28 June 2017
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Viaggiator Goloso e gli incontri deliziosi del pre-Natale

Posted on 21 dicembre 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

IMG_1298Sapeste quanti chilometri ho macinato nell’ultimo mese. Bologna, Roma, poi Miami and back, ancora un pizzico di casa e capitale. Così il Dicembre mi ha colpita alla sprovvista, quest’anno più che mai, lanciandomi addosso la sua sfavillante aria natalizia e trasformando Milano, che è esplosa in nuove piste da pattinaggio, villaggi da Jingle Bells, caterve di luci e corse ai regali che manco i centometristi.

Poi i negozi, di quelli temporanei, sperimentali, che aprono e chissà come va, tipo quello di Viaggiator Goloso in via Belfiore 16, collocato tra le fermate della metro Wagner e Pagano. Una zona che una volta frequentavo di più e che, grazie a quest’occasione, ho rivisto volentieri. Sì, perché al negozio ci son stata, ed è stata un’esperienza tra l’ispirazionale e il rassicurante, di quelle che si evolvono in modi imprevisti e piacevoli.

FullSizeRender (2)Viaggiator Goloso è la linea premium di Unes/U2 Supermercato, catena di supermercati in continua crescita caratterizzata – da quel che ho potuto vedere – da professionalità e umanità.
Qualche settimana fa è sbarcata in grande stile a Milano con uno store totalmente dedicato, allestendo uno spazio elegante, curato e accogliente che invita a entrare e spinge a rimanere per lungo tempo, girando tra le scansie ricolme di prodotti e osservando la gentilezza imperante delle persone (volete conoscere delle cassiere adorabili? Andateci).
Tra i miei mille viaggi me l’ero perso, poi il prode Zio Burp (con l’agenzia Melismelis) è giunto in mio soccorso.FullSizeRenderLa linea comprende ogni delizia che un goloso può desiderare, prodotta dalle eccellenze italiane al grido di “Qualità prima di tutto“. Quindi abbiamo la mostarda più buona della penisola, un olio d’oliva da non perdere, della pasta fresca particolare che non trovi da nessun’altra parte (tipo ravioli ripieni di gamberi marinati al limone), mostarde, marmellate, croccanti, salmone, pasta trafilata al bronzo (la riconosci perché è più scura) e panettoni, scaffali imponenti di panettoni che fanno via come il pane(ttone. Scusate, non ho resistito).

Chi mi guida e racconta con passione e determinazione ogni segreto del negozio e dei prodotti? Direttamente l’amministratore delegato di Unes, Mario Gasbarrino, una di quelle persone che lascia il segno, trasmette forza di volontà, convinzione, voglia di far sempre meglio, che versa prosecco ai clienti mentre la sua moglie serve fette di panettone. Un imprenditore che sembra arrivato dalla Silicon Valley, e invece. Che fa assaggiare i prodotti alle signore chiedendo qual è il loro prezzo giusto, e che ha sempre voglia di ascoltare, di sfidare, di rischiare, di essere leader. Tipo che dovreste seguirlo subito su Twitter.IMG_1300Il negozio rimarrà aperto fino al 6 gennaio.
L’obiettivo non era tanto fare soldi, mi racconta lui, quanto far conoscere il brand. Però le cose stanno andando molto, molto bene.
E ci credo: il rapporto qualità/prezzo è davvero invitante, l’atmosfera allegra, l’offerta ampissima. Ci sono anche le ceste di Natale che, però, vanno esaurite nel giro della giornata con un riassortimento continuo (i panettoni vengono riportati addirittura più volte al giorno).

FullSizeRender (1)Basta farci un salto, anche per curiosità, per non resistere e uscir con un sacchetto pieno. Anzi, se ci passate twittate usando l’hashtag #ViaggiatorGoloso e la shopper ve la danno loro.
Così potrete trascinare i sughi di cinghiale, il torrone, i biscotti, ventresca di tonno sottolio, i sottaceti e il pandoro aspettando solo la buona occasione per aprirli, e conoscere tutte le loro belle storie.

La mia esperienza con Depuravita

Posted on 5 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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In un giorno di Aprile ho deciso di mettere in discussione tutte le certezze esistenti sulla mia persona, tra cui quella di essere una mangiatrice instancabile, una divoratrice di mondi e un’insaziabile gourmande provando il detox Depuravita.

Dopo l’annuncio ho ricevuto messaggi su Whatsapp, Messenger, Twitter e Facebook con domande incuriosite o preoccupate per la mia salute (mentale, soprattutto). Non temete, miei prodi, andava tutto più che bene: sono stata molto felice di imbarcarmi in questa piccola avventura così lontana dai miei canoni e principi, consapevole della mia alimentazione sregolata e del bisogno di darsi una calmata.
Un giorno di detox non sarà certamente stato miracoloso e no, non sono diventata la paladina del cibo sano, ma volevo capirne di più, saperne, testarlo in prima persona e Depuravita me l’ha permesso (grazie!).

Ecco tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mio giorno di detox e, a dire il vero, avete osato chiedere.
Iniziamo.

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Come funziona?
Frutta e verdura bio vengono spremute a freddo per conservare tutte le proprietà, imbottigliate, consegnate a casa e messe subito in frigo. Se iniziate il programma il giorno dopo otterrete i massimi benefici.
Ogni succo ha un’etichetta con l’orario preferenziale di consumo, gli ingredienti, i nutrienti e le proprietà.
Durante la giornata non si deve mangiare altro, mentre ovviamente si può bere acqua.
Insomma, è semplice.

Quando farlo?
Io venivo da un weekend di ciccioli, parmigiano e vino (leggasi: un matrimonio in Emilia), quindi è stato un toccasana.
Il mio consiglio è di scegliere un giorno lavorativo di intensità media, uno di quelli che vi tenga impegnate ma senza dover salvare il mondo.
Io non potrei mai seguire il programma durante il weekend: avendo più tempo libero non farei altro che pensare ai succhi, al cibo e al mio frigorifero con effetti deleteri.

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Hai avuto fame?
No, i succhi hanno diversi livelli di densità e ricchezza. Se contate sei bottiglie da mezzo litro l’una otterrete tre litri di “liquidi”, di cui quelli centrali più corposi.
Alla sera avrei voluto addentare una foglia d’insalata o una carota, ma solo per la sensazione del “masticare” qualcosa.
Cosa mi è davvero mancato? Il caffè.

È stato difficile?
Fino a un certo punto no, son arrivata alla sera perfettamente soddisfatta di me stessa per aver rispettato il programma senza concessioni ma, come detto prima, nel momento in cui mi sono accasciata sul divano avrei voluto sgranocchiare qualcosa. L’ultimo succo, depurativo e a base di verdure, è stato quello che mi è piaciuto meno e mi ha fatto sognare la colazione del giorno dopo.

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E i benefici?
Per quel che mi riguarda il giorno dopo ho notato un miglioramento della pelle e la perdita di qualche etto, ma gli effetti più evidenti si sono palesati due giorni dopo, quando ho eliminato molti più liquidi: mi sentivo molto più leggera e in forma.
Inoltre vista la mia dieta normale – basata su sugna in quantità – il mio corpo aveva bisogno di un momento di cura e dedizione.
Non posso dire che saltassi qua e là piena di energie, che passare da una dieta di 2.500 calorie a 1.150 si sente, ma sapevo che mi stavo prendendo cura di me stessa quindi ho resistito.
Non aspettatevi di diventare Gisele Bundchen o Beyoncé in un giorno, ma mettetevi sulla lunga, buona strada.

I succhi sono buoni?
A prescindere dai gusti personali ho trovato tutte e sei le bottiglie studiate per soddisfare sia il corpo sia il palato. In particolare ho adorato il Germoglio, il primo succo, di cui potrei berne a fiumi (o almeno una bottiglia ogni giorno): tra pompelmo, limone, sale dell’Himalaya e miele biologico mi ha dato una vera scossa, quella che solo tre caffè e un intero album di disco dance.

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Come hai fatto a bere tutto?
Io normalmente bevo moltissima acqua quindi non ho notato una grande differenza.
Se siete tra le persone che potrebbero vivere in un deserto potreste avere un po’ più di difficoltà – anche se anche voi sapete che bere tanto è importante.

Portarti in giro le bottiglie è stato scomodo?
No, le ho infilate in borsa e messe nel frigo dell’ufficio. Sono comode, ben sigillate e carine a vedersi.
I miei colleghi facevano il tifo per me.

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Perchè il prezzo è così alto?
Questa è la domanda più frequente e delicata.
Immaginate di produrre in casa i sei succhi in questione: dovete comprare un estrattore a freddo (che, se di qualità, costa molto), poi tutta la frutta e la verdura bio in quantità ingenti, passare un pomeriggio dosando, spremendo, distruggendo la cucina, e imbottigliate il tutto.
Io lo potrei fare? No. Non ho né l’estrattore, né il tempo né, men che meno, la pazienza. Al termine sarei nervosa e non approccerei il giorno detox con la stessa tranquillità o con la certezza di seguire un programma di valore, con tutti i nutrienti necessari al loro posto. Penserei “Forse non ho messo abbastanza carote in quel succo, quindi magari, chissà, boh, posso mangiarne un pezzo ora“… e ciao depurazione.

Io ho seguito il One Day Detox Classico ma trovate molti altri programmi e prodotti (tra cui le zuppe, che mi ispirano molto) a seconda delle vostre esigenze o curiosità.

Infine… lo rifaresti?
Probabilmente sì, provando le sopracitate zuppe.
In ogni caso l’esser riuscita a portare a termine un intero giorno di detox è stata una piccola vittoria e soddisfazione, un aiuto a livello psicologico per poterlo ripetere.

Avete altre domande?
Son qua per voi, altrimenti consultate il sito di Depuravita, ricco di informazioni ben più tecniche delle mie.

Il pressure test del mio Zenfone 2

Posted on 24 aprile 2015 by in Regali Eventi

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This week a Zenfone saved my life.

Non c’è modo migliore per darvi il benvenuto a un nuovo appuntamento de “La qui presente prova il nuovo cellulare Asus tra mille peripezie, sottoponendolo a rischi e test che manco quello pressure di Masterchef“.

Come alcuni sanno, per svariati motivi mi trovo a girare con diversi telefoni, tipo due aziendali più il mio personale. Mettete che una mattina quest’ultimo muoia, improvvisamente, richiedendo ripristini disperati, l’altro non ne voglia sapere di star carico e il terzo è così orribile e inutilizzabile da farmi saltare i nervi. In ritardo, di fretta e con i nervi a fior di pelle ho preso lo Zenfone e sono corsa a una festa.

Facendo lo slalom sui marciapiedi milanesi ho controllato le ultime email, aperto Facebook, Twitter, Instagram, Instasize, ho preso un tram al volo e chiamato una vicina di casa per risolvere un problema condominiale, poi fatto una ricarica sulla SIM, ricercato il save the date dell’evento, scesa dal tram e di nuovo dribblato i venditori di bastoni per selfie e turisti.

Così sono giunta da Marella, dove è stata presentata una speciale capsule collection di 6 magliette disegnate da Annalisa Beghelli a tema food, associate quindi a diverse ricette dell’Academia Barilla appena in tempo per l’Expo.

E di nuovo: musica, foto, drink, chiacchiere, ciao come stai? Sempre di corsa?, baci, ancora foto, Zenfone pronto e scattante, una panna cotta allo zafferano afferrata al volo, vestiti bellissimi, Whatsapp scatenato e sorrisi, su e giù per le scale del negozio, e via verso altri orizzonti.

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Vi ho trasmesso un pochino di frenesia? Non preoccupatevi, le buone notizie sono due:

1) ho proseguito con un gelato del Gelato Giusto;

2) mi sono accasciata sulla poltrona dell’estetista sotto casa che ha rimesso in sesto mani, piedi e nervi;

3) lo Zenfone ha supportato e sopportato tutto questo indicibile tran tran senza rallentare o crashare, consumando ben poca batteria, mantenendo alte prestazioni e sopravvivendo a graffi e ditate di cibi.

Ho dato un’occhiata alla scheda tecnica: ha un processore 64-bit Quad-core Intel® Atom™ Z3580 fino a 2,3 GHz affiancato dalla potente GPU PowerVR-G6430 e alla più recente versione del sistema operativo Android 5.0 Lollipop; lo schermo è assai sensibile reagisce in 60ms, protetto dal vetro Corning® Gorilla® Glass 3 e con un rivestimento anti-impronte a prova di finger food, per non parlare della luminosità del display da 5,5” con tecnologia TruVivid.

Se ci aggiungiamo una qualità del suono ottima di SonicMaster otteniamo uno strumento eccellente anche per i videogame, realizzando il sogno di ogni nerd di poter giocare ovunque e con alta qualità.
Ecco, su questo ultimo punto sono a posto con la mia quotidianità, che mi pare già abbastanza caotica.

Morale: pressure test, superato!

Di gelati e Fuorisalone

Posted on 17 aprile 2015 by in Dolci, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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In questi giorni ho portato il mio amico Asus Zenfone 2 a spasso con me, promettendogli un’overdose di calorie e Salone del Mobile. Lui ha accettato la sfida forte della sua batteria interminabile, 3000mAh di gioia che consente 28 ore di conversazione e 13 giorni di stand-by, roba che se dimentichi l’iPhone per un giorno lo trovi spento mentre lui ti aspetta come se niente fosse.
Torna il mito dei vecchi cellulari, quelli con le cover intercambiabili e le antenne più alte della mia testa, che di sicuro non erano “smart” ma non ti abbandonavano mai nel momento del bisogno.

L’ho caricato e sono uscita per degustazioni, mostre condite di cocktail, happening, inaugurazioni e party di diverso genere, situazioni in cui bisogna avere un terminale affidabile per scattare foto, caricarle subito sui social, mandare messaggi su Whatsapp, rispondere a chiamate e geolocalizzarsi ogni tot e che non mostrasse segni di cedimento dopo 3 o 4 ore. La prova “Fuorisalone”, insomma.

JpegPer testare la batteria ho preferito uscire con una carica al 100% e, avendo poco tempo, la tecnologia BoostMaster è stata provvidenziale: in meno di 40 minuti ha ricaricato il cellulare dal 40% al 100%. A conti fatti, in meno di un’ora si guadagna il 60%. Sapete quelle situazioni assai moderne in cui tutti, al termine di una lunga giornata, cercano una presa di corrente per rivitalizzare la propria vita sociale o dar cenni di vita? Lo Zenfone 2 si distinguerà per l’estrema velocità, e non vi costringerà a stare attaccati al cavo per ore, sospirando perché non era comunque abbastanza.

JpegCosì io e lo Zenfone abbiamo fatto un giro per le 5Vie iniziando dalla stupenda Santa Marta, piena di cortili interni che lasciano a bocca aperta, con casette, tralicci, portici inaspettati e la voglia di non andarsene più. L’ho testato arduamente scattando più fotografie possibili, tenendolo sempre pronto per email e tweet, chiacchierando con gli amici lontani e attivando le mappe per capire le strade migliori. Soprattutto quando mi è venuta un’incredibile voglia di gelato.

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In situazioni molto affollate altri telefoni mi hanno totalmente lasciata in panne, e questa volta non parlo solo di batteria: occorre che anche la connessione sia stabile, e questo cellulare Asus offre rete 4G, Bluetooth 4.0, NFC e una velocissima rete WiFi 801.11ac. Per una volta, quindi, non ho avuto difficoltà a cercare una gelateria nei paraggi e attivare il navigatore per raggiungerla.

Jpeg Sono quindi capitata da Vanilla Milano. Avete presente il caldo che ha travolto la città nei primi giorni del Salone? Allora capirete il perché di questa fresca voglia.
Vicino all’affascinante Castello Sforzesco e al teatro del Verme, è presa d’assalto per lo più da business men, appena fuori dai circuiti turistici. Assaggio i gusti pistacchio e bacio, trovando il primo molto intenso e il secondo particolarmente noccioloso, forse un pizzico troppo dolci ma vitali per suscitare buonumore.
Le materie prime sono di qualità ma la consistenza non mi convince pienamente, rimanendo troppo ghiacciato in diversi punti. Una soluzione comunque interessante, vista la zona e la bellezza del locale, curato e femminile.

Ah, com’è finita con la batteria? Mi sono dovuta davvero impegnare per farla cedere, e ha superato le mie aspettative.

Le mozzarelle di Obicà (Milano)

Posted on 14 aprile 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici, Regali Eventi

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Miei simpatici e adorabili ingordi,

la settimana parte benissimo. Sto per risolvere di nuovo un problema epico, uno di quelli che affligge la maggior parte delle persone che abita a Milano o ci viene in visita e si ritrova nella perniciosa situazione del non sapere dove pranzare, cenare o fare un aperitivo in zona Duomo, cioè nel centro del centro della città (ne avevo già parlato qui).

Non so per quale motivo (il più accreditato è “i neuroni in sciopero”) non ne abbia mai parlato ma son pronta a rimediare. L’occasione è stata una cena in cui ho cucinato.
Sì, io ho cucinato, e c’ho pure le fotografie che lo testimoniano.

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Mi vedete sulla sinistra, con tutti i piattini pronti e addirittura un grembiule addosso? Vi confermo che quella sono io, e che quello sullo sfondo è proprio il Duomo di Milano.
Un altro ottimo motivo per visitare questo Obicà è proprio la vista: difficilmente vedrete i suoi meravigliosi pinnacoli e gli incredibili dettagli più da vicino, e potrete pure accompagnarci qualcosa di buono da mangiare.

Forse lo conoscevate con la “K” al posto della “C”. Ecco, sappiate che è lo stesso posto; semplicemente la volontà di risultare ancor più appartenenti all’Italia ha prodotto questo intelligente cambiamento – insieme a un nuovo logo.

Cos’ho preparato? Un piatto di stuzzichini di facile presa, monoporzione e fortemente contrastanti tra il dolce e il salato, proprio come piace a me: ho unito un classico prosciutto ai fichi, pomodori secchi e mozzarella intensa, dei rettangoli di blu di bufala a dei datteri (“un sushi di formaggio”, si direbbe) e fichi con mozzarella e capperi, con un filo di miele di api nere per dare un’ulteriore virgola lussureggiante.

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Soddisfatta del mio operato, lo son stata ancor più quando l’ho assaggiato.
C’è da ammettere che quando le materie prime sono buone chiunque può creare un piatto lodevole, ma la mancanza di opzioni dolci/salate nel menù mi ha fatto pensar di non aver creato qualcosa di così scontato.

In ogni caso, ancor più felice sono stata quando mi si è parata davanti questa.

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Trattasi di una mozzarella di bufala da un chilo, giustamente tolta dalla sua acqua di governo e lasciata a temperatura ambiente fino a renderla incantevole.

Obicà si fornisce presso grandi produttori – i pomodori di Petrilli e quelli di Casabarone, il prosciutto di nero dei Nebrodi di Agostino, la pasta Gentile – e fa giungere le mozzarelle dalla Campania ogni due giorni. Queste opere d’arte, prodotto di mungitura, cagliatura, filatura e mozzatura (da cui il nome) vengono degustate dal personale del ristorante e approvate o rinviate al mittente dove presenti eventuali imprecisioni.
Pensate, al mondo c’è qualcuno che per lavoro deve assaggiare la mozzarella. Io mi sono offerta volontaria.
Nel menù la trovate nelle versioni “Delicata“, “Intensa” e “Affumicata“, circondata da stracciatella, burrata e trecciona.

Quindi prendete qualche amico e provate la degustazione per scegliere la vostra preferita, ancor meglio se accompagnata da una pizza da dividere (e qua io consiglio quella con la stracciatella) preparata con la farina Petra del Molino Quaglia.
Al resto ci penserà la gentilezza del personale, la vista mozzafiato e un calice di vino.

p.s. non stupitevi nel trovare Obicà in molte altre nazioni: come si fa a resistere ai suoi mozzarelloni?

Dove
Obicà
La Rinascente Food Hall
Milano

Il regal Asus Zenfone 2

Posted on 11 aprile 2015 by in Regali Eventi

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Il mio portinaio inizia a farsi delle domande: “Cosa saranno quei pacchi misteriosi che l’inquilina alta riceve?“.
Di cosa si occuperà?“.
Sarà una contrabbandiera di ciccioli?“.
Perché è sempre così felice quando li ritira, che manco fossero Natale, compleanno e Salone del Gusto messi insieme?“.

C’ha pure ragione, lui: sebbene cerchi di mantenere sempre un Regal contegno ci sono volte in cui lascio trapelare un’evidente gioia e vengo avvolta da un’aura di luce e stelline. Tipo quando è giunto lo Zenfone 2.

La frase “C’è un pacco per lei” ha scatenato il tripudio: col malloppo son tornata in casa, ho preso un paio di forbici, sgominato gli involucri e liberato la sobria e compatta scatola del nuovo cellulare Asus.

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Dopo dieci minuti di tentativi di apertura della scatola (probabilmente sono impedita io), sapete cosa ho esclamato – non nei miei pensieri, ma proprio ad alta voce – quando ho visto il telefono? “Wow“.
5,5 pollici di schermo elegantemente incorniciato da un case nero, liscio e lucente  nella parte frontale, leggermente curvo e gommato sul retro.
I miei occhi brillano come solo davanti a un frigorifero pieno o a una tavola imbandita, e penso di essere felice di essere una nerd.
Ne rimango genuinamente impressionata e lo sollevo mentre nella mia testa passa un “TAM TAM TAM TAM” di “2001, Odissea nello spazio”.

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Forse il peso è leggermente maggiore rispetto ad altri – 170gr – ma la sensazione è di avere una presa salda e sicura (merito anche del retro convesso, molto ergonomico).
Con i suoi 152.5 x 77.2 x 10.9 mm non è un oggetto che io possa utilizzare con una sola mano (vabbè, telefonate a parte), ma la soddisfazione di una Geek davanti a tutto questo ben di tech è molta.
Lo giro, lo rigiro: pochi tasti essenziali, linee pulite, materiali solidi. Solo un pulsante in alto per accenderlo e spegnerlo, tre icone (non retroilluminate) su quelli a sfioramento e un interessante bottone sul retro per alzare e abbassare il volume, proprio là dove il dito si posa quando si sta telefonando. Comodo.

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Poi lo accendo e… Oh oooh! Lo schermo mi piace molto, soprattutto per la risoluzione e la resa dei colori. È intenso e brillante, le immagini risultano fluide, dettagliate, e mi chiedo se sia fatto davvero di pixel.
Persino Android, sistema operativo che non amo granché a causa di precedenti esperienze con altri cellulari, mi sembra bellissimo.

In tutto questo entusiasmo noto solo alla fine un adesivo sulla confezione che indica la recente vittoria dell’International Forum “IF” Design Award 2015, che mica son bruscolini, proprio per il suo aspetto.

Quindi, dove andremo io e il mio nuovo amico Zenfone 2? Dovrà superare ristoranti, bar, grasso e unto, brodi incandescenti e creme dense, griglie e forconi, nonché treni e metro, tram e corse frenetiche alla conquista del cibo.

Siamo pronti.

Scoprendo l’Unicum

Posted on 4 marzo 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

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Fino a non troppo tempo fa gli amari venivano utilizzati come medicinali capaci di porre rimedio a numerosi problemi. Dopotutto essendo infusi di erbe ad alto tasso alcolico il potere disinfettante c’è tutto, per non parlare di corroborazione e tempra. Trapela quindi qualcosa di alchemico e arcaico nella scelta di componenti e proporzioni, frutto di tentativi, sbagli e sapienza.
In effetti quando guardi la bottiglia dell’Unicum pensi a un’ampolla contenente un magico elisir, e non ci si discosta dalla realtà.

La storia di questo orgoglio ungherese è stata appassionatamente raccontata – e da me curiosamente ascoltata – proprio da Izabella Zwack, discendente di questo medico del ‘700 della corte di sua maestà e creatore di un amaro composto da 40 ingredienti e prodotto ancora a Budapest, nella prima fabbrica. Ed è la città natia a far la differenza, a partire dalla propria acqua essenziale per ottenere un risultato eccellente.

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Spesso viene definito “una bomba” per il sapore che sa scuotere chiunque, unico come il suo nome e composto grazie a una ricetta inalterata e conosciuta da pochissime persone – tra cui Izabella, ovviamente.
Eppure pasteggiarci non è affatto impossibile, anzi: i cocktail assaggiati hanno accompagnato dei piatti tutto sommato delicati – da prosciutto e carpaccio d’ananas a risotto allo zafferano fino al branzino in forno – senza sovrastarli.

Una grande scoperta è l’Unicum barricato alla prugna, dal sapore dolce e corposo, che si può usare nel drink Plum & Soda.
E, per una volta, mi permetterò di condividere con voi la sua ricettina per ricreare in ogni momento un briciolo di Ungheria.

Ingredienti:
– 40 ml Unicum Prugna;
– 15 ml di sciroppo di zucchero;
– 20 ml di succo di lime;
– soda;
– scorza d’arancia e limone;
– una rondella di cetriolo;
– foglie di menta.

Un procedimento a prova di principiante: occorre mescolare tutti i liquidi con un tumbler, aggiungere ghiaccio e guarnire. 

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I 12 Royal Food del 2014

Posted on 29 dicembre 2014 by in La Regal Assaggiatrice

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Mancano un paio di giorni alla fine del 2014 e le classifiche abbondano.

Potrei farne una anch’io ma no, non ce la faccio: dovrei rispondere a domande come “Vuoi più bene alla lobster del Maine o alla pancetta teriyaki?” e non credo di esserne in grado.

Quindi tiro le somme di un anno di pranzi, cene, spuntini della mezzanotte e di metà mattinata, colazioni e comfort food elencando le 12 pietanze che mi sono rimaste nel cuore seguendo un ordine cronologico, da Gennaio a Dicembre:

gli gnocchi con castelmagno del ristorante Scannabue (Torino);

la gricia gluten free di Settimio all’Arancio (Roma);

l’hamburger de Al Mercato (Milano);

i noodles di Casa Ramen (Milano);

la chianina di Sapori Solari (Milano);

i mojito del chiosco di Piazza Mentana (Milano);

il pistacchio salato de La Gelateria della Musica (Milano);

la pancetta teriyaki di El Carnicero (Milano);

l’hamburger di Mr Bartley’s (Boston);

le lobster del Maine;

il sushi e il maiale al miele del ristorante malese Asian Fusion (Torino);

il galletto della Polleria 2.0 (Milano).

Che da questa classifica manchi Bologna (mia terra natia) è cosa assai grave, e nel 2015 mi dovrò impegnare.
Altre città di cui voglio approfondire l’offerta gastronomica sono Londra, Istanbul e Barcellona, quindi mi toccherà organizzarmi (come potete immaginare, sono proprio disperata > ironia mode ON).

Non posso però terminare senza ricordare le moltissime esperienze che hanno costellato l’intero anno e mi hanno portata a conoscere nuove realtà, assaggiare diversi sapori e intraprendere imprese mai immaginare (v. il parapendio).
Parlo della visita nella sede di Berlucchi, del viaggio nel cuore della Toscana verso Borgo Lucignanello, la Pasqua alle prese con la Costa Azzurra e la Provenza, l’incredibile esperienza triestina dell’ITS, la memorabile vacanza negli Stati Uniti, il Salone del Gusto 2014, il meraviglioso weekend a Cervinia, la ridanciana tappa a Zurigo e l’arrivo della new baby G7X.

Infine, un doveroso ringraziamento a tutti coloro che hanno supportato e spronato il mio leggendario appetito.
Ai compagni di mille bocconi e alle persone sempre curiose che mi circondano e portano a scoprire quanto più di buono esista al mondo.

Ci risentiamo nel 2015.

L’Alcatraz, Elisa e una Canon G7X

Posted on 15 dicembre 2014 by in Lombardia, MetalFood, Milano, Regali Eventi

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Attenzione! Oggi torno all’arrembaggio in modo improvviso e inaspettato rispolverando uno dei temi che più preferisco ma finora poco approfondito: “Dove mangio quando vado ai concerti?”.
Signore e signori, torna il post del “Metal Food”, una piccola guida ridanciana per non farvi morire di fame mentre andate ad ascoltare i vostri beniamini.

Dopo Assago è giunto il momento dell’Alcatraz, dove recentemente ho visto il concerto di Elisa – e dico “visto” perché è stato il senso protagonista della mia serata.

E qui parte un’ulteriore premessa.
Quest’estate è accaduta una tragedia: la mia decennale compagna di mille concerti, viaggi e lieti eventi è stata travolta dall’acqua delle cascate del Niagara e ci è rimasta male. Sì, l’adorata macchina fotografica Canon S5IS ha pensato bene di dirmi un “Ma tu sei pazza a portarmi pure qua” non accendendosi più. Eh, c’aveva pure ragione, sebbene avessi fatto di tutto per proteggerla.
La mestizia è stata spazzata via dalla provvidenziale chiamata di Canon, che mi ha arruolata per provare la G7X. Visto che al tempo che fu mi ero molto interessata a uno dei suoi avi – la G10 – è giusto parlare di “destino”.
Forse mi conoscete solo come una divoratrice di tavole imbandite e leccornie ma dietro questo cuore di burro si nasconde una feroce appassionata di arte, comprese la musica e la fotografia. Se la prima è stata la mia professione (in un passato quasi remoto) e continua a essere la forza motrice delle mie giornate, la seconda è radicata dall’infanzia grazie a parenti estremamente devoti a macchine e rullini, impegnati a catturare le loro interpretazioni di città e luoghi lontani.

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Non sarò un’esperta, non sarò la nuova McCurry e non credo di possedere la capacità di notare una composizione perfetta ma, in modo altrettanto certo, per me fotografare ha un significato che si esprime pienamente nei concerti.
Mi piace fissare in modo pienamente definito l’espressione di quello che ritengo un mito che sta lassù, sul palco, quasi divino e irraggiungibile.
Mi piace riuscire ad avvicinarmi a questi personaggi come se fossi lì, di fianco a loro, e potessi toccarli.
Mi piace tenere un ricordo sensibile e chiaro del momento e dell’occasione, che ho sempre l’impressione di correre troppo e non riuscire a ricordare i dettagli.
Mi piace quasi quanto adoro mangiaree ho detto tutto!

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Quindi, tornando ai nostri problemi di stampo alimentare, mi lancio nella disanima di tutto ciò che si trova nei dintorni dell’Alcatraz per aiutarvi a sopravvivere:
Vulkania
Pizzeria che si distingue per un’anima partenopea e, tra le proposte, le pizze ovali cotte e presentate su pietra. Io ne ricordo vivamente una con capperi, acciughe, olive e mozzarella: squisita, ma per tutto il concerto ho patito una sete che manco il deserto. Orientatevi su qualcosa di più fresco e tenetelo in considerazione: a mio parere è la soluzione migliore (sempre che vogliate mangiare alle 19);
Mexicali
Mettete che avete solo mezz’ora e mangereste l’universo: questo posto fa per voi, col suo buffet mexican-italian style. La qualità non è il punto di forza, ma nemmeno lo svenire in prima fila;
Baretto dell’Alcatraz
Ok, parliamoci chiaro: questo è solo per i casi di estrema emergenza. Provvede panini e focacce varie dal costo alto e dalla soddisfazione bassa. Se siete arrivati in ritardo e non potete fare altro, sgominate la folla e tentate
McDonald dietro l’angolo
Io questo ve lo segnalo soprattutto per procacciare una bottiglia d’acqua dopo il concerto, quando avrete la bocca secca dal troppo cantare/gridare e non potrete tornare a casa senza rimediare.

Tu con cosa ti sei nutrita?, chiederete voi.
Ecco, miracolosamente per una volta sono riuscita a mangiare prima di avviarmi all’Alcatraz: tramezzini, panini, croissant salati, quiche e bigné hanno fatto la mia felicità e fornito il sostentamento necessario.

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Detto questo, parliamo di Elisa.
Io l’avevo vista nel lontano 2007 in piazza a Faenza durante il suo tour acustico: un’esperienza che mi aveva lasciato la voglia di sperimentare la sua leggendaria energia.
Appunto, all’Alcatraz non si è risparmiata: la sua potenza vocale, la sua precisione, il saper chiacchierare con il pubblico e coinvolgerlo in ogni canzone, il ballare e correre su e giù per il palco rivelano un’artista rara e sensibile, una performer perfetta e una persona adorabile realmente contenta di trovarsi lì, in quel posto, con quelle persone.
La scaletta è stata lunga e corposa, ricca di successi recenti e classici, ed è quasi stupefacente rendersi conto di conoscere ogni canzone a memoria.

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Catturare tutta questa vitalità nelle fotografie non è stato semplice – anche per la distanza dal palco – ma la G7X ha delle qualità sorprendenti (soprattutto per me che ero rimasta a macchine di 10 anni fa!): lo scatto al tocco dello schermo, il rapido scorrimento delle foto, la connessione immediata col cellulare per il download – ho scaricato subito una fotografia e l’ho caricata su Instagram in poco tempo.
La gestione dei campi e degli spazi è facile e interessante: lo sfocato sottolinea il senso dell’immagine.

Possiede le impostazioni manuali: è quindi perfetta sia per imparare sia per utilizzarla secondo preferenze e stile. Per non parlare di comodità e leggerezza: è uno strumento piccino ma solido, fatto da ottimi materiali, che trasmette sicurezza e professionalità.
Evoluzioni rivoluzionarie, altro che scatto tristissimo col cellulare: l’esser maneggevole permette di portarla in borsa senza perdere una spalla o la schiena, ed è così minuta che non darà troppo fastidio a coloro che sono dietro di voi ai concerti – a meno che non siate alti quanto me, e in questo caso non c’è rimedio.
Qua vedete una selezione di miei scatti: sarebbero molti di più, ma credo siano rappresentativi di ciò che intendo per fotografare la musica: nitidezza, ricordi, emozione.

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Sono pronta per molte altre avventure, e non vedo l’ora di sperimentare my new baby anche a tavola: credo che sui macro mi darà tanta soddisfazione.

p.s. un grande grazie a Canon e alle mie tre compagne di avventura, Camilla, Valentina e Francesca: oltre a condividere la Canon G7X abbiamo mostrato una egual resistenza fisica ai concerti, ed è stato meraviglioso.

La cucina valdostana del Rifugio delle Guide del Cervino

Posted on 26 novembre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Valle d'Aosta

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Pigri! Vi interpello!
Fedeli del piumone! Uscite fuori!
Seguaci del “postponi”! A me!

Con fare allegro e come sempre scherzoso cercherò di convincervi a lasciare il sacro divano, infilare gli scarponi e andar a sciare:
1) libera la mente
Vi voglio vedere pensare ai problemi quotidiani mentre dovete ricordarvi di stare col peso a valle e sterzare in curva;

2) potreste incontrare grandi campioni come Kristian Ghedina che non mancherà di raccontarvi deliziosi aneddoti di gare e vita;

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3) dopo tutta la fatica ci sono la polenta, i formaggi, i salami, le carni in umido!

Tipo che se vi inerpicate tra le funivie e raggiungete il rifugio delle guide del Cervino, situato sugli irti monti in territorio svizzero, non ve ne pentirete proprio.

Io ho avuto la fortuna di provare le loro specialità in occasione del recente viaggio in Valtournenche, e sono rimasta conquistata dal benvenuto, dalla simpatia del personale e dalla opulenta delizia dei piatti che più valdostani di così non si può.
Rustico il giusto – oh, siete a 3.480 metri – e assai accogliente, vi sorprenderà con panorami mozzafiato e racconti epici mentre darà il meglio sulla tavola.

Io mi sono lanciata verso un tagliere pieno di formaggi caldichevre mon amour!patate e immancabili castagne dolci, un concentrato di buonumore fatto latticino affrontato al grido di “Ma sì, hai sciato tutta mattina, te lo meriti”. Certo, che sia stato seguito da polenta e fantastiche salsiccette in umido è un dettaglio.

Grande è l’amore per la cucina locale, forte è l’infatuazione per le castagne che accompagnano immancabilmente ogni piatto, estrema è la passione per i sapori autentici come quello della fontina che, fusa, si era abbandonata sul piatto di portata, immolata per una giusta causa (sfamarmi).

Avvicendatevi verso un pezzo di storia di Cervinia: secondo me, dopo tutta questa dissertazione, un po’ vi ho convinti, cari i miei sonnolenti amici.

Dove
Il Rifugio delle Guide del Cervino
Loc. Plateau Rosa
Breuil Cervinia