4 March 2015
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Il filetto con foie gras de Lo Copa Pan (Cervinia)

Posted on 17 febbraio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Valle d'Aosta

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In un tempo non molto lontano se abitavi in montagna preparavi il pane una volta l’anno. Composto da farine scure, veniva conservato al sicuro e lasciato seccare fino al momento dell’utilizzo, quando però il coltello diventava insufficiente e occorreva uno strumento più potente – il copa pan, una lama montata su un supporto di legno massiccio pronta a calare verticalmente sulla malcapitata pagnotta.

Nelle case della Valle d’Aosta si trova facilmente, e a Cervinia c’è un ristorante che ne porta il nome: s’affaccia proprio su una delle vie principali diffondendo sull’acciottolato una luce calda e invitante, ispirando tranquillità e acquolina.
Ho avuto il piacere di visitarlo durante il tour #LovingCervino in quella che sicuramente era una glaciale notte invernale. Si tratta di un posto che riprende l’atmosfera delle baite e dei rifugi (tovaglie a quadretti, arredamento di legno, decorazioni alpine) e la rende più sofisticata. Tale scelta si riflette anche sul menù.

Io ho assaggiato un filetto sormontato da foie gras e accompagnato da mele cotte, polenta integrale e cipolle caramellate, un piatto corposo e gustoso da accompagnare a un bicchiere di vino rosso per riprendersi da un’intensa giornata tra neve e passeggiate.

Inutile dire quanto il mio spirito carnivoro fosse contento nel percepire la tenerezza della carne, ma ancor più sono rimasta incantata dal contrasto con le componenti dolci, dalla polenta ruvida, dalla lauta salsa di cottura. Succoso in ogni sua parte e delizioso nelle diverse combinazioni, mi ha ristorata e avvolta nella pacifica sensazione di soddisfazione mangereccia, quell’intenso momento in cui tutto sparisce per far posto al gusto. C

Chiamiamola felicità.

Dove
Lo Copa Pan
Via A. Carrel 47
Breuil-Cervinia
Tel. 0166 940084

Le mie adorate Storie di Cucina

Posted on 29 gennaio 2015 by in Son esperienze

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Sempre più spesso mi accorgo di aver gusti e preferenze dettati inconsapevolmente dai miei sensi.
E’ come se il mio corpo mi conoscesse meglio della mia mente e le sussurrasse dei messaggi per farle prendere una scelta, per indirizzarla, sobillarla, come un innocente complotto.
Che ciò riguardi anche e soprattutto il gusto è eclatante.

So che per combattere la stanchezza mi occorre un sapore salato, che tisana e biscotti mi consentono sonni placidi, che i tortellini di mia nonna solleticano la memoria. Mi rendo ormai conto dei poteri rigeneranti di una fiorentina, della scellerata felicità che mi procura la liquirizia, della consolazione procurata da un piatto thai. E ancora, la sensazione di placidità di un risotto, l’allegria di un cesto di pop corn, il divertimento del sushi.

Tutto nato nelle cucine della mia infanzia: mi nascondevo sotto al tavolo e aspettavo che le nonne facessero pendere la sfoglia appena tirata per pizzicarla e rubarne dei pezzi, mi armavo di cucchiaio di legno per raccogliere la pasta della pizza o delle tigelle ancora cruda rimasta attaccata alla ciotola, e sapevo di scappare al primo sentore di fegato con le cipolle.

Sono nata avvolta da una poesia semplice e spontanea che mi porta a sentire i sapori,figurarli nella testa, collegarli a ricordi e volerli raccontare a tutti affinché molti possano capirli e farne esperienza (forse l’avrete capito). Dicono sia l’esser bolognese, e un po’ ne son convinta anch’io.
Altrettanto adoro sentire le storie che riguardano le faccende di tavole, cucine, credenze, frigoriferi, spese, piatti e dispense: mi parlano in modo chiaro e diretto, come se condividessimo un codice segreto, lo stesso linguaggio.

Da oggi, Giovedì 29 Gennaio, alcune di queste bellissime fiabe culinarie diventano protagoniste di “Storie di Cucina“, collana edita da Corriere.
Ogni settimana ne trovate una nuova in allegato al giornale, in un’edizione curata e pure graficamente adorabile.
Oggi iniziamo con “La parte più tenera“, ma si proseguirà col divertente “Julie & Julia“, “Un filo d’olio“, “Pomodori verdi fritti” e l’imprescindibile “Chocolat“.
E’ il caso di dire che si tratta di libri da “assaporare” tenendo a fianco una leccornia per calmare l’inevitabile acquolina, o da utilizzare come spunto e ispirazione: magari diventerete eccellenti cuochi come Julia Child o conquisterete il cuore di un gitano con del cacao, fino a parlare della vostra cucina come un luogo imprescindibile come in “Kitchen” di Banana Yoshimoto.

Potreste addirittura percepire i sapori attraverso le parole. Un grande beneficio per la linea, o no?
In ogni caso l’unico rischio è quello di dimenticare una torta in forno per il rapimento, ma ogni appassionato di cucina lo correrà volentieri.

La spada del sindaco del Zeughauskeller (Zurigo)

Posted on 28 gennaio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Zurigo

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A tutti voi sarà venuta almeno una volta la voglia di vivere in una di quelle affascinanti epoche (fittizie o meno) di cui leggiamo romanzi, vediamo film e studiamo la storia.
Io rinuncerei alla sugna (…per un mese) per poter risvegliarmi in Game of Thrones (non so bene in quale fazione, che mi sembrano tutte pericolose), sedermi al desco con un qualche pseudo regnante e, previo controllo di veleni e simili, scofanarmi con poca classe ogni portata.

Ecco, dalla regia mi confermano che tutto ciò è impossibile ma io rilancio una soluzione: la Zeughauskeller di Zurigo.
Ci ho cenato in occasione del tour #VisitZurigo e, più che per la balestra appesa alla parete (si dice esser quella originale di Guglielmo Tell), mi ha fatto una gran impressione per la vivacità, le portate abbondanti e le carni servite attorno alle lame di spade.
Qua un giocatore di ruolo andrebbe giù di testa: già immaginavo raduni di cosplayer a oltranza, adunanze in costume, rievocazioni storiche accompagnate da idromele a fiumi, il riportare alla luce chissà quali tradizioni e riti.

La spada del sindaco è altamente scenografica (vi ho mai detto del mio interesse per la scherma medievale? Ribadiamolo), con la carne arrostita che ne avvolge l’acciaio e che deve essere tagliata con abile mossa (dal cameriere o dall’impavido avventore). Vorrete brandirla e dichiarare battaglia a Lord Dieta.

E lo stufato alla zurighese? Un tripudio di manzo con funghi annegati in una densa salsa di panna, perfetto per ristorarsi dopo una giornata gelida o faticosa.
Vi troverete a servirvene due, tre, quattro volte senza rendervene conto, e vorrete fare la scarpetta nella pentola.

Passiamo agli spiedi fitti di salsicce di diversa composizione e sapidità: una tira l’altra, e si finirà per assaggiarle tutte e volerne ancora imbracciando il boccale di birra.

Wiener Schnitzel? Immancabile.
Il rosti? Un’ossessione.
L’insalata di patate e maionese? Una delizia.

Certo, sul tavolo è stata avvistata una ciotola di verdurina ma è stata abbandonata al suo destino.

Winter is coming, direbbero gli Stark di Grande Inverno.
Ecco, magari con la spada di ciccia avrebbero distolto l’attenzione degli avversari e sarebbero tutti vivi e pasciuti.

Dove
Zeughauskeller
Bahnhofstrasse 28A
Zurigo

Hiltl, il regno dei vegetariani (Zurigo)

Posted on 9 dicembre 2014 by in Etnicità diffusa, Secondi Piatti, Son esperienze, Zurigo

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Nel mio ideale parto e non torno mai al punto di partenza: saltello qua e là per città, stazioni e aeroporti incrociando traiettorie e studiando nuove avventure.
Lungi dal potersi concretizzare, quando compio un viaggio acuisco i sensi: guardo, sento, gusto di più per non perdere dettagli e istanti. Fossi un supereroe, questo sarebbe il mio potere speciale.

Così, armata di questo spirito e di nervi tesi che manco l’arco di Guglielmo Tell, sono giunta a Zurigo.
Da Milano il treno impiega 4 ore, si sfilano laghi lombardi, a Chiasso i controllori fanno il check di documenti d’identità e biglietto – Swisspass per noi, soluzione più che comoda per usufruire dei mezzi di trasporto pubblici svizzeri senza alcuna preoccupazione -, si entra nella luce, nelle montagne e non ti rendi conto nemmeno di esser arrivata (e nel mentre sei molto più rilassata).

Zurigo è una città da favola moderna che confonde storia e arte in precisione, cura ed eleganza. Girando tra le stradine della zona vecchia, salendo i gradini verso il Giardino dei Tigli, costeggiando il fiume o osservando campanili e statue crederete di essere dentro un racconto mistico – e se aggiungete una tonnellata di nebbia e alberi sporgenti sarà subito fantasia.

Anche a tavola troverete la meraviglia, e se approderete da Hiltl dovrete aggiungere un tocco di sorpresa.
Si tratta del primo ristorante vegetariano al mondo, ampissimo e sofisticato il giusto: qui vi convinceranno che una cucina sana e deliziosa è possibile – e se l’hanno fatto con me, nota adoratrice dell’insano… .

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Se la tartare di soia mi ha stupita per la somiglianza per aspetto e sapore con la sua versione di manzo, ancor più ho apprezzato una specialità thai con noodles di riso, baby pannocchie, frutta, patate, fagiolini e un’adorabile quanto incendiaria lattina di curry verde.

Sono entrata col raffreddore e dopo due forchettate respiravo benissimo: potere dell’abile amalgama di spezie e delle noti piccanti, che hanno ribaltato tutti i miei sensi e permesso di percepire tutti i sapori del piatto.
La frutta freschissima contrastava il potere dei condimenti, riequilibrandoli e consentendo addirittura di sentire il tenue gusto della pasta che, altrimenti, sarebbe andata a perdersi.
E poi, che gioia poter assaggiare un curry verde “in purezza”, senza l’uso di intingoli alla panna o salse di soia! Che abbia trovato più attenzione a questi aspetti in Svizzera che in altri paesi non può certo dirsi scontato.

Un altro segreto per sopravvivere alle sferzanti note infernali è stato il centrifugato di cocco e ananas, una vellutata panacea per il palato.

Hiltl è un ristorante da provare sia perché antesignano del genere e rivelatore, sia per l’estrema attenzione verso qualunque intolleranza e allergia alimentare: il menù riporta precise indicazioni di fianco a ogni piatto, rendendo possibile il miracolo di un pranzo adatto a tutti.

Sazia, felice e ripreso possesso del respiro ho affrontato le altre mete zurighesi, compresi ristoranti dai cibo assai meno salutari ma altrettanto squisiti.
Ovviamente non vedo l’ora di raccontarveli.

p.s. ovviamente questo viaggio non sarebbe stato possibile senza TvSvizzera.it, che ha provvisto a organizzazione e programma, sopportando la nostra italianissima tendenza a essere sempre in ritardo. Grazie anche a Boris, la nostra paziente guida, senza cui ci saremmo persi tra le viuzze e nella nebbia senza goder pienamente delle meraviglie zurighesi.

Dove
Hiltl
Sihlstrasse 28
Zurigo
Tel. +41 44 227 70 00

La cucina valdostana del Rifugio delle Guide del Cervino

Posted on 26 novembre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Valle d'Aosta

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Pigri! Vi interpello!
Fedeli del piumone! Uscite fuori!
Seguaci del “postponi”! A me!

Con fare allegro e come sempre scherzoso cercherò di convincervi a lasciare il sacro divano, infilare gli scarponi e andar a sciare:
1) libera la mente
Vi voglio vedere pensare ai problemi quotidiani mentre dovete ricordarvi di stare col peso a valle e sterzare in curva;

2) potreste incontrare grandi campioni come Kristian Ghedina che non mancherà di raccontarvi deliziosi aneddoti di gare e vita;

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3) dopo tutta la fatica ci sono la polenta, i formaggi, i salami, le carni in umido!

Tipo che se vi inerpicate tra le funivie e raggiungete il rifugio delle guide del Cervino, situato sugli irti monti in territorio svizzero, non ve ne pentirete proprio.

Io ho avuto la fortuna di provare le loro specialità in occasione del recente viaggio in Valtournenche, e sono rimasta conquistata dal benvenuto, dalla simpatia del personale e dalla opulenta delizia dei piatti che più valdostani di così non si può.
Rustico il giusto – oh, siete a 3.480 metri – e assai accogliente, vi sorprenderà con panorami mozzafiato e racconti epici mentre darà il meglio sulla tavola.

Io mi sono lanciata verso un tagliere pieno di formaggi caldichevre mon amour!patate e immancabili castagne dolci, un concentrato di buonumore fatto latticino affrontato al grido di “Ma sì, hai sciato tutta mattina, te lo meriti”. Certo, che sia stato seguito da polenta e fantastiche salsiccette in umido è un dettaglio.

Grande è l’amore per la cucina locale, forte è l’infatuazione per le castagne che accompagnano immancabilmente ogni piatto, estrema è la passione per i sapori autentici come quello della fontina che, fusa, si era abbandonata sul piatto di portata, immolata per una giusta causa (sfamarmi).

Avvicendatevi verso un pezzo di storia di Cervinia: secondo me, dopo tutta questa dissertazione, un po’ vi ho convinti, cari i miei sonnolenti amici.

Dove
Il Rifugio delle Guide del Cervino
Loc. Plateau Rosa
Breuil Cervinia

L’agriturismo La Pera Doussa (Valtournenche – Cervinia)

Posted on 19 novembre 2014 by in Son esperienze, Valle d'Aosta

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Inerpicandosi sui sentieri accompagnati dalla guida Daniel, scricchiolando lastre di ghiaccio, ascoltando storie antiche e restando senza fiato mentre una distesa di alberi dalle foglie arancioni si stagliano contro irte montagne, a una certa viene pure fame.

Cercherò di addurre spiegazioni razionali al mio implacabile appetito – il viaggio, i quattro passi, i tanti e più metri di altezza – ma la verità è che anche voi vi sareste lanciati sul tavolo imbandito de La Pera Doussa, l’agriturismo in cui ho avuto la fortuna di fare una corposa merenda in quel di Valtournenche.

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Col caminetto acceso e scoppiettante alle mie spalle ho sentito i nervi distendersi e un languorino apparire, subito soddisfatto da formaggi freschi e stagionati, salumi, miele, frutta e crostini, lardo a volontà (che mai é troppo), vino rosso e succo di mela.
Il sapore di quella ricotta preparata in casa, di quel pezzetto di salame e persino dell’acqua rappresenta qualcosa di saggio e autentico, come solo ciò che viene dalla natura e segue i suoi ritmi può avere.

La Pera Doussa ha tutti gli elementi per essere il paradiso di ogni amante della montagna e di tutti coloro che cercano ristoro riscoprendo cos’è la tranquillità. Ci si riallinea con le priorità della vita, coccolando i due enormi sanbernando che trottano nel cortile e chiacchierando con l’adorabile Luna che, con la sua famiglia, gestisce e porta avanti la tradizione.

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Dopo l’abbondante spuntino io e i miei compagni d’avventura ci siamo diretti verso la grande stalla dove le mucche, appena tornate dal pasco, altro non aspettavano che foraggio e mungitura. È indovinate chi ha provato quest’ultima esperienza? Noi, ovviamente, che dalla città con furore ci siamo rimboccati le maniche e tentato con discreti risultati (povera mucca, cosa non avrà mai patito).

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Poi siamo scesi nelle cantine, dove abbiamo visto l’impianto che fornisce energia eco-sostenibile a tutta la struttura e ci siamo addentrati nella stanza delle meraviglie dove riposavano decine di forme di formaggio, disposte sugli scaffali in base agli anni di stagionatura. Un estimatore del genere ci perderebbe la testa (infatti io ci sono andata molto vicino).

L’agriturismo ha anche delle adorabili camere con soffici invitanti letti e arredamenti in legno che sembrano sussurrare la benedetta parola “Relaaax…“.
Provate a immaginare di svegliarvi, stiracchiarvi, aprire le finestre e far entrare la frizzante aria di montagna; vestirsi, scendere a fare una ricca colazione e poi partire per lunghe camminate (mentre i suddetti sanbernando vi rincorrono con le loro botticelle di legno appese al collo).

Staccare totalmente da cellulari, email, urgenze, ASAP.
Sospiro solo al pensarci, e programmo il ritorno.

Dove
La Pera Doussa
Località Loz
Valtournenche – Cervinia

Di quando Leerdammer mi ha portato il pranzo in ufficio

Posted on 12 novembre 2014 by in La sagra del carboidrato, Son esperienze

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… ma voi, fedelissimi del sacro frigo, quando siete in ufficio non iniziate a pensare al pranzo a partire dalle 10.30?
Mettete che non prenotiate nel ristorante in cui volevate andare e restate fuori: tragedia.
Ipotizzate i movimenti tellurici della mattinata. Organizzatevi per scattare alla giusta ora.

Saltare i pasti è fuori discussione.
Inoltre qui si hanno grandi pretese, quindi devono essere eccellenti.

Poi c’è la quotidianità. Il lavoro. Il caos. Le email. Il cellulare che squilla. Il secondo cellulare che vibra! E il terzo che non si accende! L’iPad che non va! Ansia, raccapriccio e dite ciao ai sogni di sugna (tutto l’armamentario tecnico appena descritto è pura realtà).

Incredibilmente arriva Leerdammer a salvarmi, portandomi un delizioso pranzetto direttamente alla scrivania (tra gli sguardi incuriositi dei miei colleghi).
Una consegna speciale per festeggiare l’apertura della pagina Facebook, molto gradita e piacevole.

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Già la box mi ha conquistata con un hashtag in bella vista e tanti disegnini quindi figuratevi cos’ho provato all’apertura, quando ho adocchiato sei panini formaggiosi e originali, due per ognuno dei tre tipi.
Cercavo di mantenere la compostezza ma un sorriso beato si è fatto largo.

Preparati dallo chef Umberto Zanassi, questi capolavori mignon mi hanno sorpresa e soddisfatta.
Dovessi fare una classifica sarei in difficoltà, quindi ve li descriverò in ordine sparso.

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Pane al nero di seppia con salmone, una cream cheese con erba cipollina e fettine di Leerdammer.
Pane integrale ai semi di girasole con cotto, zucchine e Leerdammer affumicato.
Focaccina con scaglie di sale nero, germogli di soia, carote saltate e Leerdammer fondente.

Se un po’ mi seguite sapete già che io per il Leerdammer fondente c’ho una passione ma devo ammettere che il mio preferito è stato il primo, dove la morbidezza del salmone era esaltata dalle fette di formaggio.

Il mio livello di felicità era pressapoco stellare tanto che, se i primi tre panini sono stati divorati in preda alla fame/curiosità, i loro gemellini sono stati assaporati con estremo piacere.

#ProvaciGusto, mi hanno detto. E io non mi son fatta pregare.

 p.s. che poi, durante la consegna mi hanno pure fatto un video. Io seguirei i social di Leerdammer solo per vedere le mie espressioni tra il delirante e l’entusiasta.

Un assaggio di #LovingCervino

Posted on 10 novembre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Valle d'Aosta

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Ogni cosa a suo tempo.
Ogni cosa al suo tempo.

Due ore dopo essere arrivata in Valtournenche ho sentito il peso della settimana scivolare via dai nervi e una sensazione elettrica percorrere la pelle. Sarà stato il sole, la neve, il primo sorso di Moscat, le case in legno intarsiato, il Cervino, i colori più accesi, i suoni musicali, o forse la semplice incredulità nell’esplorare il Saint Hubertus Resort, immaginando di lanciarmi nel letto soffice o nelle piscine cromoterapeutiche.

È stato come tirare un freno a mano per rimettere in riga i pensieri, scacciare pessime abitudini, capire cos’è rimasto dietro una corazza forgiata dall’ansia e pensare “Ah, ma ci sei ancora“.

Il weekend lungo a Cervinia mi ha ricordato cos’è un ritmo sostenibile, cosa succede quando hai una giornata piena di esperienze incredibili, non di stress, e che ogni cosa avviene secondo un suo preciso tempo.
Bisogna saper ascoltare, adattarsi alla natura, cogliere i segnali, lasciarsi trasportare, e non ci sarà nulla di sbagliato.

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Così la corsa per lanciarsi col parapendio deve avere una certa velocità, e durante il volo si deve interpretare il vento.
La Nordic Walking si basa su una camminata naturale che, integrata con le bacchette, mette in moto tutti i muscoli e rilassa la mente.
Sciare dopo tanto tempo richiede il tempo per riabituarsi, e il corpo ci mette davvero poco per ricordare come curvare.
I massaggi possono durare due ore e lasciarti in uno stato paradisiaco e soddisfatto.
Le mucche vanno al pascolo e tornano solo a una certa ora, quando è giusto che sia così, per la mungitura e la cena.
I formaggi rimangono tranquilli in cantina per anni, senza alcuna fretta.
Passeggiare senza dover raggiungere per forza un punto preciso nel minor tempo possibile evitando passanti e con la musica sparata nelle orecchie è liberatorio.

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Poi ci sono i vini, la polenta, i formaggi fusi che ribollono e quelli preparati la mattina stessa, i salumi più o meno stagionati, le carni succulente, i cetriolini sott’aceto, le castagne addolcite, i funghetti sott’olio e quelli saltati, le colazioni abbondanti, il genepy, la grappa al miele, il lardo di Arnad, i cubetti di manzo che cuociono nella pentola della bourguignonne.
Tutte delizie create secondo la propria ricetta, con i suoi segreti, trucchi e l’imprescindibile quantità di tempo per la loro perfetta preparazione, che farle di fretta significherebbe farle davvero male, contro natura.

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In tutto questo, i sorrisi, la simpatia e la disponibilità estrema delle persone conosciute, così tante e così preziose: Jean Claude, Daniel, Paolo, Monica, le meravigliose istruttrici di Nordic Walking, Enrico, Greta, tutto il personale del Saint Hubertus (dalla stupenda direttrice ai pazientissimi autisti, fino alle esperte massaggiatrici) e ovviamente Kristian Ghedina.

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Come avrete capito, #LovingCervino è stata un’esperienza di vita, più che un viaggio turistico.

Come avrete intuito, nei prossimi mesi vi tenterò con una nuova rilassante filosofia e tante leccornie.

Che, oltretutto, Cervinia è a sole due ore da Milano.
Anche qui, il tempo è importante.

Social Eating con Gnammo e Ferrarelle

Posted on 20 ottobre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Da una settimana mi sveglio, apro un barattolo di miele millefiori e ne mangio un cucchiaino (rischiando di spargerlo per tutta la cucina, certo), premendolo contro la lingua. Così, mentre i miei sensi si accendono lentamente, rigiro il vasetto di vetro leggendone l’etichetta: Masseria delle Sorgenti Ferrarelle, prodotto dalle Alpi del Parco Fonti di Riardo.
Chi sapeva che il luogo dove nasce l’acqua effervescente naturale per eccellenza fosse patria di ben altre bontà, tra cui pasta, olio e, appunto, mieli? Io no, ma l’ho scoperto alla serata organizzata da Ferrarelle.

È stata la mia prima cena all’insegna del Social Eating, diretta con cura da Gnammo e ospitati dalla signora Luisa, un’ex chef di ristoranti che ha deciso di continuare la professione direttamente in casa propria mettendo a disposizione la sua passione, esperienza e – ebbene sì – salotto: per accomodare e servire ben 30 persone ci vuole tenacia e organizzazione!

Così funziona il circuito Gnammo, che permette di preparare manicaretti per “estranei” o sperimentare cucine casalinghe che stupiscono. Si prenota, si paga, si cena, si conoscono persone nuove.

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Una cena piena di scoperte che è iniziata con un pinzimonio di crudité, tortino di bietole con un dolcissimo coulisse di pomodoro, proseguita con dei ricchi paccheri con pomodori datterini, cipollotti, stracciatella e guanciale e ha avuto il picco (a mio parere) nello stinco di maiale glassato con miele e senape. Come abbia fatto a prepararne 30 nella cucina di casa sua e servirli contemporaneamente  lo sa solo la signora Luisa, mentre io posso dire che l’esterno della carne era tanto sapida quanto l’interno succoso e morbido.

Il #SaporeFerrarelle si ritrovava sia nei bicchieri, sempre svuotati alla velocità della luce e riempiti con altrettanta solerzia, sia in ogni portata – gli ingredienti utilizzati provenivano dalla Masseria.
Ogni mattina ora ho il privilegio di sentirmi un po’ da quelle parti, verso Napoli, dove il pomodoro sa di sole, l’olio è fragrante e l’acqua solletica le papille. Peccato il dover tornare alla dura realtà.

Il mio consiglio del giorno? Date un’occhiata a Gnammo e, in particolare, al profilo della signora Luisa: magari scoprirete di aver dietro casa il vostro nuovo chef preferito che vi farà sognare un po’, e se così non fosse potrete sempre esser sicuri di passare una serata insolita.

Trieste e l’ITS: energia e passione

Posted on 10 agosto 2014 by in Son esperienze, trieste

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Per me viaggiare significa trovare energia in diverse forme: nelle persone, nei luoghi, nelle esperienze e, ovviamente, nel cibo.

A inizio Luglio sono stata invitata a Trieste per partecipare all’ITS, dove ne ho trovata un’altra: il talento.
Giunto ormai alla tredicesima edizione, l’International Talent Support chiama a raccolta creativi, designer e stilisti da tutte le parti del mondo e li esalta, regala loro un’occasione per crescere e farsi conoscere. E’ un’opportunità rara e concreta, sentita e fortemente voluta da Barbara Franchin, sua creatrice e direttrice, e a cui prendono parte importanti e consolidati nomi della creatività internazionale, da Mika a Nicola Formichetti.

Oltretutto è un ottimo motivo per visitare Trieste, città di cui tanto avevo sentito parlare e che, per molti motivi, ancora non avevo visto (era uno dei miei propositi del 2014: check!): una rivelazione accecante.

E’ stato un weekend ricco, magico e perfettamente organizzato (grazie Turismo FVG!) in cui abbiamo visto, sentito, sperimentato e scoperto tanta bellezza. Conoscete quel sentirsi sopraffatti, disarmati, quel lasciarsi andare? Un vero Lucid Dream, tema portante dell’ITS.

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Appena giunta a Trieste (con la mia fida compagna di viaggio Chiara) siamo state condotte nello splendido Starhotel, che si affaccia sul lungomare triestino. Tempo di posare le valigie e siamo partite per un pranzo all’osmiza Zidarich, abbarbiccata sui pendii e con una splendida vista – e intendo il panorama, non il tagliere di salumi che vedete qua sotto (anche se…).

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Oltre a salumi e formaggi, l’osmiza produce vini: siamo stati nelle rinfrescanti cantine a venti metri sotto il livello del suolo, dove enormi botti custodiscono le pregiate annate. Assaggiate il vitovska: merita.

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Dopo una visita al castello di San Giusto e una passeggiata per la zona Cavana ci siamo spostati al Salone degli Incanti dove abbiamo avuto modo di vedere le opere realizzate dai finalisti del concorso per le categorie Accessories, Artwork, Jewelry. Il Fashion viene celebrato durante la serata di premiazione, quando si tengono le sfilate delle collezioni dei giovani talenti, e si respira elettricità.
I vincitori si aggiudicano premi importanti che li aiuteranno a proseguire la loro carriera, e un bellissimo trofeo di plexiglass cubico con un cuore luminoso.

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Come conoscere meglio la realtà ITS? Visitando il suo archivio.
Attualmente è ospitato in una mansarda nei pressi del lungomare di Trieste, ed è visitabile su appuntamento: qua si ritrovano moltissimi abiti, gioielli, accessori e i portfolio dei candidati. Alcune volte già questi sono opere d’arte che denotano cura, originalità e amore, ed è possibile sfogliarli e lasciarsi incuriosire.

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E come vivere una vera esperienza triestina? Facendo un giro in barca per il golfo per raggiungere la barcola. Qui ci hanno raccontato della Barcolana, una regata velica storica a cui partecipano imbarcazioni che provengono da decine di paesi. Guardando le fotografie e i video delle precedenti edizioni ci si chiede come sia possibile che il mare diventi troppo piccolo per ospitarle tutte, e come vengano evitati gli scontri.

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Il sabato sera è il momento delle premiazioni – avvincenti e commoventi -, quindi delle sfilate.
I premi conferiti sono numerosi, ma il più atteso è il “Fashion Collection of the Year“.
Prima della sua proclamazione sfila il vincitore della passata edizione, Han Chul Lee, con una collezione maschile che inizia con un total black e termina con un total red, in una compenetrazione graduale dei due colori su tessuti che ricalcano le trame dei muscoli. La soundtrack “Muscle Museum” dei Muse risulta quindi perfetta.

A vincere il premio è Katherine Roberts-Wood, che ha convinto la giuria con la sua maturità nella comprensione dei tessuti e dei colori, giungendo a uno stile originale e delineato (la giovanissima stilista ha vinto anche il premio Vogue Talents Award for Fashion).

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ITS è un mondo genuino, fresco e reattivo che lascia addosso una fortissima carica e ispirazione. E’ supportato da importanti case di moda e brand (Diesel, Swatch, Swarovski, Samsung), ma non per questo è semplice: il team organizzativo è stato eccellente nel curare tutti i dettagli e costruire un’esperienza memorabile, ma il lavoro è stato di certo impegnativo, lungo, stancante. Possono essere soddisfatti del risultato? A mio modesto parere questo è indubbio, come lo sono tutte le avventure guidate dalla passione.