20 October 2017
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Il bubble tea di Ten Ren (New York)

Posted on 3 luglio 2012 by in America, In alto i calici

Amici della Grande Mela, prevedete di tornarci quest’estate per le vostre vacanze? Oltre a rivolgervi tutta la mia profonda invidia (… beh, manco a me andrà male, ma non divaghiamo) mi fate venire in mente che non vi ho ancora parlato di alcuni posticini decisamente interessanti in cui ho – diciamologozzovigliato con estremo piacere.

Inoltre, visto che si prevede un certo caldo, ho un consiglio che reputo “curioso”, e che vi permetterà di:
a) vivere un’esperienza;
b) solleticare il palato;
c) combattere efficacemente l’afa.

Avete mai sentito parlare del “bubble tea“? Se seguite altri food blog la risposta è quasi certamente affermativa, ma in caso contrario permettetemi una spiegazione.

Si tratta di una bevanda fredda composta da the (prevalentemente verde e aromatizzato in moltissimi modi) a cui può essere aggiunto del latte ma in cui mai mancano delle palline gommose di tapioca (e da qui “bubble”, bolle).
Viene servito in bicchieroni con una cannuccia molto larga che permette di aspirare anche le perle dolci, simili a caramelle.

Un rimedio sicuro per chi soffre tanto il caldo.

Dove provarlo?
Io suggerisco Ten Ren in Mott Street, ovviamente China Town, una via molto animata in cui troverete anche rinomati ristoranti e negozi pieni di stoviglie e cibi orientali. (altro…)

L’astice del Lobster Place (New York)

Posted on 15 maggio 2012 by in America, Secondi Piatti

Come vi dicevo, avrei trovato presto un’altra occasione per tornare al Chelsea Market di New York e consigliarvi un altro posto in cui mangiare, e diciamo che proprio non posso esimermi dal raccontarvi la saga di Pizzicottina (citazioni simpsoniane si sprecano), l’amica aragosta.

Diciamo che lasciare la Grande Mela e dintorni senza mangiare crostacei sarebbe stato un gran peccato, dicono, quindi abbiamo colto l’occasione alla nostra seconda visita al grande mercato coperto.
La sottoscritta adora mangiarli, ma per motivi di costo non è sempre facile: i prezzi americani hanno sicuramente aiutato, e la qualità era strepitosa.

Seguendo le istruzioni di persone più esperte io e la fidata Giulia siamo entrate al The Lobster Place e abbiamo raggiunto l’angolo degli astici, un bancale cosparso di ghiaccio su cui erano ordinatamente posate i chele-muniti per dimensione e peso. Abbiamo detto all’addetto di essere in due e di avere un discreto appetito, quindi lui ne ha scelta una, ha ricevuto la nostra approvazione e ci ha dato un numerino per tornare dopo poco.
Intanto ci siamo accomodate ai tavoli rialzati vicino alle vetrate della pescheria/ristorante, rimboccandoci le maniche e scrocchiando le falangi, con l’aria di avere in mente qualcosa di diabolico. (altro…)

La birra di The Filling Station (New York)

Posted on 30 aprile 2012 by in America, In alto i calici

Mentre scartabellavo tra foglietti, brochure e ricordi del viaggio in Americacon un terribile magone, ovviamente – ho ritrovato lo scontrino di uno dei posti che più mi sono piaciuti, e di cui ancora non ho parlato probabilmente proprio per l’eccesso di nostalgia.
Ah! Quanto ho sottovalutato i moniti delle persone che mi dicevano “Tornerai ma niente sarà più come prima!“. … dopotutto, avrei potuto farci qualcosa? No. Ecco, quindi torniamo a parlare di cibi & affini, che è meglio.

Il contesto è quello del Chelsea Market, di cui ho già lodato un hotdog alquanto strepitoso, che ha regalato altre numerose gioie: si tratta di una sorta di luna park gastronomico che la sottoscritta ha girato per il lungo e per il largo con estrema soddisfazione, mangiando e sterminando (l’ultima parola non è scelta a caso, e tra qualche post capirete perché). Ovviamente l’ho adorato.

Vagando con gli occhi spalancati dalla meraviglia a un certo punto ho visto la mia amica Giulia che avanzava con un barattolo in mano, da cui sorseggiava una bevanda dai riflessi rossastri. Sì, un barattolo con coperchio da svitare. Incuriosita le ho chiesto lumi e lei mi ha ricondotta al The Filling Station.
In quel momento ho percepito la freccia di un Cupido con un cappello da cuoco trapassarmi il cuore e conficcarlo su una delle travi di legno del posto, mentre commentavo con uno stupito “Oh oooh!“. (altro…)

I ♥ Shake Shack (New York)

Posted on 29 marzo 2012 by in America, La sagra del carboidrato

Voi pensavate che il mio storytelling americano fosse terminato e invece mi stavo preparando psicologicamente e lessicalmente a giocare l’asso nella manica, ovvero quello che è stato uno dei miei posti preferiti di tutta New York.
È che ho il cuore che pian piano s’incrina al solo ricordare, quindi ho dovuto attendere, trovare le giuste parole e affrontare lo shock del distacco.

Si parla di hamburger, amici della quinta strada. Pane e carne, un’unione semplice ma che conquista.
Quello che sto per consigliarvi è riconosciuto quasi universalmente come uno dei migliori della grande Mela, quindi leggete con dovuto animo rispettoso.

Ladies and gentlemen, é con emozione e un’acquolina che metà basterebbe che vi presento Shake Shack.

A New York ne trovate tre, ma senza dubbio il mio preferito è quello al Madison Square Park, un baracchino blu all’angolo, praticamente sotto al Flatiron Building. Non lo vedete ancora? Seguite la fila di persone che pazienti attendono il loro turno, e non sbaglierete.
Qui si mangia un hamburger da svenire, un cheeseburger da morire, più moltissime varianti creative di indubbio valore e gusto. Scordate le svizzere surgelate, per carità: qui si serve solo carne fresca macinata e cotta sul momento a seconda delle preferenze!
Cosa assaggiare come primo approccio? Sicuramente il doppio cheeseburger, per un inizio veramente esplosivo.
Sides? Yes, of course, ma cosa? Le Cheese Fries!
E da bere? Limonata! (altro…)

Il brisket del Fette Sau (Brooklyn)

Posted on 8 febbraio 2012 by in America, New York, Secondi Piatti


Perché non appena valicherete uno dei ponti leggendari o prenderete una metropolitana superando l’acqua vi renderete conto che New York non è solo Manhattan ma che ci sarebbe anche una certa “Brooklyn“, una parte che scalpita, giovane e vivace, più rough e meno elegante, più indie e ruvida, una zona vista in tanti film e telefilm, rappresentata da libri e storie, che probabilmente vi affascinerà in modo più di quanto avreste immaginato.

Noi ci siamo avventurati qua per l’ultima serata in America, e abbiamo scelto forse uno dei ristoranti (se così si può chiamare) più celebri del posto: il Fette Sau, nel quartiere Williamsburg.

Uomini! Mettete da parte le cravatte!
Donne! I tacchi non sono necessari!
Abbiate solo premura di indossare maniche che si possano rimboccare accuratamente e armatevi di una buona dose di pazienza: la cena e l’esperienza valgono.

Vi troverete in un ambiente cupo che fa molto “Dickens“, con tavoloni di legno, panche massicce e un’intera parete su cui sono stati disegnati i diversi tagli di carne per manzo, suino e ovino.
Tim Burton ci farebbe volentieri un film, credo, vuoi anche per le spine di birra sormontate da coltellacci e mannaie.

Ecco, appunto: qua si mangia carne e non c’è alcuna speranza di gustare qualcosa di diverso (cioè: la possibilità c’è, ma perchè perdersi tanta meraviglia?).

Sapete cosa dovete ordinare?
Il brisket, carne di manzo rosolata e dall’esterno ben abbrustolito.
Comunque sia fate la fila (tanta fila. Molta fila), andate dall’omino dietro al bancone, un sosia giovane e magro di Erick Nortman (regali #palette!), e scegliete ciò che più vi ispira senza lasciarvi spaventare dall’aspetto un po’ truculento. (altro…)

Le ciambelle di Doughnut Plant (New York)

Posted on 1 febbraio 2012 by in America, Dolci

Un’altra delle peculiarità del mio viaggio a New York è stata sicuramente la casa, un appartamentino al 27esimo piano del grattacielo situato al 1600 Broadway, roba che quando mi dicevano “Vai al negozio degli M&M’s” io rispondevo “Ci abito sopra“, generando molto odio.
Ero così centrale e con così tante fermate della metropolitana vicine che era un piacere scendere e avventurarsi verso mete lontane, che tanto con i mezzi era un attimo.

Quindi una mattina ho comprato i biglietti da TKTS in Time Square (rischiando la morte per assideramento), ho bevuto il mio Venti Cappuccino del disgelo da Starbucks, sono andata a fare la manicure e mi sono lanciata verso la meta del mio sogno gastronomico, trovata chiusa troppe volte a causa delle feste di Capodanno. Io, più testarda di Karl Lagerfeld mentre lo convincono a togliersi almeno una volta gli occhiali da sole, ancora semi-congelata ma con delle meravigliose unghie viola ho così raggiunto il Doughnut Plant, indirizzo essenziale per tutti coloro che amano le ciambelle e ne vogliono assaggiare di speciali (mica quelle del Dunkin’ Donuts, per intenderci).
Varcata la soglia mi son trovata di fronte a una lista luminosa appesa sul muro con la lista dei gusti di ciambelle, che hanno richiesto tutta la mia attenzione: mica erano semplici, no, erano elaborati, particolari, strani e tutti pericolosamente irresistibili.

Così ho ordinato tre ciambelle e me le sono portate a casa, nell’appartamento amatissimo, in un tipico sacchetto di carta marrone riconosciuto al volo dal portinaio, che l’ha additato e commentato con un “Ebbravaragazzamia” ma in american, of course.

Mi sono tolta cappotto, tre sciarpe, due maglioni, biker boots, ho scongelato le mani sotto l’acqua calda, ho preso il sacchetto e mi sono seduta davanti alla vetrata vista grattacieli, scrocchiando le dita come se fossi stata Dottor House prima di un’operazione, e ho scelto la prima vittima tra le tre acquistate.

Così ho rimirato codesta ciambella quadrata, l’ho morsicata ed è stato amore. (altro…)

L’esperienza da fare: il Burger Joint (New York)

Posted on 26 gennaio 2012 by in America, La sagra del carboidrato

Torniamo alle mie avventure gastronomiche americane, vi va?
– Sììì!
Ecco, bravi.

Qual è uno dei primi cibi che vi viene in mente non appena dite “New York“?
L’hamburger, no?
Ecco, è scontato che durante la mia permanenza nella città io abbia mangiato alcuni degli hamburger più memorabili e squisiti di sempre, un inno al piacere e al colesterolo di qualità!
Molti sono i posti che vi indicheranno come imperdibili, ma seguite le indicazioni della vostra mangiatrice in ballerine e state tranquilli che non ve ne pentirete (in tal caso inviatemi un’email o un piccione viaggiatore, che i miei paggi provvederanno a catturare e portare alla mia attenzione) (disclaimer: non so da dove mi escano queste allegre idiozie, abbiate pazienza).

Seguite accortamente le istruzioni.

Recatevi tra la 6th Avenue e la 56th street. (altro…)

I noodle del Sapporo (New York)

Posted on 16 gennaio 2012 by in America, Etnicità diffusa, Primi Piatti

Foursquare è un social network in molti sensi delizioso: oltre alle sue caratteristiche di gaming (vincere i badge) e ovviamente di geolocalizzazione ti offre l’opportunità di scoprire che il ristorante giapponese che hai dietro casa è consigliato, acclamato, venerato, il tutto senza uscire manco sul balcone e tirare un urlo a un passante (che poi, dal 27o piano sarebbe anche stato improbabile).

Anzi, dire “ristorante giapponese” induce all’errore: sto infatti per consigliare un noodle bar jap. Quindi niente sushi, sashimi o cirashi: qui gli spaghetti sono gli assoluti protagonisti.

Il ristorante in cui dovreste andare si chiama Sapporo, è vicino Time Square (comodissimo quindi per una cena dopo aver ammirato la famosa piazza by night) ed è preso d’assalto dagli orientali. Sarà un segno di alta qualità del posto? Può essere: quando sono entrata ho risentito l’atmosfera, i profumi, le sensazioni provate quando ero a Osaka, Nara e Tokyo, e non mi sarei meravigliata se improvvisamente fosse comparso qualche parente di quelle parti.

Certo è che guadagnare un tavolo non è immediato, e ciò dipende dall’orario in cui entrate, ma accodatevi agli avventori e sfruttate il tempo per studiare il menù. (altro…)

I pancake con bacon, sciroppo d’acero e burro (New York)

Posted on 12 gennaio 2012 by in America, Dolci

Perché io so che a Natale avrete mangiato alcuni di codesti piatti:
– tortellini;
– lasagne;
– zampone;
– cotechino;
– faraona arrosto;
– puré;
– lenticchie stufate;
– verdurine in pinzimonio;
– pandoro;
– panettone.

Dopo aver precisato che codesto altro non è che il classico menù natalizio cucinato da mia nonna (a cui io faccio onore), vorrei confidarvi qual è stata la mia colazione in quel di Washington, primo approccio al cibo americano del mio viaggio.

Insomma, com’è giusto che sia a Natale moltissimi esercizi commerciali rimangono chiusi, e infatti nella città americana è stato arduo trovare un posto in cui rifocillarsi (oltretutto dopo essersi svegliati assai affamati a causa del lungo viaggio).

Per fortuna questo Johnny Rockets a Union station ci ha salvati e donato molta, molta gioia Made in USA.

In un ambiente molto anni ’60, con poltrone rosse, insegne luminose in stile e un lungo bancone argentato dietro al quale si muovevano rapidi alcuni cuochi, un gioviale signore ci ha accolti con entusiasmo, e noi l’abbiamo ancor più reso contento quando gli abbiamo ordinato ben cinque porzioni di pancake con bacon, burro e sciroppo d’acero, insieme a bicchieroni di succo d’arancia e bacili di caffè americano. Colazione all’americana, insomma, straordinariamente energetica, gustosa e goduriosa. (altro…)

Cronache americane: l’hot dog più buono di Manhattan (New York)

Posted on 11 gennaio 2012 by in America, La sagra del carboidrato, Piatti unici

Mentalmente passo in rassegna i piatti gustati nelle scorse settimane in quel dell’America, cercando di decidere con qual sapore incominciare quella che con ogni certezza diventerà una lunga rassegna di resoconti e consigli.

Più ci penso più so di non poter scegliere altro che uno dei cibi simbolo di New York, su cui molto disserterei.
Ladies, gentlemen and eaters tutti, il regale 2012 inizia con gli hot dog!

Che poi, voglio dire: che delusione, da un certo punto di vista!
Quando quattro anni fa sono stata sull’altra costa ero rimasta impressionata dalle porzioni gigantesche di ristoranti & co., quantità che riuscivano a calmare il mio appetito anormale. Vuoi perché in America sono in corso (giuste) campagne di sensibilizzazione sull’argomento “nutrizione” che hanno visto la nascita di provvedimenti legge, ora si mangia pressoché quanto nella vecchia Europa.
Io mi aspettavo di trovare degli hot dog… diversi. Insomma, non c’è molta differenza tra questi e quelli del supermercato, cotti e racchiusi nel bun, il pane classicamente utilizzato.

Dopo i primi tentativi non entusiasmanti avevo lasciato perdere, rifugiandomi nei baracchini solo in caso di emergenza (non mangiate in quelli di Battery Park: dei furti), poi… (altro…)