7 December 2016
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Alla meravigliosa scoperta di Berlucchi

Posted on 20 gennaio 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi

foto 2 (3)

In una delle più belle giornate di fine autunno che si ricordino ho intrapreso un’avventura: mi sono alzata presto, ho raggiunto quattro compagni di viaggio e raggiunto l’incantevole Borgonato, paese nel cuore della Franciacorta, dove filari di viti si estendono verso le montagne e tutto è curato, preciso, autentico.
Qui ho visitato la Berlucchi, e ne sono rimasta affascinata.

Se anche voi siete come me – ovvero conoscete il marchio come sinonimo di classe e occasioni speciali – alcuni cenni storici sono doverosi.
Nel 1955 si incontrano Guido Berlucchi e Franco Ziliani: il primo è il discendente dei conti Lana de’ Terzi, il secondo un giovane perito agrario tanto esperto del mondo dell’enologia quanto appassionato di champagne. Insieme porteranno avanti studi e ricerche per produrre in Italia un grande metodo classico – o metodo champenoise – passando attraverso numerose difficoltà. Una? Le bottiglie che esplodevano per la troppa pressione, distruggendo così mesi di lavoro: Ziliani era infatti edotto nella teoria enologica, mentre per la pratica sono occorsi diversi tentativi sul campo.
Dopo ben sei anni – nel 1961 – le prime 3.000 bottiglie Berlucchi fanno il loro debutto: di queste se ne conserva solo una ben custodita nelle cantine di villa Lana, ed è proprio dai suoi oscuri e misteriosi corridoi risalenti al 1650 che la nostra visita ha inizio.

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Mi sono trovata tra migliaia di bottiglie in fase di affinamento, rifermentazione o pronte per la vendita, tutte perfettamente disposte su pupitre in legno o in grandi griglie di metallo. Si ha l’istinto di rimanere in silenzio mentre si compie questa grande esplorazione della storia della Franciacorta nella penombra delle gallerie dove la temperatura rimane costantemente bassa e nulla va spostato o toccato senza una ragione – nemmeno la polvere o le ragnatele.
Ciò che sicuramente non ci si aspetta è il trovare delle opere d’arte eseguite da giovani artisti contemporanei che decorano le mura: quadri, disegni, lunghe frasi scritte in carattere calligrafico, fotografie sottolineano come il passato sia vivo, e come il presente ne sia una celebrazione.

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Ordine, precisione, metodo, costanza, e così come l’inizio di Berlucchi non è stato semplice, così non si devono mai perdere i modus operandi: magari si rinnovano con l’introduzione di macchine moderne – come quelle che ruotano le bottiglie ogni giorno, prassi prima affidata alle delicate e decise mani delle donne.

Il tempo governa ogni bottiglia: controluce si vedono i lieviti al lavoro, lavagnette di ardesia ne dettagliano la storia.
Occorre aspettare, pazientare, essere pronti ad accettare un piccolo fallimento, tempestivamente rimediare e mantenere la qualità alta, altissima.

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Inoltre ogni passo ha rivelato un segreto: sapevate che Berlucchi ha creato il primo rosé, nel 1962? Io no.
E che questo si chiama Max Rosé in onore di Max Imbert? Nemmeno.
Come raffreddare velocemente una bottiglia? State lontani dal freezer prima di combinare un disastro e armatevi di un contenitore, acqua, ghiaccio e sale (già testato dalla sottoscritta con grande soddisfazione e stupore dei commensali – anzi – co-bevitori).
Inoltre non ha alcun senso comprare delle bottiglie e tenerle in frigo per molto tempo: devono essere aperte e gustate dopo qualche mese, altrimenti si r0vinano.

Insomma: camminavo a bocca aperta e con reverenziale rispetto.
Usciti dalle cantine – non prima di vedere la macchina che automaticamente si occupa di preparare tutte le bottiglie – ci siamo accomodati nella splendida Villa Lana de’ Terzi, un gioiello di arredamento e aria rilassata, quieta, lieve, elegante. Non posso che sospirare con nostalgia ogni volta che ci penso: il sole filtrava dalle vetrate e invadeva la veranda in cui dimoravano un pianoforte di legno, poltroncine e tavolini, anticamera di un salotto con camino accesso e piattini ricolmi di delizie.

foto 3

 Il momento della degustazione ci ha visti assaporare le diverse linee Berlucchi ’61 – il Saten e il Rosé sono indubbiamente i miei preferiti, ma che siano “vini da donna” è ormai una desueta diceria – con tartine, quiche, salumi locali, formaggi stagionati, una lasagnetta deliziosa e dolcetti: come potrete immaginare, saltellavo da una parte all’altra servendomi di finger food e ascoltando con attenzione le spiegazioni sulle bollicine, concentrandomi per coglierne le differenze.
In breve: ero nel paradiso dei sensi.
Siamo stati raggiunti da Cristina Ziliani che, oltre a guidarci per le stupende stanze (la cucina ha creato un momento di commosso delirio in noi visitatori), ci ha raccontato storia, segreti e difficoltà della Berlucchi in un’atmosfera così conviviale da sentirsi a casa. La conversazione non ha mai avuto un momento di stanchezza, tanto era il desiderio di dire e sapere.

foto 2Personalmente ho fatto fatica ad andarmene e tornare a Milano – abbandonando così panorami pieni di colore, prati perfettamente tagliati, eleganza, valori, calici e squisitezze – ma grande è la voglia di tornare a Borgonato insieme ad altre persone, e portarle così a scoprire questa grande realtà italiana che ha conquistato in via definitiva la vostra regal assaggiatrice: chi ha la voglia di raccontarsi in maniera così appassionata e viva non può che colpirmi, visto che non è così scontato.

E’ possibile visitare la Berlucchi prenotandosi, quindi chi mi accompagna per il prossimo giro?

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  1. I 10 Royal Food del 2014 | The Royal Taster - 29 dicembre 2014

    […] assaggiare diversi sapori e intraprendere imprese mai immaginare (v. il parapendio). Parlo della visita nella sede di Berlucchi, del viaggio nel cuore della Toscana verso Borgo Lucignanello, la Pasqua alle prese con la Costa […]

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