28 June 2017
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L’Open | More than Books (Milano)

Posted on 24 febbraio 2014 by in Bar, Lombardia, Milano

Open

Molti la considerano una delle missioni della vita per cui vale la pena impegnare risorse e tempo.
Altri non ci dedicano così tanta attenzione, e la assolvono per caso o tradizione.
Infine alcuni non ci fanno molto caso, e forse è giusto anche così.

Però, diciamolo: quanto è rilassante, disarmante e consolante avere un “bar del cuore“, un “rifugio sicuro“, un “posto tutto mio” in cui sentirsi a casa e passare le ore a riprendersi, costruirsi, senza mai annoiarsi?

Io avevo Zanarini a Bologna, ma l’hanno così tanto cambiato e rovinato da snaturarlo e rendermelo inviso, quindi sono partita con la caccia a una nuova tana.

Così mi sono trovata da Open e i miei occhi hanno gioito dall‘unione di una libreria, una biblioteca, uno spazio per eventi, un co-working e un bar-ristorante da farmi riservare uno spazietto nel cuore.

Aperto tutti i giorni fino alle 21/22, è un locale che si presta a così tanti usi da renderlo unico a Milano.
È pure bello a vedersi, e questo è merito di Arredamento Lago e dei suoi mobili, dalle librerie sospese alle poltrone di elastici.

La parte bar-ristorante è rappresentata da Ottimo Massimo, che fornisce spuntini e pranzetti agli avventori e ai numerosi studenti o freelance impegnati tra libri e computer.

Per me è l’ideale per un caffè americano con qualche biscottino, da sorseggiare con un libro alla mano sprofondando in un divano: si tratta un ottimo rimedio per rilassarsi, trovare ispirazione, concentrazione e ripartire.
Nei weekend potrebbe risultare un tantino rumoroso e affollato: se cercate un po’ di quiete preferite i giorni feriali.

Dove
Open Milano
Viale Monte Nero 6
Milano
Tel. 0283425610

I cannoli di Zucca (Torino)

Posted on 10 febbraio 2014 by in Bar, Dolci, Piemonte, Torino

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Se io potessi, oltre che stare sempre in vacanza (come direbbe il Lorenzo nazionale), mi sveglierei lentamente e beneficerei di una sacrosanta, tranquilla colazione. Adoro quelle all’inglese, con bacon & egg, spremuta d’arancio e caffè americano, che mi concedo non appena posso.

La verità è che nei giorni di lavoro rimango a letto il più possibile e, per una brutta abitudine dei tempi del liceo, non riesco a mangiare niente prima di uscire di casa: il bar è d’obbligo per un cappuccino accompagnato da una qualche delizia contenente alte percentuali di burro.

In uno dei miei weekend torinesi i miei amici mi hanno portata da Zucca, bar storico riaperto dopo 13 anni, e mi hanno dato due indicazioni:
1) assaggia i cannoli;
2) assaggia i tramezzini con il mascarpone tartufato
.
Posto che il secondo non mi pare si accompagni bene col caffè, abbiamo ordinato i primi.

Di media dimensione e deliziosamente dorati, la loro perfetta forma a spirale lasciava ben presagire.
Al primo morso ho scoperto che la pasta sottile e croccante racchiudeva una crema non troppo dolce dalla consistenza del velluto, ma potete prendere anche quelli con lo zabaione. Di certo sarete tentati di mangiarne a ruota libera: trattenetevi per le altre bontà di Torino.
Infine il cappuccino era un po’ piccolo – tre sorsi ed era finito – ma il sapore apprezzabile, senza il minimo sentore di bruciato (che trovo sempre più spesso, purtroppo).

Il bar Zucca si trova vicino alla stazione di Porta Nuova, quindi può essere una buona soluzione per una colazione veloce ma eccellente.
I prezzi? Un po’ sopra alla media, ma per un cappuccino e un cannolo (o due) si può fare.
Se volete invece prenderla con calma potete accomodarvi nella saletta al piano superiore.

Ah, una piccola nota.
Ovviamente non ho resistito e ho assaggiato anche i tramezzini con il mascarpone tartufato: ecco, c’ho avuto un leggero mancamento per l’ebbrezza. Rapitene un paio per merenda: non ve ne pentirete.

Dove
Bar Zucca
Via Gramsci 10
Torino

Il cannelé del Mint Garden Café (Milano)

Posted on 16 dicembre 2013 by in Bar, Dolci, Lombardia, Milano

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Per voi che mai siete sazi di novità Milano è una città ottima: non passa settimana senza che apra un qualche nuovo posticino in cui lasciare il cuore.

Così è accaduto quando sono andata da Mint Garden Café, così cosy che non ci si crede.
Aperitivo, pranzo, colazione, cena, spuntino, merenda: scegliete un’occasione, accomodatevi presso uno dei loro tavolini di vetro e ferro sottile, aprite il menù e scegliete.
Se avete voglia di qualcosa di buono lo troverete.

Io ho assaggiato il cannelé con salsa di cachi accompagnato da un caffè americano: una dolce pausa in una soleggiata Domenica pomeriggio.
Tra chiacchiere e bocconi i muscoli si sono distesi e i sensi risvegliati.

Non avevo mai sentito un cannelé e avevo voglia di sperimentare: non troppo dolce, grazie alla salsa mi è sembrato di gustare un pezzetto d’autunno. Forse l’esterno era troppo cotto ma, nel complesso, è stato più che apprezzato.
Il caffè americano – a cui aggiungo sempre una punta di latte freddo – ha controbilanciato con una punta di necessaria amarezza: sorseggiarlo tenendone la tazza tra le mani e guardarsi attorno – tra piante, fiori, rampicanti e grandi vetrate luminose – potrebbe infondervi una grande sensazione di pace.

Aggiungiamo l’estrema cortesia del personale, il loro suggerimento di provare uno tra i molti panini del menù e il risultato è che il Mint Garden Café potrebbe diventare uno dei vostri nuovi rifugi preferiti.

Dove
Mint Garden Café
Via Casati 12
Milano

La terribile caduta in disgrazia di Zanarini (Bologna)

Posted on 25 ottobre 2013 by in Bar, Bologna, Emilia Romagna

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(Alert! Questo post è pieno di aggettivi e iperboli che solo una drama queen come la sottoscritta potrebbe utilizzare a proposito di un bar. Prima di leggerlo si attivi la modalità “ironia” e si comprenda che i toni esagerati vengono utilizzati per stemperare l’atmosfera di profonda delusione che riempie il mio cuore a forma di dispensa)

Tristezza, mestizia, orrore e turbamento.
Sconquasso, terrore, A come Atrocità e doppia T come Terremoto e Tragggedia.
Stupore, tremore, incredulità e depressione.
Buttiamoci dentro anche tutti gli stadi del dolore, mezzo chilo di crudo, un quarto di mascella crollata inesorabilmente a terra e un sacchetto di sospiri, e otterrete tutto ciò che ho provato quando ho scoperto che…

… Zanarini ha cambiato gestione e non è più quello di una volta.

Voi non c’avete idea del turbamento provato nel momento in cui, tornata al mio bar preferito di sempre dopo diversi mesi d’assenza, l’ho trovato modificato nell’arredamento e nella qualità.
Mi è venuto un-attacco-di-panico.

Per spiegare tutto questo sentimentalismo permettetemi di raccontare qualche ricordo, che fungerà da suo epitaffio.

Zanarini era l’unico posto che mi spingeva a puntare una sveglia il Sabato mattina dopo una settimana di catastrofe e recarmi nel centro di Bologna. Era l’inizio di una giornata di ricarica.
Zanarini era il pensiero che mi spronava ad alzarmi presto mentre stavo scrivendo la tesi, una tappa fissa prima di recarmi in Sala Borsa a documentarmi e concentrarmi.
Zanarini era la certezza della giornata, col suo croissant salato che solo noi bolognesi sembriamo conoscere e apprezzare – e il cappuccino servito in una grande tazza, con la schiuma densa e la miscela di caffè perfetta.
Da Zanarini ho fatto aperitivi, colazioni, preso caffè con amici di passaggio e torte tenerine nei momenti di massimo bisogno; mi sono beata tra le crostatine alle fragole e i biscotti sablé, soufflé al cioccolato e créme; mi sono rilassata ai tavolini in piazza e bevuto the pregiati al piano superiore, saccheggiato tartine con mousse prelibate e sorseggiato Rossini.

Bene, la nuova gestione ha cambiato il meraviglioso bancone e le vetrine della pasticceria, riposizionato la cassa nel punto più scomodo di sempre e modificato il menù totalmente.

Vi assicuro che quando mi hanno dato il croissant sul piattino ho capito a vista che era diverso: addio patina burrosa! Addio croccantezza! Addio minuscoli grani di sale sulla superficie! Benvenute stopposità e insipidità, pesantezza e insoddisfazione!

E il cappuccino.
Il cappuccino!
Una tazza grande la metà della precedente senza più la Z impressa, con un contenuto che non giustifica più il costo alto (€ 1,60!).

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Gli ho dato due possibilità ma no, no, è tutto finito.

L’ultima onta è il vedere la scritta “Zanarini by Antoniazzi” all’entrata.
Chi siete voi? Da dove venite? Perché avete commesso questo scempio? Dove avete messo il bellissimo bancone semicircolare? Perché avete reso anonimo – con un arredamento pseudo minimal – un tempio sacro? Dove avete messo le tazze lineari ed eleganti? E soprattutto: CHE FINE HA FATTO IL CROISSANT SALATO?

Uscitelo! Resuscitatelo!
Se mi diceste che per anni ho mangiato un cornetto surgelato della peggior marca (cosa che escludo) ne sarei comunque sollevata, pur di riaverlo!

Quindi il mio destino è questo?
Tramandare al mondo la storia di “quando Zanarini era un paradiso a Bologna“?
Lo farò.

Intanto consigliatemi qualche altro posto, che così non posso andare avanti.

p.s. Se volete leggere cosa ne scrivevo quando era ancora un posto meraviglioso, eccolo qua.

La colazione perfetta: Zanarini (Bologna)

Posted on 23 febbraio 2012 by in Bar, Bologna, Emilia Romagna

Aggiornamento del 6 Novembre 2013
L’ho detto, scritto, twittato e urlato ai quattro venti, con una disperazione pari solo a quella della fine delle vacanze estive: Zanarini ha cambiato gestione, e non è più quello di una volta.
Questa che leggete è una celebrazione ormai non più valida ma che rimarrà nell’Internet a imperitura memoria di quello che fu un paradiso felice.

Ecco la nuova recensione > http://bit.ly/1b6QO2N

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Cos’è la prelibatezza?
Non è una parola in qualche senso evocativa, che dal suono suggerisce una splendida sensazione: la R iniziale scuote e scivola tra l’allappante L, le spiccate B e T e le sibilanti Z che suggeriscono relax. Parla di un brivido nel suo divenire.

Quindi cos’è prelibato?
Ciò che fa sussultare i sensi in modo compiuto, un circolo perfetto.

Cos’è per me prelibata?
La colazione di Zanarini.

Ah! Non immaginate da quanto tempo penso a cosa avrei scritto a riguardo di questo bar storico che tanto amo e che per me rappresenta la perfezione della colazione!
Come infatti rappresentare in parole la splendida sensazione di pace, famigliarità e emozione che quei gesti rituali provocano? Poi, appunto, l’illuminazione: con prelibatezza.

Due sono i protagonisti, il Re cappuccino e la Regina brioche salata, che da anni ordino con la stessa formula agli stessi cassieri, camerieri e professionali baristi, come se pronunciassi la formula magica dell’inizio divino di giornata. (altro…)

Il caffè macchiato di Terzi (Bologna)

Posted on 12 dicembre 2011 by in Bar, Bologna, Emilia Romagna

Lunedì post ponte.
C’è qualcosa di peggio al mondo?
Forse solo ogni lunedì senza ponte.

È inutile che scuotiate la testa con aria incredula: si deve ricominciare (a meno che nel weekend non abbiate sbancato qualche casinó o vinto alla lotteria).

In codesta funesta giornata voglio peró donare un barlume di gioia e speranza a tutti i bolognesi, invitandoli a recarsi in un luogo da alcuni già conosciuto e stimato, ma da molti ignorato.

Cosa c’è di meglio infatti di iniziare una settimana ardua con un buon caffè, o un eccellente cappuccino?

Vi prendo virtualmente per mano e vi conduco gentilmente sull’uscio di uno dei migliori bar di Bologna, collocato proprio nel suo cuore, in via Oberdan.
Siete alle porte del caffè Terzi dove, se ascolterete la sottoscritta, ordinerete un caffè macchiato con scaglie di cioccolato. (altro…)

I dolcetti di Gamberini (Bologna)

Posted on 11 novembre 2011 by in Bar, Bologna, Dolci

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Quando si tratta di cibo la mia forza di volontà si riduce a zero.

Vi faccio un esempio.
Quando uscivo dalla Sala Borsa dopo lunghe sedute di studio e di scrittura della tesi pensavo “Uhm, ci vorrebbe un caffè da Gamberini, ma che sia solo un caffè!“, e mi appropinquavo verso la pasticceria in via Ugo Bassi, a Bologna.
Un caffè, un caffè, devi ordinare solo un caffè, nient’altro, un caffè! Ce la puoi fare!“.
Poi entravo, mi trovavo di fronte al banco pieno di dolcetti perfetti, colorati e invitanti, e cosa dicevo?
Un caffè… e uno di quei dolcini con la frutta!“.

SBAM!
L’omino dentro al mio cervello si suicidava.

Il punto è che i dolcetti di Gamberini sono opere d’arte, versioni miniaturizzate di torte e altre prelibatezze: il cubo di Sacher sormontato da un lampone è divino, ma la mia predilizione va al pasticcino con la frutta.
Chiamarlo pasticcino è un’onta: è un dolcino bellissimo da vedere e delizioso da gustare.

La base di pastafrolla è spolverata di zucchero a velo e riempita di crema fresca e leggera, che fa da cuscino ai frutti.
Questi sono disposti con precisione millimetrica e studio architettonico, una sorta di ikebana gastronomico.

La versione estiva-autunnale è composta da lamponi, fette di albicocca e fragola, kiwi, mela, un mirtillo solitario e metà kumquat. Come si suol dire, mancherebbe la ciliegina (ma a dire il vero c’è pure quella).

Ora invece cosa vi tocca? In inverno-primavera trovate lamponi e more succose, fragoline di bosco dolcissime, una fetta di carambola, di kiwi e di fragola, tutti saporiti e maturi, una delicata freschezza a ogni boccone.

Esiste però anche la versione “365 giorni”, forse la mia preferita, vuoi perché trovarla è una certezza, vuoi per i frutti di bosco posati come una piccola piramide, scelti con cura, senza imperfezioni. (altro…)