16 December 2017
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Il gelato di Stefino (Bologna)

Posted on 4 settembre 2017 by in Bologna, Dolci, Emilia Romagna

StefinoGuarda questa che continua a scrivere recensioni sul blog invece di affidarsi al potere di Instagram e, magari, comprare un pacchetto di followers!“.

Me lo dico da sola, so di andare un po’ controcorrente, ma che posso farci se ogni mio consiglio ha dietro un ricordo, una storia, un bel perché? Come qualche giorno fa, quando sono tornata in una gelateria e… ok, andiamo con calma.

Siamo a Bologna, dove la mancanza di novità culinarie entusiasmanti si scontra con la presenza di numerose e eccellenti gelaterie. Più precisamente, ci troviamo in via San Vitale, area non ancora frequentata dai turisti e al limite con la sempre più famigerata “zona universitaria”. Qui, sotto portici bassi, rossi e silenziosi, si trova quell’istituzione che è Stefino.

I bolognesi non hanno bisogno di presentazioni, e sanno che fino a qualche anno fa si trovava in un’altra strada. Tutti gli altri mi ascoltino bene.

Tempio del gelato artigianale, ha precorso i tempi puntando da sempre su ingredienti km0 e bio, mettendo a punto una consistenza perfetta e avendo un occhio di riguardo per la tradizione. Però a un vero felsineo tutto ciò non interessa granché: deve essere più che buono, più che invitante, goloso e suadente.

Così ora possiamo entrare, chiedere cos’è il gusto “Crema bolognese” e sentirci dire “È una crema un po’… carica, ecco. Con tante uova“, innamorarcene e ricordarsi dei dolci delle nonne emiliane al primo assaggio.

Oppure rimanere increduli dall’intensità del “Latte e miele“, dove il primo proviene dagli Appennini vicini.

Per i palati classici il gianduia, ricco di nocciole intere, sarà un conforto; chi cerca un’avventura troverà i gusti curcuma e wasabi; il matcha e il crema con fichi caramellati aggiungeranno indecisione nella scelta finale. StefinoL’aggiunta di panna è gratuita (il che non è affatto scontato) e, come se tutto ciò non bastasse, Stefino è un punto di riferimento pure per chi desidera un gelato gluten free (hanno anche i coni preparati da loro e posso confermarne la validità) e, addirittura, vegan.

Infine, un avvertimento: a Bologna non si ordina mai una “coppetta”, ma una “cestina“. Siate pronti, preparati, e buona passeggiata per San Vitale.

p.s. ha aperto anche a Roma 

Dove
Stefino
Via San Vitale 37/A
Bologna
Tel. 051 5874331

L’Hugo del Ruggine (Bologna)

Posted on 3 febbraio 2016 by in Bologna, Emilia Romagna, In alto i calici

Il Ruggine (Bologna)Bologna ti adoro ma in questi anni t’ho ben persa di vista.
Che fai, che ti succede, c’hai programmi? Perché anche se ormai vivo a Milano (ma non troppo, in effetti) non posso non pensare a te e penare sapendo che tra i tuoi vicoli racchiudi misteri che non ho ancora svelato.

Questo spiegherebbe anche l’approccio che hai con i ristoranti e simili, che tendi a ben nascondere ponendomi in seria difficoltà quando i miei amici mi chiedono “Mi consigli un posto per (aggiungere: pranzare, cenare, un caffè, uno spuntino, ricchi premi e cotillon)?“. Ecco, ora ti prenderò in contropiede rilevando uno dei tuoi segreti, tale per i forestieri che non si avventurano oltre le due Torri ma assai meno per i locali che lo assaltano a ogni ora: il Ruggine.

(altro…)

Le caldarroste di Nicola (Bologna)

Posted on 24 dicembre 2015 by in Bologna, Emilia Romagna, Gluten free, Tradizioni

Le caldarroste di Nicola
Natale
.
Tempo di pensieri, riflessioni e patemi.
Di diatribe tra pandoro e panettone.
Di parenti, tombole, ricchi premi e cotillon.

Non lo amo ma lo tollero, essendo una perfetta occasione per mangiare a profusione. Mi inchiodo alle tavole e metto alla prova le capacità dei cuochi e commensali, agguerrita come poche e senza l’intenzione di alzarmi senza aver raggiunto la sazietà (tipo a Pasqua).

Però è vero che accentua le emozioni, i sospiri, il bisogno di coccolarsi ed essere indulgenti.
Per questo, mossa da cotanta commozione, mi accingo a parlarvi di uno dei miei “posti” del cuore, dell’anima, della vita (ed è subito un libro Harmony).

È un’istituzione bolognese, una solida certezza, un diritto al pari di Beppe Maniglia che trovi ogni Sabato in piazza Maggiore.
È lo Street food prima che questo termine fosse coniato. Tradizione e punto di riferimento nel tessuto cittadino.
È Nicola, il caldarrostaio di via Rizzoli.

Le caldarroste di NicolaNon è Autunno finché non mi presento al suo cospetto e non compro un sacchetto di castagne, e non c’è passeggiata invernale che non passi da lì, ottima scusa per scaldarsi le mani e gustare il piacere della semplicità.

Per me è lì da sempre (in realtà dal 1970 che, visti i ritmi forsennati con cui gli esercizi commerciali aprono e chiudono, può esser ben definito come “sempre”) con i suoi sacchettini “doppi” con una parte dedicata alle bucce per preservare Bologna, e praticamente mi ha vista crescere: quando andavo a scuola in centro e per tornare a casa ci passavo davanti, mi fermavo e portavo il cartoccio caldo in autobus, dove si diffondeva un irresistibile profumo.

Che poi lui ci tiene a sottolineare di essere il migliore, il primo, il più buono ed esperto, e io non posso che confermare.

Le caldarroste di NicolaL’immagine di quell’angolo di strada in cui da Settembre a Febbraio, forse Marzo, trovi il suo banchetto mi provoca grande nostalgia e affetto. Che ci sia mezzo metro di neve, pioggia, gelo o ciel sereno, Nicola è li.
E alle caldarroste non si riesce a dire di no.

Postilla da gastro-chic:
E poi le sue castagne sono vegane, vegetariane, senza glutine e a km zero. Che altro volete?

Dove
Da Nicola
Via Rizzoli
Bologna

Le costine dell’Osteria Vini d’Italia (Bologna)

Posted on 15 aprile 2015 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

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Quando torno a Bologna, mia città natia, incappo negli stessi ristoranti. È un meccanismo originato dall’affetto, dall’abitudine e dal bisogno di un rifugio sicuro per me e i miei amici. Ciò non toglie che, quando in molti si sperticano in consigli e segnalazioni, si possa tentare qualcosa di nuovo.

Io sono cresciuta vedendo l’osteria Vini d’Italia dal finestrino dell’autobus che mi portava da casa al centro: l’ho notata tante volte ma mai che mi ci sia avvicinata, la credevo un’enoteca e non ne conoscevo la vera natura di piacevole e tranquilla tavola in cui assaggiare una cucina legata al territorio e di qualità.

Ho aperto il menù e, come un cane da caccia, puntato subito le costine di mora romagnola cotte a lungo a bassa temperatura e accompagnate da una maionese al BBQ, esplicitamente dedicate “all’amico e collega Max Poggi“.
Un piatto rustico quanto l’arredamento in legno scuro solcato da graffi, i pavimenti uguali a quelle di casa di mia nonna, le lampade di vetro a effetto intrecciato, la cucina a vista, i poster, i quadri e le foto appese alle pareti, le custodie di vinili di ogni genere sospesi a mezz’aria.

La loro natura ruvida e semplice era esaltata da una preparazione magistrale che le ha rese estremamente tenere e succulente, con parti più croccanti a custodire bocconi sapidi e ben grassottelli. Non c’era manco il bisogno di usare le mani e rosicchiare: si spolpavano dalle ossa al primo tocco di coltello e forchetta, senza spreco alcuno e con mia estrema soddisfazione.

Andiamo, colleghi della sugna, torniamo ad assaggiare questo straordinario comfort food emiliano. Rimarrete assuefatti dalla maionese al gusto di salsa barbecue in cui immergere la carne e le patate cotte al forno, e riscoprirete l’essenza del sacrosanto piacere della lentezza e della convivialità.

Dove
Osteria Vini d’Italia
Via Emilia Levante 142
Bologna
Tel. 051 541509

Mangiare pesce a Bologna? Da Banco32

Posted on 17 dicembre 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

 foto (2)

Tre sono i principi cardine del bolognese medio:
1) ogni anno deve salire al santuario di San Luca percorrendo l’irto porticato verso la cima del colle. A piedi, ovviamente;
2) i tortellini della nonna sono sempre i migliori del mondo (e infatti ne ho parlato anche su Spray Food);
3) in estate parte per la riviera, e tra Pinarella di Cervia e Marina di Ravenna ci si assicura relax e divertimento.

Sorprende quindi che in una città così vicina al mare siano ben pochi i posti in cui mangiare pesce facilmente, senza pomposità. Se c’hai voglia di uno spaghetto alle vongole o un branzino al sale o vai al classico ristorante o improvvisi in casa.
Così pensavo, poi ho provato Banco32.

Sapete il Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi? E’ in corso un’opera di ammodernamento – così come per il mercato di Mezzo sotto le due Torri – che ha portato all’apertura di questo localino tanto comodo quanto easy che, collegato direttamente alla pescheria, serve piatti di pesce freschissimo.
Dal menù in quotidiana evoluzione ho scelto la tagliata di pescespada con cajun su letto di spinaci saltati e puré di patate.

Per chi non lo sapesse, il cajun è un misto di spezie tendente al piccante, molto aromatico e corposo: unito a un pizzico di scaglie di sale ha saputo donare uno spiccato sapore al protagonista, perfettamente cotto e succoso.
Il puré, spolverato con petali di fiori, era vellutato e composto da una notevole quantità di patate, mentre gli spinacini donavano molta freschezza – necessaria, visti i forti condimenti.
Nel complesso pareva di trovarsi in un posticino in Romagna, cullati dal sentore di salsedine e dall’accento delle persone. Socchiudi gli occhi, ed è subito Luglio.

La presentazione del piatto, poi, mi ha ben stupita, essendo semplice ma curata.

Son rimasta favorevolmente colpita da Banco32, che è riuscito a colmare un vuoto nella gastronomia bolognese pret-à-manger in modo moderno e convincente.
Certo, non aspettatevi le tovaglie di lino o il maitre di sala e portatevi una sciarpina: ricordatevi che mangiate in un vero mercato storico della Dotta!

Dove
Banco32
Via Ugo Bassi 23 c/o Mercato delle Erbe
Bologna
Tel. 051 269522

Suvlaki e tzatziki da To Steki (Bologna)

Posted on 5 novembre 2014 by in Bologna, Etnicità diffusa, Secondi Piatti

tosteki

Due vite e mezza fa cantavo opera lirica al teatro Comunale di Bologna e pensavo che l’avrei fatto per sempre, che sarei cresciuta nella polverosa sartoria, tra le fotografie in bianco e nero appese al bar interno, tra le infinite scalinate dai gradini consunti e i ballatoi pieni di funi in cui inciamparsi era un attimo e se guardavi giù avevi le vertigini.

Dopo diverse vicende – crescere, la maturità, l’incertezza di un mondo dove il tempo passa diversamente – ho smesso di varcare l’entrata artisti, divorare Pocket Coffee per stare sveglia e fare i compiti in camerino, mentre il To Steki è ancora lì. Lui mica è cambiato, da bravo ristorante greco gestito da (apparentemente) burberi greci che da tanti anni allieta la Bologna universitaria con tzatziki e pita gyros di alta qualità.

Certo, i tavolini sono piccini e trovare posto è una sfida ma scomodità e pazienza saranno ripagati da ondate di insalate con le olive, la feta, cipolle e un pizzico di origano, formaggio grigliato con un filo di miele, moussaka saporita e involtini di foglie di vite (i dolmaki).
Il mio piatto preferito in assoluto è il suvlaki, corposi spiedini di maiale spolverati di sale e spezie che vengono arrostiti per bene, finché i bordini non scrocchiano, e serviti ancora ustionanti. Ne posso mangiare all’infinito, scottandomi le dita per l’impazienza.

Dopo ore di prove, le lezioni, i corsi e le recite passavo davanti alle loro vetrine e scrutavo all’interno per sondare l’affollamento. Prendevamo i posti, posando i raccoglitori gonfi di spartiti sulle ginocchia e passavamo dalla Bohème alla baclava.

La zona non è mai stata troppo tranquilla e, in particolare, durante il weekend la piazza accanto viene invasa dagli universitari assai troppo festanti. Fate quindi un po’ più attenzione del solito, ma non fatevi intimorire: lì, come avrete capito, ci sono tanti miei ricordi.

Dove
To Steki
Largo Respighi 4/E
Bologna
Tel. 051 268012

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Le tagliatelle della trattoria Anna Maria (Bologna)

Posted on 18 marzo 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, La sagra del carboidrato, Primi Piatti

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Una delle domande che mi rivolgono più spesso è “Dove posso mangiare bolognese nel centro di Bologna?“. Eh, né facile né scontato: la buona cucina locale, quella vera e schietta, si inerpica su per i colli, difficilmente percorribili senza un’auto.

Come fare? Io ho alcuni posticini di fiducia – poteva essere altrimenti?! – che sortiscono sempre un buon risultato: uno di questi è la trattoria Anna Maria in via Belle Arti, famosa per le sue tagliatelle al ragù.

Ho avuto il piacere di scoprirla insieme al nostro cookies & golden retriever master in una gelata notte invernale che chiamava a gran voce cibi soddisfacenti.

Prima nota: abbiamo prenotato e fatto bene, visto che il ristorante era strapieno. Vi troverete turisti di ogni nazionalità mescolati a tenaci emiliani, e ci metterete ben poco a distinguerli.
Seconda nota: la simpatia del cameriere era indimenticabile, del tipo che ti rende la serata ancor più piacevole e ti strappa molto sorrisi senza invadere.
Terza nota: il menù comprende notevoli specialità a prezzo medio-alto. Se volevate un’osteria dal prezzo più basso trovare quella dell’Orsa: qui un primo costa la bellezza di € 14. Meritatissimi, però!

Vediamo di farvi venire un po’ di gola raccontandovi queste tagliatelle, regine assolute della tavola.
Che siano prodotte a mano è indubbio: la loro sfoglia è straordinariamente sottile, del tipo che non appesantisce e si lascia divorare con gioia, della specie che si lascia sommergere dal ragù e lo trattiene a sé. Brave, fate il vostro dovere.
Essendo così ben tirate vi renderete conto di averne una gran porzione solo quando sarete a metà, e le starete avvolgendo da un bel pezzo.
Allenate le dita nell’arte di ruotare la forchetta, che qui ce ne sarà bisogno!

Passiamo al ragù.
Essendo bolognese è di carne ma ogni signora che si rispetti ha la sua ricetta segreta. Posso tentare di indovinare la presenza di un po’ di salsiccia visto il gusto intenso, e di un buon quantitativo di pomodoro per non risultare asciutto.
Apprezzo, e sono sicura che lo farete anche voi.

Se una signora verrà in visita al vostro tavolo e vi chiederà informazioni sull’andamento non vi spaventate: si tratta proprio della signora Anna Maria, in persona!

Se alla fine del piatto non vi sfugge un sonoro “Sorbole!” significa che non vi ho proprio insegnato niente.

Dove 
Trattoria Anna Maria
Via Belle Arti 17
Bologna
Tel. 051 266894

L’hamburger di mortadella del Welldone (Bologna)

Posted on 29 gennaio 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, La sagra del carboidrato

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Città che vai, hamburger che trovi.

Se a Milano regna quello “gourmet”, dalle variazioni sofisticatissime (il foie gras!), a Bologna non puoi resistere a quello con la mortadella.

… Mortadella?!

Ok, andiamo per gradi.

In uno dei miei rilassanti sabato mattina bolognesi (una tradizione e necessità) ho notato un posticino molto invitante e, se devo dirlo, molto “alla milanese“: arredamento curato, immagine ben pensata, “brunch”, pancake e, soprattutto, gli onnipresenti hamburger. Si chiama Welldone.
Alla prima occasione ho ritenuto doveroso provarlo – dopotutto sto recensendo tutti i panini meneghini, mica posso farne sfuggire uno “di casa”.

Sulla tovaglietta-menù spiccava lui, il “Bolognese“, non tanto per il nome quanto per gli ingredienti: polpettone di mortadella “Oro” Bologna e parmigiano reggiano 24 mesi accompagnati da maionese, insalata e pomodori.
Come potevo resistere a questo delizioso e emilianissimo ripieno, garanzia di sapori decisi e ricchi?

Addentare un panino tra cui è custodita la mortadella tritata, resa polpetta e cotta al fine di farla diventare appena croccante è un’esperienza inconsueta e appagante: è il sapore che non ti aspetti.

Un altro suo pregio è il pane, su cui spesso sorgono dei problemi: questo era sottile al punto giusto e caldo, con i bordi friabili e gustosi. Io, che spesso lo lascio lì, l’ho terminato intingendolo nella salsa barbecue.

Aperto da pochi mesi, il Welldone ha due punti nel centro di Bologna e, quando ci sono stata io, era preso d’assalto (quindi prenotate o andate sul presto).

Soppalcato e con un piccolo cortile interno, grazie alla sua posizione e al menù che copre dalla colazione alla cena potrebbe diventare uno dei vostri posti preferiti per un’occasione informale, coccolosa e a buon prezzo.

Dove
Welldone
Via Caprarie 3C
Tel. 051 265722
o
Via Fioravanti 37C
Tel. 051 0284823
Bologna

Il filetto di Angus irlandese della Taverna del Farneto (Bologna)

Posted on 30 ottobre 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

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Io so poche cose con certezza ma vi assicuro che al 98% riguardano il sorprendente mondo del food e tutti i suoi collegamenti.

So cosa farò domani? No, ma probabilmente so cosa mangerò.
Conosco il mio destino? Macché, a parte l’incrociare tavole imbandite.

Se una veggente cercasse di vedere il mio futuro in una sfera di cristallo troverebbe una porchetta.

Eppure talvolta anche i nostri ristoranti preferiti sbagliano, hanno una serata storta, non brillano.
Tutti a parte La Taverna del Farneto che, in anni di frequentazione, non ha mai peccato.

Sono affezionata a questo ristorante che si disperde tra i calanchi degli Appennini bolognesi, collocato su una strada in una frazione della frazione della mia città d’origine.
Ho molti ricordi qui legati, sia per quanto riguarda il cibo sia per le occasioni – come l’averci festeggiato la cena di laurea – e tutti squisiti, avvolti in un’aura di magica nostalgia.

Dato che mancavo da qualche tempo ho deciso di tornarci e constatarne la sempre alta qualità, i menù dalle portate invitanti, il servizio solerte, gentile, preciso e simpatico, una carta dei vini che persino la sottoscritta riesce a riconoscere come interessante e un ambiente curato ma non tirato.
Perfetto per una serata tete-à-tete che non trabocchi nell’imbarazzo o per un pranzo famigliare.

La mia ultima infatuazione va al loro filetto di Angus irlandese, preparato così bene da far sospirare: una carne tenera, altissima, succosa all’interno e con una patina esterna leggermente abbrustolita (ma proprio appena appena). Si prende il coltello affilato e ci si sente provetti chef nell’affettarlo.
Servito su un piatto candido, con un filo di aceto balsamico e un crostino ancora caldo, faceva la sua splendida figura.

E poi, sapete la soddisfazione di andare in un ristorante di carne e non stare attenti al grammo? Nel senso: la maggior parte vi costringe a pesare il vostro appetito. 180, 250, 300 grammi? Personalmente, se è meno di 400 non è vero amore, e spesso vorrei prendere ciò che mi viene servito, correre in cucina, afferrare una bilancia e farmi giustizia, che va bene che il peso è a crudo ma io c’ho un certo occhio.
Ecco, quando scelgo la carne alla Taverna del Farneto non devo pensare a questi dettagli: mi godo tutta la squisitezza del filetto in tutta placidità (non si scherza sulla carnazza!).

A dire il vero questo ristorante non è specializzato solo in carne: si mangia anche dell’ottimo pesce, degli antipasti sublimi e dei dolci molto originali e scenografici.

Fabrizio Boccafogli – lo chef – ha saputo realizzare quello che personalmente considero un piccolo capolavoro, e mi ha dato una delle mie poche certezze, sulla tavola come nella vita.

Dove
La Taverna del Farneto
Via Jussi 188
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 0516251236