19 November 2017
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La regal spesa: il Mercato del Duomo (Milano)

Posted on 20 ottobre 2015 by in Al regal supermercato, Milano

FullSizeRender (6)Va bene, è giunto il momento di rivelarvi una novità che fino a qualche tempo fa avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale (tipo “Sei sicura di sentirti bene?”).

Pronti?
Sto imparando a cucinare.

Ah! Immagino lo stupore e vi vedo inarcare un sopracciglio.
Come sarà mai possibile? Che sta succedendo? Sarà forse un bug, uno scherzone o un malessere?
Ebbene, niente di tutto ciò: ho solo acquisito una nuova, importante (e per alcuni sicuramente scontata) consapevolezza che mi ha fatto cambiare prospettiva sul mondo della ristorazione. Niente di straordinario, ma ci ho messo un po’ di tempo per arrivarci.

Ovvero?
Raramente ciò che ci servono è degno d’essere mangiato, dal punto di vista qualitativo e nutrizionale.
Non mi riferisco al junk food ma a tutta quella ristorazione di fascia media che si fa sempre più largo nelle scelte quotidiane, quei posti “tutta apparenza niente sostanza” che hanno contaminato le città.
In breve: mi sono stancata, stufata, proprio annoiata di mangiare mediocremente in siffatti locali. Meglio investire nel mio apprendimento e nell’eccellenza delle materie.
E così è.

Sono alle prime armi ma grazie a decenni di degustazione ho involontariamente imparato come combinare i sapori, dosare gli ingredienti e tavolta rischiare. I coltelli no, non li so ancora utilizzare ma ci sto lavorando.

So cosa sto mangiando.
Oh, per me è una rivoluzione copernicana!

Quindi gioisco nel preparare i piatti con le mie regali manine affrontando cotture inedite, assecondando i miei gusti e andando a ricercare ingredienti indubbia qualità. Qui vengono in mio soccorso dei mercati, negozi e siti che mi permettono di far acquisti virtuosi in partenza, in cui perdermi tra fantasia e acquolina.
Voglio conoscere, sapere, capire, ascoltare e ricordare storie, sapori.

Visto che in questi mesi ho : “Dove faccio la regal spesa?”

Mercato del Duomo

Un posto che ho scoperto qualche tempo fa è Il Mercato del Duomo, aperto nel pieno centro di Milano: ai piani alti trovate bar e ristoranti mentre al primo si apre la vera area di vendita di gran prodotti alimentari suddivisi per categorie, nonché prestigiosi macellai (Gavazza), caseifici (Sogni di Latte), panifici (Grazioli), gastronomie (Falcone) e fruttivendoli (Abbascià). La selezione è stata fatta con grande cura da esperti del settore, i prezzi sono proporzionati al luogo e alla qualità e, anche se non ci si può far la spesa quotidiana, ci si può accaparrare qualche prodotto particolare.

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Tipo?
Io ci compro il RisoDuomo, un carnaroli coltivato del comune di Milano che, ovviamente, per i risotti è spettacolare (come quello con gli scampi appena pescati che ho cucinato quest’estate).
I fusilli di farina di lenticchie rosse Fior di Loto, senza glutine, saporiti e vivaci nel piatto.
La marmellata di cipolle rosse con cui accompagnare i formaggi saporiti per aperitivi improvvisati.
Il tonno Alalunga, da far saltare appena in padella e adagiare su un letto di quinoa.
La cioccolata spalmabile Guido Castagna, in cui intingere in cucchiaino nelle giornate più difficili.
E i capperi croccanti, con cui rendere entusiasmanti le pacate carni bianche?

Mercato del Duomo

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La lista è lunga.
Di tanto in tanto ci entro, ne esco con un sacchettino e delle idee, mi lancio a casa e distruggo la cucina a lungo per ottenere un piatto commestibile e, talvolta, sorprendente.

Sto combinando qualcosa di buono, e sto diventando una massaia d’assalto: chissà cos’altro non so, e quanti posticini posso scoprire per acquistare ingredienti particolari
Voi avete suggerimenti?

Dove
Il Mercato del Duomo
Piazza del Duomo
Milano

Il partito dell’insalata di riso con la maionese

Posted on 30 luglio 2015 by in Al regal supermercato, Son esperienze, The Royal Comfort Food

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Da sempre rimango affascinata dalle foto storiche, quelle in bianco e nero, stropicciate e sbiadite che raccontano storie di luoghi e persone. Non sempre sono carine e coccolose a vedersi – c’avete presente com’era l’omino Michelin? Lo spavento – ma rimangono pur sempre curiose e preziose.
Ecco, quelle delle aziende food mi fanno letteralmente impazzire quindi non bisogna stupirsi se, quando ho ricevuto la scatola legata da un elegante nastro blu di Hellmann’s, la mia attenzione è ricaduta tanto sui barattoli di maionese quanto sulla storia del marchio, costellata da immagini e aneddoti.

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Facendo un passo indietro, Hellmann’s è appena giunta in Italia. Proprio poco tempo fa ci avevo avuto a che fare, visto che aveva accompagnato la mia suprema mangiata di astice a Londra (e in effetti nella foto occhieggia sulla sinistra), quindi come non darle il benvenuto? Fatta con uova di galline allevata all’aperto e con una ricetta rimasta immutata da più di 100 anni, è riconoscibile per il fiocco blu e lo slogan “Bring out the best!“.

La sua storia risale al 1903, quando il fondatore Richard Hellmann emigra a New York e fonda una gastronomia. Dicono che non si aspettasse che la sua maionese sarebbe diventata la preferita al mondo, e io aggiungo che non avrebbe mai immaginato che il suo prezioso prodotto potesse essere usato in cotanta celestiale maniera da Francesca, a cui ho elargito la confezione top down per arricchire la sua squisita insalata di riso, così buona proprio per la cura nella preparazione degli ingredienti e delle loro proporzioni.

Quindi qua lo diciamo e lo ribadiamo: l’insalata di riso senza maionese è come un cielo senza stelle, come il pane con marmellata ma senza burro, come Parigi senza la tour Eiffel, come le sagre senza la porchetta. In breve: disperatamente desolata. Noi sosteniamo e ribadiamo il diritto e l’obbligo di andare al mare carichi di borse frigo e tupperware ricolmi di riso, verdurine, wurstel e mayo, e che sia abbondante e golosa. Senza salsa, dopotutto, sarebbe asciutta e indigesta, e vuoi correre questo rischio con quaranta gradi all’ombra? Ma no!

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E mentre Francesca ha preparato il delizioso piatto, io come ho tirato fuori il meglio di me? Impiegando quaranta minuti per creare un fiocchetto blu con cui abbellire la confezione di maionese, e gustando l’insalata fino all’ultimo chicco.
A ognuno il suo.

Delle piccole ossessioni quotidiane: il Kikicocco

Posted on 10 marzo 2015 by in Al regal supermercato, Lombardia, Milano

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Per natura sono sempre alla ricerca di energia: ho sempre sonno, “accascio” è una delle mie parole preferite e mi aggrappo ai divani come a zattere di salvezza. Forse è per questo che mangio e bevo così tanto: devo bilanciare un fabbisogno che possa sostenere la mia folle altezza.

Quest’estate mi stavo aggirando per un 7/11 di Boston e mi sono imbattuta nella mia prima confezione di acqua di cocco, un parallelepipedo con tappo pratico e comodo. Ho pensato che l’ultima volta che mi ero trovata a tu per tu con una bevanda simile ero su un’amaca in una spiaggia messicana e, per curiosità e per l’estremo relax suggerito da questo ricordo, l’ho comprata.

Non l’avessi mai fatto.
Come numerosi tweet possono testimoniare, ne ero assuefatta: il bisogno di bere qualcosa di più soddisfacente dell’acqua ma meno calorico di un succo e ancor meno dannoso di una bibita gassata mi aveva portata verso una soluzione nuova e di facile reperibilità. Durante le lunghe camminate per New York, Philadelphia e Washington ne portavo un brick in borsa e lo sfoderavo a ogni crocevia (per non parlare del grande confort procurato durante i lunghi viaggi in auto).

Tornata in Italia, la tragedia.
No, l’articolo non è così diffuso e le marche disponibili sembrano un palliativo vagamente chimico. Le ho provate praticamente tutte e ho ceduto a meri surrogati. Galeotti su Facebook e una fotografia che mi hanno portata a interessarmi a Kikicocco.

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Ora, avrete capito se tendo ad avere piccole e innocenti ossessioni a carattere “food&drink”, e questa non fa eccezione.
E’ un’acqua di cocco pura, senza grassi e zuccheri aggiunti, isotonico naturale ricca di potassio, a basso contenuto calorico e, per mia fortuna, senza glutine (né latticini). Sana energia, insomma.

Rinfresca e allieta il palato, e ne ho individuato tre perfette occasioni d’uso:

1) dopo la corsa, quando arrivo in casa trascinandomi sui gomiti e faccio in tempo a sdraiarmi sul tappetino per lo stretching. Un paio di volte mi son trovata ad arrancare pensando al Kikicocco bello fresco come premio finale;

2) durante una giornata vagamente stressante, come quella rappresentata nella foto qui sopra. Riunioni, call, progetti da consegnare, urgenze, minuti che passano troppo velocemente. In questa situazione l’acqua di cocco ha abilmente sostituito il caffé (e il suo effetto agitatorio) facendomi tornare col pensiero al relax delle vacanze;

3) a colazione, quando occorre una motivazione per buttarsi giù dal letto. Dicono che appena svegli sia ottimo bere un bicchiere d’acqua, e io ho provato quella di cocco come utile metodo per risvegliare mente e papille.

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Certo, non si trova facilmente come negli USA, ma se siete frequentatori dell’Open in Porta Romana o di alcuni negozietti bio potrete notarla (dopotutto il packaging è pure piuttosto carino) e provarla.
Sinceramente spero che l’acqua di cocco non diventi una moda come in altri posti e con altre specialità. Nel caso sono pronta ad assaggi incrociati e blind test, abbastanza certa di aver trovato la mia preferita.

Il muesli di Dorset Cereals

Posted on 5 marzo 2014 by in Al regal supermercato, The Royal Comfort Food

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(foto di Jovike)

Io sarò anche negata in cucina ma quando si parla di “colazione dei giorni festivi” gioco la carta dell’inventiva, che mi permette di imbandire la tavola di qualsiasi bontà mi abbia ispirata. E poi, da quando Fra mi ha illuminata sull’arte dei pancake non ce n’è per nessuno.

Tra succhi, yogurt, muffin, macedonie e barattoli di Nutella e marmellate fatte in casa da mia nonna trova uno spazio sicuro e saldo una confezione di muesli di una marca non conosciutissima e poco reperibile in Italia, e di cui vi innamorerete – soprattutto se siete amanti dell’articolo; in caso contrario vi ricrederete.

Ecco quindi cosa non può mancare nella vostra regale dispensa, che per una volta non é ad alta percentuale di sugna: i Dorset Cereals.

Altro che il muesli triste che eravate costretti a mangiare da piccoli: questo è un concentrato di bontà ed energia disponibile in molte varianti – con tanta frutta, con miele, normale o super crunchy, ricco di nocciole, mandorle, uva passa, albicocche e datteri essiccati e noci del Brasile.
Forse avrete capito che questo – il “Gloriously Nutty” – è il mio preferito in assoluto insieme a quello “base”.

Dove acquistarli? Io da quasi dieci anni mi affido a Eataly, dove potete trovare tutte le varianti, ma qualche volta si trova anche nella grande distribuzione.

Con latte o yogurt, questo muesli genuino e squisito vi donerà un risveglio senza sensi di colpa e vi darà quella carica necessaria a farvi uscire dal letto.

… Perché, voi nei weekend non fate colazione tra le lenzuola?!

Comfort food: le Melighe di Mondovì

Posted on 21 novembre 2013 by in Al regal supermercato, The Royal Comfort Food

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 Disclaimer: come mi hanno fatto notare (ciao Nostra Signora Protettrice del Risiko!) si potrebbe pensare che questo post sia sponsorizzato. Ebbene no, è tutta genuina e autentica farina (ed è proprio il caso di dirlo, visto il soggetto) del mio sacco 🙂

Il freddo sopraggiunge.
La pioggia, il gelo, la neve.
Winter is coming, my brave friends, e la voglia di uscire sempre a cena o per aperitivi cala (cioè, dovrebbe, ma voi sapete che nel mio caso non riguarda così).

Comunque ci stiamo inoltrando in quel momento in cui altro non si brama un plaid, un divano, un libro e qualcosa di buono da mangiare.
Occorre quindi premunirsi e riempire le credenze di squisitezze, ricercate prelibatezze, divine bontà.

Si apre la caccia al perfetto comfort food, cittadini di Westeros, sudditi della corona e templari del sacro frigo!
Manco a dirlo, c’ho qualche suggerimento per voi e che potete trovare e provare nella maggior parte delle città italiane.

Iniziamo così da dei biscotti.
Oh, non pensate a dei comuni frollini, per favore: stiamo parlando di burro che si mescola a farina di mais ottofile macinata a pietra e farina di frumento.
La farina di mais regala quella stupenda consistenza, quello sgranocchiare, quel spezzarsi e divenir friabile da commuovere. Le piccole briciole che restano sulle dita lasciano un profumo di genuino, e la ruvidità risveglia tutti i sensi.

Come potere resistere alle Melighe di Mondovì, orgoglio del consorzio Paste di Meliga del Monregalese?

Io acquisto sempre quelle di Michelis Egidio, presso Eataly: si presentano nella loro grandezza medio-grande accuratamente disposte nelle confezioni di diverso peso.
Ne bastano tre per essere più che soddisfatti – mica come altri, che devono essere mangiati a dozzine – e sono perfette con un the caldo, un caffelatte, un succo di frutta (ma anche così).

Sono il mio comfort-biscotto, quello che compro quando vado a Torino e che centellino, mangiandone uno o due di sera, mentre sorseggio una tisana bollente.
Tu per rilassarti e addormentarti usi la valeriana? Io le melighe! Sono scelte.

E poi, lo scrive anche Sara (nel suo nuovo ebook) che dei biscotti golosi sono assolutamente fondamentali in una dispensa!

So che questa nuova rubrica attirerà molte vostre ire: non avrete più scuse per non sperimentare in prima persona i miei consigli mangerecci.
La vostra dieta sarà compromessa, ma il vostro cuore gioirà.

La burrata Murgella

Posted on 13 giugno 2012 by in Al regal supermercato, Piatti unici, The Royal Comfort Food

Weekend rocambolesco, come alcuni sapranno.

Dato che poteva andare assai peggio e che tutto è bene quel che finisce bene, come sopravvivere alla forzata (ma per fortuna breve) reclusione in casa?

Fate così:
a) chiamate un’amica/un amico che possiede enorme pazienza;
b) chiedete un favore (promettendo di sdebitarvi, un giorno);
c) date indicazioni verso l’Esselunga più vicina;
d) resistete alla tentazione di farvi acquistare il peggior junk food (difficile, lo so, ma ingozzarvi come oche quando avete poca possibilità di movimento non è una gran idea, e se me ne rendo conto persino io…);
e) dirigete il messaggero verso il reparto frigo;
f) fategli acquistare la burrata Murgella;
g) abbracciate con commozione l’amica/amico;
h) rimanete in contemplazione del tesoro che troneggia nel frigorifero.

E qua già sento le voci dei pugliesi DOC: “Aaah! Una burrata confezionata! Orrore e tragedia!“.
C’avete pure ragione eh, nulla può battere i prodotti freschi, ma vi assicuro che questa burrata vi stupirà: lo dico e non lo nego, è persino più buona di certe burrate presumibilmente fresche (o spacciate per tali). E’ un barattolino di felicità da tenere a portata di mano (prestando attenzione alla data di scadenza, ovvio).

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