18 December 2017
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Io, Amica di Frigo

Posted on 19 maggio 2016 by in Gluten free, Regali ricettine

alcenero3Inizierò con una domanda retorica: avete mai visto “Holly e Benji“? Ovviamente sì, vero?
Avete presente quando nella prima puntata Holly (o Tsubasa, per gli amici filo-giapponesi) viene salvato da un incidente stradale da un pallone da calcio e questo diventa il suo migliore amico? Ecco, se un oggetto può assumere questo ruolo io sono pronta ad affermare che il mio è il frigorifero.

Non mi ha mai delusa, non si è offeso quando l’ho lasciato vuoto per mesi e potevi sentirci l’eco ed è un ottimo consolatore.
Abbracciatelo più spesso e ringraziatelo per la sua esistenza, su. Fatto? Bene.alcenero1Detto questo, qualche tempo fa mi ha scritto un’azienda che mi piace tantissimo e di cui già conoscevo molto bene storia (visto che è dell’Emilia Romagna come me) e prodotti: Alce Nero.
A molti verranno in mente gli eccellenti biscotti o le strepitose marmellate, ma c’è molto di più ed è tutto collegato dal concetto di “biologico”. Vi basterebbe aprire un barattolo di pelati e lasciare il loro profumo invadere casa per capire: sanno di sole e di buono, genuino, concreto. Potete immaginare la generosità della terra da cui provengono e l’autenticità dei valori sostenuti.

alcenero2Ecco, Alce Nero mi ha proprio chiesto se fossi un’Amica di Frigo e io ho risposto con un entusiasta “Certo che sì!“.
Così, in men che non si dica, mi son trovata a preparare alcune delle ricette vegetariane ideate dallo chef Simone Salvini.

alcenero4Ammollando lenticchie, versando fili di uno straordinario olio d’oliva, tagliando carote, frantumando nocciole, cuocendo pasta gluten free, aprendo barattoli, soffriggendo sedano, saltando porri, mescolando salse, grattugiando scorze di limone, dosando sale e aggiungendo erbe aromatiche ho realizzato due piatti – una pasta con salsa di pomodoro e limone sormontata da nocciole e un ragù di lenticchie – che mi hanno insegnato tre cose:
1) un tocco di limone in ricette simili e, soprattutto, nel sugo della pasta fa subito estate;
2) persino io posso preparare dei manicaretti buoni da farmi commuovere (e che soddisfazione!);
3) con Alce Nero si va più che sul sicuro, anzi, e la loro gamma è sempre più ampia e interessante. È un marchio che ama raccontarsi e da cui si può addirittura imparare (e non solo le ricette).

alcenero5Se volete cimentarvi anche voi trovate queste e molte altre video-ricette online, pronte all’uso e adatte a ogni gusto e a chi desidera concedersi un’alimentazione sana, nutriente. Più che detox, una coccola consapevole.
Spero vi divertiate tanto quanto me!

Le caldarroste di Nicola (Bologna)

Posted on 24 dicembre 2015 by in Bologna, Emilia Romagna, Gluten free, Tradizioni

Le caldarroste di Nicola
Natale
.
Tempo di pensieri, riflessioni e patemi.
Di diatribe tra pandoro e panettone.
Di parenti, tombole, ricchi premi e cotillon.

Non lo amo ma lo tollero, essendo una perfetta occasione per mangiare a profusione. Mi inchiodo alle tavole e metto alla prova le capacità dei cuochi e commensali, agguerrita come poche e senza l’intenzione di alzarmi senza aver raggiunto la sazietà (tipo a Pasqua).

Però è vero che accentua le emozioni, i sospiri, il bisogno di coccolarsi ed essere indulgenti.
Per questo, mossa da cotanta commozione, mi accingo a parlarvi di uno dei miei “posti” del cuore, dell’anima, della vita (ed è subito un libro Harmony).

È un’istituzione bolognese, una solida certezza, un diritto al pari di Beppe Maniglia che trovi ogni Sabato in piazza Maggiore.
È lo Street food prima che questo termine fosse coniato. Tradizione e punto di riferimento nel tessuto cittadino.
È Nicola, il caldarrostaio di via Rizzoli.

Le caldarroste di NicolaNon è Autunno finché non mi presento al suo cospetto e non compro un sacchetto di castagne, e non c’è passeggiata invernale che non passi da lì, ottima scusa per scaldarsi le mani e gustare il piacere della semplicità.

Per me è lì da sempre (in realtà dal 1970 che, visti i ritmi forsennati con cui gli esercizi commerciali aprono e chiudono, può esser ben definito come “sempre”) con i suoi sacchettini “doppi” con una parte dedicata alle bucce per preservare Bologna, e praticamente mi ha vista crescere: quando andavo a scuola in centro e per tornare a casa ci passavo davanti, mi fermavo e portavo il cartoccio caldo in autobus, dove si diffondeva un irresistibile profumo.

Che poi lui ci tiene a sottolineare di essere il migliore, il primo, il più buono ed esperto, e io non posso che confermare.

Le caldarroste di NicolaL’immagine di quell’angolo di strada in cui da Settembre a Febbraio, forse Marzo, trovi il suo banchetto mi provoca grande nostalgia e affetto. Che ci sia mezzo metro di neve, pioggia, gelo o ciel sereno, Nicola è li.
E alle caldarroste non si riesce a dire di no.

Postilla da gastro-chic:
E poi le sue castagne sono vegane, vegetariane, senza glutine e a km zero. Che altro volete?

Dove
Da Nicola
Via Rizzoli
Bologna

La cotoletta del Ristorantino della carne (Milano)

Posted on 27 novembre 2015 by in Gluten free, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Ristorantino della carne Ed è dal momento in cui qualcosa ti viene tolto che non potrai più farne a meno, e ci penserai giorno e notte senza pace, senza tregua, senza pietà.

… No, non parliamo di massimi sistemi, ma del glutine.
E no, a dire il vero non è che mi manchi così tanto: questa intolleranza è stata presa bene, come quanto scopri che un sospetto è concreto.

Sapete a cosa, invece, anelavo, che manco Ulisse con Penelope? A una cotoletta. Una milanesissima e grandissima orecchia di elefante impanata e strabordante, simulacro di gioia e tradizione, soddisfazione e sazietà.
Mesi di ricerche e sospiri, e poi è arrivata.Le cotoletteSì, ho trovato una cotoletta gluten free.
Ripeto. Un’orecchia d’elefante senza glutine, ma non solo, preparata in una ventina di modi, sormontata, accompagnata da tanti e diversi condimenti o contorni, dalle patate arrosto ai porcini, da bacon e uovo alla marmellata di cipolla rossa di Tropea.

Dove, penserete, dove?!
A Milano, al “Ristorantino della Carne“, recente apertura in quel di via Solari per la gioia dei carnivori tutti e, in particolare, di quello intolleranti. Non che i “normali” avventori non ne godano altrettanto, anzi: il menù si articola tra antipasti, primi e secondi, ma la lunga lista di cotolette fa la sua figura.L'orecchia di elefante gluten freeE allora lanciatevi in una prova titanica, andandoci e tentando di ordinarne una. Della mia, gluten free e con i porcini, lodo l’impanatura sufficientemente spessa è molto croccante, la carne cotta a puntino, l’osso alto che si vorrebbe addentare mentre dalla cucina si ode il batticarne in azione per altri ordini e altri commensali.

Riscopriamo la cotoletta tutti insieme.
Mi offro per numerose prove, che devo recuperare il tempo in chi me ne sono terribilmente privata!

Dove
Il Ristorantino della Carne
Via Solari 12
Milano
Tel. 3389866261
Tel. 02463379

Brownie e the da Tiosk (Londra)

Posted on 15 ottobre 2015 by in Dolci, Gluten free, Londra

Tiosk London

Abitando a Milano è stato difficile non notare i suoi recenti cambiamenti, tra aree riqualificate e splendidi grattacieli avveniristici.
Giunta a Londra dopo ben 10 anni ho percepito una sensazione molto simile: quelli che una volta erano quartieri dimessi ora accolgono giovani, negozietti, mercati, realtà di valore e sostanza, il centro è più organizzato, lo slancio verso il “meglio” è continuo.

Questo cosa comporta? Stress. Se conoscete qualcuno che lavora nella City vi racconterà della competizione, delle corse, della fatica quotidiana (non che a Milano siamo tutti rilassati, eh).
Come fare per mantenere un british aplomb? Combattere i sintomi rifugiandosi in uno dei tanti posticini cozy della città!

Così, mentre passeggiavo lungo Broadway Market con la testa piena di pensieri, ho notato le vetrine bianche di Tiosk, su cui capeggiava la scritta “gluten free“. Ho controllato l’ora e stabilito che sì, potevo prendermi una mezz’ora di pausa. Quindi sono entrata.
Le specialità di questo adorabile locale sono le decine di the e infusi di alta qualità tra cui scegliere o farsi consigliare dalle gentili ragazze e da sorseggiare con un dolcino.

Ho scelto un the verde, una fetta di brownie senza glutine e mi sono accomodata su uno sgabello.FullSizeRender (4)Così, leggendo qualche pagina sul Kindle e chiacchierando con una coppia di ragazzi italiani, ho fermato il tempo.

La carica del brownie si è presto infiltrata nel groviglio delle mie paturnie, rendendole friabili quanto la sua sottile crosticina, e il the era sorprendentemente fruttato e rivitalizzante tanto da finirlo in pochi minuti. Un pregio di Tiosk è che tengono da parte le foglie utilizzate e ti fanno subito il “refill“, se lo chiedi. L’ho chiesto, ovviamente.

Ho scrutato anche il menù, costituito da pochi piatti ma tutti appetitosi ed healthy che rispondo alle necessità di ogni esigenza o intolleranza alimentare. Se non fossero state le undici di mattina mi sarei volentieri lanciata su un’insalata con avocado, o avrei provato anche la granola gluten free.

È un posticino che rimane nel cuore. Davvero.

Dove
Tiosk
33 Broadway Market
London

 

Come ti cucino il pad thai

Posted on 15 settembre 2015 by in Etnicità diffusa, Gluten free, Regali ricettine, The Royal Comfort Food

padthai1

Rientrare dalle vacanze significa portare nella propria quotidianità qualcosa di nuovo, un dettaglio che ti solleva, stimola e ricorda i bei momenti in cui non avevi tanti pensieri. Io ho portato delle nuove abilità in cucina, ricettine del cuore da replicare in caso di bisogno.

Tra tutte ne esiste una che mi ispira comfort, relax, pace dei sensi e che sfrutto in caso di irrefrenabile bisogno: il pad thai.
È una ricetta “svuotafrigo” semplice da preparare e mi piace perché consente di utilizzare pochi strumenti (wok, pentola, tagliere, coltello, cucchiaio di legno e una ciotola), aggiungendo man mano le componenti in cottura e lasciandosi trasportare lontano dai profumi speziati.
Alcuni ingredienti non si trovano nel supermercato sotto casa ma sono necessari: la soluzione è visitare i negozietti etnici della propria città.

Col tempo ho perfezionato il piatto secondo i miei gusti quindi non si può dire che rispecchi la ricetta originale: ci sono tante verdure, non ci metto i gamberi e forse non preparo le tagliatelle di riso a regola d’arte, ma a me piace così e ho addirittura ottenuto ottimi riscontri.
Infine, una nota che farà felici molti: è gluten-free.

Quindi ecco la ricetta del Pad Thai “all’italiana“.

Ingredienti:
– 160 gr tagliatelle di riso;
– olio extravergine di oliva;
– 1 porro;
– 2 spicchi di aglio;
– 1 carota;
– 1 peperone;
– 1 zucchina;
– germogli di soia;
– 200 gr di petto di pollo;
– 1 uovo;
– sale;
– pepe;
– peperoncino in polvere;
– 5 cucchiai di salsa di tamarindo;
– 5 cucchiai di salsa di pesce;
– 4 cucchiaini di zucchero;
– 1 lime;
– una manciata di arachidi;
– coriandolo fresco.

Procedimento:
– metti le tagliatelle secche in una pentola con abbondante acqua bollente;
– prendi le arachidi, frantumale in modo grossolano e falle tostare appena in padella. Tienile da parte;
– affetta il porro e l’aglio;
– pulisci la carota, la zucchina e il peperone e tagliali alla julienne;
– in una wok (o pentola con i bordi molto alti, come quella per saltare la pasta) scalda un filo di olio;
– aggiungete porro e aglio, e lascia che si ammorbidiscano;
– è il turno delle verdure mondate: saltale a fuoco alto mescolando spesso affinché rimangano croccanti;
– nel mentre taglia il pollo a striscioline e aggiungilo in padella insieme ai germogli di soia;
– quando il pollo sarà sufficientemente cotto rompi l’uovo e mescola velocemente per strapazzarlo;
– un pizzico di sale, uno di pepe e peperoncino, mescola e lascia cuocere abbassando la fiamma;
– in una ciotolina metti la salsa di tamarindo, la salsa di pesce, lo zucchero e il succo di un lime, e amalgama tutto con una forchetta;
– trita il coriandolo;
– controlla le tagliatelle: se non dovessero essere pronte accendi il fuoco e attendi qualche minuto. Sono cotte quando diventano ben opache. A tale punto scolale e aggiungile in padella, saltandole con verdure e carne;
– condisci con la salsa preparata e mescola bene;
– prendi una scodella e impiatta una generosa porzione, spolverala di arachidi, qualche germoglio di soia e, tocco finale, un pizzico di coriandolo.

Buon divertimento.

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Il tiramisù di Pompi (Roma)

Posted on 4 febbraio 2015 by in Dolci, Gluten free, Roma

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Sapete cosa vuol dire avere un’onta gastronomica?
Per molti potrebbe significare il non saper cucinare una cena da quindici portate. Per altri non saper replicare i piatti di uno chef famoso. Per me era non aver mai mangiato il tiramisù di Pompi.
Oh, e dire che a Roma ci vado da un paio di decenni e sempre mi distinguo per i miei tuffi carpiati nel fritto, nello gnocco o nell’abbacchio, ma questo dolce così tanto famoso mi era sempre sfuggito.

Un giorno, complice un briciolo di tempo in più, mi sono lanciata verso la loro sede vicino a piazza di Spagna, districandomi tra le splendide viuzze di sampietrini.
Ero decisa, ero convinta, ero pronta.

Poi ho letto la scritta “gluten free“, e in quel preciso momento il mio cuore ha sussultato dalla gioia (che la mia dieta prevede un po’ di attenzione a questo elemento).
Quindi, con l’animo che danzava la samba, ho ordinato una porzione di tiramisù con le fragole (è disponibile anche la versione classica al cioccolato, ma quel giorno mi andava così) e, con grande trepidazione, ho affondato il cucchiaino e assaggiato.

So che molti dicono che “non è più quello di una volta“, “un tempo era ancor meglio” e “non ci sono più le mezze stagioni” ma io l’ho trovato delizioso, equilibrato, per nulla stucchevole.
Premiamo la presenza del pan di spagna senza glutine, che non presentava differenze spiccate con quello normale.
Osanniamo le fragole fresche e la loro salsa genuina, lontana da quella chimica e industriale che viene utilizzata troppo spesso da altri produttori.
La crema è dolce al punto giusto, velluto per il palato e stuzzicante per la mente.
La scatolina monoporzione è comoda, pratica e consente di portarselo appresso senza ricoprirsene dalla testa ai piedi, e rappresenta la giusta quantità per sentirsi soddisfatti senza esagerare. I più golosi potranno portarsene a casa box ben più ampie, tenendole nel frigo come rimedio a molte paturnie.

Felicità allo stato solido di cui avvalersi più e più volte, dai momenti di sconforto a quelli di festa.

Dove
Pompi
Via della Croce 82
Roma
(ci sono anche altre sedi, quindi controllate sul loro sito)

Il Brielle di Melt Kraft (Philadelphia)

Posted on 7 ottobre 2014 by in America, Gluten free, La sagra del carboidrato, Philadelphia, Piatti unici

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Grazie ai consigli di Giulia, a Philadelphia avevo le idee chiare: dovevo assaggiare la Philly Cheesesteak e visitare il Reading Terminal Market.

Missione compiuta in entrambi i casi, con enorme gusto: grande è stato l’entusiasmo nello scoprire che l’hotel (un bellissimo Hilton Apartments) era proprio di fronte a questo storico mercato dove si può trovare letteralmente di tutto, dalle specialità americane alla cucina amish.
Sebbene molto frequentato da turisti troverete tante persone di Philly che vi passano il pranzo (la cena meno, visto che chiude alle 20) e vi guarderanno divertiti mentre osservate con occhi spalancati le vetrine e le montagne di carne, pesce, dolci, frutta, verdura e specialità già pronte per l’assaggio.

Io e le mie compagne di viaggio ci siamo fatte attirare da Melt Kraft, un negozietto specializzato in formaggi e – udite udite! – in sandwich dai nomi bizzarri ripieni di ogni tipo di prodotto caseario!

Io mi sono lasciata conquistare dal “Brielle“, un abbondante tramezzino che ho visto preparare sul momento con tanto di quel brie da intasarmi le vene istantaneamente: un simpatico ragazzo ha prima abbrustolito il pane, poi aggiunto il formaggio è chiuso tutto sotto una cupola incandescente. Pochi secondi ed era pronto, giusto il tempo di aggiungere le chips homemade.
Pane, formaggio e basta? Macchè: c’erano anche cranberry chutney, cipolle caramellate e pinoli!
Se sapete quanto ami il contrasto dolce/salato potete immaginare i miei brividi di gioia.

Quant’è bello mangiare qualcosa che fila, e tendere il formaggio all’infiniiito finché non si spezza rimbalzandoti sul mento e combinando un disastro? Grande eleganza, lo so, ma straordinario!
Non parliamo poi della croccantezza del pane, quel modo adorabile di resistere ai denti per poi distruggersi in mille pezzettini, e affondare ancor più le fauci nella mollica.

Melt Kraft è il paradiso di tutti coloro che amano il formaggio, e non si trova solo a Philadelphia: cercatelo anche a Brooklyn.

P.s. hanno anche il pane gluten-free!

Dove
Melt Kraft @ Reading Terminal Market
51 N 12St
Philadelphia

L’hamburger con onion rings di Mr Bartley’s (Boston)

Posted on 10 settembre 2014 by in America, Boston, Gluten free, La sagra del carboidrato

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In primis, una confessione: sto scrivendo con una fame così atroce che, nel rivedere queste fotografie, ho aperto Skyscanner e cercato i biglietti.

In secondo luogo, sappiate che scegliere da cosa iniziare è stato straziante.
Vuoi più bene alle onion rings o alla clam chowder?“. Non si può, non si fa.

Terzo e ultimo presupposto: no, non mi stancherò mai di hamburger.

Ho adorato Boston, innamorandomene come in un colpo di fulmine: sarà stato l’arrivo sul ponte con la skyline cittadina al tramonto, la corsa al parco di prima mattina, la passeggiata nelle vie dello shopping, le persone, o il fatto che sia la città di Ally McBeal? Propendo per un misto di questi e altri motivi che comprendono certamente i ristoranti e, nello specifico, il Mr Bartley’s.

Si tratta di un punto di riferimento della zona universitaria di Harvard, preso d’assalto da studenti e relativi genitori dal 1960 (e non credo che da quegli anni abbiano sentito spesso l’esigenza di rinnovare il locale).
Di turisti ne troverete ben pochi, dato che non si trova vicino alle “attrazioni” principali della città, quindi se volete vivere l’aria del college accomodatevi (prendendo un taxi, consiglio) ma affrettandovi, che alle 21 chiude.

Pare che le loro leggendarie specialità siano – oltre agli hamburger dai nomi particolari (iPhone, Hashtag, Kim Kardashian) – le onion rings e la “Lime Rickey”, una limonata di lime. Non me le sono fatte mancare come accompagnamento a un “The Luke Bartley Burger“.

foto 1

Stiamo parlando di un hamburger di ottima carne di manzo con cheddar, salsa barbecue, insalata di cavolo cappuccio e abbondanza di ketchup e maionese, il tutto compresso dal pane (gluten-free, oltretutto) e accompagnato da una porzione così abbondante di anelli di cipolla fritti da farmi temere di non potercela fare. Bastava assaggiarne uno per rimanerne conquistati, così come il primo morso al panino ha fatto chiarezza su chi comanda a tavola (io): squisito.

La limonata di lime (se ha un nome più preciso avvisatemi) era un equilibrio tra il dolce e l’aspro, perfetta per affrontare un piatto così ricco e dissetarsi.

Infine, perchè queste onion rings sono così famose e meritano una visita? E’ l’impanatura di farina di mais a fare la differenza, risultando molto più croccante, asciutta e saporita. E più che anelli, sembravano larghi bracciali.
Quando ho cercato di ordinare le patate dolci fritte la cameriera mi ha ripresa e fatta capitolare: quanto aveva ragione!

Accanto ai tavoli, tra i poster di Elvis e di partite di football, sono attaccati i nomi di celebri avventori, da Al Pacino a Jackie O’, e pensate che potreste esser seduti a fianco di un studente-genio o del futuro intellettuale del secolo: avreste già qualcosa in comune.

Dove
Mr Bartley’s Gourmet Burger
1246 Massachussets Ave
Cambridge (Boston)

Il Modì di Supreme Burgers (Milano)

Posted on 10 luglio 2014 by in Gluten free, La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

Burger

Perché gli hamburger mi piacciono così tanto?
Vediamo: sarà per la loro natura versatile che lascia spazio a interpretazioni? Sarà per l’informalità (che mangiare uno con forchetta e coltello non si può, dai) o perché non possono mentire (se le materie prime non sono buone si sente subito)?
Non impegna: lusinga.
Non stanca: soddisfa.

Quindi proseguo a cercarne in quel di Milano, con la stessa tenacia di un cane da tartufo o di una shopaholic durante i saldi: inarrestabile.

Recentemente mi sono precipitata da Supreme, The Finest Burger Experience (nome che è tutto un programma e una promessa), altra esaltazione dell’hamburger gourmet di recente apertura.

L’approccio è da ristorante, più che da paninoteca: si distingue per un ambiente carino e sofisticato dove i tavoli fanno da contraltare alle cucina a vista e a un lungo bancone con tanti sgabelli. Io mi sono piazzata proprio davanti ai cuochi, affaccendati e marzialmente organizzati nella veloce composizione degli ordini.

Non sorprendetevi se insieme al menù vi porteranno un pennarello: vi sarà essenziale per compilarlo ed esprimere tutte le vostre preferenze.
Il foglio si divide principalmente in due sezioni: gli hamburger artistici già composti e la lista di ingredienti (pane, salse, contorni) da scegliere in autonomia.

Io mi slancio verso un Modì, trionfalmente composto da carne di angus, bacon, spinaci, formai de mut e ketchup. Lo scelgo con pane senza glutine cosparso di semi di sesamo (attenzione però: questo posto non è adatto per celiaci visto che il pane gluten-free viene scaldato sulla stessa piastra di quello “normale” e non vengono usati strumenti apposta) e con le patatine Supreme Special Sticks.

L’attesa sarà ingannata da una piccola e gradita entrée, che confermerà la volontà di elevarsi.

Bene, dunque, dicevamo.
L’hamburger, sormontato da un pomodoro ciliegino, è decisamente buono, con la carne squisita. Avrebbero potuto aumentare la quantità di formaggio visto che, a un certo punto, ho pure pensato non fosse per nulla presente nel panino. Si era perso, probabilmente.
Non si distrugge al terzo morso e il pane assorbe succhi e salse, e non vi troverete unti fino alle ginocchia. Gioia per gli occhi, trionferà anche nel vostro palato e vi conquisterà con la sua essenzialità e originalità.

Le patatine non mi hanno convinta, troppo sottili per essere prese con le mani o con la forchetta e impossibili da pucciare nelle salse fatte in casa.
Per rimediare ho assaggiato anche le chips di patate viola, che hanno trovato tutto il mio appoggio.

Per accennare un’annosa questione, il prezzo è medio-alto (il mio hamburger è costato 16 euro, avendo richiesto più carne). Ne vale la pena? Certo, direi, ma preferibilmente per situazioni distinte e speciali in cui si vuole puntare alla qualità.

Ah, per inciso: me ne sarei mangiato un altro senza problemi.

Dove
Supreme Burgers
Via Orti 16
Milano
Tel. 0236699789

La colazione di Le Pain Quotidien (Francia)

Posted on 6 giugno 2014 by in Bar, Francia, Gluten free

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Lo so che si tratta di una catena alla stregua del milanese Princi.
Lo so che si trova più o meno in tutta Francia, dove ci son tante ottime panetterie (a dire il vero è sparso più o meno in tutto il mondo).
E sì, so che molti storceranno il naso.

La verità è che come mi sono trovata da Le Pain Quotidien durante le mie ultime visite é paragonabile a una grande e consolatoria salvezza.
Tipo quando brancolate da un’ora senza aver bevuto nemmeno un caffè, o la cena della sera precedente vi ha lasciati insoddisfatti e affamati.
Sia a Aix-en-Provence sia a Marsiglia mi sono rifatta, e posso consigliare:

a) il tortino al cioccolato gluten-free, che praticamente è fatto di cioccolato puro e scatenerà più endorfine nella vittoria dei Mondiali del 2006;

b) i croissant sono un tripudio di burro e croccantezza, proprio come devono essere;

c) infine, la marmellata di albicocche, di cui avrò mangiato metà barattolo da sola.
Prassi vuole infatti che sui tavoli ne siano posati diversi per la colazione e che io me ne sia servita, prima timidamente poi a cucchiai colmi. Piena di pezzi enormi di frutta, non troppo dolce e sollecitava il risveglio con il suo profumo primaverile. Perché non ne abbia comprato sei vasetti è tutt’ora un grande mistero, e sono ancora alla ricerca di un degno sostituto (anzi: suggerimenti?).

Gustarla con un sottofondo di musica classica e i raggi del sole di Aprile che filtravano tra le vetrate del negozietto di Marsiglia è una di quelle immagini che si sono radicate nella mia mente.

Insomma, tenete ben presente Le Pain Quotidien e non sottovalutatene la bontà.
Infine, se ci passate davanti… mi portereste un barattolo della sopracitata marmellata? Merci.