27 September 2016
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La cipolla fondente delle Colline Ciociare (Frosinone)

Posted on 29 febbraio 2016 by in Antipasti, Stellati

Colline Ciociare (Frosinone)Posso io inerpicarmi su vie improbabili e valli nebbiose solo per mangiare una cipolla? Ovviamente sì, ma non deve trattarsi di un normale ortaggio: deve essere quella fondente di Salvatore Tassa, il cuciniere delle Colline Ciociare.

Armatevi di auto, navigatore, qualche cellulare con mappe e diversi operatori telefonici e preparatevi a perdervi: è praticamente incluso nell’esperienza gastronomica. Quindi siate lungimiranti e partite con un buon anticipo, altrimenti fermatevi a Fiuggi e chiedete informazioni che la Prenestina non perdona.Colline Ciociare (Frosinone)L’arrivo sarà lieto e nell’attesa della vostra cipolla fondente potrete sgranocchiare delle cialde con nocciole, pistacchi e un’abbondante spolverata di finissime erbe di bosco.

D’accordo, ma che avrà mai questo piatto per cui occorre tanto peregrinare?
Diciamo che è una perfetta esaltazione delle anime belle: magari l’involucro non sarà eccezionalmente invitante e potrà ingannare, ma ciò che racchiude è degno di ogni plauso. La cipolla è presentata nella sua essenza, ovvero una crema intensa arricchita solo di un filo d’olio e una spolverata di pepe.Colline Ciociare (Frosinone)È sufficiente intingere la punta del cucchiaino per apprezzarne la forza, la dolcezza e la persistenza. Ha un bel carattere, risulta persino simpatica! E una volta terminata ne sentirete la nostalgia.Colline Ciociare (Frosinone)Prendetelo come spunto per organizzare una gita fuori porta.
E, nel caso, non mancate di assaggiare anche i ravioli ripieni di aglio in brodo di mela.

Dove
Colline Ciociare
Via Prenestina 27
Frosinone

Le perle di ravioli di astice del Dao (Roma)

Posted on 23 febbraio 2016 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Roma

Il Dao (Roma)Secondo il calendario cinese il 6 Febbraio siamo entrati in un anno contraddistinto da un animale molto fortunato: la scimmia.
Dov’ero io, casualmente? In uno dei migliori ristoranti cinesi di Roma, anzi, d’Italia: il Dao.
E nemmeno per la prima volta: son recidiva, desiderosa di assaggiare più o meno tutto il menù ricco di soddisfazioni e originalità.

Lo so, vedendolo da fuori non gli dareste due lire (o due yuan) ma basta entrare per rovesciare l’impressione: l’ambiente è curato, quasi chic, povero di colori sgargianti e orpelli kitsch, e il servizio di buon livello. Se già così si intuisce perché la guida del Gambero Rosso gli abbia assegnato i Tre Mondi (il massimo riconoscimento per un ristorante etnico), aprendo il menù se ne ha la certezza: è così divertente e invitante, ricco di specialità mai viste prima che vorrete provare. Esagererete, lo so, ma non è un male: è difficile resistere a un così buon rapporto tra qualità e prezzo.

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I “cicchetti” di The Egg (Torino)

Posted on 7 gennaio 2016 by in Antipasti, Piemonte, Torino

The Egg (Torino)Bentornati, miei prodi, e buon 2016 a voi! Possa essere un anno vorace e appetitoso, ricco di scoperte e infatuazioni del palato.

Questa è la giornata interstellare del “Mi metto a dieta, in cui milioni di persone decidono di metter un lucchetto a frigorifero e dispensa dopo i bagordi festivi nel disperato tentativo di ritrovare una parvenza di forma. Potevo forse farmi sfuggire quest’occasione di risultare un’infingarda tentatrice e far durare il vostro buon proposito un battito di ciglia? Assolutamente no.

Torinesi, fate attenzione: oggi vengo a casa vostra. A fine 2015 ho scoperto un bistrot che ha fatto sussultare le mie papille: è il The Egg di Nicola Batavia, già chef del noto Birichin (che si trova proprio di fianco).

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Il vitello tonnato di Trippa (Milano)

Posted on 9 novembre 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

Trippa Milano

Senti, ma il tuo ristorante del cuore a Milano qual è? Quello in cui ti senti a casa e in cui torni con piacere, consapevole che mangerai e starai bene, l’approdo sicuro, il fortino della pace dei sensi?“.

Fino a qualche tempo fa questa domanda generava panico.
Puro. Panico.
Occhi spalancati, balbettii, incertezze, spaesamento, non saper dove sbattere la testa, che mica è facile, forse pretendete troppo.
Proprio tu non hai un posto preferito? Ma come?“.
C’ho avuto persino i sensi di colpa, poi ha aperto Trippa e, ah!, problema risolto!

C’avete idea di quanti locali “tutta apparenza e zero sostanza” ci siano nei dintorni meneghini? E non è che si possa andare da Berton o Lopriore tutte le settimane, anzi.
Quando poi si tratta di cene con amici o parenti, meglio puntare su un qualcosa che metta d’accordo tutti e offra qualità alta a un prezzo ottimo. Posti così si contano sulla punta delle dita, generando disappunto e voglia di concretezza, di farsi una sacrosanta buona mangiata senza pensar solo alla forma.

Riprendendo tutti i crismi della tipica trattoria anche nell’arredamento, è nel menù che esprime una voglia fortissima di unire tradizione, riscoperta e qualità, affiancando specialità un po’ perse nei tempi a una cucina dinamica e dall’esecuzione più che contemporanea, dove il dettaglio è tutto e l’alta maestria viene mascherata da semplicità.

Così ho trovato il vitello tonnato del secolo, il mio “mai più senza”, quel piatto che mi risulta imprescindibile, quello che non posso non ordinare ogni volta e che riassume al meglio il cuore e il pensiero di Trippa.
Ne ho già parlato a chiunque – persino a gente incontrata su BlaBlaCar – quindi non poteva mancare come regal suggerimento!

E voi, amici delle frattaglie, sarete ancor più felici nel sapere che qui si mangiano tutte a ciclo continuo, dipende solo dalla disponibilità del momento, da ciò che è rimasto in cucina: diaframma? Animelle? Rognoni? E, ovviamente, trippa? Ci sono e vi aspettano per sollazzarvi, rendervi felici con sapori ingiustamente considerati di serie B, e che qua si riscoprono con massimo piacere.

Prenotare è più che indispensabile, in questo siate lungimiranti.
Per il resto, lasciate fare a loro.

Come detto da qualcuno, da Trippa si mangia meglio che in molti stellati, e il frequente ricambio del menù spinge a volerlo visitare assiduamente.
Non ha forse tutte le caratteristiche per essere il posto del cuore?

Dove
Trippa Trattoria
Via Vasari 3 (angolo via Muratori)
20135 Milano
Tel. 02 36741134
Mob. 327 6687908

Il Surf&Turf del Corallo Lobster Bar (Milano)

Posted on 8 aprile 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Piatti unici, Secondi Piatti, The Royal Challenge

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Le righe, i colori, i limoni, i disegni a muro, la cucina a vista e le ceramiche. Manca solo una lieve brezza e il profumo del mare, ed è subito costiera.

Se capitate al La Rinascente e vi trovate in mezzo a tutto questo siete al Corallo Lobster Bar, recente apertura che sa pienamente di Mediterraneo, convivialità e – oh, davvero? – crostacei.
Io, vostra apripista della cibaria, l’ho provato animata da un forte appetito e sono pronta a ingolosirvi.

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In primis occorre salire al settimo piano del negozio e utilizzare gli ascensori diretti è assai più comodo. Poi orientatevi verso l’angolo più vivace, quello dominato dal bianco e dal blu, col pavimento a scacchi e le lampade sospese. Prendete posto e scorrete il menù.
Il crostaceo è il padrone di casa e si presenterà al vostro tavolo in proposte variegate e golose, reinterpretazioni di classici americani e classici italiani.

Partiamo con un piatto di gamberi crudi serviti su una tenera insalatina e accompagnati da tre tipi di pomodori, una ciotolina di corpose chips di patate e maionese. Un antipasto che mette le cose in chiaro, e che stupisce per la freschezza dei gamberi rossi, sgusciati e serviti.
Apprezzati in un battibaleno.

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Poi è giunto il momento dell’astice, portato in trionfo sia con le linguine sia in una versione europea del mio amatissimo Lobster Rolls del Maine.
Il pane, fatto appositamente da un laboratorio, racchiude la polpa dell’astice che in parte viene sminuzzata e mescolata a granchio e maionese, e in parte aggiunta alla fine, per un effetto “incanto”.
Essenziale, più elegante dell’originale americano, e accostato a una terrina di verdure e scaglie di formaggio, va mangiato rigorosamente con le mani, pizzicando la chela intera tra i polpastrelli e portandola alla bocca.

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Poi è giunto il mio preferito, il piatto che ha eliminato ogni concorrenza e guadagnato il posto più alto sul podio della memorabilità.
Nella mia ricerca al miglior hamburger di Milano risulta un totale outsider, una categoria a parte: mai, infatti, avevo visto accostare carne e pesce. Almeno, non nelle tanto chiacchierate burger-factory milanesi.

Miei cari, il Surf&Turf vince.
Sto parlando di pane al nero di seppia che racchiude carne di chianina, cheddar stravecchio, guanciale saltato, cipolla rossa caramellata e gamberi rossi crudi (vi consiglio di tornare indietro e leggere gli ingredienti un’altra volta. Ok, ora possiamo proseguire).
Sconfiggete ogni perplessità e addentatelo: la mescolanza di sapori e consistenze vi donerà una grande gioia, e mentre analizzate tutti gli elementi e la loro combinazione – la freschezza dei crostacei crudi contro la ricchezza grassa del guanciale, il pane croccante e la carne tenera – vi si apriranno molteplici mondi, bussando alle porte dei sensi e dell’esperienza.

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Vorrete tornare, provare, sperimentare e riaddentare molte volte, più di quante siate disposti ad ammettere.
E’ possibile ordinare anche la versione con l’astice ma, non avendola personalmente assaggiata, vi consiglio di andare dritti verso il gambero rosso crudo, che fa una figura bellissima.

Puntate su questo e, secondo il mio regale parere, non sbaglierete: è squisito, originale e ha un prezzo più che equo.
Ecco, magari affrettatevi: il ristorante è piccolo, i posti pochi e non stento a credere che quando la voce si diffonderà si creeranno delle belle code.

Dove
Corallo Lobster Bar
La Rinascente, Food Hall (7° Piano)
Milano
Tel. 02 6652460

I toast di gamberi del Dou (Milano)

Posted on 2 aprile 2015 by in Antipasti, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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In un mondo cresciuto a base di ordini da quindici portate e “sazietà, questa sconosciuta” (il mio, ça va sans dire), il ristorante cinese è sempre stato un’oasi di piacere e dissolutezza.
C’è stato un tempo in cui ogni giovedì ci andavo dopo scuola lanciandomi tra ravioli al vapore e spaghetti di soia saltati con carne e verdure, chiacchierando e sfogando adolescenziali pensieri a sciabolate di bacchette. E le cene nei tavoli rotondi col ripiano rotante al centro? Sospiro dalla nostalgia.

Poi si cresce, ed ecco che anche i gusti evolvono e le offerte si moltiplicano. Il proliferare di ristoranti asiatici di fascia medio-alta fa parte di questo cambiamento, che porta a una riconsiderazione del numero di cibi da assaggiare e alla consapevolezza di ottenere una qualità più alta.

Del Dou me ne aveva parlato Virginia (ciao Virgi!), consigliandomelo e indicandomi la portata da provare assolutamente: il toast di gamberi.
Io e i miei commensali (ciao Anna Maria e Pigna!) li abbiamo accompagnati da ravioli di mare, pad thai, salmone scottato e altre delizie, optando per un cocktail della lunga e sofisticata lista.

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Ora, io non so voi come siate abituati, ma per me il toast di gamberi era sempre stato un piatto che nel crostaceo aveva solo l’aroma.
La mia sorpresa è stata estrema nel vedere apparire dei veri gamberi, con la coda e tutto, in cima a delle cialde croccantissime. Li ho guardati e rimirati a lungo, incantata da tanta ostentazione e contando i semi di sesamo.
Presentazione incantevole, sapore perfetto: chi dice che il cibo cinese è unto si ricrederà.

IMG_2088Si pizzicano per la coda e intingono appena nella salsa agrodolce per non sopraffarli, poi se ne assapora la consistenza compatta ma cedevole, e si prosegue nell’invasione dei gusti del mare.

Io lo dico: i quattro che sono nel piatto non sono sufficienti, ma forse nemmeno quaranta basterebbero per averne abbastanza.

Gli altri piatti sono eseguiti bene e altrettanto piacevolmente presentati, con cura per i dettagli e porzioni buone.
L’ambiente? Rilassante, curato e carino, dall’arredamento essenziale e le luci soffuse.

Una preziosa scoperta.

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Dove
Dou
piazza Piazza Napoli 25
Milano
Tel. 02 49636318

Il Manna (Milano)

Posted on 30 marzo 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

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Lo ammetto: sono andata da Manna con le idee chiare. Ho fatto finta di leggere il menù e di essere indecisa su cosa scegliere, divertita dai nomi ironici dei piatti, mentre il giorno prima avevo sbirciato la carta online e pienamente deciso ogni portata.

Con un’acquolina totale e un appetito incipiente mi sono lanciata sull’antipasto, recitandone il titolo per esteso e con una certa convinzione – “In bianco e nero. E viola” – mentre probabilmente bastava dire “la patata“. Vabbé, io ci tenevo a.

Il perché di tanta mia bramosia (leggasi: stavo per saltellare) è facile da capire: una patata viola viene cotta al cartoccio e tagliata a tocchetti; questi vengono adagiati su un lascivo letto di fonduta di toma della rocca che custodisce niente meno che tartufo nero. Se non state facendo la ola è perché non c’avete lo stomaco al posto del cuore, come me (che immagine pulp), che mi sono gustata ogni forchettata e cucchiaiata sentendo crescere la gioia. Se cercate un piatto con cui risvegliare tutti i sensi dopo una lunga settimana, questo può fare al caso vostro.

Il Manna è uno di quei ristoranti in cui la qualità e la sostanza vanno a braccetto, dove non si vuole stupire per forza (anche se i fake thai noodle con il brodo versato da una moka è un bel colpo di scena) e i piatti sono espressione della precisa personalità dello chef, con cui scambiare due sincere chiacchiere e confrontarsi.

Ecco, per fortuna/purtroppo il menù cambia a ciclo continuo: da una parte è un’occasione per tornare e provare le nuove creazioni, dall’altra vi impone di correre al più presto per non perdere questo trionfo violaceo. In ogni caso chiamatemi: io torno con voi.

Dove
Manna
P.le Governo Provvisorio 6
Milano
Tel. 0226809153

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce – ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

Le melanzane croccanti del Wang Jiao (Milano)

Posted on 26 febbraio 2014 by in Antipasti, Contorni, Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Io credo nel colpo di fulmine, soprattutto a tavola.
Sapete quando addentate il primo boccone senza molte aspettative e improvvisamente una scossa elettrica vi smuove tutti i sensi, accentuando i colori e i sapori? Ecco, allora è amore: accade quando meno te lo aspetti.

Ovviamente la mia ultima infatuazione è stata decisa, imprevedibile e fritta: sto per parlare delle melanzane croccanti del Wang Jiao, ristorante cinese di qualità situato in zona Porta Venezia, a Milano, scoperte per una serie di coincidenze. Tutto sembrava spingermi verso quel posto: dopotutto prima del concerto dei Maximo Park al Tunnel occorreva sostentamento (quante scuse!).

Il ristorante è molto carino e curato, ben diverso rispetto ad altri ristoranti cinesi.
Già alle 19.50 di un’apparentemente quieta Domenica sera era pieno, quindi il primo consiglio è quello di prenotare.
Il menù è vario e ricco di specialità: già vi dico che vi perderete nel consultare tutte le schede e sarete molto indecisi.

A onor del vero queste melanzane sono state ordinate dalla nostra amica di Paul Smith, che già le conosceva e apprezzava: io mi sono persa tra ravioli (ottimi) e spaghettini di grano saraceno in brodo (soddisfacenti e abbondanti, soprattutto in una fredda sera invernale), ma quando sono apparse quelle melanzane, tagliate per il lungo, fritte, intrise di una salsa agrodolce e cosparsi da semi di sesamo ho capito di aver combinato una sciocchezza.

Si sono sciolte morso dopo morso nella mia bocca, croccanti all’esterno e morbidissime all’interno: avete presente le ciliegie, che una tira l’altra? Eccovi la versione fritta, che vi darà pure assuefazione.

E’ quel piatto che va bene sia come antipasto sia come contorno, da sbocconcellare mentre chiacchierate – ha una temperatura simile a quella del Sole, quindi non si raffredderà sul più bello -, gustoso grazie alla salsa rossa sapida, con i semi di sesamo che scrocchiano sotto i denti e altre verdurine affettate che donano un tocco di freschezza.

Infine, un appunto: sebbene siano fritte, risultano abbastanza leggere. Non abbiate timore per la vostra linea e, al massimo, lasciate perdere i pezzetti di pane fritto che fanno da base: quelli sono abbastanza dimenticabili.

Dove
Wang Jiao
Via Felice Casati 7
Milano
Tel. 02 261 3224