18 December 2017
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Alla meravigliosa scoperta di Berlucchi

Posted on 20 gennaio 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi

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In una delle più belle giornate di fine autunno che si ricordino ho intrapreso un’avventura: mi sono alzata presto, ho raggiunto quattro compagni di viaggio e raggiunto l’incantevole Borgonato, paese nel cuore della Franciacorta, dove filari di viti si estendono verso le montagne e tutto è curato, preciso, autentico.
Qui ho visitato la Berlucchi, e ne sono rimasta affascinata.

Se anche voi siete come me – ovvero conoscete il marchio come sinonimo di classe e occasioni speciali – alcuni cenni storici sono doverosi.
Nel 1955 si incontrano Guido Berlucchi e Franco Ziliani: il primo è il discendente dei conti Lana de’ Terzi, il secondo un giovane perito agrario tanto esperto del mondo dell’enologia quanto appassionato di champagne. Insieme porteranno avanti studi e ricerche per produrre in Italia un grande metodo classico – o metodo champenoise – passando attraverso numerose difficoltà. Una? Le bottiglie che esplodevano per la troppa pressione, distruggendo così mesi di lavoro: Ziliani era infatti edotto nella teoria enologica, mentre per la pratica sono occorsi diversi tentativi sul campo.
Dopo ben sei anni – nel 1961 – le prime 3.000 bottiglie Berlucchi fanno il loro debutto: di queste se ne conserva solo una ben custodita nelle cantine di villa Lana, ed è proprio dai suoi oscuri e misteriosi corridoi risalenti al 1650 che la nostra visita ha inizio.

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Mi sono trovata tra migliaia di bottiglie in fase di affinamento, rifermentazione o pronte per la vendita, tutte perfettamente disposte su pupitre in legno o in grandi griglie di metallo. Si ha l’istinto di rimanere in silenzio mentre si compie questa grande esplorazione della storia della Franciacorta nella penombra delle gallerie dove la temperatura rimane costantemente bassa e nulla va spostato o toccato senza una ragione – nemmeno la polvere o le ragnatele.
Ciò che sicuramente non ci si aspetta è il trovare delle opere d’arte eseguite da giovani artisti contemporanei che decorano le mura: quadri, disegni, lunghe frasi scritte in carattere calligrafico, fotografie sottolineano come il passato sia vivo, e come il presente ne sia una celebrazione.

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Ordine, precisione, metodo, costanza, e così come l’inizio di Berlucchi non è stato semplice, così non si devono mai perdere i modus operandi: magari si rinnovano con l’introduzione di macchine moderne – come quelle che ruotano le bottiglie ogni giorno, prassi prima affidata alle delicate e decise mani delle donne.

Il tempo governa ogni bottiglia: controluce si vedono i lieviti al lavoro, lavagnette di ardesia ne dettagliano la storia.
Occorre aspettare, pazientare, essere pronti ad accettare un piccolo fallimento, tempestivamente rimediare e mantenere la qualità alta, altissima.

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Inoltre ogni passo ha rivelato un segreto: sapevate che Berlucchi ha creato il primo rosé, nel 1962? Io no.
E che questo si chiama Max Rosé in onore di Max Imbert? Nemmeno.
Come raffreddare velocemente una bottiglia? State lontani dal freezer prima di combinare un disastro e armatevi di un contenitore, acqua, ghiaccio e sale (già testato dalla sottoscritta con grande soddisfazione e stupore dei commensali – anzi – co-bevitori).
Inoltre non ha alcun senso comprare delle bottiglie e tenerle in frigo per molto tempo: devono essere aperte e gustate dopo qualche mese, altrimenti si r0vinano.

Insomma: camminavo a bocca aperta e con reverenziale rispetto.
Usciti dalle cantine – non prima di vedere la macchina che automaticamente si occupa di preparare tutte le bottiglie – ci siamo accomodati nella splendida Villa Lana de’ Terzi, un gioiello di arredamento e aria rilassata, quieta, lieve, elegante. Non posso che sospirare con nostalgia ogni volta che ci penso: il sole filtrava dalle vetrate e invadeva la veranda in cui dimoravano un pianoforte di legno, poltroncine e tavolini, anticamera di un salotto con camino accesso e piattini ricolmi di delizie.

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 Il momento della degustazione ci ha visti assaporare le diverse linee Berlucchi ’61 – il Saten e il Rosé sono indubbiamente i miei preferiti, ma che siano “vini da donna” è ormai una desueta diceria – con tartine, quiche, salumi locali, formaggi stagionati, una lasagnetta deliziosa e dolcetti: come potrete immaginare, saltellavo da una parte all’altra servendomi di finger food e ascoltando con attenzione le spiegazioni sulle bollicine, concentrandomi per coglierne le differenze.
In breve: ero nel paradiso dei sensi.
Siamo stati raggiunti da Cristina Ziliani che, oltre a guidarci per le stupende stanze (la cucina ha creato un momento di commosso delirio in noi visitatori), ci ha raccontato storia, segreti e difficoltà della Berlucchi in un’atmosfera così conviviale da sentirsi a casa. La conversazione non ha mai avuto un momento di stanchezza, tanto era il desiderio di dire e sapere.

foto 2Personalmente ho fatto fatica ad andarmene e tornare a Milano – abbandonando così panorami pieni di colore, prati perfettamente tagliati, eleganza, valori, calici e squisitezze – ma grande è la voglia di tornare a Borgonato insieme ad altre persone, e portarle così a scoprire questa grande realtà italiana che ha conquistato in via definitiva la vostra regal assaggiatrice: chi ha la voglia di raccontarsi in maniera così appassionata e viva non può che colpirmi, visto che non è così scontato.

E’ possibile visitare la Berlucchi prenotandosi, quindi chi mi accompagna per il prossimo giro?

Grand Marnier à la parisienne

Posted on 15 gennaio 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi

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Moda vuole che da un paio d’anni a questa parte gli spiriti abbiano preso una nuova vita, mescolati e shakerati con altre preziose componenti con maestria e precisione.

Voga vuole anche che per le occasioni festive i suddetti spiriti si vestano di confezioni speciali, tributi a mondi a loro affini.

Nasce così la Grand Marnier 91 Boulevard Haussmann, sofisticata edizione speciale del famoso cognac con arancia caraibica che possiamo sorseggiare con ghiaccio p scoprire in cocktail à la francaise.

Forse non sapete che il Grand Marnier ha la sua consacrazione all’hotel Ritz in place Vendôme, nella Ville Lumière, dove César Ritz gli attribuisce il nome ufficiale (prima era conosciuto come Curaçao Marnier).
Dai luoghi rappresentativi di questo quartiere nasce il cocktail Grands Boulevards, che unisce Grand Marnier, cranberry e champagne: chic, sofisticato, femminile e pure bello da vedersi.

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Opéra Garnier, Grands Boulevards e ovviamente place Vendôme si ritrovano disegnati in fini linee bianche sulla bottiglia rosso fuoco di questa elegante edizione speciale, presentata in una bella serata invernale a Milano tra Tour Eiffel, coccarde patriottiche e moustache.

Adorable!

Viaggio nelle Distillerie Fratelli Branca (Milano)

Posted on 17 dicembre 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Regali Eventi

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Era una notte buia e fredda in quel di Milano e la qui presente regal assaggiatrice si stava dirigendo verso una meta speciale.
Con gli occhi fissi sul navigatore del cellulare usciva dalla metropolitana, passeggiava cinque minuti e, una volta giunta, si trovava spaesata.
Come?“, pensava, “Possibile che la Fernet Branca sia davvero in questo palazzo tanto imponente e tanto centrale?“. Varcata la soglia, l’immediato forte profumo di spezie fugò ogni dubbio: sì, era arrivata.

D’accordo, come inizio é un po’ romanzato ma non si allontana dalla realtà: ho visitato la sede-fabbrica Distillerie Fratelli Branca e lo stupore è stato tale da meritare davvero quelle parole. Dopotutto pare di entrare in un’altra epoca, aggirandosi per i corridoi dell’interessante museo d’impresa (a breve aperto al pubblico)  e, soprattutto, scendendo nelle cantine.

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Perché sì, tutto il Fernet Branca che beviamo qua in Europa viene certamente prodotto a Milano, in grandi botti di legno (tra cui una da 84.000 litri!) perfettamente disposte sottoterra.
Aggirarsi, guardare, scoprire, annusare i fortissimi odori, toccare le 27 spezie (tra cui alcune mi erano totalmente ignote) e ammirare i calendari di fine Ottocento, i manifesti di inizio Novecento e le pubblicità contemporanee (notare il bicchierone di finto ghiaccio dello spot Brancamenta è stato un tuffo nel passato) è stato qualcosa che mi ha suscitato una tale curiosità da farmi sentire parte di un’avventura.

E non è una vera visita alla Fernet Branca senza una degustazione, no?

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Il Fernet è verità!“, ci è stato raccontato, “Un corroborante. Ha uno spettro di sapori che si presta alla degustazione, con le sue 40 botaniche. Il primo sorso è amaro, molto alcolico e difficile, un messaggio duro che fa contorcere i muscoli del viso. Il secondo è balsamico, con tre o quattro ore di persistenza. Eppure nel terzo sorso troviamo una dolcezza di liquirizia, delle radici, ed è mentolato. È un prodotto di carattere, come tutti quelli di Fernet Branca“.

Posso dire che io non avevo mai assaggiato tale amaro ma ho concordato in ogni parola e sensazione? Al primo approccio ho avuto difficoltà ma man mano che sorseggiavo percepivo una vasta serie di sapori, più piacevoli.

Lo capisci quando è il momento“. Mi sa che è piuttosto vicino.

Eppure sapete che là si produce anche il vermouth Carpano? Una vera folgorazione, che rende giustizia alla definizione del vermouth come “per donne”. Ah sì, la qui presente sicuramente conferma!
In tedesco significa “fiore d’assenzio“, e viene creato dal signor Benedetto Carpano; esiste in versione bianca e classica, e risulta davvero gradevole al palato, più semplice del predecessore.

La sorpresa arriva poi con la vodka Sernova, un nome che richiama certamente la Russia ma che rappresenta un prodotto italiano: è una vodka premium composta ovviamente da acqua, alcool e grano (di cui abbondiamo) e trova il suo nome dall’unione del bel motto “Novare Serbando“.

Caffé e Sambuca Borghetti, Brancamenta, Grappa Candolini e lo spumante Bellarco sono solo alcuni degli altri prodotti delle distillerie di famiglia fondate ben 167 anni fa e ancora governate dalla famiglia Branca.

Ovviamente tutti questi spiriti possono essere protagonisti di deliziosi cocktail, che ci sono stati preparati con maestria presso il vintage bar dentro alla sede.

Americano o Moscow Mule? Difficile scelta, ma con doverosi stuzzichini, canapé, insalate, lasagne e carpacci non ci siamo risparmiati.

Fino a oggi 17 Dicembre potete partecipare a #SopraTuttoNoi, un concorso online che celebra tre valori cardine del marchio: amicizia, amore e libertà.
Questi sono ritrovabili anche nelle belle confezioni limited edition, in latta colorata che reinterpreta il cubismo, si ispira alle vetrate del Duomo di Milano e in cui non può mancare la celebre aquila simbolo del marchio.

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Fernet Branca rappresenta una vera eccellenza italiana, un’azienda con una storia ricca e complessa che risulta testimonianza di un passato di cui andare molto fieri. Inoltre l’azienda non ha mai mancato un Expo: di sicuro in quello milanese del 2015 si farà ancora valere.

Il Thanksgiving con Wild Turkey

Posted on 4 dicembre 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Tutti noi food-obsessed, per cui il cibo non è solo sostentamento ma soprattutto ragion di vivere, c’abbiamo una lista di cibi da assaggiare almeno una volta nella vita: inesauribile, la custodiamo gelosamente e ci adoperiamo per giungere alla meta.

Uno dei miei “must taste” di sempre era il tacchino ripieno tipico del Thanksgiving americano.

Cioè. Parliamoci chiaro: uno cresce vedendo film, telefilm, spot, la qualunque in cui il giorno del Ringraziamento pare il paese dei balocchi, l’evento dell’anno. Si distruggono o riuniscono famiglie, si imbandiscono tavole che manco Versailles, si cucina per dieci giorni e dieci notti, ci si scanna per accaparrarsi the bigger turkey, e questo viene cucinato per ore e ore.
È imprescindibile, immancabile, fonte di gioia e di dolore, e ovviamente non vedevo l’ora di dire “Fatto!“, l’ho provato.

L’occasione è giunta grazie a Wild Turkey, una marca di bourbon whiskey del gruppo Campari che, proprio per celebrare il suo nome, ha azzeccato il momento e preparato una vera cena da Thanksgiving americano in quel di Milano.

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Ospite, cuoca e contemporaneamente padrona di casa è stata Laurel Evans, che ci ha preparato tutto ciò che non può mancare in una vera cena del ringraziamento.

Nel mentre abbiamo sorseggiato alcuni cocktail preparati col Wild Turkey: non immaginavo di poter trovare così tante proposte, che ho sorseggiato tra un boccone di focaccia e una forchettata di mashed potatoes. Con l’unione di ingredienti come succo di frutta o miele i drink hanno riscontrato i miei gusti, permettendomi di assaporarli davvero. Dopotutto, se non é buono per me non ha senso di esistere.
Di certo il whiskey non è delicato: bisogna essere attenti nel creare un bel equilibrio, e capire quale versione riscontra i propri gusti. In particolare, io ho apprezzato molto il Wild Turkey American Honey Shot, dal dolce aroma di miele.

E questo tacchino, com’era? Tenerissimo, squisito, ricco: la carne era separata dal ripieno (a base di verdura e frutta), tagliata a fette da mani (e coltelli) esperte.
Potete immaginare il clamore e lo stupore sorti alla sua vista, mentre veniva portato in trionfo da Laurel su un grande vassoio: un sogno a occhi aperti.

È stato davvero come trovarsi dentro a un telefilm, in questa casa milanese gigante e al tavolo con persone con cui chiacchierare e ridere. E no dramas, per questa volta: Wild Turkey ci ha messi tutti d’accordo.

Le ostriche di A’Riccione (Milano)

Posted on 22 luglio 2013 by in Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Va bene, va bene, sono stata un pochino assente e me lo avete fatto notare.
No, non sono stata fagocitata da un’orca assassina (né il contrario).
No, non mi sono messa davvero a dieta (questa parola innesca sempre grasse risate nel mio cervello).
E no, non sono rinsavita.

Insomma, a voi non capitano mai quei periodi *leggermente* impegnativi? A me sì, ma sono tornata per continuare a parlare di cibo e prelibatezze, iniziando da qualcosa di molto particolare.

Qual è il primo pensiero che ti viene in mente parlando di ostriche?“, mi è stato domandato qualche tempo fa sono non appena sono arrivata al ristorante A’Riccione, in quel di Milano.

Ho risposto “Un viaggio in Francia del ’98” ma ho sbagliato: sarei dovuta risalire ancor più indietro quando, bambina, mi aggiravo sulle coste francesi lasciate libere da una bassissima marea e raccoglievo conchiglie, tra cui gusci di ostrica che sono ancora custoditi in qualche scatola di cartone nella cantina di casa.
Ricordi lontani ma vividi e un po’ bucolici.

Non è che mangi spesso le ostriche, ma ammetto di esserne incuriosita: figuriamoci quando nell’invito alla soirée ho letto che avrei avuto la possibilità di assaggiarne 14 tipi diversi!

Voglio dire: in quanti di voi sapevano dell’esistenza di diversi generi di ostriche? Io assolutamente no, e ammetto la mia ignoranza.
Mi è capitato di sentire quelle islandesi presso il salone del gusto di Torino, ma credevo fossero pressapoco uguali a tutte le altre. E invece.

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Innanzitutto le ostriche si dividono in due tipi: piatte e concave.
E’ il coltivatore a fare la differenza attraverso diversi metodi di allevamento, che forniscono delle caratteristiche distintive: il tempo di immersione in acqua salata, così come il sole e l’aria regalano all’ostrica delle peculiarità.

Una volta pronte vengono raccolte e imballate in belle casse di legno, e inviate immediatamente in giro per il mondo per essere apprezzate.

Da A’Riccione ho assaggiato le Mouirgen, le Special de Bouzigues, le Gillardeau e le Speciale de Claires Marennes Oleron, nonché le Fine de Claires Vertes (che, come il nome suggerisce, sono verdi), le Tsarkaya (apprezzatissime dagli zar russi), le Belon. le Speciale Mont Saint Michel e diverse altre, guidata da degli esperti che mi hanno raccontato ogni raffinata caratteristica di ciò che, nella mia ignoranza su questo vastissimo mondo, non avrei potuto cogliere da sola.

Se volete anche voi approfondire la conoscenza il mio consiglio è quello di recarvi da A’Riccione e al grido di “Ostriche! Ostriche! Ostriche!” lasciarvi consigliare quelle più adatte ai vostri gusti, o le più particolari.
Avrete *leggermente* l’imbarazzo della scelta.

Dove
A’ Riccione
Via Taramelli 70
Milano
Tel. 02683807

Fabbri 1905 incontra i blogger

Posted on 12 maggio 2013 by in Dolci, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Chi non ha presente le amarene Fabbri? Forse solo coloro che non conoscono il significato della parola “golosità”. Non si può nemmeno dire “gli stranieri” perché questa azienda tradizionalmente emiliana ha compiuto e sta tuttora svolgendo un allargamento verso gli altri paesi, in particolar modo l’Oriente.

Così la scorsa settimana ci siamo ritrovati per ascoltare Lawrence Lo, food blogger cinese di grande rilevanza e seguito, che ha avuto il compito di esportare i prodotti Fabbri nel paese emergente e adattarli ai gusti locali.

Il blogger (che ha più di 500.000 lettori abbonati e conduce dei programmi di cucina) ha visitato più volte l’Italia alla ricerca dei sapori tradizionali – rimanendone conquistato e ha trasmesso l’entusiasmo ai suoi follower tramite video e post.

Cosí al Just Cavalli di Milano eravamo letteralmente circondati da stuzzichini salati con le amarene Fabbri e il loro sciroppo, abbinati a formaggi, arrotolati con prosciutto crudo, posati su mousse di ricotta e, come Lawrence ci ha mostrato, accostati a cibi tipicamente cinesi come il maiale secco e il tofu affumicato (che è nero da far impressione, ma molto buono).
Dopotutto i gusti orientali sono per tradizione molto diversi da quello occidentali, e farli collimare richiede accortezze e studio.

Voi come le abbinereste? E non dite “col gelato”, che è troppo semplice!

Come correre ai ripari: Roberta Deiana e Carglass insegnano

Posted on 24 aprile 2013 by in Regali Eventi

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Qualche settimana fa ho partecipato a un grazioso evento presso Kitchen Victims, a Milano, riguardante il tema… dei ripari.

Voi sapete, perché non faccio altro che ripeterlo, che in cucina sono un completo disastro, roba che ho comprato degli asparagi e chiesto a sei persone come prepararli, guardandoli terrorizzata.

Carglass, che ripara i vetri delle automobili scheggiati o rotti, ha realizzato un parallelo con i piccoli grandi problemi della cucina, chiedendo alla food stylist Roberta Deiana di intervenire e regalare dei consigli su come salvare la situazione ai fornelli, anche quando sembra irreparabile.

Sì, ok, ma nello specifico cosa ci è stato consigliato?
(altro…)

#CasaAltoAdige e le farine

Posted on 27 febbraio 2013 by in Regali Eventi, Trentino Alto Adige

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Ogni volta che ricevo un invito per un evento di Casa Alto Adige e riesco a partecipare ne esco con un gran sorriso e una bella sensazione addosso: dopotutto si passa tra una serata tra amici, tra cibo veramente eccellente, scoperte, attività divertenti e persone simpatiche, quindi come potrebbe essere altrimenti?
Oltretutto la DreamFactory di corso Garibaldi è ormai così famigliare da sentircisi a casa.

Un paio di Giovedì fa si è tenuto un incontro incentrato sullo speciale mondo delle farine del Sudtirol, materia prima più che pregiata da cui si ricavano pani, pani scuri, crostini, grissini, pagnottelle, focacce e altre innumerevoli bontà. Vogliamo parlare di quelli croccanti con una miriade di semi e granaglie diversi? Come si può non resistere?
Ascoltando e guardando i video pareva di trovarsi in uno di quei campi di grano e sentire l’aria frizzante e profumata sul viso (e mi ha fatto venire una gran voglia di andarci).

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Sfidati, noi avventori ci siamo messi alla prova nel realizzare alcuni, letteralmente con le mani in pasta: non è che fosse una gara, ma a vedere la passione messa da alcuni poteva sembrare.

Nel mentre si sorseggiavano vini deliziosi (di quelli che non danno alla testa persino a me, che lo reggo malissimo) e gustavamo piatti dello chef Herbert Hintner, di cui fare il bis era un gran piacere.
Potrei descrivervi quel gnocchetto di patate su burro con erbette, quell’incantevole tartare di manzo freschissima e saporita, quella specie di tortello con speck su un letto di formaggio che invadeva di sapore il palato, ma poi mi accusereste di farvi venire appetito a orari improbabili.

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… Troppo tardi, dite?
Ehm. Ops.

Un enorme grazie a Casa Alto Adige.
Prometto che un giorno proverò a creare uno dei pani a casa (e in tal caso avverto l’esercito, che non si sa mai quali danni potrei combinare).

Crea e Decora: se ce l’ho fatta io…

Posted on 18 gennaio 2013 by in Lombardia, Milano, Regali Eventi

Quando dicevo che nel 2013 avrei imparato le basi della cucina ero seria: ho diversi testimoni che mi hanno ascoltata, e sinceramente non mi spiacerebbe iniziare a usare i coltelli senza il terrore di diventare Davos Ditocorto (citazione assai nerd, ma chi la coglie sa di cosa so parlando), e grazie a Margotta ho pure trovato il corso giusto, ma in generale vorrei provare la sensazione magica di saper preparare qualcosa che corrisponda alle esigenze del mio esigente palato.

Le basi, ho detto. Io manco c’ho quelle.
Figuratevi quando mi hanno proposto di partecipare a una lezione di Cake Design di Crea e Decora! Ho saltato decisamente tanti passaggi, no? Però, complice la mia discreta abilità manuali, ho deciso di affrontare l’impresa (anche perché l’invito era così bello che non avrei potuto dir di no in nessun modo!).

Martedì ho partecipato alla lezione tenuta dalla pazientissima Teresa, probabilmente la massima esperta italiana di cake design, che ha guidato me e altre cinque blogger nella realizzazione di un fiore in pasta di zucchero. Il tutto era trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Crea e Decora, su cui le persone potevano anche porre domande per la maestra.

Avevamo a disposizione molti strumenti speciali, che non si trovano facilmente: se siete interessati ad apprendere quest’arte, in edicola stanno uscendo i fascicoli di Crea e Decora, con stampini, tappetini, alzatine da torta, tutto l’occorrente. Le lezioni sono online, quindi… cosa volete di più non so!

Com’è andata?
Dai, a parte il momento iniziale di panico e “Cos’è che devo fare non ho capito aiuto!” creare la rosa di pasta di zucchero è stato molto divertente: notiamo la mia faccia assolutamente concentrata e impegnatissima:

Voglio dire, alla fine non è tato nemmeno necessario utilizzare il bisturi chirurgico che ci avevano messo a disposizione: in tal caso sarebbero state le risate!
Creare qualcosa di concreto è sempre molto soddisfacente per chi, come me, fa un lavoro nella comunicazione. E’ rilassante, uno sfogo perfetto.

Io e Anjeza – essendo le ultime della fila – abbiamo impersonato le allieve discole, quelle che arrivano sempre per ultime, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e il mio risultato finale lo vedete qua sopra: insomma, che ne dite?

I ♥ Quadrilatero Unesco

Posted on 13 novembre 2012 by in Emilia Romagna, La Regal Assaggiatrice, Modena, Regali Eventi

Ci sono mestieri per cui si dice che la passione sia necessaria, e che la sua eventuale mancanza si avverta in modo palpabile.

Ecco, questa è la storia di un weekend nel mezzo dell’amore per ciò che si fa ogni giorno, e che si desidera trasmettere, condividere, far percepire sensibilmente a chi arriva e a chi si incontra.
E’ un racconto di valori, lavoro duro, costanza, tradizione radicata in un territorio che qualche mese fa è stato smosso dal terremoto e ne porta i segni, sebbene le persone che si incontrano dicono “Noi siamo forti, mica ci siamo persi d’animo!“.
E’ una piccola testimonianza, la mia, di come spesso sia la semplicità a trionfare.

Parliamo di una sfoglia tirata con impegno e cura, di prodotti come l’aceto balsamico tradizionale che richiedono un lavoro costante di generazione in generazione, di abitanti che vanno a baciare la Ghirlandina (il campanile del Duomo di Modena) subito dopo gli avvenimenti di Maggio per darle la forza di rimanere in piedi, di una festa nel comune di Savigno (c’è anche il prossimo weekend!) che unisce ed esalta panifici, piccole aziende casearie, gastronomie locali, associazioni e rende protagonisti i cercatori di tartufo.

Vedete, è che poi io mi commuovo un po’ di fronte a tutto questo.
Posso essere digital quanto volete, ma quando torno nella mia terra natia e riscopro il dialetto, i borlenghi e i tortelloni, quando rivedo i miei amati colli, quando ascolto come delle piccole realtà siano così tanto intrise di valori, a me viene una profonda nostalgia e provo un’immensa stima.
Perché a Milano c’è il lavoro, ma il cuore è aggrappato ai vicoli stretti e alle case color mattone, ai gesti semplici come il tirare la sfoglia e schiacciare i passatelli, ai ritmi tranquilli e alla manualità, al “far”, al produrre, allo sperimentare attraverso i sensi.

Questa è solo l’introduzione di una serie di racconti che intendo fare sull’esperienza al Quadrilatero Unesco, e che voglio farvi assaporare il più possibile. Siete d’accordo?

So però benissimo che non aspettate altro di sapere cosa son riuscita a mangiare in questi giorni, e non vi deluderò! Il mio pantagruelico appetito ha colpito ancora.

Pronti? Allora:
– alla Piazzetta del Gusto di Nonantola ho preparato i tortelloni (cioè: ho fatto la sfoglia! Il ripieno! Li ho chiusi io, con le mie bolognesissime manine! Se mia nonna mi avesse vista si sarebbe messa a piangere per l’emozione);
– ho fatto i passatelli;
– ho mangiato, dopo anni, i borlenghi;
– i ciacci con la Nutella;
rosette di prosciutto;
lasagne al tartufo;
– il “bensone” (vi spiegherò meglio di cosa si tratta);
– le raviole!;
salumi in quantità;
– i ciccioli, i miei amatissimi ciccioli frolli (se non sapete proprio cosa sono, leggete qua);
– il salame di cioccolato;
– le tigelle con salsiccia tartufata;
– i bruciatini,
… e un cucchiaino di aceto balsamico tradizionale di Spilamberto per finire in bellezza!

Il resoconto, come potete immaginare, sarà lungo e appassionato.
Ho scovato dei posticini adorabili.

In primis però voglio ringraziare chi si è occupato dell’organizzazione, da Claudio di Ketchum a Silvia dell’APT, Geraldine, Mauro, la nostra guida modenese Elena, il simpaticissimo Massimo Rinaldi e la bravissima Elena della Piazzetta del Gusto, le guide del Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto, gli autisti Claudio e Fabio nonché tutte le persone che ho conosciuto e che hanno condiviso con me racconti e passioni.
Un saluto oltretutto a Elena de La cucina di Ely, con cui ho condiviso questo viaggio fatto anche di treni, fotografie, tweet e pioggia.

Insomma, se non si fosse capito, questo weekend è stato meraviglioso.