20 September 2017
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Le caldarroste di Nicola (Bologna)

Posted on 24 dicembre 2015 by in Bologna, Emilia Romagna, Gluten free, Tradizioni

Le caldarroste di Nicola
Natale
.
Tempo di pensieri, riflessioni e patemi.
Di diatribe tra pandoro e panettone.
Di parenti, tombole, ricchi premi e cotillon.

Non lo amo ma lo tollero, essendo una perfetta occasione per mangiare a profusione. Mi inchiodo alle tavole e metto alla prova le capacità dei cuochi e commensali, agguerrita come poche e senza l’intenzione di alzarmi senza aver raggiunto la sazietà (tipo a Pasqua).

Però è vero che accentua le emozioni, i sospiri, il bisogno di coccolarsi ed essere indulgenti.
Per questo, mossa da cotanta commozione, mi accingo a parlarvi di uno dei miei “posti” del cuore, dell’anima, della vita (ed è subito un libro Harmony).

È un’istituzione bolognese, una solida certezza, un diritto al pari di Beppe Maniglia che trovi ogni Sabato in piazza Maggiore.
È lo Street food prima che questo termine fosse coniato. Tradizione e punto di riferimento nel tessuto cittadino.
È Nicola, il caldarrostaio di via Rizzoli.

Le caldarroste di NicolaNon è Autunno finché non mi presento al suo cospetto e non compro un sacchetto di castagne, e non c’è passeggiata invernale che non passi da lì, ottima scusa per scaldarsi le mani e gustare il piacere della semplicità.

Per me è lì da sempre (in realtà dal 1970 che, visti i ritmi forsennati con cui gli esercizi commerciali aprono e chiudono, può esser ben definito come “sempre”) con i suoi sacchettini “doppi” con una parte dedicata alle bucce per preservare Bologna, e praticamente mi ha vista crescere: quando andavo a scuola in centro e per tornare a casa ci passavo davanti, mi fermavo e portavo il cartoccio caldo in autobus, dove si diffondeva un irresistibile profumo.

Che poi lui ci tiene a sottolineare di essere il migliore, il primo, il più buono ed esperto, e io non posso che confermare.

Le caldarroste di NicolaL’immagine di quell’angolo di strada in cui da Settembre a Febbraio, forse Marzo, trovi il suo banchetto mi provoca grande nostalgia e affetto. Che ci sia mezzo metro di neve, pioggia, gelo o ciel sereno, Nicola è li.
E alle caldarroste non si riesce a dire di no.

Postilla da gastro-chic:
E poi le sue castagne sono vegane, vegetariane, senza glutine e a km zero. Che altro volete?

Dove
Da Nicola
Via Rizzoli
Bologna

I bruciatini de Il Tinello (Bologna)

Posted on 4 luglio 2014 by in Antipasti, Bologna, Emilia Romagna, Tradizioni

timthumb(immagine presa dal sito ufficiale de Il Tinello, che fotografare il piatto era pressoché impossibile)

Sarà perché questo weekend torno a Bologna dopo un’assenza record, sarà perché mi mancano i miei riti e ritmi emiliani, sarà perché non appena tocco la terra natia sento ogni nervo del mio corpo rilassarsi che oggi rispondo a una grande domanda che più o meno tutti mi fanno:

Dove mangio piatti tradizionali in centro a Bologna?

Io ho sempre l’indicazione pronta, diretta e precisa, e mi stupisco di come non ne abbia ancora scritto a voi, royal food lovers.

Andate al Tinello.
Tipo di corsa. Abbandonate qualsiasi cosa stiate facendo e sfrecciate puntando verso le due Torri, così non sbagliate. Se guardate gli Asinelli e la Garisenda voltate a sinistra e vi trovate in una viuzza.

Entrate e ordinate – tagliatelle? Tortellini? Anche, ma prima provate i bruciatini!

Certo, i bruciatini con gallinella all’aceto balsamico, una delizia locale non molto conosciuta ma tanto sfiziosa e saporita: si tratta di pezzetti di pancetta abbastanza grassoccia che vengono rosolati a lungo, quasi fino a bruciacchiarli (da qui il nome). Il loro taglio per lo più sottile li differenzia dalle dadolate che trovate nei supermercati.
In fase di cottura viene aggiunta una buona dose di aceto balsamico, che smorza la componente grassa e regala l’inconfondibile aroma.

Si tratta di un vero antipasto tipico: un boccone tira l’altro, e spalanca l’appetito alle altre prelibatezze di casa (mia).

Per il resto, andate sul sicuro: suggerendo Il Tinello so di soddisfare ogni vostro gusto (a parte quello “light”: la cucina emiliana non è certo fatta per questo) e son certa vi perderete guardando le vecchie pubblicità affisse sui muri mentre il personale vi coccolerà un po’.

Dove
Il Tinello
via de’Giudei 1/c
Bologna
Tel. 051.221569

Le tagliatelle della Trattoria Meloncello (Bologna)

Posted on 27 dicembre 2012 by in Bologna, Emilia Romagna, Primi Piatti, Tradizioni

Lo so che state rantolando sotto i colpi di tortellini, cotechini, zamponi, passatelli, arrosti, controarrosti, intingoli, salse, dolci, sorbetti, e che non esiste un ammazzacaffè abbastanza potente da ridestarvi dal torpore in cui il Natale vi ha fatto crollare, ma animo! Suvvia, sveglia, che Capodanno sta arrivando e mica vorrete stare a dieta, no? Io c’ho dei progetti a dir poco bellicosi per il 31 Dicembre, ma magari ne parlerò a tempo debito.

A una decina di giorni di distanza dall’ultimo post posso affermare di essere più viva che mai, rinfrancata da una full immersion nella bolognesità e pronta a darvi un consiglio proprio sulla mia città natia.

Mentre Venerdì 21 fuggivo da Milano in auto con Fabio è sorta la domanda “Dove andiamo a cena a Bologna?“, resami conto che molti dei miei soliti ristoranti erano pieni mi si è accesa una lampadina proprio sopra la testa e ho trovato la soluzione: la Trattoria Meloncello.
Perfetta perchè non troppo in centro, con parcheggio facile, cucina tradizionale bolognese e ai piedi della salita che conduce al Santuario di San Luca, meta cara a tutti gli indigeni.

Ci si trova in quella che è una classica trattoria emiliana, tranquilla e dagli arredamenti di legno scuro, con un menù descritto a voce. Alle pareti sono appesi numerosi quadri con autografi di cantanti, attori, comici passati da lì, tra cui un ovvio Cesare Cremonini, a testimonianza della stima e dell’affetto riposto in questo ristorante storico.
Tra i primi si evidenziano passatelli, tortellini, gramigna con il sugo di salsiccia, e visto che era un po’ di tempo che non ci andavo ho ordinato uno dei loro cavalli di battaglia per rispolverare i bei ricordi: le tagliatelle al ragù.

Non ci potrebbe mai esser un bentornato migliore per una bolognese fuorisede: la pasta era evidentemente tirata a mano, con parti leggermente più spesse e una ruvidità che i prodotti in commercio non hanno, perfetta per trattenere un ragù saporito ed equilibrato, rustico come deve essere, a sua volta preparato in casa. La porzione era giusta e ha necessitato un secondo piatto (polpette!) per raggiungere la sazietà, ma i sensi ne erano molto appagati.
Spesso molte persone mi domandano dove mangiare la vera cucina locale, e io consiglio di rivolgersi qui (sempre che non cerchino qualcosa in centro).

Ci si sente in un ambiente famigliare, alla Trattoria Meloncello, e ho come l’impressione che sia cos’ dal 1918, anno d’apertura. Spero rimanga tale ancora per un bel po’.
E se siete coraggiosi, dopo aver pasteggiato inerpicatevi su per il portico della salita di San Luca: percorrerlo tutto è una piccola impresa, ma da lassù la vista è incantevole.

Qualche utile nota a margine:
1) la posizione. Comodissima in certe giornate, ma fate attenzione al calendario calcistico: essendo proprio attaccata allo stadio Dall’Ara rischiate di trovarvi nel mezzo del delirio del campionato o simili;
2) il prezzo. E’ un po’ alto, considerato tutto, ma la qualità del “fatto in casa” si fa sentire.

Dove
Trattoria Meloncello
Via Saragozza 240
Bologna
Tel. 051 6143947

Gli gnocchi alla romana della Matricianella (Roma)

Posted on 11 maggio 2012 by in Primi Piatti, Roma, Tradizioni

In questi ultimi giorni Roma mi ha vista più volte per diversi motivi e, negli scampoli di tempo e al grido di “Io c’ho bisogno di sostentamento!“, “Io devo crescere!” e il sempreverde “Vorresti dire che dovrei saltare il pranzo?“, ho avuto l’opportunità di sperimentare nuove cosucce e ritrovare vecchie adorate conoscenze, sempre partendo dal presupposto che la città è piena di ottimi posti, e che la cucina romana rientra proprio nelle mie corde (ma cosa non lo è, dopotutto?!).

A dire il vero era un po’ di tempo che avevo in cantiere di parlare di un certo piatto di gnocchi alla romana che infesta i miei sogni da anni, roba che mordo il cuscino nel sonno, ma insomma, non c’avevo la fotografia adatta!
Poi, complice una riunione e un paio di ore di tempo, mi sono fiondata.

Dove? Alla Matricianella in via del Leone.

So che alcuni di voi lettori si sono profusi in sospiri nostalgici nel leggerlo (nonchè in variopinti insulti nel momento in cui ho scritto loro un messaggio su Facebook per informarli del mio insolito pranzo. Ciao Monica, ciao Daniela).

La prima volta che sono stata alla Matricianella era Luglio, ero nella città eterna per un raduno di gioco di ruolo online (… perchè fate quella faccia? Non c’avete scheletri nell’armadio voi?! Ah, voi non ve ne vantate? Sono scelte) e noi, un gruppo che mangia quanto tutta la città del Vaticano, l’abbiamo trovata per caso, in quella viuzza non tanto distante da via dei Condotti. (altro…)

Il carciofo alla giudia di Sora Margherita (Roma)

Posted on 15 febbraio 2012 by in Antipasti, Contorni, Roma, Tradizioni

A Roma risiedono alcuni dei miei ricordi gastronomici più vivi e puntuali, travolgenti e divertenti, entusiasmanti fino alla follia.
Dopotutto, quando si hanno persone con cui condividere la passione per il cibo (ciao Monica, ciao Dani, ciao Matteo, ciao Giulia, ciao Betta, etc.), l’avventurarsi è questione di un attimo.

Appunto, il mio primo approccio con Sora Margherita é stato sicuramente sorprendente e ricco di dettagli memorabili, sia dal punto di vista del cibo sia della situazione.

Immersa nel ghetto ebraico romano, mimetizzata e senza insegne, sorge una porticina con qualche piccola sedia a fianco. Non capiresti mai che quello è un ristorante, se non lo sapessi.
L’apertura è fissata alle 20 di ogni sera, e se t’azzardi a entrare anche solo tre minuti prima verrai rispedito fuori a male parole (la sottoscritta lo conferma).
Una volta che la cameriera annuncia l’apertura si può entrare e accomodarsi presso tavolacci con tovaglie di carta, e sgabelli traballanti. Le pareti sono piene di memorie del passato, la cucina appena nascosta ma si intravede facilmente. Infine le cameriere hanno un concetto tutto loro di cortesia, un po’ fiere e un po’ altere mentre ti servono e ti guardano storto se non sai decidere cosa ordinare nel giro di tre secondi.

Su questo, però, la qui presente non ha certo problemi e, seguendo diversi suggerimenti, ha ordinato quella pietanza che a Bologna susciterebbe perplessità, o un bel “Cus’lè?!” (“Che cos’è?”, per i forestieri): il carciofo alla giudia. (altro…)

Il fiordilatte di Venturoli (Bologna)

Posted on 17 novembre 2011 by in Bologna, Dolci, Emilia Romagna, Tradizioni

Ciao,
Sono un fiordilatte.

Pensate che sia un dolce abbastanza facile, di non particolar golosità. Voglio dire, non sono una torta triplostrato al cioccolato, né una sacher, tanto meno un babà: sono un fiordilatte, e indovinate di cosa sono fatto? Cioè, nel mondo dei dolci c’è ben altro.

Eppure io non sono mica normale: io sono IL fiordilatte.
Gente da tutta l’Emilia Romagna viene per rapirmi, siede al desco in un ristorante in provincia di Bologna per mangiare rane (interviene la Regal Assaggiatrice: ah! Vedo la vostra faccia! È comprensibile, le rane non ispirano per nulla, ma potreste ricredervi. Io l’ho fatto) e ne esce con una confezione intera del sottoscritto.

Io sono un fiordilatte squisito: portami in regalo a chi vuoi e quanto ti chiederanno, tremanti, “… Ma è proprio quello di Venturoli?” tu potrai rispondere, gonfiando orgogliosamente il petto, “Egli è!“, e sarai acclamato come eroe tra la general commozione.
Io sono la gioia fatta dolce e cosparsa di caramello. Ho un sapore che non avete sentito da nessun’altra parte. Chi mi crea è un mago.
(altro…)

L’erbazzone di Cristina

Posted on 5 novembre 2011 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, Presentatevi sul loro zerbino, Tradizioni

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Sabato, giornata in cui la categoria “Presentatevi sul loro zerbino” regna sovrana.

Mentre bevo un caffè mi prendo una licenza “poetica” e richiedo il vostro canto.
Schiaritevi la voce e intonate con me un: “Emilia Romagna miaaa, Emilia Romagna in fioreee…“!

Sto infatti per parlarvi di un piatto tipico di quel di Reggio Emilia poco conosciuto nel resto d’Italia, ma prima permettetemi di presentarvi la cuoca, colei che di tanto in tanto ci onora preparandolo.

Lei si chiama Cristina, ama ballare, viaggiare e prova un amore viscerale per le verdure.
Sì, le verdure. Della serie che siete al ristorante a mangiare, per esempio, una superba fiorentina e lei afferra delicatamente la fogliolina d’insalata di contorno o bellezza, la sgranocchia e sospira un “Che bontà!“, mettendo in secondo piano il sacrificio del bovino.
Una cosa incredibile.
Io vado in crisi d’astinenza per, che so, le uova con bacon, e lei invece per la frutta.
Per farla felice regalatele un mazzo di ravanelli (fatto), un cesto di pesche (fatto), fate rotolare una decina di angurie verso casa sua!

Insomma, è una persona che mangia in modo assolutamente sano perchè adora verdura e frutta più di ogni altra cosa. Beata lei.

Quando non sta a Milano torna nel reggiano, dove ha vissuto per qualche anno e appreso le arti dalle ‘zdore (signore) del posto: ecco come ha imparato a preparare l’erbazzone.

L’erbache?“, esclamerete voi.

Si tratta di una di quelle specialità tradizionali la cui ricetta cambia di casa in casa: io vi racconterò quella della Bourbaki’s House. (altro…)

Lodiamo il cicciolo!

Posted on 28 ottobre 2011 by in Bologna, Tradizioni

Oh tu, suino.

In Emilia Romagna noi ben ti vogliamo, ben ti trattiamo, e ancor meglio abbiamo cura nel non sprecare la minima parte che ci regal… ehm, elargisci.

Noi siamo professionisti nel creare dallo scarto la bontà, l’insana golosità.
Come sappiamo ostruirci le vene di colesterolo con fierezza! Con quanta classe ci immoliamo all’altare del cicciolo!

Gli stranieri (ovvero coloro che la via Emilia manco sanno cosa sia) forse non possono capire: da decenni (e forse secoli) il cicciolo è lo stuzzichino prediletto, il bocconcino pre-pasto, lo sfizio immancabile presente sulle tavole.
Forse le nuove generazioni non riescono ad apprezzarlo del tutto: non è di facile approccio, soprattutto se si scopre di cos’è composto (gli scarti del maiale, appunto), ma per questo intervengo io, che di nulla ho paura, per diffonderne la conoscenza e per assicurare che un assaggio lo merita. (altro…)