29 August 2016
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Food & Book: il magico abbinamento

Posted on 15 luglio 2016 by in Etnicità diffusa, Son esperienze

Bookabook e DeliverooCi sono serate in cui non c’è niente di meglio del restare a casa abbracciando il divano, imbracciando un libro e sbracciandosi per accogliere il prode canguro di Deliveroo, cavaliere dall’armatura nera e verde acqua che porta l’elemento essenziale per completare il quadro perfetto: leccornie e squisitezze preparate per voi sul momento dai ristoranti che vi circondano e che no, non volete affrontare di persona.

Togliere le scarpe, indossare abiti comodi e, mentre il Canguro è sulla via, apparecchiare la tavola è uno dei miei riti prediletti degli ultimi mesi. Di solito ordino quando sono un po’ giù di morale e non c’è regal notizia che tenga: sapete che il buon cibo ha un ottimo effetto terapeutico su di me, come nemmeno una pozione magica. Ed ecco, se si aggiunge un buon libro l’incantesimo è completo.Bookabook e DeliverooSe oggi, Sabato 16 e Domenica 17 Luglio siete a Milano e avete bisogno di conforto (o anche di non accendere i fornelli, con tutto questo caldo), Deliveroo e Bookabook creano la combinazione geniale per voi che sbranate romanzi e saggi tanto quanto tutto ciò che trovate nel frigorifero: insieme al cibo vi porteranno un libro cartaceo.
Mettiamo caso che nel weekend abbandoniate il capoluogo lombardo: fino al 28 Luglio riceverete un buono per un ebook (dopotutto chi non ha un ereader a portata di mano?).

Bookabook è il crowdfunding della letteratura: scrittori emergenti propongono i propri scritti e, se ritenuti validi, questi diventano oggetto di una raccolta fondi online per la pubblicazione e distribuzione. Sfogliando il catalogo si trovano tanti generi e titoli accattivanti, nonché affascinanti biografie di questi autori.

Privilegiata dalla possibilità di scelta ho puntato su “Io ti ho visto” di Giovanna Pittaluga perché è ambientato a Torino (se io adoro, si sa) ed è un giallo. Sfidata su un abbinamento, ho giocato sul colore e ordinato tramite Deliveroo da Al Noor (fidata rosticceria indiana) tutto ciò che di giallo potessi trovare: riso al limone, pollo al curry, cavolfiori e patate saltati. Alla fine ho ottenuto uno spettro di tonalità interessanti da mangiare con gli occhi, iniziando a leggere proprio mentre le spezie si avvicendavano nel mio palato.
Bookabook e DeliverooDoppiamente sollecitate, sinapsi e papille sono state molto felici e i pensieri negativi soppressi da quintali di curry e una sferzata di mistero torinese.
Consigliato a tutti in quantità ingenti.

Il Carciofo del Piccolo Lago (Verbania)

Posted on 5 aprile 2016 by in Dolci, Piemonte, Son esperienze

Piccolo LagoBasta un raggio di sole, uno spiraglio di primavera ed è subito scampagnata: il weekend si anima così di viaggi e programmi che, se parlate la mia stessa lingua (quella della gola), al 98% vi condurranno verso mete gastronomiche.
Tra i posti più placidi e trasognanti in cui potete andare c’è il Piccolo Lago di Marco Sacco, un due stelle Michelin affacciato e praticamente integrato sulle sponde di un quieto lago, crocevia tra Milano, Torino e diverse altre città, che rimetterà in sesto i vostri nervi tramite la più saggia ospitalità.Piccolo lagoChiuso nei mesi invernali, quando il gelo cede il passo al tepore ritorna e propone i nuovi piatti inventati nel frattempo. Io ho avuto il piacere di provarli in anteprima, ed eccomi a raccontarne.Piccolo LagoL’esperienza è incominciata non appena siamo giunti al ristorante, quando ci è stato permesso di intrufolarci in cucina dove la precisa squadra, che stava approntando gli amuse-bouche, non si è lasciata scomporre dalla nostra curiosa invasione. Non capita spesso di gironzolare tra padelle e pentole di rame, ripiani perfettamente puliti e lucenti stoviglie.
La sala, enorme e dal soffitto altissimo, ha accolto noi avventori presso i suoi grandi tavoli rotondi e da lì è partito l’assaggio.Piccolo lagoTra le nuove proposte il mio palato ha deciso di selezionare il “Lumaca Lumaca” – una doppia porzione di lumache, di terra e di mare – e, ovviamente, la “Porca Costina” – una costina di maiale cotta a lungo a bassa temperatura, festosa e ricca – ma vorrei sorprendervi così come lo sono stata io, quindi vi consiglio il “Carciofo“. Che è un dolce. Eh già.Piccolo LagoSi tratta di un carciofo ben mondato che viene cotto in acqua e zucchero e accompagnato da gelato di mandorla e nocciole a pezzi e grattugiate: l’abbinamento è ardito ma la preparazione prevale e riesce a tirare fuori aromi morbidi dall’amato vegetale, solitamente visto fritto o ben salato. Riscopre la sua natura di fiore, e come tale viene trattato: con delicatezza.Piccolo LagoIl Piccolo Lago sfugge al caos e alla mondanità per diventare un piccolo-grande segreto. E se avete colto il suggerimento, permettetemi di esplicitare altri due importanti punti: andateci di giorno e non perdete il loro burro mantecato e servito su una pietra – è il tocco di felicità totale.Piccolo Lago

Dove
Ristorante Piccolo Lago
Via Filippo Turati, 87
Verbania
Tel. 0323 586792

Viaggiator Goloso e gli incontri deliziosi del pre-Natale

Posted on 21 dicembre 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

IMG_1298Sapeste quanti chilometri ho macinato nell’ultimo mese. Bologna, Roma, poi Miami and back, ancora un pizzico di casa e capitale. Così il Dicembre mi ha colpita alla sprovvista, quest’anno più che mai, lanciandomi addosso la sua sfavillante aria natalizia e trasformando Milano, che è esplosa in nuove piste da pattinaggio, villaggi da Jingle Bells, caterve di luci e corse ai regali che manco i centometristi.

Poi i negozi, di quelli temporanei, sperimentali, che aprono e chissà come va, tipo quello di Viaggiator Goloso in via Belfiore 16, collocato tra le fermate della metro Wagner e Pagano. Una zona che una volta frequentavo di più e che, grazie a quest’occasione, ho rivisto volentieri. Sì, perché al negozio ci son stata, ed è stata un’esperienza tra l’ispirazionale e il rassicurante, di quelle che si evolvono in modi imprevisti e piacevoli.

FullSizeRender (2)Viaggiator Goloso è la linea premium di Unes/U2 Supermercato, catena di supermercati in continua crescita caratterizzata – da quel che ho potuto vedere – da professionalità e umanità.
Qualche settimana fa è sbarcata in grande stile a Milano con uno store totalmente dedicato, allestendo uno spazio elegante, curato e accogliente che invita a entrare e spinge a rimanere per lungo tempo, girando tra le scansie ricolme di prodotti e osservando la gentilezza imperante delle persone (volete conoscere delle cassiere adorabili? Andateci).
Tra i miei mille viaggi me l’ero perso, poi il prode Zio Burp (con l’agenzia Melismelis) è giunto in mio soccorso.FullSizeRenderLa linea comprende ogni delizia che un goloso può desiderare, prodotta dalle eccellenze italiane al grido di “Qualità prima di tutto“. Quindi abbiamo la mostarda più buona della penisola, un olio d’oliva da non perdere, della pasta fresca particolare che non trovi da nessun’altra parte (tipo ravioli ripieni di gamberi marinati al limone), mostarde, marmellate, croccanti, salmone, pasta trafilata al bronzo (la riconosci perché è più scura) e panettoni, scaffali imponenti di panettoni che fanno via come il pane(ttone. Scusate, non ho resistito).

Chi mi guida e racconta con passione e determinazione ogni segreto del negozio e dei prodotti? Direttamente l’amministratore delegato di Unes, Mario Gasbarrino, una di quelle persone che lascia il segno, trasmette forza di volontà, convinzione, voglia di far sempre meglio, che versa prosecco ai clienti mentre la sua moglie serve fette di panettone. Un imprenditore che sembra arrivato dalla Silicon Valley, e invece. Che fa assaggiare i prodotti alle signore chiedendo qual è il loro prezzo giusto, e che ha sempre voglia di ascoltare, di sfidare, di rischiare, di essere leader. Tipo che dovreste seguirlo subito su Twitter.IMG_1300Il negozio rimarrà aperto fino al 6 gennaio.
L’obiettivo non era tanto fare soldi, mi racconta lui, quanto far conoscere il brand. Però le cose stanno andando molto, molto bene.
E ci credo: il rapporto qualità/prezzo è davvero invitante, l’atmosfera allegra, l’offerta ampissima. Ci sono anche le ceste di Natale che, però, vanno esaurite nel giro della giornata con un riassortimento continuo (i panettoni vengono riportati addirittura più volte al giorno).

FullSizeRender (1)Basta farci un salto, anche per curiosità, per non resistere e uscir con un sacchetto pieno. Anzi, se ci passate twittate usando l’hashtag #ViaggiatorGoloso e la shopper ve la danno loro.
Così potrete trascinare i sughi di cinghiale, il torrone, i biscotti, ventresca di tonno sottolio, i sottaceti e il pandoro aspettando solo la buona occasione per aprirli, e conoscere tutte le loro belle storie.

Le panelle di ‘nni Franco U’ Vastiddaru (Palermo)

Posted on 2 novembre 2015 by in Piatti unici, Regali Eventi, Sicilia, Son esperienze

IMG_3933Metti di andare in Sicilia per la prima volta nella tua vita e di avere poche ore a disposizione, una toccata e fuga per lasciare la pioggia del Nord e scoprire che giù si va ancora al mare, che il sole esiste ancora, che puoi assaporare la gioia delle piccole cose, dei colori e del calore di un’accoglienza speciale.
Che ci si può ritrovare a ballare con un Aperol Spritz (uno? Fai anche due, tre!) in mano tra i templi di Selinunte illuminati di bianco e arancio, là dove poche ore prima hai comprato un costume da bagno, fatto un bagno e mangiato una granita con i piedi affondati nella sabbia.

Come potrai non volerti lanciare nell’abbondante, ricco, corpulento, sostanzioso, delizioso, vorace e verace universo gastronomico locale, e di voler provare tutto nella consapevolezza di star esagerando ed esserne contento?

FullSizeRender (1)Così abbiamo scelto di perdere ogni freno e di abbracciare la pura sicilianità da ‘nni Franco U’ Vastiddaru a Palermo, il paradiso incontrastato di panelle, crocché, arancini, caponata, pane ca’ meusa e altre numerose street-prelibatezze.

Sapete quando si dice “cibo di strada“? Eccovi serviti, altro che le sue edulcorate versioni da pseudo-fiera tematica: non aspettatevi che sia carino, che emani “marketing”, che qua l’unica cosa che trasuda è l’olio – e per fortuna!
FullSizeRender (2)Ho mangiato tutto in abbondanti quantità, azzannando milze e sgranocchiando crocchette di patate, ma le panelle… oh, le panelle!
Sottili frittatine di farina di ceci unte e saporite, con una sottile crosticina croccante a racchiudere un intero morbido e vellutato, apparentemente innocue ma siciliane nell’animo, un rimedio a molti problemi della vita, in primis il malumore. Da usare come scarpetta per la caponata o da ripieno per i panini, ma soprattutto in purezza accompagnate da una birretta ghiacciata.

FullSizeRenderLa gente s’affolla, ma voi non demordete: lasciate il vostro nome, fatevi un giro nei dintorni e tornate più carichi di prima.

E se è una bella giornata, ancor meglio: la piazzetta limitrofa è deliziosa.

Dove
‘nni Franco U’ Vastiddaru
Via Vittorio Emanuele 102
Palermo
Tel. 091 325987

Il partito dell’insalata di riso con la maionese

Posted on 30 luglio 2015 by in Al regal supermercato, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Da sempre rimango affascinata dalle foto storiche, quelle in bianco e nero, stropicciate e sbiadite che raccontano storie di luoghi e persone. Non sempre sono carine e coccolose a vedersi – c’avete presente com’era l’omino Michelin? Lo spavento – ma rimangono pur sempre curiose e preziose.
Ecco, quelle delle aziende food mi fanno letteralmente impazzire quindi non bisogna stupirsi se, quando ho ricevuto la scatola legata da un elegante nastro blu di Hellmann’s, la mia attenzione è ricaduta tanto sui barattoli di maionese quanto sulla storia del marchio, costellata da immagini e aneddoti.

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Facendo un passo indietro, Hellmann’s è appena giunta in Italia. Proprio poco tempo fa ci avevo avuto a che fare, visto che aveva accompagnato la mia suprema mangiata di astice a Londra (e in effetti nella foto occhieggia sulla sinistra), quindi come non darle il benvenuto? Fatta con uova di galline allevata all’aperto e con una ricetta rimasta immutata da più di 100 anni, è riconoscibile per il fiocco blu e lo slogan “Bring out the best!“.

La sua storia risale al 1903, quando il fondatore Richard Hellmann emigra a New York e fonda una gastronomia. Dicono che non si aspettasse che la sua maionese sarebbe diventata la preferita al mondo, e io aggiungo che non avrebbe mai immaginato che il suo prezioso prodotto potesse essere usato in cotanta celestiale maniera da Francesca, a cui ho elargito la confezione top down per arricchire la sua squisita insalata di riso, così buona proprio per la cura nella preparazione degli ingredienti e delle loro proporzioni.

Quindi qua lo diciamo e lo ribadiamo: l’insalata di riso senza maionese è come un cielo senza stelle, come il pane con marmellata ma senza burro, come Parigi senza la tour Eiffel, come le sagre senza la porchetta. In breve: disperatamente desolata. Noi sosteniamo e ribadiamo il diritto e l’obbligo di andare al mare carichi di borse frigo e tupperware ricolmi di riso, verdurine, wurstel e mayo, e che sia abbondante e golosa. Senza salsa, dopotutto, sarebbe asciutta e indigesta, e vuoi correre questo rischio con quaranta gradi all’ombra? Ma no!

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E mentre Francesca ha preparato il delizioso piatto, io come ho tirato fuori il meglio di me? Impiegando quaranta minuti per creare un fiocchetto blu con cui abbellire la confezione di maionese, e gustando l’insalata fino all’ultimo chicco.
A ognuno il suo.

La regal dispensa: l’olio Itranae

Posted on 26 giugno 2015 by in Son esperienze, The Royal Comfort Food

IMG_2845Nella mia cucina convivono senza alcun problema il sacro e il profano del cibo, da alimenti che si trovano nelle cucine dei più grandi chef a particolari intingoli, golosità e ossessioni provenienti da tutto il mondo che non verranno mai inseriti nell’Olimpo del food.

Il loro scopo è però il medesimo: risvegliare le mie sinapsi sopite, calmare i miei nervi tesi, suscitare brividi lungo la colonna vertebrale.
Brutte o belle notizie meritano di esser sublimate con un sapore, eccellente o junk che sia, che sappia scuotermi come un paio di maracas, e olè. Se la ricerca spasmodica di emozione attraverso le papille è una patologia io ne sono affetta, e così tante altre persone.

L’olio Itranae è stato il protagonista di uno di questi momenti quando recentemente sono tornata a casa dopo una giornata infinita e, senza nemmeno togliere le scarpe o appoggiare la borsa, ho afferrato un piatto, delle fette di pane di castagne e versato alcune gocce brillanti e profumate. Al primo assaggio ho ritrovato la pace.

Ora vi racconto la sua storia.IMG_2848

L’olio monocultivar nasce sulle colline Pontine, nel basso Lazio, dove viene coltivata l’oliva Itrana, conosciuta anche come “Grossa di Gaeta”, “Trana” o “Esperia”. Già il poeta Virgilio l’aveva celebrata nel racconto di Enea e dei suoi marinai che, sbarcando sulle coste, l’avevano ben gradita (e a noi ci piacciono i riferimenti aulici del cibo, vero?).

Parliamo di un prodotto profondamente legato alla tradizione, al territorio e all’artigianalità: le olive vengono raccolte da appena 2.500 piante disposte su 10 ettari di terreno per una microproduzione che non supera i 3.000 litri. Una vera chicca per gli appassionati di bontà disponibile in tre formati (100, 250 e 500 ml) e tre tipologie (Tradizionale, Tardivo e Precoce).

Naturale, con ottime proprietà organolettiche e una bassissima acidità si presta a tutti gli usi ma, secondo il mio modesto parere, trova l’ovvia esaltazione a crudo.

Alla cura per la qualità si unisce lo studio di un packaging che sottolinea ancor più la liaison con la zona, presentando gli archi romani ispirati all’acquedotto “ai 25 ponti” delle vicinanze di Formia e un elegante albero d’ulivo. Lamine dorate e tratti bianchi spiccano su un elegante sfondo nero opaco.

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Creatore di questo olio extravergine è l’imprenditore Enrico de Marco, che col marchio E’.D.ENRICO e il suo mosto l’olio MAETA si era già fatto notare da chef e estimatori.

Come potete immaginare questa preziosa bottiglia spicca nel reparto “meraviglie” della credenza e il mio contenuto viene centellinato e ben custodito, utilizzato nei momenti di bisogno come prezioso distillato per infondermi vitalità. Una bella e felice scoperta.

Primo Taglio, la box del goloso

Posted on 10 giugno 2015 by in Regali Eventi, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Ammettiamolo, servi del dio Cibo: quant’è bello avere Internet?
Quante ore passiamo davanti allo schermo a sollecitare le papille gustative con ricette o, ancor meglio, ricercando delizie provenienti da ogni luogo che giungono direttamente sulle nostre tavole con un banale ma commovente clic?
Come facevamo prima ad accontentarci?
E, soprattutto, dove trovavamo il tempo per svolgere il sospirato processo di selezione e acquisto? Forse da lì arriva l’esplosione dei surgelati, tanto cari a chi fa orari d’ufficio tosti e rischia di morir di fame.
Sì, una volta c’era la fidata bottega sotto casa, ma ora?

Il WWW ha spalancato in un sol colpo la porta della gioia e lo sportello del frigo permettendo la nascita di servizi food-centrici che ti portano a casa ogni delizia. Il mio preferito del momento? Primo Taglio.

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Praticamente è la box perfetta per creare l’effetto “Natale”.
Si va sul sito e si scelgono i prodotti che spaziano dagli affettati ai formaggi, dai prodotti da forno alle verdure, dalla frutta alle conserve. Carrello, acquisto, e via.
Le spese di spedizione sono gratuite a partire dai 29,90 €; sono certa che ci metterete poco a raggiungerli ma non per il prezzo dei prodotti (abbastanza equi) quanto più per la curiosità e l’acquolina.
In alternativa potete sottoscrivere a uno degli abbonamenti e ricevere delle box contenenti una combinazione di prodotti ideata direttamente da Primo Taglio, ottimo se volete provare di tutto un po’ e amate le sorprese.

Così a casa vostra o in ufficio giungerà colui che ha il job title definitivo, il Messaggero del Gusto (cioè, voglio farlo anch’io per metterlo nel curriculum e vantarmene), e vi consegnerà l’ordine.
Il packaging è curato tanto da sembrare un regalo e le leccornie ben protette (attenzione, però: i prodotti freschi potrebbero risentire del caldo perchè non sono imballati in contenitori termici. Tenetelo a mente per evitare di lasciarli fuori dal frigo).

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Trovo del salame Milano affettato, dei pomodorini, zucchine sott’olio e un trittico di latticini (una fiaschetta affumicata, un misterioso barattolo di fior di fuscella e mozzarelle), e subito studio un piano d’attacco.

Le prime a essere immolate per una buona causa sono le mozzarelle, che trovo sorprendentemente fresche e saporite, di quelle rare da trovare a Milano. Ci accompagno i pomodorini, sodi e solari.
Una sera, tornata a casa con bisogno di qualcosa di buono, ho attaccato la fior di fuscella, una sorta di formaggio morbido tra la ricotta e lo stracchino, perfetta su gallette di riso e nel caldo estivo.
E il salame? Ci ho imbottito un panino, divorato a colazione dopo una corsa molto, molto faticosa (true story).

L’approccio mi piace, la qualità anche (i prodotti provengono dalla stessa area e sono ben selezionati e controllati), la comodità è indiscussa, il prezzo interessante.

Da tenere in considerazione anche per fare dei regali ai più golosi, credo ne farò uso per assaggiare altre specialità (la chutney di more? Dev’essere mia) e non far più piangere il mio povero frigo.

Quanto mi piace viziarmi così. Grazie ancora, Internet.

Di quando scattai mille foto con lo Zenfone

Posted on 22 maggio 2015 by in Milano, Regali Eventi, Son esperienze

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In queste settimane ho fatto uscire la mia anima geek e l’ho lasciata giocare allegramente con lo Zenfone 2, il cellulare Asus sbarcato da poco e fonte di molte soddisfazioni. Lo afferma una che, come già sottolineato, ha avuto mediocri esperienze con cellulari non-iOs spesso costellate da attacchi di nervi ma è anche vero che grazie allo ZenUi sono stata facilitata.
Non posso dire che sia una passeggiata ma raramente ci si abitua nel giro di pochi minuti, soprattutto quando ci si deve confrontare con delle novità e qualità.

ZenUi è un’interfaccia basata sui principi di personalizzazione e intuizione che permette di gestire del tutto gli aspetti visivi (icone, font, tema) e l’utilizzo rapido delle applicazioni.
Sono diventata subito amica del ZenMotion: con un “tap tap” sullo schermo in standby il telefono si accende, con una “C” parte la fotocamera e una “W” fa partire il browser. Se, per esempio, dovete scattare una fotografia al soggetto del secolo che vi sta passando davanti potrete usare quest’ottima scorciatoia. Io ne ho fatto ottimo uso durante una cenetta a Casa Alto Adige, dove meravigliosi cibi mi ruotavano davanti e quando abili mani versavano colate di creme di asparagi o vaniglia sui miei piatti.

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Sul mio Zenfone ho abilitato la funzione “Click and Shot”: mi basta cliccare sullo schermo per catturare il momento con il fuoco che preferisco, ottenendo immagini più dinamiche e vive. Si può anche attivare la Zero Shutter Lag, senza alcun ritardo.
Con la fotocamera principale da 13MP e quella frontale da 5MP si garantiscono ottimi risultati, che aumentano esponenzialmente con altre interessanti modalità (come la Luce Bassa, il Super HDR) e il totale controllo dei comandi, come in una vera macchina fotografica.

Rispetto ad altri cellulari, inoltre, sullo Zenfone ci sono tante applicazioni utili per modificare le fotografie e applicare migliorie ed effetti speciali. Chi ama farsi i selfie adorerà schiarire o uniformare la pelle nonché ingrandire gli occhi (opzione molto asiatica, a ben pensarci).

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Tornando a ZenUi e alle sue potenzialità, a molti incuriosirà SnapView. Si tratta di un tool per dividere lavoro e vita privata, con due profili di accesso e spazi privati per documenti personali e sensibili. Una manna per chi utilizza i telefoni per lavoro (ciao Social Media Manager di tutto il mondo!) da integrare a Trend Micro Security, un antivirus proprietario, e alla Kids Mode.

ZenUi di Zenfone è pensato soprattutto per il web e i social, quindi per la condivisione: con le sue utility si possono condividere facilmente foto, video, musica e documenti (ShareLink), usare il PC per scrivere e copiare link e testi (PCLink) o utilizzare il cellulare per scrivere e controllare presentazioni o contenuti multimediali dal computer (RemoteLink).

La sensazione è quella di avere un piccolo ufficio con sé, potente e multitasking, un assistente tascabile che ti aiuta pure a fare delle belle fotografie nelle peggio situazioni.
Unendo la batteria a lunghissima durata ho trovato un piccolo tesoro.

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Il Ratanà (Milano)

Posted on 21 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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Come sapete tra le mie caratteristiche spicca il ricordare tutti i ristoranti, bar o chioschi che visito o in cui incappo in giro per il mondo, quindi potrete immaginare che sappia bene quali sono i primi locali che ho visitato una volta che sono passata da Bologna (o meglio Pesaro, ma questa è un’altra storia) alla mondana Milano.

Tra questi spiccava una casetta incastonata tra i grattacieli, un villino di altri tempi circondato da giardino, muretto e cancello che ti fa pensare “Ma che ci fai lì, adorabilissimo?“: il Ratanà.
Ci cenai una volta e, poi, mi persi nei meandri delle riunioni e delle cene a orari improbabili, della frenesia e della concitazione.

Poi una sera ho aperto l’app MiSiedo, scorso i ristoranti che avevano posto e l’ho ritrovato. Non che me ne fossi dimenticata, visto che ne sento parlare spesso e giustamente, ma mi era mancata l’occasione. Che avesse posto mi sembrava un miraggio, una grande coincidenza.
Ho confermato, mi è arrivata l’email e la sera mi sono presentata con un’amica: non c’è stato bisogno di chiamare per confermare, l’app fa tutto da sola.

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E qui ci siamo lanciate nel menù degustazione accompagnato da una bottiglia di riesling, e ho ritrovato gioia e serenità a ogni cucchiaiata, forchettata o coltella… Non questa no.
Insomma, ho sentito quel pizzicore dato solo dal sapore, quella fibrillazione che parte dal palato e provato enorme affetto per la crema tiepida di piselli, menta, yogurt e zenzero, già stupendo dalla presentazione: petali di fiore perfettamente disposti su una mezzaluna croccante e appena sabbiata insieme a foglioline di menta, piselli interi e dolci gocce di yogurt, il tutto agilmente sospeso sul velluto di piselli e zenzero, gustoso e confortevole.

Mi sono pentita per tutte le volte in cui ho preferito un ristorante di moda invece che il Ratanà, una sicurezza.
Ho pensato che, probabilmente, dovrei non farmi contagiare dalla velocità milanese ma essere un po’ più bolognese e affezionarmi ai ristoranti che valgono.
Mi sono promessa di consigliarlo strenuamente a tutti i miei amici, e quindi anche a voi, perché trovo sia impossibile non uscirne soddisfatti.

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Lo so, oggi sono in vena di grandi affermazioni, e sono pienamente meritate.

Magari date un’occhiata anche a MiSiedo, sia da computer sia da mobile: ha così tanti ristoranti registrati che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento e, se sarete fortunati come me, vi riserverete dei posti in men che non si dica, senza alzare il telefono.
Inoltre, e occorre sottolinearlo, troverete le risposte a molte fastidiose domande come “Dove ceno Domenica? E Lunedì?“, oppure “Dove mangio pesce?“. Fatene buon uso.

Dove
Ratanà
Via Gaetano de Castillia 28
Milano
Tel. 02 8712 8855

La mia esperienza con Depuravita

Posted on 5 maggio 2015 by in Lombardia, Milano, Son esperienze

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In un giorno di Aprile ho deciso di mettere in discussione tutte le certezze esistenti sulla mia persona, tra cui quella di essere una mangiatrice instancabile, una divoratrice di mondi e un’insaziabile gourmande provando il detox Depuravita.

Dopo l’annuncio ho ricevuto messaggi su Whatsapp, Messenger, Twitter e Facebook con domande incuriosite o preoccupate per la mia salute (mentale, soprattutto). Non temete, miei prodi, andava tutto più che bene: sono stata molto felice di imbarcarmi in questa piccola avventura così lontana dai miei canoni e principi, consapevole della mia alimentazione sregolata e del bisogno di darsi una calmata.
Un giorno di detox non sarà certamente stato miracoloso e no, non sono diventata la paladina del cibo sano, ma volevo capirne di più, saperne, testarlo in prima persona e Depuravita me l’ha permesso (grazie!).

Ecco tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mio giorno di detox e, a dire il vero, avete osato chiedere.
Iniziamo.

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Come funziona?
Frutta e verdura bio vengono spremute a freddo per conservare tutte le proprietà, imbottigliate, consegnate a casa e messe subito in frigo. Se iniziate il programma il giorno dopo otterrete i massimi benefici.
Ogni succo ha un’etichetta con l’orario preferenziale di consumo, gli ingredienti, i nutrienti e le proprietà.
Durante la giornata non si deve mangiare altro, mentre ovviamente si può bere acqua.
Insomma, è semplice.

Quando farlo?
Io venivo da un weekend di ciccioli, parmigiano e vino (leggasi: un matrimonio in Emilia), quindi è stato un toccasana.
Il mio consiglio è di scegliere un giorno lavorativo di intensità media, uno di quelli che vi tenga impegnate ma senza dover salvare il mondo.
Io non potrei mai seguire il programma durante il weekend: avendo più tempo libero non farei altro che pensare ai succhi, al cibo e al mio frigorifero con effetti deleteri.

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Hai avuto fame?
No, i succhi hanno diversi livelli di densità e ricchezza. Se contate sei bottiglie da mezzo litro l’una otterrete tre litri di “liquidi”, di cui quelli centrali più corposi.
Alla sera avrei voluto addentare una foglia d’insalata o una carota, ma solo per la sensazione del “masticare” qualcosa.
Cosa mi è davvero mancato? Il caffè.

È stato difficile?
Fino a un certo punto no, son arrivata alla sera perfettamente soddisfatta di me stessa per aver rispettato il programma senza concessioni ma, come detto prima, nel momento in cui mi sono accasciata sul divano avrei voluto sgranocchiare qualcosa. L’ultimo succo, depurativo e a base di verdure, è stato quello che mi è piaciuto meno e mi ha fatto sognare la colazione del giorno dopo.

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E i benefici?
Per quel che mi riguarda il giorno dopo ho notato un miglioramento della pelle e la perdita di qualche etto, ma gli effetti più evidenti si sono palesati due giorni dopo, quando ho eliminato molti più liquidi: mi sentivo molto più leggera e in forma.
Inoltre vista la mia dieta normale – basata su sugna in quantità – il mio corpo aveva bisogno di un momento di cura e dedizione.
Non posso dire che saltassi qua e là piena di energie, che passare da una dieta di 2.500 calorie a 1.150 si sente, ma sapevo che mi stavo prendendo cura di me stessa quindi ho resistito.
Non aspettatevi di diventare Gisele Bundchen o Beyoncé in un giorno, ma mettetevi sulla lunga, buona strada.

I succhi sono buoni?
A prescindere dai gusti personali ho trovato tutte e sei le bottiglie studiate per soddisfare sia il corpo sia il palato. In particolare ho adorato il Germoglio, il primo succo, di cui potrei berne a fiumi (o almeno una bottiglia ogni giorno): tra pompelmo, limone, sale dell’Himalaya e miele biologico mi ha dato una vera scossa, quella che solo tre caffè e un intero album di disco dance.

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Come hai fatto a bere tutto?
Io normalmente bevo moltissima acqua quindi non ho notato una grande differenza.
Se siete tra le persone che potrebbero vivere in un deserto potreste avere un po’ più di difficoltà – anche se anche voi sapete che bere tanto è importante.

Portarti in giro le bottiglie è stato scomodo?
No, le ho infilate in borsa e messe nel frigo dell’ufficio. Sono comode, ben sigillate e carine a vedersi.
I miei colleghi facevano il tifo per me.

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Perchè il prezzo è così alto?
Questa è la domanda più frequente e delicata.
Immaginate di produrre in casa i sei succhi in questione: dovete comprare un estrattore a freddo (che, se di qualità, costa molto), poi tutta la frutta e la verdura bio in quantità ingenti, passare un pomeriggio dosando, spremendo, distruggendo la cucina, e imbottigliate il tutto.
Io lo potrei fare? No. Non ho né l’estrattore, né il tempo né, men che meno, la pazienza. Al termine sarei nervosa e non approccerei il giorno detox con la stessa tranquillità o con la certezza di seguire un programma di valore, con tutti i nutrienti necessari al loro posto. Penserei “Forse non ho messo abbastanza carote in quel succo, quindi magari, chissà, boh, posso mangiarne un pezzo ora“… e ciao depurazione.

Io ho seguito il One Day Detox Classico ma trovate molti altri programmi e prodotti (tra cui le zuppe, che mi ispirano molto) a seconda delle vostre esigenze o curiosità.

Infine… lo rifaresti?
Probabilmente sì, provando le sopracitate zuppe.
In ogni caso l’esser riuscita a portare a termine un intero giorno di detox è stata una piccola vittoria e soddisfazione, un aiuto a livello psicologico per poterlo ripetere.

Avete altre domande?
Son qua per voi, altrimenti consultate il sito di Depuravita, ricco di informazioni ben più tecniche delle mie.