26 November 2014
W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

foto 3

Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce - ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

foto 1 (1)
Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

foto
Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

Le melanzane croccanti del Wang Jiao (Milano)

Posted on 26 febbraio 2014 by in Antipasti, Contorni, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

melanzane

Io credo nel colpo di fulmine, soprattutto a tavola.
Sapete quando addentate il primo boccone senza molte aspettative e improvvisamente una scossa elettrica vi smuove tutti i sensi, accentuando i colori e i sapori? Ecco, allora è amore: accade quando meno te lo aspetti.

Ovviamente la mia ultima infatuazione è stata decisa, imprevedibile e fritta: sto per parlare delle melanzane croccanti del Wang Jiao, ristorante cinese di qualità situato in zona Porta Venezia, a Milano, scoperte per una serie di coincidenze. Tutto sembrava spingermi verso quel posto: dopotutto prima del concerto dei Maximo Park al Tunnel occorreva sostentamento (quante scuse!).

Il ristorante è molto carino e curato, ben diverso rispetto ad altri ristoranti cinesi.
Già alle 19.50 di un’apparentemente quieta Domenica sera era pieno, quindi il primo consiglio è quello di prenotare.
Il menù è vario e ricco di specialità: già vi dico che vi perderete nel consultare tutte le schede e sarete molto indecisi.

A onor del vero queste melanzane sono state ordinate dalla nostra amica di Paul Smith, che già le conosceva e apprezzava: io mi sono persa tra ravioli (ottimi) e spaghettini di grano saraceno in brodo (soddisfacenti e abbondanti, soprattutto in una fredda sera invernale), ma quando sono apparse quelle melanzane, tagliate per il lungo, fritte, intrise di una salsa agrodolce e cosparsi da semi di sesamo ho capito di aver combinato una sciocchezza.

Si sono sciolte morso dopo morso nella mia bocca, croccanti all’esterno e morbidissime all’interno: avete presente le ciliegie, che una tira l’altra? Eccovi la versione fritta, che vi darà pure assuefazione.

E’ quel piatto che va bene sia come antipasto sia come contorno, da sbocconcellare mentre chiacchierate - ha una temperatura simile a quella del Sole, quindi non si raffredderà sul più bello -, gustoso grazie alla salsa rossa sapida, con i semi di sesamo che scrocchiano sotto i denti e altre verdurine affettate che donano un tocco di freschezza.

Infine, un appunto: sebbene siano fritte, risultano abbastanza leggere. Non abbiate timore per la vostra linea e, al massimo, lasciate perdere i pezzetti di pane fritto che fanno da base: quelli sono abbastanza dimenticabili.

Dove
Wang Jiao
Via Felice Casati 7
Milano
Tel. 02 261 3224

L’uovo croccante del Consorzio (Torino)

Posted on 11 novembre 2013 by in Antipasti, Piemonte, Torino

foto (18)

Sapete che Torino ha conquistato una parte del mio cuore a forma di frigorifero: dire che l’adoro è riduttivo e spiegar il perché ne sia infatuata è una questione prolissa ma credo che si possa ben intuire da come ne scrivo.

Durante la mia ultima visita sono stata condotta al Consorzio, di cui avevo sentito meraviglie.
Immaginate di aver affrontato una settimana assai impegnativa, di esser saliti sul treno quasi senza ricordare il vostro nome, giungere al capoluogo piemontese ed esser messi innanzi a un uovo croccante con biete e pancetta da sgranocchiare circondati da un filo di fonduta di cheddar: il contrappasso farebbe venire un colpo all’80% delle persone, con tanto di lacrimoni e commozione generale (oltre che cerebrale).

Si tratta di uno dei cavalli di battaglia di questo ristorante situato nel centro di Torino, gestito dai giovani Andrea e Pietro e con Miro Mattalia in cucina, in cui potete trovare uno dei menù più invitanti mai visti: vorrete ordinare tutto. Due volte.

Veniamo a questo antipasto: l’uovo è avvolto da una crosticina sottile e delicata, quasi friabile; affondando i rebbi troverete il tuorlo ancora deliziosamente liquido pronto a invadere le biete sbollentate e posate come base.
La pancetta forma una virgola sapida e croccante da centellinare, mentre il cheddar… Oh! Il cheddar! Uno dei miei formaggi preferiti nonché peggior ossessione! Ecco, l’uovo con un pochino di questa crema diventa leggendario, tipo che tenterete di capire come realizzarlo a casa vostra ma sarà tutto inutile.

Alla fine guarderete il piatto vuoto e vi chiederete se ordinarne un altro, ma fidatevi della qui presente e continuate con un primo o un secondo (la costata di bue grasso!): per scoprire i segreti di questo uovo vi toccherà proprio tornare al Consorzio, più e più volte.
A proposito: prenotate. Il locale è un po’ piccolo ed è praticamente preso sempre d’assalto (e c’è un ragionevole perchè).

Dove
Ristorante Consorzio

Via Monte di Pietà 23
Torino
Tel. 0112767661

 

I bigné con formaggio e tartufo de Al Gallo (Ravenna)

Posted on 2 ottobre 2013 by in Antipasti, Emilia Romagna, Ravenna

foto 2

Alla BlogFest non ho mangiato solo piadine. Pare incredibile ma vi assicuro che è andata proprio così: il mio weekend è iniziato il Venerdì sera con una visita alla rinomata Antica Trattoria Al Gallo 1909 di Ravenna dove ho assaggiato un piatto così squisito da:

A) eliminare i pensieri di una settimana intensa;
B) scacciare la stanchezza di una settimana caratterizzata da poche ore di sonno;
C) cancellare lo stress alla prima forchettata;
D) risvegliare le papille assopite.

Voi c’avrete delle medicine per fare tutto questo? Ecco, io sono ricorsa al bignè con formaggio fuso e tartufo.
Chiamerei questo fenomeno “gastropatia”, “cura del cibo” o “il rimedio della nonna” ma non renderei l’idea (e direi inesattezze): voi però avete capito cosa intendo, giusto?

Ecco.
Prima sorpresa: i due bignè erano fatti di uovo e formaggio ed erano morbidi come soufflé! Me li immaginavo croccanti, ma molto meglio così: non avrebbero assorbito il formaggio fuso colato in abbondanza e in cui erano immerse le lamelle di tartufo profumato.

Ogni boccone ha provocato una ola nelle mie sinapsi, che si riaccorgevano di esistere e hanno ordinato alla mia mano di afferrare la forchetta e non sprecare la minima goccia di formaggio, o il più piccolo frammento di tartufo.

Gli occhi gioivano altrettanto: il ristorante è contraddistinto da un’eleganza delicata, che ti fa sentire perfettamente a casa, con arredi ricercati e una lunga fila di fotografie dei diversi vip che vi hanno mangiato. Vi consiglio una visita al piano superiore dove, oltre al bagno, troverete stanze sofisticate, porte con vetri colorati, molti richiami al liberty e alla cultura ravennate.

Oltre a questi bignè il menù offre proposte molto interessanti che attingono a piene mani dai sapori locali: volete per caso farvi mancare lo squacquerone con fichi caramellati come dolce?

Ecco, magari questo ve lo racconto la prossima volta.

Dove
Antica Trattoria Al Gallo 1909
Via Maggiore 87
Ravenna
Tel. 0544.213775

L’Osteria Broccaindosso: il ritorno

Posted on 17 dicembre 2012 by in Antipasti, Bologna, Dolci, Emilia Romagna

Se questo non è un paese per vecchi, questo non è un post per coloro che sono a dieta. Non che si solito io scriva di cibi leggeri, ma oggi ci andremo a superare.

Ci tengo infatti ad aggiornarvi, dopo la mia recente visita di sabato sera, sui diversi perché l’Osteria Broccaindosso (di cui avevo già parlato qui) va visitata, e perché occorra attenersi ai miei piani.

Ordinate antipasti e dolci, e non ve ne pentirete: vi darò qualche elemento per convincervi.

Iniziamo dagli antipasti:

- insalata con arance e balsamico,
- polenta con ragù,
- parmigiana di melanzane,
- crema fritta,
- salsiccia in umido,
- prosciutto crudo,
- frittatine,
- puré di zucca,
- … e ho sicuramente perso qualcos’altro.

E ora passiamo ai dolci:
- mousse di cioccolato,
- torta di ricotta,
- pandoro,
- mascarpone,
- crema,
- torta al cioccolato,
- salame di cioccolato,
- torrone,
- croccante di mandorle,
- creme caramel,
- creme caramel alle amarene,
- panna cotta,
- zuppa inglese,
- torta di riso,
- il gran finale: la famosa scodella di cioccolato fondente fuso con bignè ripieni di panna a parte, da sommergere a mestolate.

Ecco.
E vorrei assicurarvi di una cosa: io ho mangiato tutto, e sono ancora viva.
Lo so, mi faccio abbastanza schifo da sola.

Andate, dico, andate! Tutto lo zucchero mangiato vi entrerà direttamente in circolo nel sangue e vi sentirete felicissimi!
… controindicazione: avrete un abbiocco totale per almeno 48 ore, ma cosa volete che sia!

Si organizzano gite per avventori coraggiosi: contate pure su di me. 

Il salmorejo del Dos de Mayo (Siviglia)

Posted on 5 novembre 2012 by in Antipasti, Spagna

Avvolgiamoci nelle nostre sciarpe, sprofondando il naso nel profumo che ci siamo messi addosso stamane e pensando alle vacanze estive con sospiri degni di una lettrice di Jane Austen.

Buongiorno, è Lunedì per tutti, è il momento di riavvitare la testa sul collo e connettere le sinapsi.

Non tutte, però, e soprattutto non le mie, che oggi vi riporto nella caldissima Siviglia alla scoperta di un altro posticino che mi ha molto deliziata.

Il fatto è che nella città andalusa i locali più conosciuti possono addirittura prendersi il lusso di chiudere ad Agosto - bruciando la grande clientela dei turisti – quindi capita che ci si ritrovi a vagare alla ricerca di una sostituzione, che nel caso della Bodega Dos de Mayo non risulta essere un ripiego, ma una felice e eccellente casualità.

Occorre essere un po’ lesti e intraprendenti, e se farete come la sottoscritta, che alla domanda “English? Francais? Italiano?” ha risposto orgogliosamente “Espanol!“, tutto andrà più che bene.
Qua si ordinano tapas, economici piattini colmi di ogni cibo spagnoleggiante (mi passate il neologismo?): come dicevo anche in occasione della Bodeguita Santa Cruz, lanciarvi è la soluzione migliore.
Altrimenti… ho io la soluzione per voi.

Provate il salmorejo.
D’accordo, questo nome e il suo aspetto non vi inviteranno molto, ma non c’è soluzione più fresca, genuina e saporita per combattere fame e calura!
Si tratta di una zuppa fredda composta da pomodoro, olio extravergine d’oliva, aceto, sale, aglio e pane duro frullati insieme e accompagnata da pezzetti di prosciutto serrano, dal colore arancione vivace e dalla consistenza di una salsa densa, senza grumi.
Avete presente il più noto gazpacho? Ecco, siamo in quel mondo.

Il simpatico cameriere me ne porta una scodella, e io non mi faccio intimorire: ha un sapore spiccatissimo per merito dell’abbondante olio d’oliva, del prosciutto stagionato, dell’aglio. Inoltre pomodoro e aceto non si sottomettono mica. Se siete del gruppo “le minestre di verdure non sanno di niente” qua dovete ricredervi.

È vellutata, particolare, imprevedibile, così colorata da poterla ritenere allegra, e si assapora che è un piacere, tra un sorso di birra e un altro stuzzichino.

Nonostante il corposo apporto dell’olio non risulta pesante, anzi, spalanca gli stomachi e li prepara a portate impegnative.

È un piatto che sa di estate e di vacanza, di sole e tempo libero, leggerezza e piacevolezza, nel cui ricordo mi crogiolo.
Dopotutto è un Lunedì post ponte, quindi è ancora più mesto.

Ah, il salmorejo.
Ah, Siviglia.
Ah… ah!

Dove
Bodega Dos de Mayo
Plaza de la Gavidia 6
Siviglia

Il savarin di polenta del Somaschi Hotel (Cherasco)

Posted on 24 ottobre 2012 by in Antipasti, Piemonte

Non so bene perché ma talvolta sento di persone che pur di non andare a matrimoni, battesimi, cresime si arruolerebbe nella legione straniera. Il motivo? “Stai ore seduto a tavola!“.

… Cioè, vi pare brutto? A me proprio no, anzi, è quasi un sogno!

Certo, tutto dipende dall’entità del cibo: se dovete mangiare per ore piatti che manco alla mensa delle medie ci credo che è una tortura, e tra le peggiori.

Fortuna vuole che i miei amici siano tutti dei buongustai e che questo aspetto non sia mai stato sottovalutato, anzi! So di accurati studi, assaggi e scelte per preparare il menù perfetto, che fosse soddisfacente e saziante al punto giusto, e sempre hanno azzeccato ogni portata e vino.

In particolare, io attendevo il matrimonio di Daniela e Matteo con una doppia ansia e gioia, in primis per la loro unione e in secondo luogo per il  loro pranzo celebrativo!

Dopotutto Daniela è colei che sempre mi delizia con i suoi manicaretti, tra cui i peperoni (di cui ho parlato qui), le paste, gli arrosti, e Matteo è un maestro dei risotti e di molte altre specialità, quindi non poteva non venirne fuori una me-ra-vi-glia!

Il matrimonio, il relativo rinfresco e il pranzo si sono tenuti a Cherasco, che ho scoperto essere la capitale delle lumache. Qui sorge un monastero collegato a una chiesa, il Somaschi Hotel, che permette di celebrare la funzione e ospitare i festeggiamenti, che comprende un ristorante che ci ha offerto portate memorabili.

Appare infatti al tavolo questo savarin, una sorta di ciambellina di polenta ricoperta di salsa di formaggio & panna e una grattuggiata di tartufo nero.
Ho girato il piatto per osservare tanta perfezione da ogni parte, e poi ho afferrato la forchetta e l’ho calata con decisione per compiere un miracolo.

Eh sì.
Il tuorlo d’uovo crudo, calato all’interno del savarin e quindi leggermente cotto all’esterno, si è espanso, è colato fuori, trapelato col suo colore accesissimo, creando una festa nel piatto!
Le scaglie di tartufo donavano un sapore spiccato e un profumo intenso, mentre la salsa di panna e formaggio era liscia, proprio senza grumi, né troppo liquida né densa, quindi avvolgeva bene la polenta. Questa era la perfetta base per l’apoteosi degli altri componenti, con la sua consistenza e delicatezza.

Guardando i visi degli altri commensali s’intravedeva il momento in cui ne assaggiavano il primo boccone e sgranavano gli occhi. Assaporavano bene ogni parte, magari catturavano qualche frammento di tartufo e procedevano con il secondo attacco. Poi, il sorriso, soddisfatto e stupito.
Non è bellissimo?

Mettete che siate da quelle parti, nelle Langhe.
Informatevi presso il ristorante: magari non potrete assaggiare proprio questo savarin, ma vi assicuro che il resto delle pietanze era allo stesso entusiasmante livello.

Dove
Somaschi Hotel
Via Nostra Signora del Popolo 9
Cherasco (CN)
tel.  0172 488482

Le tapas della Bodega Santa Cruz (Siviglia)

Posted on 4 settembre 2012 by in Antipasti, Spagna

Ah! La Spagna!

(come ulteriore dimostrazione del fatto che benissimo non sto, dovete sapere che ogni qualvolta io scriva una frase esclamativa lo faccio nei toni del buon Guastardo. Se non avete presente chi sia, rimediate cliccando qui).

Tierra de tapas y sangria!
E se ci aggiungo un “mucho calór” c’abbiamo tutti gli stereotipi pronti.

Non è che mancassi da molto tempo, ma questa volta la destinazione è stata diversa: dopo ben sette anni sono tornata a Siviglia.
Una visita toccata e fuga, ma intrisa di birra emozione e cibi squisiti.

Viva las tapas, sempre! Un modo veloce e gustoso per assaggiare una marea di specialità locali senza svenarsi e senza esplodere, informale e divertente.
Con una trentina di euro mangi e bevi a sazietà. In due.
Poi, occorre andare nel posto giusto e io mica volevo sbagliarmi: della città soffocante (46 gradi. Manco nella
Death Valley) ricordavo solo un posticino in Calle Matteo Gago, ma avevo voglia di sperimentare.
Ho chiesto quindi consiglio a Sofia, amica d’infanzia che conosce la città muy bien: e fu così che finii alla Bodega Santa Cruz.

Le tapas non sono un modo di mangiare adatto ai timidi: devi prendere la situazione in mano, farti notare dal cameriere, destreggiarti nell’ordinazione, aggrappare un tavolo libero, sbatterci su le prime due cana (birre piccole. Sia lodata la Cruzcampo!) e portarti i piatti autonomamente quando sono pronti, alzarti di nuovo quando ne vorrai altri, ordinare pietanze anche se non le se si conosce, sperimentare, che per 2 euro e sessanta si può correre qualche rischio no? e non importa se non sai lo spagnolo, improvvisa, fatti una risata col cameriere che appunta il tuo conto sul bancone con un gessetto, non sobbalzare quando si mette a urlare per far ridere tutti, o quando l’apparentemente quieta cameriera scoppia in una risata portentosa, osserva con acquolina i piatti dei vicini e cerca di capire cosa sono, e non ti stupire se alla fine ti rendi conto d’essere circondato da tanti italiani quanti avventori locali.

Cosa ordinare allora alla Bodeguita, che magari da fuori non attira tantissimo ma che, una volta entrati, permette di sentirsi dentro una vera atmosfera spagnola?

Tre piatti che dovreste assaggiare:

A) anchoas fritas
Altro non sono che sardine fritte, croccantissime e abbondanti, una classica tapas spagnola: semplice, a base di pesce e fritta! I pescetti, appena tolti dalla padella – quindi ustionanti – erano saporiti e per niente pesanti. Un gran piacere, insomma!

B) flamenquitos
Involtini di carne, salumi e formaggio… fritti!
Una vera e propria goduria, soprattutto grazie al formaggio fuso e filante che abbracciava gli altri ingredienti e l’esterno croccantino. Saziante, poco ma sicuro, quindi da ordinare in piccole dosi. Certo è che le facce estasiate di quelli che li mangiano al bancone potrebbero portarvi a chiederne in quantità!

C) le mie preferite: berenjenas con miel.
E qui immagino che la diceria “lo spagnolo è così simile all’italiano, è facile capirlo” non valga.
Si trattano infatti di melanzane a fettine ovviamente fritte e arricchite da miele!
Che gran scoperta, davvero! La verdura era tagliata finemente, fritta in modo da tenerla morbida, e si sposava veramente bene con questo miele liquido, aggiunto nella giusta quantità per non risultare stucchevole, anzi! Probabilmente non mi sarei mai azzardata a ordinarle, ma Sofia me le aveva segnalate in particolar modo, quindi… .

… A posteriori vedo che qui sembra la sagra del fritto. Non è che abbia mangiato solo questi tre piatti, ma effettivamente sono quelli che mi sono rimasti più impressi.
Se potessi mangiare un flamenquito o un piatto delle sopracitate melanzane a pranzo, sarei la persona più felice del mondo.

Dove
Bodega Santa Cruz
Calle de Rodrigo Caro, 3
Siviglia

 

I crostini con lardo e tartufo del TiBiDì (Lizzano)

Posted on 16 luglio 2012 by in Antipasti, Bologna

Per alcuni il paradiso sono le Maldive. Per altri le città d’arte. La montagne, le colline, le grandi città. Ecco, uno dei miei paradisi è l’Appennino bolognese e, nello specifico, la zona di Porretta, conosciuta per lo più per il tortino (… Wait. Mai sentito parlare del tortino Porretta, la merendina perfetta di ogni bambino emiliano romagnolo? Ricordatemelo, e ne disserterò approfonditamente) o i centri termali.

A tal luoghi sono legati molti dei miei più forti ricordi, quelli che fanno comparire un leggero e spontaneo sorriso sul volto. Inoltre, mentre nelle città si fonde dal caldo, là regna una deliziosa temperatura che invita allo strafogo. In questo weekend mi sono lasciata guidare dagli esperti del posto e, tra un aperitivo bavarese e pezzi di pizza volanti, ho fatto gradevoli scoperte.

Iniziamo dal TiBiDì, in quel di Lizzano in Belvedere, un ristorante specializzato in funghi e tartufi. Su suggerimento della guida (ciao Monica) abbiamo ordinato un antipasto misto comprendente diverse piccole bontà, ma di uno in particolare è stata richiesta una doppia razione: il crostino di pan di segale con lardo e tartufo.

Voi lo sapete che per una fetta di lardo io sarei disposta a scalare le vette più impervie e a scendere negli inferi per guardare tutte le serie di Uomini e Donne con Satana, quindi figuratevi la mia faccia quando ho visto il piatto con questo pane nero abbrustolito sormontato da un’onda del benedetto salume e delle fettine di tartufo nero grattugiate sopra. Per facilitarvi vi mostrerò una diapositiva della mia faccia: Ecco. Preciso subito: so benissimo che non è stagione di tartufo, ma era l’insieme a rendere lo “stuzzichino” favoloso! Un’unione di irresistibilità all’ennesima potenza, con quel pane croccantino e caldo su cui il lardo dava il massimo di sé, con quel gusto salato e lo sciogliersi sul palato, e l’aroma delle lamelle di tartufo, non particolarmente saporite ma profumatissime.

Se passate da quelle parti (per rilassarvi, scalare le vicine montagne, ustionarvi alle piscine di Vidiciatico come la sottoscritta o partecipare alla festa bavarese tra fiumi di Paulaner) io lo terrei in considerazione, soprattutto nel periodo autunnale: una seconda puntata per un pasto esclusivamente a base di funghi & co. è già nella mia “to do” list.

Dove

TiBiDì
Via 3 Novembre
Tel.0534 51162