22 October 2014
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Social Eating con Gnammo e Ferrarelle

Posted on 20 ottobre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Da una settimana mi sveglio, apro un barattolo di miele millefiori e ne mangio un cucchiaino (rischiando di spargerlo per tutta la cucina, certo), premendolo contro la lingua. Così, mentre i miei sensi si accendono lentamente, rigiro il vasetto di vetro leggendone l’etichetta: Masseria delle Sorgenti Ferrarelle, prodotto dalle Alpi del Parco Fonti di Riardo.
Chi sapeva che il luogo dove nasce l’acqua effervescente naturale per eccellenza fosse patria di ben altre bontà, tra cui pasta, olio e, appunto, mieli? Io no, ma l’ho scoperto alla serata organizzata da Ferrarelle.

È stata la mia prima cena all’insegna del Social Eating, diretta con cura da Gnammo e ospitati dalla signora Luisa, un’ex chef di ristoranti che ha deciso di continuare la professione direttamente in casa propria mettendo a disposizione la sua passione, esperienza e – ebbene sì – salotto: per accomodare e servire ben 30 persone ci vuole tenacia e organizzazione!

Così funziona il circuito Gnammo, che permette di preparare manicaretti per “estranei” o sperimentare cucine casalinghe che stupiscono. Si prenota, si paga, si cena, si conoscono persone nuove.

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Una cena piena di scoperte che è iniziata con un pinzimonio di crudité, tortino di bietole con un dolcissimo coulisse di pomodoro, proseguita con dei ricchi paccheri con pomodori datterini, cipollotti, stracciatella e guanciale e ha avuto il picco (a mio parere) nello stinco di maiale glassato con miele e senape. Come abbia fatto a prepararne 30 nella cucina di casa sua e servirli contemporaneamente  lo sa solo la signora Luisa, mentre io posso dire che l’esterno della carne era tanto sapida quanto l’interno succoso e morbido.

Il #SaporeFerrarelle si ritrovava sia nei bicchieri, sempre svuotati alla velocità della luce e riempiti con altrettanta solerzia, sia in ogni portata – gli ingredienti utilizzati provenivano dalla Masseria.
Ogni mattina ora ho il privilegio di sentirmi un po’ da quelle parti, verso Napoli, dove il pomodoro sa di sole, l’olio è fragrante e l’acqua solletica le papille. Peccato il dover tornare alla dura realtà.

Il mio consiglio del giorno? Date un’occhiata a Gnammo e, in particolare, al profilo della signora Luisa: magari scoprirete di aver dietro casa il vostro nuovo chef preferito che vi farà sognare un po’, e se così non fosse potrete sempre esser sicuri di passare una serata insolita.

Trieste e l’ITS: energia e passione

Posted on 10 agosto 2014 by in Son esperienze, trieste

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Per me viaggiare significa trovare energia in diverse forme: nelle persone, nei luoghi, nelle esperienze e, ovviamente, nel cibo.

A inizio Luglio sono stata invitata a Trieste per partecipare all’ITS, dove ne ho trovata un’altra: il talento.
Giunto ormai alla tredicesima edizione, l’International Talent Support chiama a raccolta creativi, designer e stilisti da tutte le parti del mondo e li esalta, regala loro un’occasione per crescere e farsi conoscere. E’ un’opportunità rara e concreta, sentita e fortemente voluta da Barbara Franchin, sua creatrice e direttrice, e a cui prendono parte importanti e consolidati nomi della creatività internazionale, da Mika a Nicola Formichetti.

Oltretutto è un ottimo motivo per visitare Trieste, città di cui tanto avevo sentito parlare e che, per molti motivi, ancora non avevo visto (era uno dei miei propositi del 2014: check!): una rivelazione accecante.

E’ stato un weekend ricco, magico e perfettamente organizzato (grazie Turismo FVG!) in cui abbiamo visto, sentito, sperimentato e scoperto tanta bellezza. Conoscete quel sentirsi sopraffatti, disarmati, quel lasciarsi andare? Un vero Lucid Dream, tema portante dell’ITS.

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Appena giunta a Trieste (con la mia fida compagna di viaggio Chiara) siamo state condotte nello splendido Starhotel, che si affaccia sul lungomare triestino. Tempo di posare le valigie e siamo partite per un pranzo all’osmiza Zidarich, abbarbiccata sui pendii e con una splendida vista – e intendo il panorama, non il tagliere di salumi che vedete qua sotto (anche se…).

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Oltre a salumi e formaggi, l’osmiza produce vini: siamo stati nelle rinfrescanti cantine a venti metri sotto il livello del suolo, dove enormi botti custodiscono le pregiate annate. Assaggiate il vitovska: merita.

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Dopo una visita al castello di San Giusto e una passeggiata per la zona Cavana ci siamo spostati al Salone degli Incanti dove abbiamo avuto modo di vedere le opere realizzate dai finalisti del concorso per le categorie Accessories, Artwork, Jewelry. Il Fashion viene celebrato durante la serata di premiazione, quando si tengono le sfilate delle collezioni dei giovani talenti, e si respira elettricità.
I vincitori si aggiudicano premi importanti che li aiuteranno a proseguire la loro carriera, e un bellissimo trofeo di plexiglass cubico con un cuore luminoso.

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Come conoscere meglio la realtà ITS? Visitando il suo archivio.
Attualmente è ospitato in una mansarda nei pressi del lungomare di Trieste, ed è visitabile su appuntamento: qua si ritrovano moltissimi abiti, gioielli, accessori e i portfolio dei candidati. Alcune volte già questi sono opere d’arte che denotano cura, originalità e amore, ed è possibile sfogliarli e lasciarsi incuriosire.

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E come vivere una vera esperienza triestina? Facendo un giro in barca per il golfo per raggiungere la barcola. Qui ci hanno raccontato della Barcolana, una regata velica storica a cui partecipano imbarcazioni che provengono da decine di paesi. Guardando le fotografie e i video delle precedenti edizioni ci si chiede come sia possibile che il mare diventi troppo piccolo per ospitarle tutte, e come vengano evitati gli scontri.

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Il sabato sera è il momento delle premiazioni – avvincenti e commoventi -, quindi delle sfilate.
I premi conferiti sono numerosi, ma il più atteso è il “Fashion Collection of the Year“.
Prima della sua proclamazione sfila il vincitore della passata edizione, Han Chul Lee, con una collezione maschile che inizia con un total black e termina con un total red, in una compenetrazione graduale dei due colori su tessuti che ricalcano le trame dei muscoli. La soundtrack “Muscle Museum” dei Muse risulta quindi perfetta.

A vincere il premio è Katherine Roberts-Wood, che ha convinto la giuria con la sua maturità nella comprensione dei tessuti e dei colori, giungendo a uno stile originale e delineato (la giovanissima stilista ha vinto anche il premio Vogue Talents Award for Fashion).

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ITS è un mondo genuino, fresco e reattivo che lascia addosso una fortissima carica e ispirazione. E’ supportato da importanti case di moda e brand (Diesel, Swatch, Swarovski, Samsung), ma non per questo è semplice: il team organizzativo è stato eccellente nel curare tutti i dettagli e costruire un’esperienza memorabile, ma il lavoro è stato di certo impegnativo, lungo, stancante. Possono essere soddisfatti del risultato? A mio modesto parere questo è indubbio, come lo sono tutte le avventure guidate dalla passione.

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce - ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

Memorie di un weekend toscano – Vitis Vinifera (Montisi)

Posted on 22 aprile 2014 by in In alto i calici, Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Riprendiamo e concludiamo il racconto delle mie scorribande toscane, che avevo interrotto proprio quando stavo per parlare di cibo – d’accordo, sono stata un po’ crudele.
Vi immagino distesi sui divani con le pance piene dopo Pasqua o tramortiti dalle grigliate di Pasquetta ma sempre desiderosi di sapere dove poter mangiare bene, e cosa: niente ferma le menti fameliche, manco le festività.

Quindi eccomi a segnalarvi Vitis Vinifera, affascinante enoteca in quel di Montisi, nel pieno delle campagne senesi.
Già vi immagino mentre, nel pieno della primavera o dell’estate, passeggiate tra le sue stradine dorate e visitate le diverse contrade, scoprite le deliziose porticine, gli archi e le finestrelle, e infine cercate dove ristorarvi: valicando la porta e scendendo un paio di gradini sentirete il fresco dell’effetto cantina, e lo stomaco si spalancherà (magia!). Non potrete ignorare la porticina in fondo, che conduce alle bottiglie e ai formaggi, ma fermatevi presso uno dei tavolini e rilassatevi: è facile, vi sentirete presto a casa, e in poco tempo vi troverete a guardare le pareti di roccia scavata e la lavagna dei vini.

Qui ho avuto il piacere di essere guidata dall’espertissima Antonella –proprietaria del locale – in una degustazione di formaggi, scoprendo dettagli sulla loro realizzazione e natura su cui ero assai ignorante (tipo l’origine del caglio, o il processo di preparazione dello stracchino).
Un consiglio prezioso? Levare il formaggio dal frigorifero almeno un quarto d’ora prima di consumarlo: migliorerà totalmente, acquisendo le sue vere caratteristiche. Inoltre il formaggio va spezzato sotto al naso per captarne gli odori originari, e preferibilmente occorre armeggiarlo con le dita – eccezion fatta per quelli molli (ma anche no, se volete provare un’esperienza autentica).
Potete immaginare la mia regale felicità mentre assaggiavo una ricotta di pecora seguita da uno stracchino e da tre tipi di pecorino (fresco, croccolo e affienato), per poi terminare col mio amato gorgonzola: praticamente il paese dei balocchi, dove ho gozzovigliato e gioito. In abbinamento, calici di vini accuratamente scelti per ogni tipo di formaggio, da sorseggiare con calma.

Il tutto era stato preceduto da piatti colmi di polenta, carne e funghi – che altrimenti la qui presente sarebbe uscita rotolando.

Uscite da Vitis Vinifera ci siamo trovate immerse nel delizioso silenzio di un pomeriggio toscano ricco di sole, pronte a proseguire il nostro viaggio.
Voi, che magari viaggiate, correte, scalpitate tutta la settimana e avete i nervi sottili come le corde di una chitarra dei KISS troverete questo luogo paradisiaco.
… Avete per caso un weekend libero? Un viaggio in queste terre vi rimetterà al mondo.

Dove
Vitis Vinifera
Via Umberto I 97/A
Montisi (Siena)

Memorie di un weekend toscano – Borgo Lucignanello

Posted on 11 aprile 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Il mio concetto di bellezza è un po’ particolare e, per essere compiuto, non può prescindere dalla presenza di qualcosa da assaporare – che sia un bel paesaggio, un’opera d’arte o, ovviamente, un buon cibo.

Qualche weekend fa ho avuto il piacere – e l’onore! – di poter esplorare un angolo di Toscana che ha così tante meraviglie da soddisfare il più vorace goloso, il Borgo Lucignanello.

Un Sabato mattina sono partita dalla frenetica Milano e verso l’ora di pranzo già ero tra le verdi colline, i paesini medievali e un placido silenzio: un’impasse tanto gradita da distendere tutti i miei nervi e suscitare un gran appetito (ma di questo parleremo dopo).

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Il Borgo Lucignanello è tutto ciò che una persona si immagina quando pensa alle campagne toscane: un piccolo insieme di case in pietra che si mimetizzano tra cipressi e rampicanti, stemmi medievali e cassette delle poste regie, meridiane e archi, porticine misteriose e terrazzi incantevoli.
Qui si può dimorare in enormi appartamenti arredati in tema campestre e pieni di ogni comodità: chi ama cucinare rimarrà estasiato dalle maioliche a muro e dai ripiani di marmo. Le stanze sono spaziose, luminose e ovunque ti giri trovi cura e dettagli – e non parliamo dei grandi camini, una tentazione nelle fredde serate.

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Arrampicandosi sulla collinetta si troverà una delle principali attrazioni, ovvero una piscina a sfioro con vista panoramica. Il tempo non ci ha permesso di provarla ma io e le altre compagne di avventura – vi ho detto che ero ben accompagnata? – ci siamo immaginate immerse in acqua con un bicchiere di vino in mano e del pane toscano intinto nell’olio che producono localmente.
No problem: abbiamo rimediato con dei massaggi alla schiena – avreste dovuto vedermi: una volta uscita sono rimasta in un lieto stato catatonico per ore (i testimoni lo confermano).

Chi è che dà ospitalità agli avventori di Borgo Lucignanello? Niente meno che la contessa Angelica Piccolomini Naldi Bandini, una persona così squisita da riuscire a mettere tutti a proprio agio in modo immediato.
La cena nella sua casa è stata memorabile: attorno a una lunga tavola decorata abbiamo gustato una cucina toscana saporita e schietta – il passato di ceci ha vinto – chiacchierando e commentando la splendida giornata. Downton Abbey, fatti più in là!

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Lucignano d’Asso, paese in cui si situa il borgo, è un concentrato di storia: entrando nelle case si ritrovano molte testimonianze dei secoli passati e delle varie attività. I registri dei conti di inizio 800 mi hanno sicuramente impressionata, ricchi di una calligrafia elegante e ormai poco comprensibile.

Sono stati due giorni rigeneranti, e ora il sogno è tornarci e passare ben più tempo. Mettete caso che avete bisogno di riprendervi con tanto relax, o che non abbiate ancora deciso cosa fare per le vacanze o un lungo weekend: il Borgo Lucignanello è da tenere a mente – ma non sfruttate il wifi, non lo fate! Staccate del tutto!

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Volevo anche dire che la Domenica mattina, carica e ristorata, mi sono svegliata e sono andata a correre per le stradelle sulle colline toscane, godendo di panorama favolosi e un’arietta frizzante (altro che il centro di Milano!). Sì, il fatto che io corra potrebbe sorprendere molti, ma che io lo faccia anche di mattina, appena sveglia, è sconcertante!
Sarà il potere delle lande toscane?

E per quanto riguarda l’esaltazione del mio real palato, cosa posso raccontarvi? Ho molte parole prontissime e il ricordo vivo di una bella degustazione di formaggi di cui vi parlerò nella prossima puntata.

La Zacapa Room Experience 2.0

Posted on 7 aprile 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Son esperienze

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Quando partite alla scoperta di un nuovo prodotto dovete immergervi in tutta la sua storia e in tutti i suoi valori.
Si tratta di una questione di passione più che di comunicazione, di curiosità più che di marketing e, soprattutto, di qualità più che di superficie.
Sì, possiamo fermarci al primo impatto ma se siete come me, incantati dai racconti e dalle novità, vorrete approfondire e sapere sempre qualcosa di più.

Dopo questa premessa intuirete il mio grado di esaltazione durante la Zacapa Room Experience 2.0, un’occasione unica a cui ho  avuto il piacere di partecipare.
Come trasmettere in modo indimenticabile la personalità di Zacapa, rum che nasce sui monti del Guatemala, precisamente a 2.333 metri d’altezza, e come far immaginare questo mondo lontano e seducente in cui le botti vengono lasciate invecchiare per anni? Con una serata in una location creata appositamente per stuzzicare tutti i sensi e lasciare diversi tipi di ricordo. Ora ve la racconterò.

A ogni cena possono partecipare venti persone, che si accomodano presso tavoli di legno all’interno di una stanza rettangolare.
Non voglio rivelarvi molto – l’Experience si terrà a Roma dal 9 al 13 Aprile – ma posso dirvi che appena seduti abbiamo infilato delle cuffie, e una voce ha iniziato a condurci attraverso i fiumi e le foreste guatemalteche per giungere alla Casa sobre las nubes, il luogo mitico in cui nasce questo rum. Poi abbiamo coperto gli occhi con una mascherina, e ci siamo lasciati trasportare tra da tatto, olfatto e udito, per concludere con vista e, ovviamente, il gusto.

Protagonista della cena è ovviamente la gamma di rum Zacapa - 15 Solera Reserva, 23 Solera Gran Reserva, 23 Etiqueta Negra Solera Gran Reserva e il pregiatissimo XO Solera Gran Reserva Especial - che abbiamo degustato in accompagnamento a piatti ideati dallo chef Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre (non credo ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni).

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L’esperienza è iniziata con un bocconcino di meringa di parmigiano e noci posato su una nuvola disegnata. Si è disgregato impalpabilmente in bocca lasciando il forte aroma del formaggio. Ero già conquistata, come lo sono da tutte quelle cose che uniscono un ottimo sapore a una consistenza originale.

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Secondo antipasto: pane, carne, tartufo nero e succo di terra, rigorosamente da mangiare con mani e coltello. Questa vacchetta piemontese battuta e sormontata da tartufo e succo di rapa mi parlava in modo distinto – forse guatemalteco, chissà.

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Sorseggiamo il rum – un tipo per ogni piatto e passiamo a una delle portate più scenografiche della serata: risotto sulla pietra all’acqua. Nella cavità di questo pesante pietrone spolverato con pepe di Sichuan verde era adagiato un risotto con crudo di gamberi e scampi al carbone, bergamotto e una nuvola di mandorle al curry. Un piatto dalle moltissime interpretazioni, delizioso e esaltante. Non guarderò più le pietre come prima.

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La casseruola con ortaggi freschi e gelato d’estragone è sicuramente la più spiazzante, sia per il contrasto tra caldo e freddo sia per la sapidità di questo gelato, che non poteva lasciare indifferenti. Qui il rum era giustamente corposo e sferzante.

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Infine, poteva forse deluderci il dolce? Proprio no, il Giocapa 2014 è stato incredibile: pregiato rum Zacapa XO e tanti piccoli dolcetti a base di cioccolato posati su una doga di legno affumicato intrisa nel rum, da assaggiare da sinistra a destra in diversi modi – per me vince il ciuccio pieno di tiramisù, e non rivelo altro per non rovinare potenziali sorprese.

Come ne sono uscita? Frastornata e entusiasta, consapevole di aver partecipato a un’esperienza esclusiva, unica, di altissimo livello e insieme a veri estimatori di rum e di Zacapa. Per questo devo ringraziare Zacapa per avermi privilegiata con questo invito.

La location Zacapa vale anche solo una visita per assaporare un bicchiere di rum – se prevedete di essere a Roma dal 9 al 13 Aprile organizzatevi: tra poltroncine, luce soffusa, musica live, l’ambiente esclusivo, l’atmosfera elegante e i bartender esperti vi sembrerà di essere entrati in un altro mondo, che vorrete conoscere più a fondo.
A proposito: chiedete di farvi servire un Perfect Serve. E’ impossibile non rimanerne colpiti.

Schiscetta Perfetta: mission accomplished!

Posted on 2 aprile 2014 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze

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I miei amici su Facebook sono ormai preoccupati.
Chi mi segue su Twitter crede che mi abbiano hackerato l’account.
Instagram non ne parliamo: sgomento e stupore.

Io che cucino!
Io che mi porto il pranzo in ufficio!
Io, io che ho a che fare con frutta, verdura e salubrità!
Non ci si crede davvero eppure è la realtà dei fatti e ha una motivazione.

Sì, posso spiegare tutto: stiamo calmi e leggete.

Un bel giorno sono stata coinvolta da Alessandro Vannicelli, fondatore di Schisciando, in una sfida: potevate vedermi mentre trasportavo sul tram milanese una box di PortaNatura piena di verdura e frutta bio, e avreste dovuto proprio osservare la mia faccia quando ne ho tagliato lo spago e mi sono trovata innanzi… al verde.
Nessuna traccia di sugna, no: spinaci, lattuga, limoni, mandarini, mele, carote, un cavolfiore e un temibilissimo cavolo rapa.

La missione? Utilizzarli per preparare la mia “#schiscettaperfetta” da portare in ufficio come soluzione sana, buona, pratica e economica al dilemma “e mò che mangio a pranzo?”.
Per i miei standard si tratta di un impegno di un certo livello, che manco 007 al servizio di sua Maestà, ma ho preso coraggio e mi sono lanciata nel mondo di pentole e fornelli.

Per la mia prima schiscetta ho ridotto la cucina a un campo di combattimento: ho preparato una vellutata di spinaci con semi di girasole, cavolo rapa a fettine passato in padella con sesamo e carote saltate con miele, aceto e mandorle.
Vi dirò solo che il frullatore non era chiuso esattamente bene, che ho schizzato spinaci in ogni dove, che il cavolo rapa ha prodotto più incertezza della morte di Elvis, ho aggiunto troppo olio nella pentola delle carote e troppo brodo nella vellutata, ma alla fine ho guardato il mio operato e ne sono rimasta assai soddisfatta.

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I miei colleghi hanno gridato al miracolo, e io sono stata veramente contenta di scoprire di non essere una totale inetta in cucina.

Sull’onda di questo entusiasmo ho preparato il secondo pranzetto - quinoa con cavolfiore e carote, bastoncini di formaggio e una mela - che ho sapientemente gustato al parco, godendo di un bel sole primaverile. 
Ammetto che rispetto al dover andare in un ristorantino dei dintorni, fare la fila, aspettare e mangiare di corsa il poter avvalersi della schiscetta libera la mente e preziosi minuti da sfruttare per una passeggiata, un giro tra negozi, la lettura di un libro, due chiacchiere in più.

Immergendomi in questa nuova filosofia – anzi, come dice Alessandro, “stile di vita” – ne ho capito subito i vantaggi: esborso economico ridotto, so precisamente cosa sto mangiando e sono orgogliosa persino delle mie scarse capacità.
Ecco, conoscendomi prevedo che le mie future schiscette non saranno sempre così sane, e che un pezzetto di lardo di Colonnata potrebbe cascarci, però… .

Infine, rispondiamo all’ultima domanda: perché?
L’8 Aprile esce in libreria “Schiscetta Perfetta“, libro edito da DeAgostini e scritto proprio da Alessandro, che raccoglie più di 100 ricette per creare delle lunchbox creative, originali e saporite che non vi faranno certo venir la nostalgia del ristorante.
Dimenticate la triste pasta al pomodoro scotta e unta, non c’è niente di tutto questo: per farvi un’idea dei piatti date un’occhiata al blog e osservate la cura con cui Alessandro prepara e presenta pranzetti da acquolina.

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Quando ho visitato Schisciando per la prima volta ho subito pensato “Eeeh, sì, vabbé“. Ora sono curiosa di leggere il libro e scegliere le ricette in cui avventurarmi, mettendo a ferro e fuoco la mia piccola cucina.

Ce la posso fare.
Se non altro per continuare a sconvolgervi tutti, miei cari regali mangiatori: è assai divertente.

p.s. per la presentazione del libro l’appuntamento è per Martedì 8 Aprile da Presso, in via Paolo Sarpi 60, dalle ore 18:00. Bisognerebbe andarci solo per capire chi può mai essere una persona tanto costante e paziente da prepararsi tutte quelle schiscette.

 

La prova assaggio che non ti aspetti: i Fonzies Choco

Posted on 31 marzo 2014 by in Junk Food (ma sempre regale), Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Ne avrete sentito parlare.
Avrete visto le pubblicità, i manifesti, i banner.
Qualcuno vi avrà detto di averli visti al supermercato, al bar, in autogrill.
E voi avrete pensato a un pesce d’aprile, a uno scherzone, un’allegra burla.

No no, miei cari: i Fonzies Choco esistono, e ci hanno invasi con tutta la loro croccante imprevedibilità.

Per scoprirli io e un folto gruppo di avventurieri abbiamo percorso un tour serale tra i luoghi della street art milanese, sorprendendoci nel trovare opere interessanti dove meno potevamo pensare.
Avevamo una guida d’eccezione – KayOne -, un pulmino, dodici strati di vestiti per combattere la glacial umidità e una voglia crescente di giungere all’ultima tappa per constatare l’esistenza di questi tanto vociferati “salatini” che andavano oltre la nostra immaginazione.

 

Io li ho visti.
Io li ho assaggiati.
E io ora vi dirò come sono: vi racconterò la vera Fonzies al cioccolato experience, con uno slancio che manco Indiana Jones nel tempio maledetto.

Apro il sacchetto: un forte aroma di cioccolato mi invade il naso. È al latte e caramello, quindi assai dolce.
La curiosità aumenta.

Ne afferro uno tre le dita e lo osservo a 360 gradi: ha la forma bitorzoluta di un fonzies ma è più spesso. Il “Se non ti lecchi le dita godo solo a metà” rimane, perché sui polpastrelli rimane una leggera patina cioccolatosa che… Oh, vorrai mica lasciare lì?

Assaggio.
Il Fonzies è croccante, la sua anima non è stata intaccata: il mais scrocchia sotto i denti ma, attenzione, il sapore di formaggio è molto ridotto. Si sente ma è sopraffatto dal caramello, tutto sommato in modo equilibrato. Verso la fine si sente un pizzico di sale, e questa è la parte che mi piace di più (veneriamo tutti il cioccolato salato!).

Livello di pesantezza? Per i miei regali standard non è eccessivo: si tratta pur sempre di un salatino ricoperto di cioccolato ma pensavo che al primo sacchetto mi sarei accasciata al suolo. No, c’è qualcosa che dà assuefazione e che spinge a continuare, proseguire, insistere.

Sapete quando avete bisogno di qualcosa di estremamente goloso per riprendervi dopo una giornata assurda? Credo che abbiano inventato i Fonzies Choco apposta per questo.

Sono un’esperienza da provare almeno una volta: ardita e inconsueta, ma così potrete vantarvi presso i vostri amici e dire “Io l’ho fatto“.
Morale della fiaba: sono tornata a casa con una cassa gialla/marrone piena di sacchettini. Se bussate alla mia porta posso organizzare un test d’assaggio – e io non vedrei l’ora di vedere le vostre reazioni!

The Royal Taster & Pril VS Lavastoviglie

Posted on 20 maggio 2013 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Qualche settimana fa mi è stato proposto di testare un kit di prodotti per la lavastoviglie di Pril.

Come sapete io cucino veramente poco ma coincidenza vuole che stessi organizzando una serie di pranzi, cene, brunch e simili nella mia natia casa bolognese, occasioni in cui avrei messo veramente a dura prova il santo elettrodomestico, quindi ho accettato: ormai mi conoscete e siete pienamente consapevoli del fatto che io sono una buona forchetta, e i miei amici lo sono altrettanto, quindi sappiamo come utilizzare un numero imprecisato di stoviglie al fine di sfamarci.

Nello specifico si prevedeva una giornata molto intensa: avevo promesso di preparare – per la mia prima volta – i pancake. E sì, l’ho fatto.

Questo significa che mi sono svegliata e ho iniziato a utilizzare scodelle, fruste, piatti, piattini, padelle, coltelli, mestoli per i pancake, e intanto preparavo mug, tazzine, cucchiaini, bicchieri, ciotole e qualsiasi altro strumento vi venga in mente per imbandire la tavola.

Una volta gustati i pancake abbiamo lasciato passare un’oretta, ci siamo guardati e… spaghetti alla carbonara? E sia!
Quindi ci siamo rimessi all’opera, tra pentole, altri piatti, una grande pentola dai bordi alti per mescolare al meglio la pasta, altri bicchieri e forchette.

Infine, sazi e soddisfatti, abbiamo disposto tutto dentro la lavastoviglie e ci siamo messi a studiare i diversi prodotti contenuti nel kit che, giustamente, era contenuto in una scatola ad hoc con lo sportellino abbassabile, per testarli.

La linea di referenze Pril è caratterizzata dalla tecnologia ad Azione 3x, che agisce sulle parti in acciaio dell’elettrodomestico, preservandone funzionalità e brillantezza, e garantendone quindi una vita più lunga ed efficiente.

PRIL_Brillantante

In primis abbiamo utilizzato il Pril Brillantante: è contenuto in un dispenser con un beccuccio molto pratico, per versarlo direttamente nell’apposita vaschetta senza sprechi.

Il prodotto è studiato non solo per rendere più brillante ogni tipo di stoviglia (comprese quelle più delicate), ma anche per evitare che il calcare si depositi sulle pareti interne e crei aloni.

Tempo necessario: cinque secondi netti. Facilità: estrema. Vantaggi: visibili immediatamente.

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In seguito siamo passati alle Deo-Perls: si tratta di perle deodoranti di colore giallo contenute in una confezione di plastica circolare dotata di un piccolo gancio per appenderla all’interno; il profumo di limone, fresco e piacevole, viene rilasciato gradualmente, a ogni lavaggio, per contrastare i cattivi odori.

Sapete quando aprite la lavastoviglie dopo un lavaggio e, oltre al vapore, esce l’odore non proprio allettante di piatti e cibi? Ecco, utilizzando le Deo-Perls il problema è stato eliminato per molti lavaggi.

Unica avvertenza? Non appenderle vicino ai bracci girevoli, ma è un’accortezza veramente elementare.

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Qualche giorno dopo – e dopo qualche altro lavaggio – ho ritenuto opportuno provare il terzo prodotto, ancor più specifico per mantenere l’elettrodomestico efficiente: il Pril Cura-Lavastoviglie, con una triplice azione pulente che arriva fino ai filtri, rimuovendo le tracce di calcare e grasso più ostinate e difficili da raggiungere.

Basta prendere la confezione, togliere l’adesivo sul tappo e appenderla a testa in giù nella lavastoviglie vuota, con un programma a 65°-70°, anche in questo caso grazie a un gancetto.

Una piccola parte del prodotto può essere utilizzata anche prima per pulire le guarnizioni, applicandola su un panno e strofinando.

Il Pril Cura-Lavastoviglie è, tra i tre, il prodotto che assicura un trattamento più forte e completo, quello che ci voleva dopo i numerosi lavaggi resi necessari dalle occasioni sopracitate: basta inserirlo, azionare la lavastoviglie ed è lui a fare – letteralmente – il lavoro sporco.

Oltre ai prodotti per la cura della lavastoviglie, Pril – che fa parte del gruppo Henkel – fornisce un’ampia gamma di referenze per il lavaggio, come la linea di Pril Gel e le Pril 10 Tabs, innovative perché fanno risparmiare energia e rispettano l’ambiente. Sul sito ufficiale di Pril potete trovare tutte le informazioni su ogni prodotto.

La loro facilità d’uso è massima: basta seguire le poche e semplici istruzioni scritte su ogni etichetta e lasciarli entrare in azione per ottenere risultati visibili già dalle prime volte, sicuri che la loro qualità porteranno a vantaggi effettivi. Inoltre hanno un prezzo più che accessibile, dettaglio da non sottovalutare.

Incredibile ma vero: questa volta ho avuto la meglio sulla lavastoviglie. La sfida è stata vinta con successo, e senza intoppi.

Ah, e se ve lo steste chiedendo: sì, i pancake erano buoni. Buonissimi.

p.s. potete leggere le altre prove dei prodotti sullo speciale di Leonardo.it

Cena al Bàcha, tra baccalà e champagne

Posted on 8 febbraio 2013 by in Lombardia, Milano, Regali Eventi, Son esperienze

Bàcha è un nome che evoca, divertente e squillante, atmosfere vivaci come quelle di una danza, lo schiocco di un bacio, una piccola esplosione di colore nel grigiore.
Provate a leggerlo ad alta voce (senza farvi sentire dai vicini di metro o dai colleghi in ufficio, e se il gatto vi guarda male fate finta di nulla), sillabandolo con cura: Bà-Chà. Bà-Chà!

E il suo vero significato?
Presto detto: Baccalà e Champagne, cavalli di battaglia di un nuovo ristorante che sorge a Milano, tra Repubblica e Gioia, in una zona rimessa a nuovo e promettente.

Ho avuto il privilegio di cenarvi qualche sera fa, con un’ottima compagnia (requisito imprescindibile), buffe storie e imperdibili aneddoti, assaggiando alcune delle loro specialità, ovviamente a base di quel – e solo – pesce, che richiede una preparazione un po’ lunga (quante ore deve stare a mollo? O meglio, quanti giorni?) ma che consente di essere preparato in diverse centinaia di modi. Stancarsene? Difficile, vista questa sua estrema versatilità.

Abbiamo iniziato con un tris composto da tartare di baccalà, carpaccio di baccalà e mousse di baccalà e zafferano su indivia.
Mentre quest’ultimo rappresentava un vero amuse-bouche, la lotta è stata tra le prime due proposte: il carpaccio era accompagnato da gocce di aceto balsamico, che regalavano una ricchezza di sapore in più, mentre la tartare era fresca al palato, naturalmente saporita e tenera, e si scioglieva amabilmente tra un sorso di delizioso prosecco e l’altro. Tartare wins, insomma.

Proseguiamo con altri due antipasti: polenta leggermente abbrustolita con baccalà mantecato e millefoglie con baccalà, accompagnati da una salsina al pomodoro. Il primo, in particolare, mi ha ricordato la polenta accompagnata da un’abbondanza di pesce che mia nonna prepara quando l’inverno è più rigido, quindi mi è rimasta molto impressa (sempre per questo mio particolar associare cibi a luoghi, situazioni, persone, eventi, ricordi).

Il Bàcha ha un ambiente curato e carino, non troppo elegante, quella giusta via di mezzo che ti permette di passare una serata rilassata e fare quattro chiacchiere in assoluta tranquillità. Luci calde, angoli leggermente più bui, tovaglie color crema, accogliente.

Arriva un poderoso tris di primi, uno di quelli che mette alla prova gli appetiti più esigenti: spaghetti al pomodoro con polpettine di baccalà, paccheri con un ragù di baccalà e – rullo di tamburi – un meraviglioso, incantevole, esaltante fagottino con baccalà e formaggio fuso, che a ogni boccone fa scoppiare di gioia tutti i sensi! Ah, quella cremina formaggiosa unita al pesce, compatto come deve essere!

Finita qui? Macchè!
Siamo passati ai secondi, ovvero baccalà fritto (immancabile, dopotutto, croccante e stuzzicante), baccalà in umido su crema di broccoli e riso venere, nonchè un tortino di baccalà, patate e carciofi (“alla trentina”, ci dicono), il tutto sempre accompagnato da champagne, ça va sans dire, che magicamente appare nei nostri calici grazie al solerte operato del cameriere.

Una tarte tatin con frutti di bosco e mou ha completato il tutto, che vuoi farti mancare il dolcetto? No di certo!

A cena terminata abbiamo ascoltato lo chef, giunto al nostro tavolo, che ci ha raccontato qualche segreto della sua cucina e della preparazione del baccalà, la differenza con lo stoccafisso, come scegliere il pezzo migliore, qual è la cottura più adatta, come riconoscere quello di buona qualità. Confidenze, speranze, visioni, desideri e prossimi passi, accompagnati da un caffè.

Aprire un ristorante simile, che serve solo baccalà, è una sfida anche in una città gastronomicamente variegata come Milano: occorre avere passione e determinazione, e di sicuro queste caratteristiche non mancano.
Io spero di avervi incuriosito almeno un decimo di quanto lo ero io quando sono stata invitata, e di avervi solleticato le papille.

E se andate, sappiate che per questa regal assaggiatrice non potete perdere il carpaccio, la tartare, il fagottino e il baccalà fritto. Con champagne, ovviamente.

Dove
BàCha
Via Amerigo Vespucci 3
Milano
Tel. 0262087214