21 August 2017
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The Botanical Club (Milano)

Posted on 13 giugno 2016 by in Bar, In alto i calici, Lombardia, Milano

TheBotanicalClub1Del rinnovamento totale del quartiere Isola di Milano si parla molto, nel bene (più sicurezza, vita, ordine) e nel male (affitti mostruosi, massiccia gentrification, chiusura delle botteghe storiche). In ogni caso, un cambiamento era necessario: ricordo che anni fa, appena giunta in città, ho partecipato a una cena in uno dei ristoranti della zona e quando è giunto il momento di tornare a casa e ho espresso l’intenzione di prendere la metro son stata prontamente reguardita con un “Vuoi rischiare la vita?“. Giusto per rendere l’idea.

Ora ci si può passeggiare amabilmente e scoprire le vivaci piazze, i bellissimi palazzi e la sorprendente offerta di locali per ogni gusto. E visto che il mio ricerca spesso cocktail degni di un alchimista ho dovuto provare il The Botanical Club.
TheBotanicalClub2L’arte del gin, sottovalutato elisir dalle migliaia sfumature e interpretazioni, si è finalmente insinuata anche in Italia e, come spesso accade, è Milano che se ne fa portavoce.
Il Botanical Club è un bel locale dalle luci soffuse in cui si respira aria di Manhattan e party fashion, internazionale e charmant. Che scegliate i tavolini all’aperto o all’interno, potrete sorseggiare pregiati e talvolta rari gin d’importazione, lodando la termine del proibizionismo e concedendovi di sperimentare le perfette combinazioni tra toniche e alcool, laddove la ricerca del proprio gin ideale è ormai uno status quo.

Una carta ricca e allettante viene ancor più resa interessante da un gin distillato proprio dal The Botanical Club e accompagnato dalla propria branded tonic che permette un’esperienza unica e promette di affezionare.
Lo provo in una serata di lunghe chiacchiere, apprezzando l’atmosfera cosmopolita, la simpatia del personale, le decine di bottiglie accuratamente etichettate disposte sulle mensole e la bottiglia d’acqua sempre offerta al tavolo per non confondere la sete con il piacere di una degustazione.

TheBotanicalClub3Il gin è fatto di ricette segrete e ignoti equilibri quindi mi risulta simpatico, e The Botanical Club ne diventa un ottimo rappresentante e rifugio per gli estimatori.
Anche il menù della cena pareva curioso: non ho avuto occasione di sperimentarlo ma il buon bere mi invoglia a farlo.

Dove
The Botanical Club
Via Pastrengo 11
Milano
Tel. 02 3652 3846

La Salsamenteria dei Monti Parioli (Roma)

Posted on 11 maggio 2016 by in In alto i calici, Roma

Salsamenteria1E se quando a Milano chiedi “Dove andiamo a fare l’aperitivo?” hai l’imbarazzo della scelta, nel momento in cui sei a Roma inizi a far fatica. Dopotutto lo sappiamo che l’happy hour è un concetto molto lombardo e che nella capitale i ritmi sono particolarmente diversi, ma non disperiamo: anche qua ci sono eccellenti soluzioni. Potranno anche non essere altrettanto mondane ma guardiamo alla soddisfazione del palato prima di tutto.

Prima meta: la Salsamenteria dei Monti Parioli. Inerpicatevi in questa zona disseminata di pregevoli villette e magnifici palazzi per raggiungere la bottega di Roberto Mangione, proprietario/patrono di questa istituzione locale che attrae e fa parlare per la incredibile selezione di champagne (più di 300) e di golosità gastronomiche. Ci trovate solo l’eccellenza fatta salume, formaggio o delizia giunta da ogni angolo del mondo, come le acciughe spagnole e il burro salato francese, nonché la miglior mortadella che io abbia mai assaggiato (e, essendo bolognese, ho gran voce in capitolo!).Salsamenteria2Dato che non chiude molto tardi e i posti son pochi vi suggerisco di andarci presto, accomodarvi e lasciarvi guidare in un viaggio sorprendente: scoprirete cos’è veramente la bresaola, lo speck vi si scioglierà in bocca, apprezzerete la morbidezza del prosciutto, vedrete diverse divinità con le fette di cecina spagnola e impazzirete per il carpaccio marinato. Poi scaglie di castelmagno, fette di formadi frant, distese di stilton contribuiranno a rendervi ancor più felici, mentre calici di champagne contribuiranno a esaltare un aperitivo che surclassa qualsiasi cena vi aspetti.

Più che una gastronomia, la Salsamenteria è un caveau pieno di ricchezze, e potrete andarci a qualsiasi ora per scoprire pian piano tutte le sue incredibili prodezze.
Giusto un accorgimento: tal qualità si paga, quindi siate morigerati. O, almeno, provateci.Salsamenteria3Dove
La Salsamenteria dei Monti Parioli
Via dei Monti Parioli 31
Roma
Tel. 06 3211 1318

Expo, UK, J&B Honey e le apine

Posted on 9 luglio 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

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Se in generale l’Expo è un posto in cui si possono incontrare cucine, culture e persone diverse, in quanto a originalità di ospiti speciali nessuno può battere il padiglione UK e le sue ronzanti apine – e no, non son di parte sebbene non veda l’ora che la royal family giunga a Milano (… prima o poi accadrà, vero?).

Per “conoscerle” ci si deve immedesimare, entrando in un percorso fatto di praticelli in fiore ad altezza naso che solleticano l’olfatto – margherite, erbe aromatiche, terra fragrante – fino a giungere all’alveare, un’alta struttura di pezzi d’argento e lucine intermittenti che racchiude una sfera collegata a un vero alveare a Nottingham, dove le api vengono percepite da dei sensori che rimandano impulsi, posizione è il classico bzzz fino a Milano.
Non potrà non sfuggirvi un “Oooh!”‘meravigliato, e non parlo perché son di parte in quanto umile fan di sua maestà.

Inoltre anche il mio palato ne ha particolarmente goduto grazie alla presentazione di una novità Diageo azzeccata con il contesto. Il miele delle nostre amiche api ha infatti incontrato il whiskey creando il J&B Honey, una sintesi tra potenza e dolcezza. Sebbene io non ne sia una grande bevitrice l’ho trovato piacevole: le note aromatiche lo rendono molto apprezzabile e bevibile, facile soprattutto per un pubblico femminile.

È facilmente utilizzabile nei cocktail come il ghiacciato J&B Sour, che già mi immagino sorseggiare sulle terrazze con vista mare con una solleticante brezza.

Quindi se pensate che il miele sia quel alimento che va spalmato sul pane o nella camomilla, preparatevi a una nuova esperienza: un bicchierino ricco di coccola e forza renderà la serata ancor più leggera, e chissà che anche la Regina non ne aggiunga un goccio nel suo tradizionale the.

Il Nottingham Forest (Milano)

Posted on 14 maggio 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Laddove io cerchi sempre di elargire consigli precisi e puntuali su cosa dovreste assaggiare in ogni tipo di locale, ristorante, chiosco o trabiccolo che sia, quando si tratta del Nottingham Forest trovo più sensato fare un passo indietro e lasciare carta bianca all’avventore, che potrà comodamente scegliere a seconda della sua curiosità.

Celebrato e ben posizionato nelle più famose classifiche internazionali, questo posto cocktail bar serve di quanto più originale, meraviglioso e incredibile sia mai stato concepito per riempire un bicchiere (o una mini vasca da bagno. O un teschio. O un boccale. O… vabbè, avete capito), e basta dare un’occhiata all’ampiezza del menù per rendersi conto che immaginario, creatività e qualità hanno trovato casa.

Io ci ho messo un po’ per provarlo ma ne avevo sentito parlare parecchio.
E’ che è sempre preso d’assalto, roba che gli Unni e Attila con gli elefanti sono dei dilettanti, quindi entrare e trovare posto è un’utopia a meno che…
… non vi presentiate a orari di media intensità, tipo la Domenica alle 18.

Così mi sono ritrovata catapultata nella foresta più nera tra maschere africane, corde, reti, fotografie in bianco e nero, cornici e orpelli etnici, e ho provato la mia prima esperienza “Nottingham” scegliendo il cocktail accompagnato da oyster leaves.

Che incredibile scoperta!
Al tatto e odore sembrano delle comuni foglie ma, non appena masticate, rilasciano lo stesso sapore dell’ostrica, intenso e potentissimo, tanto che mi sono bloccata sul posto e sgranato gli occhi, non riuscendo a capire come fosse possibile.
Sorseggiare la coppa di royal serve soprattutto per pulire la bocca e permettere di riprovare l’esperienza memorabile.

Non credo che esistano altri locali simili, a Milano o in Italia: la continua ricerca e la sperimentazione profuse lo rendono unico.
Andateci, ma tipo subito, e probabilmente mi ci troverete mentre tento di sorseggiare tutte le proposte del menù.

Dove
Nottingham Forest
Via Piave 1
Milano
Tel. 02 798311

The Gin Corner (Roma)

Posted on 21 aprile 2015 by in In alto i calici, Roma

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Perdersi tra i vicoli di Roma è altamente pericoloso: non solo di rischia di essere travolti da orde di turisti, motorini, auto, con sampietrini scagliati a destra e a manca, ma si finisce per scoprire delle chicche che diventano piacevoli ossessioni come The Gin Corner.

Nascosto dentro all’hotel Adriano in una via a pochi passi dal lungo Tevere, con i suoi 80 gin internazionali è il punto di riferimento degli amanti del genere nella capitale, provvedendo a dissetare e sopperire ogni desiderio grazie alla creatività e alla competenza dei bartender. Abbandonatevi tra le loro mani, e sarete più che deliziati dai loro speciali gin tonic.

Ne assaggio uno con gin Mumbasa, chiodi di garofano, chicchi di caffè bianco e la tonica cilena 1724, ghiacciato quanto basta per riprendersi da un pomeriggio di camminate e chiacchiere, speziato e dalle note delicate per divertirsi a ogni sorso, servito in un abbondante bicchiere per far durate l’aperitivo – o il post-cena – molto tempo.

Rilassante e tranquillo, è frequentato per lo più da turisti stranieri che soggiornano nell’albergo.
Avete un compito: visitarlo e dare estrema soddisfazione ai bartender, accomodandovi sugli sgabelli al bancone o nella saletta con i divani nera dalla testiera alta. La Regina e il suo Gin O’Clock approverebbero, e così io.

Dove
The Gin Corner
Via di Pallacorda 2
Roma
Tel. 06 68802452

La cena nottambula al Porto Fluviale (Roma)

Posted on 23 marzo 2015 by in In alto i calici, Piatti unici, Roma

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Principi della notte, signori dell’oscurità o, banalmente, voi che lavorate in agenzie e fate orari al di poco intensi e uscite quando il buio è totale, quanto avete bisogno di ristoranti aperti fino a tardi per sfamarvi e, addirittura, sorseggiare un cocktail per scacciare la tensione della giornata?

Giunta a Roma in una fredda notte di Marzo, col treno in ritardo e le occhiaie ad altezza ginocchia, mi son lasciata pacificamente condurre verso il Porto Fluviale, aperto fino alle 2 e dalla capienza sufficiente a garantire un celere ricambio.

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Le mie condizioni sono presto passate dal “pietoso” al “ora sì che si ragiona” già nel leggere il menù ma – chi voglio prendere in giro? – è al primo sorso di vodka sour con sciroppo di rosmarino e camomilla che le mie sinapsi hanno tirato un sospiro di sollievo.

Potete scegliere se accomodarvi nell’area pizzeria o in quella ristorante, entrambe ampie e dall’arredamento curato, ma sappiate che in quest’ultimo potrete assaggiare i “cicchetti“. Cosa sono? Micro porzioni di ogni tipo di pietanza, che uno tira l’altro. La scelta è vasta, l’acquolina molta.
Assaggio la zuppetta di ceci e funghi, il baccalà mantecato e il polpo saltato nel burro d’arachidi, poi attacco un tagliere di salumi e formaggi e, per non farmi mancare proprio nulla, concludo con una bavarese.

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La formula è divertente, poco impegnativa e per ogni tipo di tasche e appetito; l’ambiente è conviviale e suddiviso in aree tematiche, dal bistrot un po’ cupo a tavoli bianchi che fanno un po’ riviera.
E la chiacchiera è assicurata all night long.

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Dove
Porto Fluviale
Via del Porto Fluviale 22
Roma
Tel. 065743199

Delle piccole ossessioni quotidiane: il Kikicocco

Posted on 10 marzo 2015 by in Al regal supermercato, Lombardia, Milano

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Per natura sono sempre alla ricerca di energia: ho sempre sonno, “accascio” è una delle mie parole preferite e mi aggrappo ai divani come a zattere di salvezza. Forse è per questo che mangio e bevo così tanto: devo bilanciare un fabbisogno che possa sostenere la mia folle altezza.

Quest’estate mi stavo aggirando per un 7/11 di Boston e mi sono imbattuta nella mia prima confezione di acqua di cocco, un parallelepipedo con tappo pratico e comodo. Ho pensato che l’ultima volta che mi ero trovata a tu per tu con una bevanda simile ero su un’amaca in una spiaggia messicana e, per curiosità e per l’estremo relax suggerito da questo ricordo, l’ho comprata.

Non l’avessi mai fatto.
Come numerosi tweet possono testimoniare, ne ero assuefatta: il bisogno di bere qualcosa di più soddisfacente dell’acqua ma meno calorico di un succo e ancor meno dannoso di una bibita gassata mi aveva portata verso una soluzione nuova e di facile reperibilità. Durante le lunghe camminate per New York, Philadelphia e Washington ne portavo un brick in borsa e lo sfoderavo a ogni crocevia (per non parlare del grande confort procurato durante i lunghi viaggi in auto).

Tornata in Italia, la tragedia.
No, l’articolo non è così diffuso e le marche disponibili sembrano un palliativo vagamente chimico. Le ho provate praticamente tutte e ho ceduto a meri surrogati. Galeotti su Facebook e una fotografia che mi hanno portata a interessarmi a Kikicocco.

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Ora, avrete capito se tendo ad avere piccole e innocenti ossessioni a carattere “food&drink”, e questa non fa eccezione.
E’ un’acqua di cocco pura, senza grassi e zuccheri aggiunti, isotonico naturale ricca di potassio, a basso contenuto calorico e, per mia fortuna, senza glutine (né latticini). Sana energia, insomma.

Rinfresca e allieta il palato, e ne ho individuato tre perfette occasioni d’uso:

1) dopo la corsa, quando arrivo in casa trascinandomi sui gomiti e faccio in tempo a sdraiarmi sul tappetino per lo stretching. Un paio di volte mi son trovata ad arrancare pensando al Kikicocco bello fresco come premio finale;

2) durante una giornata vagamente stressante, come quella rappresentata nella foto qui sopra. Riunioni, call, progetti da consegnare, urgenze, minuti che passano troppo velocemente. In questa situazione l’acqua di cocco ha abilmente sostituito il caffé (e il suo effetto agitatorio) facendomi tornare col pensiero al relax delle vacanze;

3) a colazione, quando occorre una motivazione per buttarsi giù dal letto. Dicono che appena svegli sia ottimo bere un bicchiere d’acqua, e io ho provato quella di cocco come utile metodo per risvegliare mente e papille.

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Certo, non si trova facilmente come negli USA, ma se siete frequentatori dell’Open in Porta Romana o di alcuni negozietti bio potrete notarla (dopotutto il packaging è pure piuttosto carino) e provarla.
Sinceramente spero che l’acqua di cocco non diventi una moda come in altri posti e con altre specialità. Nel caso sono pronta ad assaggi incrociati e blind test, abbastanza certa di aver trovato la mia preferita.

Lo SteccaLecca del Rita (Milano)

Posted on 6 marzo 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Al cuor non si comanda? E alle papille cosa vogliamo dire? L’innamoramento avviene al primo assaggio e diventa un bisogno primario, necessario, incondizionato.

Che a Milano si possa bere sempre meglio è un dato di fatto.
Che il Rita rappresenti un’eccellenza è stato già comprovato dalla sottoscritta, tessendo le lodi del Vodka Zen.
Che l’infatuazione passi per un nuovo menù, ormai è leggenda.

Lo SteccaLecca mi ha colpita per la sua composizione, che raduna il mio superalcolico preferito a una delle mie ossessioni alimentari – vodka e liquirizia – arricchendole con una leggera, bianca e sapida spuma di limone.

Il perché del nome è presto detto – e noi che siamo cresciuti negli anni ’80 e ’90 con le braccia infilate nei grandi frigoriferi dei bar lo sappiamo bene -, mentre il sapore richiede un piccolo inciso.

È fresco, uno di quei cocktail che berresti a oltranza senza problemi.
Disseta, e mi sembrerà ancor più azzeccato d’estate.
Il limone regala un certo pizzicore, mentre la liquirizia sorprende perché, oh, spicca.
E la vodka? Si percepisce il giusto, tenuta a temperatura dai cubetti di ghiaccio.
La soffice aria di limone sparisce ben troppo presto, permanendo più sopra le labbra come dei baffi.

Sono sorsi di felicità per riprendersi da stanchezza e pensieri, festeggiare o celebrare, cedendo a una profonda adorazione.

Dove
Rita
Via Fumagalli 1
Milano
Tel. 02837 2865

Scoprendo l’Unicum

Posted on 4 marzo 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

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Fino a non troppo tempo fa gli amari venivano utilizzati come medicinali capaci di porre rimedio a numerosi problemi. Dopotutto essendo infusi di erbe ad alto tasso alcolico il potere disinfettante c’è tutto, per non parlare di corroborazione e tempra. Trapela quindi qualcosa di alchemico e arcaico nella scelta di componenti e proporzioni, frutto di tentativi, sbagli e sapienza.
In effetti quando guardi la bottiglia dell’Unicum pensi a un’ampolla contenente un magico elisir, e non ci si discosta dalla realtà.

La storia di questo orgoglio ungherese è stata appassionatamente raccontata – e da me curiosamente ascoltata – proprio da Izabella Zwack, discendente di questo medico del ‘700 della corte di sua maestà e creatore di un amaro composto da 40 ingredienti e prodotto ancora a Budapest, nella prima fabbrica. Ed è la città natia a far la differenza, a partire dalla propria acqua essenziale per ottenere un risultato eccellente.

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Spesso viene definito “una bomba” per il sapore che sa scuotere chiunque, unico come il suo nome e composto grazie a una ricetta inalterata e conosciuta da pochissime persone – tra cui Izabella, ovviamente.
Eppure pasteggiarci non è affatto impossibile, anzi: i cocktail assaggiati hanno accompagnato dei piatti tutto sommato delicati – da prosciutto e carpaccio d’ananas a risotto allo zafferano fino al branzino in forno – senza sovrastarli.

Una grande scoperta è l’Unicum barricato alla prugna, dal sapore dolce e corposo, che si può usare nel drink Plum & Soda.
E, per una volta, mi permetterò di condividere con voi la sua ricettina per ricreare in ogni momento un briciolo di Ungheria.

Ingredienti:
– 40 ml Unicum Prugna;
– 15 ml di sciroppo di zucchero;
– 20 ml di succo di lime;
– soda;
– scorza d’arancia e limone;
– una rondella di cetriolo;
– foglie di menta.

Un procedimento a prova di principiante: occorre mescolare tutti i liquidi con un tumbler, aggiungere ghiaccio e guarnire. 

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I cocktail del Prog (Milano)

Posted on 22 gennaio 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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(anche tutte queste fotografie sono scattate con la Canon G7X)

Il venerdì sera è quel placido momento in cui i nervi si devono rilassare e lasciar spazio al miracolo del weekend: il varcare la soglia dell’ufficio ha qualche potere mistico ma un cocktail artistico è un grande aiuto.
Milano ha tanti locali che si distinguono: alcuni sono presi d’assalto e altri meritano di scoperti, come il Prog.

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Un po’ nascosto in una via lontana dalla mondanità meneghina, dall’entrata pare una dimora privata, un circolo segreto, un club riservato; entrando, non si può rimanere impassibili alla visione di un grandioso albero meccanico-steampunk con soffuse luci intermittenti sui rami. Domina il bancone e la sala principale con un fascino unico, ed è proprio alle sue radici che avviene il miracolo del bartender Giorgio Bo.

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Scegliendo dalla mirabolante carta o affidandosi a creazioni del momento si andrà sul sicuro, assaggiando combinazioni di alcolici e frutta servite in straordinari bicchieri arricchiti da bei dettagli e composizioni.
Che dire per esempio della giraffa-shaker? Mai più senza.

IMG_0325Un locale di sostanza e qualità, unico nel suo genere e lontano dall’essere una moda passeggera, per me il Prog è diventato un sacrosanto rifugio, un luogo di tranquillità e soddisfazione dove il bere più-che-bene è un diritto inalienabile.

Provatelo.

Dove
Prog
Via Andrea Maffei 12
Milano
Tel. 3331108398