18 December 2017
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La regal playlist e Libratone

Posted on 6 dicembre 2016 by in La Regal Assaggiatrice, MetalFood, Regali Eventi

libratone4Qualche tempo fa sono tornata a casa dopo una giornata travolgente, tosta, terribile.
Ho lanciato le scarpe attraverso la camera come se fossi un’atleta olimpica, aperto il frigo con abile mossa, stappato una birretta praticamente solo col potere dello sguardo, assaporato un lungo sorso e, sospirando, acceso un po’ di musica e mi son messa ai fornelli.
E voilà, è stata la svolta.

Da quel momento, in cui ho associato una “Supersonic” degli Oasis a un risotto con bourbon e speck, ho raffinato e arricchito questo regale rito, rendendolo molto liberatorio e necessario.
Sì, potete immaginarmi come una pseudo Bridget Jones che si sbraccia per casa armata di mestolo: dopotutto c’è chi in casa balla, c’è chi canta e chi, come me, s’approccia alla cucina con la delicatezza di Attila, consapevole di non esser osservata né giudicata da nessuno se non dalle pentole.

Da lì il passo è stato ancor più breve ed è nata una Regal Playlist, ovvero una sequenza di canzoni altamente folleggianti che non consentono ad anima viva dotata del minimo senso di ritmo di rimanere ferma.
E, soprattutto, è giunto il Libratone Zipp, che ha sostituito una cassa bluetooth dal suono mediocre e perennemente attaccata alla corrente.libratone2Il Libratone Zipp è uno speaker wireless ricaricabile (ha un’autonomia di 10-12 ore).

Esteticamente minimal e adorabile, è dotato di cover intercambiabili per adattarsi a ogni stato d’animo o arredamento (tipo che si abbina in modo eccellente al mio teschio-soprammobile).
La caratteristica che, ovviamente, mi ha più commossa è la qualità del suono: lo ZIPP è dotato di tecnologia acustica FullRoom™ e trasmette le onde sonore in tutte le direzioni della mia (piccolissima) casa. 

Grazie alla più che pratica maniglia è portatile, e ha trovato la sua collocazione naturale su una mensola o, ancor meglio, sopra al frigorifero (il centro nevralgico di casa mia).
Si comanda facilmente grazie a una ghiera touch presente sulla parte superiore e all’app proprietaria, con cui si può scegliere la modalità di connessione, Wi-Fi o Bluetooth. Mentre trovo quest’ultima perfetta per le playlist create sull’iPhone, il Wi-Fi è eccellente per accedere su Spotify, dove ho raccolto la delirante selezione musicale che accompagna i miei momenti in cucina:

 

Così ho abbinato un Reflektor degli Arcade Fire a un pollo thai col latte di cocco, una Breezeblocks degli Alt-J a dei zucchini noodles, David Bowie a un’insalata esotica, gli Interpol al brasato col vino rosso, i Kaiser Chiefs a una tagliata di pesce spada alla griglia, i Depeche Mode a litri di suadente cioccolata in tazza.
Se avete suggerimenti, integrazioni imprescindibili, consigli musicali che riescono nell’arduo compito di distendere i miei nervi mentre mi prodigo ai fornelli, son ben accetti.
Nel mentre ditemi che anche a voi, talvolta, capita la stessa cosa.

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I 5 consigli “food” del rientro

Posted on 28 settembre 2016 by in La Regal Assaggiatrice

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L’aperitivo de Il Bar della Rinascente

E così, dopo solo due giorni dal rientro a Milano, nel mio cervello è scattato qualcosa. Più precisamente si è accesa l’insegna del “E mò basta!“, con tanto di campanellini e luci a intermittenza in stile circo.

Basta a che? Al troppo che stroppia, al chi troppo vuole nulla stringe, all’eccesso di informazioni, comunicazioni, situazioni, al logoro e noioso che spesso invade senza chiedere permesso.

Sì, il viaggio in Cina ha prodotto effetti di un certo grado – provate l’ebbrezza di rimanere consapevolmente senza internet (la gioia!) e senza comodità (ciao acqua corrente) per qualche giorno e mi saprete dire – che mi hanno condotta al voler puntare su meno e meglio. Sconvolgente e necessario.
Giacché diverse faccende e vicende stavano contaminando proprio ciò che mi piace più al mondo – mangiare – ho preso dei provvedimenti, cinque piccoli escamotage per togliere, levare, respirare, che il mondo digital sa essere tanto gioioso quanto opprimente, soprattutto se preso a dosi massicce. Li condivido con voi, amici della dispensa. Metti mai che siano davvero utili:

1) Newsletter: “Unsubscribe” di massa
Che siano o no a tema “food”, c’è niente di più fastidioso delle newsletter che “parlano” a una massa indistinta e a cui non ricordate nemmeno di esservi iscritti.
Ho usato unroll.me per una prima scrematura e continuo ogni giorno nella rimozione spietata. Non ne sentirò la mancanza e il non dover perdere tempo mi rallegra;

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L’aperitivo di oTTo

2) gli Eventi
Qui applico una regola (o tegola, come suggerisce il correttore automatico) generale: se un’occasione si chiama proprio “evento” probabilmente non mi interessa.
Si tratta di una cena? Chiamala cena! Presentazione? Scrivi presentazione! Aperitivo, blog tour, conferenza stampa, scampagnata, raduno, ritrovo, spaghettata di mezzanotte, corso, lezione, olimpiade? Dillo!
Inoltre, con le dovute eccezioni, basta “showcooking”. Posso assicurare che non cucinerò mai nulla che ho visto preparare da uno chef magari estremamente capace (cosa che io non sono) che magari preferire conoscere meglio tramite due chiacchiere.
Infine se un “evento” dura più di due ore senza un motivo valido io lo chiamo “rapimento”.
Meglio una cena con gli amici.

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La meravigliosa tavola di @TheFoodorialist

3) Più posti del cuore, per favore
Diamo uno stop deciso alle mode passeggere anche nella ristorazione e fermiamoci, lasciamoci conquistare dai luoghi, dai sapori, dalle persone. Riscopriamo il piacere di quei posti sicuri in cui sentirsi a casa, un porto sicuro della pace dei sensi. Tipo Risoelatte, che in brevissimo tempo mi ha rapito il cuore (e di cui parlerò prestissimo, lo prometto)

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Risoelatte (Milano)

4) Il decluttering della credenza
Sto facendo un esercizio: affrontare la mia dispensa in modo metodico, cucinando e mangiando cibi per lo più strani che magari tenevo lì per occasioni speciali. Meno sprechi, meno spazio occupato, meno noie.

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Insalata di avocado, uova sode, pomodorini, taleggio e mandorle

5) Vecchie e nuove letture
Mettete dei nuovi blog nel vostro RSS reader. Rimuovete quelli senza carattere o chiusi da tempo immemore e date linfa vitale alle vostre giornate. Ultimamente io non posso più fare a meno di:
Paleo alla Milanese, nato da un esperimento positivo di Andrea, uno dei più interessanti sul tema alimentazione;
Minimoblog, dove il decluttering regna;
Foodie Meetup, con la loro freschezza e le meravigliose foto.

Sì, lo so che parlare di “rientro” a fine Settembre è un po’ fuoriluogo ma rimettere le priorità al proprio giusto posto non ha alcun limite. Soprattutto se si parla di cibo.

Le mie adorate Storie di Cucina

Posted on 29 gennaio 2015 by in Son esperienze

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Sempre più spesso mi accorgo di aver gusti e preferenze dettati inconsapevolmente dai miei sensi.
E’ come se il mio corpo mi conoscesse meglio della mia mente e le sussurrasse dei messaggi per farle prendere una scelta, per indirizzarla, sobillarla, come un innocente complotto.
Che ciò riguardi anche e soprattutto il gusto è eclatante.

So che per combattere la stanchezza mi occorre un sapore salato, che tisana e biscotti mi consentono sonni placidi, che i tortellini di mia nonna solleticano la memoria. Mi rendo ormai conto dei poteri rigeneranti di una fiorentina, della scellerata felicità che mi procura la liquirizia, della consolazione procurata da un piatto thai. E ancora, la sensazione di placidità di un risotto, l’allegria di un cesto di pop corn, il divertimento del sushi.

Tutto nato nelle cucine della mia infanzia: mi nascondevo sotto al tavolo e aspettavo che le nonne facessero pendere la sfoglia appena tirata per pizzicarla e rubarne dei pezzi, mi armavo di cucchiaio di legno per raccogliere la pasta della pizza o delle tigelle ancora cruda rimasta attaccata alla ciotola, e sapevo di scappare al primo sentore di fegato con le cipolle.

Sono nata avvolta da una poesia semplice e spontanea che mi porta a sentire i sapori,figurarli nella testa, collegarli a ricordi e volerli raccontare a tutti affinché molti possano capirli e farne esperienza (forse l’avrete capito). Dicono sia l’esser bolognese, e un po’ ne son convinta anch’io.
Altrettanto adoro sentire le storie che riguardano le faccende di tavole, cucine, credenze, frigoriferi, spese, piatti e dispense: mi parlano in modo chiaro e diretto, come se condividessimo un codice segreto, lo stesso linguaggio.

Da oggi, Giovedì 29 Gennaio, alcune di queste bellissime fiabe culinarie diventano protagoniste di “Storie di Cucina“, collana edita da Corriere.
Ogni settimana ne trovate una nuova in allegato al giornale, in un’edizione curata e pure graficamente adorabile.
Oggi iniziamo con “La parte più tenera“, ma si proseguirà col divertente “Julie & Julia“, “Un filo d’olio“, “Pomodori verdi fritti” e l’imprescindibile “Chocolat“.
E’ il caso di dire che si tratta di libri da “assaporare” tenendo a fianco una leccornia per calmare l’inevitabile acquolina, o da utilizzare come spunto e ispirazione: magari diventerete eccellenti cuochi come Julia Child o conquisterete il cuore di un gitano con del cacao, fino a parlare della vostra cucina come un luogo imprescindibile come in “Kitchen” di Banana Yoshimoto.

Potreste addirittura percepire i sapori attraverso le parole. Un grande beneficio per la linea, o no?
In ogni caso l’unico rischio è quello di dimenticare una torta in forno per il rapimento, ma ogni appassionato di cucina lo correrà volentieri.