28 June 2017
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La cotoletta del Ristorantino della carne (Milano)

Posted on 27 novembre 2015 by in Gluten free, Lombardia, Milano, Secondi Piatti

Ristorantino della carne Ed è dal momento in cui qualcosa ti viene tolto che non potrai più farne a meno, e ci penserai giorno e notte senza pace, senza tregua, senza pietà.

… No, non parliamo di massimi sistemi, ma del glutine.
E no, a dire il vero non è che mi manchi così tanto: questa intolleranza è stata presa bene, come quanto scopri che un sospetto è concreto.

Sapete a cosa, invece, anelavo, che manco Ulisse con Penelope? A una cotoletta. Una milanesissima e grandissima orecchia di elefante impanata e strabordante, simulacro di gioia e tradizione, soddisfazione e sazietà.
Mesi di ricerche e sospiri, e poi è arrivata.Le cotoletteSì, ho trovato una cotoletta gluten free.
Ripeto. Un’orecchia d’elefante senza glutine, ma non solo, preparata in una ventina di modi, sormontata, accompagnata da tanti e diversi condimenti o contorni, dalle patate arrosto ai porcini, da bacon e uovo alla marmellata di cipolla rossa di Tropea.

Dove, penserete, dove?!
A Milano, al “Ristorantino della Carne“, recente apertura in quel di via Solari per la gioia dei carnivori tutti e, in particolare, di quello intolleranti. Non che i “normali” avventori non ne godano altrettanto, anzi: il menù si articola tra antipasti, primi e secondi, ma la lunga lista di cotolette fa la sua figura.L'orecchia di elefante gluten freeE allora lanciatevi in una prova titanica, andandoci e tentando di ordinarne una. Della mia, gluten free e con i porcini, lodo l’impanatura sufficientemente spessa è molto croccante, la carne cotta a puntino, l’osso alto che si vorrebbe addentare mentre dalla cucina si ode il batticarne in azione per altri ordini e altri commensali.

Riscopriamo la cotoletta tutti insieme.
Mi offro per numerose prove, che devo recuperare il tempo in chi me ne sono terribilmente privata!

Dove
Il Ristorantino della Carne
Via Solari 12
Milano
Tel. 3389866261
Tel. 02463379

Il vitello tonnato di Trippa (Milano)

Posted on 9 novembre 2015 by in Antipasti, Lombardia, Milano

Trippa Milano

Senti, ma il tuo ristorante del cuore a Milano qual è? Quello in cui ti senti a casa e in cui torni con piacere, consapevole che mangerai e starai bene, l’approdo sicuro, il fortino della pace dei sensi?“.

Fino a qualche tempo fa questa domanda generava panico.
Puro. Panico.
Occhi spalancati, balbettii, incertezze, spaesamento, non saper dove sbattere la testa, che mica è facile, forse pretendete troppo.
Proprio tu non hai un posto preferito? Ma come?“.
C’ho avuto persino i sensi di colpa, poi ha aperto Trippa e, ah!, problema risolto!

C’avete idea di quanti locali “tutta apparenza e zero sostanza” ci siano nei dintorni meneghini? E non è che si possa andare da Berton o Lopriore tutte le settimane, anzi.
Quando poi si tratta di cene con amici o parenti, meglio puntare su un qualcosa che metta d’accordo tutti e offra qualità alta a un prezzo ottimo. Posti così si contano sulla punta delle dita, generando disappunto e voglia di concretezza, di farsi una sacrosanta buona mangiata senza pensar solo alla forma.

Riprendendo tutti i crismi della tipica trattoria anche nell’arredamento, è nel menù che esprime una voglia fortissima di unire tradizione, riscoperta e qualità, affiancando specialità un po’ perse nei tempi a una cucina dinamica e dall’esecuzione più che contemporanea, dove il dettaglio è tutto e l’alta maestria viene mascherata da semplicità.

Così ho trovato il vitello tonnato del secolo, il mio “mai più senza”, quel piatto che mi risulta imprescindibile, quello che non posso non ordinare ogni volta e che riassume al meglio il cuore e il pensiero di Trippa.
Ne ho già parlato a chiunque – persino a gente incontrata su BlaBlaCar – quindi non poteva mancare come regal suggerimento!

E voi, amici delle frattaglie, sarete ancor più felici nel sapere che qui si mangiano tutte a ciclo continuo, dipende solo dalla disponibilità del momento, da ciò che è rimasto in cucina: diaframma? Animelle? Rognoni? E, ovviamente, trippa? Ci sono e vi aspettano per sollazzarvi, rendervi felici con sapori ingiustamente considerati di serie B, e che qua si riscoprono con massimo piacere.

Prenotare è più che indispensabile, in questo siate lungimiranti.
Per il resto, lasciate fare a loro.

Come detto da qualcuno, da Trippa si mangia meglio che in molti stellati, e il frequente ricambio del menù spinge a volerlo visitare assiduamente.
Non ha forse tutte le caratteristiche per essere il posto del cuore?

Dove
Trippa Trattoria
Via Vasari 3 (angolo via Muratori)
20135 Milano
Tel. 02 36741134
Mob. 327 6687908

La regal spesa: il Mercato del Duomo (Milano)

Posted on 20 ottobre 2015 by in Al regal supermercato, Milano

FullSizeRender (6)Va bene, è giunto il momento di rivelarvi una novità che fino a qualche tempo fa avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale (tipo “Sei sicura di sentirti bene?”).

Pronti?
Sto imparando a cucinare.

Ah! Immagino lo stupore e vi vedo inarcare un sopracciglio.
Come sarà mai possibile? Che sta succedendo? Sarà forse un bug, uno scherzone o un malessere?
Ebbene, niente di tutto ciò: ho solo acquisito una nuova, importante (e per alcuni sicuramente scontata) consapevolezza che mi ha fatto cambiare prospettiva sul mondo della ristorazione. Niente di straordinario, ma ci ho messo un po’ di tempo per arrivarci.

Ovvero?
Raramente ciò che ci servono è degno d’essere mangiato, dal punto di vista qualitativo e nutrizionale.
Non mi riferisco al junk food ma a tutta quella ristorazione di fascia media che si fa sempre più largo nelle scelte quotidiane, quei posti “tutta apparenza niente sostanza” che hanno contaminato le città.
In breve: mi sono stancata, stufata, proprio annoiata di mangiare mediocremente in siffatti locali. Meglio investire nel mio apprendimento e nell’eccellenza delle materie.
E così è.

Sono alle prime armi ma grazie a decenni di degustazione ho involontariamente imparato come combinare i sapori, dosare gli ingredienti e tavolta rischiare. I coltelli no, non li so ancora utilizzare ma ci sto lavorando.

So cosa sto mangiando.
Oh, per me è una rivoluzione copernicana!

Quindi gioisco nel preparare i piatti con le mie regali manine affrontando cotture inedite, assecondando i miei gusti e andando a ricercare ingredienti indubbia qualità. Qui vengono in mio soccorso dei mercati, negozi e siti che mi permettono di far acquisti virtuosi in partenza, in cui perdermi tra fantasia e acquolina.
Voglio conoscere, sapere, capire, ascoltare e ricordare storie, sapori.

Visto che in questi mesi ho : “Dove faccio la regal spesa?”

Mercato del Duomo

Un posto che ho scoperto qualche tempo fa è Il Mercato del Duomo, aperto nel pieno centro di Milano: ai piani alti trovate bar e ristoranti mentre al primo si apre la vera area di vendita di gran prodotti alimentari suddivisi per categorie, nonché prestigiosi macellai (Gavazza), caseifici (Sogni di Latte), panifici (Grazioli), gastronomie (Falcone) e fruttivendoli (Abbascià). La selezione è stata fatta con grande cura da esperti del settore, i prezzi sono proporzionati al luogo e alla qualità e, anche se non ci si può far la spesa quotidiana, ci si può accaparrare qualche prodotto particolare.

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Tipo?
Io ci compro il RisoDuomo, un carnaroli coltivato del comune di Milano che, ovviamente, per i risotti è spettacolare (come quello con gli scampi appena pescati che ho cucinato quest’estate).
I fusilli di farina di lenticchie rosse Fior di Loto, senza glutine, saporiti e vivaci nel piatto.
La marmellata di cipolle rosse con cui accompagnare i formaggi saporiti per aperitivi improvvisati.
Il tonno Alalunga, da far saltare appena in padella e adagiare su un letto di quinoa.
La cioccolata spalmabile Guido Castagna, in cui intingere in cucchiaino nelle giornate più difficili.
E i capperi croccanti, con cui rendere entusiasmanti le pacate carni bianche?

Mercato del Duomo

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La lista è lunga.
Di tanto in tanto ci entro, ne esco con un sacchettino e delle idee, mi lancio a casa e distruggo la cucina a lungo per ottenere un piatto commestibile e, talvolta, sorprendente.

Sto combinando qualcosa di buono, e sto diventando una massaia d’assalto: chissà cos’altro non so, e quanti posticini posso scoprire per acquistare ingredienti particolari
Voi avete suggerimenti?

Dove
Il Mercato del Duomo
Piazza del Duomo
Milano

Il chirashi di O.ma.ca.sé (Milano)

Posted on 13 ottobre 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

OmacaseLa voce che si sente a Milano nelle ultime settimane è vera: ha riaperto O.ma.ca.sé, uno di quei ristoranti veramente – veramente! – giapponesi che rende ricca la scena del cibo etnico lombardo e felice chi, come me, ha sempre bisogno di punti di riferimento.

Dopo due anni di chiusura lo ritroviamo nei pressi della Darsena, là dove una volta era tutta campagna, con un ambiente piccolo e curato costituito da un banco sushi/bar a vista e un ballatoio, il tutto circondato da infissi e tendine bianche.
OmacaseÈ a buon mercato? Non direi, ma mettiamo che abbiate voglia di chirashi, di un buon piatto di riso bianco con tanto pesce crudo ben preparato, da gustare in pace e armonia col mondo? Allora ci siamo.Omacase Il riso è sormontato da un misto di salmone, tonno e gamberetti a pezzetti, cimette di broccoli, verdurine e, in qualche caso, fettine di avocado. A lato troviamo del tonno sfilacciato, gari e wasabi.
La porzione è abbondante, la qualità della materia prima alta e le istruzioni della cameriera sono precise: versare la salsa di soia nella ciotolina, scioglierci del wasabi e versarla direttamente sul cibo, mescolandolo con i due adorabili cucchiai di legno.
Fresco, delicato, vi sentirete pure virtuosi per la sua leggerezza.
Ecco, magari non mangiare tutto il panetto di wasabi nascosto tra il riso come ho fatto io.OmacaseAccompagnateci una zuppa di miso, sorprendentemente ricca di verdure a pezzi, e otterrete tre risultati: sarete sazi, non avrete speso un capitale e vi sentirete in Oriente (anche perché sarete circondati da giapponesi).

Dove
O.ma.ca.sé Sushiteca
Corso Cristoforo Colombo 1
Milano
Tel. 02.58102233

Expo, UK, J&B Honey e le apine

Posted on 9 luglio 2015 by in In alto i calici, Milano, Regali Eventi

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Se in generale l’Expo è un posto in cui si possono incontrare cucine, culture e persone diverse, in quanto a originalità di ospiti speciali nessuno può battere il padiglione UK e le sue ronzanti apine – e no, non son di parte sebbene non veda l’ora che la royal family giunga a Milano (… prima o poi accadrà, vero?).

Per “conoscerle” ci si deve immedesimare, entrando in un percorso fatto di praticelli in fiore ad altezza naso che solleticano l’olfatto – margherite, erbe aromatiche, terra fragrante – fino a giungere all’alveare, un’alta struttura di pezzi d’argento e lucine intermittenti che racchiude una sfera collegata a un vero alveare a Nottingham, dove le api vengono percepite da dei sensori che rimandano impulsi, posizione è il classico bzzz fino a Milano.
Non potrà non sfuggirvi un “Oooh!”‘meravigliato, e non parlo perché son di parte in quanto umile fan di sua maestà.

Inoltre anche il mio palato ne ha particolarmente goduto grazie alla presentazione di una novità Diageo azzeccata con il contesto. Il miele delle nostre amiche api ha infatti incontrato il whiskey creando il J&B Honey, una sintesi tra potenza e dolcezza. Sebbene io non ne sia una grande bevitrice l’ho trovato piacevole: le note aromatiche lo rendono molto apprezzabile e bevibile, facile soprattutto per un pubblico femminile.

È facilmente utilizzabile nei cocktail come il ghiacciato J&B Sour, che già mi immagino sorseggiare sulle terrazze con vista mare con una solleticante brezza.

Quindi se pensate che il miele sia quel alimento che va spalmato sul pane o nella camomilla, preparatevi a una nuova esperienza: un bicchierino ricco di coccola e forza renderà la serata ancor più leggera, e chissà che anche la Regina non ne aggiunga un goccio nel suo tradizionale the.

Il sushi di Basara (Milano)

Posted on 7 luglio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano

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Sempre caro mi fu questo fresco sushi, che già da prima della sua comparsa (e invasione) in Italia mi affascinava tanto da spingermi a ordinare casse di sfoglie di alghe, aceto di riso e stuoie di legno per prepararlo in casa (con scarsi risultati).
C’avevo la fissa e, da brava amante dei manga e del Sol Levante, volevo assaggiarlo a tutti i costi.

Per mia fortuna ora la cucina giapponese è ben più diffusa e so dove precipitarmi in caso di bisogno.
Alla mia lista si è recentemente aggiunto Basara – Sushi e Pasticceria, che regala gioie in via Tortona e Corso Italia. Io ho visitato quest’ultimo per un pranzo veloce e delicato.

Si entra, si ordina, si riceve un cercapersone e ci si accomoda finché l’aggeggio non inizia a illuminarsi che manco la palla da discoteca del Papeete. Quindi si ritira il vassoio e si può contemplare la propria scelta, nel mio caso sushi e sashimi accompagnati da una zuppa di miso e un’insalatina.

La freschezza delle materie prime e l’elegante composizione fanno tirare diversi sospiri di sollievo, così come la perfetta cottura del riso – che risulta leggero – e la gustosa salsina senapata che arricchisce l’insalata.
Sottolineo tre caratteristiche: in primis troverete i nigiri un po’ più piccini della media, ma ben più facili da maneggiare; due, il ricambio dei commensali è rapido; infine, troverete una parte di interessante pasticceria per terminare il pasto con una grande coccola. Che sì, dai, anche voi quando andate a mangiare sushi pensate “Ma tanto è leggero, mi merito un dolcino!”.

Io vi conosco bene, miei cari.

Il riso cozze e patate di Tre Cristi (Milano)

Posted on 17 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Primi Piatti

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Parlando del Tre Cristi dobbiamo considerare quattro tipi di persone: quelli che sentono il nome “Paolo Lopriore” e si esaltano, quelli che alzano gli occhi al cielo, quelli che conoscono ma non hanno mai avuto il piacere e quelli che “Lopriore chi?”. Mentre invito gli ultimi verso la porta d’uscita e li invito a tornare a Settembre per l’esame di riparazione, mi rivolgo ai primi tre casi e termino questa corposa prefazione dicendo che sì, ci ho cenato e mi ha conquistata.

Recentemente aperto in zona Porta Garibaldi, laddove grattacieli e design urbano danno un’immagine avveniristica di Milano, sorprenderà chi era abituato a una cucina altrettanto d’avanguardia ai limiti del minimalismo.
Il concetto chiave è cristallino e ben espresso nei piatti, nel servizio e nell’ambiente: il mangiare bene può esser reso ancor più splendido se la compagnia è ottima.

Quanto adoro esser sorpresa andando al ristorante, aspettarmi l’ottimo e ricever l’eccellente!

Il riso cozze e patate spicca tra gli (abbondantissimi) piatti assaggiati, incastonandosi nella mia memoria foodie come un’esperienza inaspettata, da ripetere e da consigliarvi.

Al momento del primo piatto una magica, argentea e brillante spatola è comparsa alla mia destra , facendomi alzare un sopracciglio. Subito dopo è giunta una pentola Creuset piena di riso perfettamente mantecato (una porzione adatta a tre persone affamate), una ciotola Creuset con cozze crude arricchite da un filo d’olio d’oliva da urlo, un brick di porcellana con la spuma di patate, un altro piattino Creuset colmo di pomodorini e una ciotolina con parmigiano grattugiato.
Praticamente per fare la foto al piatto ho dovuto scattare una panoramica al tavolo.

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Il principio è semplice: il piatto deve esser composto dal commensale, dosando e impiattando secondo il proprio gradimento degli ingredienti preparati con estrema perizia, tanto che sbagliare è impossibile. Viste le porzioni il bis o il tris sono assicurati.

Come avrete intuito la tavola è dominata da Le Creuset, le cui pentole e cocotte fanno tanto “casa” senza rinunciare allo stile.
Ampi e distanziati, i tavoli rotondi e quadrati risplendono con tovaglie immacolate in un arredamento dai toni più scuri, mentre il preparato personale si muove veloce e solerte per metter tutti a proprio agio.

Parlandovi delle caratteristiche del piatto devo sottolineare la perfetta cottura del riso, la freschezza e sapidità delle cozze, la nota solare del pomodoro e la leggerezza impalpabile della crema di patate. La scomposizione nobilita ogni elemento sottolineandone la semplicità e l’inappuntabilità, l’essenza conviviale e la soddisfazione della creatività. 

Insomma, non è che mi sia piaciuto: di più. Sono aspetti che amo trovare nelle cucine e me le rende memorabili.

Dove
Tre Cristi
Via Galileo Galilei 5, angolo Marco Polo
Milano
Tel. 02 29062923

Il pollo alla brace di COQ (Milano)

Posted on 12 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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So che per molti “milanesi” sarà uno shock, ma c’ho una rivelazione: a Milano ha aperto un posto in cui si può fare tranquillamente caciara (puoi parlare con un tono normale senza che ti guardino male!) e mangiare cibi preparati con originali e lunghe preparazioni.

E se è vero che la carne bianca sia preferibile allora è il caso di prenderla di ottima qualità, arricchirla, speziarla e farla rimanere succosa.

Insomma: ho provato COQ Nice Chicken in Porta Romana, e mi sono divertita tantissimo.

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Il locale è colorato, pieno di luminarie al neon e molto vivace.

La prima cosa da fare è scegliere una paletta con un nome pollo-centrico (io mi lancio sulla Chicchirichì) che distinguerà il vostro tavolo e verrà gridato da un autoparlante quando l’ordine sarà pronto per il ritiro. Abbiate quindi un pizzico di attenzione e sarete ricompensati.

COQ si basa su ricerca: per un anno lo chef Enzo de Angelis e l’esperto di ristorazione Handley Amos hanno visitato i migliori allevamenti italiani e scelto il pollo ruspante di razza “collo nudo”, che poi viene preparato secondo una ricetta particolare. Il pollo viene marinato per 12 ore per conferirgli un sapore “sweet jerky”, che ci ricorda la famosa carne essiccata americana e aspira ad andare oltre.

Per assicurare la miglior qualità possibile il numero di polli preparati e serviti quotidianamente è 60, e sappiamo come porre dei limiti ispiri a fiondarsi il prima possibile.

Il menù è molto vasto e quasi esclusivamente a base di pollo (anche se la spalla di maiale cotta a bassa temperatura mi suscita acquolina), accompagnati da sfiziosi contorni e bevande come l’acqua di cocco, che ordino a oltranza.

Non posso non assaggiare il decantato pollo ma non mi fermo chiedendo riso, pannocchie arrosto e cinque salsine che ispirano curiosità.
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Giunge un cestino colmo di tutte le parti del pollo che emanano un profumo invitante e, appena tolte dalla brace, sono pronte per l’attacco. La speciale preparazione le tende effettivamente tenerissime e spiccatamente saporite, con una nota di piccante che accompagna molti altri piatti. Tutti coloro che trovano le carni bianche tristi possono ricredersi. Le salse aggiungono ulteriori sferzate al palato, rendendo impossibile annoiarsi.

Tutte le diete che prevedono carne bianca possono essere viste sotto un altro occhio, anche se è un peccato rimaner lontani dalle patate fritte spolverate con la COQ powder.

Infine, il prezzo è assai democratico e invitante, per un’esperienza da provare più volte con tanti amici affamati. Che, ecco, se cercate la pace e le tovaglie delle Fiandre è meglio che vi spostiate.

Dove
COQ Nice Chicken
Viale Sabotino 19
Milano
Tel. 02 36752836

Orto Erbe e Cucina (Milano)

Posted on 8 giugno 2015 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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Nell’eterna lotta tra la salute e il gusto la maggior parte delle persone si lancia in insoddisfacenti insalate o diete mortificanti che producono una temporanea sensazione di leggerezza seguita da una irrefrenabile voglia di azzannare lo stipite della credenza.
Poi ci sono io che, avendo commesso gli stessi errori, cerco piatti leggeri e deliziosi, semplici ma non banali: la mia ultima scoperta è Orto Erbe e Cucina.

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Nascosto in una viuzza in zona porta Genova a Milano, questo piccolo bistrot si distingue per l’aria rilassante e l’abbondanza di piante aromatiche, presenti sia nei piatti sia in decine di vasetti appesi a griglie o appoggiati sui tavoli come elemento d’arredo più che decorativo.
Noto deliziosi crostoni, hummus, tofu, insalate di verdure e cereali, zuppe e dolcini in quantità, preparati con gli ingredienti dell’orto locale.
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Ordino una ciotolona di riso integrale, cubetti di avocado, foglioline di menta, pomodorini essiccati, misticanza e salsa senapata, che mi sazia e allieta senza produrre l’effetto “abbiocco post-prandiale”.

Si spizzica, si chiacchiera, si medita se portarsi a casa un vasetto di aromi per rinsavire dopo poco, certi che il malcapitato morirebbe dopo poche settimane e che sia meglio lasciarlo a mani più sagge.
Il riso è abbondante e risulta delicato, sferzando il palato con le note pungenti della senape e del pomodorini. Le vocine che urlavano “Voglio sapore! Voglio sapore!”  e “Non ti avvicinare alla porchetta che dopo c’hai una riunione di due ore e mezza!” vengono accontentate.

Rimane solo un dubbio: la compro una piantina di timo? Dai, che faccio?

Dove
Orto Erbe e Cucina
Via Gaudenzio Ferrari 3
Milano
Tel. 02 83660716

The Royal Expo: il padiglione Corea

Posted on 28 maggio 2015 by in Etnicità diffusa, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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C’è una domanda che ha tempestato l’Italia negli scorsi mesi, e che recita più o meno così: “… ma Expo, di preciso, che è?“.
Ammetto che anch’io l’ho fatta, confusa e curiosa, poi ho trovato la soluzione: per capire cos’è Expo bisogna andarci. Punto. Si può solo dare una vaga impressione della grandezza, della bellezza e della meraviglia di certi allestimenti, ma nulla che uno sguardo non possa esaurire meglio.

Detto questo, trovo che la maggior parte dei racconti profusi sia ben manchevole di un fondamentale aspetto: cosa si mangia a Expo? Dove si mangia? Dovessi andarci per pochi giorni (o addirittura una volta sola) dove mi dirigo?
E qui entro in gioco io, miei cari affamati che dopo aver fatto il Decumano a piedi vorreste solo mangiare un padiglione intero!
Parte la guida del Royal Expo 2015, una sollecitante occasione per condurvi a Rho Fiera e lanciarvi in divine esperienze etniche.

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Iniziamo dalla Corea, la nazione che ha ben saputo coniugare forti messaggi, eleganza, unicità e ottimi piatti.
Il padiglione bianco e nero si staglia in mezzo a mille colori con la sua forma minimal che racchiude secoli di tradizione: entrando si compie un percorso attraverso quelli che sono gli errori dell’alimentazione contemporanea con rappresentazioni dell’eccesso, dello spreco e della fame.

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Qual è la soluzione? Il ritorno alle origini e all’uso dell’antica arte della fermentazione nelle secolari giare di terracotta che conservano i cibi a lungo e forniscono nutrimento sempre disponibile, qui rappresentata da performance meccaniche futuristiche e da una stanza in cui decine di vasi si illuminano.

IMG_2431Il percorso è emozionante, le guide eccellenti, l’atmosfera intensa e il ristorante dà il colpo di grazia: cadrete anche voi nelle affascinanti trame coreane, soprattutto quando assaggerete le loro specialità.
In Italia è raro trovare buoni ristoranti coreani, una cucina spesso accostata per sbaglio a quella cinese e giapponese; aggiungete che il menù è lungo e vario, e capirete perché è imperdibile.

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Io ho assaggiato dei croccanti e bellissimi roll con carne e verdure e il Dakgangjeong, uno squisito pollo fritto e intriso di salsa agrodolce, tutto accompagnato da un Lemon Micho Ade una rinfrescante bevanda giallo canarino con aceto e limone, e vi esorto a fare altrettanto.

Se siete particolarmente golosi (e so che è così) vi sarà difficile resistere alla tentazione di comprare qualche ingrediente speciale alla cassa, tra cui la salsa bulgogi. In ogni caso, in approvo.

p.s. tutte le foto sono state scattate con la mia fidatissima Canon G7X, che mai smette di stupirmi e supportarmi.