28 June 2017
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Il posto in cui sentirsi a casa: Risoelatte (Milano)

Posted on 21 febbraio 2017 by in Lombardia, Milano

Risoelatte5Ricominciamo da qui.

Dalla necessità di trovare punti di riferimento e dal bisogno di eliminare il superfluo per riscoprire le vere passioni e i coriacei interessi, tanto più sulla tavola e in tutto ciò che la riguarda.
Mesi passati a tagliare ponti, sfrondare rami e scacciare costrizioni per far rimanere lei, la sostanza, rappresentata da nuove scoperte in giro per il mondo e posticini che mi sono entrati nel cuore e in cui mi sento tanto a casa che, appunto, manco nel mio milanesissimo monolocale.

E proprio di “casa” si parla quando si entra da Risoelatte, il rifugio per eccellenza di chi ha bisogno di un ristorante nel centro di Milano e non può sfigurare.

Risoelatte6È un posto che mi è assai caro, lo ammetto, e che annulla tutta la mia obiettività, ma se foste alla ricerca di recensioni asettiche non sareste certo qui, quindi preparatevi alla mia dissertazione.

È anche un consiglio, questo, che avrei voluto darvi mesi fa ma, sapete, c’avevo l’ansia da prestazione: poteva essere altrimenti, sapendo che sarebbe stato letto in primis da loro (ciao Ettore, Maurizia, Elvis – per citarne alcuni), che già tanto mi sopportano? Però era doveroso, quindi ho preso coraggio ed eccomi.Risoelatte1Detto questo, Risoelatte è un ristorante perfettamente vintage, tanto nell’arredo quanto nel menù, dove si gusta la cucina lombarda che potevate trovare nelle cucine degli anni ’60, tra tavoli di formica, proiettori Super8, meravigliose lampade a sospensione, un jukebox perfettamente funzionante, nostalgiche campagne pubblicitarie, stoviglie che escono da credenze di modernariato.

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Essendo io poco avvezza a tali specialità, praticamente mi sto facendo una cultura. Perchè sì, ci passo spesso e volentieri per pranzo e son molto felice di portarci amici in ogni occasione, con la promessa di tanta felicità. Risoelatte è quel genere di posto in cui sei a casa e in cui ti va di appartenere, soffermarti, sentirti un po’ privilegiato.

Non viene la voglia di cercare altro, ma solo di rilassarsi e assaggiare sempre più delizie a partire dal risoelatte, che è sia un primo piatto sia un dolce. Nella veste di primo, si tratta di un riso cotto nel latte e arricchito da diversi tipi di condimenti (il genere di piatto che regala conforto), mentre come dolce si trasforma e, sebbene preparato con gli stessi ingredienti di base, è fresco e leggero, un vizio da concedersi senza indugio.
Risoelatte3

I miei piatti preferiti sono molti anche perché il menù del pranzo cambia ogni giorno, quindi ho molta possibilità di sperimentare: si va dall’arrosto di tacchino con patate arrosto al salmone in crosta di mandorle, il vitello tonnato e il risoelatte in ogni versione, la millefoglie di pesce con verdure, il brasato con la polentina, il baccalà al forno con pomodoro e le vellutate. Non c’è volta in cui ne sia uscita delusa.
Risoelatte2E dopo l’ambiente e il menù, la terza fondamentale componente è la gestione, composta da persone che ti accolgono sempre con un sorriso e che, anche se c’hai avuto la giornata peggiore della storia, te lo fanno spuntare sulla faccia. Posti simili sono rari, quindi occorre farne tesoro e – attenzione! – prenotare. Mettetevi avanti, organizzatevi, siate pazienti e conquistate un tavolo: il locale è un po’ piccolo e disposto su più piani, tra fili di biancheria vintage messa ad asciugare e telefoni in bachelite, quindi i tavoli sono pochi ma l’esperienza è memorabile.

Aggiungo un p.s: Ettore, ecco il famoso articolo!

Dove
Risoelatte
Via Camperio 6
Milano
02 39831040

La cotoletta del Ristorantino della carne (Milano)

Posted on 27 novembre 2015 by in Gluten free, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Ristorantino della carne Ed è dal momento in cui qualcosa ti viene tolto che non potrai più farne a meno, e ci penserai giorno e notte senza pace, senza tregua, senza pietà.

… No, non parliamo di massimi sistemi, ma del glutine.
E no, a dire il vero non è che mi manchi così tanto: questa intolleranza è stata presa bene, come quanto scopri che un sospetto è concreto.

Sapete a cosa, invece, anelavo, che manco Ulisse con Penelope? A una cotoletta. Una milanesissima e grandissima orecchia di elefante impanata e strabordante, simulacro di gioia e tradizione, soddisfazione e sazietà.
Mesi di ricerche e sospiri, e poi è arrivata.Le cotoletteSì, ho trovato una cotoletta gluten free.
Ripeto. Un’orecchia d’elefante senza glutine, ma non solo, preparata in una ventina di modi, sormontata, accompagnata da tanti e diversi condimenti o contorni, dalle patate arrosto ai porcini, da bacon e uovo alla marmellata di cipolla rossa di Tropea.

Dove, penserete, dove?!
A Milano, al “Ristorantino della Carne“, recente apertura in quel di via Solari per la gioia dei carnivori tutti e, in particolare, di quello intolleranti. Non che i “normali” avventori non ne godano altrettanto, anzi: il menù si articola tra antipasti, primi e secondi, ma la lunga lista di cotolette fa la sua figura.L'orecchia di elefante gluten freeE allora lanciatevi in una prova titanica, andandoci e tentando di ordinarne una. Della mia, gluten free e con i porcini, lodo l’impanatura sufficientemente spessa è molto croccante, la carne cotta a puntino, l’osso alto che si vorrebbe addentare mentre dalla cucina si ode il batticarne in azione per altri ordini e altri commensali.

Riscopriamo la cotoletta tutti insieme.
Mi offro per numerose prove, che devo recuperare il tempo in chi me ne sono terribilmente privata!

Dove
Il Ristorantino della Carne
Via Solari 12
Milano
Tel. 3389866261
Tel. 02463379

Il brasato dell’Osteria dell’Arco (Alba)

Posted on 23 settembre 2015 by in Piemonte, Secondi Piatti

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I giorni si accorciano, le foglie ingialliscono, l’aria si raffredda e tutto ciò che sogniamo è rassumibile in 4 C: calduccio, copertina, comfort e cibo. Riguardo a quest’ultimo punto, l’Autunno porta con sé una sequela entusiasmante di frutta, verdura, specialità e sagre che ogni amante del genere attende con ansia: castagne, zucche, e i tartufi che richiamano pellegrini da tutto il mondo?

Ecco, capitasse mai – ma proprio per caso – che capitaste ad Alba c’ho io un posticino perfetto per gustare la cucina piemontese tutto l’anno e in ogni occasione – anche se credo che da Settembre in poi sia più adatta: l’Osteria dell’Arco.

Qui, passando da una carne cruda battuta al coltello a un peperone di Carmagnola ripieno di tonno e capperi (entrambi da perder la testa), son approdata a uno dei brasati più buoni di sempre, uno di quei piatti che ha saputo restituirmi fiducia della cucina italiana (che si era un po’ andata a perdere dopo molte esperienze deludenti).

Il brasato, accompagnato da patate al forno e dalla sua abbondante salsa, trasudava il vino in cui era stato immerso e cotto a lungo, lunghissimo, con la pazienza che solo le tradizioni sanno rispettare. Speziato, profumato, irrorato per farlo rimanere tenero, mi ha provocato lacrime dal primo assaggio (ci sono i testimoni) perché da lungo cercavo un sapore forte, deciso e ricco di dettagli.
Ho parcellizzato le abbondanti fette alternandole alle croccanti patatine e sapide verdure, cercando di mantenere un contegno e felicissima.

Per non parlare della sublime panna cotta con pesche e caramello, degna conclusione di un pranzo pieno di soddisfazione.

Dai, che sta pure arrivando la stagione perfetta! Dopo tutto quello che vi ho raccontato come potete dire di no alle Langhe?

Dove
Osteria dell’Arco
Piazza Savona 5
Alba
Tel. 0173 363974

Il Burger & Lobster (Londra)

Posted on 15 luglio 2015 by in Londra, Secondi Piatti

imageÈ proprio il caso di dirlo: gaudio e giubilo in tutto il regno!
Dopo quasi un decennio di assenza son tornata a Londra, laddove la Regina e la sua coronata compagine dimorano.

Emozionata e trepidante mi sono lanciata nell’esplorazione di una città molto diversa rispetto ai miei ricordi, evoluta da molti punti di vista. Uno di questi? Il cibo, of course!
Chi va in terra britannica e sostiene di mangiare male soffre solo di pigrizia, tremenda sfortuna o pretende di cenare con pizza e pasta. La ricerca di nuovi posti in cui sollazzare le fauci è stata precisa, e ho chiesto consigli mirati.

Il primo ristorante che mi sento di suggerirvi spassionatamente è il Burger & Lobster, un posto con una formula precisa e efficace.

Cosa potete ordinare per la modica cifra di 20 sterline?
Hamburger o astice.
Astice o hamburger.
Oppure la combo mezzo hamburger con mezzo astice.
O, aspettate… astice e hamburger!

Il menù non esiste, o meglio, ve l’ho spiegato poco fa.
Vegetariani? Non entrate, non c’è speranza.

Io ordino il lobster al vapore con patatine. Altre opzioni sono il lobster roll e il lobster grigliato, ma ho preferito la semplicità.

FullSizeRender (7)Mi è arrivato un vassoio con patatine fritte in abbondanza, insalata con un condimento al balsamico, una ciotolina di burro all’aglio e un astice intero pronto a esser attaccato con tenaglie e posate adatte.

C’avevo i camerieri che mi guardavano e ridevano osservando le mie compiaciute espressioni, e mi rifornivano di salse a ogni cenno.

Per qualità e convenienza è uno dei posti migliori di Londra, quindi sempre affollato. Ne hanno pure aperte diverse sedi ma il problema sussiste: la gente ha apprezzato la formula, e come si fa a non capire?

Quindi ricordare: Burger o Lobster.
È semplice, veloce, chiaro, e non c’è possibilità di errore.

Dove
Burger & Lobster

Little Portland St.
Londra

Il pollo alla brace di COQ (Milano)

Posted on 12 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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So che per molti “milanesi” sarà uno shock, ma c’ho una rivelazione: a Milano ha aperto un posto in cui si può fare tranquillamente caciara (puoi parlare con un tono normale senza che ti guardino male!) e mangiare cibi preparati con originali e lunghe preparazioni.

E se è vero che la carne bianca sia preferibile allora è il caso di prenderla di ottima qualità, arricchirla, speziarla e farla rimanere succosa.

Insomma: ho provato COQ Nice Chicken in Porta Romana, e mi sono divertita tantissimo.

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Il locale è colorato, pieno di luminarie al neon e molto vivace.

La prima cosa da fare è scegliere una paletta con un nome pollo-centrico (io mi lancio sulla Chicchirichì) che distinguerà il vostro tavolo e verrà gridato da un autoparlante quando l’ordine sarà pronto per il ritiro. Abbiate quindi un pizzico di attenzione e sarete ricompensati.

COQ si basa su ricerca: per un anno lo chef Enzo de Angelis e l’esperto di ristorazione Handley Amos hanno visitato i migliori allevamenti italiani e scelto il pollo ruspante di razza “collo nudo”, che poi viene preparato secondo una ricetta particolare. Il pollo viene marinato per 12 ore per conferirgli un sapore “sweet jerky”, che ci ricorda la famosa carne essiccata americana e aspira ad andare oltre.

Per assicurare la miglior qualità possibile il numero di polli preparati e serviti quotidianamente è 60, e sappiamo come porre dei limiti ispiri a fiondarsi il prima possibile.

Il menù è molto vasto e quasi esclusivamente a base di pollo (anche se la spalla di maiale cotta a bassa temperatura mi suscita acquolina), accompagnati da sfiziosi contorni e bevande come l’acqua di cocco, che ordino a oltranza.

Non posso non assaggiare il decantato pollo ma non mi fermo chiedendo riso, pannocchie arrosto e cinque salsine che ispirano curiosità.
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Giunge un cestino colmo di tutte le parti del pollo che emanano un profumo invitante e, appena tolte dalla brace, sono pronte per l’attacco. La speciale preparazione le tende effettivamente tenerissime e spiccatamente saporite, con una nota di piccante che accompagna molti altri piatti. Tutti coloro che trovano le carni bianche tristi possono ricredersi. Le salse aggiungono ulteriori sferzate al palato, rendendo impossibile annoiarsi.

Tutte le diete che prevedono carne bianca possono essere viste sotto un altro occhio, anche se è un peccato rimaner lontani dalle patate fritte spolverate con la COQ powder.

Infine, il prezzo è assai democratico e invitante, per un’esperienza da provare più volte con tanti amici affamati. Che, ecco, se cercate la pace e le tovaglie delle Fiandre è meglio che vi spostiate.

Dove
COQ Nice Chicken
Viale Sabotino 19
Milano
Tel. 02 36752836

La faraona del Tre Spade (Correggio)

Posted on 8 maggio 2015 by in Emilia Romagna, Secondi Piatti

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L’Emilia regala sempre grandi gioie sulla tavola, e io che ci sono nata ne sono testimonianza e prodotto.
È col cibo che si creano legami, raccontano storie e fondano ricordi, in un ambiente tendenzialmente tranquillo e beato.

Se vi trovate nei pressi di Reggio Emilia dovreste fare un salto a Correggio e fermarvi al ristorante Le Tre Spade, uno di quei posti che sembrano lì da sempre e hanno sfamato molte generazioni.
Lì assaggerete ottimi esempi di cucina emiliana, che potrei definire come “semplice, ricca e godereccia“, e se seguirete il mio consiglio vi butterete sulla faraona, carne che solo mia nonna prepara con maestria è che trovo raramente fuori dai confini della regione – ingiustamente!

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Arriva quindi questo piatto su cui ne trionfa una grossa porzione con tanto di delizioso sughetto e manco mi domando se scartare la pelle che sono già lì a gustarne il primo boccone e apprezzarne la succosità e la tenerezza, col cuore che levita a mezzo metro da terra e i sospiri che l’accompagnano.

Una specialità autentica e ruvida, che potrete accompagnare da verdure del giorno cotte nel burro e diversi calici di lambrusco per non farvi mancare proprio niente.

Se poi riuscite ad andarci con tanti amici per un’occasione speciale otterrete un quadretto memorabile da conservare con cura.
Qui a qualcuno fischieranno le orecchie  – proprio appena appena, eh! -, sempre che l’effetto del vino e del liquore all’anice della sera prima non abbiano creato buchi di memoria e scompensi vari. In ogni caso c’ha pensato la cucina emiliana a farci riprendere.

Dove
Le tre spade
Via Roma 3/A
Correggio
Tel. 0522641500
3403128829

Le costine dell’Osteria Vini d’Italia (Bologna)

Posted on 15 aprile 2015 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

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Quando torno a Bologna, mia città natia, incappo negli stessi ristoranti. È un meccanismo originato dall’affetto, dall’abitudine e dal bisogno di un rifugio sicuro per me e i miei amici. Ciò non toglie che, quando in molti si sperticano in consigli e segnalazioni, si possa tentare qualcosa di nuovo.

Io sono cresciuta vedendo l’osteria Vini d’Italia dal finestrino dell’autobus che mi portava da casa al centro: l’ho notata tante volte ma mai che mi ci sia avvicinata, la credevo un’enoteca e non ne conoscevo la vera natura di piacevole e tranquilla tavola in cui assaggiare una cucina legata al territorio e di qualità.

Ho aperto il menù e, come un cane da caccia, puntato subito le costine di mora romagnola cotte a lungo a bassa temperatura e accompagnate da una maionese al BBQ, esplicitamente dedicate “all’amico e collega Max Poggi“.
Un piatto rustico quanto l’arredamento in legno scuro solcato da graffi, i pavimenti uguali a quelle di casa di mia nonna, le lampade di vetro a effetto intrecciato, la cucina a vista, i poster, i quadri e le foto appese alle pareti, le custodie di vinili di ogni genere sospesi a mezz’aria.

La loro natura ruvida e semplice era esaltata da una preparazione magistrale che le ha rese estremamente tenere e succulente, con parti più croccanti a custodire bocconi sapidi e ben grassottelli. Non c’era manco il bisogno di usare le mani e rosicchiare: si spolpavano dalle ossa al primo tocco di coltello e forchetta, senza spreco alcuno e con mia estrema soddisfazione.

Andiamo, colleghi della sugna, torniamo ad assaggiare questo straordinario comfort food emiliano. Rimarrete assuefatti dalla maionese al gusto di salsa barbecue in cui immergere la carne e le patate cotte al forno, e riscoprirete l’essenza del sacrosanto piacere della lentezza e della convivialità.

Dove
Osteria Vini d’Italia
Via Emilia Levante 142
Bologna
Tel. 051 541509

Il filetto con foie gras de Lo Copa Pan (Cervinia)

Posted on 17 febbraio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Valle d'Aosta

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In un tempo non molto lontano se abitavi in montagna preparavi il pane una volta l’anno. Composto da farine scure, veniva conservato al sicuro e lasciato seccare fino al momento dell’utilizzo, quando però il coltello diventava insufficiente e occorreva uno strumento più potente – il copa pan, una lama montata su un supporto di legno massiccio pronta a calare verticalmente sulla malcapitata pagnotta.

Nelle case della Valle d’Aosta si trova facilmente, e a Cervinia c’è un ristorante che ne porta il nome: s’affaccia proprio su una delle vie principali diffondendo sull’acciottolato una luce calda e invitante, ispirando tranquillità e acquolina.
Ho avuto il piacere di visitarlo durante il tour #LovingCervino in quella che sicuramente era una glaciale notte invernale. Si tratta di un posto che riprende l’atmosfera delle baite e dei rifugi (tovaglie a quadretti, arredamento di legno, decorazioni alpine) e la rende più sofisticata. Tale scelta si riflette anche sul menù.

Io ho assaggiato un filetto sormontato da foie gras e accompagnato da mele cotte, polenta integrale e cipolle caramellate, un piatto corposo e gustoso da accompagnare a un bicchiere di vino rosso per riprendersi da un’intensa giornata tra neve e passeggiate.

Inutile dire quanto il mio spirito carnivoro fosse contento nel percepire la tenerezza della carne, ma ancor più sono rimasta incantata dal contrasto con le componenti dolci, dalla polenta ruvida, dalla lauta salsa di cottura. Succoso in ogni sua parte e delizioso nelle diverse combinazioni, mi ha ristorata e avvolta nella pacifica sensazione di soddisfazione mangereccia, quell’intenso momento in cui tutto sparisce per far posto al gusto. C

Chiamiamola felicità.

Dove
Lo Copa Pan
Via A. Carrel 47
Breuil-Cervinia
Tel. 0166 940084

La tagliata del Lazaroun (Santarcangelo)

Posted on 11 febbraio 2015 by in Emilia Romagna, Secondi Piatti

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La Romagna è la generosa terra compagna della mia natia Emilia, regno per eccellenza della tranquillità e del godereccio. Basta sentire il tipico accento per capire, e una passeggiata in uno dei tanti borghi per farsi conquistare.
Placida, morbida, rustica, accoglie ospitale i ricercatori di bontà.

Certo, per arrivare a Santarcangelo di Romagna bisogna proprio essere esploratori, ma c’è un gran buon motivo: il Lazaroun.

Non si tratta della tipica trattoria: qualità e servizio sono a un livello superiore, così come l’ambiente e il menù.

Tra le portate assaggiate la mia anima carnivora ha trovato di che gioire con la tagliata con pecorino, noci e – attenzione! – miele salato, portata in trionfo su un tagliere di legno.

Se riuscissi a farvi capire un decimo della mia attuale acquolina al solo pensiero, partireste immediatamente premurandovi di farvene tenere da parte tre porzioni a testa.
La carne: eccellente, preparata sulla griglia come di mio gusto e tenera.
La combinazione: piena di meraviglie e sensazioni, assai apprezzata da chi ama unire dolce al salato, morbidezza del miele e croccante della frutta secca. E poi, la sapidità di quelle scaglie del cosiddetto “pecorino scoparolo”!
Tanto spesso ho trovato la carne cotta nel miele quanto raramente un abbinamento così in purezza, che merita le mie lodi.

Se considerate che Santarcangelo è un paese di casette dalle sfumature del rosso e con una forte connotazione e la vicinanza al mare, vi ho già dato la meta della prossima reale scampagnata.

Ah, non dimenticate di fare un giro nelle antiche grotte di tufo custodite nel sotterraneo del ristorante: giusto due passi per riprendersi dopo l’abbondante pasto.

Dove
Lazaroun
Via del Platano 21
Santarcangelo di Romagna
Tel. 0541 624417

La spada del sindaco del Zeughauskeller (Zurigo)

Posted on 28 gennaio 2015 by in Secondi Piatti, Son esperienze, Zurigo

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A tutti voi sarà venuta almeno una volta la voglia di vivere in una di quelle affascinanti epoche (fittizie o meno) di cui leggiamo romanzi, vediamo film e studiamo la storia.
Io rinuncerei alla sugna (…per un mese) per poter risvegliarmi in Game of Thrones (non so bene in quale fazione, che mi sembrano tutte pericolose), sedermi al desco con un qualche pseudo regnante e, previo controllo di veleni e simili, scofanarmi con poca classe ogni portata.

Ecco, dalla regia mi confermano che tutto ciò è impossibile ma io rilancio una soluzione: la Zeughauskeller di Zurigo.
Ci ho cenato in occasione del tour #VisitZurigo e, più che per la balestra appesa alla parete (si dice esser quella originale di Guglielmo Tell), mi ha fatto una gran impressione per la vivacità, le portate abbondanti e le carni servite attorno alle lame di spade.
Qua un giocatore di ruolo andrebbe giù di testa: già immaginavo raduni di cosplayer a oltranza, adunanze in costume, rievocazioni storiche accompagnate da idromele a fiumi, il riportare alla luce chissà quali tradizioni e riti.

La spada del sindaco è altamente scenografica (vi ho mai detto del mio interesse per la scherma medievale? Ribadiamolo), con la carne arrostita che ne avvolge l’acciaio e che deve essere tagliata con abile mossa (dal cameriere o dall’impavido avventore). Vorrete brandirla e dichiarare battaglia a Lord Dieta.

E lo stufato alla zurighese? Un tripudio di manzo con funghi annegati in una densa salsa di panna, perfetto per ristorarsi dopo una giornata gelida o faticosa.
Vi troverete a servirvene due, tre, quattro volte senza rendervene conto, e vorrete fare la scarpetta nella pentola.

Passiamo agli spiedi fitti di salsicce di diversa composizione e sapidità: una tira l’altra, e si finirà per assaggiarle tutte e volerne ancora imbracciando il boccale di birra.

Wiener Schnitzel? Immancabile.
Il rosti? Un’ossessione.
L’insalata di patate e maionese? Una delizia.

Certo, sul tavolo è stata avvistata una ciotola di verdurina ma è stata abbandonata al suo destino.

Winter is coming, direbbero gli Stark di Grande Inverno.
Ecco, magari con la spada di ciccia avrebbero distolto l’attenzione degli avversari e sarebbero tutti vivi e pasciuti.

Dove
Zeughauskeller
Bahnhofstrasse 28A
Zurigo