20 September 2017
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Il Pad Thai di Italian Noodles (Milano)

Posted on 11 aprile 2013 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Design lover, uscite dalle gabbie!
Estimatori delle forme e geometrie, palesatevi!
Voi, che sentite “Louis Ghost” e non vi spaventate.
Voi, che impazzite davanti a una libreria ben progettata.
Voi, che avreste voglia di rifare casa da cima a fondo ogni sei mesi.

Siamo nel mezzo della Design Week milanese, il momento in cui essere ggiovani è d’obbligo, e uscire tutte le sere per visitare mostre, inaugurazioni, presentazioni, nuove collezioni, aperitivi, cocktail, la qualunque è imprescindibile.
Certo, persino le vostre occhiaie diventeranno arredabili ma è un piccolo prezzo da pagare per la bellezza.

A un punto però non rinunciamo, no!
Possiamo dir di no a sonno, relax e alle serate col plaid e le serie tv, trasformarci in socialite e esperti di design, ma il cibo non ci abbandonerà, mai!
Visto che a ogni party non si vede l’ombra di uno stuzzichino decente se siete in zona Porta Genova e vi sentite svenire seguite il consiglio della vostra regal assaggiatrice.

Prima di attraversare il malefico ponte verso via Tortona imboccate via Vigevano e fermatevi da Italian Noodles, dove potrete nutrirvi di piatti di ispirazione asiatica a buon prezzo e con grandissima soddisfazione.
Certo, in questa settimana è preso d’assalto ma siate pazienti il giusto.
In generale, se siete persone che vogliono tutto subito all’istante in men ne non si dica non scegliete le ore di punta: già i posti sono pochissimi, e tutti su sgabelli presso dei banconi, quindi non tediate i commensali con le vostre proteste.

Protagonisti sono ovviamente i noodles in tutte le loro versioni, ma potete ordinare anche interessanti uramaki, salati o dolci, da accompagnare a birre orientali e sake. Per le prime volte vi consiglio di ordinare uno dei piatti nella lista, capire le vostre preferenze e, in un secondo momento, optare per la vostra creazione totalmente personalizzata, “Make Your Meal“, scegliendo gli ingredienti uno ad uno.

Io e la mia fida compagna di concerti ci siamo state proprio tra un party e l’altro del Fuorisalone, consapevoli della scelta azzardata ma curiose come non mai.
A dire il vero ci siamo sedute al banco dopo pochi minuti per una fortuita coincidenza, e abbiamo studiato il menù con aria totalmente indecisa.

Io ho optato per il Pad Thai, lei per il Tasty, e abbiamo condiviso una porzione di uramaki Crunchy Philadelphia.

Non fatevi imbrogliare dai piattini di carta, che fanno sembrare la porzione piccola: vi sazierà (sarà un effetto ottico, o forse la Sapporo, chissà).
L’attesa e qualche svista sono state perdonate grazie alla simpatia del personale e alla bontà dei noodles: nello specifico, il Pad Thai è un viaggio in tutto ciò che è thailandese.

Partiamo dalle tagliatelle, larghe mezzo centimetro e cotte alla perfezione, a cui erano stati aggiunti bocconcini di pollo, gamberi, cipollotto tagliato a rondelle, germogli di soia e una spolverata di arachidi ridotti a briciole. Ad amalgamare i sapori ci ha pensato una salsa.
Essendo sedute proprio al bancone davanti all’area cucina a vista abbiamo assistito alla veloce e meticolosa preparazione delle portate, cotte, saltate in grandi wok e impiattate con l’aiuto di speciali strumenti per evitare confusione.

Devo dirlo: io un po’ mi sentivo in Giappone, dove è normale mangiare proprio davanti ai cuochi.

Armata delle bacchette ho letteralmente fatto fuori i noodles, squisiti e leggeri, dal sapore che vi farà immaginare pagode, ideogrammi e vi infonderà una sorta di pace interiore (che, nello stress del Fuorisalone, risulta una vera manna!).

Sappiate che Italian Noodles è fornito anche di servizio take away e delivery, quindi potreste beneficiare di tutte queste proprietà quando e dove preferite (a meno che non siate troppo, troppo lontani da Porta Genova…).

Per me è approvato, e conto di tornarci per provare qualche altra specialità.

Ah! Amanti dei manga!
Sappiate che servono anche il ramen.
E dopo questa indicazione vi vedo già correre a perdifiato, ma state attenti che il Fuorisalone non perdona.

Dove
Italian Noodles
Via Vigevano 33
Milano
Tel. 02 8707 0029

La zuppa di legumi di Stefano

Posted on 26 gennaio 2013 by in Lombardia, Milano, Presentatevi sul loro zerbino, Primi Piatti

Torna dopo quasi un anno la rubrica “Presentatevi sul loro zerbino”, e lo fa in grande stile, con un suggerimento a cui sono sinceramente affezionata.

Questa è la storia di un piatto speciale, legato indissolubilmente a un momento, dimostrazione di grande amicizia e portatore sano di sospirante e felice commozione.

Per motivi non propriamente allegri ricordo con precisione il giorno, il mese e l’anno in cui l’ho assaggiato per la prima volta e ciò che è accaduto in quella circostanza – parole, espressioni, sensazioni. Al tempo tutto era un po’ offuscato, ma col passare dei mesi il pensiero si è raffinato, è emerso; sapori, consistenze nonché profumi sono rimasti, sublimati, distaccati dalla tristezza e avvolti in un’aura di tenerezza e affetto.

Vogliamo essere quasi didascalici? D’accordo: era Marzo, non faceva particolarmente freddo, il mio morale aveva raggiunto un minimo storico e i miei amici si prodigavano per starmi vicino. Come direi io, col mio tono spesso assai ironico, eran bei momenti.

Comunque, quella sera ho raggiunto la Bourbaki House, dove mi attendevano Cristina (di cui ho già parlato per il suo erbazzone) e Stefano, lo chef della serata, il creatore di cotanta bontà, l’artista (e non c’è parola che gli si addice di più, davvero!) al fornello, il paziente alchimista della pentola, che si stava prodigando da diverse ore nella preparazione di quello che per me è diventato il piatto che meglio rappresenta la “consolazione“.

Sapete quando siete un po’ giù di morale, roba che Nietzsche al vostro confronto è un bonaccione, Baudelaire scrive canzonette pop e il pessimismo cosmico risulta un eufemismo, e assaggiate qualcosa di così buono da insinuarsi tra le pieghe dei vostri pensieri contorti e contagiarvi, calmarvi, ristorarvi e scrollarvi di dosso l’ansia, permettendovi di reagire? Bussa alla vostra coscienza, facendovi ritornare nel mondo dei senzienti.
Ecco, su di me la zuppa di legumi di Stefano ha prodotto quell’effetto, in quel Marzo non troppo freddo: è il potere dei cibi fatti con cura, passione e dedizione, qualità che si sentono a ogni boccone.

Dopo diversi mesi dovevo e volevo riprovarla, per assaporarla meglio e risperimentare la sensazione di cui sopra: mi sono recata ancora alla Bourbaki House, accomodata al tavolo e affondato il cucchiaio nella scodella colma di quella bontà sobbollita per ore sul fuoco, frutto del lavoro concentrato e puntuale dello chef.
Già la presentazione mi ha donato un sorriso – con tutti gli elementi disposti millimetricamente a formare una faccina -, figuratevi quando l’ho riassaggiata!
Stefano è sempre indubbiamente bravo nel trovare non solo il giusto tempo di cottura, ma anche nell’esaltare il gusto naturale degli ingredienti: sarebbe facile aggiungere il sale, ben più arduo è tirar fuori il sapore autentico di quei legumi. Missione pienamente compiuta.
Un piatto da interpretare con diversi condimenti da aggiungere di volta in volta – oli, crostini, tocchetti di salsiccia, aceto balsamico – per ottenere gusti differenti, partendo appunto da una base squisita.

Al primo cucchiaio ho percepito dei campanellini nella mia testa, quelli che dicevano “Questo sapore lo conosci“.
Al secondo i nervi si stavano già distendendo.
Al terzo è giunto un lieto sospiro.
Al quarto le papille hanno fatto la ola.
Al quindi i miei sensi erano soddisfatti (il profumo della zuppa, la giusta consistenza dei singoli legumi, il calore del cucchiaio, i colori dei componenti, il sapore talvolta deciso, talvolta delicato).
Al quinto sono stata abbracciata da un tepore gentile e calmierante.
Al sesto altro non vedevo che la pace nel mondo e non riuscivo a smettere di sorridere.

E così via, fino alla fine della portata, quando ormai ero la persona più tranquilla del circondario, riappacificata con tutto, piena di energia positiva e accudita, coccolata dal cibo preparato da Stefano.

Un rimedio universale al cattivo umore, agli imprevisti, alle brutture, alle ferite.
Uno dei più efficaci che abbia mai sperimentato, e sicuramente tra i più buoni.
Nei momenti ardui supplicate Stefano di prepararvi la sua zuppa di legumi, e andrete sul sicuro.
… ma che sia chiaro: io, The Royal Taster, ci ho la precedenza!

Il riso yaki meshi del Mizuumi (Bologna)

Posted on 23 gennaio 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Etnicità diffusa, Primi Piatti

Ho una terribile confessione da farvi: quando si tratta di primi piatti, per me il riso batte la pasta su tutta la linea.
Eh sì! alcuni di voi avranno spalancato gli occhi per l’orrore, e forse altri staranno annuendo compiaciuti.
Sia chiaro che talvolta un bel piatto di spaghetti, rigatoni, farfalle o gramigna è imprescindibile, ma di fronte alla scelta io tendo verso il riso in ogni sua forma, preparazione o etnia, parola non casuale dato che oggi vi consiglierò lo yaki meshi del ristorante fusion Mizuumi, a San Lazzaro di Savena (Bologna).

L’ho provato più volte negli ultimi tempi, durante esilaranti cene con amiche, parentado o portato a casa con un comodissimo take away, ed è stata una gustosa scoperta.

Si tratta di un riso saltato con verdure e gamberetti avvolto in una sottile frittata d’uovo cosparsa da un filo di salsa di soia dolce e densa. Sembra insomma un enorme involtino che si taglia con una bacchetta: come il miglior toreador infilzate la frittata per romperla e liberare l’ottimo contenuto, su cui scivolerà la salsa agrodolce, che regalerà un ulteriore tocco di sapore.

Gamberetti e verdure sono presenti in abbondante quantità, saltati precedentemente in wok per renderli saporiti e raggiunti poco dopo dal riso bianco, cotto all’orientale (non immaginate quindi i chicchi ben separati: in Giappone il riso è quasi sempre un po’ colloso, altrimenti con le bacchette sarebbe un delirio).

Ammetto anche che negli ultimi tempi ho molto rivalutato il Mizuumi, che conoscevo da decenni per la cucina cinese, e guardavo con sospetto l’introduzione di specialità thai e jap. Ecco, mi sono fortemente ricreduta: non solo lo Yaki Meshi, ma anche uramaki, pollo in curry e latte di cocco, i raviolini sono notevoli.

Infine, vogliamo parlare dell’aspetto adorabile di questo piatto? Con la girandola di salsa in cima è quasi un peccato attaccarlo (ma noi siamo persone di pochi scrupoli, vero?!).

Dove
Mizuumi
via Emilia 169/C
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 051/ 454945

I tortellini di Tortellino (Bologna)

Posted on 7 gennaio 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Primi Piatti

Ormai avrete capito che una delle mie caratteristiche principali è quella di saltellare tra le varie città d’Italia (o del mondo, se ho molta fortuna) ogni qualvolta ne abbia l’opportunità. Certo, i treni mi stressano tantissimo – tra ritardi e viaggiatori indisciplinati – e gli aerei mi distruggono con la loro aria condizionata, ma sono piccoli prezzi da pagare per avere il privilegio di viaggiare e scoprire. Quando poi, giunta alla meta, mi imbatto in qualcosa di memorabile da mangiare il mio gaudio aumenta esponenzialmente.

Inoltre avrete dedotto che, sebbene abiti a Milano, ogni viaggio intrapreso verso Bologna, mia città natia, è fonte di distensione per i nervi e certezze gastronomiche, sia perché ho molti porti sicuri sia perché le persone che mi circondano sono buone forchette degne di fiducia.
Mi pare quindi doveroso dedicare il primo post dell’anno alla mia terra e a uno dei suoi trionfi: il tortellino.

Molti di voi alla vigilia di Natale avranno solamente cenato e si saranno tenuti leggeri a pranzo, ma il mio concetto di “leggerezza” è così soggettivo da portarmi presso un nuovo locale del centro di Bologna, guidata dal prode Andrea (che già mi aveva accompagnata presso Bolpetta), e farmi assaggiare una cup di tortellini alla panna.

Avete letto bene: una cup di tortellini.

Siamo stati da Tortellino, vicino a porta Nuova, posticino nel centro del centro di Bologna che propone pasta fresca take away.
Se siete fan di Pret à manger o simili, Tortellino vi piacerà.
Il concetto è curioso: replicare la dinamica dell’asporto con piatti della tradizione emiliana, dai tortellini ai tortelloni, dai passatelli alle lasagne, serviti in cup con coperchio di plastica e da mangiare in loco (ci sono un paio di tavoli e diversi sgabelli) o, appunto, da portare via.
E’ possibile assaggiare anche dei secondi (come delle scaloppine), ma a mio parere la pasta merita più attenzione.


L’aspetto interessante? L’alta qualità dei prodotti.
I tortellini erano come devono essere (altro che pasta confezionata del supermercato!), preparati artigianalmente e il brodo viene fatto ogni santo giorno ex novo; i miei erano piccoli (si dice che più lo sono più sono prestigiosi) e con un ripieno gustoso in cui le carni e i formaggi erano dosati con ottimo equilibrio. Perché non li ho presi al brodo? Purtroppo non era ancora pronto, ma ritenterò.

Visto che molte persone in visita a Bologna mi chiedono dove andare a pranzare e assaggiare specialità locali, io ve lo consiglio: veloce, buono, una novità nel panorama locale, dal prezzo giusto, in centro.

La prossima volta ci porto anche mia nonna, e voglio proprio vedere la sua faccia quando le serviranno i tortellini nel bicchierone. Già rido.

Dove
Tortellino
Via Cesare Battisti 17/A
Bologna
Tel. 051 9911886

Le tagliatelle della Trattoria Meloncello (Bologna)

Posted on 27 dicembre 2012 by in Bologna, Emilia Romagna, Primi Piatti, Tradizioni

Lo so che state rantolando sotto i colpi di tortellini, cotechini, zamponi, passatelli, arrosti, controarrosti, intingoli, salse, dolci, sorbetti, e che non esiste un ammazzacaffè abbastanza potente da ridestarvi dal torpore in cui il Natale vi ha fatto crollare, ma animo! Suvvia, sveglia, che Capodanno sta arrivando e mica vorrete stare a dieta, no? Io c’ho dei progetti a dir poco bellicosi per il 31 Dicembre, ma magari ne parlerò a tempo debito.

A una decina di giorni di distanza dall’ultimo post posso affermare di essere più viva che mai, rinfrancata da una full immersion nella bolognesità e pronta a darvi un consiglio proprio sulla mia città natia.

Mentre Venerdì 21 fuggivo da Milano in auto con Fabio è sorta la domanda “Dove andiamo a cena a Bologna?“, resami conto che molti dei miei soliti ristoranti erano pieni mi si è accesa una lampadina proprio sopra la testa e ho trovato la soluzione: la Trattoria Meloncello.
Perfetta perchè non troppo in centro, con parcheggio facile, cucina tradizionale bolognese e ai piedi della salita che conduce al Santuario di San Luca, meta cara a tutti gli indigeni.

Ci si trova in quella che è una classica trattoria emiliana, tranquilla e dagli arredamenti di legno scuro, con un menù descritto a voce. Alle pareti sono appesi numerosi quadri con autografi di cantanti, attori, comici passati da lì, tra cui un ovvio Cesare Cremonini, a testimonianza della stima e dell’affetto riposto in questo ristorante storico.
Tra i primi si evidenziano passatelli, tortellini, gramigna con il sugo di salsiccia, e visto che era un po’ di tempo che non ci andavo ho ordinato uno dei loro cavalli di battaglia per rispolverare i bei ricordi: le tagliatelle al ragù.

Non ci potrebbe mai esser un bentornato migliore per una bolognese fuorisede: la pasta era evidentemente tirata a mano, con parti leggermente più spesse e una ruvidità che i prodotti in commercio non hanno, perfetta per trattenere un ragù saporito ed equilibrato, rustico come deve essere, a sua volta preparato in casa. La porzione era giusta e ha necessitato un secondo piatto (polpette!) per raggiungere la sazietà, ma i sensi ne erano molto appagati.
Spesso molte persone mi domandano dove mangiare la vera cucina locale, e io consiglio di rivolgersi qui (sempre che non cerchino qualcosa in centro).

Ci si sente in un ambiente famigliare, alla Trattoria Meloncello, e ho come l’impressione che sia cos’ dal 1918, anno d’apertura. Spero rimanga tale ancora per un bel po’.
E se siete coraggiosi, dopo aver pasteggiato inerpicatevi su per il portico della salita di San Luca: percorrerlo tutto è una piccola impresa, ma da lassù la vista è incantevole.

Qualche utile nota a margine:
1) la posizione. Comodissima in certe giornate, ma fate attenzione al calendario calcistico: essendo proprio attaccata allo stadio Dall’Ara rischiate di trovarvi nel mezzo del delirio del campionato o simili;
2) il prezzo. E’ un po’ alto, considerato tutto, ma la qualità del “fatto in casa” si fa sentire.

Dove
Trattoria Meloncello
Via Saragozza 240
Bologna
Tel. 051 6143947

I passatelli della Piazzetta del Gusto (Nonantola)

Posted on 15 novembre 2012 by in Emilia Romagna, Primi Piatti, Regali Eventi, Son esperienze

Per chi fa un lavoro come il mio (nello specifico: Social Media & Digital PR Specialist o Manager a dir si voglia) capita che quando ci si ritrovi a fare qualcosa di veramente pratico si incorra nella riscoperta della manualità e della soddisfazione che apporta.
Quando ho scoperto che il primo appuntamento della staffetta Quadrilatero Unesco sarebbe stato un corso di cucina un po’ ho tremato e esitato: io, cucinare? Prendere in mano dei coltelli? Dosare, impastare, sminuzzare? Mi son immaginata con le mani piene di taglietti, visto che ho “qualche” problema con le lame, e ho temuto di non poter essere all’altezza. Per fortuna il sangue bolognese è giunto in mio aiuto.

Io e Elena, dopo il viaggio in treno da Milano a Modena e quello in auto (e che auto: una Jaguar sfavillante con un autista assai simpatico), siamo giunte a Nonantola, conosciuto da molti per il Vox, locale in cui si tengono numerosi concerti.

Qui siamo passate sotto la torre della città, circondata dalle impalcature a causa del terremoto, e siamo entrate nel ristorante La Piazzetta del Gusto, dove abbiamo fatto la conoscenza del simpaticissimo proprietario, Massimo Rinaldi, e della nostra paziente insegnante nonché cuoca Elena.

Iniziamo la mattinata con caffè e bensone, la ciambella tipica delle zone, morbida e ripiena di una sottile striscia di marmellata, mentre Massimo ci racconta la storia del suo ristorante, specializzato e famoso in tutte le lande per un piatto della tradizione emiliana, preso e reinterpretato: i passatelli asciutti.

Il menù è ricco e originale, e attira persone da ogni angolo della regione e dei dintorni. I miei occhi si soffermano su condimenti molto originali, come zucchine, arachidi e ricotta salata, oppure prosciutto di Modena, pinoli e rucola, e inizio a provare una decisa acquolina. Capitemi: per me il passatello è stato sempre e solo in brodo, quindi queste sperimentazioni mi incuriosiscono molto.

La Piazzetta del Gusto è un ristorante adorabile in cui regna un’atmosfera famigliare, e Massimo ci racconta che ospita anche serate musicali che attirano circa 2.000 persone: quindi non solo cibo ma anche occasioni di ritrovo che sono ormai un’istituzione.

Inoltre svoltato l’angolo si trova un negozietto che produce e vende pasta fresca, dai formati più emiliano-romagnoli che esistano: oltre a tortelloni e tortellini si trovano i quadratini, la zuppa imperiale, le tagliatelle, tutto preparato a mano e venduto con passione e gentilezza.

E qui è avvenuto il miracolo.
Ho (re)imparato a fare tortelloni e passatelli.
Ebbene sì: ho infilato e allacciato il grembiule, rimboccato le maniche, afferrato il mattarello e messo letteralmente le mani in pasta.
Così ho amalgamato, impastato, mescolato, tritato (e non mi sono tagliata! Evviva!), pressato, affettato, rotto uova, dosato farina, parmigiano e pangrattato e usato tutta la mia forza per tirare la sfoglia, fino a sentir dolere le braccia. Elena ci ha seguite molto pazientemente, spiegando con estrema chiarezza tutto quello che dovevamo fare e rivelandoci dei piccoli ma preziosi segreti.
Il risultato era composto da tortelloni e passatelli, che abbiamo gustato subito dopo.

Come?
I primi passatelli sono stati preparati con un’originale accompagnamento composto da mirtilli e porcini (fidatevi: erano strepitosi), mentre i secondi erano con pancetta, burro fuso e formaggio di fossa.
I tortelloni invece sono stati conditi con pancetta, burro, salvia e un filo di aceto balsamico prodotto in casa da un amico di Massimo. Deliziosi a dir poco, e che orgoglio poter gustare la pasta fatta dalle nostre manine!
Per terminare abbiamo assaggiato un salame di cioccolato bianco croccante e non troppo dolce.

E ora tutto ciò che vorrei è correre presso la Piazzetta del Gusto e assaggiare tutti gli altri tipi di passatelli asciutti, con quei condimenti così invitanti (spinaci, lardo e grana. Parliamone), e portarci in massa tutti i miei amici buongustai, per condividere l’esperienza e far esultare le papille.
Trovare un ristorante in cui si percepisce una passione così palpabile e una disponibilità massima non è facile, e quando capita fa bene a tutti i cuori di coloro che mangiano non solo per appetito.

Se decidete di andarci, dite a Massimo che vi mando io.
E Massimo, Elena: sappiate che tornerò presto.

Dove
La Piazzetta del Gusto
Via Roma 24
Nonantola
Tel. 059 546255

 

Il raviolone con burrata e pomodoro candito della Cantina (Milano)

Posted on 27 luglio 2012 by in Milano, Primi Piatti

Riprendendo una classica canzone – a sua volta reinterpretata da Amalia Gré – “Odio l’estate”.
Non sopporto il caldo, che ci volete fare: su di me ha l’effetto di una badilata; è come se un trattore mi passasse sulle ossa; mi rende ostile come un rinoceronte affamato, insofferente come la The Queen quando vede Camilla, stanca come un maratoneta al traguardo.

E sapete quando dicono “In estate, proprio a causa delle alte temperature, mangi meno”? … ma ci mancherebbe! Toglietemi pure il cibo e io svengo, o espatrio in Groenlandia! Io sono capace di mangiare polenta a Ferragosto, brasato a luglio, e nel mio stomaco c’è sempre il clima ideale per ricevere cibo (che immagine disgustosa).

Un paio di settimane fa sono tornata alla Cantina Compagnoni di Milano sfruttando un buono di Groupon: siamo andati sul sicuro, visto che conoscevamo già bene il ristorante e già lo apprezzavamo assai! Come non approfittarne, insomma?
Nel menù era presente un primo che già sulla carta ci ha suscitato un’acquolina strepitosa, e che non ci ha per niente deluso.
Fa parte del menù più estivo della Cantina: mangiare infatti un magottino (come quello di cui avevo parlato qui) potrebbe non essere il massimo e, soprattutto, risulterebbe molto invernale a causa degli ingredienti.

Insomma, di cosa stiamo parlando?
Un raviolone ripieno di burrata di Andria, immerso in una crema della stessa burrata e sormontato da un pomodorino candito.
Già l’aspetto suscitava appetito (anche se mi rendo conto che la foto non rende tantissimo), ma nel momento in cui ho preso coltello e forchetta, ne ho tagliato uno spicchio e ho visto la colata di formaggio utilizzato come ripieno avrei dovuto/voluto alzarmi in piedi e applaudire, o piangere: una bellissima visione.

La sfoglia dell’enorme raviolo è spessa e ruvida e si presta benissimo a raccogliere la crema di burrata, saporita e vellutata, amalgamata con dell’olio di buona qualità. Essendo questa crema tiepida si presta benissimo ad essere divorata anche col caldo più assurdo, anzi, sprona l’appetito.
E il pomodorino candito? Dal sapore spiccato e dolciastro conferisce maggior gusto alla burrata e al raviolo, e va gustato in piccole parti, sottili porzioni.

E’ un primo delizioso, e se amate i formaggi non potrete non esserne esaltati quanto me.
Dopotutto mi piace pressoché tutto ciò che esce dalla Cantina Compagnoni…

Dove
Cantina Compagnoni
Via Atto Vannucci 22
Tel. 335 8034584

La sagra del tortellone di Ozzano dell’Emilia (Bologna)

Posted on 21 luglio 2012 by in Bologna, Emilia Romagna

Irrompo sul blog in un orario per me insolito e in una giornata ancor più strana, “tradizionalmente” dedicata ai piatti cucinati dai miei amici & co. (a proposito: la categoria “Presentatevi sul loro zerbino” è in stand by da qualche mese, ma presto tornerà), ma l’occasione lo rende necessario.

Occorre infatti segnalare con forza ed esaltazione la mia sagra estiva mangereccia preferita, che si sta svolgendo proprio in questi giorni e che terminerà Martedì. Il tempo non è molto, ma se siete tra l’Emilia Romagna e i suoi dintorni (o se meditate di passarci) un salto ce lo dovreste proprio fare.

Si tratta infatti di uno di quegli eventi annuali imperdibili, senza i quali le estati della sottoscritta risulterebbero incomplete.
Con amici, parentado o entrambi, sarà quasi un decennio che vi faccio visita (quindi qualcosa vorrà pur dire, no?).

Dove, cosa, come?
Sudditi, amici, frequentatori seriali di feste varie, vi presento la bolognesissima sagra del tortellone di San Cristoforo, a Ozzano dell’Emilia!

Diciamolo subito: se non siete fatti per le sagre, con i modi schietti dei camerieri, le tovagliette di carta e le tavolate da 20 persone, non osate nemmeno passarci vicino! Intralcereste il traffico, che è sempre molto sostenuto proprio grazie alla ricorrenza, e rovinereste l’atmosfera.
Premessa number two: qui si mangiano tortelloni. Tortelloni. E tortelloni. Volete lo spaghettino? No! Il tortiglione? No! La lasagna? Nemmeno! Al massimo potrete gustare dei secondi di carne (salsiccia, castrato e pollo allo spiedo), ma non ordinare i mitici tortelloni, fatti a mano dalle ‘zdore del luogo, verrebbe considerata un’offesa.
E ancora: volete prenotare? No! E’ una sagra, suvvia!

Quindi, cosa dovete fare?
Ecco le istruzioni d’uso:
a) raggiungete la chiesa di San Cristoforo a Ozzano dell’Emilia;
b) parcheggiate – per strada o nei campi;
c) mettetevi pazientemente in coda – l’attesa talvolta è lunga, lunghissima, ma non dovete demordere;
d) dite in quanti siete all’accoglienza, che vi indicherà un tavolo;
e) ordinate e pagate subito;
f) gustate!

I tortelloni sono preparati in tre modi: al sugo, al ragù, con burro e salvia.
Il mio preferito è il primo: per me rimane un mistero il come ogni anno riescano a fare lo sugo sempre allo stesso modo, con la stessa vellutata consistenza e il sapore tondo, per niente acido e molto gustoso. C’avranno la ricetta segreta passata tra le generazioni, è certo.
I tortelloni sono sempre serviti al dente, anzi, spesso e volentieri sono molto al dente (non dite che non ve l’avevo detto), con una sfoglia di medio spessore di un giallo acceso.

L’atmosfera è molto rilassata, festosa, partecipativa e tutto è organizzato al meglio.
Oltretutto, nonostante il terremoto dei mesi scorsi che ha colpito le zone circostanti, quest’anno la sagra è ancor più grande, e sempre molto frequentata, allegra. No, male proprio non fa.

Attendo anche i vostri pareri, amanti del real tortellone.
Ozzano vi aspetta.

Dove
Sagra del tortellone
Chiesa di San Cristoforo
Ozzano dell’Emilia
Bologna

La zuppetta di orzo con speck d’oca del Romantikhotel Turm (Bolzano)

Posted on 21 giugno 2012 by in Primi Piatti, Trentino Alto Adige

Quest’oggi cerco di destreggiarmi tra gli scherzi dell’alcool e postumi di varia natura, e proverò a convincervi che il mio parlare di una zuppa con questo caldo micidiale sia colpa dei vodka lemon, e non una scelta già preventivata. Fate finta di niente, insomma, se potete.

Un paio di settimane fa ho partecipato a un evento di Casa Alto Adige, di cui ho già parlato sul mio style blog (… Vi ho mai detto che c’ho anche quello? Credo di no. Ecco, lo svelo!) ma di cui ritengo opportuno trattare anche qui vista l’altissima qualità dei cibi assaggiati. Uno in particolare mi è rimasto in mente, tanto da sospingermi a parlarne.

Lo chef della serata era Stefan Pramstrahler del Romantikhotel Turm che, aiutato da Georg Wiedenhofer del Romantikhotel Cavallino Bianco, ha preparato diversi piatti con prodotti della tradizione altoatesina. Il mio preferito?

L’orzo cremoso al profumo di bosco con una striscia di speck d’oca adagiata sopra. (altro…)

I casoncelli alla bergamasca dell’Antica Osteria del Vino Buono (Bergamo)

Posted on 15 giugno 2012 by in Bergamo, Lombardia, Primi Piatti

Nel weekend sono stata introdotta alla cucina bergamasca, branca di cui ero ben poco esperta, e me ne sono assai deliziata con la promessa finale di riprovarla presto, magari quando non si abbatte sulla città il più grande temporale dell’ultimo decennio, affinché possa godere maggiormente della parte alta e non rischiare di perdere le scarpe borchiate in fiumi di pioggia (e cascate. Letterali).

Alla mia richiesta di aiuto su Twitter ho ricevuto diverse risposte, ma quella che mi ha più convinta è stata di Luigi, che mi ha indirizzata in un posto a Bergamo Alta nelle immediate vicinanze della funivia: l’Antica Osteria del Vino Buono.

La prima impressione è buona, visto che si presenta come un ristorante molto carino; la seconda è ottima, leggendo il menù ricco di specialità; la terza è entusiasmante, quando il cameriere spiega pazientemente cosa sono i diversi piatti, e verrebbe voglia di fargli un applauso finale.

Tra le diverse portate ho avuto modo di assaggiare dei buonissimi casoncelli alla bergamasca, un piatto che nel bolognese e dintorni mai – ma proprio mai! – si è visto. Si tratta di pasta ripiena, una sorta di raviolone a mezzaluna con dentro carne, pane, parmigiano, erbe aromatiche e anche amaretti. Nella versione tradizionale ci vorrebbe anche l’uvetta, ma il cameriere ha detto che quel giorno erano stati fatti senza.  (altro…)