28 June 2017
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Il friggione, cibo degli dei emiliani

Posted on 9 maggio 2017 by in Contorni, Emilia Romagna, Regali ricettine

friggione2L’altro giorno, complice un tempo a dir poco orribile (in generale e soprattutto per essere Maggio), mi sono comportata da emiliana esemplare e ho cucinato il friggione.

Non che sia un piatto da stagioni fredde, dato che in terra natia lo si gusta anche con 40 gradi e umidità livello Niagara, ma non si tratta del massimo della leggerezza. Specialità con cui sono cresciuta, mi porta inevitabilmente con la mente ai pranzi di mia nonna, dove viene servita come contorno.

Così mi sono rimboccata le maniche, afferrato l’ombrello e sono andata da fruttivendolo e macellaio al grido di “Datemi i seguenti ingredienti che devo preparare il friggione, sorbole!” (tipicissima espressione del bolognese e provincia).

La ricetta che ho seguito è stata quella dell’Accademia Italiana della Cucina, che mi ha fornito il primo volume della Biblioteca di Cultura Gastronomica su salse e sughi regionali da mettere alla prova, frutto di ricerche accurate su storia e tradizione. Io, ovviamente, mi sono lanciata sull’Emilia Romagna consapevole che il piatto mi avrebbe portato grande conforto. Effetto collaterale: il creare gran curiosità nel fruttivendolo e nel macellaio, che mai ne avevano sentito parlare.

friggione

Cosa occorre? Gli ingredienti iconici sono cipolla, pomodoro e pancetta (tanta pancetta) che devono cuocere a lungo, anzi, lunghissimo: più stanno lì meglio è. La cucina verrà invasa da rustici profumi, la salivazione aumenterà e non ci sarà dieta che tenga. Cucinatelo con pazienza e tanto amore per l’Emilia, e quando sarà pronto accompagnatelo a dei secondi di carne o, se volete veramente esagerare, imbottiteci una tigella bollente. A prova di tempesta, tornado e, ovviamente, ritorno di Novembre. 

Il sukiyaki dello Yazawa (Milano)

Posted on 27 aprile 2017 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Il sukiyaki dello Yazawa

Non c’è imprevisto più soave di quello che ti lascia un pomeriggio infrasettimanale libero da qualsiasi impegno, e non c’è amica migliore di quella che ti porta a pranzo da Yazawa, un ristorantino giapponese incastonato in una delle più belle zone di Milano e mio desiderio proibito da qualche tempo.

Val la pena accennare che ne son venuta a conoscenza su un viaggio in Blablacar tra Milano e Roma, dove uno dei passeggeri altro non era che il fidanzato di una delle cameriere e che ha intessuto 6 ore di lodi magistrali e succulente, tanto da provocare grande acquolina e promettere una visita. Il perché è presto detto: allo Yazawa servono il Wagyu, l’unico, originale, pregiatissimo e certificatissimo manzo giapponese che conquista chiunque alla prima fettina grazie alla particolare distribuzione del grasso, che marmorizza le carni e le rende tenere come burro.

Da qui si spiega anche il “proibito”: tal prelibatezza richiede una certa spesa, giusta ma non alla portata di tutti. A meno che non abbiate l’amica di cui sopra che vi svela che a pranzo si possono gustare dei menù a prezzo più che accettabile. Che meravigliosa rivelazione!

Ordino il sukiyaki, piatto giapponese composto da una pentolina di ghisa in cui sobbolle un brodo con verdurine, un uovo e le preziose fettine di Wagyu accompagnata da una ciotola di riso bianco, una tazzina di cime di broccoli e un dolcino. Perfetto a vedersi, squisito all’assaggio: le mie precedenti esperienze con questa carne non mi avevano preparata a una tale esplosione di bontà concentrata in una morbidezza da delirio. Un’esperienza sorprendente e soddisfacente oltre le aspettative, un rimedio sicuro alle avversità del mondo ed è difficile non farsi sfuggire espressioni di estasi.

L’eleganza del locale, la gentilezza del personale e la quasi totalità di avventori orientali contribuiscono a rendere lo Yazawa un posto da non perdere. A pranzo, appunto, ancor meglio. 

Dove
Yazawa
Via San Fermo 1
Milano
tel. 02 36799710

Il brunch del Madama Hostel Bistrot (Milano)

Posted on 25 marzo 2017 by in Lombardia, Milano

Il Madama Hostel Bistrot

Evadiamo per un giorno, vi va? Fuggiamo dal quotidiano, abbandoniamo agende e cellulari, scappiamo da Milano pur rimanendo nel suo centro, e lanciamoci nell’attività lenta per eccellenza, rilassante per definizione, deliziosa per forza di cose: il brunch.

Uniamo le esigenze e rifugiamoci in uno dei miei nuovi posticini preferiti, in cui ero già stata per l’aperitivo ma che ho ancor più apprezzato nel primo pomeriggio di un’assolata Domenica: il Madama Hostel Bistrot, che mi è stato a mia volta consigliato da Elena.

La situazione era chiara: dopo i 10km della Stramilano ero bisognosa di un ottimo uova&bacon, di coccole ed energia in grandi quantità. Così sono approdata a Brenta, là dove la Fondazione Prada chiama a raccolta decine di arditi e fashion visitatori da ogni parte del mondo creando un curioso effetto distopico, son entrata al Madama e ordinato l’English Breakfast a colpo sicuro.

Il piatto era una gioia già per gli occhi, per il palato è stato soddisfazione: abbondanti e soffici uova strapazzate, funghi champignon, salsiccia speziata, un pomodoro arrosto a dire “Dai, almeno qualcosa di sano mangialo”, patate con la buccia, immancabili fagioli saltati con cipolla e lui, il re del brunch, il bacon, croccantissimo come piace a me. Il tutto accompagnato da succo di pompelmo e caffè americano a oltranza.

IMG_9706Ti dimentichi di tutto: dei problemi, della stanchezza, di essere a Milano. Gli avventori dell’ostello vanno e vengono, le gentilissime cameriere passano con enormi hamburger e invitanti insalate, si parlano molte lingue e l’italiano è una delle tante.
Un altro mondo anche per il prezzo, 13 euro, che per questa città è praticamente regalato.

Viva il Madama, viva il suo brunch!

Dove
Madama Hostel Bistrot
Via Benaco 1
Milano
tel. +39 366 3107485

Il posto in cui sentirsi a casa: Risoelatte (Milano)

Posted on 21 febbraio 2017 by in Lombardia, Milano

Risoelatte5Ricominciamo da qui.

Dalla necessità di trovare punti di riferimento e dal bisogno di eliminare il superfluo per riscoprire le vere passioni e i coriacei interessi, tanto più sulla tavola e in tutto ciò che la riguarda.
Mesi passati a tagliare ponti, sfrondare rami e scacciare costrizioni per far rimanere lei, la sostanza, rappresentata da nuove scoperte in giro per il mondo e posticini che mi sono entrati nel cuore e in cui mi sento tanto a casa che, appunto, manco nel mio milanesissimo monolocale.

E proprio di “casa” si parla quando si entra da Risoelatte, il rifugio per eccellenza di chi ha bisogno di un ristorante nel centro di Milano e non può sfigurare.

Risoelatte6È un posto che mi è assai caro, lo ammetto, e che annulla tutta la mia obiettività, ma se foste alla ricerca di recensioni asettiche non sareste certo qui, quindi preparatevi alla mia dissertazione.

È anche un consiglio, questo, che avrei voluto darvi mesi fa ma, sapete, c’avevo l’ansia da prestazione: poteva essere altrimenti, sapendo che sarebbe stato letto in primis da loro (ciao Ettore, Maurizia, Elvis – per citarne alcuni), che già tanto mi sopportano? Però era doveroso, quindi ho preso coraggio ed eccomi.Risoelatte1Detto questo, Risoelatte è un ristorante perfettamente vintage, tanto nell’arredo quanto nel menù, dove si gusta la cucina lombarda che potevate trovare nelle cucine degli anni ’60, tra tavoli di formica, proiettori Super8, meravigliose lampade a sospensione, un jukebox perfettamente funzionante, nostalgiche campagne pubblicitarie, stoviglie che escono da credenze di modernariato.

Risoelatte4

Essendo io poco avvezza a tali specialità, praticamente mi sto facendo una cultura. Perchè sì, ci passo spesso e volentieri per pranzo e son molto felice di portarci amici in ogni occasione, con la promessa di tanta felicità. Risoelatte è quel genere di posto in cui sei a casa e in cui ti va di appartenere, soffermarti, sentirti un po’ privilegiato.

Non viene la voglia di cercare altro, ma solo di rilassarsi e assaggiare sempre più delizie a partire dal risoelatte, che è sia un primo piatto sia un dolce. Nella veste di primo, si tratta di un riso cotto nel latte e arricchito da diversi tipi di condimenti (il genere di piatto che regala conforto), mentre come dolce si trasforma e, sebbene preparato con gli stessi ingredienti di base, è fresco e leggero, un vizio da concedersi senza indugio.
Risoelatte3

I miei piatti preferiti sono molti anche perché il menù del pranzo cambia ogni giorno, quindi ho molta possibilità di sperimentare: si va dall’arrosto di tacchino con patate arrosto al salmone in crosta di mandorle, il vitello tonnato e il risoelatte in ogni versione, la millefoglie di pesce con verdure, il brasato con la polentina, il baccalà al forno con pomodoro e le vellutate. Non c’è volta in cui ne sia uscita delusa.
Risoelatte2E dopo l’ambiente e il menù, la terza fondamentale componente è la gestione, composta da persone che ti accolgono sempre con un sorriso e che, anche se c’hai avuto la giornata peggiore della storia, te lo fanno spuntare sulla faccia. Posti simili sono rari, quindi occorre farne tesoro e – attenzione! – prenotare. Mettetevi avanti, organizzatevi, siate pazienti e conquistate un tavolo: il locale è un po’ piccolo e disposto su più piani, tra fili di biancheria vintage messa ad asciugare e telefoni in bachelite, quindi i tavoli sono pochi ma l’esperienza è memorabile.

Aggiungo un p.s: Ettore, ecco il famoso articolo!

Dove
Risoelatte
Via Camperio 6
Milano
02 39831040

Il salmone Loch Fyne

Posted on 31 gennaio 2017 by in Senza categoria

Salmone Loch FyneCom’è giusto che sia, tutti i miei propositi food del 2017 (mangia meno, più sano e lascia stare quei tramezzini ripieni di formaggio) sono stati disattesi già il 1 Gennaio, provocando enorme gioia da una parte e conseguente (e succulento) materiale per questo blog dall’altra.

Bentornati, Royal Assaggiatori sparsi per l’Italia (e non solo)!

La mia felicità è sconfinata (come sempre, quando si tratta di parlare di cibi e affini) e i progetti di conquista del mondo sono molti, accomunati dalla volontà di stuzzicare sempre più il vostro appetito e farvi cadere in tentazione. Iniziamo quindi con una scoperta risalente al mese scorso, uno di quei “amori a primo assaggio” resi possibili grazie alla preziosa collaborazione con Selecta, che mi sta permettendo un giro gastro-turistico di tutto rispetto.

Parliamo quindi di salmone, protagonista sempre più assoluto e pervasivo delle tavole in ogni sua declinazione. Nello specifico, intendo il salmone affumicato, una prelibatezza che appare spesso nei menù delle feste, comodamente adagiato su tartine, canapé e vol-au-vent di ogni sorta. Selecta mi ha fatto provare il Loch Fyne, proveniente dalle lontane Highland occidentali e dai suoi impervi fiordi, una prelibatezza che fa la differenza già dal primo assaggio.
Salmone Loch Fyne

Affumicato su trucioli di quercia ricavati da botti di whisky di malto invecchiato (e già questo è tutto un programma), il Loch Fyne è un ottimo esempio di come un prodotto squisito sia anche perfettamente ecosostenibile. Gli allevamenti di salmoni, infatti, sono gestiti secondo tradizioni e regole che garantiscono la salvaguardia dell’ambiente e il benessere dei salmoni. Non per nulla nel 2014 si è aggiudicato il Queen’s Award, ricevendo l’onorificenza direttamente sua Maestà la regina Elisabetta.
E il sapore? Favoloso. Avendolo provato in vari modi (dalla sopracitata tartina alla delicata insalata, fino a farlo diventare il ripieno di uno strepitoso avocado burger) ne ho apprezzato la freschezza e la sapidità. Unico peccato? Che sia finito troppo presto!

La regal playlist e Libratone

Posted on 6 dicembre 2016 by in La Regal Assaggiatrice, MetalFood, Regali Eventi

libratone4Qualche tempo fa sono tornata a casa dopo una giornata travolgente, tosta, terribile.
Ho lanciato le scarpe attraverso la camera come se fossi un’atleta olimpica, aperto il frigo con abile mossa, stappato una birretta praticamente solo col potere dello sguardo, assaporato un lungo sorso e, sospirando, acceso un po’ di musica e mi son messa ai fornelli.
E voilà, è stata la svolta.

Da quel momento, in cui ho associato una “Supersonic” degli Oasis a un risotto con bourbon e speck, ho raffinato e arricchito questo regale rito, rendendolo molto liberatorio e necessario.
Sì, potete immaginarmi come una pseudo Bridget Jones che si sbraccia per casa armata di mestolo: dopotutto c’è chi in casa balla, c’è chi canta e chi, come me, s’approccia alla cucina con la delicatezza di Attila, consapevole di non esser osservata né giudicata da nessuno se non dalle pentole.

Da lì il passo è stato ancor più breve ed è nata una Regal Playlist, ovvero una sequenza di canzoni altamente folleggianti che non consentono ad anima viva dotata del minimo senso di ritmo di rimanere ferma.
E, soprattutto, è giunto il Libratone Zipp, che ha sostituito una cassa bluetooth dal suono mediocre e perennemente attaccata alla corrente.libratone2Il Libratone Zipp è uno speaker wireless ricaricabile (ha un’autonomia di 10-12 ore).

Esteticamente minimal e adorabile, è dotato di cover intercambiabili per adattarsi a ogni stato d’animo o arredamento (tipo che si abbina in modo eccellente al mio teschio-soprammobile).
La caratteristica che, ovviamente, mi ha più commossa è la qualità del suono: lo ZIPP è dotato di tecnologia acustica FullRoom™ e trasmette le onde sonore in tutte le direzioni della mia (piccolissima) casa. 

Grazie alla più che pratica maniglia è portatile, e ha trovato la sua collocazione naturale su una mensola o, ancor meglio, sopra al frigorifero (il centro nevralgico di casa mia).
Si comanda facilmente grazie a una ghiera touch presente sulla parte superiore e all’app proprietaria, con cui si può scegliere la modalità di connessione, Wi-Fi o Bluetooth. Mentre trovo quest’ultima perfetta per le playlist create sull’iPhone, il Wi-Fi è eccellente per accedere su Spotify, dove ho raccolto la delirante selezione musicale che accompagna i miei momenti in cucina:

 

Così ho abbinato un Reflektor degli Arcade Fire a un pollo thai col latte di cocco, una Breezeblocks degli Alt-J a dei zucchini noodles, David Bowie a un’insalata esotica, gli Interpol al brasato col vino rosso, i Kaiser Chiefs a una tagliata di pesce spada alla griglia, i Depeche Mode a litri di suadente cioccolata in tazza.
Se avete suggerimenti, integrazioni imprescindibili, consigli musicali che riescono nell’arduo compito di distendere i miei nervi mentre mi prodigo ai fornelli, son ben accetti.
Nel mentre ditemi che anche a voi, talvolta, capita la stessa cosa.

libratone1

Non Toccatemi il Formaggio!

Posted on 2 dicembre 2016 by in La regal dispensa

fullsizerender-1Si parla molto di “comfort food” ma poco di quei cibi che, assunti anche in piccole dosi, infondono una grande energia, che manco una scossa elettrica.Per me sono preziosi, forse ancor più di quello che regalano pace, perché sono sempre alla ricerca di animo, brio, forza. E in pole position, tra questi cibi dai poteri magici, ci sono i formaggi.

Mi piacciono tutti, dai freschi ai stagionati, da quelli a pasta molle a quelli duri come marmo, ma i migliori in assoluto per lo scopo di cui vi parlavo poco fa sono gli erborinati. Ah, datemene un cubetto e farò un Iron Man!

Capita quindi che in un momento di torpore e malattia Selecta mi invii una scatola con le meraviglie di Non Toccatemi il Formaggio!, uno dei vertici della produzione casearia italiana per originalità e qualità. La apro e svengo (o quasi): lì, perfettamente impacchettati, trovo una fetta di Blu di Bagnoli e un pezzo di Shropshire al Porto e uva di Corinto. Li osservo come se fossi Indiana Jones alle prese col Sacro Graal, e li attacco.blu-di-bagnoliFermiamoci un attimo.
Non Toccatemi il Formaggio! non è solo ciò che esclamo io quando qualcuno tenta di sottrarmi del cibo, ma anche una gamma di 180 formaggi, tutti artigianali e con storie uniche. Vengono selezionati da laboratori (anche molto piccoli) in Italia, Francia, Svizzera, Spagna, Inghilterra per le loro eccellenti qualità e distribuiti in esclusiva.
È facilmente immaginabile che dietro a tutto ciò ci siano una grande passione è un progetto di valorizzazione della cultura del formaggio, di sostegno a un’artigianalità che passa tra alpeggi, stalle di montagna, pascoli del Sud e isole.

Passando all’assaggio, posso affermare di essere rimasta più che commossa da entrambi i formaggi.
fullsizerenderIl Blu di Bagnoli è un erborinato di capra, a pasta molle, aromatizzato all’estremo grazie a garze di cotone impregnate di vino Friularo Passito di Bagnoli di Sopra e, come se non bastasse, spolverato con frutti di bosco liofilizzati e fiori di malva, ibisco e fiordaliso. Potentissimo, da gustare a pezzi piccolissimi insieme a frutti di bosco freschi, un pane fragrante, un cubetto di cioccolato o, come amo da sempre, una punta di miele.

Diverso ma altrettanto ricco lo Shropshire al Porto e uva di Corinto, che ha incontrato i miei massimi favori grazie alla sua consistenza e agli infiniti profumi. Questa volta abbiamo a che fare con un formaggio di vacca, stagionato in Inghilterra secondo abili tecniche e affinato con altrettanta maestria, prima col Porto poi con l’uva di Corinto, che donano intensi profumi di caramello e cioccolato. È proprio quel tipo di formaggio che adoro, di cui non sarei mai sazia, da assaporare con calma e concentrazione come in un arcaico rito, senza bisogno di aggiungere altro, in purezza.

Beato chi riesce a raggiungere tali meraviglie, insomma.
Per quel che mi riguarda, ne andrò subito alla ricerca.

La colazione di V3Raw (Milano)

Posted on 30 novembre 2016 by in Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

v3raw2C’è solo un posto a Milano che è riuscito a farmi alzare prima del solito in un giorno feriale per permettermi di godere della sua colazione ed ha mutato in felicità il mio proverbiale malumore mattutino (o grumpiness, per dirla come un famoso gatto): il V3Raw di Porta Venezia.

Amiche e amici che avete visto quanto posso essere insopportabile di prima mattina, gridate al miracolo!v3raw4Com’è potuto accadere? Ora ve lo spiego.
Il V3Raw è un locale che nasce per andare incontro a delle specifiche esigenze delle persone, soprattutto sportivi ma non solo.
Il loro menù è costruito per soddisfare i bisogni del palato e del fisico, regalando preziosi nutrienti tramite ricette bilanciate e specialità ormai imperdibili come il golden milk (di cui si sente sempre più parlare, giustamente).
v3raw3Chi pratica specifici sport (corsa, crossfit, yoga, e così via) potrà trovare delizie pensate apposta per fornire il giusto quantitativo di energie e vitamine, così come chi cerca un posto in cui ricaricarsi, rilassarsi, lavoricchiare potrà beneficiare di altrettante specialità.

Anche la colonna sonora, che cambia a seconda dei momenti della giornata, e l’arredamento sono pensati per metter a proprio agio e ricaricare gli avventori.v3raw1Oltre al citato golden milk (latte e curcuma, delizioso!), bisogna per forza provare i toast, gli yogurt e il loro caffè filtrato, dal sapore così distintivo da rimanere ben impresso nella memoria.
Torniamo però agli yogurt, i miei preferiti: io lo scelgo sempre parzialmente scremato, ma hanno anche quello intero e di soia, e la mia versione preferita è quella stagionale con composta di castagne, mandorle e uvetta. Fondamentalmente una coppetta di energia e delizia che, in combo col caffè, ha fatto sì che il mio animo venisse placato e coccolato. Che impresa!

Caso vuole che sia pure vicino al mio centro yoga (ciao, la vostra regal divoratrice fa yoga. Lo so, anche questo è uno shock) quindi è perfetto per quei sabato mattina in cui ho voglia e bisogno di nutrienti.

Due ultimi dettagli che vi potrebbero essere utili: c’è grande attenzione a vegetariani/vegani e ogni piatto ha espresso il numero di calorie. Per molti il V3Raw sarà quindi un piccolo paradiso.

Dove
V3Raw
Via Spallanzani (angolo viale Regina Giovanna)
Milano

L’astice alla fiamma di Bento (Milano)

Posted on 28 novembre 2016 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

bento1Ormai sono convinta che tutti coloro che inneggiano al “Mai ‘na gioia” come massima di vita non conoscono la felicità provocata dal prendere posto a una tavola, dall’assaggio di un nuovo piatto e dalla degustazione di una pietanza. Tali fattori, se congegnati alla perfezione, sanno ispirare grandi sorrisi e portare soddisfazioni.

Poveri tapini, non sapete da dove iniziare? D’accordo, vi guido io verso un luogo ricco di pace dei sensi, dove potrete abbandonare i luoghi comuni e abbracciare l’entusiasmo: il Bento di Milano.bento2È un luogo fidatissimo, badate, che dal 2004 propone cucina giapponese a quelli che un tempo erano precursori e ora sono estimatori, appassionati e ricercatori di alta qualità, e che qualche mese fa è stato totalmente rinnovato grazie al nuovo interior designer diventando ancor più accogliente: fuori regnava la pioggia e il grigio, dentro la tranquillità e il calore – anche del personale, persone gentili e sinceramente appassionate.bento4Quindi, cosa potreste mai mangiare al Bento? Io lo dico subito: azzardate. Non puntate ai grandi classici, andate un po’ oltre e lasciatevi ispirare da combinazioni audaci e proposte inedite, che mica vi capita spesso di trovare un gunkan con salmone e uovo di quaglia crudo o un gambero rosso con un tocco di olio di tartufo, no?bento5Però spingiamoci più in là, proviamo il brivido del pesce abbinato al dolce e ordiniamo l’astice alla fiamma: mousse di avocado e lime incontrano tobiko e astice su cui è stata gentilmente posata una meringa che viene allegramente bruciacchiata direttamente davanti ai vostri deliziati occhi. La forchetta dovrà solo immergersi tra tutte le componenti e portarle alla bocca. Non potrete o saprete dimenticarlo.bento6Eccessivo, dite, per i vostri palati? Allora puntate a una Sa-Viche, ovvero salmone, branzino, capasanta e gambero marinati con lime, coriandolo, avocado, pomodorini e ikura, un’esplosione di freschezza perfettamente realizzata.bento3Per ottenere il massimo risultato ordinate o fatevi consigliare una bottiglia (o un calice, per sete moderata) di uno dei vini in carta, poi concludete con un dolcino e caffè.

Sarete satolli, e allora sentirete emergere la tanto sospirata e invocata gioia.
E se ciò non accade, significa che non siete stati abbastanza arditi quindi adottate la mia soluzione preferita: ripetete da capo.

Dove
Bento Sushi
Corso Garibaldi 104
Milano
Tel. 026598075

Di cose buone e storie belle: la Frutta del Conte

Posted on 21 novembre 2016 by in La regal dispensa, The Royal Comfort Food

la-frutta-del-conte-2

Qualche settimana fa mi sono svegliata in quella che un po’ considero la “mia camera” a Torino, un posto in cui ho il privilegio di rilassarmi di tanto in tanto da quasi un decennio. Sorseggiando il caffè ho controllato le email e mi sono soffermata su quella di Stefania, giunta a sorpresa e altrettanto stupefacente: non era solo una presentazione della propria azienda ma anche un racconto a cuore aperto della propria realtà. E, trovandomi appunto in una città a me cara, l’ho sentita in modo particolare.
la-frutta-del-conteLa Frutta del Conte nasce dall’incontro di due ragazze, Stefania e Anna, nella città di Verona. La prima vive in Sicilia e la seconda a Ferrara ma sono rimaste grandi amiche, tanto da imbarcarsi in un’avventura che trova solide radici nell’esperienza nell’agricoltura della famiglia di Stefania, imprenditori tenaci. Il legame con la propria terra natia è uno degli elementi più emozionanti del racconto, fatto di carezze che profumano di limoni e arance.

Fondare e portare avanti questo progetto non è facile, e non per la distanza tra le due amiche: ci sono pregiudizi, ostacoli e l’essere donne, ahimé, non aiuta. Però loro vanno avanti, facendosi forza e trasmettendo una grandiosa passione.

la-frutta-del-conte-3Sul sito si possono scoprire più informazioni sull’azienda e, soprattutto, acquistarne i prodotti: frutta fresca e marmellate. Ed è proprio vero che i limoni hanno un profumo divino e che si possono mangiare a morsi, così come i mandarini possiedono una buccia spessa e dolce che lascia un delicato olio sulle dita.
La marmellata di arancia e zenzero è dolce, delicata, mentre quella di limoni regala una scossa di sapore intenso e soddisfacente, come se avessero racchiuso un’alba primaverile in un barattolino (ed è appunto la mia preferita).

Sapete, si parla tanto di storytelling: tante aziende provano a sfruttarlo, ma poche ci riescono. La Frutta del Conte ne è stato un eccellente esempio, e io vi invito a scoprirla meglio e assaggiarne le specialità, certa che non ne rimarrete delusi.