21 August 2017
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Il Burger & Lobster (Londra)

Posted on 15 luglio 2015 by in Londra, Secondi Piatti

imageÈ proprio il caso di dirlo: gaudio e giubilo in tutto il regno!
Dopo quasi un decennio di assenza son tornata a Londra, laddove la Regina e la sua coronata compagine dimorano.

Emozionata e trepidante mi sono lanciata nell’esplorazione di una città molto diversa rispetto ai miei ricordi, evoluta da molti punti di vista. Uno di questi? Il cibo, of course!
Chi va in terra britannica e sostiene di mangiare male soffre solo di pigrizia, tremenda sfortuna o pretende di cenare con pizza e pasta. La ricerca di nuovi posti in cui sollazzare le fauci è stata precisa, e ho chiesto consigli mirati.

Il primo ristorante che mi sento di suggerirvi spassionatamente è il Burger & Lobster, un posto con una formula precisa e efficace.

Cosa potete ordinare per la modica cifra di 20 sterline?
Hamburger o astice.
Astice o hamburger.
Oppure la combo mezzo hamburger con mezzo astice.
O, aspettate… astice e hamburger!

Il menù non esiste, o meglio, ve l’ho spiegato poco fa.
Vegetariani? Non entrate, non c’è speranza.

Io ordino il lobster al vapore con patatine. Altre opzioni sono il lobster roll e il lobster grigliato, ma ho preferito la semplicità.

FullSizeRender (7)Mi è arrivato un vassoio con patatine fritte in abbondanza, insalata con un condimento al balsamico, una ciotolina di burro all’aglio e un astice intero pronto a esser attaccato con tenaglie e posate adatte.

C’avevo i camerieri che mi guardavano e ridevano osservando le mie compiaciute espressioni, e mi rifornivano di salse a ogni cenno.

Per qualità e convenienza è uno dei posti migliori di Londra, quindi sempre affollato. Ne hanno pure aperte diverse sedi ma il problema sussiste: la gente ha apprezzato la formula, e come si fa a non capire?

Quindi ricordare: Burger o Lobster.
È semplice, veloce, chiaro, e non c’è possibilità di errore.

Dove
Burger & Lobster

Little Portland St.
Londra

Il ceviche del Pacifico (Milano)

Posted on 28 aprile 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Piatti unici

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Ben prima dell’apertura dell’Expo, Milano è stata invasa da culture e cucine lontane, di quelle che fanno sognare paesi esotici, vacanze, viaggi e sapori diversi.
Entrare da Pacifico significa fare tutte queste quattro esperienze, immergendosi in una realtà parallela fatta di eleganti carte da parati con palme e onde, luci soffuse, lampadari, divanetti e tavoli lucenti.

Cosa si assaggia? Il meglio della cucina peruviana con un tocco di fusion asiatico, servita e ben spiegata dai preparati camerieri.
Tra dim sum e tiradito, però, vince sempre il ceviche, un piatto tipico proposto in originali versioni, da pizzicare con le bacchette e gustare lentamente.

Mi lancio verso il ceviche clasico, ovvero cubetti di branzino marinato in limone, peperoncino e sale con accompagnamento di cipolla rossa, mais tostato, patata dolce e leche de tigre.
Di cosa sa? Di estate. È così fresco e delicato che vi troverete a volerne nelle torride serate di Luglio, affondando i denti nella polpa soda del pesce bianco che, lasciato immerso per ore, ha perso ogni sentore di crudo e guadagnato in sapidità.
Il mais tostato scrocchierà sotto ai denti, mentre la patata dolce unirà le componenti.
Bilanciato tra acido, salato e una punta di morbidezza, per me non ha eguali.

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Sì, il tiradito di capasanta è scenografico è curioso, ma a una regale tavola ci vuole solo il meglio.
Quindi prenotate e assaggiatene diversi, scoprendo quello che più fa per voi.

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Ah, e finite con un selfie a onde nella toilette, guardare per capire.

Dove
Pacifico
Via San Marco angolo Via Moscova
Milano
tel 02 87244737

Il Surf&Turf del Corallo Lobster Bar (Milano)

Posted on 8 aprile 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Piatti unici, Secondi Piatti, The Royal Challenge

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Le righe, i colori, i limoni, i disegni a muro, la cucina a vista e le ceramiche. Manca solo una lieve brezza e il profumo del mare, ed è subito costiera.

Se capitate al La Rinascente e vi trovate in mezzo a tutto questo siete al Corallo Lobster Bar, recente apertura che sa pienamente di Mediterraneo, convivialità e – oh, davvero? – crostacei.
Io, vostra apripista della cibaria, l’ho provato animata da un forte appetito e sono pronta a ingolosirvi.

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In primis occorre salire al settimo piano del negozio e utilizzare gli ascensori diretti è assai più comodo. Poi orientatevi verso l’angolo più vivace, quello dominato dal bianco e dal blu, col pavimento a scacchi e le lampade sospese. Prendete posto e scorrete il menù.
Il crostaceo è il padrone di casa e si presenterà al vostro tavolo in proposte variegate e golose, reinterpretazioni di classici americani e classici italiani.

Partiamo con un piatto di gamberi crudi serviti su una tenera insalatina e accompagnati da tre tipi di pomodori, una ciotolina di corpose chips di patate e maionese. Un antipasto che mette le cose in chiaro, e che stupisce per la freschezza dei gamberi rossi, sgusciati e serviti.
Apprezzati in un battibaleno.

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Poi è giunto il momento dell’astice, portato in trionfo sia con le linguine sia in una versione europea del mio amatissimo Lobster Rolls del Maine.
Il pane, fatto appositamente da un laboratorio, racchiude la polpa dell’astice che in parte viene sminuzzata e mescolata a granchio e maionese, e in parte aggiunta alla fine, per un effetto “incanto”.
Essenziale, più elegante dell’originale americano, e accostato a una terrina di verdure e scaglie di formaggio, va mangiato rigorosamente con le mani, pizzicando la chela intera tra i polpastrelli e portandola alla bocca.

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Poi è giunto il mio preferito, il piatto che ha eliminato ogni concorrenza e guadagnato il posto più alto sul podio della memorabilità.
Nella mia ricerca al miglior hamburger di Milano risulta un totale outsider, una categoria a parte: mai, infatti, avevo visto accostare carne e pesce. Almeno, non nelle tanto chiacchierate burger-factory milanesi.

Miei cari, il Surf&Turf vince.
Sto parlando di pane al nero di seppia che racchiude carne di chianina, cheddar stravecchio, guanciale saltato, cipolla rossa caramellata e gamberi rossi crudi (vi consiglio di tornare indietro e leggere gli ingredienti un’altra volta. Ok, ora possiamo proseguire).
Sconfiggete ogni perplessità e addentatelo: la mescolanza di sapori e consistenze vi donerà una grande gioia, e mentre analizzate tutti gli elementi e la loro combinazione – la freschezza dei crostacei crudi contro la ricchezza grassa del guanciale, il pane croccante e la carne tenera – vi si apriranno molteplici mondi, bussando alle porte dei sensi e dell’esperienza.

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Vorrete tornare, provare, sperimentare e riaddentare molte volte, più di quante siate disposti ad ammettere.
E’ possibile ordinare anche la versione con l’astice ma, non avendola personalmente assaggiata, vi consiglio di andare dritti verso il gambero rosso crudo, che fa una figura bellissima.

Puntate su questo e, secondo il mio regale parere, non sbaglierete: è squisito, originale e ha un prezzo più che equo.
Ecco, magari affrettatevi: il ristorante è piccolo, i posti pochi e non stento a credere che quando la voce si diffonderà si creeranno delle belle code.

Dove
Corallo Lobster Bar
La Rinascente, Food Hall (7° Piano)
Milano
Tel. 02 6652460

Mangiare pesce a Bologna? Da Banco32

Posted on 17 dicembre 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

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Tre sono i principi cardine del bolognese medio:
1) ogni anno deve salire al santuario di San Luca percorrendo l’irto porticato verso la cima del colle. A piedi, ovviamente;
2) i tortellini della nonna sono sempre i migliori del mondo (e infatti ne ho parlato anche su Spray Food);
3) in estate parte per la riviera, e tra Pinarella di Cervia e Marina di Ravenna ci si assicura relax e divertimento.

Sorprende quindi che in una città così vicina al mare siano ben pochi i posti in cui mangiare pesce facilmente, senza pomposità. Se c’hai voglia di uno spaghetto alle vongole o un branzino al sale o vai al classico ristorante o improvvisi in casa.
Così pensavo, poi ho provato Banco32.

Sapete il Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi? E’ in corso un’opera di ammodernamento – così come per il mercato di Mezzo sotto le due Torri – che ha portato all’apertura di questo localino tanto comodo quanto easy che, collegato direttamente alla pescheria, serve piatti di pesce freschissimo.
Dal menù in quotidiana evoluzione ho scelto la tagliata di pescespada con cajun su letto di spinaci saltati e puré di patate.

Per chi non lo sapesse, il cajun è un misto di spezie tendente al piccante, molto aromatico e corposo: unito a un pizzico di scaglie di sale ha saputo donare uno spiccato sapore al protagonista, perfettamente cotto e succoso.
Il puré, spolverato con petali di fiori, era vellutato e composto da una notevole quantità di patate, mentre gli spinacini donavano molta freschezza – necessaria, visti i forti condimenti.
Nel complesso pareva di trovarsi in un posticino in Romagna, cullati dal sentore di salsedine e dall’accento delle persone. Socchiudi gli occhi, ed è subito Luglio.

La presentazione del piatto, poi, mi ha ben stupita, essendo semplice ma curata.

Son rimasta favorevolmente colpita da Banco32, che è riuscito a colmare un vuoto nella gastronomia bolognese pret-à-manger in modo moderno e convincente.
Certo, non aspettatevi le tovaglie di lino o il maitre di sala e portatevi una sciarpina: ricordatevi che mangiate in un vero mercato storico della Dotta!

Dove
Banco32
Via Ugo Bassi 23 c/o Mercato delle Erbe
Bologna
Tel. 051 269522

L’aringa con puré e lingonberry di Bjork (Milano)

Posted on 28 novembre 2014 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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E’ stata la nostalgia per i mari del Nord a condurmi da Bjork, ristorante scandinavo a Milano: oltre a essere il teatro di una cena con amiche dominata dal chiacchiericcio ero curiosa di sperimentarne la cucina e rigustare specialità sentite mesi fa in quel di Stoccolma e Copenhagen.
Sebbene si presenti come svedese è innegabile la presenza di piatti d’origine più danese, come gli smorrebrod, che consentono al menù di variare e accontentare molte più preferenze.

Appena entrati ci si trova nell’area bistrot caratterizzata da una costruzione ordinata di tavolini e sedie; al centro, il banco-frigo con esposti perfette tartine e gastronomie da gustare in tranquillità con una buona birra.
E’ in fondo che si trova la nuova parte ristorante, con una cucina a vista centrale attorno a cui si snodano i banconi e i relativi sgabelli. Perfetto per le cene in due o tre, forse più scomodo se siete di più (in questo caso chiedete di riservare un tavolo).

Ci viene servito pane e burro salato accompagnato da una piccola spatola di legno, un tipico modo per passar l’attesa, e studiamo le proposte.
Sebbene le zuppe fossero molto golose e invernali non ho saputo cedere al fascino dell’aringa che, si sa, è un cavallo di battaglia della Svezia. Viene accompagnata da puré di patate e un adorabile vasetto di mirtilli rossi, presentata con pochi orpelli e molta eleganza: il trancio di pesce spiccava sul piatto bianco in tutta la sua perfetta cottura, con una delicata crosticina esterna e una lieve spolverata di foglioline.

Che sia un pesce pieno di spine è cosa risaputa quindi non stupitevi se vi troverete ad armeggiare parecchio con coltello e forchetta – se non siete combattivi scegliete il salmone. Provo il primo boccone intingendolo nei mirtilli e mi trovo ad apprezzare un delicato ma equilibrato contrasto tra dolce e salato, frutta e pesce, raro da trovare a tavola.

Mi sono immaginata i nostri amici reali di Svezia intenti a mangiare aringa a colazione, pranzo e cena, e commentare con approvazione questo piatto: la cottura era perfetta, così come la sapidità; il puré di patate risultava omogeneo e vellutato, accompagnamento fedele e non eccessivo del protagonista.

Guardandosi attorno pareva di trovarsi in un posto lontano, con un’atmosfera tranquilla e arredamento minimal e, perciò, scelto con estrema cura. Solo le cortesi spiegazioni del personale – e un sano schnapps finale – hanno riportato alla realtà.
Secondo me dopo vorrete andare all’IKEA e comprare un paio di Billy, sentendovi ormai integrati nella loro cultura. Non sarebbe riprovevole.

DOVE
Bjork Swedish Brasserie
Via Panfilo Castaldi
Milano

Il fritto misto dell’Eastern Market (Washington DC)

Posted on 31 ottobre 2014 by in America, Piatti unici, Washington

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Fritto”.
Una parola che in me suscita una salivazione potente come le cascate del Niagara.
Solo il pronunciarla fa ingrassare di un chilo e mezzo, e concretizzarla ne aggiunge altri due.

Quanta soddisfazione malsana in così poche lettere, irresistibile come solo le vere tentazioni.

Trovandomi a Washington alle tre di pomeriggio e non avendo ancora pranzato mi sono diretta all’Eastern Market, altro suggerimento di quella santa guida che è Giulia, che si trova in un’area residenziale di casette colorate e buon vicinato totalmente diversa rispetto a quella dei musei.

Qui mi sono lanciata verso il bancone dove la maggior parte delle pietanze viene lanciata nell’olio, e per non farmi mancare proprio niente ho preso il piatto combopesce bianco, granchio, crab cake, patate e pomodori verdi. Il tutto impanato e fritto, ovviamente.

Leggerezza scansati, che di fronte a bocconi croccanti, friabili e gustosi non hai molte speranze.

In tutto questo avrete intuito che la crab cake è un tortino di polpa di granchio (fritto, ma va?!) molto apprezzato e ritenuto specialità dell’intero mercato. Sinceramente questa considerazione mi pare esagerata: ho ben più amato il granchio intero e i pomodori verdi, tagliati a fettine e ancora freschi all’interno, nonché le patate cotte sul momento e inondate delle loro salse homemade.

Un piatto che prevede un abbiocco devastante e sei chilometri a piedi per lo smaltimento. Per questo, lo Smithsonian vi aspetta (oppure tornate a piedi verso il centro).

Se poi consideriamo la bellezza del mercato, con tutti i mattoncini rossi all’esterno e il lungo corridoio interno verso cui si affacciano le botteghe, la visita è ancor più meritevole.

Dove
Eastern Market
225 7th St SE
Washington DC

Alla caccia di lobster nel Maine

Posted on 13 ottobre 2014 by in America, Piatti unici

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Passare dal Vermont al Maine è rimanere abbacinati dal sole riflesso sulle acque di laghi e mari, abbandonare i boscaioli per i marinai, respirare salsedine al posto di resina. Si sfiorano fari e insenature, invidiando le perfette casette munite di svolazzante bandiera patriottica e praticelli che persino gli inglesi invidierebbero.

Stato di vacanze e spensieratezza, pare nascondere un’anima cupa più volte raccontata dal suo più celebre scrittore – Stephen King – che vive a Bangor in una villa dalle torrette appuntite e i cancelli di gotico ferro battuto.
Ammalia come un sortilegio, e così pare di dover stare in allerta.

Il fatto che sia l’astice il suo animale simbolo non fa quindi sorridere? Non è un contrasto tenero?
Lobster ovunque: impresse sulle targhe, sui cartelloni, sulle insegne luminose, fatte pupazzo o calamita, catturate da centinaia di nasse lasciate asciugare sui moli al sole, da non confondere con le cugine “aragoste”. Le chele parlano!

Mangiarle non è difficile, ma trovare il posto perfetto può portarvi su strade residenziali con sbocco a Pemaquid: qui si trovano rustici chioschi con tavoli e panche di legno, ombrelloni, menù scritti su lavagne d’ardesia e un penetrante odore di pesce.
Più precisamente, si trova il Pemaquid Fishermans Co Op. Non è il ristorante a 5 stelle, ma il placido panorama non ha eguali e la freschezza del pescato non è in dubbio.

Io ordino il menù completo: un astice intero cotto al vapore è accompagnato da burro fuso, insalata di cavolo cappuccio e maionese, conchiglioni, pane, altro burro e patatine confezionate.
Troverete anche il lobster roll, indiscussa specialità locale – un squisito panino con astice mescolato a verdure e salse – ma io mi sono concentrata sul carapace.

Ah! Un avviso: noi siamo ben abituati a esser dotati di pinze per rompere le chele e ricevere il rosso crostaceo con la coda già rotta. Ecco, nel Maine non funziona così: afferratelo con le vostre nude mani e preparatevi a fare una strage della vostra maglietta e di quella di tutti i vostri vicini. Non preoccupatevi: avrete salviette in abbondanza per rimediare al delirio che avrete allegramente creato.
Dopo aver estratto la polpa soda dovete intingerla nel burro fuso – una, due, tre volte – fino a renderla intrisa e ancor più divina, azzannandola e sospirando per la gioia. Bisogna procedere con calma, alternandola col cavolo croccante, godendosi ogni momento mentre le nuvole si riflettono sull’oceano e in lontananza passa una barchetta a vela.

Quanto ho pagato per tutto questo? Poco più di 20 $. Il paragone con i prezzi italiani? Micidiale.

Dopo tutto questo vorrete chiudere un occhio verso gli aspetti misteriosi del Maine e diventare pescatori di lobster per avere sempre a disposizione. Non sarebbe bellissimo? Sarebbe un gran bel downshifting.

Dove
Pemaquid Fishermans Co Op
32 Co-Op Road
Pemaquid (Maine)

Il “sushi all’italiana” del Kitchen Society (Milano)

Posted on 6 maggio 2014 by in Antipasti, Lombardia, Milano, Son esperienze

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Io non capisco le persone che mangiano solo per sostentamento, quelle che non provano piacere nello scegliere accuratamente i pranzi, le cene e gli spuntini, e coloro che non si entusiasmano nello scoprire sapori inediti.
Davvero, faccio fatica.

Prendete me, che un giorno ho ricevuto un invito a cena presso un ristorante per me nuovo,  a base di piatti particolari e in una zona di Milano che conosco poco: un trittico di caratteristiche che mi hanno fatta sentire parte di un’avventura.

Così mi sono addentrata in via Piero della Francesca e ho raggiunto il Kitchen Society, armata di appetito e curiosità. “Sushi all’italiana“, descriveva l’invito, e così è stato.

Il locale è seminterrato in un palazzo nascosto in una piccola via ma le pareti che lo racchiudono sono di vetro, e regalano ariosità e una delicata atmosfera. Travi di ferro a cui sono appesi prosciutti patanegra rivelano la precedente natura dello spazio in cui sono disposti i tavoli bianchi e l’area degli chef, alle prese col pesce crudo da affettare, tritare e arrotolare per il piacere di noi commensali.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di “sushi all’italiana”? Il Kitchen Society reinterpreta la tradizione del crudo e prende il meglio dell’Italia e del Giappone fondendolo in delicati, saporiti, sfiziosi piatti che non mancheranno di stupire gli amanti del pesce – ecco! Un’altra risposta all’annosa domanda “Dove mangiare pesce a Milano?”.

Io sono andata là armata di spirito critico (anche perché il sito internet trasmette la sensazione di un locale molto “modaiolo”) ma se dovessi dirvi se c’è stata una portata che non mi è piaciuta sarei più che sincera nel dirvi che no, non ci sono state note stonate.

Quindi, cos’ho gustato?
Una lunga fila di porzioni accuratamente composte di pesce&co. (ad un certo punto ho dovuto avvertirli che avrei potuto andare avanti all’infinito, dato che non conoscevano personalmente la mia spropositata fame).
Vi mostrerò le pietanze che più mi sono rimaste impresse.

Abbiamo iniziato da una tartare di pesce con avocado e sesamo, con scorzette di limone tutto attorno – voi sapete che io adoro l’avocado, quindi potete immaginare la mia soddisfazione.

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Siamo passati a un carpaccio di salmone con arancia, dolce e per nulla acida.

Una sorpresa è stata la porzione di prosciutto patanegra con una salsa a a base di pomodoro e olio fragrante.

Il tonno con burrata e olio è una perfetta interpretazione dell’italianità, sia per componenti sia per colori. Che il tonno fosse così tenero da confondersi con la burrata è solo una piccola suggestione.

E in tutto questo dove sta l’aspetto giapponese?“.
Con la presenza del riso, usato prima per timballini e poi per straordinari uramaki.

Una pila di riso, avocado e tartare di tonno ha introdotto il tema orientale, seguita da uno straordinario “burger” di tartare di salmone, riso e croccantissime alghe wakame.

Leggerezza, originalità e qualità sono tre elementi distintivi, dei fil-rouge del Kitchen Society, interpretati soprattutto dagli uramaki.
Innanzitutto: i rotolini con i capperi sono meravigliosi, ma quelli con il foie gras sono da commozione.
E gli uramaki con tartufo? Ti ribaltano i sensi.

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Infine, vuoi uscire senza un dolcino? Ci mancherebbe.

Se sono stata soddisfatta di questa esperienza – accompagnata da un buon vino, s’intende? Molto.
Se la consiglierei? Certo.
A chi, nello specifico? Per coloro che vogliono sperimentare, che si sono stancati del solito sushi all-you-can-eat e coloro che vogliono fare una buona mangiata di pesce, puntando alla qualità più che alla quantità.
Occasioni d’uso? Serate rilassanti con amici o relative metà, bisogno di qualcosa di buono, necessità di colpire e lasciare il segno.
E per chi, ovviamente, non si limita a nutrirsi per necessità.

Dove
Kitchen Society
Via Chizzolini ang. Piero della Francesca
Milano
Tel 340 6763939

I tagliolini di mare di A’Riccione (Milano)

Posted on 9 dicembre 2013 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Milano ha il mercato ittico più grande d’Europa!” è una delle frasi preferite da chi conosce questa città, al pari di “Ci aggiorniamo” o “Oh mia bela madunina“, ma quando chiedi consiglio su un ristorante di pesce serio tutti perdono le parole, che ormai gli spaghetti allo scoglio sono stati sostituiti da sushi e uramaki.

Ok, benissimo, io amo le cucine etniche, ma cosa fate quando c’avete una voglia impossibile di cannolicchi gratinati, di linguine all’astice, di grigliata mista? Mica posso prendere il treno e rifugiarmi sulla riviera romagnola, dove conosco paradisi fatti ristorante, a meno che non sia lei a venire a Milano e in tal caso…

… vi trovereste da A’Riccione, che ho conosciuto qualche mese fa per le sue ostriche e che ho sperimentato qualche tempo fa nella sua completezza.
Non appena sono entrata ho avuto un momento di smarrimento riconoscendo un ambiente tipico di quei ristoranti della Romagna sopracitati a cui sono particolarmente affezionata – il colore delle pareti, i mobili in legno, gli affreschi a muro, la barca-frigo per il pesce – che mi ha fatto dimenticare d’essere in Lombardia.

Il menù è sontuoso, per le grandi occasioni: ai tavoli attorno vengono portati vassoi di gamberi, gamberoni, granseole, astici, poi i crudi e le ostriche, e io vago nell’imbarazzo della scelta.
Tra le pietanze assaggiate ciò che più mi ha colpita e che consiglierei a voi, lupi di mare trapiantati, sono i tagliolini con fiori di zucca, calamaretti e vellutata di zucchine, che assolvono benissimo a molteplici ruoli: saziare, far gioire il palato, provocare lo sguardo e far sentire il mare.

Abbondanti, serviti in un piatto fondo e riccamente conditi, hanno pienamente soddisfatto di un bel piatto genuino di pesce: i calamaretti “baby” erano così teneri da accompagnarsi benissimo con i tagliolini dorati dalla cottura perfetta; il taglio del fiore di zucca era così fine che se c’avessi provato io sarei finita di corsa al pronto soccorso; i pomodorini e il pizzico di prezzemolo conferivano una punta di freschezza, infine la girandola di crema di zucchine evitava l’eccessivo asciutto.

Un primo dalle sfaccettature delicate, da assaporare lentamente con un bicchiere di vino bianco.

Che voi andiate nella sede principale – in zona Zara – o da A’Riccione Bistrot – in via Procaccini – troverete sempre eccellenza e savoir fair.
Se però puntate a una scorpacciata di ostriche o a conoscere il loro variegato mondo, il secondo potrà soddisfarvi al meglio: il suo Oyster Club non può non impressionarvi.

Dove
A’ Riccione
Via Torquato Taramelli 70
Milano
Tel. 02 683807
o
A’ Riccione Bistrot
Via Procaccini 28
Milano
Tel. 02 3451323

La “barcaccia” della Locanda Riccomaggio (Lecce)

Posted on 11 settembre 2013 by in Piatti unici, Puglia

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Così come le canzoni tormentone, anch’io oggi vi domando qual è il piatto della vostra estate 2013.

Se per il primo punto rispondo “Get Lucky” dei Daft Punk, pure sul secondo non ho grandi incertezze: si tratta della barcaccia della locanda Riccomaggio a Cursi (Lecce), da me comodamente soprannominata “Da Beppe”.
Devo essere sincera? La barcaccia ha vinto anche nell’estate del 2012 ma ero assai gelosa di questa scoperta, permessa grazie ai sempre illuminati Daniela e Matteo.

La locanda Riccomaggio si trova nella campagna pugliese, tra ulivi secolari e strade strette su cui è facile perdersi; coltivando i campi appena circostanti si professa orgogliosamente come “ristorante a metro – e non chilometro – zero“, provvedendo a verdura e frutta più che fresche e ricevendo il pesce in giornata dalle immediate vicinanze.

In estate il grande patio viene riempito di tavolate pronte ad accogliere gli avventori: ci si sente a casa, rilassati e tranquilli, mentre il simpatico proprietario Beppe e famiglia si destreggiano per offrire il meglio.

Quindi, la barcaccia?
Avendo già premesso che tutto ciò che si trova alla locanda Riccomaggio è di indubbia genuinità, per tutti i San Tommaso all’ascolto la prova è dietro l’angolo: quando ordinate questo piatto di pasta con frutti di mare – perché è di ciò che si tratta – il gentil cameriere vi porta al tavolo la padella piena di ogni bontà per comprovarne la freschezza – cozze, gamberi, vongole e così via – prima di metterla sul fuoco.

Quest’abbondanza viene unita a pasta corta fatta a mano che già dallo sguardo sa di autentico e verace, e che sotto ai denti trova quell’anima ruvida e rustica.
Quando le pirofile verranno portate al tavolo e sarete serviti vi troverete a contemplare il piatto e sospirare per la felicità, che manco la sindrome di Stendhal.
Armati di coltello, forchetta e, diciamolo, mani vi impossesserete dei frutti di mare, infilzerete la pasta e in bei bocconi sarete così felici di trovarvi in quel posto, in quel momento e in quella situazione da, probabilmente, dimenticare ogni problema o pensiero.

Effetto terapeutico della pasta?
Lo sospetto seriamente.

Dove
Locanda Riccomaggio
Via Castrignano dei Greci
Cursi (Lecce)