27 May 2015
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Il Surf&Turf del Corallo Lobster Bar (Milano)

Posted on 8 aprile 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Piatti unici, Secondi Piatti, The Royal Challenge

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Le righe, i colori, i limoni, i disegni a muro, la cucina a vista e le ceramiche. Manca solo una lieve brezza e il profumo del mare, ed è subito costiera.

Se capitate al La Rinascente e vi trovate in mezzo a tutto questo siete al Corallo Lobster Bar, recente apertura che sa pienamente di Mediterraneo, convivialità e – oh, davvero? – crostacei.
Io, vostra apripista della cibaria, l’ho provato animata da un forte appetito e sono pronta a ingolosirvi.

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In primis occorre salire al settimo piano del negozio e utilizzare gli ascensori diretti è assai più comodo. Poi orientatevi verso l’angolo più vivace, quello dominato dal bianco e dal blu, col pavimento a scacchi e le lampade sospese. Prendete posto e scorrete il menù.
Il crostaceo è il padrone di casa e si presenterà al vostro tavolo in proposte variegate e golose, reinterpretazioni di classici americani e classici italiani.

Partiamo con un piatto di gamberi crudi serviti su una tenera insalatina e accompagnati da tre tipi di pomodori, una ciotolina di corpose chips di patate e maionese. Un antipasto che mette le cose in chiaro, e che stupisce per la freschezza dei gamberi rossi, sgusciati e serviti.
Apprezzati in un battibaleno.

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Poi è giunto il momento dell’astice, portato in trionfo sia con le linguine sia in una versione europea del mio amatissimo Lobster Rolls del Maine.
Il pane, fatto appositamente da un laboratorio, racchiude la polpa dell’astice che in parte viene sminuzzata e mescolata a granchio e maionese, e in parte aggiunta alla fine, per un effetto “incanto”.
Essenziale, più elegante dell’originale americano, e accostato a una terrina di verdure e scaglie di formaggio, va mangiato rigorosamente con le mani, pizzicando la chela intera tra i polpastrelli e portandola alla bocca.

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Poi è giunto il mio preferito, il piatto che ha eliminato ogni concorrenza e guadagnato il posto più alto sul podio della memorabilità.
Nella mia ricerca al miglior hamburger di Milano risulta un totale outsider, una categoria a parte: mai, infatti, avevo visto accostare carne e pesce. Almeno, non nelle tanto chiacchierate burger-factory milanesi.

Miei cari, il Surf&Turf vince.
Sto parlando di pane al nero di seppia che racchiude carne di chianina, cheddar stravecchio, guanciale saltato, cipolla rossa caramellata e gamberi rossi crudi (vi consiglio di tornare indietro e leggere gli ingredienti un’altra volta. Ok, ora possiamo proseguire).
Sconfiggete ogni perplessità e addentatelo: la mescolanza di sapori e consistenze vi donerà una grande gioia, e mentre analizzate tutti gli elementi e la loro combinazione – la freschezza dei crostacei crudi contro la ricchezza grassa del guanciale, il pane croccante e la carne tenera – vi si apriranno molteplici mondi, bussando alle porte dei sensi e dell’esperienza.

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Vorrete tornare, provare, sperimentare e riaddentare molte volte, più di quante siate disposti ad ammettere.
E’ possibile ordinare anche la versione con l’astice ma, non avendola personalmente assaggiata, vi consiglio di andare dritti verso il gambero rosso crudo, che fa una figura bellissima.

Puntate su questo e, secondo il mio regale parere, non sbaglierete: è squisito, originale e ha un prezzo più che equo.
Ecco, magari affrettatevi: il ristorante è piccolo, i posti pochi e non stento a credere che quando la voce si diffonderà si creeranno delle belle code.

Dove
Corallo Lobster Bar
La Rinascente, Food Hall (7° Piano)
Milano
Tel. 02 6652460

I toast di gamberi del Dou (Milano)

Posted on 2 aprile 2015 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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In un mondo cresciuto a base di ordini da quindici portate e “sazietà, questa sconosciuta” (il mio, ça va sans dire), il ristorante cinese è sempre stato un’oasi di piacere e dissolutezza.
C’è stato un tempo in cui ogni giovedì ci andavo dopo scuola lanciandomi tra ravioli al vapore e spaghetti di soia saltati con carne e verdure, chiacchierando e sfogando adolescenziali pensieri a sciabolate di bacchette. E le cene nei tavoli rotondi col ripiano rotante al centro? Sospiro dalla nostalgia.

Poi si cresce, ed ecco che anche i gusti evolvono e le offerte si moltiplicano. Il proliferare di ristoranti asiatici di fascia medio-alta fa parte di questo cambiamento, che porta a una riconsiderazione del numero di cibi da assaggiare e alla consapevolezza di ottenere una qualità più alta.

Del Dou me ne aveva parlato Virginia (ciao Virgi!), consigliandomelo e indicandomi la portata da provare assolutamente: il toast di gamberi.
Io e i miei commensali (ciao Anna Maria e Pigna!) li abbiamo accompagnati da ravioli di mare, pad thai, salmone scottato e altre delizie, optando per un cocktail della lunga e sofisticata lista.

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Ora, io non so voi come siate abituati, ma per me il toast di gamberi era sempre stato un piatto che nel crostaceo aveva solo l’aroma.
La mia sorpresa è stata estrema nel vedere apparire dei veri gamberi, con la coda e tutto, in cima a delle cialde croccantissime. Li ho guardati e rimirati a lungo, incantata da tanta ostentazione e contando i semi di sesamo.
Presentazione incantevole, sapore perfetto: chi dice che il cibo cinese è unto si ricrederà.

IMG_2088Si pizzicano per la coda e intingono appena nella salsa agrodolce per non sopraffarli, poi se ne assapora la consistenza compatta ma cedevole, e si prosegue nell’invasione dei gusti del mare.

Io lo dico: i quattro che sono nel piatto non sono sufficienti, ma forse nemmeno quaranta basterebbero per averne abbastanza.

Gli altri piatti sono eseguiti bene e altrettanto piacevolmente presentati, con cura per i dettagli e porzioni buone.
L’ambiente? Rilassante, curato e carino, dall’arredamento essenziale e le luci soffuse.

Una preziosa scoperta.

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Dove
Dou
piazza Piazza Napoli 25
Milano
Tel. 02 49636318

Il Manna (Milano)

Posted on 30 marzo 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

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Lo ammetto: sono andata da Manna con le idee chiare. Ho fatto finta di leggere il menù e di essere indecisa su cosa scegliere, divertita dai nomi ironici dei piatti, mentre il giorno prima avevo sbirciato la carta online e pienamente deciso ogni portata.

Con un’acquolina totale e un appetito incipiente mi sono lanciata sull’antipasto, recitandone il titolo per esteso e con una certa convinzione – “In bianco e nero. E viola” – mentre probabilmente bastava dire “la patata“. Vabbé, io ci tenevo a.

Il perché di tanta mia bramosia (leggasi: stavo per saltellare) è facile da capire: una patata viola viene cotta al cartoccio e tagliata a tocchetti; questi vengono adagiati su un lascivo letto di fonduta di toma della rocca che custodisce niente meno che tartufo nero. Se non state facendo la ola è perché non c’avete lo stomaco al posto del cuore, come me (che immagine pulp), che mi sono gustata ogni forchettata e cucchiaiata sentendo crescere la gioia. Se cercate un piatto con cui risvegliare tutti i sensi dopo una lunga settimana, questo può fare al caso vostro.

Il Manna è uno di quei ristoranti in cui la qualità e la sostanza vanno a braccetto, dove non si vuole stupire per forza (anche se i fake thai noodle con il brodo versato da una moka è un bel colpo di scena) e i piatti sono espressione della precisa personalità dello chef, con cui scambiare due sincere chiacchiere e confrontarsi.

Ecco, per fortuna/purtroppo il menù cambia a ciclo continuo: da una parte è un’occasione per tornare e provare le nuove creazioni, dall’altra vi impone di correre al più presto per non perdere questo trionfo violaceo. In ogni caso chiamatemi: io torno con voi.

Dove
Manna
P.le Governo Provvisorio 6
Milano
Tel. 0226809153

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce - ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

Le melanzane croccanti del Wang Jiao (Milano)

Posted on 26 febbraio 2014 by in Antipasti, Contorni, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Io credo nel colpo di fulmine, soprattutto a tavola.
Sapete quando addentate il primo boccone senza molte aspettative e improvvisamente una scossa elettrica vi smuove tutti i sensi, accentuando i colori e i sapori? Ecco, allora è amore: accade quando meno te lo aspetti.

Ovviamente la mia ultima infatuazione è stata decisa, imprevedibile e fritta: sto per parlare delle melanzane croccanti del Wang Jiao, ristorante cinese di qualità situato in zona Porta Venezia, a Milano, scoperte per una serie di coincidenze. Tutto sembrava spingermi verso quel posto: dopotutto prima del concerto dei Maximo Park al Tunnel occorreva sostentamento (quante scuse!).

Il ristorante è molto carino e curato, ben diverso rispetto ad altri ristoranti cinesi.
Già alle 19.50 di un’apparentemente quieta Domenica sera era pieno, quindi il primo consiglio è quello di prenotare.
Il menù è vario e ricco di specialità: già vi dico che vi perderete nel consultare tutte le schede e sarete molto indecisi.

A onor del vero queste melanzane sono state ordinate dalla nostra amica di Paul Smith, che già le conosceva e apprezzava: io mi sono persa tra ravioli (ottimi) e spaghettini di grano saraceno in brodo (soddisfacenti e abbondanti, soprattutto in una fredda sera invernale), ma quando sono apparse quelle melanzane, tagliate per il lungo, fritte, intrise di una salsa agrodolce e cosparsi da semi di sesamo ho capito di aver combinato una sciocchezza.

Si sono sciolte morso dopo morso nella mia bocca, croccanti all’esterno e morbidissime all’interno: avete presente le ciliegie, che una tira l’altra? Eccovi la versione fritta, che vi darà pure assuefazione.

E’ quel piatto che va bene sia come antipasto sia come contorno, da sbocconcellare mentre chiacchierate - ha una temperatura simile a quella del Sole, quindi non si raffredderà sul più bello -, gustoso grazie alla salsa rossa sapida, con i semi di sesamo che scrocchiano sotto i denti e altre verdurine affettate che donano un tocco di freschezza.

Infine, un appunto: sebbene siano fritte, risultano abbastanza leggere. Non abbiate timore per la vostra linea e, al massimo, lasciate perdere i pezzetti di pane fritto che fanno da base: quelli sono abbastanza dimenticabili.

Dove
Wang Jiao
Via Felice Casati 7
Milano
Tel. 02 261 3224

L’uovo croccante del Consorzio (Torino)

Posted on 11 novembre 2013 by in Antipasti, Piemonte, Torino

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Sapete che Torino ha conquistato una parte del mio cuore a forma di frigorifero: dire che l’adoro è riduttivo e spiegar il perché ne sia infatuata è una questione prolissa ma credo che si possa ben intuire da come ne scrivo.

Durante la mia ultima visita sono stata condotta al Consorzio, di cui avevo sentito meraviglie.
Immaginate di aver affrontato una settimana assai impegnativa, di esser saliti sul treno quasi senza ricordare il vostro nome, giungere al capoluogo piemontese ed esser messi innanzi a un uovo croccante con biete e pancetta da sgranocchiare circondati da un filo di fonduta di cheddar: il contrappasso farebbe venire un colpo all’80% delle persone, con tanto di lacrimoni e commozione generale (oltre che cerebrale).

Si tratta di uno dei cavalli di battaglia di questo ristorante situato nel centro di Torino, gestito dai giovani Andrea e Pietro e con Miro Mattalia in cucina, in cui potete trovare uno dei menù più invitanti mai visti: vorrete ordinare tutto. Due volte.

Veniamo a questo antipasto: l’uovo è avvolto da una crosticina sottile e delicata, quasi friabile; affondando i rebbi troverete il tuorlo ancora deliziosamente liquido pronto a invadere le biete sbollentate e posate come base.
La pancetta forma una virgola sapida e croccante da centellinare, mentre il cheddar… Oh! Il cheddar! Uno dei miei formaggi preferiti nonché peggior ossessione! Ecco, l’uovo con un pochino di questa crema diventa leggendario, tipo che tenterete di capire come realizzarlo a casa vostra ma sarà tutto inutile.

Alla fine guarderete il piatto vuoto e vi chiederete se ordinarne un altro, ma fidatevi della qui presente e continuate con un primo o un secondo (la costata di bue grasso!): per scoprire i segreti di questo uovo vi toccherà proprio tornare al Consorzio, più e più volte.
A proposito: prenotate. Il locale è un po’ piccolo ed è praticamente preso sempre d’assalto (e c’è un ragionevole perchè).

Dove
Ristorante Consorzio

Via Monte di Pietà 23
Torino
Tel. 0112767661

 

I bigné con formaggio e tartufo de Al Gallo (Ravenna)

Posted on 2 ottobre 2013 by in Antipasti, Emilia Romagna, Ravenna

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Alla BlogFest non ho mangiato solo piadine. Pare incredibile ma vi assicuro che è andata proprio così: il mio weekend è iniziato il Venerdì sera con una visita alla rinomata Antica Trattoria Al Gallo 1909 di Ravenna dove ho assaggiato un piatto così squisito da:

A) eliminare i pensieri di una settimana intensa;
B) scacciare la stanchezza di una settimana caratterizzata da poche ore di sonno;
C) cancellare lo stress alla prima forchettata;
D) risvegliare le papille assopite.

Voi c’avrete delle medicine per fare tutto questo? Ecco, io sono ricorsa al bignè con formaggio fuso e tartufo.
Chiamerei questo fenomeno “gastropatia”, “cura del cibo” o “il rimedio della nonna” ma non renderei l’idea (e direi inesattezze): voi però avete capito cosa intendo, giusto?

Ecco.
Prima sorpresa: i due bignè erano fatti di uovo e formaggio ed erano morbidi come soufflé! Me li immaginavo croccanti, ma molto meglio così: non avrebbero assorbito il formaggio fuso colato in abbondanza e in cui erano immerse le lamelle di tartufo profumato.

Ogni boccone ha provocato una ola nelle mie sinapsi, che si riaccorgevano di esistere e hanno ordinato alla mia mano di afferrare la forchetta e non sprecare la minima goccia di formaggio, o il più piccolo frammento di tartufo.

Gli occhi gioivano altrettanto: il ristorante è contraddistinto da un’eleganza delicata, che ti fa sentire perfettamente a casa, con arredi ricercati e una lunga fila di fotografie dei diversi vip che vi hanno mangiato. Vi consiglio una visita al piano superiore dove, oltre al bagno, troverete stanze sofisticate, porte con vetri colorati, molti richiami al liberty e alla cultura ravennate.

Oltre a questi bignè il menù offre proposte molto interessanti che attingono a piene mani dai sapori locali: volete per caso farvi mancare lo squacquerone con fichi caramellati come dolce?

Ecco, magari questo ve lo racconto la prossima volta.

Dove
Antica Trattoria Al Gallo 1909
Via Maggiore 87
Ravenna
Tel. 0544.213775

L’Osteria Broccaindosso: il ritorno

Posted on 17 dicembre 2012 by in Antipasti, Bologna, Dolci, Emilia Romagna

Se questo non è un paese per vecchi, questo non è un post per coloro che sono a dieta. Non che si solito io scriva di cibi leggeri, ma oggi ci andremo a superare.

Ci tengo infatti ad aggiornarvi, dopo la mia recente visita di sabato sera, sui diversi perché l’Osteria Broccaindosso (di cui avevo già parlato qui) va visitata, e perché occorra attenersi ai miei piani.

Ordinate antipasti e dolci, e non ve ne pentirete: vi darò qualche elemento per convincervi.

Iniziamo dagli antipasti:

- insalata con arance e balsamico,
- polenta con ragù,
- parmigiana di melanzane,
- crema fritta,
- salsiccia in umido,
- prosciutto crudo,
- frittatine,
- puré di zucca,
- … e ho sicuramente perso qualcos’altro.

E ora passiamo ai dolci:
- mousse di cioccolato,
- torta di ricotta,
- pandoro,
- mascarpone,
- crema,
- torta al cioccolato,
- salame di cioccolato,
- torrone,
- croccante di mandorle,
- creme caramel,
- creme caramel alle amarene,
- panna cotta,
- zuppa inglese,
- torta di riso,
- il gran finale: la famosa scodella di cioccolato fondente fuso con bignè ripieni di panna a parte, da sommergere a mestolate.

Ecco.
E vorrei assicurarvi di una cosa: io ho mangiato tutto, e sono ancora viva.
Lo so, mi faccio abbastanza schifo da sola.

Andate, dico, andate! Tutto lo zucchero mangiato vi entrerà direttamente in circolo nel sangue e vi sentirete felicissimi!
… controindicazione: avrete un abbiocco totale per almeno 48 ore, ma cosa volete che sia!

Si organizzano gite per avventori coraggiosi: contate pure su di me. 

Il salmorejo del Dos de Mayo (Siviglia)

Posted on 5 novembre 2012 by in Antipasti, Spagna

Avvolgiamoci nelle nostre sciarpe, sprofondando il naso nel profumo che ci siamo messi addosso stamane e pensando alle vacanze estive con sospiri degni di una lettrice di Jane Austen.

Buongiorno, è Lunedì per tutti, è il momento di riavvitare la testa sul collo e connettere le sinapsi.

Non tutte, però, e soprattutto non le mie, che oggi vi riporto nella caldissima Siviglia alla scoperta di un altro posticino che mi ha molto deliziata.

Il fatto è che nella città andalusa i locali più conosciuti possono addirittura prendersi il lusso di chiudere ad Agosto - bruciando la grande clientela dei turisti – quindi capita che ci si ritrovi a vagare alla ricerca di una sostituzione, che nel caso della Bodega Dos de Mayo non risulta essere un ripiego, ma una felice e eccellente casualità.

Occorre essere un po’ lesti e intraprendenti, e se farete come la sottoscritta, che alla domanda “English? Francais? Italiano?” ha risposto orgogliosamente “Espanol!“, tutto andrà più che bene.
Qua si ordinano tapas, economici piattini colmi di ogni cibo spagnoleggiante (mi passate il neologismo?): come dicevo anche in occasione della Bodeguita Santa Cruz, lanciarvi è la soluzione migliore.
Altrimenti… ho io la soluzione per voi.

Provate il salmorejo.
D’accordo, questo nome e il suo aspetto non vi inviteranno molto, ma non c’è soluzione più fresca, genuina e saporita per combattere fame e calura!
Si tratta di una zuppa fredda composta da pomodoro, olio extravergine d’oliva, aceto, sale, aglio e pane duro frullati insieme e accompagnata da pezzetti di prosciutto serrano, dal colore arancione vivace e dalla consistenza di una salsa densa, senza grumi.
Avete presente il più noto gazpacho? Ecco, siamo in quel mondo.

Il simpatico cameriere me ne porta una scodella, e io non mi faccio intimorire: ha un sapore spiccatissimo per merito dell’abbondante olio d’oliva, del prosciutto stagionato, dell’aglio. Inoltre pomodoro e aceto non si sottomettono mica. Se siete del gruppo “le minestre di verdure non sanno di niente” qua dovete ricredervi.

È vellutata, particolare, imprevedibile, così colorata da poterla ritenere allegra, e si assapora che è un piacere, tra un sorso di birra e un altro stuzzichino.

Nonostante il corposo apporto dell’olio non risulta pesante, anzi, spalanca gli stomachi e li prepara a portate impegnative.

È un piatto che sa di estate e di vacanza, di sole e tempo libero, leggerezza e piacevolezza, nel cui ricordo mi crogiolo.
Dopotutto è un Lunedì post ponte, quindi è ancora più mesto.

Ah, il salmorejo.
Ah, Siviglia.
Ah… ah!

Dove
Bodega Dos de Mayo
Plaza de la Gavidia 6
Siviglia