19 November 2017
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Di quando Leerdammer mi ha portato il pranzo in ufficio

Posted on 12 novembre 2014 by in La sagra del carboidrato, Son esperienze

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… ma voi, fedelissimi del sacro frigo, quando siete in ufficio non iniziate a pensare al pranzo a partire dalle 10.30?
Mettete che non prenotiate nel ristorante in cui volevate andare e restate fuori: tragedia.
Ipotizzate i movimenti tellurici della mattinata. Organizzatevi per scattare alla giusta ora.

Saltare i pasti è fuori discussione.
Inoltre qui si hanno grandi pretese, quindi devono essere eccellenti.

Poi c’è la quotidianità. Il lavoro. Il caos. Le email. Il cellulare che squilla. Il secondo cellulare che vibra! E il terzo che non si accende! L’iPad che non va! Ansia, raccapriccio e dite ciao ai sogni di sugna (tutto l’armamentario tecnico appena descritto è pura realtà).

Incredibilmente arriva Leerdammer a salvarmi, portandomi un delizioso pranzetto direttamente alla scrivania (tra gli sguardi incuriositi dei miei colleghi).
Una consegna speciale per festeggiare l’apertura della pagina Facebook, molto gradita e piacevole.

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Già la box mi ha conquistata con un hashtag in bella vista e tanti disegnini quindi figuratevi cos’ho provato all’apertura, quando ho adocchiato sei panini formaggiosi e originali, due per ognuno dei tre tipi.
Cercavo di mantenere la compostezza ma un sorriso beato si è fatto largo.

Preparati dallo chef Umberto Zanassi, questi capolavori mignon mi hanno sorpresa e soddisfatta.
Dovessi fare una classifica sarei in difficoltà, quindi ve li descriverò in ordine sparso.

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Pane al nero di seppia con salmone, una cream cheese con erba cipollina e fettine di Leerdammer.
Pane integrale ai semi di girasole con cotto, zucchine e Leerdammer affumicato.
Focaccina con scaglie di sale nero, germogli di soia, carote saltate e Leerdammer fondente.

Se un po’ mi seguite sapete già che io per il Leerdammer fondente c’ho una passione ma devo ammettere che il mio preferito è stato il primo, dove la morbidezza del salmone era esaltata dalle fette di formaggio.

Il mio livello di felicità era pressapoco stellare tanto che, se i primi tre panini sono stati divorati in preda alla fame/curiosità, i loro gemellini sono stati assaporati con estremo piacere.

#ProvaciGusto, mi hanno detto. E io non mi son fatta pregare.

 p.s. che poi, durante la consegna mi hanno pure fatto un video. Io seguirei i social di Leerdammer solo per vedere le mie espressioni tra il delirante e l’entusiasta.

Il Brielle di Melt Kraft (Philadelphia)

Posted on 7 ottobre 2014 by in America, Gluten free, La sagra del carboidrato, Philadelphia, Piatti unici

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Grazie ai consigli di Giulia, a Philadelphia avevo le idee chiare: dovevo assaggiare la Philly Cheesesteak e visitare il Reading Terminal Market.

Missione compiuta in entrambi i casi, con enorme gusto: grande è stato l’entusiasmo nello scoprire che l’hotel (un bellissimo Hilton Apartments) era proprio di fronte a questo storico mercato dove si può trovare letteralmente di tutto, dalle specialità americane alla cucina amish.
Sebbene molto frequentato da turisti troverete tante persone di Philly che vi passano il pranzo (la cena meno, visto che chiude alle 20) e vi guarderanno divertiti mentre osservate con occhi spalancati le vetrine e le montagne di carne, pesce, dolci, frutta, verdura e specialità già pronte per l’assaggio.

Io e le mie compagne di viaggio ci siamo fatte attirare da Melt Kraft, un negozietto specializzato in formaggi e – udite udite! – in sandwich dai nomi bizzarri ripieni di ogni tipo di prodotto caseario!

Io mi sono lasciata conquistare dal “Brielle“, un abbondante tramezzino che ho visto preparare sul momento con tanto di quel brie da intasarmi le vene istantaneamente: un simpatico ragazzo ha prima abbrustolito il pane, poi aggiunto il formaggio è chiuso tutto sotto una cupola incandescente. Pochi secondi ed era pronto, giusto il tempo di aggiungere le chips homemade.
Pane, formaggio e basta? Macchè: c’erano anche cranberry chutney, cipolle caramellate e pinoli!
Se sapete quanto ami il contrasto dolce/salato potete immaginare i miei brividi di gioia.

Quant’è bello mangiare qualcosa che fila, e tendere il formaggio all’infiniiito finché non si spezza rimbalzandoti sul mento e combinando un disastro? Grande eleganza, lo so, ma straordinario!
Non parliamo poi della croccantezza del pane, quel modo adorabile di resistere ai denti per poi distruggersi in mille pezzettini, e affondare ancor più le fauci nella mollica.

Melt Kraft è il paradiso di tutti coloro che amano il formaggio, e non si trova solo a Philadelphia: cercatelo anche a Brooklyn.

P.s. hanno anche il pane gluten-free!

Dove
Melt Kraft @ Reading Terminal Market
51 N 12St
Philadelphia

Il kebab gastronomico di Mariù (Milano)

Posted on 25 settembre 2014 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, Piatti unici

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Quando mi sono trasferita nel quartiere Porta Romana, a Milano, l’ho subito apprezzato per quell’aria da quartierino con le botteghe e pochi supermercati, il mercato del Venerdì e l’atmosfera tranquilla. L’unica pecca era la mancanza di bar, ristoranti, posticini in cui  rifugiarsi.
Negli ultimi anni questa tendenza è stata ribaltata, e ogni mese un locale abbandonato viene trasformato in una tentazione. L’ultima è Mariù, Kebabberia Gastronomica.

Non ricordo cosa ci fosse prima ma ora è impossibile non notarla: due ampie vetrine rivelano un ambiente curato dove il giallo, il bianco e stampe retrò dominano, arredato da tavoli, panche e sgabelli di legno. E’ vivace, allegro e lontano dalla classica rosticceria araba (che io comunque non disprezzo, sia chiaro).

Se per voi il kebab è il cibo con cui fermare la fame delle due di notte, la soluzione per le cene squattrinate dei tempi dell’università o l’incarnazione (letterale) della sugna-che-più-non-si-può, Mariù soddisferà i vostri bisogni e vi farà nobilitare questa specialità dalle origini lontane.

Prima di ordinare al bancone e studiate accuratamente il menù: la peculiarità di Mariù è quella di offrire un kebab all’italiana con una vasta scelta di ingredienti di alta qualità, dal tipo di pane alla carne, dalle verdure alle salse. La lista è lunga e particolare: tra tutti cito la puccia salentina, il vitel tonné, il lardo, la crema di carciofi, le mostarde, il pecorino.
Dicevo, la carne: di pollo o vitello, non viene tritata ma infilata negli spiedi a pezzi interi, condita con sale, pepe, rosmarino e salvia, arrostita, tagliata e servita.
Certo, potete anche scegliere il kebab normale ma perché non avventurarsi in quello gastronomico e comporre la vostra ricetta? Se siete indecisi di natura trovate delle liste di possibilità incorniciate sulla colonna centrale.

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Io ho assaggiato quello con piadina, vitello, salsa yogurt, cipolla rossa, carote e crema di stracchino: anche se è vero che avrei preferito una maggior presenza delle salse e una minore della cipolla, l’esperienza è stata positiva (e visto che c’ho un master in kebab, acquisito con onore sul campo, mi ritengo quasi autorevole).

Insomma, qua a Milano non si smette mai di essere originali, anche e soprattutto sul cibo.
E ora avete un altro posto da aggiungere ai “must try”.

Dove
Mariù – Kebabberia Gastronomica
Via Sabotino 9
Milano
Tel. 0258433013

La Philly Cheesesteak di Pat’s King of Steaks (Philadelphia)

Posted on 16 settembre 2014 by in America, La sagra del carboidrato, Philadelphia

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Approdando a Philadelphia sul termine delle vacanze il mio stomaco si era già abituato alle porzioni mastodontiche americane mentre il mio fegato aveva mostrato una grandiosa tolleranza.

Era quindi il momento di sferrare uno di quegli attacchi finali che manco Super Mario contro il mostro brutto e cattivo dell’ultimo livello.
Preso il taxi è dato l’indirizzo mi sono sentita chiedere dal conducente: “Pat’s or Geno?“, e io ho pronunciato il primo nome. Ci siamo quindi persi per le vie periferiche e residenziali dove, accanto a un locale rock e a un campetto da basket, si fronteggiavano i suddetti locali che, da più di mezzo secolo, si combattono su primato, bontà e genuinità della più famosa specialità della città: la Philly Cheesesteak.

Il crocevia col più alto tasso di colesterolo al mondo. Mi sono sentita a casa.

Mentre Geno’s trionfa per luci e neon – promettendo ricchi premi e cotillon -, è stato Pat’s a conquistare la nostra attenzione col suo stile più essenziale e anni ’60 (sebbene sia lì dal 1930): si dice che sia lui ad aver inventato questo piatto, mentre Geno’s rivendica l’aggiunta determinante del formaggio.

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Di cosa stiamo parlando? La Philly Cheesesteak altro non è che un panino enorme tagliato a metà e imbottito di formaggio, straccetti di manzo, cipolla saltata e una colata lavica di cheddar fuso.
Pat’s ha una vera e propria catena di montaggio che in 10 secondi ti costruisce il panino col formaggio da te scelto (provolone, nel mio caso), te lo avvolgono nella carta e te lo servono – con qualche simpatica parola stile “Sweetie“, “Dolly“, “Love“.
Istruzioni per l’uso: se lo volete con la cipolla dite “with” (“wiz”) altrimenti “with not” (“wiz not”). Studiate le istruzioni appese prima delle casse per non sbagliare, e non fate caso ai modi sbrigativi del cassiere: solitamente la fila è lunga e non c’è tempo da perdere.

Questo panino rappresenta tutto ciò che io potrei desiderare da un viaggio in America: è ricco, intenso, squisito, pieno di carne tenerissima che, se allungate l’occhio, potete veder sfrigolare. Saziante, insano, una botta di vita, la potenziale risposta a molti problemi, e se lo accompagnate dalle cheese fries – che si ordinano in un secondo sportello insieme alle bevande – potrete persino vedere qualche divinità.

L’aspetto è quello di un posto tipico americano, senza troppo fronzoli (né zone chiuse, quindi preparatevi al caldo afoso quanto al gelo totale) ma con decine di fotografie di star, perlopiù in bianco e nero, che sono passate di lì a salutare Pat: aggiungete la vostra con una visita.

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E qui il dilemma: chi sono io per dire che sia migliore di Geno’s, in cui non ho avuto il fegato (letteralmente) di andare? Datemi un po’ di fiducia: vi ho mai deluso?
In ogni caso entrambi i locali sono aperti sempre, giorno e notte, pronti a soddisfare avventori, giocatori di basket o appetiti non convenzionali.

Dove
Pat’s King of Steaks
1237 E. Passyunk Avenue
Philadelphia

L’hamburger con onion rings di Mr Bartley’s (Boston)

Posted on 10 settembre 2014 by in America, Boston, Gluten free, La sagra del carboidrato

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In primis, una confessione: sto scrivendo con una fame così atroce che, nel rivedere queste fotografie, ho aperto Skyscanner e cercato i biglietti.

In secondo luogo, sappiate che scegliere da cosa iniziare è stato straziante.
Vuoi più bene alle onion rings o alla clam chowder?“. Non si può, non si fa.

Terzo e ultimo presupposto: no, non mi stancherò mai di hamburger.

Ho adorato Boston, innamorandomene come in un colpo di fulmine: sarà stato l’arrivo sul ponte con la skyline cittadina al tramonto, la corsa al parco di prima mattina, la passeggiata nelle vie dello shopping, le persone, o il fatto che sia la città di Ally McBeal? Propendo per un misto di questi e altri motivi che comprendono certamente i ristoranti e, nello specifico, il Mr Bartley’s.

Si tratta di un punto di riferimento della zona universitaria di Harvard, preso d’assalto da studenti e relativi genitori dal 1960 (e non credo che da quegli anni abbiano sentito spesso l’esigenza di rinnovare il locale).
Di turisti ne troverete ben pochi, dato che non si trova vicino alle “attrazioni” principali della città, quindi se volete vivere l’aria del college accomodatevi (prendendo un taxi, consiglio) ma affrettandovi, che alle 21 chiude.

Pare che le loro leggendarie specialità siano – oltre agli hamburger dai nomi particolari (iPhone, Hashtag, Kim Kardashian) – le onion rings e la “Lime Rickey”, una limonata di lime. Non me le sono fatte mancare come accompagnamento a un “The Luke Bartley Burger“.

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Stiamo parlando di un hamburger di ottima carne di manzo con cheddar, salsa barbecue, insalata di cavolo cappuccio e abbondanza di ketchup e maionese, il tutto compresso dal pane (gluten-free, oltretutto) e accompagnato da una porzione così abbondante di anelli di cipolla fritti da farmi temere di non potercela fare. Bastava assaggiarne uno per rimanerne conquistati, così come il primo morso al panino ha fatto chiarezza su chi comanda a tavola (io): squisito.

La limonata di lime (se ha un nome più preciso avvisatemi) era un equilibrio tra il dolce e l’aspro, perfetta per affrontare un piatto così ricco e dissetarsi.

Infine, perchè queste onion rings sono così famose e meritano una visita? E’ l’impanatura di farina di mais a fare la differenza, risultando molto più croccante, asciutta e saporita. E più che anelli, sembravano larghi bracciali.
Quando ho cercato di ordinare le patate dolci fritte la cameriera mi ha ripresa e fatta capitolare: quanto aveva ragione!

Accanto ai tavoli, tra i poster di Elvis e di partite di football, sono attaccati i nomi di celebri avventori, da Al Pacino a Jackie O’, e pensate che potreste esser seduti a fianco di un studente-genio o del futuro intellettuale del secolo: avreste già qualcosa in comune.

Dove
Mr Bartley’s Gourmet Burger
1246 Massachussets Ave
Cambridge (Boston)

Il Modì di Supreme Burgers (Milano)

Posted on 10 luglio 2014 by in Gluten free, La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

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Perché gli hamburger mi piacciono così tanto?
Vediamo: sarà per la loro natura versatile che lascia spazio a interpretazioni? Sarà per l’informalità (che mangiare uno con forchetta e coltello non si può, dai) o perché non possono mentire (se le materie prime non sono buone si sente subito)?
Non impegna: lusinga.
Non stanca: soddisfa.

Quindi proseguo a cercarne in quel di Milano, con la stessa tenacia di un cane da tartufo o di una shopaholic durante i saldi: inarrestabile.

Recentemente mi sono precipitata da Supreme, The Finest Burger Experience (nome che è tutto un programma e una promessa), altra esaltazione dell’hamburger gourmet di recente apertura.

L’approccio è da ristorante, più che da paninoteca: si distingue per un ambiente carino e sofisticato dove i tavoli fanno da contraltare alle cucina a vista e a un lungo bancone con tanti sgabelli. Io mi sono piazzata proprio davanti ai cuochi, affaccendati e marzialmente organizzati nella veloce composizione degli ordini.

Non sorprendetevi se insieme al menù vi porteranno un pennarello: vi sarà essenziale per compilarlo ed esprimere tutte le vostre preferenze.
Il foglio si divide principalmente in due sezioni: gli hamburger artistici già composti e la lista di ingredienti (pane, salse, contorni) da scegliere in autonomia.

Io mi slancio verso un Modì, trionfalmente composto da carne di angus, bacon, spinaci, formai de mut e ketchup. Lo scelgo con pane senza glutine cosparso di semi di sesamo (attenzione però: questo posto non è adatto per celiaci visto che il pane gluten-free viene scaldato sulla stessa piastra di quello “normale” e non vengono usati strumenti apposta) e con le patatine Supreme Special Sticks.

L’attesa sarà ingannata da una piccola e gradita entrée, che confermerà la volontà di elevarsi.

Bene, dunque, dicevamo.
L’hamburger, sormontato da un pomodoro ciliegino, è decisamente buono, con la carne squisita. Avrebbero potuto aumentare la quantità di formaggio visto che, a un certo punto, ho pure pensato non fosse per nulla presente nel panino. Si era perso, probabilmente.
Non si distrugge al terzo morso e il pane assorbe succhi e salse, e non vi troverete unti fino alle ginocchia. Gioia per gli occhi, trionferà anche nel vostro palato e vi conquisterà con la sua essenzialità e originalità.

Le patatine non mi hanno convinta, troppo sottili per essere prese con le mani o con la forchetta e impossibili da pucciare nelle salse fatte in casa.
Per rimediare ho assaggiato anche le chips di patate viola, che hanno trovato tutto il mio appoggio.

Per accennare un’annosa questione, il prezzo è medio-alto (il mio hamburger è costato 16 euro, avendo richiesto più carne). Ne vale la pena? Certo, direi, ma preferibilmente per situazioni distinte e speciali in cui si vuole puntare alla qualità.

Ah, per inciso: me ne sarei mangiato un altro senza problemi.

Dove
Supreme Burgers
Via Orti 16
Milano
Tel. 0236699789

L’hamburger di Lupo (Milano)

Posted on 10 giugno 2014 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Comfort Food

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Attenzione!
E’ con immensa tristezza che annuncio che Lupo ha chiuso i battenti. Al suo posto si trova un ristorante che, secondo il mio umile giudizio, non lo può eguagliare.
RIP, Lupo Burger.

Dopo un momento di pausa torna The Royal Challenge, l’accorata ricerca al miglior hamburger di Milano.
Di questo devo scrivere da qualche mese. Ce la posso fare.

Mettiamo caso vogliate mangiare un hamburger con la giusta calma, senza schiamazzi e code, senza stress o bisogno di mettervi il tacco 12.
Deve certo essere squisito, altrimenti non lo prendereste in considerazione, e stuzzicare l’acquolina.
Appunto, può regalarvi un po’ di pace e la consapevolezza di poter prendere tutto il tempo necessario, comodi e paciosi come siete.
Se poi il ristorante è carino e il personale attento, tanto meglio.

Per me il Lupo Burger di Lupo Bistronomia rappresenta la pausa pranzo dei giorni caotici, quando ci vuole qualcosa di veramente buono e trasudante sapore per rimettere i pensieri al loro posto: quando tutti gli ingredienti sono freschi e la polpetta di carne è cotta ad arte non c’è piacere maggiore.

Apro una parentesi: cosa aspettiamo a bandire tutti quei posto in cui la carne da burger è surgelata? I ristoratori pensano che non ce ne accorgiamo? Se cercassi quella me ne starei comodamente a casa.

L’attenzione ai dettagli è massima, sia nella ricetta sia nella presentazione: alla carne di manzo viene aggiunta una deliziosa maionese senapata, ketchup preparato a mano, insalata, pomodori, bacon e cheddar sono racchiusi dal pane dai bordi croccanti e accompagnati dalle patatine fritte.
Il menù ha anche altre proposte più originali – come l’hamburger con un tocchetto di parmigiana di melanzane – per soddisfare i palati più ricercati.

Come dicevo, io lo prediligo a pranzo per vicinanza al mio ufficio ma anche per il brunch o la cena rappresenta una validissima soluzione, da scoprire e tener in considerazione (soprattutto se prevedete di passare una serata in zona Colonne).

Dove 
Lupo Bistronomia
Via Gian Giacomo Mora 16
Milano
Tel. 02 36577417

La socca di Chez Pipo (Nizza)

Posted on 30 aprile 2014 by in Francia, La sagra del carboidrato, Nizza, Piatti unici

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Tornata dalla Provenza con la certezza del viaggiare come bisogno necessario e incontrovertibile, metto insieme i pezzi, i ricordi e le sensazioni per non dimenticar niente e, ovviamente, inchiodo i sapori in quella bacheca del cibo che è il mio cervello (so che non mi avreste perdonato un “pinno”).

Se è vero che in giro per la costa francese persino io ho miseramente fallito, non si può dire che in altre non abbia trionfato, a partire proprio dalla prima tappa.

Nizza.
Arriviamo in questa sorprendente città giusto in tempo per il pranzo, dopo una sveglia a orari impossibili. Vado a colpo sicuro, trascinando i miei compari con tenacia o un po’ di senso dell’orientamento, e arriviamo da Chez Pipo per assaggiare la socca (pronunciata soccà, à la française, e non sòcca, che pare un’esclamazione bolognese).

Non posso dire che sia una specialità così famosa ma a Nizza spopola e tutti i ristorantini-barettini-bistrottini-chioschettini la propongono. Provarla era un imperativo: prima di partire ho studiato e scandagliato tutte le recondite profondità del web per capire quale fosse la migliore. Ci sono riuscita? Avrei bisogno di altri termini di paragone per esserne certa ma la doppia porzione che ho ordinato testimonia il mio apprezzamento.

Di cosa si tratta? La socca può essere definita una farinata di ceci cotta in grandi teglie rotonde di ghisa dentro a imponenti forni. E’ sottile, con la superficie leggermente abbrustolita e ha il gusto dei cibi semplici e genuini: gli ingredienti sono pochi, gli stessi da decenni.

Da Chez Pipo potete ordinarne la porzione “simple” o “doppio” (si consiglia quest’ultima!) e assaggiare altre specialità nizzarde come la pissaladiere (una sorta di focaccia sottile con cipolla e olive nere) e le diverse tapenade (salse e paté da cospargere su crostini). Visto che la socca viene cotta al momento e servita ancora calda l’attesa può risultare lunga, quindi consiglio di ordinare anche questi piatti.

Un ulteriore punto di forza? Il prezzo, veramente contenuto: con poco più di una decina di euro assaggerete tutto.
Però fate attenzione: questo locale è sempre pieno quindi vi consiglio di andarci presto e senza indugio (soprattutto se volete mangiare ai tavolini nel dehors). Dai, ci vuole solo un minimo di organizzazione: non lasciatevi spaventare.

Dove
Chez Pipo
13 rue Bavastro
Nizza

Le tagliatelle della trattoria Anna Maria (Bologna)

Posted on 18 marzo 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, La sagra del carboidrato, Primi Piatti

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Una delle domande che mi rivolgono più spesso è “Dove posso mangiare bolognese nel centro di Bologna?“. Eh, né facile né scontato: la buona cucina locale, quella vera e schietta, si inerpica su per i colli, difficilmente percorribili senza un’auto.

Come fare? Io ho alcuni posticini di fiducia – poteva essere altrimenti?! – che sortiscono sempre un buon risultato: uno di questi è la trattoria Anna Maria in via Belle Arti, famosa per le sue tagliatelle al ragù.

Ho avuto il piacere di scoprirla insieme al nostro cookies & golden retriever master in una gelata notte invernale che chiamava a gran voce cibi soddisfacenti.

Prima nota: abbiamo prenotato e fatto bene, visto che il ristorante era strapieno. Vi troverete turisti di ogni nazionalità mescolati a tenaci emiliani, e ci metterete ben poco a distinguerli.
Seconda nota: la simpatia del cameriere era indimenticabile, del tipo che ti rende la serata ancor più piacevole e ti strappa molto sorrisi senza invadere.
Terza nota: il menù comprende notevoli specialità a prezzo medio-alto. Se volevate un’osteria dal prezzo più basso trovare quella dell’Orsa: qui un primo costa la bellezza di € 14. Meritatissimi, però!

Vediamo di farvi venire un po’ di gola raccontandovi queste tagliatelle, regine assolute della tavola.
Che siano prodotte a mano è indubbio: la loro sfoglia è straordinariamente sottile, del tipo che non appesantisce e si lascia divorare con gioia, della specie che si lascia sommergere dal ragù e lo trattiene a sé. Brave, fate il vostro dovere.
Essendo così ben tirate vi renderete conto di averne una gran porzione solo quando sarete a metà, e le starete avvolgendo da un bel pezzo.
Allenate le dita nell’arte di ruotare la forchetta, che qui ce ne sarà bisogno!

Passiamo al ragù.
Essendo bolognese è di carne ma ogni signora che si rispetti ha la sua ricetta segreta. Posso tentare di indovinare la presenza di un po’ di salsiccia visto il gusto intenso, e di un buon quantitativo di pomodoro per non risultare asciutto.
Apprezzo, e sono sicura che lo farete anche voi.

Se una signora verrà in visita al vostro tavolo e vi chiederà informazioni sull’andamento non vi spaventate: si tratta proprio della signora Anna Maria, in persona!

Se alla fine del piatto non vi sfugge un sonoro “Sorbole!” significa che non vi ho proprio insegnato niente.

Dove 
Trattoria Anna Maria
Via Belle Arti 17
Bologna
Tel. 051 266894

L’hamburger di 02 (Milano)

Posted on 13 marzo 2014 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

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Attenzione!
Diciamo addio anche allo 02, chiuso a metà 2014 con molta mia tristezza.

 

Cosa accade quando si scopre che uno dei migliori hamburger milanesi è proprio vicino al tuo ufficio e per tutti questi mesi non lo si sapeva? Semplice: si recupera il tempo perduto!

Certo, potevo immaginare che lo 02 – appartenente al circolo del 202, 212 e chi più ne ha più ne metta – potesse distinguersi nell’arte dell’amato panino, ma mai avrei pensato in cotanta eccellenza!

L’hamburger dello 02 ha una sola versione – manzo, pomodoro, insalata,  bacon, formaggio e salse – ma si distingue per squisitezza della carne, per precisione della composizione, per bellezza dell’impiattamento, per rilassatezza della sua degustazione: seduti comodi e tranquilli, in un locale sofisticato, curato e col personale gentile e solerte, avrete la vera sensazione di mangiare un panino gourmet.

Tuttora ne scrivo con una grande acquolina: ripenso ai succhi della carne che traboccavano a ogni morso, fondendosi con il formaggio saporito e il bacon… e sbavo sulla tastiera. Il pane non riusciva infatti a trattenere tutti i condimenti – era anche una delle rare volte in cui l’ho ordinato al sangue, consapevole dell’ottima qualità della materia prima.
La cucina ha i vetri che danno sulla sala: se si è abbastanza fortunati si può ammirare la bellissima creazione.

Niente orpelli o salse strane: solo un ottimo piatto, che ho saggiamente accompagnato da patate al forno invece che fritte.

Da assaggiare.

Dove
02 Restaurant
Corso di Porta Ticinese 6
Milano
Tel.  02 89420241