17 November 2018
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Uramaki e frutta da Bomaki (Milano)

Posted on 18 gennaio 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Bomaki (Milano)Sognando i prossimi viaggi in posti esotici e lontani, mai come in questi ultimi anni si pensa al Brasile e a Rio. Saranno i Mondiali di calcio? Le prossime Olimpiadi? O il suo inesauribile fascino? Chissà, fatto sta che se mi dicessero “Andiamo?” io preparerei le valigie in tempo record.

Giacché questa domanda ancora non è giunta e le speranze di visitare il paese carioca son flebili, mi limito a fantasticare e trovarne un po’ di atmosfera in posti come Bomaki.

A Milano ne trovate ben tre per soddisfare la voglia di uramaki e sashimi con una svolta brasileira, che effettivamente potreste mangiare là dove anni fa sono sorte le colonie del Sol Levante.

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Oman: istruzioni per l’uso (commestibile)

Posted on 13 gennaio 2014 by in Etnicità diffusa

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La mia dichiarazione di passare le vacanze natalizie in Oman ha prodotto nella maggior parte delle persone ben 3 domande:
1) dov’è l’Oman?!
2) ma perché in Oman?
E, giustamente:
3) cosa si mangia in Oman?

Mentre la prima è di facile risoluzione (Medio Oriente, sulla costa, a destra dello Yemen) e la seconda più complessa, la terza mi spinge a tornare e inaugurare il 2014: bentornati su The Royal Taster, voi che amate il buon mangiare!

L’Oman: paese misterioso di cui non si sente molto parlare.
Sultanato presieduto dal 1973 dal Sultano Qabosh, persona amata e illuminata.
Nazione con paesaggi meravigliosi – canyon, oasi, spiagge, mari azzurri, deserti rossi, dune alte e cieli tersi – in cui si confondono città color sabbia.
Capitale: Muscat (leggasi: Mascat), che si estende per 40 km e fornisce come punti di interesse il suq, il teatro dell’Opera, i palazzi del governo, enormi centri commerciali e l’incredibile moschea.
Di cosa vivono? Delle ricchezze portate da petrolio e gas (la benzina costa 25 cents di euro al litro. Ridiamo).
Popolazione: gli omaniti sono più o meno 3 milioni (solo!) ma sono in ottima compagnia di indiani e bangladesi, molto importanti per l’economia locale.

Venendo a noi: cosa si gusta in questo affascinante luogo?
Grande era la mia curiosità prima della partenza e ben poche le informazioni disponibili: ho quindi testato in prima persona.

La cucina omanita non ha delle vere specialità (alcuni vi consiglieranno di cercare lo squaletto bollito): regnano sovrane le prelibatezze indiane e medio-orientali.
Questo è spiegato dal fatto che raramente gli omaniti svolgono lavori manuali, che vengono quindi compiuti dagli indiani e bangladesi sopracitati.

Gli amanti di queste cucine si troveranno più che bene, mentre chi non adora le spezie avrà delle indiscutibili difficoltà.
A ogni pasto non manca mai il riso basmati, condito con limone, o verdure, o zenzero, che diventa il loro pane (colazione, pranzo e cena, e non ne sarete mai sazi).
Gli amanti del genere gioiranno nel gustare curry di pollo e di manzo, in cui l’equilibrio delle spezie non sarà mai lo stesso, e le verdure cotte in intingoli saporiti. In generale, il pollo non manca mai.
Nei posticini medio-orientali addentate senza timore un samosa (involtini triangolari con verdure), le falafel (polpette di ceci), melanzane con melograno, insalatine, spiedini di carne speziata.
Ovunque, insieme al riso, troverete l’hummus (una crema di ceci) che io adoro follemente. Anche in questo caso ogni ristorante ha la sua ricetta, quindi spesso vi sembrerà di mangiare qualcosa di totalmente diverso.
Il pane arabo, sottile e leggero, risulta fondamentale per raccogliere tutte le salsine nel piatto: vi sembrerà insapore ma in breve tempo ne sarete assuefatti.
Sebbene in Oman si muoia di caldo per la grande maggior parte del tempo, potrete trovare anche delle zuppette di verdure o legumi invitanti e, ovviamente, arricchite dalle spezie.
Tra la frutta più comune ci sono il melone bianco, l’anguria e l’ananas, nonché delle dolcissime banane in miniatura.

Ovviamente essendo un paese a credo musulmano la carne di maiale e l’alcool sono vietatissimi, ma mentre la prima non la troverete manco se vi impegnate (vorrei farvi vedere la mia faccia quando a colazione mi sono trovata il bacon di tacchino) il secondo è reperibile nei locali con la licenza (o nei grandi hotel). Gli stranieri e gli omaniti che ne hanno bisogno per business possono farne richiesta e utilizzare delle tessere, ma pare una procedura così complessa che si perde la voglia.

Quindi, cosa bevono a parte l’acqua naturale?
Un drink assolutamente delizioso da provare e che si trova dappertutto è il lemon mint (succo di limone unito ad abbondante menta), mentre la Pepsi ha il meglio sulla Coca Cola.
Si trovano anche lattine di lassi – una bevanda a base di yogurt aromatizzato a diversi gusti – e Schweppes di tutti i tipi.

Attenzione al caffè: quello tipico omanita è di cardamomo.
Fortino, per usare un eufemismo, e difficilmente definibile come “caffè” ma in molti luoghi ve lo offriranno dalla loro tipica caffettiera accompagnato da datteri.
Istruzioni per l’uso: non chiedere lo zucchero (non ve lo daranno), mangiare un dattero per addolcirsi la bocca e sorseggiare questo cardamomo concentrato. Funziona? Beh, insomma, c’ho da ridire, ma di sicuro sveglia.

Appunto, i datteri sono una risorsa del paese: li mangerete sia naturali sia secchi, a volte arricchiti da frutta secca.
Da loro nascono diversi tipi di dolci omaniti – come l’halwa, una crema che vi consiglio di assaggiare calda – e non c’è posto che non li offra.
Nei secoli passati il loro miele veniva pure usato come difesa dei fortini, ovvero reso bollente e gettato sul nemico (che bei momenti!).

Nella maggior parte delle città non esiste una gran varietà di ristoranti quindi occorre adattarsi appena e, soprattutto, non cercare di mangiare a tutti i costi quelle che vengono considerate le specialità dell’Oman: rischiereste di girare a vuoto.
A Muscat si trovano anche ottimi ristoranti turchi che servono pesce: la pesca, per l’appunto, è una delle risorse del paese ed è praticata per legge solamente dagli omaniti. Visitare il mercato di Bahla vi darà l’idea di cosa ci sia nell’oceano Indiano (pesci gatti enormi!) e come ci siano altri gusti (per esempio, potrete trovare sardine grandissime a costo ridicolo perché non sono considerate pregiate).

Per terminare, conosco già la vostra domanda: “Insomma, hai mangiato bene?“.
Eccome, direi, e la bilancia l’ha ben messo in evidenza – ma per un po’ non voglio sentir parlare di riso basmati e hummus.
Andate e sperimentate!

Il curry giallo di pollo dell’Artest Caffè (Milano)

Posted on 10 maggio 2013 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Poi, improvvisamente, giunse un’idea: e se, oltre a cercare il miglior hamburger di Milano, mi dedicassi anche al pad thai, che avventura incredibile sarebbe?

Ci ho pensato dopo che ho scoperto un ristorante thailandese squisito, Artest Caffè Thai Snack Bar: ne sono uscita con un’aria così beata da spingermi a considerare l’idea.

Ci dovrò tornare proprio per gustare meglio quegli spaghetti (spizzicati dal piatto del mio generoso commensale) e, senza dubbio, per immergermi ancora nei sapori orientali del curry giallo di pollo, ormai ben impressi nella mia memoria.

Innanzitutto è doveroso parlare anche dell’arredamento: poltrone vintage da cinema si mescolano a lanterne etniche, carte da parati ricercate e tavolini di legno rendono l’ambiente particolare e accogliente. Non ci sono molti posti ma in estate è disponibile il dehors (io consiglio sempre di prenotare: esiste cosa più fastidiosa dell’essere rimbalzati dopo aver già pregustato una buonissima cena?).

Dopo aver assaporato la delicata zuppa di manzo mi sono messa in contemplazione della cocotte di ceramica bianca contenente i tocchetti di pollo accompagnati dalle verdure e immersi nella vellutata salsa al curry giallo: il solo guardarli e percepire il profumo delle spezie mi ha fatta sorridere e suscitato una grande acquolina, poi ho impugnato il cucchiaio tra le dita e mi sono servita, lasciando tracimare il curry su del riso basmati al vapore.

I bocconcini di carne erano tenerissimi, ben intrisi di curry che regalava una vasta gamma di sapori, uno per ogni spezia, ma senza essere particolarmente piccante (giusto un pizzico).
Le verdure rappresentavano un piccolo diversivo per continuare a mantenere alto il livello di apprezzamento del pollo, gustose e diverse.
La porzione può sembrare media ma è assolutamente una sensazione: sazia, eccome!

Il tocco finale? Prendere delle cucchiaiate di riso e unirle alla salsa rimanente per non perderne una sola preziosa goccia.

Dopo la chiusura di quello di fiducia (a Torino) ero alla ricerca di un altro thai degno, e l’ho trovato.
Quindi festa, let’s celebrate!

Dove
Artest Caffè Thai Snack Bar
Via Marsala 13
Milano
Tel. 02 36704770