18 December 2017
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L’ossburger del Baladin (Milano)

Posted on 21 ottobre 2013 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

ossuburger

Mentre vagavo tra Scandinavia e altri lidi a Milano non si è placata la mania dell’hamburger gourmet, anzi, si è ancor più estesa con nuove aperture e diversi must-eat, must-try, must-ma-anche-no.
Come se la carne macinata fosse stata appena inventata, come se avessero appena importato le più disparate salse, come se la cucina italiana avesse perso la produzione della pasta: se almeno una volta a settimana non mangi un hamburger non puoi vivere nel capoluogo lombardo.

Non che mi stia lamentando, anzi: continuo a immolarmi per voi alla ricerca del miglior hamburger milanese e torno alla carica con un vero e proprio fuoriclasse, un panino che non rispetta le regole della competizione e che, appunto per questo, risulta unico, imparagonabile, irrinunciabile.

Ogni volta che ne parlo noto palpebre che si spalancano, fronti che si aggrottano e bocche che si socchiudono in uno stupito “Ma davvero…?“. Davvero sì!

Con questa premessa avrete intuito che sto per consigliarvi qualcosa che mi é molto, parecchio, assai piaciuto e che, per struttura, ingredienti e sapore, non può essere propriamente inserito nella gara. Non per questo posso tacere: devo raccontarvelo, segnalarvelo, indurvi a prendere bus, tram, macchina, treno o aereo che sia e precipitarvi come Bolt alla finale dei 100 metri.

Bando ai preamboli: sto parlando dell’hamburger con ossobuco della birreria Baladin, lieta novità settembrina nei pressi di Corso Como/Bastioni di Porta Nuova.
Se amate le loro birre presumo sarete scoppiati in lacrime per la felicità – e se non le conoscete dovreste farlo ma per l’onta – perché la loro qualità e bontà rendono onore al concetto stesso di birra artigianale. Probabilmente ne avrete notato le bottiglie da Eataly o alle fiere gastronomiche, con le loro etichette dalle scritte colorate e nomi originali.

Appunto alla Isaac, alla Nora o alla Super potete abbinare una sostanziosa cucina, fatta da piatti dai sapori ricchi e forti che mettono buonumore e sanno consolare l’animo più afflitto, dalle chips tagliate a mano e dalle varie insaporiture alle sardine fritte, da un fish and chips dorato ai dolci di Ernst Knam, fino al suddetto hamburger.

Credo che la soluzione migliore per descriverlo sia passarne in rassegna i pezzi e comporlo nella vostra immaginazione attraverso le parole:
1) iniziamo da una base di pane da hamburger, morbido all’interno e friabile all’esterno, che mi ha colpita per la leggerezza. Ammetto che talvolta l’abbandono per terminare il ripieno, mentre in questo caso non ne ho sentito la necessità;
2) aggiungiamo una foglia di insalata, che assolve alla funzione di trattenere i golosissimi condimenti;
3) proseguiamo con dei tocchetti di ossobuco, che è stato cotto ore, ore e ore fino a farlo diventare tenero e arrendevole, intriso di sughi e sapori che impregnano il pane.

Ripeto: ossobuco. Una delle specialità milanesi per eccellenza, dentro l’hamburger.
Ora capite perchè non potrò mai paragonarlo a quelli con la carne trita, no?
Proseguiamo.

4) La carne è cosparsa di una crema di midollo.
E qui vedo molte coronarie esplodere e tanti “Sì, ciao, vabbè, mi arrendo“.
Non ditemi che il midollo non vi piace, non datemi questa notizia. Oppure fatelo, e io la prenderò in positivo – “più per me!” – mantenendo un lieve rattristamento per le vostre papille.
5) chiudiamo il tutto con la mancante fetta di pane…

… e ci siamo.

Animi snob, gente sofisticata, amici del club del macrobiotico, già ve lo dico: non vi piacerà.
Amanti passionali del frigorifero, adoratori della sostanza, bramatori di tutto ciò che è corposo, gustoso, delizioso, saporito, tracotante e viscerale… ciao, avete trovato una casa, un portavoce e  una squisita ossessione.

Dove
Baladin Milano
Via Solferino 56
Milano
Tel. 02 659 7758

[Chiuso] L’hamburger del Mammy (Milano)

Posted on 14 maggio 2013 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

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Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2015
L’inizio non ottimo aveva fatto presagire il peggio, e infatti il Mammy ha chiuso.
Salutate tutti la farofa.

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Ah! Quante vittime possono compiere le mode, non ci si crede.

S’infiltrano nella quotidianità sotto forma di ripetizioni, che in confronto il deja-vu di Matrix è nulla di cui preoccuparsi, e ben presto diventano una costante, un trend di diffusione capillare.

Let’s talk about burgers, my friends, che a Milano spopolano nella versione gourmet, ricercata, sofisticata: ne aprono un paio al mese, e io mi sto impensierendo per i bovini di razza fassona piemontese che dovrebbero essere l’élite e invece vengono riportati in ogni menù.

Io, che sono ancora alla ricerca del migliore hamburger milanese, una sera mi sono imbattuta nel Mammy Coffeeburgers, recente apertura in via Vigevano, e voglio raccontarvi la mia esperienza.

Entriamo in quattro in un tardo giovedì sera, ci accomodiamo e apprezziamo le pareti finto (ma forse no) scrostato, la carta di parati black/white e la cucina a vista racchiusa in una sorta di teca di vetro e infissi neri: arredamento ben pensato insomma, quel radical/industrial/vintage chic che tanto piace.

Il menù propone principalmente hamburger di diversi tipi e piatti di carne dai prezzi più bassi rispetto alla media, quindi ne siamo ben impressionati, ma al momento di ordinare iniziano a palesarsi sulle nostre facce dei grandiosi punti interrogativi suscitati dall’estrema e innaturale deferenza del cameriere, un giovane estremamente gentile che era stato evidentemente istruito da qualcuno a comportarsi in un certo modo. Nello specifico ci dà continuamente del lei, ci chiama “Signora” e “Signore”, parla tenendo sempre un braccio dietro la schiena come un grande maître di sala: personalmente ho trovato stridente e forzati questi atteggiamenti, troppo costruiti per un posto che ok, serve gourmet hamburger, ma che si trova in una zona molto “giovane” di Milano in cui non ci si aspetta di trovare la reverenza. Sospetto e spero fossero una sorta di “prova generale”, visto che il Mammy era stato aperto appena una settimana e mezza prima, ma ne siamo rimasti tutti colpiti, forse un po’ troppo.

Io ordino il Mammy Burger, che comprende carne di razza fassona piemontese (ovviamente!), insalata e pomodoro, niente contorni inclusi.
Credo che la foto possa parlare chiaro in merito alla quantità di insalata (una foglia intera schiaffata dentro) mentre non suggerisce la poca presenza di pomodoro: insomma, sulla presentazione forse si può migliorare.

Poi accade che mentre i miei commensali azzannano i loro panini e gustano la tagliata con soddisfazione, io dò un morso al mio hamburger e sento un sapore strano nella carne, una sapidità salata che non ho mai trovato in altri posti. Ne sono perplessa ma penso che sia mio gusto personale, quindi continuo ma no, la sensazione non è gradevole.

Insomma, non ve la faccio lunga: questo Mammy Burger non mi è piaciuto, e che io sia tornata a casa – io che, vi ricordo, potrei mangiare i sassi senza problemi – con un crescente sentore di nausea non mi fa ben sperare.

Sarà stata una serata sfortunata? Può capitare, assolutamente.
Sarà stata solo una mia impressione? Chissà.

Una seconda chance non si nega a nessuno, soprattutto a un locale appena aperto, ma ammetto che i primi esperimenti con altri posti sono stati ben più positivi.

Tornando all’incipit, la moda del burger potrebbe aver fatto la prima vittima, ovvero la vostra regal assaggiatrice.

Ah, ultimo consiglio: se mai avete l’ardire, entrate e chiedete cos’è la “farofa“. Potrebbe rendere surreale la vostra giornata.

Dove
Mammy Coffeeburgers

Via Vigevano 9
Milano
Tel. 02 45473495

L’hamburger con foie gras del Fatto-Bene (Milano)

Posted on 18 aprile 2013 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, The Royal Challenge

foto

Vogliamo parlare dell’onomatopea contenuta nella parola “Hamburger“?
L'”ham” iniziale non sembra tanto il momento in cui si apre la bocca e le si avvicina il boccone tanto bramato? “Haaaaaaa…” e poi si sferra il morso, più o meno convinto, al giusto grado di voracità “… Mmm!“. Poi “burgeeer“, il momento della degustazione, il sentite ogni sapore diffondersi sul palato come lieta (si spera!) melodia, tra accordi e sfumature.

E promettendovi che no, non ho bevuto prima di scrivere il paragrafo qui sopra, torniamo a un’ulteriore puntata della ricerca del miglior hamburger milanese!

Capita che, questa volta, vi parli di un locale consigliatomi in primis da Alessandra: quando ne ho letto sul suo blog le mie papille hanno iniziato a inviare comandi alle gambe per muoverle in via Vincenzo Monti (la cosa sorprendente, che occorrerebbe studiare, è che ce l’hanno fatta senza problemi).

Oggi, amanti della carne macinata ridotta a freesbee (), andiamo al Fatto-Bene, nei pressi di Sempione.

L’atelier (come si fa chiamare) è tutto deliziosamente bianco, curato, con tavolini sparsi e un bancone bianco in fondo. Su una parete non si può non notare l’immagine di un cosacco che imperioso grida “HAMBURGER” ma no, non è un suggerimento sul come compiere l’ordinazione: il personale è così gentile che risulta impossibile.

Dopo grandi tentennamenti – le proposte sono molto allettanti – scelgo il “Fatto Bene Burger“: 200 grammi di carne razza fassona piemontese, formaggio asiago d.o.p., germogli di soia erullo di tamburicrema di foie gras.
Ora tu, lettore, dovresti alzarti, chiudere il computer, afferrare l’essenziale (chiavi-occhiali da sole-cellulare-portafoglio) e correre a perdifiato che manco nel video di Papillon degli Editors, entrare e gridare “NE VOGLIO UNO!“.

Sì, crema di foie gras.
Non sentite l’acquolina aumentare a dismisura?

Come accompagnamento trovate delle chips, ovvero sfoglie di patate fritte, del giusto spessore affinché non risultino né inconsistenti né pesanti. Perfette.

Ecco, un appunto: talvolta mi dite che sono crudele a parlare di cibi squisiti a orari improbabili (tipo, di prima mattina), ma sappiate che la mia è un’arma a doppio taglio perché appena rileggerò questa recensione mi verrà voglia di sbranare questo hamburger seduta stante.

Il pane è morbido il giusto, arricchito di semi di sesamo, e si lascia comprimere senza opporre resistenza.
La carne è tritata grossolanamente quanto basta e cotta al punto richiesto (nel mio caso, medio), e se ne apprezza la qualità. E’ sormontata dal formaggio, che l’abbraccia in una irresistibile fusione.
I germogli di soia regalano la sensazione di croccantezza sotto ai denti e di freschezza.
Infine, la crema di foie gras: si percepisce dopo qualche istante, ma vi farà roteare le orbite e esibirvi in “Mmm!” di apprezzamento che si sentiranno fino a piazza Duomo.

Un ottimo hamburger, di splendida fattura e qualità, grande originalità e sorprendente nell’accostamento equilibrato degli ingredienti.

Prezzo medio per questa proposta (€ 16) ma li vale tutti e, nel caso, potete optare per altre soluzioni.

Voto alto, e urge tornarci presto.

Ah, ultimo appunto: fanno anche servizio da asporto.
Pic-nic in Sempione?

Dove
Fatto-Bene
Via Vincenzo Monti 56
Milano
Tel. 02 45471824

L’hamburger di Ham Holy Burger (Milano)

Posted on 7 dicembre 2012 by in La sagra del carboidrato, Milano, The Royal Challenge

E poi ci sono quei posti in cui vorresti andare da mesi ma:
– non sono nel tuo quartiere, né in quello del tuo ufficio, e non ci passi mai;
– trovare parcheggio è quasi impossibile, quindi anche se sei in zona devi rinunciare;
– ne senti parlare da mesi, vedi fotografie su Instagram, tweet esaltati, ma niente, non ti trovi mai al posto giusto nel momento giusto.

Sapete cosa c’è da fare in questi casi?
Affidarsi al destino, al caso, al karma, non pensarci, e l’impresa accadrà spontaneamente.
Tipo che vai a un evento a tema beauty nei paraggi, proponi di proseguire con una cena e ti si accende la lampadina: “Ham Holy Burger!“.
Controlli velocemente se è aperto, chiami e prenoti per un numero casuale che poi si rivelerà perfetto e ti presenti carica di aspettative: dopotutto hai in corso The Royal Challenge, la ricerca del miglior hamburger milanese, e quello ti manca.

Ham Holy Burger è conosciuto per una peculiarità assai geek (… ma quante volte uso la parola “assai” nei miei post? Dovrei fare una conta): si ordina tramite l’iPad a disposizione di ogni tavolata.
Ebbene sì: si scorre la lista, si personalizza l’hamburger, si sceglie il contorno o l’antipastino, il beverage, e si inoltra alle cucine. Facile, divertente, a una nerd come la sottoscritta non può non piacere.

Dopo un minuto spaccato arrivano le bevande, e mentre attendiamo il cibo scorriamo le fotografie scattate con l’iPad/menù dai precedenti commensali, utilizzando tutti gli effetti di PhotoBooth, immagini magari dimenticate ma che fanno sorridere se non ridere.

Il mio ordine arriva: ho personalizzato un Holyburger togliendo cipolla e cetrioli ma aggiungendo cheddar e bacon – perché sono sempre all’insegna della massima leggerezza – e optando per la carne a media cottura. Di per sé comprende anche pomodori e salsa holy, quindi, insomma, è una bomba.
Devo ammettere che il pane non mi ha fatto impazzire: si è leggermente seccato mentre lo gustavo, e non mi sembrava niente di speciale.
Venendo alla carne – 18o gr di razza piemontese, presidio Slow Food – sarebbe da definire succosa, forse un po’ troppo cotta e tritata fin troppo finemente (come ho già detto, io la preferisco grossolana), ma al gusto è indubbiamente piacevole.
Una piccola nota di personale demerito purtroppo va al bacon: per i miei gusti dovrebbe essere croccante, mentre qui è cotto appena e infilato dentro, arrotolato, non molto saporito e dalla consistenza che non aggiunge niente.
Come porzione, come si può vedere dalla foto, è giusto, soddisfacente per il mio appetito, e diciamo che le patatine a sfoglia come contorno risultano un ottimo compendio.

Il giudizio complessivo? Sicuramente positivo (le materie prime sono di qualità, la possibilità di personalizzazione è massima, il gusto complessivo è gradevole), ma sarà il miglior hamburger milanese?
L’iPad/menù, il locale carino (ma sempre molto affollato, dicono), la velocità del servizio sono altri punti di merito.

Sarà da riprovare.
Voi cosa ne pensate?

Dove
Ham Holy Burger
Via Palermo 15
Milano
Tel. 02 875510

L’hamburger di Denzel (Milano)

Posted on 14 novembre 2012 by in La sagra del carboidrato, Milano, Piatti unici, The Royal Challenge

Siete pronti ai blocchi di partenza, mangiatori di hamburger, per scoprire un altro gustoso oggetto della mia disamina?
The Royal Challenge entra nel vivo: che si tratti dell’hamburger di Denzel, in via Washington!

Ve ne avevo già parlato al riguardo delle patate dolci fritte, sfogline di inconsueta e particolare bontà, ma non avevo ancora affrontato il tema “panino”, che pur è la sua specialità.

Complice una cena con delle carissime amiche (ciao Micra, ciao Cri, ciao Noemi) ho avuto la chance di assaggiare il Denzel Burger con occhio critico.
L’ho ordinato di media grandezza e con la carne cotta mediamente (già che chiedano il suo grado di cottura è un buon segno: difficilmente sarà surgelata), e mi si è presentato in tutta la sua bellezza, diviso in due parti. Gradite togliere qualche verdura sgradita? Nulla di più semplice! Volete aggiungere salse? Avanti!

Prendete i due pezzi, sovrapponeteli e schiacciate con fermezza per rendere lo spessore umano (o quantomeno a prova di morso): immediatamente la carne di manzo rilascerà il suo succo, inondando il pane morbido e gli altri condimenti (tra cui insalata, cipolle rosse a rondelle, pomodori e cetriolini sottaceto a fettine). Ci vuole attenzione per non macchiarsi e per non far cadere pezzi a destra e a manca.

Occorre un appunto: il Denzel è un ristorante kosher quindi, tra le varie “regole”, non troverete abbinamenti come formaggio e carne. Anzi, a dirla tutta non troverete nemmeno il latte per macchiare il caffè. Se per voi l’hamburger senza una fettina di cheddar o fontina è inconcepibile non credo ne sarete soddisfatti.

Veniamo a un’analisi scientifica e precisa, fatta di parametri su cui a lungo gli esperti si sono interrogati per esprimere il valore del piatto.

Pronti?

Domanda: “È buono?”
Risposta: ““.
Parametri scientifici, appunto.
E’ chiarissimo che si tratta del mio personale giudizio, no?

Se dovessi dargli un voto proporrei un 7 pieno, e ho solo due appunti: uno riguarda la mancanza di formaggio (che a me, negli hamburger, piace assai, essendo nostra signora del cheddar), e l’altro la consistenza della carne (io la preferisco tritata più grossolanamente, e magari meglio condita: ne ho trovate di più saporite).
Il pane è morbido ma dai bordini leggermente croccanti (ma non secchi), le verdure sono freschissime e la presentazione è eccellente.

Inoltre devo fare una precisazione: ho ordinato il Denzel Burger in quanto fatto con carne di manzo, che quindi mi permette di fare un confronto con gli altri ristoranti, ma la vera specialità del posto è l’Art Agnello, preparato con quest’ultimo. Ecco, lì spicca veramente in tutta la sua bontà e originalità.

Si tratta sicuramente di un’ottima soluzione per calmare il vostro appetito.
Ordinate anche delle cipolle fritte o le precedentemente citate patate dolci fritte, una birra israeliana e sentirete le sinapsi festeggiare.

Dove
Denzel
Via Washington 9
Tel. 02 48519326

 

The Royal Challenge: la lista

Posted on 30 ottobre 2012 by in La Regal Assaggiatrice, Milano, Regali Eventi, The Royal Challenge

Un’avventura come The Royal Challenge non può non iniziare con un punto preciso della situazione: infatti non sono certo a digiuno (ed è proprio il caso di dirlo) di hamburger meneghini, anzi, alcuni li ho provati più volte, in più varianti a seconda dell’offerta.

Quindi ecco una lista dei locali già visitati e recensiti:

Tizzy NY Bar & Grill;

Trita;

202 Hamburger & Delicious.

La parte più ardua di questa missione sarà tornare in quei ristoranti che non mi hanno esaltata e di cui appunto non ho parlato, ma farò uno sforzo nell’essere obiettiva e riportare ogni aspetto per un sacrosanto dovere di cronaca.

Let’s go!

UPDATE:

Inserirò anche qui le recensioni dei posti che sto visitando, per tenere tutto sotto controllo e darvi una panoramica completa:

Denzel;

Holy Ham Burger;

Fatto bene;

Mammy;

Baladin;

Burbee;

Burger Wave;

Lambiczoon;

Polpa Burger;

Al Mercato.

The Royal Challenge: il miglior hamburger di Milano

Posted on 26 ottobre 2012 by in La Regal Assaggiatrice, Milano

E’ ora di passare ai fatti, cari i miei amanti degli hamburger.

Basta parole!
Basta discussioni!
Basta teorie!
Pratica, più concretezza! Muoviamo le mandibole e prendiamo delle decisioni.
Facciamoci largo tra i numerosissimi locali neonati in quel di Milano, che propongono hamburger fatti a regola d’arte, con mille caratteristiche pregevoli e particolarità.

Ho deciso di investirmi di un compito arduo e pericoloso, complesso e delicato, che metterà a rischio la mia incolumità (già quella mentale, come potete notare, non è che sia messa benissimo).

Indosso un tovagliolo come armatura, imbraccio una forchetta come arma e utilizzo un piatto come scudo, e sono pronta.

Parte The Royal Challenge, la ricerca del miglior hamburger meneghino!

I parametri?
Il mio personale gusto!

… Ah beh, allora! Siamo a posto!“, direte voi scherzosamente.
Ho il benestare di sua maestà!“, vi risponderei, e voi capireste che quello che ho scritto qui sopra – sul mio ironico intelletto – potrebbe essere vero.

L’ideona viene dalla scoperta di Hamap, la mappa dei gourmet hamburgers in Milan, creata da un geniale graphic designer, Nico189.
L’ho amata all’istante, scaricata e stampata fronte-retro su un A3.
E’ una lista dei locali che propongono hamburger, per ogni costo e per ogni zona.


Leggendola mi sono accorta che ho delle gravi lacune: per esempio mi sono resa conto di non aver mai assaggiato il burger di California Bakery (non riesco a resistere al bagel egg&avocado, di cui ho già profusamente parlato)!

Mappa alla mano, su cui ho segnato tutti quelli già provati, mi dirigerò verso le nuove mete, al grido di “Ce lo, ce lo, manca!”, che manco le figurine Panini!

Siete pronti a seguirmi?
Avete già una preferenza?

Cosa
HAMAP 

Il 202 Burger di 202 Hamburger & Delicious (Milano)

Posted on 30 luglio 2012 by in La sagra del carboidrato, Milano

L’hamburger a Milano va di moda, ma così di moda che persino i ristoranti aprono le succursali per prepararli. Altro che cibo semplice, altro che paninari degli anni 80, altro che fast food come sinonimo di scarsa qualità! Le regole per preparare un hamburger con i fiocchi ci sono, e sempre più locali le sfoggiano.

Nel mio peregrinar tra i luoghi che fanno di carne macinata virtù, in una tutto sommato fresca serata di Luglio sono accorsa presso il 202 Hamburger & Delicious, presente da qualche tempo nella mia to eat list.

Si trova proprio accanto al ristorante 202, vicino quindi alla Colonne di San Lorenzo, centro di ogni giovanil festeggiamento.

Entrando ci si ritrova immersi in un’atmosfera assolutamente all’americana, con muri in pietra a vista, insegne vintage, sgabelli di legno e un bancone su cui troneggiano adorabili cupcake, una bilancia vecchio stile, dolcetti in giare di vetro e una torta al cioccolato alta quasi 20 cm che fa ingrassare al solo guardarla.

Dietro alla cassa è appeso un menù, e basta mettersi in fila e scegliere il proprio hamburger, contorno e bevanda, lasciare il nome e pagare.
Non ci sono tavoli, bensì strapuntini con i sopracitati sgabelli che, visto lo scarso numero, conviene accaparrarsi al volo. La soluzione alternativa è ordinare tutto d’asporto, cosa per cui sono attrezzati.

Opto per il 202 burger, composto nello specifico da carne, insalata, pomodoro, formaggio, bacon e salsa BBQ della casa.
Costo: 9,50 €.

Aggiungo delle chips con salsa guacamole.
Costo: 5 €.

Vuoi non berci niente dietro? Impossibile. Una lattina di coca per me. 2,50 € a loro.

Veniamo all’esame del panino, presentato in un cestino, parzialmente avvolto in una praticissima bustina di carta e accompagnato da patatine.
… Oh, se è buono!
Innanzitutto è così alto che, una volta preso tra le mani e ammirato in tutta la sua forma, farebbe venire un coccolone.
Il pane è molto apprezzabile, dato che è massiccio quanto basta per trattenere tutto il dirompente ripieno, ma non risulta troppo pesante. Semplice, senza semi di sorta, una bella pagnottella morbida. Approvato.

Ciò che più mi ha entusiasmata è stata la carne: un bel hamburger alto e grossolano, succoso e ruvido, gustoso, ben rosolato all’esterno e cotto il giusto all’interno. Non c’è possibilità di scegliere il tipo di carne come in altri posti, ma finché la qualità è così alta va benissimo.
Insalata freschissima e abbondante, così come le fette di pomodoro.
Altro punto di assoluto favore va alla spessa fetta di formaggio, che solitamente viene messa in secondo piano: giunta al punto di fusione, ha unito perfettamente la carne con gli altri condimenti. Non ho ben capito se fosse cheddar o meno, visto che gli altri ingredienti hanno avuto la meglio. Occorrerà tornare.
Appunto, veniamo al bacon, croccante e salato come mi piace, delle strisce squisite e in quantità, cotte come si deve.
Una nota di perplessità: la salsa BBQ della casa. Dov’era? Non si sentiva. Aprendo il panino per controllare – temevamo che se ne fossero dimenticati – abbiamo notato la sua scarsa quantità, e quindi il suo scarso peso nel gusto dell’hamburger. Un gran peccato, visto che si tratta del panino più costoso del menù e l’unico che la presenta. Il suggerimento è aggiungerne, oppure darne al cliente anche separatamente. Ovviamente ho apprezzato comunque questo 202 burger, ma occorrerà dargli un secondo assaggio per capire se si sia trattato solo di un caso.

Un po’ di disappunto invece per le chips con salsa guacamole, che altro non sono che patate fritte con una salsina di avocado/pomodoro/ecc. contenuta in un sac-à-poche e spremuta in un piccolo contenitore di plastica. 5 € sono veramente tanti, troppi. Oltretutto l’indicazione “chips” a me ricorda delle sfogliatine di patate, altra cosa rispetto agli stick.
Le uniche “chips” che mi sono state servite erano quelle di accompagnamento al panino, dentro lo stesso cestino.
Chi era con me ha ordinato lo stesso panino e delle patatine “normali”, e ha ricevuto sia quelle dentro al cestino sia una confezione a parte, cilindrica, piena di patate. La sottoscritta, invece, queste ultime non le ha viste, il che ha suscitato un po’ di perplessità, soprattutto per il prezzo pagato.
La voglia di questionare o chiedere non c’era (anche perché miracolosamente non ero così affamata e nel locale c’era un po’ di fila), ma anche su questo punto occorrerà tornare per una verifica.

Un punto più che positivo al caffè americano gratis, alle confezioni di salse (… ma non quella BBQ, ovviamente) a disposizione di tutti, alla gentilezza del personale, alla posizione e – ringraziamo tutti gli dei del Pantheon – al fatto che sia aperto di Domenica!

Orfani di Shake Shack, gioite: probabilmente il 202 Hamburger & Delicious è ciò che più gli si avvicina che sia presente a Milano.
L’ultimo consiglio? Sfruttatelo per il servizio delivery: telefonate, ordinate e passate a prendere, e il vostro pranzo/cena sarà davvero memorabile.

Dove
202 Hamburger&Delicious
Corso di Porta Ticinese 6
Milano
Tel. 02 83660634

L’hamburger del Trita (Milano)

Posted on 2 luglio 2012 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, Piatti unici, The Royal Challenge

Ricordo benissimo quando da piccola andavo da Burghy, il primo fast food con hamburger aperto a Bologna: era una festa, e non sapevo dire mai di no.
Poi giunse McDonald, che rappresentava (e lo è tutt’ora, a dire il vero) una certezza per una persona che iniziava a viaggiare spesso all’estero, e così sapeva di poter trovare sapori identici e conosciuti in ogni luogo.
Infine arrivarono gli hamburger d’autore, quelli venduti come “real american style“, con carne sempre più pregiata e ricette particolari: ora a Milano vanno più di moda dei ristoranti giapponesi (che a loro volta hanno soppiantato gli aperitivi e, a catena, le pizzate).

Avevo sentito parlare del Trita prima di tutto grazie a un’email del proprietario, che mi invitava a provarlo (io ho risposto eh, ma poi non ho sentito più nulla. Hello? Ricevuto il messaggio?), poi da un’amica, che ci è stata recentemente e me l’ha consigliato caldamente.

Indi per cui, trovandomi in zona Navigli e cercando cibo, ho deciso di vincere l’amarezza per la non risposta e ho solcato la bianca soglia.

Innanzitutto occorre dire che si tratta di un locale piccolo in cui ci sono pochi posti a sedere, con un tavolone centrale tondo e diversi ripiani, il tutto rialzato e munito di sgabelli bianchi (morale: non andateci nelle ore di punta).

Ordinare è semplice, ma se siete eterni indecisi potreste avere dei problemi (nel mio caso, trattandosi di cibo, non c’è pericolo): dovete scegliere il tipo di carne, la sua quantità, il tipo di pane, quanti e quali condimenti, quante e quali salse, patatine mit salse und bibite finali.

Ok, ok, prendere un respiro, ce la farete!

Cos’ho preso io?
200 g di black angus;
pane con semi di sesamo;
cheddar;
bacon;
salsa barbecue;
patatine con ketchup;
bottiglia di Coca Cola.

Totale? Euro 17. (altro…)

I ♥ Shake Shack (New York)

Posted on 29 marzo 2012 by in America, La sagra del carboidrato

Voi pensavate che il mio storytelling americano fosse terminato e invece mi stavo preparando psicologicamente e lessicalmente a giocare l’asso nella manica, ovvero quello che è stato uno dei miei posti preferiti di tutta New York.
È che ho il cuore che pian piano s’incrina al solo ricordare, quindi ho dovuto attendere, trovare le giuste parole e affrontare lo shock del distacco.

Si parla di hamburger, amici della quinta strada. Pane e carne, un’unione semplice ma che conquista.
Quello che sto per consigliarvi è riconosciuto quasi universalmente come uno dei migliori della grande Mela, quindi leggete con dovuto animo rispettoso.

Ladies and gentlemen, é con emozione e un’acquolina che metà basterebbe che vi presento Shake Shack.

A New York ne trovate tre, ma senza dubbio il mio preferito è quello al Madison Square Park, un baracchino blu all’angolo, praticamente sotto al Flatiron Building. Non lo vedete ancora? Seguite la fila di persone che pazienti attendono il loro turno, e non sbaglierete.
Qui si mangia un hamburger da svenire, un cheeseburger da morire, più moltissime varianti creative di indubbio valore e gusto. Scordate le svizzere surgelate, per carità: qui si serve solo carne fresca macinata e cotta sul momento a seconda delle preferenze!
Cosa assaggiare come primo approccio? Sicuramente il doppio cheeseburger, per un inizio veramente esplosivo.
Sides? Yes, of course, ma cosa? Le Cheese Fries!
E da bere? Limonata! (altro…)