28 June 2017
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Il curry con verdure miste del Sumire (Milano)

Posted on 11 febbraio 2013 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Io e il Giappone: un amore nato in giovane età per ragioni inspiegabili e cresciuto tra casualità e segni del destino (di cui ho già accuratamente scritto).
Ammetto che spesso mi mancano degli aspetti di quelle tre settimane passate tra Tokyo, Kyoto, Nara e Osaka, e tra questi sicuramente ci sono dei sapori, quelli così autentici da essere rari in Italia, quasi introvabili. Voglio dire: prima di conoscere il ristorante di cui vi sto per parlare, se pensavo alla vera cucina giapponese in Europa mi veniva in mente solo Chez Miki a Parigi, che non è che sia il massimo della comodità.
C’è anche da dire che non ho ancora provato alcuni dei più celebrati giapponesi di Milano (come Poporoya), e che da Js’hiro non ho mai provato altro oltre a sushi e uramaki, ma conto di rimediare.
Fatto sta, ecco, che un bel giorno ho provato il curry di Sumire e quando ne sono uscita e mi son resa conto di essere a Milano ci sono rimasta male.
Per questa scoperta devo ringraziare Elisabetta e Christian che, un bel giorno e per una fortunata serie di coincidenze, mi ci hanno condotta e suggerito il piatto che a voi consiglierò.

Prima avvertenza: i piatti a base di curry vengono preparati solo a pranzo, quindi organizzatevi
Seconda avvertenza: questi piatti riempiono assai, quindi non esagerate.
Terza avvertenza: lo chef, che si intravede al banco del sushi, ha un’aria troppo simpatica.
Quarta avvertenza: proverete assuefazione per questo tipo di cibo, per il suo sapore genuinamente orientale e la sensazione di pace (quasi zen!) che vi lascerà. Da assumere consapevolmente, insomma.

Le proposte di curry sono molto numerose: si va dal riso con curry al formaggio a quello con wurstel, passando per un altro con crocchette di pollo novello fritto o con lonza di maiale fritto.
Io, per stare leggera (per una volta!), ho seguito il consiglio delle mie guide e ho preso il curry con le verdure.

Di sicuro è ciò che ci vorrebbe in questo Lunedì mattina di neve e amarezza: riscalderebbe non soltanto la pancia ma anche il cuore, risveglierebbe i sensi sopiti e calmerebbe i pensieri in subbuglio.

Il curry ha infatti un sapore intenso, pungente il giusto, pieno di sfumature, ricco.
Mescolato al riso cotto alla giapponese (quindi “appiccicoso”) si creano dei bocconcini di felicità che mi hanno riportata ai ryokan del Monte Fuji, e ai ristoranti dei piccoli paesi del sud del Giappone: è una questione di equilibrio tra profumi e spezie che non si sono adattati ai gusti occidentali, rimanendo quindi autentici.

Le verdure miste sono tagliate a pezzi e immerse nella salsa di curry, ustionante il giusto, ed è un piacere cercarle una a una con le bacchette, e sentire che sono rimaste ancora leggermente croccanti.

Nostalgia, nostalgia in enormi quantità.

Un sospiro per ogni assaggio, un sorriso per ogni ricordo.

Se un giorno, a pranzo, avete voglia di provarlo chiamatemi: accorrerò con velocità supersonica.
Dove
Sumire
Via Varese 1
20121 Milano
Tel. 02 91471595

 

Il riso yaki meshi del Mizuumi (Bologna)

Posted on 23 gennaio 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Etnicità diffusa, Primi Piatti

Ho una terribile confessione da farvi: quando si tratta di primi piatti, per me il riso batte la pasta su tutta la linea.
Eh sì! alcuni di voi avranno spalancato gli occhi per l’orrore, e forse altri staranno annuendo compiaciuti.
Sia chiaro che talvolta un bel piatto di spaghetti, rigatoni, farfalle o gramigna è imprescindibile, ma di fronte alla scelta io tendo verso il riso in ogni sua forma, preparazione o etnia, parola non casuale dato che oggi vi consiglierò lo yaki meshi del ristorante fusion Mizuumi, a San Lazzaro di Savena (Bologna).

L’ho provato più volte negli ultimi tempi, durante esilaranti cene con amiche, parentado o portato a casa con un comodissimo take away, ed è stata una gustosa scoperta.

Si tratta di un riso saltato con verdure e gamberetti avvolto in una sottile frittata d’uovo cosparsa da un filo di salsa di soia dolce e densa. Sembra insomma un enorme involtino che si taglia con una bacchetta: come il miglior toreador infilzate la frittata per romperla e liberare l’ottimo contenuto, su cui scivolerà la salsa agrodolce, che regalerà un ulteriore tocco di sapore.

Gamberetti e verdure sono presenti in abbondante quantità, saltati precedentemente in wok per renderli saporiti e raggiunti poco dopo dal riso bianco, cotto all’orientale (non immaginate quindi i chicchi ben separati: in Giappone il riso è quasi sempre un po’ colloso, altrimenti con le bacchette sarebbe un delirio).

Ammetto anche che negli ultimi tempi ho molto rivalutato il Mizuumi, che conoscevo da decenni per la cucina cinese, e guardavo con sospetto l’introduzione di specialità thai e jap. Ecco, mi sono fortemente ricreduta: non solo lo Yaki Meshi, ma anche uramaki, pollo in curry e latte di cocco, i raviolini sono notevoli.

Infine, vogliamo parlare dell’aspetto adorabile di questo piatto? Con la girandola di salsa in cima è quasi un peccato attaccarlo (ma noi siamo persone di pochi scrupoli, vero?!).

Dove
Mizuumi
via Emilia 169/C
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 051/ 454945

Gli uramaki dell’Hana (Milano)

Posted on 30 novembre 2012 by in Etnicità diffusa, Milano

E quando ci si sveglia col pensiero “… ma perché non sono dai miei parenti giapponesi, a Tokyo, a fare pizze?” non ci si può sorprendere che oggi si consigli un ristorante del Sol Levante! Forse mi illudo che una pace zen mi pervada, quando in realtà sogno di fare un corso di tiro con l’arco, scherma medievale o kick boxing.

Buongiorno, insomma!
Crogiolarsi nell’idea di qualcosa di buono da mangiare è proprio nel mio stile, e oggi lo farò all’ennesima potenza raccontandovi quant’è buono l’Hana, un jap in Corso Vercelli, a Milano: essendo vicino al mio ufficio rappresenta la classica isola felice in cui rifugiarsi in caso di necessità, e offre una serie di proposte di altissima qualità tra cui splendidi uramaki.

La fotografia rende più o meno l’idea?
I miei preferiti sono proprio loro: salmone, philadelphia e una cascata di fettine di tenerissimo avocado sopra, quello che si scioglie sul palato. Io non mangio molta frutta, ma di avocado posso fare incetta: dopotutto, essendo così grasso, sta al mondo della frutta come il maiale sta alla carne (abbiamo appena visto “I paragoni più che azzardati della sottoscritta”).

Sono proprio preparati ad arte: belli da vedere, non si sfaldano al contatto con le bacchette, non sono troppi voluminosi (e si evita l'”effetto criceto”), il pesce è fresco, il philadelphia in giusta quantità e l’avocado sottile perfettamente attaccato al riso.

Inoltre il ristorante è così carino e il personale così gentile che andarci fa proprio piacere.
Certo, non si tratta di un all you can eat e i prezzi sono un po’ altini, ma con i menù pranzo si può stare tranquilli, e in caso di bisogno-estremo-di-zen si può attingere al menù normale.

E mentre ancora la mia mente è immersa nella domanda di cui sopra vi sprono a dirigervi verso l’Hana. I suoi uramaki vi attendono.

Dove
Hana Restaurant
Corso Vercelli, 37 (angolo Paolo Giovio)
Milano
Tel. 02 48197213

Il sushi di foie gras del Sushi Shop (Milano)

Posted on 6 novembre 2012 by in Etnicità diffusa, Milano

Basta col solito sushi, è ora di sperimentare!
Il nigiri di salmone sarà pur irresistibile, ma al centocinquantesimo può far sovvenir voglia di qualcosa di particolare, diverso.

Se il solito uramaki ti stufa o conosci a memoria il menù del tuo jap di fiducia è ora di andar al Sushi Shop di via Turati, a Milano, e cercare la novità che ti rapirà (questa frase pare venir fuori dal “manuale” del peggior affabulatore, ma abbiate pazienza).

Io ci passavo più che altro per l’ottimo servizio d’asporto, poi la mia amica Ambra mi ci ha portata a cena, e mentre mi porgeva uno dei menù mi ha consigliato di uscire dalle strade sicure e di avventurarsi.

Fu così che incontrai il signor nigiri di foie gras, e mi rimase in testa come solo i colpi di fulmine fanno, perseguitandomi e solleticando le papille col suo souvenir, semplice e intenso.

Su una classica pallina di riso cotto alla giapponese (componente sempre molto complicata della cucina orientale) era stata posata una lamella di foie gras, in perfetto equilibrio. Cosa aspettarsi, con premesse simili?

Se solitamente il nigiri va mangiato in un solo boccone, questo ha meritato un’analisi più attenta. Approvato? The Royal Taster ha detto sì (ciao Uomo del Monte, ciao)!

Il foie gras, col suo sapore unico e la consistenza che si va a volatilizzare, si scioglieva sul palato mentre il riso componeva la parte di “sostanza”, di fatto si impregnava del primo, e non essendo comune riso bollito (avete presente i componenti essenziali del riso del sushi, no?) contribuiva con una leggera nota di aceto.

E’ stato il bocconcino ideale, in un momento in cui non avevo molto appetito ma decisamente voglia di assaggiare qualcosa di estremamente insolito.
Il Sushi Shop è pieno di proposte simili, ma questa è sicuramente la più strana.

Date una svolta al vostro menù, questo è il mio invito!
Aggrappate un amico e chiedetegli di portarvi in un posto che non conoscete: l’esperienza meriterà!

Dove
Sushi Shop
Via Turati 7
Milano
Tel. 02 29 00 45 33

Gli onigiri dell’Oms/b (New York)

Posted on 1 agosto 2012 by in America, Etnicità diffusa

Parlando sempre di onigiri, l’altro giorno un lampo ha attraversato il mio già provato cervello, che anela furiosamente alle vacanze come unico modo per redimersi: non ho ancora parlato di quelli dell’Oms/b di New York, e ritengo che tutti coloro che pianificano un viaggio là e che amano la vera cucina giapponese ci devono obbligatoriamente andare.
Oggi sono quasi in vena di ordini, più che consigli.

Ascoltatemi, per una sacrosanta volta!
Il regno degli onigiri vi aspetta, e voi dovete accorrere!

Si tratta di un piccolo negozio gestito da giapponesi e in cui vigono le loro regole e tradizioni, quindi quando entrate siate composti, non fate la figura dei soliti “turisti italiani scalmanati“.
Avvicinatevi al bancone e guardate i diversi menù: vengono proposte delle combinazioni di rice ball e noodle soup, o piatti caldi con miso soup, ma appunto gli onigiri o omusubi sono i veri protagonisti.

Io ci sono stata in una freddissima serata di gennaio, rifugiandomi mezz’oretta prima della chiusura (che avviene prevalentemente alle 19:30). Prima di partire avevo studiato bene le destinazioni suggerite da Chiara de Il pranzo di Babette (uno dei miei food blog preferiti ever), e questo mi aveva molto incuriosita, tanto da cambiare completamente strada e immergermi in quel quartiere solo per provarlo.

Una volta chiarita la meccanica dell’ordinazione mi sono accomodata presso uno dei pochi tavolini all’interno del locale, e sono stata servita da una ragazza che parlava ben poche parole d’inglese. Mi sembrava di esser tornata a Tokyo o Osaka.
Ho assaggiato tre onigiri, una zuppa di miso e un piattino di antipastini.
I tre onigiri erano con salmone, salmone e maionese e gambero fritto, preparati a regola d’arte e quasi totalmente avvolti dall’alga.

Vi sembrano pochi? Ebbene, mi hanno saziata.
Il riso rimaneva compatto ed era sì appiccicoso, come la cucina giapponese vuole, ma non stomachevole.
Il ripieno di pesce era abbondante: pareva di mordere una piccola bomba pronta a esplodere di gusto.
La zuppa di miso era saporita, preparata a regola d’arte.

E’ stato estremamente piacevole gustare tali prelibatezze, semplici e che provocano assuefazione, in un silenzio interrotto solo dalle parole – in giapponese – dei gestori del locale: un momento di relax nella metropoli fa sempre piacere.
Il consiglio finale? Provate a prenderli da asporto: lo spazio è ristretto, e ora che è estate potete acquistarli per mangiarli da un’altra parte: la sensazione di pace vi pervaderà ovunque voi andiate.
Potere degli onigiri.

Dove
Oms/b
156 East 45th Street
New York

Gli onigiri del Zakuro (Milano)

Posted on 25 luglio 2012 by in Etnicità diffusa, Milano

Qualche tempo fa avevo parlato degli onigiri del Koboo e su Friendfeed ero stata assalita da coloro che dicevano “Ma come, ma cosa vuoi che sia? Io li trovo ovunque, gli onigiri!“, facendomi sentire colei che aveva scoperto l’acqua calda.
Fatto è che in questi mesi ho scorso attentamente i menù dei vari ristoranti giapponesi e non è che ci abbia trovato una vasta quantità di tali polpette triangolari di riso, anzi.

Poi, la scorsa settimana, sono stata da Zakuro in via Vincenzo Monti (Milano), ed ecco che di nuovo onigiri furono!

Si tratta di un ristorante giapponese che riscontra buoni apprezzamenti in giro, presumibilmente gestito proprio da giapponesi, e che prepara queste polpette di riso ripiene di verdure/pesce/carne e avvolte parzialmente da una striscia di alga nori che, più che altro, ha la funzione di “presina”.

Se danno dipendenza? Oh sì.
Non so bene per quale principio o ingrediente segreto, ma dopo averne assaggiato uno si viene conquistati dalla loro semplicità e genuinità, dal riso che rimane compatto senza essere scotto, dalla giocosità prevista per il consumo, dalla leggerezza e dalla possibilità di mangiarne a ruota senza esserne mai sazi (o quasi).

Al Zakuro son capitata per un pranzo con una cara amica a cui dovevo consegnare dei dolcetti di contrabbando (… scherzo, erano semplicemente delle caramelle comprate in America e introvabili in Italia) ho assaggiato quello con salmone (sake): a differenza dei tradizionali onigiri, che prevedono il condimento all’interno, il salmone cotto e sminuzzato era amalgamato col riso e composto nella classica forma triangolare.

Un morso e quel sapore così famigliare, che mi riporta indietro di qualche anno al mio viaggio in Giappone, ha fatto rinascere in me l’ossessione.
Oltretutto, essendo una delle pietanze più economiche del menù, bisognerebbe quasi mangiare solo quelli: un pasto leggero, saporito, molto jap, perfetto per l’estate.

Ah, un ultimo piccolo consiglio: se volete andarci prenotate, visto che è sempre preso d’assalto.

Benvenuti nel magico mondo degli onigiri! 

Dove
Zakuro
Via Vincenzo Monti 16
Tel. 02 48195468

This is not a sushi bar: il giapponese a domicilio (Milano)

Posted on 16 dicembre 2011 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

Il cibo giapponese ha molte caratteristiche, ma una spicca in modo particolare: ha la capacità assoluta di farti venire quelle voglie ancestrali e terrificanti nel bel mezzo della giornata, magari proprio quando non è facile reperirlo o si è troppo impegnati. Niente da fare: nella mente passeranno dei maki felici e zompettanti mentre voi dovrete azzannare la scrivania per sopravvivere.
Milanesi, e tutti voi che lavorate/soggiornate/dimorate in codesta città, ho recentemente scoperto la soluzione al suddetto male: è un giapponese da asporto, e si chiama “This is not a sushi bar“.

Il funzionamento è semplice: nel momento del bisogno visitate il sito, scorrete le offerte, tirate su la cornetta (… Quanto è desueta questa azione, ormai?) e ordinate!

Sì, ok, non è che sia una gran novità,  men che meno a Milano. Perchè proprio questo?“. (altro…)