2 August 2015
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Il partito dell’insalata di riso con la maionese

Posted on 30 luglio 2015 by in Al regal supermercato, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Da sempre rimango affascinata dalle foto storiche, quelle in bianco e nero, stropicciate e sbiadite che raccontano storie di luoghi e persone. Non sempre sono carine e coccolose a vedersi – c’avete presente com’era l’omino Michelin? Lo spavento – ma rimangono pur sempre curiose e preziose.
Ecco, quelle delle aziende food mi fanno letteralmente impazzire quindi non bisogna stupirsi se, quando ho ricevuto la scatola legata da un elegante nastro blu di Hellmann’s, la mia attenzione è ricaduta tanto sui barattoli di maionese quanto sulla storia del marchio, costellata da immagini e aneddoti.

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Facendo un passo indietro, Hellmann’s è appena giunta in Italia. Proprio poco tempo fa ci avevo avuto a che fare, visto che aveva accompagnato la mia suprema mangiata di astice a Londra (e in effetti nella foto occhieggia sulla sinistra), quindi come non darle il benvenuto? Fatta con uova di galline allevata all’aperto e con una ricetta rimasta immutata da più di 100 anni, è riconoscibile per il fiocco blu e lo slogan “Bring out the best!“.

La sua storia risale al 1903, quando il fondatore Richard Hellmann emigra a New York e fonda una gastronomia. Dicono che non si aspettasse che la sua maionese sarebbe diventata la preferita al mondo, e io aggiungo che non avrebbe mai immaginato che il suo prezioso prodotto potesse essere usato in cotanta celestiale maniera da Francesca, a cui ho elargito la confezione top down per arricchire la sua squisita insalata di riso, così buona proprio per la cura nella preparazione degli ingredienti e delle loro proporzioni.

Quindi qua lo diciamo e lo ribadiamo: l’insalata di riso senza maionese è come un cielo senza stelle, come il pane con marmellata ma senza burro, come Parigi senza la tour Eiffel, come le sagre senza la porchetta. In breve: disperatamente desolata. Noi sosteniamo e ribadiamo il diritto e l’obbligo di andare al mare carichi di borse frigo e tupperware ricolmi di riso, verdurine, wurstel e mayo, e che sia abbondante e golosa. Senza salsa, dopotutto, sarebbe asciutta e indigesta, e vuoi correre questo rischio con quaranta gradi all’ombra? Ma no!

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E mentre Francesca ha preparato il delizioso piatto, io come ho tirato fuori il meglio di me? Impiegando quaranta minuti per creare un fiocchetto blu con cui abbellire la confezione di maionese, e gustando l’insalata fino all’ultimo chicco.
A ognuno il suo.

La regal dispensa: l’olio Itranae

Posted on 26 giugno 2015 by in Son esperienze, The Royal Comfort Food

IMG_2845Nella mia cucina convivono senza alcun problema il sacro e il profano del cibo, da alimenti che si trovano nelle cucine dei più grandi chef a particolari intingoli, golosità e ossessioni provenienti da tutto il mondo che non verranno mai inseriti nell’Olimpo del food.

Il loro scopo è però il medesimo: risvegliare le mie sinapsi sopite, calmare i miei nervi tesi, suscitare brividi lungo la colonna vertebrale.
Brutte o belle notizie meritano di esser sublimate con un sapore, eccellente o junk che sia, che sappia scuotermi come un paio di maracas, e olè. Se la ricerca spasmodica di emozione attraverso le papille è una patologia io ne sono affetta, e così tante altre persone.

L’olio Itranae è stato il protagonista di uno di questi momenti quando recentemente sono tornata a casa dopo una giornata infinita e, senza nemmeno togliere le scarpe o appoggiare la borsa, ho afferrato un piatto, delle fette di pane di castagne e versato alcune gocce brillanti e profumate. Al primo assaggio ho ritrovato la pace.

Ora vi racconto la sua storia.IMG_2848

L’olio monocultivar nasce sulle colline Pontine, nel basso Lazio, dove viene coltivata l’oliva Itrana, conosciuta anche come “Grossa di Gaeta”, “Trana” o “Esperia”. Già il poeta Virgilio l’aveva celebrata nel racconto di Enea e dei suoi marinai che, sbarcando sulle coste, l’avevano ben gradita (e a noi ci piacciono i riferimenti aulici del cibo, vero?).

Parliamo di un prodotto profondamente legato alla tradizione, al territorio e all’artigianalità: le olive vengono raccolte da appena 2.500 piante disposte su 10 ettari di terreno per una microproduzione che non supera i 3.000 litri. Una vera chicca per gli appassionati di bontà disponibile in tre formati (100, 250 e 500 ml) e tre tipologie (Tradizionale, Tardivo e Precoce).

Naturale, con ottime proprietà organolettiche e una bassissima acidità si presta a tutti gli usi ma, secondo il mio modesto parere, trova l’ovvia esaltazione a crudo.

Alla cura per la qualità si unisce lo studio di un packaging che sottolinea ancor più la liaison con la zona, presentando gli archi romani ispirati all’acquedotto “ai 25 ponti” delle vicinanze di Formia e un elegante albero d’ulivo. Lamine dorate e tratti bianchi spiccano su un elegante sfondo nero opaco.

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Creatore di questo olio extravergine è l’imprenditore Enrico de Marco, che col marchio E’.D.ENRICO e il suo mosto l’olio MAETA si era già fatto notare da chef e estimatori.

Come potete immaginare questa preziosa bottiglia spicca nel reparto “meraviglie” della credenza e il mio contenuto viene centellinato e ben custodito, utilizzato nei momenti di bisogno come prezioso distillato per infondermi vitalità. Una bella e felice scoperta.

Primo Taglio, la box del goloso

Posted on 10 giugno 2015 by in Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Ammettiamolo, servi del dio Cibo: quant’è bello avere Internet?
Quante ore passiamo davanti allo schermo a sollecitare le papille gustative con ricette o, ancor meglio, ricercando delizie provenienti da ogni luogo che giungono direttamente sulle nostre tavole con un banale ma commovente clic?
Come facevamo prima ad accontentarci?
E, soprattutto, dove trovavamo il tempo per svolgere il sospirato processo di selezione e acquisto? Forse da lì arriva l’esplosione dei surgelati, tanto cari a chi fa orari d’ufficio tosti e rischia di morir di fame.
Sì, una volta c’era la fidata bottega sotto casa, ma ora?

Il WWW ha spalancato in un sol colpo la porta della gioia e lo sportello del frigo permettendo la nascita di servizi food-centrici che ti portano a casa ogni delizia. Il mio preferito del momento? Primo Taglio.

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Praticamente è la box perfetta per creare l’effetto “Natale”.
Si va sul sito e si scelgono i prodotti che spaziano dagli affettati ai formaggi, dai prodotti da forno alle verdure, dalla frutta alle conserve. Carrello, acquisto, e via.
Le spese di spedizione sono gratuite a partire dai 29,90 €; sono certa che ci metterete poco a raggiungerli ma non per il prezzo dei prodotti (abbastanza equi) quanto più per la curiosità e l’acquolina.
In alternativa potete sottoscrivere a uno degli abbonamenti e ricevere delle box contenenti una combinazione di prodotti ideata direttamente da Primo Taglio, ottimo se volete provare di tutto un po’ e amate le sorprese.

Così a casa vostra o in ufficio giungerà colui che ha il job title definitivo, il Messaggero del Gusto (cioè, voglio farlo anch’io per metterlo nel curriculum e vantarmene), e vi consegnerà l’ordine.
Il packaging è curato tanto da sembrare un regalo e le leccornie ben protette (attenzione, però: i prodotti freschi potrebbero risentire del caldo perchè non sono imballati in contenitori termici. Tenetelo a mente per evitare di lasciarli fuori dal frigo).

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Trovo del salame Milano affettato, dei pomodorini, zucchine sott’olio e un trittico di latticini (una fiaschetta affumicata, un misterioso barattolo di fior di fuscella e mozzarelle), e subito studio un piano d’attacco.

Le prime a essere immolate per una buona causa sono le mozzarelle, che trovo sorprendentemente fresche e saporite, di quelle rare da trovare a Milano. Ci accompagno i pomodorini, sodi e solari.
Una sera, tornata a casa con bisogno di qualcosa di buono, ho attaccato la fior di fuscella, una sorta di formaggio morbido tra la ricotta e lo stracchino, perfetta su gallette di riso e nel caldo estivo.
E il salame? Ci ho imbottito un panino, divorato a colazione dopo una corsa molto, molto faticosa (true story).

L’approccio mi piace, la qualità anche (i prodotti provengono dalla stessa area e sono ben selezionati e controllati), la comodità è indiscussa, il prezzo interessante.

Da tenere in considerazione anche per fare dei regali ai più golosi, credo ne farò uso per assaggiare altre specialità (la chutney di more? Dev’essere mia) e non far più piangere il mio povero frigo.

Quanto mi piace viziarmi così. Grazie ancora, Internet.

Di quando scattai mille foto con lo Zenfone

Posted on 22 maggio 2015 by in Milano, Regali Eventi, Son esperienze

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In queste settimane ho fatto uscire la mia anima geek e l’ho lasciata giocare allegramente con lo Zenfone 2, il cellulare Asus sbarcato da poco e fonte di molte soddisfazioni. Lo afferma una che, come già sottolineato, ha avuto mediocri esperienze con cellulari non-iOs spesso costellate da attacchi di nervi ma è anche vero che grazie allo ZenUi sono stata facilitata.
Non posso dire che sia una passeggiata ma raramente ci si abitua nel giro di pochi minuti, soprattutto quando ci si deve confrontare con delle novità e qualità.

ZenUi è un’interfaccia basata sui principi di personalizzazione e intuizione che permette di gestire del tutto gli aspetti visivi (icone, font, tema) e l’utilizzo rapido delle applicazioni.
Sono diventata subito amica del ZenMotion: con un “tap tap” sullo schermo in standby il telefono si accende, con una “C” parte la fotocamera e una “W” fa partire il browser. Se, per esempio, dovete scattare una fotografia al soggetto del secolo che vi sta passando davanti potrete usare quest’ottima scorciatoia. Io ne ho fatto ottimo uso durante una cenetta a Casa Alto Adige, dove meravigliosi cibi mi ruotavano davanti e quando abili mani versavano colate di creme di asparagi o vaniglia sui miei piatti.

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Sul mio Zenfone ho abilitato la funzione “Click and Shot”: mi basta cliccare sullo schermo per catturare il momento con il fuoco che preferisco, ottenendo immagini più dinamiche e vive. Si può anche attivare la Zero Shutter Lag, senza alcun ritardo.
Con la fotocamera principale da 13MP e quella frontale da 5MP si garantiscono ottimi risultati, che aumentano esponenzialmente con altre interessanti modalità (come la Luce Bassa, il Super HDR) e il totale controllo dei comandi, come in una vera macchina fotografica.

Rispetto ad altri cellulari, inoltre, sullo Zenfone ci sono tante applicazioni utili per modificare le fotografie e applicare migliorie ed effetti speciali. Chi ama farsi i selfie adorerà schiarire o uniformare la pelle nonché ingrandire gli occhi (opzione molto asiatica, a ben pensarci).

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Tornando a ZenUi e alle sue potenzialità, a molti incuriosirà SnapView. Si tratta di un tool per dividere lavoro e vita privata, con due profili di accesso e spazi privati per documenti personali e sensibili. Una manna per chi utilizza i telefoni per lavoro (ciao Social Media Manager di tutto il mondo!) da integrare a Trend Micro Security, un antivirus proprietario, e alla Kids Mode.

ZenUi di Zenfone è pensato soprattutto per il web e i social, quindi per la condivisione: con le sue utility si possono condividere facilmente foto, video, musica e documenti (ShareLink), usare il PC per scrivere e copiare link e testi (PCLink) o utilizzare il cellulare per scrivere e controllare presentazioni o contenuti multimediali dal computer (RemoteLink).

La sensazione è quella di avere un piccolo ufficio con sé, potente e multitasking, un assistente tascabile che ti aiuta pure a fare delle belle fotografie nelle peggio situazioni.
Unendo la batteria a lunghissima durata ho trovato un piccolo tesoro.

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Il Ratanà (Milano)

Posted on 21 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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Come sapete tra le mie caratteristiche spicca il ricordare tutti i ristoranti, bar o chioschi che visito o in cui incappo in giro per il mondo, quindi potrete immaginare che sappia bene quali sono i primi locali che ho visitato una volta che sono passata da Bologna (o meglio Pesaro, ma questa è un’altra storia) alla mondana Milano.

Tra questi spiccava una casetta incastonata tra i grattacieli, un villino di altri tempi circondato da giardino, muretto e cancello che ti fa pensare “Ma che ci fai lì, adorabilissimo?“: il Ratanà.
Ci cenai una volta e, poi, mi persi nei meandri delle riunioni e delle cene a orari improbabili, della frenesia e della concitazione.

Poi una sera ho aperto l’app MiSiedo, scorso i ristoranti che avevano posto e l’ho ritrovato. Non che me ne fossi dimenticata, visto che ne sento parlare spesso e giustamente, ma mi era mancata l’occasione. Che avesse posto mi sembrava un miraggio, una grande coincidenza.
Ho confermato, mi è arrivata l’email e la sera mi sono presentata con un’amica: non c’è stato bisogno di chiamare per confermare, l’app fa tutto da sola.

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E qui ci siamo lanciate nel menù degustazione accompagnato da una bottiglia di riesling, e ho ritrovato gioia e serenità a ogni cucchiaiata, forchettata o coltella… Non questa no.
Insomma, ho sentito quel pizzicore dato solo dal sapore, quella fibrillazione che parte dal palato e provato enorme affetto per la crema tiepida di piselli, menta, yogurt e zenzero, già stupendo dalla presentazione: petali di fiore perfettamente disposti su una mezzaluna croccante e appena sabbiata insieme a foglioline di menta, piselli interi e dolci gocce di yogurt, il tutto agilmente sospeso sul velluto di piselli e zenzero, gustoso e confortevole.

Mi sono pentita per tutte le volte in cui ho preferito un ristorante di moda invece che il Ratanà, una sicurezza.
Ho pensato che, probabilmente, dovrei non farmi contagiare dalla velocità milanese ma essere un po’ più bolognese e affezionarmi ai ristoranti che valgono.
Mi sono promessa di consigliarlo strenuamente a tutti i miei amici, e quindi anche a voi, perché trovo sia impossibile non uscirne soddisfatti.

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Lo so, oggi sono in vena di grandi affermazioni, e sono pienamente meritate.

Magari date un’occhiata anche a MiSiedo, sia da computer sia da mobile: ha così tanti ristoranti registrati che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento e, se sarete fortunati come me, vi riserverete dei posti in men che non si dica, senza alzare il telefono.
Inoltre, e occorre sottolinearlo, troverete le risposte a molte fastidiose domande come “Dove ceno Domenica? E Lunedì?“, oppure “Dove mangio pesce?“. Fatene buon uso.

Dove
Ratanà
Via Gaetano de Castillia 28
Milano
Tel. 02 8712 8855

La mia esperienza con Depuravita

Posted on 5 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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In un giorno di Aprile ho deciso di mettere in discussione tutte le certezze esistenti sulla mia persona, tra cui quella di essere una mangiatrice instancabile, una divoratrice di mondi e un’insaziabile gourmande provando il detox Depuravita.

Dopo l’annuncio ho ricevuto messaggi su Whatsapp, Messenger, Twitter e Facebook con domande incuriosite o preoccupate per la mia salute (mentale, soprattutto). Non temete, miei prodi, andava tutto più che bene: sono stata molto felice di imbarcarmi in questa piccola avventura così lontana dai miei canoni e principi, consapevole della mia alimentazione sregolata e del bisogno di darsi una calmata.
Un giorno di detox non sarà certamente stato miracoloso e no, non sono diventata la paladina del cibo sano, ma volevo capirne di più, saperne, testarlo in prima persona e Depuravita me l’ha permesso (grazie!).

Ecco tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mio giorno di detox e, a dire il vero, avete osato chiedere.
Iniziamo.

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Come funziona?
Frutta e verdura bio vengono spremute a freddo per conservare tutte le proprietà, imbottigliate, consegnate a casa e messe subito in frigo. Se iniziate il programma il giorno dopo otterrete i massimi benefici.
Ogni succo ha un’etichetta con l’orario preferenziale di consumo, gli ingredienti, i nutrienti e le proprietà.
Durante la giornata non si deve mangiare altro, mentre ovviamente si può bere acqua.
Insomma, è semplice.

Quando farlo?
Io venivo da un weekend di ciccioli, parmigiano e vino (leggasi: un matrimonio in Emilia), quindi è stato un toccasana.
Il mio consiglio è di scegliere un giorno lavorativo di intensità media, uno di quelli che vi tenga impegnate ma senza dover salvare il mondo.
Io non potrei mai seguire il programma durante il weekend: avendo più tempo libero non farei altro che pensare ai succhi, al cibo e al mio frigorifero con effetti deleteri.

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Hai avuto fame?
No, i succhi hanno diversi livelli di densità e ricchezza. Se contate sei bottiglie da mezzo litro l’una otterrete tre litri di “liquidi”, di cui quelli centrali più corposi.
Alla sera avrei voluto addentare una foglia d’insalata o una carota, ma solo per la sensazione del “masticare” qualcosa.
Cosa mi è davvero mancato? Il caffè.

È stato difficile?
Fino a un certo punto no, son arrivata alla sera perfettamente soddisfatta di me stessa per aver rispettato il programma senza concessioni ma, come detto prima, nel momento in cui mi sono accasciata sul divano avrei voluto sgranocchiare qualcosa. L’ultimo succo, depurativo e a base di verdure, è stato quello che mi è piaciuto meno e mi ha fatto sognare la colazione del giorno dopo.

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E i benefici?
Per quel che mi riguarda il giorno dopo ho notato un miglioramento della pelle e la perdita di qualche etto, ma gli effetti più evidenti si sono palesati due giorni dopo, quando ho eliminato molti più liquidi: mi sentivo molto più leggera e in forma.
Inoltre vista la mia dieta normale – basata su sugna in quantità – il mio corpo aveva bisogno di un momento di cura e dedizione.
Non posso dire che saltassi qua e là piena di energie, che passare da una dieta di 2.500 calorie a 1.150 si sente, ma sapevo che mi stavo prendendo cura di me stessa quindi ho resistito.
Non aspettatevi di diventare Gisele Bundchen o Beyoncé in un giorno, ma mettetevi sulla lunga, buona strada.

I succhi sono buoni?
A prescindere dai gusti personali ho trovato tutte e sei le bottiglie studiate per soddisfare sia il corpo sia il palato. In particolare ho adorato il Germoglio, il primo succo, di cui potrei berne a fiumi (o almeno una bottiglia ogni giorno): tra pompelmo, limone, sale dell’Himalaya e miele biologico mi ha dato una vera scossa, quella che solo tre caffè e un intero album di disco dance.

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Come hai fatto a bere tutto?
Io normalmente bevo moltissima acqua quindi non ho notato una grande differenza.
Se siete tra le persone che potrebbero vivere in un deserto potreste avere un po’ più di difficoltà – anche se anche voi sapete che bere tanto è importante.

Portarti in giro le bottiglie è stato scomodo?
No, le ho infilate in borsa e messe nel frigo dell’ufficio. Sono comode, ben sigillate e carine a vedersi.
I miei colleghi facevano il tifo per me.

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Perchè il prezzo è così alto?
Questa è la domanda più frequente e delicata.
Immaginate di produrre in casa i sei succhi in questione: dovete comprare un estrattore a freddo (che, se di qualità, costa molto), poi tutta la frutta e la verdura bio in quantità ingenti, passare un pomeriggio dosando, spremendo, distruggendo la cucina, e imbottigliate il tutto.
Io lo potrei fare? No. Non ho né l’estrattore, né il tempo né, men che meno, la pazienza. Al termine sarei nervosa e non approccerei il giorno detox con la stessa tranquillità o con la certezza di seguire un programma di valore, con tutti i nutrienti necessari al loro posto. Penserei “Forse non ho messo abbastanza carote in quel succo, quindi magari, chissà, boh, posso mangiarne un pezzo ora“… e ciao depurazione.

Io ho seguito il One Day Detox Classico ma trovate molti altri programmi e prodotti (tra cui le zuppe, che mi ispirano molto) a seconda delle vostre esigenze o curiosità.

Infine… lo rifaresti?
Probabilmente sì, provando le sopracitate zuppe.
In ogni caso l’esser riuscita a portare a termine un intero giorno di detox è stata una piccola vittoria e soddisfazione, un aiuto a livello psicologico per poterlo ripetere.

Avete altre domande?
Son qua per voi, altrimenti consultate il sito di Depuravita, ricco di informazioni ben più tecniche delle mie.

La Zizzona di Battipaglia (Salerno)

Posted on 1 maggio 2015 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Oggi vi racconterò di come un pezzo di Campania giunse sano e salvo in Lombardia, incontrando una persona dal gran appetito che l’accolse in casa sua e imparò ad apprezzarla al primo assaggio.

Qualche settimana fa mi si presentò la Zizzona di Battipaglia, una meraviglia fatta latticino dal nome pittoresco per la sua inconfondibile forma femminile. Prodotta dal Caseificio la Fattoria, rende al massimo nella giunonica forma da un chilo, perfetta per soddisfare i più appassionati e le grandi tavolate.

Certo, come farle compiere un lungo viaggio e arrivare sana e salva nella mia regal casetta? Abbiamo fatto la prova.

Alla spedizione della mozzarella mi è stato inviato un indirizzo per il tracking online le soddisfazioni della vita: controllare del cibo in viaggio – ed è stata consegnata ai miei portinai. Sebbene sia rimasta una sera fuori dal frigo la qualità non ne ha risentito: era imballata con cura da diversi strati e quando l’ho aperta era ancora molto fresca. Vediamoli.

Il primo era una box di polistirolo quadrata, ben sigillata e protetta, contenente una scatola di cartone spesso con l’inconfondibile immagine della sorridente mozzarella.

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Aprendola mi sono trovata di fronte a un’altra scatola di polistirolo in cui trionfava un sacchetto di plastica ben annodato contenente la mozzarella di bufala immersa nel proprio liquido di governo ancora fresco.

Il vero stupore, il devastante colpo al cuore, il momento del felice delirio avviene però quando si estrae la zizzona e la si posa su un piatto, in tutto il suo fulgido biancore e dolce profumo.

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Ho iniziato a scattare fotografie per mandarle ad amici e conoscenti, pubblicandole su Twitter e facendomi detestare più o meno da tutti, spronata da una sensazione di euforia piuttosto contagiosa.

A tal punto dovete lasciare la mozzarellona a temperatura ambiente affinché diventi ancor più deliziosa. Non abbiate fretta e sarete ripagati. Sì, potete continuare a contemplarla.

Come rovinare tal opera d’arte? La verità è che mi sono fatta pochi scrupoli prima di affondare il coltello e tagliarne una sezione.
La felicità mi ha pervasa, che era diverso tempo che non assaggiavo un prodotto simile, e vi assicuro che non ho avuto molte difficoltà nel farla fuori in pochi, pochissimi giorni – d’accordo, un po’ l’ho offerta anche ai colleghi, che hanno molto apprezzato.

Trovare a Milano una zizzona ed essere sicuri della sua qualità e freschezza non è molto semplice, quindi ringraziamo la tecnologia e i suoi progressi: da ora, via con lo shopping latticino!

La vera Zizzona di Battipaglia ha un comodo e-commerce da cui potete farvi recapitare ogni bontà nei casi di maggior necessità. Mettete che vi svegliate nel cuore della notte con una voglia incredibile di mozzarella di bufala: aprite il sito e ordinatela secondo il vostro appetito. Oltretutto trovate nodini e altre prelibatezze, che non sia mai che rimaniate senza.

Ora manca solo l’estate, da festeggiare con memorabili capresi.

Il filetto con foie gras de Lo Copa Pan (Cervinia)

Posted on 17 febbraio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Valle d'Aosta

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In un tempo non molto lontano se abitavi in montagna preparavi il pane una volta l’anno. Composto da farine scure, veniva conservato al sicuro e lasciato seccare fino al momento dell’utilizzo, quando però il coltello diventava insufficiente e occorreva uno strumento più potente – il copa pan, una lama montata su un supporto di legno massiccio pronta a calare verticalmente sulla malcapitata pagnotta.

Nelle case della Valle d’Aosta si trova facilmente, e a Cervinia c’è un ristorante che ne porta il nome: s’affaccia proprio su una delle vie principali diffondendo sull’acciottolato una luce calda e invitante, ispirando tranquillità e acquolina.
Ho avuto il piacere di visitarlo durante il tour #LovingCervino in quella che sicuramente era una glaciale notte invernale. Si tratta di un posto che riprende l’atmosfera delle baite e dei rifugi (tovaglie a quadretti, arredamento di legno, decorazioni alpine) e la rende più sofisticata. Tale scelta si riflette anche sul menù.

Io ho assaggiato un filetto sormontato da foie gras e accompagnato da mele cotte, polenta integrale e cipolle caramellate, un piatto corposo e gustoso da accompagnare a un bicchiere di vino rosso per riprendersi da un’intensa giornata tra neve e passeggiate.

Inutile dire quanto il mio spirito carnivoro fosse contento nel percepire la tenerezza della carne, ma ancor più sono rimasta incantata dal contrasto con le componenti dolci, dalla polenta ruvida, dalla lauta salsa di cottura. Succoso in ogni sua parte e delizioso nelle diverse combinazioni, mi ha ristorata e avvolta nella pacifica sensazione di soddisfazione mangereccia, quell’intenso momento in cui tutto sparisce per far posto al gusto. C

Chiamiamola felicità.

Dove
Lo Copa Pan
Via A. Carrel 47
Breuil-Cervinia
Tel. 0166 940084

Le mie adorate Storie di Cucina

Posted on 29 gennaio 2015 by in Son esperienze

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Sempre più spesso mi accorgo di aver gusti e preferenze dettati inconsapevolmente dai miei sensi.
E’ come se il mio corpo mi conoscesse meglio della mia mente e le sussurrasse dei messaggi per farle prendere una scelta, per indirizzarla, sobillarla, come un innocente complotto.
Che ciò riguardi anche e soprattutto il gusto è eclatante.

So che per combattere la stanchezza mi occorre un sapore salato, che tisana e biscotti mi consentono sonni placidi, che i tortellini di mia nonna solleticano la memoria. Mi rendo ormai conto dei poteri rigeneranti di una fiorentina, della scellerata felicità che mi procura la liquirizia, della consolazione procurata da un piatto thai. E ancora, la sensazione di placidità di un risotto, l’allegria di un cesto di pop corn, il divertimento del sushi.

Tutto nato nelle cucine della mia infanzia: mi nascondevo sotto al tavolo e aspettavo che le nonne facessero pendere la sfoglia appena tirata per pizzicarla e rubarne dei pezzi, mi armavo di cucchiaio di legno per raccogliere la pasta della pizza o delle tigelle ancora cruda rimasta attaccata alla ciotola, e sapevo di scappare al primo sentore di fegato con le cipolle.

Sono nata avvolta da una poesia semplice e spontanea che mi porta a sentire i sapori,figurarli nella testa, collegarli a ricordi e volerli raccontare a tutti affinché molti possano capirli e farne esperienza (forse l’avrete capito). Dicono sia l’esser bolognese, e un po’ ne son convinta anch’io.
Altrettanto adoro sentire le storie che riguardano le faccende di tavole, cucine, credenze, frigoriferi, spese, piatti e dispense: mi parlano in modo chiaro e diretto, come se condividessimo un codice segreto, lo stesso linguaggio.

Da oggi, Giovedì 29 Gennaio, alcune di queste bellissime fiabe culinarie diventano protagoniste di “Storie di Cucina“, collana edita da Corriere.
Ogni settimana ne trovate una nuova in allegato al giornale, in un’edizione curata e pure graficamente adorabile.
Oggi iniziamo con “La parte più tenera“, ma si proseguirà col divertente “Julie & Julia“, “Un filo d’olio“, “Pomodori verdi fritti” e l’imprescindibile “Chocolat“.
E’ il caso di dire che si tratta di libri da “assaporare” tenendo a fianco una leccornia per calmare l’inevitabile acquolina, o da utilizzare come spunto e ispirazione: magari diventerete eccellenti cuochi come Julia Child o conquisterete il cuore di un gitano con del cacao, fino a parlare della vostra cucina come un luogo imprescindibile come in “Kitchen” di Banana Yoshimoto.

Potreste addirittura percepire i sapori attraverso le parole. Un grande beneficio per la linea, o no?
In ogni caso l’unico rischio è quello di dimenticare una torta in forno per il rapimento, ma ogni appassionato di cucina lo correrà volentieri.

La spada del sindaco del Zeughauskeller (Zurigo)

Posted on 28 gennaio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Zurigo

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A tutti voi sarà venuta almeno una volta la voglia di vivere in una di quelle affascinanti epoche (fittizie o meno) di cui leggiamo romanzi, vediamo film e studiamo la storia.
Io rinuncerei alla sugna (…per un mese) per poter risvegliarmi in Game of Thrones (non so bene in quale fazione, che mi sembrano tutte pericolose), sedermi al desco con un qualche pseudo regnante e, previo controllo di veleni e simili, scofanarmi con poca classe ogni portata.

Ecco, dalla regia mi confermano che tutto ciò è impossibile ma io rilancio una soluzione: la Zeughauskeller di Zurigo.
Ci ho cenato in occasione del tour #VisitZurigo e, più che per la balestra appesa alla parete (si dice esser quella originale di Guglielmo Tell), mi ha fatto una gran impressione per la vivacità, le portate abbondanti e le carni servite attorno alle lame di spade.
Qua un giocatore di ruolo andrebbe giù di testa: già immaginavo raduni di cosplayer a oltranza, adunanze in costume, rievocazioni storiche accompagnate da idromele a fiumi, il riportare alla luce chissà quali tradizioni e riti.

La spada del sindaco è altamente scenografica (vi ho mai detto del mio interesse per la scherma medievale? Ribadiamolo), con la carne arrostita che ne avvolge l’acciaio e che deve essere tagliata con abile mossa (dal cameriere o dall’impavido avventore). Vorrete brandirla e dichiarare battaglia a Lord Dieta.

E lo stufato alla zurighese? Un tripudio di manzo con funghi annegati in una densa salsa di panna, perfetto per ristorarsi dopo una giornata gelida o faticosa.
Vi troverete a servirvene due, tre, quattro volte senza rendervene conto, e vorrete fare la scarpetta nella pentola.

Passiamo agli spiedi fitti di salsicce di diversa composizione e sapidità: una tira l’altra, e si finirà per assaggiarle tutte e volerne ancora imbracciando il boccale di birra.

Wiener Schnitzel? Immancabile.
Il rosti? Un’ossessione.
L’insalata di patate e maionese? Una delizia.

Certo, sul tavolo è stata avvistata una ciotola di verdurina ma è stata abbandonata al suo destino.

Winter is coming, direbbero gli Stark di Grande Inverno.
Ecco, magari con la spada di ciccia avrebbero distolto l’attenzione degli avversari e sarebbero tutti vivi e pasciuti.

Dove
Zeughauskeller
Bahnhofstrasse 28A
Zurigo