20 October 2017
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Il salmone Loch Fyne

Posted on 31 gennaio 2017 by in Senza categoria

Salmone Loch FyneCom’è giusto che sia, tutti i miei propositi food del 2017 (mangia meno, più sano e lascia stare quei tramezzini ripieni di formaggio) sono stati disattesi già il 1 Gennaio, provocando enorme gioia da una parte e conseguente (e succulento) materiale per questo blog dall’altra.

Bentornati, Royal Assaggiatori sparsi per l’Italia (e non solo)!

La mia felicità è sconfinata (come sempre, quando si tratta di parlare di cibi e affini) e i progetti di conquista del mondo sono molti, accomunati dalla volontà di stuzzicare sempre più il vostro appetito e farvi cadere in tentazione. Iniziamo quindi con una scoperta risalente al mese scorso, uno di quei “amori a primo assaggio” resi possibili grazie alla preziosa collaborazione con Selecta, che mi sta permettendo un giro gastro-turistico di tutto rispetto.

Parliamo quindi di salmone, protagonista sempre più assoluto e pervasivo delle tavole in ogni sua declinazione. Nello specifico, intendo il salmone affumicato, una prelibatezza che appare spesso nei menù delle feste, comodamente adagiato su tartine, canapé e vol-au-vent di ogni sorta. Selecta mi ha fatto provare il Loch Fyne, proveniente dalle lontane Highland occidentali e dai suoi impervi fiordi, una prelibatezza che fa la differenza già dal primo assaggio.
Salmone Loch Fyne

Affumicato su trucioli di quercia ricavati da botti di whisky di malto invecchiato (e già questo è tutto un programma), il Loch Fyne è un ottimo esempio di come un prodotto squisito sia anche perfettamente ecosostenibile. Gli allevamenti di salmoni, infatti, sono gestiti secondo tradizioni e regole che garantiscono la salvaguardia dell’ambiente e il benessere dei salmoni. Non per nulla nel 2014 si è aggiudicato il Queen’s Award, ricevendo l’onorificenza direttamente sua Maestà la regina Elisabetta.
E il sapore? Favoloso. Avendolo provato in vari modi (dalla sopracitata tartina alla delicata insalata, fino a farlo diventare il ripieno di uno strepitoso avocado burger) ne ho apprezzato la freschezza e la sapidità. Unico peccato? Che sia finito troppo presto!

Non Toccatemi il Formaggio!

Posted on 2 dicembre 2016 by in La regal dispensa

fullsizerender-1Si parla molto di “comfort food” ma poco di quei cibi che, assunti anche in piccole dosi, infondono una grande energia, che manco una scossa elettrica.Per me sono preziosi, forse ancor più di quello che regalano pace, perché sono sempre alla ricerca di animo, brio, forza. E in pole position, tra questi cibi dai poteri magici, ci sono i formaggi.

Mi piacciono tutti, dai freschi ai stagionati, da quelli a pasta molle a quelli duri come marmo, ma i migliori in assoluto per lo scopo di cui vi parlavo poco fa sono gli erborinati. Ah, datemene un cubetto e farò un Iron Man!

Capita quindi che in un momento di torpore e malattia Selecta mi invii una scatola con le meraviglie di Non Toccatemi il Formaggio!, uno dei vertici della produzione casearia italiana per originalità e qualità. La apro e svengo (o quasi): lì, perfettamente impacchettati, trovo una fetta di Blu di Bagnoli e un pezzo di Shropshire al Porto e uva di Corinto. Li osservo come se fossi Indiana Jones alle prese col Sacro Graal, e li attacco.blu-di-bagnoliFermiamoci un attimo.
Non Toccatemi il Formaggio! non è solo ciò che esclamo io quando qualcuno tenta di sottrarmi del cibo, ma anche una gamma di 180 formaggi, tutti artigianali e con storie uniche. Vengono selezionati da laboratori (anche molto piccoli) in Italia, Francia, Svizzera, Spagna, Inghilterra per le loro eccellenti qualità e distribuiti in esclusiva.
È facilmente immaginabile che dietro a tutto ciò ci siano una grande passione è un progetto di valorizzazione della cultura del formaggio, di sostegno a un’artigianalità che passa tra alpeggi, stalle di montagna, pascoli del Sud e isole.

Passando all’assaggio, posso affermare di essere rimasta più che commossa da entrambi i formaggi.
fullsizerenderIl Blu di Bagnoli è un erborinato di capra, a pasta molle, aromatizzato all’estremo grazie a garze di cotone impregnate di vino Friularo Passito di Bagnoli di Sopra e, come se non bastasse, spolverato con frutti di bosco liofilizzati e fiori di malva, ibisco e fiordaliso. Potentissimo, da gustare a pezzi piccolissimi insieme a frutti di bosco freschi, un pane fragrante, un cubetto di cioccolato o, come amo da sempre, una punta di miele.

Diverso ma altrettanto ricco lo Shropshire al Porto e uva di Corinto, che ha incontrato i miei massimi favori grazie alla sua consistenza e agli infiniti profumi. Questa volta abbiamo a che fare con un formaggio di vacca, stagionato in Inghilterra secondo abili tecniche e affinato con altrettanta maestria, prima col Porto poi con l’uva di Corinto, che donano intensi profumi di caramello e cioccolato. È proprio quel tipo di formaggio che adoro, di cui non sarei mai sazia, da assaporare con calma e concentrazione come in un arcaico rito, senza bisogno di aggiungere altro, in purezza.

Beato chi riesce a raggiungere tali meraviglie, insomma.
Per quel che mi riguarda, ne andrò subito alla ricerca.

Di cose buone e storie belle: la Frutta del Conte

Posted on 21 novembre 2016 by in La regal dispensa, The Royal Comfort Food

la-frutta-del-conte-2

Qualche settimana fa mi sono svegliata in quella che un po’ considero la “mia camera” a Torino, un posto in cui ho il privilegio di rilassarmi di tanto in tanto da quasi un decennio. Sorseggiando il caffè ho controllato le email e mi sono soffermata su quella di Stefania, giunta a sorpresa e altrettanto stupefacente: non era solo una presentazione della propria azienda ma anche un racconto a cuore aperto della propria realtà. E, trovandomi appunto in una città a me cara, l’ho sentita in modo particolare.
la-frutta-del-conteLa Frutta del Conte nasce dall’incontro di due ragazze, Stefania e Anna, nella città di Verona. La prima vive in Sicilia e la seconda a Ferrara ma sono rimaste grandi amiche, tanto da imbarcarsi in un’avventura che trova solide radici nell’esperienza nell’agricoltura della famiglia di Stefania, imprenditori tenaci. Il legame con la propria terra natia è uno degli elementi più emozionanti del racconto, fatto di carezze che profumano di limoni e arance.

Fondare e portare avanti questo progetto non è facile, e non per la distanza tra le due amiche: ci sono pregiudizi, ostacoli e l’essere donne, ahimé, non aiuta. Però loro vanno avanti, facendosi forza e trasmettendo una grandiosa passione.

la-frutta-del-conte-3Sul sito si possono scoprire più informazioni sull’azienda e, soprattutto, acquistarne i prodotti: frutta fresca e marmellate. Ed è proprio vero che i limoni hanno un profumo divino e che si possono mangiare a morsi, così come i mandarini possiedono una buccia spessa e dolce che lascia un delicato olio sulle dita.
La marmellata di arancia e zenzero è dolce, delicata, mentre quella di limoni regala una scossa di sapore intenso e soddisfacente, come se avessero racchiuso un’alba primaverile in un barattolino (ed è appunto la mia preferita).

Sapete, si parla tanto di storytelling: tante aziende provano a sfruttarlo, ma poche ci riescono. La Frutta del Conte ne è stato un eccellente esempio, e io vi invito a scoprirla meglio e assaggiarne le specialità, certa che non ne rimarrete delusi.

La regal dispensa: i salumi del Podere Cadassa

Posted on 2 agosto 2016 by in La regal dispensa

Il Podere Cadassa

Quando mi chiedono “Come mai sei così alta?” io rispondo sempre, con ironia (forse), che il merito è della mia famiglia che mi ha saggiamente nutrita a suon di prelibatezze della mia terra, l’Emilia Romagna. Ne son particolarmente orgogliosa e son certa che spiega in buona parte le mie capacità di divoratrice e terrore di ogni dispensa. Quindi quando Selecta, con cui sto conducendo un viaggio tra le sue eccellenze, mi ha presentato la nuova tappa mi son bardata di curiosità, golosità e appetito patriottico per dirigermi verso la provincia di Parma e il Podere Cadassa.

Fondato a Colorno nel 1780, nasce come spaccio di generi alimentari e diventa un punto di riferimento sia per chi cercava ristoro sia per chi bramava gli insaccati tipici della zona e, in particolare, il famoso culatello. Ci troviamo al cospetto di un’esperienza secolare e una qualità conclamata che la famiglia Bergonzi tramanda e che non può prescindere dall’area geografica.
Infatti il vero culatello di Zibello DOP viene prodotto solo nei paesi di Busseto, Polesine Parmense, Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e, appunto, Colorno, dove troviamo inverni freddi, lunghi e nebbiosi ed estati torride ed assolate, le condizioni ottimali per la preparazione del salume.

Il Podere Cadassa

Ogni anno ne vengono prodotti circa 7.000, lasciati stagionare in stanze ampie e umide (che potete esplorare qui, facendo attenzione all’acquolina), sottoposti a rigidi controlli e, una volta pronti, diffusi in tutta Italia e parte integrante del catalogo Selecta.

Oltre al culatello, il Podere Cadassa produce anche fiocchetto, spalla cruda di Palasone, spalla cotta di San Secondo, salame gentile, strolghino, mariola, coppa, pancetta e cotechino. Bisognerebbe stare a dieta qualche giorno, partire all’assalto e lanciarsi in una felice degustazione, considerata anche la rarità di alcuni di questi prodotti, che solo un piccolo lembo di terra può e sa produrre come si deve.

I miei assaggi hanno seguito il meteo altalenante di questa strana estate, passando dal classico e delizioso abbinamento culatello-melone a un risottino con porcini e fette di strolghino, che hanno portato molta felicità. La Food Valley emiliana non delude mai.

salume

La regal dispensa: il cioccolato Valrhona

Posted on 3 maggio 2016 by in Dolci, La regal dispensa

Valrhona e caffèLo sappiamo tutti e non serve che sia la scienza a ribadirlo: il cioccolato è il cibo più spesso associato alla parola “felicità”. Vizio per antonomasia, ne basta un pezzetto per scatenare le papille, smuovere le sinapsi più dormienti e risollevare il più catastrofista degli animi.

Così come accaduto per il vino, l’olio e il caffè, anche questo pregiato alimento ha ottenuto meritati riconoscimenti di eccellenza passando dal mondo della “scorpacciata insensata alla Bridget Jones” alla “degustazione raffinata”. Ovviamente nella mia regal dispensa non possono mancare altissimi cioccolati che ben rispondono a questa esigenza, e tra questi annovero il sublime Valrhona, un nome che tutti voi dovreste associare a “eccellenza” e “esigenza”.

Come avrete capito o saprete (visto che l’avrò scritto una decina di volte), io non son un’amante sfrenata del “dolce” ma ridurre questo prodotto a tale categoria sarebbe errato, soprattutto se assaggiato in purezza. Qualche tempo fa, prima di un intenso periodo lavorativo, ho avuto il piacere di provare il loro Kalapaia 70%: ogni sera tornavo a casa e, mentre l’adrenalina della giornata non accennava a calare, mi accomodavo sul divano e ne gustavo un “chicco”.

Se siete abituati a scartare le tavolette e depredarle a morsi, ecco, forse vi conviene calmarvi e seguire qualche consiglio, che un prodotto così squisito non si merita tal vilipendio.
Prima di tutto annusatene un pezzetto (cosa che sto facendo mentre scrivo, davvero) per apprezzarne i primi sentori. Spezzatelo in due sotto al naso per scoprire altre sensazioni, infine poi portatene un pezzo alla bocca e lasciatelo sciogliere tra bocca e palato. Senza fretta, senza ingordigia.

ValrhonaPerché questo Kalapaia 70% è speciale? Si tratta di un nuovo tipo di cioccolato per Valrhona, un prodotto acido e tostato che racconta molto della terra in cui viene prodotto, la Nuova Guinea. Mentre la maggior parte delle coltivazioni di questo marchio fondato in Francia nel 1922 è situata nel Sud America, la piantagione Tokiala si trova in un mondo dominato da un vulcano – il Tavurvur – e abitato da un popolo – i Papuani – che contribuiscono nel creare una magia.

Oltre a provarlo in purezza, a apprezzarne la freschezza, la persistenza e accorgervi che non è dolce quanto probabilmente vi aspettavate, potreste destreggiarvi in cucina e scoprire che è perfetto come ganache, mousse, salsa, decoro, glassa o in versione gelato, sorbetto e bevanda corroborante.

Personalmente lo vedrei bene abbinato a del pepe e ammetto di averlo provato più volte con frutta come banane e pere. Di certo l’Ecole du Grand Chocolat fondata da Valrhona nel 1989 vi darebbe suggerimenti più illuminanti dei miei, ma perché non provare e lasciarsi trasportare dalla gioia?

cioccolato cop 3Valrhona è uno dei marchi nel poderoso catalogo di Selecta, il celebre selezionatore e distributore delle primizie di questo mondo, un’azienda che un vero appassionato di cibo e affini avrà sentito più volte nella vita e commentato con un sospiro trasognante. Solo il meglio per chi davvero ci tiene. Tipo me.
Ogni tanto vi accompagnerò in viaggi tra i meandri dell’alta qualità, con mia grande gioia e col genuino proposito di ingolosirvi e, sì, farvi venir voglia di provar tutto. Dopotutto son qua per questo, perché non continuare?