18 December 2017
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Alla riscoperta dell’aperitivo con Campari

Posted on 21 novembre 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Io lo dico: l’aperitivo inteso come “il momento in cui bere qualcosa di media qualità e riempire sedici piattini di pizzette e pasta freddaha veramente stancato.
Lo concedo solo agli studenti squattrinati (dato che lo sono stata) e a chi non ha alcuna intenzione di arrivare alla cena (anche se “apericena” è uno dei termini più orribili che un goloso possa sentire).

Lunghi buffet imbanditi di nachos e olive all’ascolana, spostatevi per far largo agli Aperitivi con la A maiuscola, il cui scopo è stimolare l’appetito e preparare al vero pasto.
Lasciamo perdere anche i beveroni annacquati e riscopriamo drink equilibrati, sopraffini e studiati.

Campari è scesa in campo in loro difesa: fino alla fine di Dicembre porterà l’aperitivo direttamente alle tavole di 12 ottimi ristoranti milanesi restaurando la sua vera funzione di Welcome Drink, proporzionato e ideato per lo scopo.
Il benvenuto va dato anche alle fauci, che quindi si possono avvalere di Amuse Bouche combinati ad arte.

Sono stata invitata a provare le proposte di Turbigo, ristorante che si affaccia sul Naviglio Grande con un’aria da casa di design, accogliente e perfetta per le chiacchiere.

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Il menù ha previsto un risotto carciofi e menta, deliziosi filetti di orata cotta al vapore usando acqua di mare e accompagnati da patate e erbette, e una sorprendente panna cotta al the nero (che riproduceva il british tea delle 5 o’clock), ma proprio il piattino di benvenuto ha aperto la cena in modo memorabile.

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I bon bon di calamari al nero di seppia e limone abbinati a una spuma di ricotta di bufala hanno attirato subito la mia curiosità per il loro aspetto originale, simile ai dolci truffle.
Croccanti in superficie, rivelavano una consistenza cedevole e un sapore intenso, reso ancor più tondo dalla dolcezza della ricotta.
Li ho divorati con grande compiacimento e stupore, riconoscendogli il ruolo di apripista.
In abbinamento, un bicchierino di B.Toro, cocktail con Punt e Mes Carpano, Campari e un tocco di Centerbe, che sa far scivolare via una giornata intensa e preparare al meglio.

Ridiamo a Milano, capitale italiana dell’aperitivo (ape per gli amici più o meno regali), ciò che le spetta.
Meno happy hours del devasto, più sorsi di qualità.
Meno “place to be“, più “drink e relax“.
Meno “aperitivo analcolico alla frutta“, molto più “riscoperta della bevanda ricercata“.

Di sicuro quella del Turbigo è stata una cena squisita e, come avrete capito, la loro combinazione di entrata mi è molto piaciuta ma se volete conoscere tutti gli altri ristoranti coinvolti nella rivalutazione del vero aperitivo consultate WelcomeDrink.

Ah, per vostra informazione: i bon bon di Turbigo torneranno anche in carta. Qui si gioisce molto. Ancor più.

L’agriturismo La Pera Doussa (Valtournenche – Cervinia)

Posted on 19 novembre 2014 by in Son esperienze, Valle d'Aosta

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Inerpicandosi sui sentieri accompagnati dalla guida Daniel, scricchiolando lastre di ghiaccio, ascoltando storie antiche e restando senza fiato mentre una distesa di alberi dalle foglie arancioni si stagliano contro irte montagne, a una certa viene pure fame.

Cercherò di addurre spiegazioni razionali al mio implacabile appetito – il viaggio, i quattro passi, i tanti e più metri di altezza – ma la verità è che anche voi vi sareste lanciati sul tavolo imbandito de La Pera Doussa, l’agriturismo in cui ho avuto la fortuna di fare una corposa merenda in quel di Valtournenche.

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Col caminetto acceso e scoppiettante alle mie spalle ho sentito i nervi distendersi e un languorino apparire, subito soddisfatto da formaggi freschi e stagionati, salumi, miele, frutta e crostini, lardo a volontà (che mai é troppo), vino rosso e succo di mela.
Il sapore di quella ricotta preparata in casa, di quel pezzetto di salame e persino dell’acqua rappresenta qualcosa di saggio e autentico, come solo ciò che viene dalla natura e segue i suoi ritmi può avere.

La Pera Doussa ha tutti gli elementi per essere il paradiso di ogni amante della montagna e di tutti coloro che cercano ristoro riscoprendo cos’è la tranquillità. Ci si riallinea con le priorità della vita, coccolando i due enormi sanbernando che trottano nel cortile e chiacchierando con l’adorabile Luna che, con la sua famiglia, gestisce e porta avanti la tradizione.

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Dopo l’abbondante spuntino io e i miei compagni d’avventura ci siamo diretti verso la grande stalla dove le mucche, appena tornate dal pasco, altro non aspettavano che foraggio e mungitura. È indovinate chi ha provato quest’ultima esperienza? Noi, ovviamente, che dalla città con furore ci siamo rimboccati le maniche e tentato con discreti risultati (povera mucca, cosa non avrà mai patito).

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Poi siamo scesi nelle cantine, dove abbiamo visto l’impianto che fornisce energia eco-sostenibile a tutta la struttura e ci siamo addentrati nella stanza delle meraviglie dove riposavano decine di forme di formaggio, disposte sugli scaffali in base agli anni di stagionatura. Un estimatore del genere ci perderebbe la testa (infatti io ci sono andata molto vicino).

L’agriturismo ha anche delle adorabili camere con soffici invitanti letti e arredamenti in legno che sembrano sussurrare la benedetta parola “Relaaax…“.
Provate a immaginare di svegliarvi, stiracchiarvi, aprire le finestre e far entrare la frizzante aria di montagna; vestirsi, scendere a fare una ricca colazione e poi partire per lunghe camminate (mentre i suddetti sanbernando vi rincorrono con le loro botticelle di legno appese al collo).

Staccare totalmente da cellulari, email, urgenze, ASAP.
Sospiro solo al pensarci, e programmo il ritorno.

Dove
La Pera Doussa
Località Loz
Valtournenche – Cervinia

Di quando Leerdammer mi ha portato il pranzo in ufficio

Posted on 12 novembre 2014 by in La sagra del carboidrato, Son esperienze

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… ma voi, fedelissimi del sacro frigo, quando siete in ufficio non iniziate a pensare al pranzo a partire dalle 10.30?
Mettete che non prenotiate nel ristorante in cui volevate andare e restate fuori: tragedia.
Ipotizzate i movimenti tellurici della mattinata. Organizzatevi per scattare alla giusta ora.

Saltare i pasti è fuori discussione.
Inoltre qui si hanno grandi pretese, quindi devono essere eccellenti.

Poi c’è la quotidianità. Il lavoro. Il caos. Le email. Il cellulare che squilla. Il secondo cellulare che vibra! E il terzo che non si accende! L’iPad che non va! Ansia, raccapriccio e dite ciao ai sogni di sugna (tutto l’armamentario tecnico appena descritto è pura realtà).

Incredibilmente arriva Leerdammer a salvarmi, portandomi un delizioso pranzetto direttamente alla scrivania (tra gli sguardi incuriositi dei miei colleghi).
Una consegna speciale per festeggiare l’apertura della pagina Facebook, molto gradita e piacevole.

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Già la box mi ha conquistata con un hashtag in bella vista e tanti disegnini quindi figuratevi cos’ho provato all’apertura, quando ho adocchiato sei panini formaggiosi e originali, due per ognuno dei tre tipi.
Cercavo di mantenere la compostezza ma un sorriso beato si è fatto largo.

Preparati dallo chef Umberto Zanassi, questi capolavori mignon mi hanno sorpresa e soddisfatta.
Dovessi fare una classifica sarei in difficoltà, quindi ve li descriverò in ordine sparso.

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Pane al nero di seppia con salmone, una cream cheese con erba cipollina e fettine di Leerdammer.
Pane integrale ai semi di girasole con cotto, zucchine e Leerdammer affumicato.
Focaccina con scaglie di sale nero, germogli di soia, carote saltate e Leerdammer fondente.

Se un po’ mi seguite sapete già che io per il Leerdammer fondente c’ho una passione ma devo ammettere che il mio preferito è stato il primo, dove la morbidezza del salmone era esaltata dalle fette di formaggio.

Il mio livello di felicità era pressapoco stellare tanto che, se i primi tre panini sono stati divorati in preda alla fame/curiosità, i loro gemellini sono stati assaporati con estremo piacere.

#ProvaciGusto, mi hanno detto. E io non mi son fatta pregare.

 p.s. che poi, durante la consegna mi hanno pure fatto un video. Io seguirei i social di Leerdammer solo per vedere le mie espressioni tra il delirante e l’entusiasta.

Il Salone del Gusto 2014

Posted on 28 ottobre 2014 by in Piemonte, Regali Eventi, Torino

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Premessa: prima di stendere questo resoconto ho preso tre lunghi respiri, messo in ordine le idee e calmato i calorici spiriti, che rileggendo i resoconti degli scorsi anni mi son resa conto di esser stata troppo esaltata. Non prometto niente, in ogni caso.

Il Salone del Gusto è il mio personale paradiso.
Faccio fatica a capire quelli che non ci vanno a causa della folla, del caos, delle cavallette: per me non c’è scusa che tenga.
Il girare tra gli stand è faticoso, scansare i lenti mette a dura prova i nervi, le code sono fastidiose ma mi basta un nuovo sapore per ricaricarmi (sono ecologica: funziono a energia gusto-centrica).

Se mi conoscete saprete già della mia folle passione per i salumi del maiale nero dei Nebrodi, su cui non sprecherò altre lodi: la tattica dell’anno ha previsto la predilezione dell’Oval, il padiglione internazionale che, visitato nella mattinata di Sabato, ha donato soddisfazioni in un ambiente affrontabile.
Passiamole in rassegna, ladies and gentlemen, e intessiamone gli apprezzamenti con spirito da presentatrice che manco Sanremo:

White Lake: direttamente dai pascoli inglesi, ecco un produttore di formaggi da segnare. Il loro Morn Dew di latte vaccino ha un profumo poco intenso ma un sapore che si srotola e articola tra le papille producendo visioni;
– i sidri americani: Vermont, Massachussetts, New York e New Hampshire erano rappresentati da cinque sidri di nicchia provenienti da piccole coltivazioni locali di mele: Eden Ice Cider, Eve’s Cidery, Farnum Hill Ciders, Slyboro Ciderhouse, West County Cider. La loro degustazione è stata un viaggio attraverso una cultura che sopravvive grazie agli appassionati produttori;
Oscypek, una delle mie personali scoperte del secolo, crea dei formaggi unici al mondo a forma di fuso (o animaletti!) e decorati con minuzia, che mangiarli pare quasi un peccato. Attirata da un odore di formaggio fuso, mi ci sono lanciata contro come solo Bolt e in sette millisecondi ho capito che questa specialità polacca mi avrebbe conquistata. Appena tolta dalla padella rovente e cosparsa di marmellata, questa formina di formaggio era filante, sapida e dolce allo stesso tempo, leggermente abbrustolita all’esterno e ancora fresca all’interno;
Cipro. E che si mangerà mai a Cipro, vi chiederete. Eh! Ne sanno, ve lo dico io: tra lonzini affumicati, carne di pecora condita con origano e sale, pancetta e prosciuttini se la passano benissimo. Da non perdere: la tsamarella;
– vive la France e il suo salame al formaggio di capra! Una possibile eresia per alcuni, una grandiosa infatuazione per me.

Tra ostriche, sofisticati the verdi giapponesi in bottiglia, salami di renna lapponi e patanegra spagnoli c’era da rimetterci il cuore e la circolazione sanguigna.

Passiamo all’Italia prima di che mi sveniate con la bava alla bocca o corriate verso il frigo:
– grandissima mancanza: lo stand delle melanzane arancioni della Basilicata;
– lo spazio street food mi ha fatto fare una ola con una farinata strepitosa, sia nella versione semplice sia in quella con pesto e stracchino;

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– allo stand Così Com’è ho finalmente sperimentato i pomodori datterini gialli, dolci e invitanti, disponibili in versione naturale o succo. Non vedo l’ora di farci una coloratissima vellutata;
– e quando pensavo di aver ormai il palato insensibile sono stata scossa dall’assaggio di un fiore sardo fresco capace di farmi venire i lacrimoni;

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– se due anni fa ero rimasta delusa, questa volta la salsiccia cruda di Bra di è riscattata (e ne ho mangiata così tanta che almeno per un anno sono a posto);
– dici “cipolla” e segue “Certaldo“, d’accordo. … ma la loro composta, agrodolce e vellutata? Mai più senza in credenza;
– ho conosciuto il creatore della Tortapistocchi: ora la mia vita ha un senso. Che il signor Claudio venga beatificato, subito!

Concludo quest’orda di acclamazioni con una domanda: amico stand che presenti bontà incredibili, perché non vendi? Perché sei solo in esposizione? Capisco che ci saranno ragioni di business, ma io il tuo peperone lungo di Carmagnola o groviera svizzero di 30 mesi ora dove lo trovo?

In ogni caso, mentre scrivo questo lungo resoconto sono in treno e la mia valigia emana odori di insaccati e formaggi stagionati. So già cosa mangiare e in quale ordine, quali ricette provare e cosa centellinare, dandomi appuntamento al prossimo Salone del Gusto.
Saranno due anni lunghi, ma non mancherò: come mi sento bene lì, poche altre volte.

Social Eating con Gnammo e Ferrarelle

Posted on 20 ottobre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Da una settimana mi sveglio, apro un barattolo di miele millefiori e ne mangio un cucchiaino (rischiando di spargerlo per tutta la cucina, certo), premendolo contro la lingua. Così, mentre i miei sensi si accendono lentamente, rigiro il vasetto di vetro leggendone l’etichetta: Masseria delle Sorgenti Ferrarelle, prodotto dalle Alpi del Parco Fonti di Riardo.
Chi sapeva che il luogo dove nasce l’acqua effervescente naturale per eccellenza fosse patria di ben altre bontà, tra cui pasta, olio e, appunto, mieli? Io no, ma l’ho scoperto alla serata organizzata da Ferrarelle.

È stata la mia prima cena all’insegna del Social Eating, diretta con cura da Gnammo e ospitati dalla signora Luisa, un’ex chef di ristoranti che ha deciso di continuare la professione direttamente in casa propria mettendo a disposizione la sua passione, esperienza e – ebbene sì – salotto: per accomodare e servire ben 30 persone ci vuole tenacia e organizzazione!

Così funziona il circuito Gnammo, che permette di preparare manicaretti per “estranei” o sperimentare cucine casalinghe che stupiscono. Si prenota, si paga, si cena, si conoscono persone nuove.

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Una cena piena di scoperte che è iniziata con un pinzimonio di crudité, tortino di bietole con un dolcissimo coulisse di pomodoro, proseguita con dei ricchi paccheri con pomodori datterini, cipollotti, stracciatella e guanciale e ha avuto il picco (a mio parere) nello stinco di maiale glassato con miele e senape. Come abbia fatto a prepararne 30 nella cucina di casa sua e servirli contemporaneamente  lo sa solo la signora Luisa, mentre io posso dire che l’esterno della carne era tanto sapida quanto l’interno succoso e morbido.

Il #SaporeFerrarelle si ritrovava sia nei bicchieri, sempre svuotati alla velocità della luce e riempiti con altrettanta solerzia, sia in ogni portata – gli ingredienti utilizzati provenivano dalla Masseria.
Ogni mattina ora ho il privilegio di sentirmi un po’ da quelle parti, verso Napoli, dove il pomodoro sa di sole, l’olio è fragrante e l’acqua solletica le papille. Peccato il dover tornare alla dura realtà.

Il mio consiglio del giorno? Date un’occhiata a Gnammo e, in particolare, al profilo della signora Luisa: magari scoprirete di aver dietro casa il vostro nuovo chef preferito che vi farà sognare un po’, e se così non fosse potrete sempre esser sicuri di passare una serata insolita.

3, 2, 1… Everybody’s welcome!

Posted on 18 giugno 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Roma

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Ricordo bene il mio primo spritz: era il 2008, mi trovavo a Urbino per una conferenza di Sociologia e faceva un caldo veramente fastidioso. Ricordo la piazza affollata di studenti che festeggiavano gli esami conseguiti, la luce del tramonto, la compagnia e il tavolino su cui spiccava un bicchiere brillante pieno di ghiaccio, prosecco, seltz e Aperol – che mi aveva consigliato un’amica edotta.
È bastato un brindisi per far scattar l’infatuazione e per eleggere lo spritz a irrinunciabile compendio dell’aperitivo perfetto.

Poi capita che ti invitino alla tappa romana dell’Everybody’s Welcome Party e non puoi dire di no: ti svegli vedendo la Madonnina, ti imbarchi su un treno e passi la serata a ponte Milvio, dove la caotica movida ti travolge e varchi i cancelli di un mondo potentemente arancione – arancione Aperol, ovviamente. Si chiama “toccata e fuga”, e piace anche per questo.

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La bellissima Villa Brasini è tinta a festa per ospitare la tappa di questo tour estivo a base di spritz che sta invadendo le città italiane e i relativi bar (trovate la lista completa qui) con un carico di festa, drink e musica. Ospite speciale della tappa è Saturnino, che ha allietato la folla con un DJ set tenuto in una sala trasformata in una discoteca barocca dopo aver scattato una serie improbabile di selfie con noi ospiti di turno.

Centinaia di cocktail preparati a regola d’arte giravano tra i neon, e all’esterno era impossibile non notare la mini-mongolfiera, il van-reception e la lunga fila per entrare. Aggiungiamo l’aria di Roma e di estate, e quando la mattina dopo ti svegli e riprendi il treno per Milano hai come la sensazione di aver preso parte a un film.

Everybody’s Welcome da Aperol: se una tappa del tour passa per la vostra città non perdete l’occasione per farci un salto.
A uno spritz non si dice mai di no.

Memorie di un weekend toscano – Vitis Vinifera (Montisi)

Posted on 22 aprile 2014 by in In alto i calici, Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Riprendiamo e concludiamo il racconto delle mie scorribande toscane, che avevo interrotto proprio quando stavo per parlare di cibo – d’accordo, sono stata un po’ crudele.
Vi immagino distesi sui divani con le pance piene dopo Pasqua o tramortiti dalle grigliate di Pasquetta ma sempre desiderosi di sapere dove poter mangiare bene, e cosa: niente ferma le menti fameliche, manco le festività.

Quindi eccomi a segnalarvi Vitis Vinifera, affascinante enoteca in quel di Montisi, nel pieno delle campagne senesi.
Già vi immagino mentre, nel pieno della primavera o dell’estate, passeggiate tra le sue stradine dorate e visitate le diverse contrade, scoprite le deliziose porticine, gli archi e le finestrelle, e infine cercate dove ristorarvi: valicando la porta e scendendo un paio di gradini sentirete il fresco dell’effetto cantina, e lo stomaco si spalancherà (magia!). Non potrete ignorare la porticina in fondo, che conduce alle bottiglie e ai formaggi, ma fermatevi presso uno dei tavolini e rilassatevi: è facile, vi sentirete presto a casa, e in poco tempo vi troverete a guardare le pareti di roccia scavata e la lavagna dei vini.

Qui ho avuto il piacere di essere guidata dall’espertissima Antonella –proprietaria del locale – in una degustazione di formaggi, scoprendo dettagli sulla loro realizzazione e natura su cui ero assai ignorante (tipo l’origine del caglio, o il processo di preparazione dello stracchino).
Un consiglio prezioso? Levare il formaggio dal frigorifero almeno un quarto d’ora prima di consumarlo: migliorerà totalmente, acquisendo le sue vere caratteristiche. Inoltre il formaggio va spezzato sotto al naso per captarne gli odori originari, e preferibilmente occorre armeggiarlo con le dita – eccezion fatta per quelli molli (ma anche no, se volete provare un’esperienza autentica).
Potete immaginare la mia regale felicità mentre assaggiavo una ricotta di pecora seguita da uno stracchino e da tre tipi di pecorino (fresco, croccolo e affienato), per poi terminare col mio amato gorgonzola: praticamente il paese dei balocchi, dove ho gozzovigliato e gioito. In abbinamento, calici di vini accuratamente scelti per ogni tipo di formaggio, da sorseggiare con calma.

Il tutto era stato preceduto da piatti colmi di polenta, carne e funghi – che altrimenti la qui presente sarebbe uscita rotolando.

Uscite da Vitis Vinifera ci siamo trovate immerse nel delizioso silenzio di un pomeriggio toscano ricco di sole, pronte a proseguire il nostro viaggio.
Voi, che magari viaggiate, correte, scalpitate tutta la settimana e avete i nervi sottili come le corde di una chitarra dei KISS troverete questo luogo paradisiaco.
… Avete per caso un weekend libero? Un viaggio in queste terre vi rimetterà al mondo.

Dove
Vitis Vinifera
Via Umberto I 97/A
Montisi (Siena)

Memorie di un weekend toscano – Borgo Lucignanello

Posted on 11 aprile 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Il mio concetto di bellezza è un po’ particolare e, per essere compiuto, non può prescindere dalla presenza di qualcosa da assaporare – che sia un bel paesaggio, un’opera d’arte o, ovviamente, un buon cibo.

Qualche weekend fa ho avuto il piacere – e l’onore! – di poter esplorare un angolo di Toscana che ha così tante meraviglie da soddisfare il più vorace goloso, il Borgo Lucignanello.

Un Sabato mattina sono partita dalla frenetica Milano e verso l’ora di pranzo già ero tra le verdi colline, i paesini medievali e un placido silenzio: un’impasse tanto gradita da distendere tutti i miei nervi e suscitare un gran appetito (ma di questo parleremo dopo).

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Il Borgo Lucignanello è tutto ciò che una persona si immagina quando pensa alle campagne toscane: un piccolo insieme di case in pietra che si mimetizzano tra cipressi e rampicanti, stemmi medievali e cassette delle poste regie, meridiane e archi, porticine misteriose e terrazzi incantevoli.
Qui si può dimorare in enormi appartamenti arredati in tema campestre e pieni di ogni comodità: chi ama cucinare rimarrà estasiato dalle maioliche a muro e dai ripiani di marmo. Le stanze sono spaziose, luminose e ovunque ti giri trovi cura e dettagli – e non parliamo dei grandi camini, una tentazione nelle fredde serate.

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Arrampicandosi sulla collinetta si troverà una delle principali attrazioni, ovvero una piscina a sfioro con vista panoramica. Il tempo non ci ha permesso di provarla ma io e le altre compagne di avventura – vi ho detto che ero ben accompagnata? – ci siamo immaginate immerse in acqua con un bicchiere di vino in mano e del pane toscano intinto nell’olio che producono localmente.
No problem: abbiamo rimediato con dei massaggi alla schiena – avreste dovuto vedermi: una volta uscita sono rimasta in un lieto stato catatonico per ore (i testimoni lo confermano).

Chi è che dà ospitalità agli avventori di Borgo Lucignanello? Niente meno che la contessa Angelica Piccolomini Naldi Bandini, una persona così squisita da riuscire a mettere tutti a proprio agio in modo immediato.
La cena nella sua casa è stata memorabile: attorno a una lunga tavola decorata abbiamo gustato una cucina toscana saporita e schietta – il passato di ceci ha vinto – chiacchierando e commentando la splendida giornata. Downton Abbey, fatti più in là!

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Lucignano d’Asso, paese in cui si situa il borgo, è un concentrato di storia: entrando nelle case si ritrovano molte testimonianze dei secoli passati e delle varie attività. I registri dei conti di inizio 800 mi hanno sicuramente impressionata, ricchi di una calligrafia elegante e ormai poco comprensibile.

Sono stati due giorni rigeneranti, e ora il sogno è tornarci e passare ben più tempo. Mettete caso che avete bisogno di riprendervi con tanto relax, o che non abbiate ancora deciso cosa fare per le vacanze o un lungo weekend: il Borgo Lucignanello è da tenere a mente – ma non sfruttate il wifi, non lo fate! Staccate del tutto!

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Volevo anche dire che la Domenica mattina, carica e ristorata, mi sono svegliata e sono andata a correre per le stradelle sulle colline toscane, godendo di panorama favolosi e un’arietta frizzante (altro che il centro di Milano!). Sì, il fatto che io corra potrebbe sorprendere molti, ma che io lo faccia anche di mattina, appena sveglia, è sconcertante!
Sarà il potere delle lande toscane?

E per quanto riguarda l’esaltazione del mio real palato, cosa posso raccontarvi? Ho molte parole prontissime e il ricordo vivo di una bella degustazione di formaggi di cui vi parlerò nella prossima puntata.

La Zacapa Room Experience 2.0

Posted on 7 aprile 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Son esperienze

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Quando partite alla scoperta di un nuovo prodotto dovete immergervi in tutta la sua storia e in tutti i suoi valori.
Si tratta di una questione di passione più che di comunicazione, di curiosità più che di marketing e, soprattutto, di qualità più che di superficie.
Sì, possiamo fermarci al primo impatto ma se siete come me, incantati dai racconti e dalle novità, vorrete approfondire e sapere sempre qualcosa di più.

Dopo questa premessa intuirete il mio grado di esaltazione durante la Zacapa Room Experience 2.0, un’occasione unica a cui ho  avuto il piacere di partecipare.
Come trasmettere in modo indimenticabile la personalità di Zacapa, rum che nasce sui monti del Guatemala, precisamente a 2.333 metri d’altezza, e come far immaginare questo mondo lontano e seducente in cui le botti vengono lasciate invecchiare per anni? Con una serata in una location creata appositamente per stuzzicare tutti i sensi e lasciare diversi tipi di ricordo. Ora ve la racconterò.

A ogni cena possono partecipare venti persone, che si accomodano presso tavoli di legno all’interno di una stanza rettangolare.
Non voglio rivelarvi molto – l’Experience si terrà a Roma dal 9 al 13 Aprile – ma posso dirvi che appena seduti abbiamo infilato delle cuffie, e una voce ha iniziato a condurci attraverso i fiumi e le foreste guatemalteche per giungere alla Casa sobre las nubes, il luogo mitico in cui nasce questo rum. Poi abbiamo coperto gli occhi con una mascherina, e ci siamo lasciati trasportare tra da tatto, olfatto e udito, per concludere con vista e, ovviamente, il gusto.

Protagonista della cena è ovviamente la gamma di rum Zacapa – 15 Solera Reserva, 23 Solera Gran Reserva, 23 Etiqueta Negra Solera Gran Reserva e il pregiatissimo XO Solera Gran Reserva Especial – che abbiamo degustato in accompagnamento a piatti ideati dallo chef Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre (non credo ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni).

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L’esperienza è iniziata con un bocconcino di meringa di parmigiano e noci posato su una nuvola disegnata. Si è disgregato impalpabilmente in bocca lasciando il forte aroma del formaggio. Ero già conquistata, come lo sono da tutte quelle cose che uniscono un ottimo sapore a una consistenza originale.

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Secondo antipasto: pane, carne, tartufo nero e succo di terra, rigorosamente da mangiare con mani e coltello. Questa vacchetta piemontese battuta e sormontata da tartufo e succo di rapa mi parlava in modo distinto – forse guatemalteco, chissà.

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Sorseggiamo il rum – un tipo per ogni piatto e passiamo a una delle portate più scenografiche della serata: risotto sulla pietra all’acqua. Nella cavità di questo pesante pietrone spolverato con pepe di Sichuan verde era adagiato un risotto con crudo di gamberi e scampi al carbone, bergamotto e una nuvola di mandorle al curry. Un piatto dalle moltissime interpretazioni, delizioso e esaltante. Non guarderò più le pietre come prima.

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La casseruola con ortaggi freschi e gelato d’estragone è sicuramente la più spiazzante, sia per il contrasto tra caldo e freddo sia per la sapidità di questo gelato, che non poteva lasciare indifferenti. Qui il rum era giustamente corposo e sferzante.

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Infine, poteva forse deluderci il dolce? Proprio no, il Giocapa 2014 è stato incredibile: pregiato rum Zacapa XO e tanti piccoli dolcetti a base di cioccolato posati su una doga di legno affumicato intrisa nel rum, da assaggiare da sinistra a destra in diversi modi – per me vince il ciuccio pieno di tiramisù, e non rivelo altro per non rovinare potenziali sorprese.

Come ne sono uscita? Frastornata e entusiasta, consapevole di aver partecipato a un’esperienza esclusiva, unica, di altissimo livello e insieme a veri estimatori di rum e di Zacapa. Per questo devo ringraziare Zacapa per avermi privilegiata con questo invito.

La location Zacapa vale anche solo una visita per assaporare un bicchiere di rum – se prevedete di essere a Roma dal 9 al 13 Aprile organizzatevi: tra poltroncine, luce soffusa, musica live, l’ambiente esclusivo, l’atmosfera elegante e i bartender esperti vi sembrerà di essere entrati in un altro mondo, che vorrete conoscere più a fondo.
A proposito: chiedete di farvi servire un Perfect Serve. E’ impossibile non rimanerne colpiti.

Schiscetta Perfetta: mission accomplished!

Posted on 2 aprile 2014 by in Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze

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I miei amici su Facebook sono ormai preoccupati.
Chi mi segue su Twitter crede che mi abbiano hackerato l’account.
Instagram non ne parliamo: sgomento e stupore.

Io che cucino!
Io che mi porto il pranzo in ufficio!
Io, io che ho a che fare con frutta, verdura e salubrità!
Non ci si crede davvero eppure è la realtà dei fatti e ha una motivazione.

Sì, posso spiegare tutto: stiamo calmi e leggete.

Un bel giorno sono stata coinvolta da Alessandro Vannicelli, fondatore di Schisciando, in una sfida: potevate vedermi mentre trasportavo sul tram milanese una box di PortaNatura piena di verdura e frutta bio, e avreste dovuto proprio osservare la mia faccia quando ne ho tagliato lo spago e mi sono trovata innanzi… al verde.
Nessuna traccia di sugna, no: spinaci, lattuga, limoni, mandarini, mele, carote, un cavolfiore e un temibilissimo cavolo rapa.

La missione? Utilizzarli per preparare la mia “#schiscettaperfetta” da portare in ufficio come soluzione sana, buona, pratica e economica al dilemma “e mò che mangio a pranzo?”.
Per i miei standard si tratta di un impegno di un certo livello, che manco 007 al servizio di sua Maestà, ma ho preso coraggio e mi sono lanciata nel mondo di pentole e fornelli.

Per la mia prima schiscetta ho ridotto la cucina a un campo di combattimento: ho preparato una vellutata di spinaci con semi di girasole, cavolo rapa a fettine passato in padella con sesamo e carote saltate con miele, aceto e mandorle.
Vi dirò solo che il frullatore non era chiuso esattamente bene, che ho schizzato spinaci in ogni dove, che il cavolo rapa ha prodotto più incertezza della morte di Elvis, ho aggiunto troppo olio nella pentola delle carote e troppo brodo nella vellutata, ma alla fine ho guardato il mio operato e ne sono rimasta assai soddisfatta.

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I miei colleghi hanno gridato al miracolo, e io sono stata veramente contenta di scoprire di non essere una totale inetta in cucina.

Sull’onda di questo entusiasmo ho preparato il secondo pranzetto – quinoa con cavolfiore e carote, bastoncini di formaggio e una mela – che ho sapientemente gustato al parco, godendo di un bel sole primaverile. 
Ammetto che rispetto al dover andare in un ristorantino dei dintorni, fare la fila, aspettare e mangiare di corsa il poter avvalersi della schiscetta libera la mente e preziosi minuti da sfruttare per una passeggiata, un giro tra negozi, la lettura di un libro, due chiacchiere in più.

Immergendomi in questa nuova filosofia – anzi, come dice Alessandro, “stile di vita” – ne ho capito subito i vantaggi: esborso economico ridotto, so precisamente cosa sto mangiando e sono orgogliosa persino delle mie scarse capacità.
Ecco, conoscendomi prevedo che le mie future schiscette non saranno sempre così sane, e che un pezzetto di lardo di Colonnata potrebbe cascarci, però… .

Infine, rispondiamo all’ultima domanda: perché?
L’8 Aprile esce in libreria “Schiscetta Perfetta“, libro edito da DeAgostini e scritto proprio da Alessandro, che raccoglie più di 100 ricette per creare delle lunchbox creative, originali e saporite che non vi faranno certo venir la nostalgia del ristorante.
Dimenticate la triste pasta al pomodoro scotta e unta, non c’è niente di tutto questo: per farvi un’idea dei piatti date un’occhiata al blog e osservate la cura con cui Alessandro prepara e presenta pranzetti da acquolina.

libro

Quando ho visitato Schisciando per la prima volta ho subito pensato “Eeeh, sì, vabbé“. Ora sono curiosa di leggere il libro e scegliere le ricette in cui avventurarmi, mettendo a ferro e fuoco la mia piccola cucina.

Ce la posso fare.
Se non altro per continuare a sconvolgervi tutti, miei cari regali mangiatori: è assai divertente.

p.s. per la presentazione del libro l’appuntamento è per Martedì 8 Aprile da Presso, in via Paolo Sarpi 60, dalle ore 18:00. Bisognerebbe andarci solo per capire chi può mai essere una persona tanto costante e paziente da prepararsi tutte quelle schiscette.