22 November 2014
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L’agriturismo La Pera Doussa (Valtournenche – Cervinia)

Posted on 19 novembre 2014 by in Son esperienze, Valle d'Aosta

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Inerpicandosi sui sentieri accompagnati dalla guida Daniel, scricchiolando lastre di ghiaccio, ascoltando storie antiche e restando senza fiato mentre una distesa di alberi dalle foglie arancioni si stagliano contro irte montagne, a una certa viene pure fame.

Cercherò di addurre spiegazioni razionali al mio implacabile appetito – il viaggio, i quattro passi, i tanti e più metri di altezza – ma la verità è che anche voi vi sareste lanciati sul tavolo imbandito de La Pera Doussa, l’agriturismo in cui ho avuto la fortuna di fare una corposa merenda in quel di Valtournenche.

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Col caminetto acceso e scoppiettante alle mie spalle ho sentito i nervi distendersi e un languorino apparire, subito soddisfatto da formaggi freschi e stagionati, salumi, miele, frutta e crostini, lardo a volontà (che mai é troppo), vino rosso e succo di mela.
Il sapore di quella ricotta preparata in casa, di quel pezzetto di salame e persino dell’acqua rappresenta qualcosa di saggio e autentico, come solo ciò che viene dalla natura e segue i suoi ritmi può avere.

La Pera Doussa ha tutti gli elementi per essere il paradiso di ogni amante della montagna e di tutti coloro che cercano ristoro riscoprendo cos’è la tranquillità. Ci si riallinea con le priorità della vita, coccolando i due enormi sanbernando che trottano nel cortile e chiacchierando con l’adorabile Luna che, con la sua famiglia, gestisce e porta avanti la tradizione.

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Dopo l’abbondante spuntino io e i miei compagni d’avventura ci siamo diretti verso la grande stalla dove le mucche, appena tornate dal pasco, altro non aspettavano che foraggio e mungitura. È indovinate chi ha provato quest’ultima esperienza? Noi, ovviamente, che dalla città con furore ci siamo rimboccati le maniche e tentato con discreti risultati (povera mucca, cosa non avrà mai patito).

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Poi siamo scesi nelle cantine, dove abbiamo visto l’impianto che fornisce energia eco-sostenibile a tutta la struttura e ci siamo addentrati nella stanza delle meraviglie dove riposavano decine di forme di formaggio, disposte sugli scaffali in base agli anni di stagionatura. Un estimatore del genere ci perderebbe la testa (infatti io ci sono andata molto vicino).

L’agriturismo ha anche delle adorabili camere con soffici invitanti letti e arredamenti in legno che sembrano sussurrare la benedetta parola “Relaaax…“.
Provate a immaginare di svegliarvi, stiracchiarvi, aprire le finestre e far entrare la frizzante aria di montagna; vestirsi, scendere a fare una ricca colazione e poi partire per lunghe camminate (mentre i suddetti sanbernando vi rincorrono con le loro botticelle di legno appese al collo).

Staccare totalmente da cellulari, email, urgenze, ASAP.
Sospiro solo al pensarci, e programmo il ritorno.

Dove
La Pera Doussa
Località Loz
Valtournenche – Cervinia

Di quando Leerdammer mi ha portato il pranzo in ufficio

Posted on 12 novembre 2014 by in La sagra del carboidrato, Son esperienze

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… ma voi, fedelissimi del sacro frigo, quando siete in ufficio non iniziate a pensare al pranzo a partire dalle 10.30?
Mettete che non prenotiate nel ristorante in cui volevate andare e restate fuori: tragedia.
Ipotizzate i movimenti tellurici della mattinata. Organizzatevi per scattare alla giusta ora.

Saltare i pasti è fuori discussione.
Inoltre qui si hanno grandi pretese, quindi devono essere eccellenti.

Poi c’è la quotidianità. Il lavoro. Il caos. Le email. Il cellulare che squilla. Il secondo cellulare che vibra! E il terzo che non si accende! L’iPad che non va! Ansia, raccapriccio e dite ciao ai sogni di sugna (tutto l’armamentario tecnico appena descritto è pura realtà).

Incredibilmente arriva Leerdammer a salvarmi, portandomi un delizioso pranzetto direttamente alla scrivania (tra gli sguardi incuriositi dei miei colleghi).
Una consegna speciale per festeggiare l’apertura della pagina Facebook, molto gradita e piacevole.

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Già la box mi ha conquistata con un hashtag in bella vista e tanti disegnini quindi figuratevi cos’ho provato all’apertura, quando ho adocchiato sei panini formaggiosi e originali, due per ognuno dei tre tipi.
Cercavo di mantenere la compostezza ma un sorriso beato si è fatto largo.

Preparati dallo chef Umberto Zanassi, questi capolavori mignon mi hanno sorpresa e soddisfatta.
Dovessi fare una classifica sarei in difficoltà, quindi ve li descriverò in ordine sparso.

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Pane al nero di seppia con salmone, una cream cheese con erba cipollina e fettine di Leerdammer.
Pane integrale ai semi di girasole con cotto, zucchine e Leerdammer affumicato.
Focaccina con scaglie di sale nero, germogli di soia, carote saltate e Leerdammer fondente.

Se un po’ mi seguite sapete già che io per il Leerdammer fondente c’ho una passione ma devo ammettere che il mio preferito è stato il primo, dove la morbidezza del salmone era esaltata dalle fette di formaggio.

Il mio livello di felicità era pressapoco stellare tanto che, se i primi tre panini sono stati divorati in preda alla fame/curiosità, i loro gemellini sono stati assaporati con estremo piacere.

#ProvaciGusto, mi hanno detto. E io non mi son fatta pregare.

 p.s. che poi, durante la consegna mi hanno pure fatto un video. Io seguirei i social di Leerdammer solo per vedere le mie espressioni tra il delirante e l’entusiasta.

Un assaggio di #LovingCervino

Posted on 10 novembre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Valle d'Aosta

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Ogni cosa a suo tempo.
Ogni cosa al suo tempo.

Due ore dopo essere arrivata in Valtournenche ho sentito il peso della settimana scivolare via dai nervi e una sensazione elettrica percorrere la pelle. Sarà stato il sole, la neve, il primo sorso di Moscat, le case in legno intarsiato, il Cervino, i colori più accesi, i suoni musicali, o forse la semplice incredulità nell’esplorare il Saint Hubertus Resort, immaginando di lanciarmi nel letto soffice o nelle piscine cromoterapeutiche.

È stato come tirare un freno a mano per rimettere in riga i pensieri, scacciare pessime abitudini, capire cos’è rimasto dietro una corazza forgiata dall’ansia e pensare “Ah, ma ci sei ancora“.

Il weekend lungo a Cervinia mi ha ricordato cos’è un ritmo sostenibile, cosa succede quando hai una giornata piena di esperienze incredibili, non di stress, e che ogni cosa avviene secondo un suo preciso tempo.
Bisogna saper ascoltare, adattarsi alla natura, cogliere i segnali, lasciarsi trasportare, e non ci sarà nulla di sbagliato.

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Così la corsa per lanciarsi col parapendio deve avere una certa velocità, e durante il volo si deve interpretare il vento.
La Nordic Walking si basa su una camminata naturale che, integrata con le bacchette, mette in moto tutti i muscoli e rilassa la mente.
Sciare dopo tanto tempo richiede il tempo per riabituarsi, e il corpo ci mette davvero poco per ricordare come curvare.
I massaggi possono durare due ore e lasciarti in uno stato paradisiaco e soddisfatto.
Le mucche vanno al pascolo e tornano solo a una certa ora, quando è giusto che sia così, per la mungitura e la cena.
I formaggi rimangono tranquilli in cantina per anni, senza alcuna fretta.
Passeggiare senza dover raggiungere per forza un punto preciso nel minor tempo possibile evitando passanti e con la musica sparata nelle orecchie è liberatorio.

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Poi ci sono i vini, la polenta, i formaggi fusi che ribollono e quelli preparati la mattina stessa, i salumi più o meno stagionati, le carni succulente, i cetriolini sott’aceto, le castagne addolcite, i funghetti sott’olio e quelli saltati, le colazioni abbondanti, il genepy, la grappa al miele, il lardo di Arnad, i cubetti di manzo che cuociono nella pentola della bourguignonne.
Tutte delizie create secondo la propria ricetta, con i suoi segreti, trucchi e l’imprescindibile quantità di tempo per la loro perfetta preparazione, che farle di fretta significherebbe farle davvero male, contro natura.

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In tutto questo, i sorrisi, la simpatia e la disponibilità estrema delle persone conosciute, così tante e così preziose: Jean Claude, Daniel, Paolo, Monica, le meravigliose istruttrici di Nordic Walking, Enrico, Greta, tutto il personale del Saint Hubertus (dalla stupenda direttrice ai pazientissimi autisti, fino alle esperte massaggiatrici) e ovviamente Kristian Ghedina.

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Come avrete capito, #LovingCervino è stata un’esperienza di vita, più che un viaggio turistico.

Come avrete intuito, nei prossimi mesi vi tenterò con una nuova rilassante filosofia e tante leccornie.

Che, oltretutto, Cervinia è a sole due ore da Milano.
Anche qui, il tempo è importante.

Social Eating con Gnammo e Ferrarelle

Posted on 20 ottobre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Da una settimana mi sveglio, apro un barattolo di miele millefiori e ne mangio un cucchiaino (rischiando di spargerlo per tutta la cucina, certo), premendolo contro la lingua. Così, mentre i miei sensi si accendono lentamente, rigiro il vasetto di vetro leggendone l’etichetta: Masseria delle Sorgenti Ferrarelle, prodotto dalle Alpi del Parco Fonti di Riardo.
Chi sapeva che il luogo dove nasce l’acqua effervescente naturale per eccellenza fosse patria di ben altre bontà, tra cui pasta, olio e, appunto, mieli? Io no, ma l’ho scoperto alla serata organizzata da Ferrarelle.

È stata la mia prima cena all’insegna del Social Eating, diretta con cura da Gnammo e ospitati dalla signora Luisa, un’ex chef di ristoranti che ha deciso di continuare la professione direttamente in casa propria mettendo a disposizione la sua passione, esperienza e – ebbene sì – salotto: per accomodare e servire ben 30 persone ci vuole tenacia e organizzazione!

Così funziona il circuito Gnammo, che permette di preparare manicaretti per “estranei” o sperimentare cucine casalinghe che stupiscono. Si prenota, si paga, si cena, si conoscono persone nuove.

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Una cena piena di scoperte che è iniziata con un pinzimonio di crudité, tortino di bietole con un dolcissimo coulisse di pomodoro, proseguita con dei ricchi paccheri con pomodori datterini, cipollotti, stracciatella e guanciale e ha avuto il picco (a mio parere) nello stinco di maiale glassato con miele e senape. Come abbia fatto a prepararne 30 nella cucina di casa sua e servirli contemporaneamente  lo sa solo la signora Luisa, mentre io posso dire che l’esterno della carne era tanto sapida quanto l’interno succoso e morbido.

Il #SaporeFerrarelle si ritrovava sia nei bicchieri, sempre svuotati alla velocità della luce e riempiti con altrettanta solerzia, sia in ogni portata – gli ingredienti utilizzati provenivano dalla Masseria.
Ogni mattina ora ho il privilegio di sentirmi un po’ da quelle parti, verso Napoli, dove il pomodoro sa di sole, l’olio è fragrante e l’acqua solletica le papille. Peccato il dover tornare alla dura realtà.

Il mio consiglio del giorno? Date un’occhiata a Gnammo e, in particolare, al profilo della signora Luisa: magari scoprirete di aver dietro casa il vostro nuovo chef preferito che vi farà sognare un po’, e se così non fosse potrete sempre esser sicuri di passare una serata insolita.

Trieste e l’ITS: energia e passione

Posted on 10 agosto 2014 by in Son esperienze, trieste

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Per me viaggiare significa trovare energia in diverse forme: nelle persone, nei luoghi, nelle esperienze e, ovviamente, nel cibo.

A inizio Luglio sono stata invitata a Trieste per partecipare all’ITS, dove ne ho trovata un’altra: il talento.
Giunto ormai alla tredicesima edizione, l’International Talent Support chiama a raccolta creativi, designer e stilisti da tutte le parti del mondo e li esalta, regala loro un’occasione per crescere e farsi conoscere. E’ un’opportunità rara e concreta, sentita e fortemente voluta da Barbara Franchin, sua creatrice e direttrice, e a cui prendono parte importanti e consolidati nomi della creatività internazionale, da Mika a Nicola Formichetti.

Oltretutto è un ottimo motivo per visitare Trieste, città di cui tanto avevo sentito parlare e che, per molti motivi, ancora non avevo visto (era uno dei miei propositi del 2014: check!): una rivelazione accecante.

E’ stato un weekend ricco, magico e perfettamente organizzato (grazie Turismo FVG!) in cui abbiamo visto, sentito, sperimentato e scoperto tanta bellezza. Conoscete quel sentirsi sopraffatti, disarmati, quel lasciarsi andare? Un vero Lucid Dream, tema portante dell’ITS.

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Appena giunta a Trieste (con la mia fida compagna di viaggio Chiara) siamo state condotte nello splendido Starhotel, che si affaccia sul lungomare triestino. Tempo di posare le valigie e siamo partite per un pranzo all’osmiza Zidarich, abbarbiccata sui pendii e con una splendida vista – e intendo il panorama, non il tagliere di salumi che vedete qua sotto (anche se…).

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Oltre a salumi e formaggi, l’osmiza produce vini: siamo stati nelle rinfrescanti cantine a venti metri sotto il livello del suolo, dove enormi botti custodiscono le pregiate annate. Assaggiate il vitovska: merita.

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Dopo una visita al castello di San Giusto e una passeggiata per la zona Cavana ci siamo spostati al Salone degli Incanti dove abbiamo avuto modo di vedere le opere realizzate dai finalisti del concorso per le categorie Accessories, Artwork, Jewelry. Il Fashion viene celebrato durante la serata di premiazione, quando si tengono le sfilate delle collezioni dei giovani talenti, e si respira elettricità.
I vincitori si aggiudicano premi importanti che li aiuteranno a proseguire la loro carriera, e un bellissimo trofeo di plexiglass cubico con un cuore luminoso.

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Come conoscere meglio la realtà ITS? Visitando il suo archivio.
Attualmente è ospitato in una mansarda nei pressi del lungomare di Trieste, ed è visitabile su appuntamento: qua si ritrovano moltissimi abiti, gioielli, accessori e i portfolio dei candidati. Alcune volte già questi sono opere d’arte che denotano cura, originalità e amore, ed è possibile sfogliarli e lasciarsi incuriosire.

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E come vivere una vera esperienza triestina? Facendo un giro in barca per il golfo per raggiungere la barcola. Qui ci hanno raccontato della Barcolana, una regata velica storica a cui partecipano imbarcazioni che provengono da decine di paesi. Guardando le fotografie e i video delle precedenti edizioni ci si chiede come sia possibile che il mare diventi troppo piccolo per ospitarle tutte, e come vengano evitati gli scontri.

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Il sabato sera è il momento delle premiazioni – avvincenti e commoventi -, quindi delle sfilate.
I premi conferiti sono numerosi, ma il più atteso è il “Fashion Collection of the Year“.
Prima della sua proclamazione sfila il vincitore della passata edizione, Han Chul Lee, con una collezione maschile che inizia con un total black e termina con un total red, in una compenetrazione graduale dei due colori su tessuti che ricalcano le trame dei muscoli. La soundtrack “Muscle Museum” dei Muse risulta quindi perfetta.

A vincere il premio è Katherine Roberts-Wood, che ha convinto la giuria con la sua maturità nella comprensione dei tessuti e dei colori, giungendo a uno stile originale e delineato (la giovanissima stilista ha vinto anche il premio Vogue Talents Award for Fashion).

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ITS è un mondo genuino, fresco e reattivo che lascia addosso una fortissima carica e ispirazione. E’ supportato da importanti case di moda e brand (Diesel, Swatch, Swarovski, Samsung), ma non per questo è semplice: il team organizzativo è stato eccellente nel curare tutti i dettagli e costruire un’esperienza memorabile, ma il lavoro è stato di certo impegnativo, lungo, stancante. Possono essere soddisfatti del risultato? A mio modesto parere questo è indubbio, come lo sono tutte le avventure guidate dalla passione.

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce - ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

Memorie di un weekend toscano – Vitis Vinifera (Montisi)

Posted on 22 aprile 2014 by in In alto i calici, Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Riprendiamo e concludiamo il racconto delle mie scorribande toscane, che avevo interrotto proprio quando stavo per parlare di cibo – d’accordo, sono stata un po’ crudele.
Vi immagino distesi sui divani con le pance piene dopo Pasqua o tramortiti dalle grigliate di Pasquetta ma sempre desiderosi di sapere dove poter mangiare bene, e cosa: niente ferma le menti fameliche, manco le festività.

Quindi eccomi a segnalarvi Vitis Vinifera, affascinante enoteca in quel di Montisi, nel pieno delle campagne senesi.
Già vi immagino mentre, nel pieno della primavera o dell’estate, passeggiate tra le sue stradine dorate e visitate le diverse contrade, scoprite le deliziose porticine, gli archi e le finestrelle, e infine cercate dove ristorarvi: valicando la porta e scendendo un paio di gradini sentirete il fresco dell’effetto cantina, e lo stomaco si spalancherà (magia!). Non potrete ignorare la porticina in fondo, che conduce alle bottiglie e ai formaggi, ma fermatevi presso uno dei tavolini e rilassatevi: è facile, vi sentirete presto a casa, e in poco tempo vi troverete a guardare le pareti di roccia scavata e la lavagna dei vini.

Qui ho avuto il piacere di essere guidata dall’espertissima Antonella –proprietaria del locale – in una degustazione di formaggi, scoprendo dettagli sulla loro realizzazione e natura su cui ero assai ignorante (tipo l’origine del caglio, o il processo di preparazione dello stracchino).
Un consiglio prezioso? Levare il formaggio dal frigorifero almeno un quarto d’ora prima di consumarlo: migliorerà totalmente, acquisendo le sue vere caratteristiche. Inoltre il formaggio va spezzato sotto al naso per captarne gli odori originari, e preferibilmente occorre armeggiarlo con le dita – eccezion fatta per quelli molli (ma anche no, se volete provare un’esperienza autentica).
Potete immaginare la mia regale felicità mentre assaggiavo una ricotta di pecora seguita da uno stracchino e da tre tipi di pecorino (fresco, croccolo e affienato), per poi terminare col mio amato gorgonzola: praticamente il paese dei balocchi, dove ho gozzovigliato e gioito. In abbinamento, calici di vini accuratamente scelti per ogni tipo di formaggio, da sorseggiare con calma.

Il tutto era stato preceduto da piatti colmi di polenta, carne e funghi – che altrimenti la qui presente sarebbe uscita rotolando.

Uscite da Vitis Vinifera ci siamo trovate immerse nel delizioso silenzio di un pomeriggio toscano ricco di sole, pronte a proseguire il nostro viaggio.
Voi, che magari viaggiate, correte, scalpitate tutta la settimana e avete i nervi sottili come le corde di una chitarra dei KISS troverete questo luogo paradisiaco.
… Avete per caso un weekend libero? Un viaggio in queste terre vi rimetterà al mondo.

Dove
Vitis Vinifera
Via Umberto I 97/A
Montisi (Siena)

Memorie di un weekend toscano – Borgo Lucignanello

Posted on 11 aprile 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Il mio concetto di bellezza è un po’ particolare e, per essere compiuto, non può prescindere dalla presenza di qualcosa da assaporare – che sia un bel paesaggio, un’opera d’arte o, ovviamente, un buon cibo.

Qualche weekend fa ho avuto il piacere – e l’onore! – di poter esplorare un angolo di Toscana che ha così tante meraviglie da soddisfare il più vorace goloso, il Borgo Lucignanello.

Un Sabato mattina sono partita dalla frenetica Milano e verso l’ora di pranzo già ero tra le verdi colline, i paesini medievali e un placido silenzio: un’impasse tanto gradita da distendere tutti i miei nervi e suscitare un gran appetito (ma di questo parleremo dopo).

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Il Borgo Lucignanello è tutto ciò che una persona si immagina quando pensa alle campagne toscane: un piccolo insieme di case in pietra che si mimetizzano tra cipressi e rampicanti, stemmi medievali e cassette delle poste regie, meridiane e archi, porticine misteriose e terrazzi incantevoli.
Qui si può dimorare in enormi appartamenti arredati in tema campestre e pieni di ogni comodità: chi ama cucinare rimarrà estasiato dalle maioliche a muro e dai ripiani di marmo. Le stanze sono spaziose, luminose e ovunque ti giri trovi cura e dettagli – e non parliamo dei grandi camini, una tentazione nelle fredde serate.

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Arrampicandosi sulla collinetta si troverà una delle principali attrazioni, ovvero una piscina a sfioro con vista panoramica. Il tempo non ci ha permesso di provarla ma io e le altre compagne di avventura – vi ho detto che ero ben accompagnata? – ci siamo immaginate immerse in acqua con un bicchiere di vino in mano e del pane toscano intinto nell’olio che producono localmente.
No problem: abbiamo rimediato con dei massaggi alla schiena – avreste dovuto vedermi: una volta uscita sono rimasta in un lieto stato catatonico per ore (i testimoni lo confermano).

Chi è che dà ospitalità agli avventori di Borgo Lucignanello? Niente meno che la contessa Angelica Piccolomini Naldi Bandini, una persona così squisita da riuscire a mettere tutti a proprio agio in modo immediato.
La cena nella sua casa è stata memorabile: attorno a una lunga tavola decorata abbiamo gustato una cucina toscana saporita e schietta – il passato di ceci ha vinto – chiacchierando e commentando la splendida giornata. Downton Abbey, fatti più in là!

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Lucignano d’Asso, paese in cui si situa il borgo, è un concentrato di storia: entrando nelle case si ritrovano molte testimonianze dei secoli passati e delle varie attività. I registri dei conti di inizio 800 mi hanno sicuramente impressionata, ricchi di una calligrafia elegante e ormai poco comprensibile.

Sono stati due giorni rigeneranti, e ora il sogno è tornarci e passare ben più tempo. Mettete caso che avete bisogno di riprendervi con tanto relax, o che non abbiate ancora deciso cosa fare per le vacanze o un lungo weekend: il Borgo Lucignanello è da tenere a mente – ma non sfruttate il wifi, non lo fate! Staccate del tutto!

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Volevo anche dire che la Domenica mattina, carica e ristorata, mi sono svegliata e sono andata a correre per le stradelle sulle colline toscane, godendo di panorama favolosi e un’arietta frizzante (altro che il centro di Milano!). Sì, il fatto che io corra potrebbe sorprendere molti, ma che io lo faccia anche di mattina, appena sveglia, è sconcertante!
Sarà il potere delle lande toscane?

E per quanto riguarda l’esaltazione del mio real palato, cosa posso raccontarvi? Ho molte parole prontissime e il ricordo vivo di una bella degustazione di formaggi di cui vi parlerò nella prossima puntata.

La Zacapa Room Experience 2.0

Posted on 7 aprile 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Son esperienze

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Quando partite alla scoperta di un nuovo prodotto dovete immergervi in tutta la sua storia e in tutti i suoi valori.
Si tratta di una questione di passione più che di comunicazione, di curiosità più che di marketing e, soprattutto, di qualità più che di superficie.
Sì, possiamo fermarci al primo impatto ma se siete come me, incantati dai racconti e dalle novità, vorrete approfondire e sapere sempre qualcosa di più.

Dopo questa premessa intuirete il mio grado di esaltazione durante la Zacapa Room Experience 2.0, un’occasione unica a cui ho  avuto il piacere di partecipare.
Come trasmettere in modo indimenticabile la personalità di Zacapa, rum che nasce sui monti del Guatemala, precisamente a 2.333 metri d’altezza, e come far immaginare questo mondo lontano e seducente in cui le botti vengono lasciate invecchiare per anni? Con una serata in una location creata appositamente per stuzzicare tutti i sensi e lasciare diversi tipi di ricordo. Ora ve la racconterò.

A ogni cena possono partecipare venti persone, che si accomodano presso tavoli di legno all’interno di una stanza rettangolare.
Non voglio rivelarvi molto – l’Experience si terrà a Roma dal 9 al 13 Aprile – ma posso dirvi che appena seduti abbiamo infilato delle cuffie, e una voce ha iniziato a condurci attraverso i fiumi e le foreste guatemalteche per giungere alla Casa sobre las nubes, il luogo mitico in cui nasce questo rum. Poi abbiamo coperto gli occhi con una mascherina, e ci siamo lasciati trasportare tra da tatto, olfatto e udito, per concludere con vista e, ovviamente, il gusto.

Protagonista della cena è ovviamente la gamma di rum Zacapa - 15 Solera Reserva, 23 Solera Gran Reserva, 23 Etiqueta Negra Solera Gran Reserva e il pregiatissimo XO Solera Gran Reserva Especial - che abbiamo degustato in accompagnamento a piatti ideati dallo chef Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre (non credo ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni).

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L’esperienza è iniziata con un bocconcino di meringa di parmigiano e noci posato su una nuvola disegnata. Si è disgregato impalpabilmente in bocca lasciando il forte aroma del formaggio. Ero già conquistata, come lo sono da tutte quelle cose che uniscono un ottimo sapore a una consistenza originale.

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Secondo antipasto: pane, carne, tartufo nero e succo di terra, rigorosamente da mangiare con mani e coltello. Questa vacchetta piemontese battuta e sormontata da tartufo e succo di rapa mi parlava in modo distinto – forse guatemalteco, chissà.

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Sorseggiamo il rum – un tipo per ogni piatto e passiamo a una delle portate più scenografiche della serata: risotto sulla pietra all’acqua. Nella cavità di questo pesante pietrone spolverato con pepe di Sichuan verde era adagiato un risotto con crudo di gamberi e scampi al carbone, bergamotto e una nuvola di mandorle al curry. Un piatto dalle moltissime interpretazioni, delizioso e esaltante. Non guarderò più le pietre come prima.

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La casseruola con ortaggi freschi e gelato d’estragone è sicuramente la più spiazzante, sia per il contrasto tra caldo e freddo sia per la sapidità di questo gelato, che non poteva lasciare indifferenti. Qui il rum era giustamente corposo e sferzante.

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Infine, poteva forse deluderci il dolce? Proprio no, il Giocapa 2014 è stato incredibile: pregiato rum Zacapa XO e tanti piccoli dolcetti a base di cioccolato posati su una doga di legno affumicato intrisa nel rum, da assaggiare da sinistra a destra in diversi modi – per me vince il ciuccio pieno di tiramisù, e non rivelo altro per non rovinare potenziali sorprese.

Come ne sono uscita? Frastornata e entusiasta, consapevole di aver partecipato a un’esperienza esclusiva, unica, di altissimo livello e insieme a veri estimatori di rum e di Zacapa. Per questo devo ringraziare Zacapa per avermi privilegiata con questo invito.

La location Zacapa vale anche solo una visita per assaporare un bicchiere di rum – se prevedete di essere a Roma dal 9 al 13 Aprile organizzatevi: tra poltroncine, luce soffusa, musica live, l’ambiente esclusivo, l’atmosfera elegante e i bartender esperti vi sembrerà di essere entrati in un altro mondo, che vorrete conoscere più a fondo.
A proposito: chiedete di farvi servire un Perfect Serve. E’ impossibile non rimanerne colpiti.

Schiscetta Perfetta: mission accomplished!

Posted on 2 aprile 2014 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze

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I miei amici su Facebook sono ormai preoccupati.
Chi mi segue su Twitter crede che mi abbiano hackerato l’account.
Instagram non ne parliamo: sgomento e stupore.

Io che cucino!
Io che mi porto il pranzo in ufficio!
Io, io che ho a che fare con frutta, verdura e salubrità!
Non ci si crede davvero eppure è la realtà dei fatti e ha una motivazione.

Sì, posso spiegare tutto: stiamo calmi e leggete.

Un bel giorno sono stata coinvolta da Alessandro Vannicelli, fondatore di Schisciando, in una sfida: potevate vedermi mentre trasportavo sul tram milanese una box di PortaNatura piena di verdura e frutta bio, e avreste dovuto proprio osservare la mia faccia quando ne ho tagliato lo spago e mi sono trovata innanzi… al verde.
Nessuna traccia di sugna, no: spinaci, lattuga, limoni, mandarini, mele, carote, un cavolfiore e un temibilissimo cavolo rapa.

La missione? Utilizzarli per preparare la mia “#schiscettaperfetta” da portare in ufficio come soluzione sana, buona, pratica e economica al dilemma “e mò che mangio a pranzo?”.
Per i miei standard si tratta di un impegno di un certo livello, che manco 007 al servizio di sua Maestà, ma ho preso coraggio e mi sono lanciata nel mondo di pentole e fornelli.

Per la mia prima schiscetta ho ridotto la cucina a un campo di combattimento: ho preparato una vellutata di spinaci con semi di girasole, cavolo rapa a fettine passato in padella con sesamo e carote saltate con miele, aceto e mandorle.
Vi dirò solo che il frullatore non era chiuso esattamente bene, che ho schizzato spinaci in ogni dove, che il cavolo rapa ha prodotto più incertezza della morte di Elvis, ho aggiunto troppo olio nella pentola delle carote e troppo brodo nella vellutata, ma alla fine ho guardato il mio operato e ne sono rimasta assai soddisfatta.

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I miei colleghi hanno gridato al miracolo, e io sono stata veramente contenta di scoprire di non essere una totale inetta in cucina.

Sull’onda di questo entusiasmo ho preparato il secondo pranzetto - quinoa con cavolfiore e carote, bastoncini di formaggio e una mela - che ho sapientemente gustato al parco, godendo di un bel sole primaverile. 
Ammetto che rispetto al dover andare in un ristorantino dei dintorni, fare la fila, aspettare e mangiare di corsa il poter avvalersi della schiscetta libera la mente e preziosi minuti da sfruttare per una passeggiata, un giro tra negozi, la lettura di un libro, due chiacchiere in più.

Immergendomi in questa nuova filosofia – anzi, come dice Alessandro, “stile di vita” – ne ho capito subito i vantaggi: esborso economico ridotto, so precisamente cosa sto mangiando e sono orgogliosa persino delle mie scarse capacità.
Ecco, conoscendomi prevedo che le mie future schiscette non saranno sempre così sane, e che un pezzetto di lardo di Colonnata potrebbe cascarci, però… .

Infine, rispondiamo all’ultima domanda: perché?
L’8 Aprile esce in libreria “Schiscetta Perfetta“, libro edito da DeAgostini e scritto proprio da Alessandro, che raccoglie più di 100 ricette per creare delle lunchbox creative, originali e saporite che non vi faranno certo venir la nostalgia del ristorante.
Dimenticate la triste pasta al pomodoro scotta e unta, non c’è niente di tutto questo: per farvi un’idea dei piatti date un’occhiata al blog e osservate la cura con cui Alessandro prepara e presenta pranzetti da acquolina.

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Quando ho visitato Schisciando per la prima volta ho subito pensato “Eeeh, sì, vabbé“. Ora sono curiosa di leggere il libro e scegliere le ricette in cui avventurarmi, mettendo a ferro e fuoco la mia piccola cucina.

Ce la posso fare.
Se non altro per continuare a sconvolgervi tutti, miei cari regali mangiatori: è assai divertente.

p.s. per la presentazione del libro l’appuntamento è per Martedì 8 Aprile da Presso, in via Paolo Sarpi 60, dalle ore 18:00. Bisognerebbe andarci solo per capire chi può mai essere una persona tanto costante e paziente da prepararsi tutte quelle schiscette.