20 September 2017
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La cilentana del Pomodoro & Basilico (Torino)

Posted on 6 novembre 2013 by in La sagra del carboidrato, Piemonte, Torino

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E se vi dicessi che in questo ponte novembrino ho mangiato una delle migliori pizze di tutta la mia vita voi quanto ci mettereste a proclamarmi guerra? La pizza è uno di quei temi che accende l’animo più quieto, e trasforma molti in feroci battaglieri.

Io vi aspetto, con le mie regali armate nere, per sfidarvi in un Risiko gastronomico e, visto che ai dadi non c’ho gran fortuna, proverò a difendermi e attaccare a parole.

Siamo a San Mauro Torinese, appena fuori dal capoluogo piemontese, sulla riva del Po. Qui trova dimora Pomodoro e Basilico, un tempio dell’acqua e della farina, del lievito madre e dello Slow Food, un’istituzione locale pluri-premiata, riconosciuta e attestata, certificata e dalla qui presente comprovata. Dopotutto tre spicchi della guida del Gambero Rosso non saranno mica stati dati a caso!

Il locale è piccolo – prenotare risulta essenziale – e accogliente, con un bancone su cui trionfano bottiglie di birra artigianali, barattoli di pomodori e gli attestati già nominati.

Il menù è suddiviso per ingrediente protagonista della pizza, dagli straccetti di burrata al fior di latte, a cui è anteposto l’avviso/consiglio di non modificare le pizze proposte. Volete aggiungere sei etti di ciccioli? Potrebbero giustamente rispondervi con un segno “ma anche no, gustate le nostre proposte e state calmi“.
Su una lavagna sono scritte anche le due pizze gourmet della serata, per i palati avventurieri.
Di gran pregio risulta la carta delle birre, che ospita alcuni birrifici artigianali di cui noi italiani ci dovremmo fare grandissimo vanto.

Inoltre – e poi entriamo nel vivo dei sapori, promesso – potete adottare la sublime pratica del “giropizza“, ovvero ordinarne diverse che vi saranno portate al tavolo una alla volta e già affettate, per gustarle appena uscite dall’enorme forno a legna e percepirne ogni minima sfumatura.

Quindi prendete armi e bagagli, qualche amico gran mangiatore e modestamente bevitore, prenotate e ordinate.
Tra le sette pizze scelte – al tavolo eravamo in sei, non spaventatevi! – non ho molti dubbi sulla mia preferita: la cilentana.

Un tripudio di pomodoro San Marzano dolcissimo, che mai ha conosciuto acidità in vita sua, steso in abbondanza sulla pasta in cui la presenza del lievito madre si sente chiaramente e, sì, fa la differenza. Aggiungete delle fette di strepitosa salsiccia rossa di Castelpoto, un’abbondante grattata di cacioricotta e un filo d’olio.
Poi piangete per la commozione – è prescritto e consigliabile, non frenate l’emozione! – e poi scambiate due parole col proprietario, Patrick, che tiene molto alla buona riuscita della cena.

C’è da dire che il prezzo è un pochino sopra la media della zona, ma se siete abituati ai prezzi milanesi o bolognesi non vi stupirete granché.

Seguite i vostri gusti personali o lasciatevi consigliare: con 54 pizze in carta e le gourmet a sorpresa di certo troverete qualcosa di cui innamorarvi.

Vi ho sufficientemente convinti? Ho raggiunto l’obiettivo? Ordunque riponete i vostri carrarmati di plastica e dotatevi di coltello e forchetta.

Dove
Pomodoro e Basilico
Via Martiri della Libertà 103
San Mauro Torinese (To)
Tel. 011 897 3883

Il goulash di Eataly (Torino)

Posted on 18 febbraio 2013 by in Piemonte, Secondi Piatti, Torino

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Uno dei posti in cui riesco a esprimere al massimo il mio amore per tutto ciò che riguarda il cibo è sicuramente Eataly, a Torino: bisognerebbe filmarmi mentre ne varco le soglie e, ecco, improvvisamente cambio espressione, gli occhi brillano, mi si apre il cuore, mi emoziono tra scansie di sughi, saltello felice ammirando la perfetta disposizione dei limoni di Sicilia, mi soffermo al banco della carne, studio con aria da intenditrice il pesce fresco, con una giravolta mi volgo verso l’area caffè e sospiro tra la pasta. Sapete Biancaneve che canta con gli animali del bosco? Praticamente sono io.

Quando si tratta di scegliere il ristorantino in cui mangiare mi vengono numerose ed esistenziali incertezze: la vasta scelta e la grande qualità mi provocano le vertigini, e se potessi passerei dalle verdure alla carne, dal pesce al reparto pasta/pizza come se niente fosse, nello stesso giorno.
Praticamente Eataly è il mio luna park preferito: ci mancano solo la musichetta vagamente circense, i festoni e le luci colorate.

L’ultima volta, un paio di weekend fa, ho raccolto tutte le mie forze mentali e mi sono ricordata del ristorante sotterraneo, quello dedicato all’esaltante mondo della birra. Mi ci sono praticamente lanciata, dritta come la più precisa freccia, e ho conquistato al volo i posti presso il bancone, per me e i miei amici, ordinando a gran voce “Oste!” (no, questo non l’ho detto) “Goulash e weiss!“.

Il teutonico piatto è comparso in breve tempo al mio cospetto, e io l’ho contemplato con immensi e adoranti sospiri, congiungendo le mani e sorridendo (‘na pazza, insomma).
Il goulash era accompagnato da un tortino di verdure, così saporito (c’era la panna, che rende tutto sublime) e vellutato da rapire numerose esclamazioni di apprezzamento da parte mia e dei miei amici buongustai.
Una disanima del goulash? Tocchetti di carne tenerissima (La Granda è sempre una sicurezza), sapientemente immersa in questa salsa di pomodoro leggermente speziata ma non piccante. Sorseggiando la weiss si potevano socchiudere gli occhi e immaginare di essere in Germania, e non ci sarebbe stato nulla di strano.

Ormai lo sapete, io con i piatti a base di carne ho un rapporto più che privilegiato, non ne sarei mai sazia, e infatti ho gentilmente attaccato anche quello della mia compare (ciao Giulia, ciao), che rischiava di essere abbandonato. Non sia mai, che poi gli dei di Asgard e tutti gli eroi wagneriani piangono! Al goulash occorre fare molto onore.

Proseguite poi con un giro per gli incantevoli scaffali, e se l’abbiocco vi coglie rivolgetevi presso l’area caffè, e gustate una delle loro miscele.
Ah, Eataly! A tutto ha una soluzione!

Dove
Eataly
Via Nizza 230
Torino
Tel. 011 1950 6801

I ravioli brasati della Grande Muraglia (Torino)

Posted on 10 gennaio 2013 by in Etnicità diffusa, Piemonte, Torino

Per Capodanno sono stata nel mio rifugio preferito, Torino: se mi seguite su Twitter e/o Instagram lo saprete bene, visto che ho colto l’occasione per girare tra vie già conosciute ed esplorarne di nuove.
L’essere insieme ai miei amici storici ha prodotto un effetto, fatto che si verifica ogni volta che ci raduniamo: il nostro appetito cresce esponenzialmente. Persino Einstein avrebbe scritto una formula per confutarlo, se ci avesse conosciuto.

Così una sera una mia amica – Daniela, Nostra Signora dei Peperoni – ha proposto di andare a mangiare in uno di quei rari ristoranti cinesi autentici d’Italia – la Grande Muraglia – invocando una loro specialità: i ravioli brasati.

Io, seduta alla sua destra, mi sono voltata a rallentatore nella sua direzione, spalancando gli occhi, con i tratti del viso che si distendevano e illuminavano come solo davanti a un’apparizione magica, mi sono alzata e gridando un “YEEES, PLEEEASE” l’ho abbracciata.

Un entusiasmo più che giustificato, dato che io quei raviolini già lo avevo assaggiati e ne ero stata conquistata.

Diete detox tra una festa e l’altra, per me siete un mistero.

E fu così che io e quelle teste coronate dei miei amici siamo andati al ristorante, abbiamo preso possesso di un tavolo e abbiamo ordinato sei porzioni di ravioli brasati. Sei. Giusto per stare sul sicuro.

L’attesa era fremente: chi di noi li aveva già assaggiati non aveva fatto altro che decantarli agli altri, descriverli con tutte le parole più auliche esistenti, sussurrarne i pregi.

La cameriera porta infine questa grande pirofila ricolma di ravioli ripieni di carne macinata e brasati, posandola sul piano girevole al centro del nostro tavolo tondo.
Noi ci guardiamo con occhi di sfida, allungando la mano per far ruotare i raviolini nella nostra direzione il prima possibile.
Infine mi servo, e ne rifaccio la conoscenza.

La particolarità di questi ravioli fatti a mano sta appunto nell’essere cotti prima al vapore poi passati in padella dove vengono brasati: i bordini si abbrustoliscono, sono croccanti al punto giusto e acquisiscono maggior sapore.
Questi ravioli sono inoltre più piccoli del solito e assai leggeri, quindi si rischia di mangiarne uno dopo l’altro che manco fossero ciliegie, senza accorgersene, intingendoli in una salsa di soia acetata.

Se volete provare questi ravioli e altre specialità della vera cucina cinese, la Grande Muraglia di Torino è ottimale: l’ambiente è davvero simile a quello di tanti altri ristoranti del genere, ma la cucina è un passo avanti. Oltretutto è frequentato proprio da molti cinesi, che ordinano i loro veri piatti tradizionali.
Infine, il prezzo è davvero più che conveniente.

Cosa volete di più?!

Dove
La Grande Muraglia
Corso Emilia 2
Torino
Tel. 011 5539420

 

I pancake di Ricreazione (Torino)

Posted on 4 dicembre 2012 by in Dolci, Piemonte, Torino

Sei a Torino.
Ti ci sei rifugiata all’ultimo secondo, quando hai capito che un weekend a Milano sarebbe stato deleterio.
Hai chiesto asilo politico alle persone giuste, che hanno spalancato porta di casa e braccia.
Pioviggina. Fa freddo, ma non troppo.
Hai indossato un maglione pesante, a maglie grosse, come se fosse un’armatura.
Esci di casa e sei subito in centro, al Castello. Nonostante il tempo non eccellente c’è una luce potente. Ti avvii verso via Roma mentre un gruppo rock svedese ti da una poderosa sveglia, poi giungi in piazza San Carlo, sfili davanti ai caffè storici e incontri un’amica che ha le idee molto chiare, e che ti conduce da Ricreazione, nuovo american coffee bar & restaurant dall’atmosfera molto pacifica, rilassante, curata e un piacevole silenzio interrotto da una colonna sonora natalizia (non sfidate il mio lato luminoso della forza: avendo militato in diversi cori di musica sacra in giovine età so tutti i canti possibili), in cui tutto è “carinissimo”. È quello che ci vuole, decisamente.

Sfogliando il menù per la tarda colazione/brunch/merenda (diverso da quello del pranzo/cena) si trova la caffetteria, la pasticceria, il reparto dolci e una nutrita serie di the, infusi e bouquet che fanno piacere a un’amante del genere.

E mentre Pavarotti mi canta un Adeste Fideles io opto per dei pancake con yogurt e frutta e un the bouquet.
Arriva questo piattino con diversi pancake di piccola dimensione impilati l’uno sull’altro inframezzati da cubetti di kiwi, ananas, mela e pera e ricoperti da una colata di bianco yogurt. La sola visione mi risolleva.
In una teiera di vetro il bouquet si sta aprendo: si tratta di un cestino di the verde chiuso che stando in immersione si schiude proprio come un fiore. Delicato e meraviglioso da vedere.

I pancake sono gustosi (anche se occorre dire che erano preparati in precedenza, quindi non caldi), un toccasana per l’umore; la frutta fresca e lo yogurt li rendono perfetti per una colazione o una merenda, perché ne stemperano la dolcezza e regalano un’ottima dose di carica mattutina.
Inoltre sono tanto belli alla vista, così deliziosamente presentati. Non avete idea del sospirone commosso che ho fatto!

Se siete dalle parti di Torino e avete bisogno di una coccola, Ricreazione è il posto più adatto: prendete una persona fidata, qualcosa di buono, un the o infuso che vi scaldi il cuore e rilassatevi.
Avete mai ricevuto istruzioni più precise e invitanti? 

Dove
Ricreazione
Via Bruno Buozzi 3
Torino
Tel. 011 5537463

Le cronache del Salone del Gusto di Torino

Posted on 29 ottobre 2012 by in Regali Eventi, Torino

È con un entusiasmo tenuto a freno che vi riporto le cronache post Salone del Gusto, che mi ha vista presente nella giornata di Sabato.
Moderato perché questa volta, alla mia seconda partecipazione, ho deciso di valutare sia i pro sia i contro, e evidenziare ogni aspetto oltre il “Saltello felice da uno stand all’altro con lo sguardo di una persona che non ha mai visto un prosciutto o che non assaggia cibo dal lontano ’85“, mood che interpreto perfettamente.
Sì, se avete visto una tizia assai alta con pantaloni burgundy, magliettina nera e un’enorme borsa di pelle a spalla contenente ogni bontà, che si muoveva qua e là con gli occhi spalancati e parlava con tutti gli espositori, quella ero io.

Quest’anno è più difficile – rispetto a due anni fa – stilare una classifica dei cibi preferiti, un po’ perché della mia top 3 ne ho ritrovato solo uno immutato nella bontà (il maiale nero dei Nebrodi), mentre non ho visto Occelli e sono rimasta delusa dalle salsicce crude di Bra (nella scorsa edizione, a mio parere, meritavano di più), un po’ perché ho assaggiato davvero la qualunque, e ritengo più opportuno fare delle menzioni, dei “pensierini” tra il caustico e l’adorante!

Iniziamo.

1) Premio “Due euro per un assaggio? Da noi no!” allo stand dello stufato alla sangiovannese, che aggratis davano un piatto abbondante di assaggio, tanto che abbiamo esitato a lungo cercando la cassa. Squisito, hanno sicuramente conquistato avventori al prossimo palio;
2) Premio “Come ti racconto come viene fatto questo formaggio io, nessuno mai” va ai Formadi Frant, che prendono le forme esplose durante la stagionatura e le recuperano reimpastando il formaggio con pepe e panna. La passione con cui l’esperto mi ha spiegato ogni passaggio mi ha letteralmente conquistata;
3) Premio “Scontrino vagamente sbagliato” va a uno stand che invece di € 6 ha battuto € 0,06. Giuro che se me ne fossi accorta prima… . Scusate, io e la buona fede abbiamo frequentato due licei diversi;
4) Premio “Salumi originali” va alla Mortandela di Canazei, Trentino, che a vedere non è una beltà ma all’assaggio stupisce, non essendo simile a nient’altro. That’s amore;
5) Premio “Simpatia per i comuni mortali” va a un certo stand che offriva assaggi solo a coloro che indossavano il cartellino dei giornalisti, al grido di “Aaah, un giornalista, venga!“. No, ma vabbé;
6) Premio “Picchetto d’onore” a quegli enormi tranci di pancetta che vedete anche in foto: abbiamo atteso che l’amico pancettaro tornasse per tipo 15 minuti, presidiando il banchetto con aria famelica e meditando di auto-servirci;
7) Premio “Paradiso e dintorni” al Consorzio Focaccia di Recco. Voi che non abitate in Liguria. Voi, a cui spacciano per vera focaccia di Recco degli impasti improbabili e ne siete felici, avreste dovuto gustare la suprema delizia di questa focaccia che trasudava formaggio da ogni parte, e percuotervi immensamente urlando “Ho visto la luceee!“;
8) Premio “Son bei momenti” ai mastri birrai e birrifici che mi hanno assai allietata, giusto un paio (ma fai anche dieci) volte;
9) Premio “Ah beh, tutto qui?” alla combo Felicetti + CombalZero. Oh, sarò io a non aver capito, e dire che nei 15 minuti occorsi per ricevere i noodles d’assaggio ho sentito raccontare il perché della collaborazione almeno tre volte;
10) Premio “Il prossimo anno pensate al sottovuoto e a confezioni più piccole!” agli stand che non ne erano provvisti, e hanno probabilmente perso delle vendite. Piango pensando a certi barattoli enormi di pomodori dal sapor di sole o a certi salumi “sfusi”, ma come avrei potuto?;
11) Premio “Signora, guardi dove va!” ai circa duecentocinquanta personaggi che mi sono venuti addosso. E dire che piccina non sono;
12) Premio “Posso dire di averla assaggiata” alla pizza di Bonci, che però mi dovrebbe spiegare se quella al prosciutto era fredda per scelta o per disgrazia;
13) Premio “Ti parlo in inglese perché sei svedese, no?” a uno standista che voleva portarmi proprio dove stavo andando;
14) Premio “Siamo vagamente cari e non esponiamo i prezzi” allo stand che mi ha fatto pagare due etti di prosciutto la modica cifra di € 20;
15) Premio “Sugna e dintorni” allo stand che faceva assaggiare una specialità composta dalle parti povere dei maiale, tutte cotte insieme. Grasso everywhere, e che bontà (dai, datemi una mano a identificarne il nome).

Infine, premio speciale “Fogne di Calcutta” a me, Matteo, Daniela e Giulia che, dopo una giornata passata a foderare i nostri organi interni di colesterolo, abbiamo avuto il coraggio di mangiare (ottimo) cibo cinese e bere rum con cioccolato e biscottini. Ci facciamo sempre riconoscere.

Salone del Gusto, trema: la Regal Assaggiatrice sta arrivando

Posted on 25 ottobre 2012 by in La Regal Assaggiatrice, Regali Eventi

Forse non lo sapete, ma due anni fa al Salone del Gusto di Torino ho sparso morte, distruzione e coccole commosse ai miei stand preferiti. Attila, in confronto, era un novellino.

Quando sono entrata mi sono sentita come quando i bambini & genitori vincitori accedono alla fabbrica del cioccolato, come quando Colombo ha scoperto l’America, come quando Armstrong ha compiuto i primi passi sulla Luna, come quando Tim Berners-Lee ha ideato la giusta formula del WWW e ha visto che funzionava, come quando la Regina ha assistito alla parata in onore del suo Giubileo.

Tutto insieme.

Insomma, una pazza totale.

Quest’anno tornerò. 
Metterò un paio di scarpe comode e mi preparerò ai blocchi di partenza come Usain Bolt, pronta a scattare per ritrovare i cibi che due anni fa mi hanno fatta innamorare e scoprirne di nuovi.

Per darvi un’idea della follia che mi pervaderà, vi ripropongo un post che avevo scritto sul mio blog personale, e che rende bene l’idea della faccenda.

Se mi vedete in giro per il Salone non abbiate paura di avvicinarvi: sarò sedata da pezzi di salame, ostriche e assaggi di formaggio. Non morderò e cercherò di non perdere la testa (già rido). Tanto mi riconoscete: sono quella tanto alta e con diverse borchie nel vestiario.

 

“Salone del Gusto 2010: My Top 3”

Siore e siori,

è con grande emozione che annunciamo i vincitori della prima edizione del premio “Fame a palate e futuro incerto”, assegnato dalla sottoscritta Sybelle dopo esser stata al Salone del Gusto 2010 ed essersi fatta riconoscere in svariati modi.

I candidati sono stati moltissimi, e più che una Top 3 ci vorrebbe una Top 87, ma si suppone che non abbiate voglia di leggere tutti i deliri in merito, quindi proclamiamo i tre fortunati, per l’onore, la gloria e il gusto.

Il terzo posto va… al Crostone con la Salsiccia di Bra cruda spalmata sopra.
(applausi)
Mangiata alle quattro di pomeriggio tra una sorsata e l’altra di birra Troll, ha deliziato la giudice Sybelle che perciò si aggirava tra gli stand con aria beata, camminando a mezzo metro da terra, in trance ed estasi.

Secondo posto.
Il formaggio invecchiato nelle vinacce di Beppino Occelli.
Vi descriviamo la scena.

Sybelle si avvicina allo stand.
Vede questo formaggio.
Assaggia questo formaggio.
E non capisce più niente.
Il procedimento si ripete altre tre volte.
Poi, a fine giornata, Sybelle accorre per acquistare il suddetto formaggio ma compie l’errore di assaggiarne di nuovo un pezzo, e mentre il commesso le spiega come era stato fatto lei non era mentalmente presente.
Fortuna vuole che una food blogger a caso l’abbia riconosciuto al volo, dandogli un nome e una provenienza.
Divino.

E il primo prestigiosissimo posto va a…
… a tutto ciò che è stato fatto con il maiale nero dei Nebrodi sardi!
Non si sa bene che espressione abbia fatto Sybelle nel momento in cui il commesso le ha fatto assaggiare una lauta fetta di prosciutto, fatto sta che il suo commento è stato: “… forse la signora si sente male?“.
Più o meno, caro signore: una cotal meraviglia meriterebbe un monumento, una medaglia, una statua, una targa, una via dedicata! Avrei voluto abbracciarla e piangere sulla sua possente spalla!
Per non parlare di quelle fette di salame. E di quel guanciale.

Signore, posso dirle che, anche se non mi conosce, le voglio già bene?
A lei e a tutti i maialetti neri dei Nebrodi sardi.

(il prossimo anno non mi ci fanno manco avvicinare, al Salone del Gusto. Chiedono un’ordinanza restrittiva, lo so)”

Il tortino di cioccolato del Mare Nostrum (Torino)

Posted on 1 dicembre 2011 by in Dolci, Piemonte, Torino

Come avrete capito, adoro mangiare, gustare, assaporare, sperimentare.
I miei amici mi chiamavano “la fame nel mondo” (la vecchiaia che avanza sta riducendo notevolmente il mio appetito. Quindi pensate come potevo essere fino a qualche tempo fa…) e non esitano tutt’ora nel raccontare episodi mitici di cui son stata protagonista.
Dove ci sono io c’è cibo, direbbero. E anche il contrario, ça va sans dire: dove c’è cibo, io arrivo.

Insomma, mangiare è mistico. Non parlo dell’abbuffarsi, ma dell’esperienza estatica che certi sapori possono provocare.
Avete presente la scena di Ratatouille in cui Rémy spiega al fratello cosa significhi combinare i gusti ed esaltarli, e lui vede le lucine colorate e i fuochi d’artificio? A me capita la stessa-medesima-identica-precisa cosa.

Lo scorso sabato sono tornata al Mare Nostrum, ristorante di pesce di cui vi ho parlato qualche post fa, citando la loro pizzetta di pescespada.

Quando un ristorante così specializzato riesce a sorprenderti da cima a fondo, dall’antipasto al caffè, lo apprezzi ancora di più, fa diventare memorabili le ore della cena. A mio parere, loro ci riescono benissimo: pensate di aver raggiunto l’eccellenza con – non so – le moleche (di cui vi parlerò), poi vi portano il dolce e rimanete sbalorditi!

Io ora vi parlerò del nostro signore di tutti i tortini al cioccolato d’Italia, l’apice, il supremo, qual perfezione! (altro…)

La pizzetta di pescespada del Mare Nostrum (Torino)

Posted on 9 novembre 2011 by in Antipasti, Piemonte, Torino

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Ascoltate, principi, sudditi, messeri, vassalli e forestieri della regal corte (della serie: giocare di ruolo sarà pur servito a imparare qualsiasi tipo di carica, no?)!
La vostra assaggiatrice ha un annuncio da fare, con tanto di sigillo in ceralacca!

Lei, così tanto innamorata della sua Bologna, dei suoi infiniti portici, dolci colli e cupi vicoli, ha un’altra città italiana particolarmente cara in cui opera scorribande alimentari da far impallidire i più voraci.
Tal luogo è presto dichiarato: si tratta di Torino!

Fortuna vuole che due cari amici abitino in questa città così elegante, in uno dei quartieri più affascinanti e – che coincidenza! – siano addirittura delle ottime forchette (e bravi cuochi: vi ho già parlato dei peperoni di Daniela, infatti).
Mi hanno condotta in ristoranti straordinari e con loro ho assaggiato piatti particolari ed altri eccellenti.
Insomma, non è facile trovare persone con cui condividere tal gioia con egual entusiasmo!

A loro devo la scoperta e la conoscenza di uno dei miei ristoranti di pesce preferiti.
Pesce? A Torino?“. Ebbene sì: non potrebbe essere altrimenti, dato che la materia prima giunge ogni dì dalla Liguria, e il menù viene inventato di conseguenza.
Si chiama Mare Nostrum.
Si trova nel centro di Torino, dalla parte del fiume: varcate la porticina e vi troverete in un posto a mio giudizio alquanto affascinante che risulta famigliare, intimo.
I gestori e i camerieri sono esempio di simpatia, professionalità e affabilità: vi conquisteranno descrivendo i piatti. Inoltre sono persone che badano a Internet e ai giudizi trovati, per esempio, su TripAdvisor, anzi: una sera erano piuttosto amareggiati per commenti immeritatamente spietati, non se ne capacitavano.

Vi parlerò di uno dei piatti che meglio mi è rimasto nella memoria. (altro…)