20 September 2017
W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

La terribile caduta in disgrazia di Zanarini (Bologna)

Posted on 25 ottobre 2013 by in Bar, Bologna, Emilia Romagna

foto 1 (2)

(Alert! Questo post è pieno di aggettivi e iperboli che solo una drama queen come la sottoscritta potrebbe utilizzare a proposito di un bar. Prima di leggerlo si attivi la modalità “ironia” e si comprenda che i toni esagerati vengono utilizzati per stemperare l’atmosfera di profonda delusione che riempie il mio cuore a forma di dispensa)

Tristezza, mestizia, orrore e turbamento.
Sconquasso, terrore, A come Atrocità e doppia T come Terremoto e Tragggedia.
Stupore, tremore, incredulità e depressione.
Buttiamoci dentro anche tutti gli stadi del dolore, mezzo chilo di crudo, un quarto di mascella crollata inesorabilmente a terra e un sacchetto di sospiri, e otterrete tutto ciò che ho provato quando ho scoperto che…

… Zanarini ha cambiato gestione e non è più quello di una volta.

Voi non c’avete idea del turbamento provato nel momento in cui, tornata al mio bar preferito di sempre dopo diversi mesi d’assenza, l’ho trovato modificato nell’arredamento e nella qualità.
Mi è venuto un-attacco-di-panico.

Per spiegare tutto questo sentimentalismo permettetemi di raccontare qualche ricordo, che fungerà da suo epitaffio.

Zanarini era l’unico posto che mi spingeva a puntare una sveglia il Sabato mattina dopo una settimana di catastrofe e recarmi nel centro di Bologna. Era l’inizio di una giornata di ricarica.
Zanarini era il pensiero che mi spronava ad alzarmi presto mentre stavo scrivendo la tesi, una tappa fissa prima di recarmi in Sala Borsa a documentarmi e concentrarmi.
Zanarini era la certezza della giornata, col suo croissant salato che solo noi bolognesi sembriamo conoscere e apprezzare – e il cappuccino servito in una grande tazza, con la schiuma densa e la miscela di caffè perfetta.
Da Zanarini ho fatto aperitivi, colazioni, preso caffè con amici di passaggio e torte tenerine nei momenti di massimo bisogno; mi sono beata tra le crostatine alle fragole e i biscotti sablé, soufflé al cioccolato e créme; mi sono rilassata ai tavolini in piazza e bevuto the pregiati al piano superiore, saccheggiato tartine con mousse prelibate e sorseggiato Rossini.

Bene, la nuova gestione ha cambiato il meraviglioso bancone e le vetrine della pasticceria, riposizionato la cassa nel punto più scomodo di sempre e modificato il menù totalmente.

Vi assicuro che quando mi hanno dato il croissant sul piattino ho capito a vista che era diverso: addio patina burrosa! Addio croccantezza! Addio minuscoli grani di sale sulla superficie! Benvenute stopposità e insipidità, pesantezza e insoddisfazione!

E il cappuccino.
Il cappuccino!
Una tazza grande la metà della precedente senza più la Z impressa, con un contenuto che non giustifica più il costo alto (€ 1,60!).

foto 2 (1)

Gli ho dato due possibilità ma no, no, è tutto finito.

L’ultima onta è il vedere la scritta “Zanarini by Antoniazzi” all’entrata.
Chi siete voi? Da dove venite? Perché avete commesso questo scempio? Dove avete messo il bellissimo bancone semicircolare? Perché avete reso anonimo – con un arredamento pseudo minimal – un tempio sacro? Dove avete messo le tazze lineari ed eleganti? E soprattutto: CHE FINE HA FATTO IL CROISSANT SALATO?

Uscitelo! Resuscitatelo!
Se mi diceste che per anni ho mangiato un cornetto surgelato della peggior marca (cosa che escludo) ne sarei comunque sollevata, pur di riaverlo!

Quindi il mio destino è questo?
Tramandare al mondo la storia di “quando Zanarini era un paradiso a Bologna“?
Lo farò.

Intanto consigliatemi qualche altro posto, che così non posso andare avanti.

p.s. Se volete leggere cosa ne scrivevo quando era ancora un posto meraviglioso, eccolo qua.

Il riso yaki meshi del Mizuumi (Bologna)

Posted on 23 gennaio 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Etnicità diffusa, Primi Piatti

Ho una terribile confessione da farvi: quando si tratta di primi piatti, per me il riso batte la pasta su tutta la linea.
Eh sì! alcuni di voi avranno spalancato gli occhi per l’orrore, e forse altri staranno annuendo compiaciuti.
Sia chiaro che talvolta un bel piatto di spaghetti, rigatoni, farfalle o gramigna è imprescindibile, ma di fronte alla scelta io tendo verso il riso in ogni sua forma, preparazione o etnia, parola non casuale dato che oggi vi consiglierò lo yaki meshi del ristorante fusion Mizuumi, a San Lazzaro di Savena (Bologna).

L’ho provato più volte negli ultimi tempi, durante esilaranti cene con amiche, parentado o portato a casa con un comodissimo take away, ed è stata una gustosa scoperta.

Si tratta di un riso saltato con verdure e gamberetti avvolto in una sottile frittata d’uovo cosparsa da un filo di salsa di soia dolce e densa. Sembra insomma un enorme involtino che si taglia con una bacchetta: come il miglior toreador infilzate la frittata per romperla e liberare l’ottimo contenuto, su cui scivolerà la salsa agrodolce, che regalerà un ulteriore tocco di sapore.

Gamberetti e verdure sono presenti in abbondante quantità, saltati precedentemente in wok per renderli saporiti e raggiunti poco dopo dal riso bianco, cotto all’orientale (non immaginate quindi i chicchi ben separati: in Giappone il riso è quasi sempre un po’ colloso, altrimenti con le bacchette sarebbe un delirio).

Ammetto anche che negli ultimi tempi ho molto rivalutato il Mizuumi, che conoscevo da decenni per la cucina cinese, e guardavo con sospetto l’introduzione di specialità thai e jap. Ecco, mi sono fortemente ricreduta: non solo lo Yaki Meshi, ma anche uramaki, pollo in curry e latte di cocco, i raviolini sono notevoli.

Infine, vogliamo parlare dell’aspetto adorabile di questo piatto? Con la girandola di salsa in cima è quasi un peccato attaccarlo (ma noi siamo persone di pochi scrupoli, vero?!).

Dove
Mizuumi
via Emilia 169/C
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 051/ 454945

I tortellini di Tortellino (Bologna)

Posted on 7 gennaio 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Primi Piatti

Ormai avrete capito che una delle mie caratteristiche principali è quella di saltellare tra le varie città d’Italia (o del mondo, se ho molta fortuna) ogni qualvolta ne abbia l’opportunità. Certo, i treni mi stressano tantissimo – tra ritardi e viaggiatori indisciplinati – e gli aerei mi distruggono con la loro aria condizionata, ma sono piccoli prezzi da pagare per avere il privilegio di viaggiare e scoprire. Quando poi, giunta alla meta, mi imbatto in qualcosa di memorabile da mangiare il mio gaudio aumenta esponenzialmente.

Inoltre avrete dedotto che, sebbene abiti a Milano, ogni viaggio intrapreso verso Bologna, mia città natia, è fonte di distensione per i nervi e certezze gastronomiche, sia perché ho molti porti sicuri sia perché le persone che mi circondano sono buone forchette degne di fiducia.
Mi pare quindi doveroso dedicare il primo post dell’anno alla mia terra e a uno dei suoi trionfi: il tortellino.

Molti di voi alla vigilia di Natale avranno solamente cenato e si saranno tenuti leggeri a pranzo, ma il mio concetto di “leggerezza” è così soggettivo da portarmi presso un nuovo locale del centro di Bologna, guidata dal prode Andrea (che già mi aveva accompagnata presso Bolpetta), e farmi assaggiare una cup di tortellini alla panna.

Avete letto bene: una cup di tortellini.

Siamo stati da Tortellino, vicino a porta Nuova, posticino nel centro del centro di Bologna che propone pasta fresca take away.
Se siete fan di Pret à manger o simili, Tortellino vi piacerà.
Il concetto è curioso: replicare la dinamica dell’asporto con piatti della tradizione emiliana, dai tortellini ai tortelloni, dai passatelli alle lasagne, serviti in cup con coperchio di plastica e da mangiare in loco (ci sono un paio di tavoli e diversi sgabelli) o, appunto, da portare via.
E’ possibile assaggiare anche dei secondi (come delle scaloppine), ma a mio parere la pasta merita più attenzione.


L’aspetto interessante? L’alta qualità dei prodotti.
I tortellini erano come devono essere (altro che pasta confezionata del supermercato!), preparati artigianalmente e il brodo viene fatto ogni santo giorno ex novo; i miei erano piccoli (si dice che più lo sono più sono prestigiosi) e con un ripieno gustoso in cui le carni e i formaggi erano dosati con ottimo equilibrio. Perché non li ho presi al brodo? Purtroppo non era ancora pronto, ma ritenterò.

Visto che molte persone in visita a Bologna mi chiedono dove andare a pranzare e assaggiare specialità locali, io ve lo consiglio: veloce, buono, una novità nel panorama locale, dal prezzo giusto, in centro.

La prossima volta ci porto anche mia nonna, e voglio proprio vedere la sua faccia quando le serviranno i tortellini nel bicchierone. Già rido.

Dove
Tortellino
Via Cesare Battisti 17/A
Bologna
Tel. 051 9911886

Le polpette di Bolpetta (Bologna)

Posted on 29 dicembre 2012 by in Bologna, Emilia Romagna, Piatti unici, Secondi Piatti

Bolognesi uniamoci! Stringiamoci per mano e commuoviamoci per l’esaltante e assai intrepida apertura di nuovi posti in cui metter alla prova le nostre papille gustative!
Dicono che sia il periodo peggiore per aprire nuove attività (sai, la crisi, l’apocalisse, le cavallette, la dieta Dukan) ma se mi guardo attorno vedo certi ristoranti così pieni da dover mandar via la maggior parte degli avventori, che entrano certi di trovar posto senza prenotazione e, invece, vengono invitati a recarsi al bancone dell’asporto (con una gentilezza e una pazienza che, va detto, è ammirevole). Se prima si diceva “take away”, ora l’espressione “da passeggio” nobilita il cartoccio, soprattutto se ripieno di succulente polpette.

Avete indovinato: oggi il protagonista è Bolpetta, il regno di quelle rotolanti bontà sotto le Due Torri, di recente inaugurazione ma già preso d’assalto. Il primo consiglio è, quindi, di chiamare per assicurarvi un tavolo.

Cosa preparano?
Polpette di ogni forma e composizione – carne, pesce, verdure, formaggi, persino dolci, per ogni preferenza, gusto, alimentazione o intolleranza – insieme a piatti della tradizione emiliana (“boltellini” – tortellini sferici. Quando li ho individuati sul menù ho inarcato un sopracciglio. Dovrò vederli e provarli -, passatelli, tagliatelle, gramigna – pasta molto estranea ai forestieri) e antipasti di formaggi e salumi.

Amanti della polpetta si nasce, non si diventa: la rotondità giocosa e informale, il suo gusto variopinto, la consistenza facile ne fanno un piatto apprezzato anche dai più piccoli, ma se siete dei puristi del sapore non l’apprezzerete facilmente; cercherete di individuare singolarmente i sapori e non vi godrete l’esperienza.
Uno dei suoi pregi è invece proprio la rilassatezza d’animo, la liberazione dalle analisi critiche, la sublime concessione del poter utilizzare solo la forchetta (volendo!).

Di Bolpetta me ne aveva parlato un’amica conosciuta via Instagram definendolo “da provare”, e alla prima occasione ho chiamato Andrea e ho scoperto che era sulla stessa lunghezza d’onda.

Noi, cresciuti a suon di Lilli e il Vagabondo – che le polpette le mangiavano con gli spaghetti -, non sapevamo mica cosa aspettarci e come orientarci, quindi abbiamo ordinato un “Piovono Polpette“, ovvero un misto delle proposte insieme a sfoglie di patate: il piatto che ci viene portato ne è ricolmo.

Abbiamo assaggiato alcune delle varianti con carne e altre vegetariane, tutte presenti nel menù classico: esiste anche un “menù del giorno” con preparazioni al pesce, ma sinceramente non mi ispirano tanto.
Le polpette erano tutte buone, ma posso darvi un secondo suggerimento? Non ordinate il piatto misto: dopo un po’ non saprete più cosa state mangiando. Quelle col “Cuore Filante” si riconoscono per forza (quasi si alzerete in piedi per staccare il filo di formaggio che continua ad allungarsi!), così come le polpettine di carne in salsa di pomodoro e piselli, ma per alcune direte “… boh! Chissà!“.

Le mie preferite?
Che strano, sono quelle di carne rossa battuta! Se mi seguite da un po’ non l’avreste mai detto, eh? E per chi mi leggesse da poco tempo, devo confidarvi che sono una onnivora molto tendente al carnivoro, quindi… .
Se andate da Bolpetta con amici sforzatevi di ordinare tutti un tipo diverso, e poi condividete: l’esperienza sarà ancor più divertente e vi permetterà di gustare in santa pace e con piena soddisfazione ogni differenza.

Terzo e ultimo suggerimento?
Un bicchiere di Lambrusco è quasi obbligatorio. … Oh, siamo in Emilia Romagna: parliamo come beviamo!

Quindi, abbiamo capito tutto?
Prenotate, andate, ordinate e gustate!
… e ditemi qual è il vostro tipo di polpetta preferito.

Dove
Bolpetta
via Santo Stefano 6
Bologna
Tel. 319 2411209

p.s. questo post è dedicato a Giovanna e Davide che mi hanno gentilmente e per me inaspettatamente inserita nella lista delle 30 persone da seguire su Twitter proprio in quanto istigo la fame in tutte le lande digitali con i miei consigli. Quando passate da Bologna vi porto qui, e se non ci dovete venire recentemente organizzo una carovana e vi conduco pure a mangiare una cotoletta alla bolognese!

Le tagliatelle della Trattoria Meloncello (Bologna)

Posted on 27 dicembre 2012 by in Bologna, Emilia Romagna, Primi Piatti, Tradizioni

Lo so che state rantolando sotto i colpi di tortellini, cotechini, zamponi, passatelli, arrosti, controarrosti, intingoli, salse, dolci, sorbetti, e che non esiste un ammazzacaffè abbastanza potente da ridestarvi dal torpore in cui il Natale vi ha fatto crollare, ma animo! Suvvia, sveglia, che Capodanno sta arrivando e mica vorrete stare a dieta, no? Io c’ho dei progetti a dir poco bellicosi per il 31 Dicembre, ma magari ne parlerò a tempo debito.

A una decina di giorni di distanza dall’ultimo post posso affermare di essere più viva che mai, rinfrancata da una full immersion nella bolognesità e pronta a darvi un consiglio proprio sulla mia città natia.

Mentre Venerdì 21 fuggivo da Milano in auto con Fabio è sorta la domanda “Dove andiamo a cena a Bologna?“, resami conto che molti dei miei soliti ristoranti erano pieni mi si è accesa una lampadina proprio sopra la testa e ho trovato la soluzione: la Trattoria Meloncello.
Perfetta perchè non troppo in centro, con parcheggio facile, cucina tradizionale bolognese e ai piedi della salita che conduce al Santuario di San Luca, meta cara a tutti gli indigeni.

Ci si trova in quella che è una classica trattoria emiliana, tranquilla e dagli arredamenti di legno scuro, con un menù descritto a voce. Alle pareti sono appesi numerosi quadri con autografi di cantanti, attori, comici passati da lì, tra cui un ovvio Cesare Cremonini, a testimonianza della stima e dell’affetto riposto in questo ristorante storico.
Tra i primi si evidenziano passatelli, tortellini, gramigna con il sugo di salsiccia, e visto che era un po’ di tempo che non ci andavo ho ordinato uno dei loro cavalli di battaglia per rispolverare i bei ricordi: le tagliatelle al ragù.

Non ci potrebbe mai esser un bentornato migliore per una bolognese fuorisede: la pasta era evidentemente tirata a mano, con parti leggermente più spesse e una ruvidità che i prodotti in commercio non hanno, perfetta per trattenere un ragù saporito ed equilibrato, rustico come deve essere, a sua volta preparato in casa. La porzione era giusta e ha necessitato un secondo piatto (polpette!) per raggiungere la sazietà, ma i sensi ne erano molto appagati.
Spesso molte persone mi domandano dove mangiare la vera cucina locale, e io consiglio di rivolgersi qui (sempre che non cerchino qualcosa in centro).

Ci si sente in un ambiente famigliare, alla Trattoria Meloncello, e ho come l’impressione che sia cos’ dal 1918, anno d’apertura. Spero rimanga tale ancora per un bel po’.
E se siete coraggiosi, dopo aver pasteggiato inerpicatevi su per il portico della salita di San Luca: percorrerlo tutto è una piccola impresa, ma da lassù la vista è incantevole.

Qualche utile nota a margine:
1) la posizione. Comodissima in certe giornate, ma fate attenzione al calendario calcistico: essendo proprio attaccata allo stadio Dall’Ara rischiate di trovarvi nel mezzo del delirio del campionato o simili;
2) il prezzo. E’ un po’ alto, considerato tutto, ma la qualità del “fatto in casa” si fa sentire.

Dove
Trattoria Meloncello
Via Saragozza 240
Bologna
Tel. 051 6143947

L’Osteria Broccaindosso: il ritorno

Posted on 17 dicembre 2012 by in Antipasti, Bologna, Dolci, Emilia Romagna

Se questo non è un paese per vecchi, questo non è un post per coloro che sono a dieta. Non che si solito io scriva di cibi leggeri, ma oggi ci andremo a superare.

Ci tengo infatti ad aggiornarvi, dopo la mia recente visita di sabato sera, sui diversi perché l’Osteria Broccaindosso (di cui avevo già parlato qui) va visitata, e perché occorra attenersi ai miei piani.

Ordinate antipasti e dolci, e non ve ne pentirete: vi darò qualche elemento per convincervi.

Iniziamo dagli antipasti:

– insalata con arance e balsamico,
– polenta con ragù,
– parmigiana di melanzane,
– crema fritta,
– salsiccia in umido,
– prosciutto crudo,
– frittatine,
– puré di zucca,
– … e ho sicuramente perso qualcos’altro.

E ora passiamo ai dolci:
– mousse di cioccolato,
– torta di ricotta,
– pandoro,
– mascarpone,
– crema,
– torta al cioccolato,
– salame di cioccolato,
– torrone,
– croccante di mandorle,
– creme caramel,
– creme caramel alle amarene,
– panna cotta,
– zuppa inglese,
– torta di riso,
– il gran finale: la famosa scodella di cioccolato fondente fuso con bignè ripieni di panna a parte, da sommergere a mestolate.

Ecco.
E vorrei assicurarvi di una cosa: io ho mangiato tutto, e sono ancora viva.
Lo so, mi faccio abbastanza schifo da sola.

Andate, dico, andate! Tutto lo zucchero mangiato vi entrerà direttamente in circolo nel sangue e vi sentirete felicissimi!
… controindicazione: avrete un abbiocco totale per almeno 48 ore, ma cosa volete che sia!

Si organizzano gite per avventori coraggiosi: contate pure su di me. 

Il cous cous di Colazione da Bianca (Bologna)

Posted on 24 settembre 2012 by in Bologna, Piatti unici, Primi Piatti

Il mio Sabato bolognese ha i suoi riti imprescindibili: colazione da Zanarini, passeggiata lungo via D’Azeglio per raggiungere la Sala Borsa, poi diverse tappe tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, finchè non arriva l’ora di pranzo.

Alla Bologna divisa tra gli universitari e le zdaure griffate mancava un po’ un posticino in cui fare il brunch (concetto ancora leggermente sconosciuto), bere un the con un’ottima e splendida fetta di torta, viziarsi con cappuccino & brioche, circondati da un’ambiente carino e curato. Poi è arrivato “Colazione da Bianca” e la musica è cambiata, anzi, si è riprodotta in numerosi “Devi andarci devi andarci devi!“.
Insomma, quando l’altro giorno ho avuto l’occasione di provarlo le mie aspettative non erano alte: di più! Mi ero promessa di essere giudice severa e imparziale, e tale son stata.

Com’è stata questa esperienza?
Delicata, adorabile, gustosa.
Ebbene sì, mi è piaciuta.

Sarà perchè ho pranzato sotto i miei adoratissimi portici.
Sarà per la gentilezza delle cameriere.
Sarà per un menù ricco di proposte interessanti e di una cucina di stampo internazionale, lontana dai fasti emiliano romagnoli e quindi molto originale per la città.
Sarà per le stoviglie carinissime, i tavolini tutti diversi, la grafica che ti fa pensare “Aaaw, so cute!“.
Sarà per l’atmosfera rilassata, lenta e sorniona.
Sarà per il piatto che si presentava assai bene, nonchè essere proprio buono.

Ho ordinato – dopo numerosi tentennamenti – un cous cous con pollo al the verde, menta, zucchine, lime e pomodorini.
E’ un periodo strano: mangerei solamente farro, orzo, cous cous e simili, mentre le 3 P (pasta, pane e pizza) sono state messe in secondo piano. Forse è l’aria di Settembre, forse è il rientro, forse chissà.

Come vedete, la presentazione era promettente: è il tipico piatto che ogni food blogger fotograferebbe in settantaquattro angolazioni diverse, mentre io ho preso il mio iPhone, ho scattato, caricato su Instagram e rovinato la bellezza con l’azione distruttiva della forchetta.
Eh, son stili di vita.

Dire che era un piatto saporito, leggero, fresco e solleticante significa riassumere tutto ciò che cercavo per completare il Sabato.
Il cous cous era ovviamente cotto alla perfezione, con le fettine di zucchine e i pezzetti di menta ben amalgamati, e il sorprendente lime grattuggiato sopra conferiva il tocco etnico e imprevedibile (ne avrei voluto chiedere di più, tanto mi è piaciuto). I tocchetti di pollo erano utilizzati come base, morbidi e dal gusto particolare, mentre i pomodorini di contorno erano ben intrisi in aceto balsamico.

Utilizzo del coltello: zero. Il team dei pigri ringrazia.
Sazietà: fatto.
Risveglio dei sensi: fatto.
Sensazione di immenso ristoro e sospiri estasiati: mille e più.

Colazione da Bianca, ci vediamo presto: ho già puntato le tue quiche.

Dove
Colazione da Bianca
via Santo Stefano, 1 (Portico della Mercanzia)
Bologna

La granita al pompelmo rosa della Funivia (Bologna)

Posted on 23 luglio 2012 by in Bologna, Dolci, Emilia Romagna

In quanto a “caldo”, nessun posto batte Bologna.
Oh, c’avrete un bel dire “Non hai sentito Firenze, Roma, Bari, la Spagna, l’Africa!” e così via, ma vi assicuro che ho studiato a fondo il meteo di molte località del mondo e niente, nessuno può reggere il confronto.
Ricordo che anni fa, tornata alquanto spossata dal caldo messicano, per poco non sono crollata sulla pista dell’aeroporto a causa del brusco contraccolpo emiliano.

È insostenibile, tra temperature elevate e umidità ai massimi.
Solo un posto ci batte: il Giappone. Là pare di nuotare nell’aria, ma i Marlene Kuntz non centrano per niente.

Ora mi rivolgo a voi, cari concittadini che ben conoscete le pene di cui ho parlato.
Smettetela di abbracciare il Pinguino! Allontanatevi dal ventilatore! Sciogliete le catene che vi tengono vicini al condizionatore!
Sto per darvi una buona ragione per farlo, un motivo che – contemporaneamente – è pure soluzione al vostro tormento.

Conoscete la cremeria Funivia, no? … No?!
Si tratta di un istituzione perché racconta la storia di un’antica Bologna caratterizzata da una funivia che collegava il colle di San Luca alla città, ormai sparita da decenni, di cui appunto rimane la stazione di partenza. Lo direste? È un po’ quando rivelo che Bologna c’ha anche un porto: mica ce lo si aspetta.
Alla stazione si produce un gelato squisito, che richiama decine di persone ogni sera.
Da qualche anno è presente una succursale un po’ più comoda in piazza Cavour, che potete raggiungere tranquillamente a piedi.

E una volta giunti in una o nell’altra, sapete cosa dovreste proprio provare?
Le loro granite.

Ciao lettori, ciao.
Non so bene come dovrebbe essere una vera granita siciliana – visto che in Sicilia non son mai stata (non lapidatemi!) – ma queste sono veramente strepitose.
Altro che ghiaccio tritato dalle macchinette rotanti e sciroppini chimici (ci stanno anche loro, sia chiaro: quello alla menta è una delle mie infinite ossessioni): qua si parla di vera frutta, presente in abbondanza, succosa e saporita, protagonista assoluta, di cui il ghiaccio è giusto ma cavalleresco compagno.
La mia preferita? La granita al pompelmo rosa. È dolce al punto giusto, con pezzetti del frutto ben individuabili, e potete anche aggiungere panna o gelato per renderla più corposa. Ammetto che io non l’ho mai provata con queste aggiunte: mi piace sin troppo nella versione naturale, con quel sapore intenso che fa alzare gli occhi al cielo e pensare “Ecco, così si fa!“.

Se per caso vedete una persona saltellare felicemente tra i vicini negozi di Prada, Gucci e Armani, i casi sono due:
1) la sopracitata è appena stata alla gelateria Funivia;
2) sono io.

La granita al pompelmo rosa è uno dei miei vizi estivi preferiti, se non uno dei gusti che la caratterizzano.
Armata di cucchiaino e cannuccia la porto in giro per le mie passeggiate e scorribande, e se la musica diventa la soundtrack della mia vita, la granita ne è la tastetrack.

Una sola pecca? Il costo è sensibilmente più alto rispetto alle altre proposte, ma la differenza qualitativa lo è altrettanto.

Uscite dai vostri freschi rifugi, cari bolognesi o forestieri in visita, e fatemi sapere. Come sempre, attendo regalmente i vostri pareri.

Dove
Cremeria Funivia
Via Porrettana 158/4D
o
Piazza Cavour 1/D

La sagra del tortellone di Ozzano dell’Emilia (Bologna)

Posted on 21 luglio 2012 by in Bologna, Emilia Romagna

Irrompo sul blog in un orario per me insolito e in una giornata ancor più strana, “tradizionalmente” dedicata ai piatti cucinati dai miei amici & co. (a proposito: la categoria “Presentatevi sul loro zerbino” è in stand by da qualche mese, ma presto tornerà), ma l’occasione lo rende necessario.

Occorre infatti segnalare con forza ed esaltazione la mia sagra estiva mangereccia preferita, che si sta svolgendo proprio in questi giorni e che terminerà Martedì. Il tempo non è molto, ma se siete tra l’Emilia Romagna e i suoi dintorni (o se meditate di passarci) un salto ce lo dovreste proprio fare.

Si tratta infatti di uno di quegli eventi annuali imperdibili, senza i quali le estati della sottoscritta risulterebbero incomplete.
Con amici, parentado o entrambi, sarà quasi un decennio che vi faccio visita (quindi qualcosa vorrà pur dire, no?).

Dove, cosa, come?
Sudditi, amici, frequentatori seriali di feste varie, vi presento la bolognesissima sagra del tortellone di San Cristoforo, a Ozzano dell’Emilia!

Diciamolo subito: se non siete fatti per le sagre, con i modi schietti dei camerieri, le tovagliette di carta e le tavolate da 20 persone, non osate nemmeno passarci vicino! Intralcereste il traffico, che è sempre molto sostenuto proprio grazie alla ricorrenza, e rovinereste l’atmosfera.
Premessa number two: qui si mangiano tortelloni. Tortelloni. E tortelloni. Volete lo spaghettino? No! Il tortiglione? No! La lasagna? Nemmeno! Al massimo potrete gustare dei secondi di carne (salsiccia, castrato e pollo allo spiedo), ma non ordinare i mitici tortelloni, fatti a mano dalle ‘zdore del luogo, verrebbe considerata un’offesa.
E ancora: volete prenotare? No! E’ una sagra, suvvia!

Quindi, cosa dovete fare?
Ecco le istruzioni d’uso:
a) raggiungete la chiesa di San Cristoforo a Ozzano dell’Emilia;
b) parcheggiate – per strada o nei campi;
c) mettetevi pazientemente in coda – l’attesa talvolta è lunga, lunghissima, ma non dovete demordere;
d) dite in quanti siete all’accoglienza, che vi indicherà un tavolo;
e) ordinate e pagate subito;
f) gustate!

I tortelloni sono preparati in tre modi: al sugo, al ragù, con burro e salvia.
Il mio preferito è il primo: per me rimane un mistero il come ogni anno riescano a fare lo sugo sempre allo stesso modo, con la stessa vellutata consistenza e il sapore tondo, per niente acido e molto gustoso. C’avranno la ricetta segreta passata tra le generazioni, è certo.
I tortelloni sono sempre serviti al dente, anzi, spesso e volentieri sono molto al dente (non dite che non ve l’avevo detto), con una sfoglia di medio spessore di un giallo acceso.

L’atmosfera è molto rilassata, festosa, partecipativa e tutto è organizzato al meglio.
Oltretutto, nonostante il terremoto dei mesi scorsi che ha colpito le zone circostanti, quest’anno la sagra è ancor più grande, e sempre molto frequentata, allegra. No, male proprio non fa.

Attendo anche i vostri pareri, amanti del real tortellone.
Ozzano vi aspetta.

Dove
Sagra del tortellone
Chiesa di San Cristoforo
Ozzano dell’Emilia
Bologna

I crostini con lardo e tartufo del TiBiDì (Lizzano)

Posted on 16 luglio 2012 by in Antipasti, Bologna

Per alcuni il paradiso sono le Maldive. Per altri le città d’arte. La montagne, le colline, le grandi città. Ecco, uno dei miei paradisi è l’Appennino bolognese e, nello specifico, la zona di Porretta, conosciuta per lo più per il tortino (… Wait. Mai sentito parlare del tortino Porretta, la merendina perfetta di ogni bambino emiliano romagnolo? Ricordatemelo, e ne disserterò approfonditamente) o i centri termali.

A tal luoghi sono legati molti dei miei più forti ricordi, quelli che fanno comparire un leggero e spontaneo sorriso sul volto. Inoltre, mentre nelle città si fonde dal caldo, là regna una deliziosa temperatura che invita allo strafogo. In questo weekend mi sono lasciata guidare dagli esperti del posto e, tra un aperitivo bavarese e pezzi di pizza volanti, ho fatto gradevoli scoperte.

Iniziamo dal TiBiDì, in quel di Lizzano in Belvedere, un ristorante specializzato in funghi e tartufi. Su suggerimento della guida (ciao Monica) abbiamo ordinato un antipasto misto comprendente diverse piccole bontà, ma di uno in particolare è stata richiesta una doppia razione: il crostino di pan di segale con lardo e tartufo.

Voi lo sapete che per una fetta di lardo io sarei disposta a scalare le vette più impervie e a scendere negli inferi per guardare tutte le serie di Uomini e Donne con Satana, quindi figuratevi la mia faccia quando ho visto il piatto con questo pane nero abbrustolito sormontato da un’onda del benedetto salume e delle fettine di tartufo nero grattugiate sopra. Per facilitarvi vi mostrerò una diapositiva della mia faccia: Ecco. Preciso subito: so benissimo che non è stagione di tartufo, ma era l’insieme a rendere lo “stuzzichino” favoloso! Un’unione di irresistibilità all’ennesima potenza, con quel pane croccantino e caldo su cui il lardo dava il massimo di sé, con quel gusto salato e lo sciogliersi sul palato, e l’aroma delle lamelle di tartufo, non particolarmente saporite ma profumatissime.

Se passate da quelle parti (per rilassarvi, scalare le vicine montagne, ustionarvi alle piscine di Vidiciatico come la sottoscritta o partecipare alla festa bavarese tra fiumi di Paulaner) io lo terrei in considerazione, soprattutto nel periodo autunnale: una seconda puntata per un pasto esclusivamente a base di funghi & co. è già nella mia “to do” list.

Dove

TiBiDì
Via 3 Novembre
Tel.0534 51162