L’erbazzone di Cristina

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Sabato, giornata in cui la categoria “Presentatevi sul loro zerbino” regna sovrana.

Mentre bevo un caffè mi prendo una licenza “poetica” e richiedo il vostro canto.
Schiaritevi la voce e intonate con me un: “Emilia Romagna miaaa, Emilia Romagna in fioreee…“!

Sto infatti per parlarvi di un piatto tipico di quel di Reggio Emilia poco conosciuto nel resto d’Italia, ma prima permettetemi di presentarvi la cuoca, colei che di tanto in tanto ci onora preparandolo.

Lei si chiama Cristina, ama ballare, viaggiare e prova un amore viscerale per le verdure.
Sì, le verdure. Della serie che siete al ristorante a mangiare, per esempio, una superba fiorentina e lei afferra delicatamente la fogliolina d’insalata di contorno o bellezza, la sgranocchia e sospira un “Che bontà!“, mettendo in secondo piano il sacrificio del bovino.
Una cosa incredibile.
Io vado in crisi d’astinenza per, che so, le uova con bacon, e lei invece per la frutta.
Per farla felice regalatele un mazzo di ravanelli (fatto), un cesto di pesche (fatto), fate rotolare una decina di angurie verso casa sua!

Insomma, è una persona che mangia in modo assolutamente sano perchè adora verdura e frutta più di ogni altra cosa. Beata lei.

Quando non sta a Milano torna nel reggiano, dove ha vissuto per qualche anno e appreso le arti dalle ‘zdore (signore) del posto: ecco come ha imparato a preparare l’erbazzone.

L’erbache?“, esclamerete voi.

Si tratta di una di quelle specialità tradizionali la cui ricetta cambia di casa in casa: io vi racconterò quella della Bourbaki’s House.

In parole povere, l’erbazzone è una quiche, una torta salata, fatta di pasta sfoglia e verdura. Cristina ci mette una quantità pressoché importante di spinaci, che cuoce prima con abbondantissima cipolla (ecco, potreste anche regalarle un mazzo di cipollotti con un nastrino sopra!) e aglio a profusione. Però non temete: non uscirete con un alito che potrebbe stendere una mandria di hooligan!
Alla verdura cotta viene poi unito del buon parmigiano (“e non grana, mi raccomando!”, mi dice la regia), delle uova, e il tutto viene disposto sulla pasta sfoglia. Chiudete bene i bordi sul ripieno, create la torta, e mettetela in forno.

Uscirà una delizia, ottima sia calda sia fredda (una volta Cristina me ne portò un pezzo e io me lo gustai senza ritegno bevendo un enorme cappuccino di Arnold’s Coffee. Non potevo aspettare!), saporita, morbida nelle parti centrali e giustamente croccante ai bordi.
Se potessi mangiare erbazzone tutti i giorni i miei problemi di alimentazione più o meno contorta sarebbero finiti: gusterei le verdure preparate così con estrema gioia!

Praticamente vi ho dato la ricetta dell’erbazzone, ma non è finita qui: questa è tutto sommato semplice ma Cristina ha tra i suoi cavalli di battaglia una versione misteriosa che chiama “scarpasoun“.
Si tratta del ripieno sopracitato (spinaci, parmigiano, uova, cipolla e aglio) che, preparato e cotto in modo misterioso, rimane perfettamente compatto, senza bisogno di aggiungere la pasta sfoglia. Ha un gusto totalmente diverso dall’erbazzone – più spiccato, intenso – e non so come non si sfaldi al primo morso. Quando Cristina lo sforna premuratevi di essere nei paraggi, perchè sicuramente non ne rimarrà.

Insomma: buono, sano, reggiano.
Cosa volete di più, dalla nostra signora delle verdure?

Comments

  1. says

    La citazione di "Romagna Mia" è una bestemmia, visto che si tratta di un piatto emiliano. è_é

    Ben conosco l'erbazzone, e lo amo molto. Chiaramente non conosco questa versione, ma volentieri lo proverei 🙂 Le torte salate spaccano!

    Nostra Signora delle Fogne, ci credo che così le mangeresti le verdure, tra la pasta sfoglia, le uova ed il parmigiano tutto il sano ha bello che salutato. A questo punto diventa più sana la fiorentina! 😀

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