26 November 2014
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La colazione di Le Pain Quotidien (Francia)

Posted on 6 giugno 2014 by in Bar, Francia, Gluten free

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Lo so che si tratta di una catena alla stregua del milanese Princi.
Lo so che si trova più o meno in tutta Francia, dove ci son tante ottime panetterie (a dire il vero è sparso più o meno in tutto il mondo).
E sì, so che molti storceranno il naso.

La verità è che come mi sono trovata da Le Pain Quotidien durante le mie ultime visite é paragonabile a una grande e consolatoria salvezza.
Tipo quando brancolate da un’ora senza aver bevuto nemmeno un caffè, o la cena della sera precedente vi ha lasciati insoddisfatti e affamati.
Sia a Aix-en-Provence sia a Marsiglia mi sono rifatta, e posso consigliare:

a) il tortino al cioccolato gluten-free, che praticamente è fatto di cioccolato puro e scatenerà più endorfine nella vittoria dei Mondiali del 2006;

b) i croissant sono un tripudio di burro e croccantezza, proprio come devono essere;

c) infine, la marmellata di albicocche, di cui avrò mangiato metà barattolo da sola.
Prassi vuole infatti che sui tavoli ne siano posati diversi per la colazione e che io me ne sia servita, prima timidamente poi a cucchiai colmi. Piena di pezzi enormi di frutta, non troppo dolce e sollecitava il risveglio con il suo profumo primaverile. Perché non ne abbia comprato sei vasetti è tutt’ora un grande mistero, e sono ancora alla ricerca di un degno sostituto (anzi: suggerimenti?).

Gustarla con un sottofondo di musica classica e i raggi del sole di Aprile che filtravano tra le vetrate del negozietto di Marsiglia è una di quelle immagini che si sono radicate nella mia mente.

Insomma, tenete ben presente Le Pain Quotidien e non sottovalutatene la bontà.
Infine, se ci passate davanti… mi portereste un barattolo della sopracitata marmellata? Merci.

Il maigret de canard de Le Comté d’Aix (Aix-en-Provence)

Posted on 14 maggio 2014 by in Francia, Secondi Piatti

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Torniamo in Francia, invadiamo la Provenza, fermiamoci a Aix-en-Provence.

Oh, quanto sarebbe bello avere il teletrasporto e arrivarci in pochi secondi! Una città così adorabile merita più visite e guarisce da numerosi mali, tra cui ansia/nervosismo/logorio/rassegnazione: basta bere un caffè in una delle piazze, perdersi tra le viuzze o mangiare il maigret de canard con trittico di verdure da Le Comté d’Aix.

Che poi, vi ho già fatto il programma di viaggio: cosa volete di più?

Il caso (e il controllo incrociato dei giudizi su Internet) ha portato me e i miei affamati amici presso questo ristorante, che serve specialità francesi con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Dopotutto non è possibile tornare senza aver assaggiato le canard, no?

Il posto è piccolo e intimo, con la cucina che s’intravede sul fondo, ordinata, lucente e senza porta; il cameriere è solerte, gentile e parla diverse lingue nel caso in cui abbiate bisogno di spiegazioni approfondite sui piatti scritti su una lavagna di ardesia. Non c’è moltissima scelta ma tutto ciò che abbiamo assaggiato era ottimo.

Passando al piatto protagonista, le fettine d’anatra erano disposte a raggiera e accompagnate da patate schiacciate, un tortino di pomodoro e erbette saltate. La carne era cotta alla perfezione, succosa, deliziosa, e ci ha ridato fiducia nella cucina francese dopo diverse brutte avventure (vedi Nizza). Boccone dopo boccone una soave felicità française si è espansa sui nostri volti, facendoci sentire parte di quell’atmosfera tranquilla e primaverile. Quanta soddisfazione!

Per finire, passiamo alle importanti note a margine.
Se volete provarlo dovete prenotare o presentarvi presto: nel giro di pochi minuti si è riempito (soprattutto da francesi: noi forestieri eravamo la netta minoranza).

Dove
Le Comté d’Aix
17 Rue de la Couronne
Aix-en-Provence (Francia)

La cena dell’incubo: l’Escalinada (Nizza)

Posted on 9 maggio 2014 by in Francia, La Regal Débâcle, Nizza

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Sono poche le volte in cui scrivo di qualcosa che non mi è piaciuto, che mi ha fatto provare orrore, raccapriccio e fatto venire la voglia di ribaltare il tavolo con tutte le sue posate, rispondere male al cameriere in cinque lingue e andarmene così leggermente sdegnata: ecco, a Nizza ho avuto la “fortunata” occasione.

Io, l’amico del “Gira a destra” che poi non gira e la patrona del sedile dei passeggeri abbiamo seguito un consiglio di un blog e siamo rimasti veramente… fregati: una di quelle cene da dimenticare o raccontare ai posteri ballando “I’m a survivor” delle Destiny’s Child.

Forse l’apparenza poteva suggerirci qualcosa – tovaglie a quadrettoni, menù appeso, specialità improbabili – ma quella recensione era promettente, tanto da affrontare piatti da 18-28 euro. Ma sì.

Ordino un polpo alla nizzarda, che il cameriere mi descrive come cotto nel pomodoro e zafferano e accompagnato da riso mentre i miei commensali prendono una pasta con carne dal nome veramente improponibile (e che non scriverò affinché il SEO non lo intercetti).

Sono sicura che il baldo personaggio pensasse di avere a che fare con i primi tre capitati, che magari viaggiano poco, non conoscono i sapori autentici dei cibi e si lasciano affascinare da qualche battuta spiritosa: non sapevano con chi avevano a che fare.

Il mio simpatico piatto di polpo surgelato e affogato nel pomodoro, senza il minimo sentore di zafferano, era stato evidentemente appena tirato fuori dal microonde. Sì, so che capita spesso nei ristoranti ma questa volta era così evidente ma risultare imperdonabile. Sul riso c’era una patina compatta, segno che manco si erano presi il disturbo di mescolarlo.
Il sapore? Inesistente.
La consistenza? Gommosa.
Orribile? Abbastanza, ma credo mai quanto quello che hanno mangiato gli altri due avventurieri: gli gnocchi verdi erano affiancati da cubotti di carne di manzo stracotta con la relativa salsa, ed era così poco invitante da poter vincere dei premi di categoria. Azzardandomi ad assaggiare ne ho avuto la conferma: terrificante. Un impasto scomposto e sgradevole.

Manca solo che ve ne riveli il nome: Escalinada.

Che sull’internet se ne trovino recensioni buone è imputabile, a mio parere, a una precedente gestione, a commenti falsi o alle basse aspettative dei precedenti commensali: la nostra è stata un’esperienza imperdonabile.

Ho reso bene l’idea?
Salvatevi almeno voi!

La socca di Chez Pipo (Nizza)

Posted on 30 aprile 2014 by in Francia, La sagra del carboidrato, Nizza, Piatti unici

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Tornata dalla Provenza con la certezza del viaggiare come bisogno necessario e incontrovertibile, metto insieme i pezzi, i ricordi e le sensazioni per non dimenticar niente e, ovviamente, inchiodo i sapori in quella bacheca del cibo che è il mio cervello (so che non mi avreste perdonato un “pinno”).

Se è vero che in giro per la costa francese persino io ho miseramente fallito, non si può dire che in altre non abbia trionfato, a partire proprio dalla prima tappa.

Nizza.
Arriviamo in questa sorprendente città giusto in tempo per il pranzo, dopo una sveglia a orari impossibili. Vado a colpo sicuro, trascinando i miei compari con tenacia o un po’ di senso dell’orientamento, e arriviamo da Chez Pipo per assaggiare la socca (pronunciata soccà, à la française, e non sòcca, che pare un’esclamazione bolognese).

Non posso dire che sia una specialità così famosa ma a Nizza spopola e tutti i ristorantini-barettini-bistrottini-chioschettini la propongono. Provarla era un imperativo: prima di partire ho studiato e scandagliato tutte le recondite profondità del web per capire quale fosse la migliore. Ci sono riuscita? Avrei bisogno di altri termini di paragone per esserne certa ma la doppia porzione che ho ordinato testimonia il mio apprezzamento.

Di cosa si tratta? La socca può essere definita una farinata di ceci cotta in grandi teglie rotonde di ghisa dentro a imponenti forni. E’ sottile, con la superficie leggermente abbrustolita e ha il gusto dei cibi semplici e genuini: gli ingredienti sono pochi, gli stessi da decenni.

Da Chez Pipo potete ordinarne la porzione “simple” o “doppio” (si consiglia quest’ultima!) e assaggiare altre specialità nizzarde come la pissaladiere (una sorta di focaccia sottile con cipolla e olive nere) e le diverse tapenade (salse e paté da cospargere su crostini). Visto che la socca viene cotta al momento e servita ancora calda l’attesa può risultare lunga, quindi consiglio di ordinare anche questi piatti.

Un ulteriore punto di forza? Il prezzo, veramente contenuto: con poco più di una decina di euro assaggerete tutto.
Però fate attenzione: questo locale è sempre pieno quindi vi consiglio di andarci presto e senza indugio (soprattutto se volete mangiare ai tavolini nel dehors). Dai, ci vuole solo un minimo di organizzazione: non lasciatevi spaventare.

Dove
Chez Pipo
13 rue Bavastro
Nizza

L’anatra alle prugne de L’Été en Pente Douce

Posted on 8 novembre 2012 by in Francia, Secondi Piatti

Parigi è una città in cui il vivere pare così lieto, poetico e stimolante da domandarsi perché, perché non prendere un aereo e rifugiarvisi per un weekend, una settimana, un mese o una vita? E non ditemi “No, i francesi sono antipatici!“, non cadete in questo stereotipo! Chissà cosa diranno di noi italiani, loro.

Qui potete andare, preferibilmente quando c’è bel tempo, in uno dei miei angoli preferiti al mondo, che più mi ispira relax.
Siamo a Montmartre, abbiamo scalato numerosi gradini e salite, e siamo giunti in una piazzetta connotata da grandi alberi ombrosi, un parchetto, viuzze che si uniscono e una lunga scalinata che conduce al Sacre Coeur.

Qui trovate l’Été en pente douce, un ristorantino colorato e festoso, con tanti tavolini disposti all’aperto, un po’ alla rinfusa, e sottili sedie di metallo.

Non vi sentite già meglio, immaginando di accomodarvi e assaporare in primis il gentile sole?

Parlando di cibi, il mio consiglio è quello di assaggiare la demi-canard en croute de sel avec les pruneaux, ovvero mezza anatra in crosta di sale con prugne, una specialità un po’ complicata da preparare che non si trova certo facilmente, anzi: sul menù ci tengono a far sapere che preparata così la si può trovare solo in due posti. La mia testa dice “Ok, la devi provare“.

Arriva questo grande piatto con l’anatra ancora ricoperta dalla crosta di sale, dura e dal colore grigiastro, e subito cerco di romperla con le posate. Ecco, non si fa: la cameriera giunge in mio soccorso mostrandomi che bastava alzarla e girarla per liberarne l’abbondante ripieno.
La mezza anatra è lì che mi aspetta, cotta e avvolta in questa densa salsa composta da prugne e verdurine à la julienne, molto corposa, ovviamente dolciastra, ricca.

Il primo boccone ha dei sapori così particolari da far suonare diversi campanelli e scuotere delle sensazioni sopite: già la carne di anatra non rientra tra le mie solite consumazioni, e risulta piacevolmente gradita, ma unita a questo composto – quasi una marmellata con prugne a grossi pezzi – si è imposta nella mia memoria gustativa come uno dei sapori più originali dell’estate.
Rallegrare e mettere alla prova le papille è uno dei miei passatempi prediletti, l’avrete percepito.

L’unica controindicazione va alla porzione, che è molto abbondante: io non ho avuto problemi a divorare anatra, prugne e ogni piccolo pezzo di verdura, ma io ho anche delle skill d’appetito non comuni!
La soluzione ideale è condividerla con qualcuno insieme a una degustazione di formaggi, un altro cavallo di battaglia de L’Été en pente douce, utile anche per spezzare i sapori.

E ora ditemi se non vi sentite già dentro un piccolo sogno!

Dove
L’Été en Pente Douce
Rue Muller 23
Parigi

Regali compleanni e maestose fondute parigine

Posted on 1 ottobre 2012 by in Francia, La Regal Assaggiatrice, Piatti unici

Festa, gioia e gaudio in tutto il regno e in ogni dove!
Indossate l’abito da festa, rispolverate le bandiere inglesi e iniziate a sventolarle al mio passaggio, mangiate un doppio hamburger cheddar e bacon, spillate le migliori birre, lanciatevi in un delirante shopping online!

Insomma, tutto sto macello ha una semplice motivazione: oggi è il compleanno della sottoscritta, della qui presente, di codesta assaggiatrice con velleità reali, di questa mangiatrice furente, di questa svuota frigo e distruggi dispense, di questa saccheggiatrice di ristoranti.

Per festeggiare degnamente occorre che vi sveli finalmente qual è il mio piatto preferito in as-so-lu-to, quello che mi fa perder il lume della ragione, quello che fa sempre “party“, “occasione speciale“.
Ho tenuto tale confessione per un’occasione di tutto rispetto: idealmente nella mia testa tutti oggi dovrebbero mangiarlo, mentre io torno con la mente ai compleanni passati, quando era tradizione prepararlo.

Si tratta infatti di una specialità francese che non si trova facilmente nei ristoranti, e che necessita di un’attrezzatura speciale per prepararla che non molti possiedono.

D’accordo, non voglio tenere la suspance ancora per molto (anche perché avrete sicuramente letto il titolo, quindi…).

Il mio piatto preferito in tutto l’universo è… la fonduta bourguignonne!

Mi piace l’aspetto conviviale e giocoso, le innumerevoli varianti, la quantità pressapoco infinita di contorni e salsine, di tipi di carne. Poi i piatti, le forchettine, la ciccia che sfrigola dentro l’olio (o il brodo) fino alla cottura preferita, e chiudo un occhio sull’inevitabile macchia che finisce sulla maglietta. Il tempo che intercorre tra un boccone e l’altro viene riempito da chiacchiere e lazzi, e scorre assai veloce e lieto.

Quindi, ove mangiare una fonduta come si deve e in un ambiente a dir poco – e perdonate il “bolognesismo” – da ballotta?
A Parigi, manco a dirlo!
Sì, lo so, proprio dietro l’angolo, ma le cose o si mangiano bene o niente.

Quindi recatevi presso Le Refuge des Fondus, un ristorantino assai piccolo che non piacerà ai più snob. Talvolta però anche una regina deve togliere la corona e lasciarsi un po’ andare no? Inoltre, quando per prendere posto occorre afferrare la mano del cameriere, salire in piedi su una sedia e scavalcare la lunga tavolata, ci può essere qualcosa di pseudo-regale.
Oltre a trovarvi seduti accanto a emeriti sconosciuti (due neozelandesi da una parte e due italiani dall’altra), potrete ammirare le numerose scritte su pareti e soffitto, lasciate per lo più da studenti in Erasmus, e bere il vino rigorosamente da dei biberon (e non c’è altra scelta, quindi…), il che può causare una certa perplessità iniziale ma divertimento generale.

Si può ordinare solo fonduta, o di carne (bourguignonne) o di formaggio.
La mia preferita è senza dubbio la prima, ma con la seconda potreste mangiarci in quattro: caso vuole che i due italiani sopracitati chiedano di fare una condivisione di fornelletti e dividere i due tipi, e si accetta volentieri.

Prendete le forchettine, infilzate i cubetti di manzo e metteteli a cuocere nell’olio bollente della casseruola. All’inizio dovrete attendere un minuto nemmeno – l’olio sarà incandescente – ma col passare del tempo dovrete lasciarli un po’ di più.
Togliete dalla forchetta, immergete nella salsina prediletta, soffiate per evitare un’ustione di sesto grado e gustate, assaggiate il prelibato bocconcino!
Nel mentre buttatene dentro un altro, tra un sorso di vino e due chiacchiere con gli altri commensali. Buttatevi, siate socievoli, non potete sottrarvi.

Se quella di formaggio vi ispira di più non potrei darvi torto: dopotutto questa foto esprime quanto possa essere invitante.

Se ne avete la possibilità andateci e gioitene, mentre se non siete in quel di Parigi unitevi a me in un regale brindisi!

Anche le regali assaggiatrici invecchiano.
Lunga vita al frigo!

Dove
Le Refuge des Fondus
17 rue des Trois-Freres
Parigi

Ode alla Bretagna: la Creperie Broceliande (Parigi)

Posted on 19 settembre 2012 by in Dolci, Francia, Piatti unici

Come ormai sapete, se in cucina sono un’inetta totale almeno le crêpes le so preparare: nella desolazione del mio ricettario, che se esistesse sarebbe composto da poche pagine, almeno quelle comparirebbero assai fieramente, in più varianti.

Questo comporta che io ne sia una giudice piuttosto severa, pronta a stroncarle per una lunga sequenza di parametri.

Capita poi che vado a Parigi e riscopro le crêpes bretoni, quelle originali, “dure” e pure, che un po’ si differenziano rispetto alle classiche per impasto e preparazione. Così torno a quando avevo otto anni e ho visitato la Francia per la prima volta, lasciando un frammento di cuore in una creperia dagli infissi color carta da zucchero, gli interni poco alla moda e le mie prime crêpes, salate e dolci, deliziose oltre ogni dire.
Il tempo ha corroso il ricordo del nome di questo ristorante della Bretagna, ma non il sapore: presso la Creperie Broceliande i miei ricordi hanno preso il sopravvento. Sì, io e Proust potremmo essere stati vicini di banco, in un’altra vita.

Scopro il posto grazie a Tripadvisor: negli ultimi tempi mi aveva rifilato una sequela di sole mica male, ma questa volta le sue recensioni erano numerose e corrette.

Siamo nel quartiere Montmartre, nei pressi della stazione Abbesses, a pochi passi dal Moulin Rouge, e in una viuzza piena di locali e ristorantini si trova questa creperia dalla forte impronta bretone, dall’arredamento semplice e quadri di re, cavalieri e regine leggendari appesi alle pareti.
Il menù è più che esteso, e nel caso in cui siate indecisi tra una galette salata e una dolce potete ordinare il vantaggiosissimo menù e prenderle entrambe, accompagnate da una coppa o di sidro di mele o di succo. Il totale? € 9. La qualità? Ottima.

Assaggio la galette Parisienne, contraddistinta da prosciutto, formaggio, funghi e un tocco di panna: si presenta come un triangolo ripiegato, con una pasta scura di grano saraceno e un pizzico di formaggio, che in cottura rende il tutto più croccante e irresistibile, il tipico piatto di cui non lasci nemmeno una briciolina. Aggiungiamo un petit morceau di burro, e il gioco è fatto, sarete caduti nel tunnel. Occorre precisare che non esplodesse di ripieno, ma fa parte del menù-prezzo-vantaggioso, suppongo.

La crepe dolce invece era piena di caramello. Salato. Fatto in casa.
E con queste poche parole avete capito che mi ha conquistata, perché io col caramello salato non sono mica obiettiva.
Tagliandola a metà una colata di codesto divin nettare si è spanso per il piatto, vellutato e voluttuoso, con quel forte sentore di salato in contrasto con la totale dolcezza, e la pasta di farina 00 sottile e dai bordini croccanti.

… e dopo tutto questo ben di Dieu, un pensiero mi sovviene: ma se aprissi un chioschetto di crêpes bretoni in quel di Milano, con conseguente ingrasso? Certo, dovrei rifarmi il guardaroba, ma il bonheur sarebbe garantito.
In nome di tutti i cavalieri della tavola rotonda, proprio. O simili.

Dove
Creperie Broceliande
Rue des 3 Frères 15
Parigi

 

Il macaron con caramello al beurre salé di Pierre Hermé (Parigi)

Posted on 3 febbraio 2012 by in Dolci, Francia

Paris!
La Ville Lumiere!
La città dell’eleganza!
La nazione della Belle Époque!
La nouvelle cuisine!
Oh la la, le passeggiate di giorno sul lungo Senna, le camminate notturne tra viuzze soffuse e grandi boulevard!

Se non si fosse capito, questa regal assaggiatrice ama alquanto la capitale francese, e ci si sente piuttosto a casa, decisamente bene, come se la diffusa bellezza di palazzi e piazzette potesse arricchire la vita di tutti quei preziosi dettagli che solo certi sguardi sanno cogliere.

Diversi sono i posticini in cui mi piace andare e tornare, e tra questi non mancano quelli di carattere mangereccio. Dopotutto non avrete mica pensato che mi sarei fermata a Chez Miki, no?

Quindi ecco un consiglio ben preciso e diretto, forse un po’ scontato ma doveroso.

Parliamo di macaron.
Quanto se ne sente parlare ultimamente, quanto? Ora che Ladurée è a Milano ci sentiamo legittimati a ergerci esperti di questo dolcetto; ora che i corsi per imparare a prepararli aumentano di giorno in giorno tutti possiamo provare a ricrearli nella nostra cucina; ora che pure McDonald li ha presentati (che coraggio!), in molti ritengono di conoscerne tutti i misteri.

Ebbene, qui lo affermo: non si può parlare di macaron se non si ha mai sentito quelli di Pierre Hermé. E mi permetto di precisarlo subito: quelli parigini, di Pierre Hermé.
Mi è capitato infatti di assaggiarli anche nel negozio di Tokyo, ma l’entusiasmo non è stato equiparabile a quello suscitato presso la boutique di Rue Bonaparte, vero tempio di queste meringhette color pastello.

Quindi avvicinatevi, fate pazientemente la fila (senza intralciare l’ingresso del povero negozio Kiehl’s che sorge accanto!) e intanto cercate di decidere la vostra scelta. (altro…)

Un pranzo jap da Chez Miki (Parigi)

Posted on 6 dicembre 2011 by in Etnicità diffusa, Francia

Parigi è uno dei posti migliori al mondo in cui trovare cucine di diverse culture e, per esperienza personale, tra queste spicca quella asiatica: nel quartiere vicino alla metro Quatre Septembre si possono trovare tanti posticini deliziosi, spesso contraddistinti da una lunga fila all’esterno di persone in paziente attesa di entrare e mangiare. Ci sarà un perché, no?

Dimenticate sushi e sashimi, e addentratevi in scelte più azzardate: se non lo fate lì…! Coreani, cinesi, giapponesi, thai, … qualsiasi cosa desiderate potete trovarla!

Uno di questi ristorantini si chiama “Chez Miki“, e ci sono stata per la prima volta lo scorso Ottobre dopo quattro anni di sospirante anelar! Infatti ne avevo sentito parlar bene, anzi, benissimo, ma durante la mia penultima visita nella capitale francese l’avevo trovato chiuso. Questa volta mi è andata molto meglio.

(altro…)

La cioccolata L’Africain e il Mont Blanc di Angelina (Parigi)

Posted on 7 novembre 2011 by in Dolci, Francia

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Buon Lunedì alla coronata corte di The Royal Taster.
Il weekend vi ha fatto scoprire piatti sorprendenti o avete saccheggiato il reparto biscottini da intingere in the bollenti, da sorseggiare avvolti in un plaid?

Iniziare la settimana non è mai facile, e questo tremendo maltempo non aiuta: ritengo quindi essenziale rivolgere il pensiero a qualcosa di sublime.
Si tengano alla larga i disprezzatori del cioccolato e delle pasticcerie: oggi infatti si parla di Angelina!

Il mio primo incontro con questo salon de thé parigino è avvenuto ormai quattro anni or sono quando, sebbene l’Agosto fosse a dir poco afoso, entrai e ordinai le sue due specialità, ovvero la cioccolata calda L’Africain e il Mont Blanc. L’esperienza fu talmente entusiasmante da farmi pensare a tali delizie per lunghi mesi e poi tornarci alla prima occasione disponibile, ovvero a inizio Ottobre.
Le condizioni atmosferiche erano le medesime (un gran caldo), ma come avrei potuto rinunciare?
Quindi, accompagnata da Lawrence e dalla sua santissima pazienza (gli avrò fatto prendere due chili in tre giorni, tra café, ristoranti e macaron!), in un’assolata Domenica mattina ho varcato le porte di vetro di Angelina.

Io sono proprio il tipo di persona che rimane affascinata dai locali dallo stile antico, classico, sospeso tra la fine Ottocento e l’inizio del Novecento, quindi tra porcellane e divanetti, tappezzerie e stucchi, vetrate e cameriere in divisa mi sentivo proprio a mio agio. D’accordo, il personale non è proprio il massimo della simpatia, ma si faranno perdonare quando vi porteranno l’ordine al tavolo.

La cioccolata calda L’Africain è densa, ricca, corposa. Il sapore del cacao spicca, è una cioccolata fondente da gustare col cucchiaino o a piccoli sorsi. Le si deve dedicare tempo per essere apprezzata: se avete fretta non ordinatela, altrimenti vi risulterà estrememante stucchevole. (altro…)