esperienza è memorabile.

Aggiungo un p.s: Ettore, ecco il famoso articolo!

Dove
Risoelatte
Via Camperio 6
Milano
02 39831040

Di ritorni, primavera e zucchini noodles

Posted on 1 maggio 2016 by in Primi Piatti, Regali ricettine

Zucchini noodles

Qualche giorno fa ho riso moltissimo quando uno di voi, attenti e solerti assaggiatori, mi ha chiesto se la mia provvisoria sparizione da questi “schermi” fosse dovuta a una prodigiosa festa per i novant’anni della nostra sovrana preferita finita in un regal hangover, o se fossi davvero andata a candidarmi per seguirne le digital PR (come un meraviglioso annuncio apparso online recita).

Mi piacerebbe dirvi che sì, io e Elisabetta siamo state travolte dalla passione per il gin e ci siamo risvegliare a Cuba ma la verità è che ero un attimo impegnata in questioni di mobili, se così possiamo dire. Mobili e zucchini noodles, tipo che se mi seguite su Instagram non avrete visto altro impiattato in deliziosi piatti rosa confetto.

Zucchini noodlesC’è chi ha dato il benvenuto alla primavera andando al mare, chi facendo le pulizie di casa e armadi e chi, come me, ha comprato un aggeggio per tagliare le zucchine a spaghetto o tagliolino e ne ha parlato a chiunque come di una rivoluzione intergalattica.

Quindi, come raramente accade da queste parti, ora vi suggerirò tre modi per condire i vostri zucchini noodles e sentirvi non solo grandi chef ma estremamente alla moda e pseudo-salutisti:

1) zucchini noodles con speck e pomodorini essiccati (che spiega lo “pseudo” qui sopra);

2) zucchini noodles con burrata e una generosa dose di pepe;

3) zucchini noodles con porri e ricotta di bufala.

Il principio è semplice: realizzare gli spaghetti e farli saltare in una wok con un filo d’olio finché non rilasciano l’acqua e, sul finale, aggiungere gli ingredienti. Niente salse, niente intingoli: bisogna preservare la croccantezza e la naturale sapidità della verdura.
Zucchini noodles, piatto per eccellenza della mia primavera. Adatto anche ai pic-nic di Queen Elizabeth.

I bellissimi piatti Tognana e le stoviglie che vedete nelle foto mi sono giunte da Privalia, che da qualche tempo ha lanciato una sezione ricca di tutto ciò che è Home Decor ed è riuscita nella straordinaria impresa di rendere vivace la mia tavola (in cui era tutto, o quasi, bianco e nero. Più o meno come il mio armadio). Ora sto puntando questa linea di piatti e mug e ad un’altra wok per altri noodles, mentre non vedo l’ora di trovare una casa più spaziosa per creare un’area ufficio come questa. Finger crossed.

Spaghetti al pesto

Il riso cozze e patate di Tre Cristi (Milano)

Posted on 17 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

trecristi1

Parlando del Tre Cristi dobbiamo considerare quattro tipi di persone: quelli che sentono il nome “Paolo Lopriore” e si esaltano, quelli che alzano gli occhi al cielo, quelli che conoscono ma non hanno mai avuto il piacere e quelli che “Lopriore chi?”. Mentre invito gli ultimi verso la porta d’uscita e li invito a tornare a Settembre per l’esame di riparazione, mi rivolgo ai primi tre casi e termino questa corposa prefazione dicendo che sì, ci ho cenato e mi ha conquistata.

Recentemente aperto in zona Porta Garibaldi, laddove grattacieli e design urbano danno un’immagine avveniristica di Milano, sorprenderà chi era abituato a una cucina altrettanto d’avanguardia ai limiti del minimalismo.
Il concetto chiave è cristallino e ben espresso nei piatti, nel servizio e nell’ambiente: il mangiare bene può esser reso ancor più splendido se la compagnia è ottima.

Quanto adoro esser sorpresa andando al ristorante, aspettarmi l’ottimo e ricever l’eccellente!

Il riso cozze e patate spicca tra gli (abbondantissimi) piatti assaggiati, incastonandosi nella mia memoria foodie come un’esperienza inaspettata, da ripetere e da consigliarvi.

Al momento del primo piatto una magica, argentea e brillante spatola è comparsa alla mia destra , facendomi alzare un sopracciglio. Subito dopo è giunta una pentola Creuset piena di riso perfettamente mantecato (una porzione adatta a tre persone affamate), una ciotola Creuset con cozze crude arricchite da un filo d’olio d’oliva da urlo, un brick di porcellana con la spuma di patate, un altro piattino Creuset colmo di pomodorini e una ciotolina con parmigiano grattugiato.
Praticamente per fare la foto al piatto ho dovuto scattare una panoramica al tavolo.

trecristi2

Il principio è semplice: il piatto deve esser composto dal commensale, dosando e impiattando secondo il proprio gradimento degli ingredienti preparati con estrema perizia, tanto che sbagliare è impossibile. Viste le porzioni il bis o il tris sono assicurati.

Come avrete intuito la tavola è dominata da Le Creuset, le cui pentole e cocotte fanno tanto “casa” senza rinunciare allo stile.
Ampi e distanziati, i tavoli rotondi e quadrati risplendono con tovaglie immacolate in un arredamento dai toni più scuri, mentre il preparato personale si muove veloce e solerte per metter tutti a proprio agio.

Parlandovi delle caratteristiche del piatto devo sottolineare la perfetta cottura del riso, la freschezza e sapidità delle cozze, la nota solare del pomodoro e la leggerezza impalpabile della crema di patate. La scomposizione nobilita ogni elemento sottolineandone la semplicità e l’inappuntabilità, l’essenza conviviale e la soddisfazione della creatività. 

Insomma, non è che mi sia piaciuto: di più. Sono aspetti che amo trovare nelle cucine e me le rende memorabili.

Dove
Tre Cristi
Via Galileo Galilei 5, angolo Marco Polo
Milano
Tel. 02 29062923

Le tagliatelle della trattoria Anna Maria (Bologna)

Posted on 18 marzo 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, La sagra del carboidrato, Primi Piatti

foto (2)

Una delle domande che mi rivolgono più spesso è “Dove posso mangiare bolognese nel centro di Bologna?“. Eh, né facile né scontato: la buona cucina locale, quella vera e schietta, si inerpica su per i colli, difficilmente percorribili senza un’auto.

Come fare? Io ho alcuni posticini di fiducia – poteva essere altrimenti?! – che sortiscono sempre un buon risultato: uno di questi è la trattoria Anna Maria in via Belle Arti, famosa per le sue tagliatelle al ragù.

Ho avuto il piacere di scoprirla insieme al nostro cookies & golden retriever master in una gelata notte invernale che chiamava a gran voce cibi soddisfacenti.

Prima nota: abbiamo prenotato e fatto bene, visto che il ristorante era strapieno. Vi troverete turisti di ogni nazionalità mescolati a tenaci emiliani, e ci metterete ben poco a distinguerli.
Seconda nota: la simpatia del cameriere era indimenticabile, del tipo che ti rende la serata ancor più piacevole e ti strappa molto sorrisi senza invadere.
Terza nota: il menù comprende notevoli specialità a prezzo medio-alto. Se volevate un’osteria dal prezzo più basso trovare quella dell’Orsa: qui un primo costa la bellezza di € 14. Meritatissimi, però!

Vediamo di farvi venire un po’ di gola raccontandovi queste tagliatelle, regine assolute della tavola.
Che siano prodotte a mano è indubbio: la loro sfoglia è straordinariamente sottile, del tipo che non appesantisce e si lascia divorare con gioia, della specie che si lascia sommergere dal ragù e lo trattiene a sé. Brave, fate il vostro dovere.
Essendo così ben tirate vi renderete conto di averne una gran porzione solo quando sarete a metà, e le starete avvolgendo da un bel pezzo.
Allenate le dita nell’arte di ruotare la forchetta, che qui ce ne sarà bisogno!

Passiamo al ragù.
Essendo bolognese è di carne ma ogni signora che si rispetti ha la sua ricetta segreta. Posso tentare di indovinare la presenza di un po’ di salsiccia visto il gusto intenso, e di un buon quantitativo di pomodoro per non risultare asciutto.
Apprezzo, e sono sicura che lo farete anche voi.

Se una signora verrà in visita al vostro tavolo e vi chiederà informazioni sull’andamento non vi spaventate: si tratta proprio della signora Anna Maria, in persona!

Se alla fine del piatto non vi sfugge un sonoro “Sorbole!” significa che non vi ho proprio insegnato niente.

Dove 
Trattoria Anna Maria
Via Belle Arti 17
Bologna
Tel. 051 266894

Gli gnocchi castelmagno e nocciole di Scannabue (Torino)

Posted on 27 gennaio 2014 by in Piemonte, Primi Piatti, Torino

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Che la scena gastronomica torinese stia diventando più interessante (e nelle mie corde) di quella milanese è ormai un dato di fatto: i miei occhi hanno beneficiato di belle brochure, arredamenti graziosi e menù di design ma ora il mio palato necessita qualcosa di più originale e meno burger-like.

Recentemente sono stata traghettata presso Scannabue, in cui forma e sostanza si equilibrano in modo eccellente, e ne sono rimasta conquistata.

L’ambiente ha una patina un po’ francese, un vintage né modaiolo né gridato, con tante pubblicità italiane retrò appese alle pareti e arredamenti alla Novecento, quando a Torino dimoravano i re.

Già dall’ingresso non si può non apprezzare la gentilezza del personale, prodigo nel recuperare cappotti zuppi di pioggia e prendere gli ordini. Ascoltare il racconto dei piatti del giorno merita perché denota una cura nella scelta delle parole.

Mi lancio su un tonno di coniglio e su degli gnocchi di patate con castelmagno e nocciola tonda gentile: un trionfo di Piemonte.
Finisco ovviamente con l’assaggiare i tajarin e la guancetta brasata della mia gentile commensale, che ha avuto pietà dei miei occhi supplichevoli.
Il menù aveva così tante proposte interessanti e tipiche che sicuramente tornerò, ma intanto lasciatemi descrivervi gli gnocchetti, che mi hanno colpita dritta al cuore.

Quanti sono i ristoranti che preparano gnocchi di patate che sanno davvero-davvero di patate? Io li conto in una mano, e lo Scannabue c’è: al primo assaggio ho sentito la consistenza morbida ma non farinosa, accompagnata dalla voluttuosa crema di castelmagno e dai pezzetti di nocciola, che hanno fatto suonare una sveglia nel mio cervello e preso a schiaffi i miei sensi rattrappiti. Altro che caffè! una forchettata di questi gnocchi alla mattina e potrete iniziare a correre pieni di gioia (ecco, dovrò provarci…).

Termino con un caffè che, con grande letizia, viene accompagnato da un cantuccino, un mignon con crema chantilly, una gelée al mango e una ai fichi.

Cos’altro avrei mai potuto desiderare?

Io spero di tornarci presto, ma intanto provatelo anche voi (prenotando, che é essenziale).

Dove
Scannabue
Largo Salluzzo 25H
Torino
Tel. 0116696693

“Il Volto del 900” & Fiori Chiari Plates: giornata perfetta

Posted on 18 novembre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Oltre a consigliera in fatto di cibo sto diventando una tuttologa pronta a organizzare pomeriggi e giornate per gli amici in visita a Milano.
Dove andare? Cosa vedere? E la colazione, il pranzo, lo spuntino, la cena? Impacchetto un programma perfetto, lo illustro e solitamente ottengo ottime recensioni.

Un esempio?
Combinare una mostra a una cena.

Milano di certo non manca di proposte culturali – soprattutto in paragone ad altre città – e in questo panorama spicca Palazzo Reale con le sue rassegne: ricordo che, quando vivevo in altre città, prendevo un treno e salivo appositamente.

Ora è in corso la mostra “Il Volto del ‘900“, che ho avuto modo di vedere in una sera di Ottobre grazie a Skira: oltre alla meraviglia delle sale, essere condotti nell’evoluzione della rappresentazione del viso umano nell’ultimo secolo è un viaggio pieno di sorprese e cambiamenti.

Le istruzioni continuano con una passeggiata verso Brera e una cena da Fiori Chiari Plates.
Le buone parole che vengono associate a questo ristorante sono assolutamente meritate: è un posto delizioso, nella cucina, nell’arredamento e nella gentilezza del personale.

Io ho ovviamente assaggiato il piatto più tosto del menù, ovvero… il Pizzoccherone.
Già il nome è un programma: si tratta di ravioli fatti con la farina taragna, ripieni di formaggio e accompagnati da coste saltate, burro e altro formaggio.
La superficie della pasta risulta ruvida in un modo irresistibile e trattiene meglio formaggio e burro, mentre le coste rimangono croccanti.
Se amate i pizzoccheri impazzirete per questa rivisitazione, e persino voi trentini (o altoatesini!) concordereste.

Aggiungo, per il dopocena, una passeggiata tra i ciottoli di Brera, et voilà, ecco il programma perfetto.

Suvvia, non vi sembro una brava guida?
E pensate che sono così alta che non mi serve nemmeno alzare l’ombrellino per guidarvi nei meandri della città!

Dove
Fiori Chiari Plates
Via Fiori Chiari 13
Milano
Tel. 02 36630635

Gli spaghettoni “alla tamarra” di Dongiò (Milano)

Posted on 8 ottobre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Cosa farebbe la regina nella serata della Vogue Fashion Night Out milanese, quando armadi e gabbie si aprono e presunti amanti della moda si riversano per strada e non indossano abitini – e tantomeno cappellini – color pastello?

Chiederebbe ai suoi condottieri di condurla a mangiare calabrese invocando ‘nduja a valanghe su tutti i disertori del buon gusto!

Non dico sia andata letteralmente così ma poco ci manca: la giornata era stata caotica, e la qui presente aveva molto bisogno di qualcosa di sorprendente, che avesse il potere di sedarle i nervi piuttosto provati.

Dopo un lungo vagare la soluzione si è rivelata la cucina di Dongiò, nel quartiere Porta Romana di Milano.
Sebbene abiti in questa zona da più di due anni non avevo mai avuto l’occasione di andarci e, oltretutto, da fuori pare un ristorante di elevata classe, costoso (cosa non fanno delle vetrate al giorno d’oggi!), in attesa di un’occasione speciale.

Diciamo pure che ho preso una regal cantonata: l’aspetto é decisamente curato, come un buon ristorante deve essere, ma non occorre certo l’abito da gala (maestà, per una volta mi perdoni).
Tiriamo quindi un sospiro di sollievo e apprestiamoci a parlare della cucina, grande protagonista: da Dongiò ci si bea di un trionfo di Calabria e sapori autentici come si deve.
Il piccante è padrone ma non temete, non uscirete in fiamme – a meno che proprio non lo sopportiate: ne sarete invece deliziati, e scoprirete che avete più papille gustative da risvegliare di quanto non sapevate.

Il piatto scelto sono gli spaghettoni alla tamarra, che con un nome così possono intimorire: indosseranno leggings maculati e ascolteranno musica unz unz? No, state calmi: hanno “solo” un sugo con una notevole quantità di ‘nduja, la giusta dose per farvi tornare presenti a voi stessi dopo la sopracitata giornata.

Dlin dlon!“, sentirete suonare nel cervello.
Chi è?“.
“Siamo degli spaghetti cotti alla perfezione e uniti ad abbondante salsa piccante, saporiti ma non eccessivi, ricchi e appaganti, spessi e consistenti, pronti a macchiare ogni camicia e rendere felici anche per questo motivo! Mettiamo ogni cosa al suo posto e ristabiliamo delle priorità agendo sul senso del gusto di coloro – da Proust alla regal assaggiatrice – che più ne sono assoggettati”.

Se dopo questa presentazione non avete un certo languore non c’avete cuore – o stomaco.
Poco male: Don Gió è sempre meritatamente pieno, quindi avrò meno concorrenti da sbaragliare – miei condottieri, avanti!

Dove
Dongiò
Via Bernardino Corio 3
Milano
Tel. 02 551 1372

Il risottino con salva cremasco e pancetta dell’Opera Restaurant (Bergamo)

Posted on 7 maggio 2013 by in Bergamo, Lombardia, Primi Piatti

risotto

Non si sa bene come ma con certe persone si crea una naturale empatia, quella che ti fa domandare: “… Ma non ci conosciamo da sempre?“.
Questione di gusti, ragionamenti e passioni simili, per dirle in poche parole.

Io credo di avere tale fortuna con Francesca (di cui vi ho parlato per il suo incantevole approccio alla cucina), che ha deciso di festeggiare il suo compleanno presso un ristorante al grido di “Non voglio una cena ma un’esperienza!“. Ah! Come concordo! Ah! Quanto la capisco! Com’è meraviglioso rendere indimenticabile un’occasione!

E dopo questa invasione di punti esclamativi vi racconto cos’è accaduto.

Francesca ha scelto un ristorante a Mozzo (nel bergamasco) chiamato Opera, uno di quei rari esempi di alto livello di cucina in un ambiente sofisticato ma non borioso, fine ma non esasperato, tanto curato nei dettagli quanto accogliente, elegante e sobrio.
Ha stabilito un menù con il giovane e talentuoso chef Nicola per donare una serata di grandi sapori e bei ricordi, pensando a tutti i particolari e realizzando un logo apposta. Dopotutto, lei è art!

Nella lunga e accattivante lista facevano capolino ben tre risotti, assoluta specialità del ristorante veramente degna di nota.
Abbiamo a lungo disquisito su quale fosse il migliore ma io non ho alcun dubbio (come sempre, quando si tratta di cucina): il risottino mantecato con salva cremasco dop, pancetta cotta a bassa temperatura e salsa d’arrosto.

Se non siete svenuti leggendo proseguite con me (altrimenti vi faccio portare i sali).

Il riso, cotto davvero alla perfezione, era unito a questa fonduta di salva cremasco, un formaggio probabilmente poco conosciuto ma dalla storia e sapore interessanti (ne potete scoprire di più sul sito dell’ONAF), che donava un tocco sapido e vellutato senza risultare stucchevole o pastoso. Una consistenza ideale.
Sopra a questa bianca distesa erano posati due pezzi di pancetta sobbollita per numerose ore fino a renderla tenera, così tanto da poterla tagliare con la forchetta, e così buona da provocare visioni mistiche.
Come se non bastasse, il tutto era completato da un filo di salsa d’arrosto, lasciata cadere a goccioloni, deliziosa e delicata.

Sentite l’acquolina?
Perfetto, allora l’obiettivo è raggiunto.

Chi si scorderà mai di quella cena? Nessuno: a ogni piatto calava un reverenziale silenzio, ma questo ha provocato esplosioni di gioia, e ora potete immaginare il perché.
Prendete spunto, prendete nota!

Dove
Opera Restaurant
Piazza Trieste 7
Mozzo (Bergamo)
Tel. 0354517002

Il timballo di riso della Drogheria Plinio (Milano)

Posted on 30 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

foto

Questa regal assaggiatrice non ha mai affermato d’essere onniscente: ci sono – per sua fortuna! – moltissime pietanze e ristoranti da scoprire e assaporare, sparsi per il mondo o più semplicemente per le città in cui vive e s’aggira.

Quindi capita che sia a pranzo da delle amiche, e che queste esclamino, spalancando gli occhi, “… ma non conosci questo posto? Proprio tu?!“. Ebbene sì, ma per me non c’è delizia maggiore dell’innamorarmi continuamente di locali e nuovi sapori, quindi mi si fa un grande favore.

Così è accaduto la scorsa settimana, quando l’amica della Marvel e la sopravvissuta alla sagra del cicciolo mi hanno introdotta alla Drogheria Plinio, a Milano, e io me ne sono infatuata non appena ho varcato la soglia.
Non poteva essere diversamente: sedie colorate tutte diverse, lampadine racchiuse dentro barattoli di vetro, un’atmosfera famigliare e rilassata, una gran cura per i dettagli e, soprattutto, scaffali colmi di ogni bontà di qualità – dal sale di Cervia a the pregiati, biscotti e pasta trafilata al bronzo – pronte all’acquisto.

Questo ristorantino un po’ atipico si estende per il lungo e ospita un gran numero di tavolini, pronti ad accogliere gli avventori. Perchè “atipico”? Provo a spiegarvi: avrete certamente notato la proliferazione a Milano di posti che curano molto la loro immagine, quasi prima del menù, e il risultato è un ambiente molto costruito e dei prezzi più alti di quel che probabilmente meriterebbe. E’ il marketing, baby! Ecco, questa Drogheria non cade in questa trappola.

Vista la mia moderata fame opto per un timballo di riso agli asparagi con fonduta di formaggio e, davvero, ne rimango più che soddisfatta: riso cotto alla perfezione con gli asparagi in quantità giusta per non essere soppressi dalla voluttuosa colata di asiago che faceva sia da base sia da copertura, di quella consistenza vellutata che fa svoltare una giornata nello stesso momento in cui se ne assaggia la prima forchettata, alzando gli occhi al cielo.

In una parola: conquistata.

La Drogheria Plinio dev’essere un posto molto interessante anche a colazione e a cena: offrono infatti una gran serie di caffè speciali, chiamati con i nomi delle porte di Milano (Romana, Nuova, Ticinese, ecc.), e quando ho scorso la carta della sera ho notato dei piatti estremamente appetitosi. Inoltre tengono corsi e lezioni, quindi sono da tenere d’occhio in molti sensi.

Dove
Drogheria Plinio
Via Plinio 6
Milano
Tel. 393 8796508

I pizzoccheri di Simone (Lecco)

Posted on 26 aprile 2013 by in Lombardia, Primi Piatti

pizzoccheri

Non trovate esistano giornate più rilassanti delle Domeniche in cui si intraprende una scampagnata mangereccia?
Si ritorna a casa stravolti, sia dal cibo sia dal numero imprecisato di ore di viaggio, dall’aria che cambia e dalle numerose chiacchiere, e personalmente tutto ciò che voglio è un divano su cui collassare, manco fossi un albero che viene mozzato con un relativo “Cadeee!“… bam! tra i cuscini.
Passerete il tardo pomeriggio e la sera a bere tisane per riprendervi e promettendovi di iniziare una dieta (sì, sì, certo) ma intanto vi crogiolerete in una lieta sensazione di sazietà.

Se ne parlo in modo così edotto è perchè ho da poco riprovato l’esperienza, recandomi all’agriturismo “Da Simone” e sfasciandomi di pizzoccheri con una gran bella compagnia.
Non si può dire che non fossi preparata: erano mesi che organizzavamo questo pranzo, scegliendo accuratamente il weekend e preparandoci psicologicamente. Persino il tempo ci ha assistiti, facendo tornare quel lieto fresco che ci ha fatto gustare ancor meglio le numerose specialità.
Abbiamo parcheggiato e ci siamo inerpicati per una salita non troppo lunga che ti dà immediatamente l’idea di essere fuori da Milano e dentro la tranquilla natura. Giunti all’azienda agricola non si può non notare il panorama e il lago che, come Nicola ci spiega, è stato descritto persino dal Manzoni. Chicche culturali non da poco, insomma.

L’atmosfera è quella di un pranzo di famiglia, semplice e disteso, con risate e ottimo cibo in abbondanza.

Iniziamo con un risotto ai funghi veramente speciale, ma sono i pizzoccheri a essere incoronati protagonisti: appena arriva la pirofila nessuno osa sfiorarla prima di me, probabilmente temendo la mia fame funesta. Saggi.

Non ho occasione di mangiarli spesso, quindi quando accade – e sono così buoni – è una festa: strabordanti formaggi fuso, patate, verza, burro e cosparsi di parmigiano grattugiato, con la loro consistenza granulosa sotto ai denti e la cottura perfetta, hanno un sapore che all’inizio pare delicato ma che si districa sul palato a ogni boccone. Il burro fa ovviamente la sua parte, ma la farina di grano saraceno non cede, ah no!, orgogliosa come poche, e supporta le verdure.

E improvvisamente mi chiedo perchè non posso mangiarli più spesso (diventerei una botte) e perchè non si trovino più facilmente (meglio così, credetemi: sarei sicuramente in forma, ma tonda): il pizzocchero di Simone va gustato con delizia, una forchettata alla volta, e assaporato. Chissà quando potrà ricapitare, meglio godersi il momento!

Potrete quindi sospettare come questo agriturismo sia preso d’assalto, praticamente sempre pieno, e quanto sia fondamentale prenotare.
Ci sarà decisamente un gran bel motivo.

Dove
Azienda Agrituristica “Da Simone”
Via Oneta
Località Monte di Gaggio
Calolziocorte (Lecco)
Tel. 0341 631413