17 November 2017
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Alla riscoperta dell’aperitivo con Campari

Posted on 21 novembre 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Io lo dico: l’aperitivo inteso come “il momento in cui bere qualcosa di media qualità e riempire sedici piattini di pizzette e pasta freddaha veramente stancato.
Lo concedo solo agli studenti squattrinati (dato che lo sono stata) e a chi non ha alcuna intenzione di arrivare alla cena (anche se “apericena” è uno dei termini più orribili che un goloso possa sentire).

Lunghi buffet imbanditi di nachos e olive all’ascolana, spostatevi per far largo agli Aperitivi con la A maiuscola, il cui scopo è stimolare l’appetito e preparare al vero pasto.
Lasciamo perdere anche i beveroni annacquati e riscopriamo drink equilibrati, sopraffini e studiati.

Campari è scesa in campo in loro difesa: fino alla fine di Dicembre porterà l’aperitivo direttamente alle tavole di 12 ottimi ristoranti milanesi restaurando la sua vera funzione di Welcome Drink, proporzionato e ideato per lo scopo.
Il benvenuto va dato anche alle fauci, che quindi si possono avvalere di Amuse Bouche combinati ad arte.

Sono stata invitata a provare le proposte di Turbigo, ristorante che si affaccia sul Naviglio Grande con un’aria da casa di design, accogliente e perfetta per le chiacchiere.

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Il menù ha previsto un risotto carciofi e menta, deliziosi filetti di orata cotta al vapore usando acqua di mare e accompagnati da patate e erbette, e una sorprendente panna cotta al the nero (che riproduceva il british tea delle 5 o’clock), ma proprio il piattino di benvenuto ha aperto la cena in modo memorabile.

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I bon bon di calamari al nero di seppia e limone abbinati a una spuma di ricotta di bufala hanno attirato subito la mia curiosità per il loro aspetto originale, simile ai dolci truffle.
Croccanti in superficie, rivelavano una consistenza cedevole e un sapore intenso, reso ancor più tondo dalla dolcezza della ricotta.
Li ho divorati con grande compiacimento e stupore, riconoscendogli il ruolo di apripista.
In abbinamento, un bicchierino di B.Toro, cocktail con Punt e Mes Carpano, Campari e un tocco di Centerbe, che sa far scivolare via una giornata intensa e preparare al meglio.

Ridiamo a Milano, capitale italiana dell’aperitivo (ape per gli amici più o meno regali), ciò che le spetta.
Meno happy hours del devasto, più sorsi di qualità.
Meno “place to be“, più “drink e relax“.
Meno “aperitivo analcolico alla frutta“, molto più “riscoperta della bevanda ricercata“.

Di sicuro quella del Turbigo è stata una cena squisita e, come avrete capito, la loro combinazione di entrata mi è molto piaciuta ma se volete conoscere tutti gli altri ristoranti coinvolti nella rivalutazione del vero aperitivo consultate WelcomeDrink.

Ah, per vostra informazione: i bon bon di Turbigo torneranno anche in carta. Qui si gioisce molto. Ancor più.

Social Eating con Gnammo e Ferrarelle

Posted on 20 ottobre 2014 by in Regali Eventi, Son esperienze

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Da una settimana mi sveglio, apro un barattolo di miele millefiori e ne mangio un cucchiaino (rischiando di spargerlo per tutta la cucina, certo), premendolo contro la lingua. Così, mentre i miei sensi si accendono lentamente, rigiro il vasetto di vetro leggendone l’etichetta: Masseria delle Sorgenti Ferrarelle, prodotto dalle Alpi del Parco Fonti di Riardo.
Chi sapeva che il luogo dove nasce l’acqua effervescente naturale per eccellenza fosse patria di ben altre bontà, tra cui pasta, olio e, appunto, mieli? Io no, ma l’ho scoperto alla serata organizzata da Ferrarelle.

È stata la mia prima cena all’insegna del Social Eating, diretta con cura da Gnammo e ospitati dalla signora Luisa, un’ex chef di ristoranti che ha deciso di continuare la professione direttamente in casa propria mettendo a disposizione la sua passione, esperienza e – ebbene sì – salotto: per accomodare e servire ben 30 persone ci vuole tenacia e organizzazione!

Così funziona il circuito Gnammo, che permette di preparare manicaretti per “estranei” o sperimentare cucine casalinghe che stupiscono. Si prenota, si paga, si cena, si conoscono persone nuove.

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Una cena piena di scoperte che è iniziata con un pinzimonio di crudité, tortino di bietole con un dolcissimo coulisse di pomodoro, proseguita con dei ricchi paccheri con pomodori datterini, cipollotti, stracciatella e guanciale e ha avuto il picco (a mio parere) nello stinco di maiale glassato con miele e senape. Come abbia fatto a prepararne 30 nella cucina di casa sua e servirli contemporaneamente  lo sa solo la signora Luisa, mentre io posso dire che l’esterno della carne era tanto sapida quanto l’interno succoso e morbido.

Il #SaporeFerrarelle si ritrovava sia nei bicchieri, sempre svuotati alla velocità della luce e riempiti con altrettanta solerzia, sia in ogni portata – gli ingredienti utilizzati provenivano dalla Masseria.
Ogni mattina ora ho il privilegio di sentirmi un po’ da quelle parti, verso Napoli, dove il pomodoro sa di sole, l’olio è fragrante e l’acqua solletica le papille. Peccato il dover tornare alla dura realtà.

Il mio consiglio del giorno? Date un’occhiata a Gnammo e, in particolare, al profilo della signora Luisa: magari scoprirete di aver dietro casa il vostro nuovo chef preferito che vi farà sognare un po’, e se così non fosse potrete sempre esser sicuri di passare una serata insolita.

3, 2, 1… Everybody’s welcome!

Posted on 18 giugno 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Roma

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Ricordo bene il mio primo spritz: era il 2008, mi trovavo a Urbino per una conferenza di Sociologia e faceva un caldo veramente fastidioso. Ricordo la piazza affollata di studenti che festeggiavano gli esami conseguiti, la luce del tramonto, la compagnia e il tavolino su cui spiccava un bicchiere brillante pieno di ghiaccio, prosecco, seltz e Aperol – che mi aveva consigliato un’amica edotta.
È bastato un brindisi per far scattar l’infatuazione e per eleggere lo spritz a irrinunciabile compendio dell’aperitivo perfetto.

Poi capita che ti invitino alla tappa romana dell’Everybody’s Welcome Party e non puoi dire di no: ti svegli vedendo la Madonnina, ti imbarchi su un treno e passi la serata a ponte Milvio, dove la caotica movida ti travolge e varchi i cancelli di un mondo potentemente arancione – arancione Aperol, ovviamente. Si chiama “toccata e fuga”, e piace anche per questo.

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La bellissima Villa Brasini è tinta a festa per ospitare la tappa di questo tour estivo a base di spritz che sta invadendo le città italiane e i relativi bar (trovate la lista completa qui) con un carico di festa, drink e musica. Ospite speciale della tappa è Saturnino, che ha allietato la folla con un DJ set tenuto in una sala trasformata in una discoteca barocca dopo aver scattato una serie improbabile di selfie con noi ospiti di turno.

Centinaia di cocktail preparati a regola d’arte giravano tra i neon, e all’esterno era impossibile non notare la mini-mongolfiera, il van-reception e la lunga fila per entrare. Aggiungiamo l’aria di Roma e di estate, e quando la mattina dopo ti svegli e riprendi il treno per Milano hai come la sensazione di aver preso parte a un film.

Everybody’s Welcome da Aperol: se una tappa del tour passa per la vostra città non perdete l’occasione per farci un salto.
A uno spritz non si dice mai di no.

Il chiringuito di piazza Mentana (Milano)

Posted on 29 maggio 2014 by in Bar, In alto i calici, Lombardia, Milano

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Elenchiamo tre motivi per adorare la primavera:
1) le giornate si allungano;
2) sbocciano i fior;
3) riapre il chiosco di piazza Mentana!

Ho scoperto questo magico angolo di Milano l’estate scorsa, quando il caldo era opprimente e io avevo contratto un raffreddore incredibile. Avevo decisamente bisogno di una pozione per riprendermi e calmare i bollenti spiriti.
Così, attraversando le notturne vie di una città svuotata e bellissima, sono giunta nella piazzetta Mentana dove ho trovato decine di persone asserragliate ai tavoli, un bel rumore di risate e chiacchiere, luci violette/rosa soffuse e un gran avvicendarsi di camerieri e vassoi carichi di bicchieri.

Cosa bere, cosa assaggiare?
La specialità sono gli stravaganti mojito (trovatemi un cocktail più estivo, dai!): peperoncino, zenzero o, per mia immensa gioia, liquirizia? Avendoli ormai passati tutti in rassegna (diverse volte), confesso la mia totale predilezione per quest’ultimo, mai trovato o provato prima: equilibrato ad arte, dolciastro, ovviamente dalle tinte scure, produce un effetto rinfrancante grazie alla combinazione con la menta e rinfrescante per il lime e il ghiaccio.

Tutti i cocktail possono essere ordinati in due misure, normale e piscina. Ecco, sappiate che in questo secondo caso vi arriverà un bicchierone che basterà per un reggimento.

In orario aperitivo vi saranno serviti anche una mini-porzione di tartine creative e, soprattutto, l’immancabile cestino di arachidi da sbucciare cospargendo tavolo e vestiti.

Non c’è chirinquito che io adori di più.
Che poi sia vicino al mio ufficio altro non è che una meravigliosa combinazione.

Dove
Chiosco Mentana
Piazza Mentana
Milano

La Zacapa Room Experience 2.0

Posted on 7 aprile 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Son esperienze

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Quando partite alla scoperta di un nuovo prodotto dovete immergervi in tutta la sua storia e in tutti i suoi valori.
Si tratta di una questione di passione più che di comunicazione, di curiosità più che di marketing e, soprattutto, di qualità più che di superficie.
Sì, possiamo fermarci al primo impatto ma se siete come me, incantati dai racconti e dalle novità, vorrete approfondire e sapere sempre qualcosa di più.

Dopo questa premessa intuirete il mio grado di esaltazione durante la Zacapa Room Experience 2.0, un’occasione unica a cui ho  avuto il piacere di partecipare.
Come trasmettere in modo indimenticabile la personalità di Zacapa, rum che nasce sui monti del Guatemala, precisamente a 2.333 metri d’altezza, e come far immaginare questo mondo lontano e seducente in cui le botti vengono lasciate invecchiare per anni? Con una serata in una location creata appositamente per stuzzicare tutti i sensi e lasciare diversi tipi di ricordo. Ora ve la racconterò.

A ogni cena possono partecipare venti persone, che si accomodano presso tavoli di legno all’interno di una stanza rettangolare.
Non voglio rivelarvi molto – l’Experience si terrà a Roma dal 9 al 13 Aprile – ma posso dirvi che appena seduti abbiamo infilato delle cuffie, e una voce ha iniziato a condurci attraverso i fiumi e le foreste guatemalteche per giungere alla Casa sobre las nubes, il luogo mitico in cui nasce questo rum. Poi abbiamo coperto gli occhi con una mascherina, e ci siamo lasciati trasportare tra da tatto, olfatto e udito, per concludere con vista e, ovviamente, il gusto.

Protagonista della cena è ovviamente la gamma di rum Zacapa – 15 Solera Reserva, 23 Solera Gran Reserva, 23 Etiqueta Negra Solera Gran Reserva e il pregiatissimo XO Solera Gran Reserva Especial – che abbiamo degustato in accompagnamento a piatti ideati dallo chef Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre (non credo ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni).

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L’esperienza è iniziata con un bocconcino di meringa di parmigiano e noci posato su una nuvola disegnata. Si è disgregato impalpabilmente in bocca lasciando il forte aroma del formaggio. Ero già conquistata, come lo sono da tutte quelle cose che uniscono un ottimo sapore a una consistenza originale.

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Secondo antipasto: pane, carne, tartufo nero e succo di terra, rigorosamente da mangiare con mani e coltello. Questa vacchetta piemontese battuta e sormontata da tartufo e succo di rapa mi parlava in modo distinto – forse guatemalteco, chissà.

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Sorseggiamo il rum – un tipo per ogni piatto e passiamo a una delle portate più scenografiche della serata: risotto sulla pietra all’acqua. Nella cavità di questo pesante pietrone spolverato con pepe di Sichuan verde era adagiato un risotto con crudo di gamberi e scampi al carbone, bergamotto e una nuvola di mandorle al curry. Un piatto dalle moltissime interpretazioni, delizioso e esaltante. Non guarderò più le pietre come prima.

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La casseruola con ortaggi freschi e gelato d’estragone è sicuramente la più spiazzante, sia per il contrasto tra caldo e freddo sia per la sapidità di questo gelato, che non poteva lasciare indifferenti. Qui il rum era giustamente corposo e sferzante.

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Infine, poteva forse deluderci il dolce? Proprio no, il Giocapa 2014 è stato incredibile: pregiato rum Zacapa XO e tanti piccoli dolcetti a base di cioccolato posati su una doga di legno affumicato intrisa nel rum, da assaggiare da sinistra a destra in diversi modi – per me vince il ciuccio pieno di tiramisù, e non rivelo altro per non rovinare potenziali sorprese.

Come ne sono uscita? Frastornata e entusiasta, consapevole di aver partecipato a un’esperienza esclusiva, unica, di altissimo livello e insieme a veri estimatori di rum e di Zacapa. Per questo devo ringraziare Zacapa per avermi privilegiata con questo invito.

La location Zacapa vale anche solo una visita per assaporare un bicchiere di rum – se prevedete di essere a Roma dal 9 al 13 Aprile organizzatevi: tra poltroncine, luce soffusa, musica live, l’ambiente esclusivo, l’atmosfera elegante e i bartender esperti vi sembrerà di essere entrati in un altro mondo, che vorrete conoscere più a fondo.
A proposito: chiedete di farvi servire un Perfect Serve. E’ impossibile non rimanerne colpiti.

Birra Moretti in abito… Armani

Posted on 24 gennaio 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Non importa di cosa abbia voglia di mangiare per cena: una birra c’è spesso e volentieri.
Il solo gesto di stapparla mi infonde grande relax, e il primo sorso viene seguito da un grande sospiro di beatitudine.
Tutta questa regalità nasconde un animo da trappista, che gioisce nel veder il mondo della birra crescere e acquisire importanza.

Quando sono stata invitata alla cena presso il ristorante Armani per la presentazione della seconda edizione di “Birra Moretti, piacere in abito da sera” mi sono quindi sentita la perfetta candidata, e mi son ritrovata a casa: l’anno scorso avevo partecipato all’inaugurazione della prima rassegna, che si era tenuta presso il Chic‘N Quick di Sadler, e ne ero rimasta molto contenta.

Riassumendo: Birra Moretti in Abito da Sera si definisce “un percorso gourmand tra le vie di Milano”; dal 24 Gennaio al 7 Febbraio 20 ristoranti della città propongono un menù speciale (a prezzo fisso) a base di birra e con birre Moretti in abbinamento.
Come già detto apprezzo l’iniziativa proprio perché permette alle persone di approcciare un universo che in Italia è ingiustamente messo in secondo piano – vogliamo parlare dei meravigliosi birrifici artigianali? Io andrei ad abbracciarli uno ad uno, ringraziandoli per la loro passione e tenacia.

La novità di quest’anno è stata l’introduzione dei sommelier, che hanno creati dei drink equilibrati e particolari.

E quando la birra si unisce ad Armani… ecco, l’abito da sera mi pare d’ordinanza.
Vi aspettavate solo ambienti da Oktober Fest? I 20 ristoranti meneghini partecipanti sono tra il meglio che ci possa essere per qualità, raffinatezza e bravura dei loro chef – nel nostro caso, Giandomenico Melandri (mentre il sommelier – e restaurant manager – era Massimiliano Francavilla).

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Iniziamo da un antipasto corposo ma sfizioso: paté di fegatini di galletto su quadratini di polenta croccante sormontato da lamelle di tartufo nero. Primo abbinamento: una Birra Moretti Baffo d’Oro.
Inizio interessante: io non amo il sapore del fegato, ma a questi devo dare il mio plauso.

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Proseguiamo con un risotto con pistilli di zafferano, funghi trombette nere e ginepro, ovvero la portata che ho preferito.
Adoro il risotto: è puro comfort per il mio palato.

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Il secondo è stata un’esperienza: petto e coscia di piccione in due testure, pino mugo, barbabietola rossa e Birra Moretti Grand Cru.
Non avevo mai assaggiato il piccione: non mi ispirava. Poi mi sono lasciata convincere dalle mie commensali, che lo lodavano. Come carne mi è piaciuta ma devo ammettere che in questa versione non ne gusterei a oltranza.

Passando al predessert: Birra Moretti La Rossa, spuma di birra e amaretto. Un bicchierino sorprendente, molto saporito e bilanciato.

Infine il dolce era assai scenografico: un boccale di birra fatto da un cilindro di cioccolato bianco pieno di vaniglia, liquirizia e amaretto, con pure un paio di baffi in fondente attaccati e la spuma di Birra Moretti Doppio Malto.

Se l’anno scorso non siete riusciti a provare una di queste cene e ne siete incuriositi potete rimediare: l’elenco dei ristoranti aderenti sarà distribuito in molti punti, oppure potete contattare l’info line 348.2734525.
Sono sicura che consultando la lista dei piatti proposti (e i prezzi, che non sottovaluterei) troverete qualcosa che vi ispirerà.

Potete anche prenderla come una scusa per provare i nuovi posti “di cui parlano tutti a Milano”, come il Turbigo, il Taglio, Al Fresco.
Uniamo l’utile al dilettevole, insomma.
E brindiamoci su con un birrino.

 

Grand Marnier à la parisienne

Posted on 15 gennaio 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi

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Moda vuole che da un paio d’anni a questa parte gli spiriti abbiano preso una nuova vita, mescolati e shakerati con altre preziose componenti con maestria e precisione.

Voga vuole anche che per le occasioni festive i suddetti spiriti si vestano di confezioni speciali, tributi a mondi a loro affini.

Nasce così la Grand Marnier 91 Boulevard Haussmann, sofisticata edizione speciale del famoso cognac con arancia caraibica che possiamo sorseggiare con ghiaccio p scoprire in cocktail à la francaise.

Forse non sapete che il Grand Marnier ha la sua consacrazione all’hotel Ritz in place Vendôme, nella Ville Lumière, dove César Ritz gli attribuisce il nome ufficiale (prima era conosciuto come Curaçao Marnier).
Dai luoghi rappresentativi di questo quartiere nasce il cocktail Grands Boulevards, che unisce Grand Marnier, cranberry e champagne: chic, sofisticato, femminile e pure bello da vedersi.

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Opéra Garnier, Grands Boulevards e ovviamente place Vendôme si ritrovano disegnati in fini linee bianche sulla bottiglia rosso fuoco di questa elegante edizione speciale, presentata in una bella serata invernale a Milano tra Tour Eiffel, coccarde patriottiche e moustache.

Adorable!

Viaggio nelle Distillerie Fratelli Branca (Milano)

Posted on 17 dicembre 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Regali Eventi

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Era una notte buia e fredda in quel di Milano e la qui presente regal assaggiatrice si stava dirigendo verso una meta speciale.
Con gli occhi fissi sul navigatore del cellulare usciva dalla metropolitana, passeggiava cinque minuti e, una volta giunta, si trovava spaesata.
Come?“, pensava, “Possibile che la Fernet Branca sia davvero in questo palazzo tanto imponente e tanto centrale?“. Varcata la soglia, l’immediato forte profumo di spezie fugò ogni dubbio: sì, era arrivata.

D’accordo, come inizio é un po’ romanzato ma non si allontana dalla realtà: ho visitato la sede-fabbrica Distillerie Fratelli Branca e lo stupore è stato tale da meritare davvero quelle parole. Dopotutto pare di entrare in un’altra epoca, aggirandosi per i corridoi dell’interessante museo d’impresa (a breve aperto al pubblico)  e, soprattutto, scendendo nelle cantine.

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Perché sì, tutto il Fernet Branca che beviamo qua in Europa viene certamente prodotto a Milano, in grandi botti di legno (tra cui una da 84.000 litri!) perfettamente disposte sottoterra.
Aggirarsi, guardare, scoprire, annusare i fortissimi odori, toccare le 27 spezie (tra cui alcune mi erano totalmente ignote) e ammirare i calendari di fine Ottocento, i manifesti di inizio Novecento e le pubblicità contemporanee (notare il bicchierone di finto ghiaccio dello spot Brancamenta è stato un tuffo nel passato) è stato qualcosa che mi ha suscitato una tale curiosità da farmi sentire parte di un’avventura.

E non è una vera visita alla Fernet Branca senza una degustazione, no?

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Il Fernet è verità!“, ci è stato raccontato, “Un corroborante. Ha uno spettro di sapori che si presta alla degustazione, con le sue 40 botaniche. Il primo sorso è amaro, molto alcolico e difficile, un messaggio duro che fa contorcere i muscoli del viso. Il secondo è balsamico, con tre o quattro ore di persistenza. Eppure nel terzo sorso troviamo una dolcezza di liquirizia, delle radici, ed è mentolato. È un prodotto di carattere, come tutti quelli di Fernet Branca“.

Posso dire che io non avevo mai assaggiato tale amaro ma ho concordato in ogni parola e sensazione? Al primo approccio ho avuto difficoltà ma man mano che sorseggiavo percepivo una vasta serie di sapori, più piacevoli.

Lo capisci quando è il momento“. Mi sa che è piuttosto vicino.

Eppure sapete che là si produce anche il vermouth Carpano? Una vera folgorazione, che rende giustizia alla definizione del vermouth come “per donne”. Ah sì, la qui presente sicuramente conferma!
In tedesco significa “fiore d’assenzio“, e viene creato dal signor Benedetto Carpano; esiste in versione bianca e classica, e risulta davvero gradevole al palato, più semplice del predecessore.

La sorpresa arriva poi con la vodka Sernova, un nome che richiama certamente la Russia ma che rappresenta un prodotto italiano: è una vodka premium composta ovviamente da acqua, alcool e grano (di cui abbondiamo) e trova il suo nome dall’unione del bel motto “Novare Serbando“.

Caffé e Sambuca Borghetti, Brancamenta, Grappa Candolini e lo spumante Bellarco sono solo alcuni degli altri prodotti delle distillerie di famiglia fondate ben 167 anni fa e ancora governate dalla famiglia Branca.

Ovviamente tutti questi spiriti possono essere protagonisti di deliziosi cocktail, che ci sono stati preparati con maestria presso il vintage bar dentro alla sede.

Americano o Moscow Mule? Difficile scelta, ma con doverosi stuzzichini, canapé, insalate, lasagne e carpacci non ci siamo risparmiati.

Fino a oggi 17 Dicembre potete partecipare a #SopraTuttoNoi, un concorso online che celebra tre valori cardine del marchio: amicizia, amore e libertà.
Questi sono ritrovabili anche nelle belle confezioni limited edition, in latta colorata che reinterpreta il cubismo, si ispira alle vetrate del Duomo di Milano e in cui non può mancare la celebre aquila simbolo del marchio.

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Fernet Branca rappresenta una vera eccellenza italiana, un’azienda con una storia ricca e complessa che risulta testimonianza di un passato di cui andare molto fieri. Inoltre l’azienda non ha mai mancato un Expo: di sicuro in quello milanese del 2015 si farà ancora valere.

#CiVuoleUnEroe con Ceres

Posted on 11 dicembre 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Nell’epoca del social affidiamo alla rete molti nostri pensieri e, soprattutto, un gran quantitativo di esternazioni tra cui annoveriamo:
– allegre imprecazioni;
– invocazioni del destino infausto,
– evocazioni di esseri vari ed eventuali;
– piagnistei;
– lamentele,
e, soprattutto:
sfoghi, sfoghi, sfoghi!

140 caratteri diventano una terapia, uno status su Facebook è una liberazione e una foto su Instagram dice più di mille parole.
Dopotutto per sopravvivere alla sfortuna o vincere la quotidianità ci vuole un eroe.

Ceres diventa la compagna di questi momenti: cercando l’hashtag #civuoleuneroe si possono leggere i molti momenti di sconforto, acidità e ironia, le sfortune e le battaglie a cui far seguire il suono di una bottiglia di birra stappata.
Dopotutto, cosa c’è di meglio di una birretta per calmare gli spiriti? Quel momento altamente consolatorio in cui schiarirsi le idee e rilassare i nervi.

Un movimento comunitario, quello di Ceres, che dalla Danimarca giunge a noi come un eroe.
Certo, a me certe volte ci vorrebbe un esorcismo, ma anche l’eroe può andare bene.

P.s. Possibile che mi sia dimenticata di scriverlo? Ebbene sì: The Royal Taster ha finalmente una pagina Facebook. Seguite tutti i suoi regali e altamente calorici aggiornamenti.

Il Thanksgiving con Wild Turkey

Posted on 4 dicembre 2013 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Tutti noi food-obsessed, per cui il cibo non è solo sostentamento ma soprattutto ragion di vivere, c’abbiamo una lista di cibi da assaggiare almeno una volta nella vita: inesauribile, la custodiamo gelosamente e ci adoperiamo per giungere alla meta.

Uno dei miei “must taste” di sempre era il tacchino ripieno tipico del Thanksgiving americano.

Cioè. Parliamoci chiaro: uno cresce vedendo film, telefilm, spot, la qualunque in cui il giorno del Ringraziamento pare il paese dei balocchi, l’evento dell’anno. Si distruggono o riuniscono famiglie, si imbandiscono tavole che manco Versailles, si cucina per dieci giorni e dieci notti, ci si scanna per accaparrarsi the bigger turkey, e questo viene cucinato per ore e ore.
È imprescindibile, immancabile, fonte di gioia e di dolore, e ovviamente non vedevo l’ora di dire “Fatto!“, l’ho provato.

L’occasione è giunta grazie a Wild Turkey, una marca di bourbon whiskey del gruppo Campari che, proprio per celebrare il suo nome, ha azzeccato il momento e preparato una vera cena da Thanksgiving americano in quel di Milano.

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Ospite, cuoca e contemporaneamente padrona di casa è stata Laurel Evans, che ci ha preparato tutto ciò che non può mancare in una vera cena del ringraziamento.

Nel mentre abbiamo sorseggiato alcuni cocktail preparati col Wild Turkey: non immaginavo di poter trovare così tante proposte, che ho sorseggiato tra un boccone di focaccia e una forchettata di mashed potatoes. Con l’unione di ingredienti come succo di frutta o miele i drink hanno riscontrato i miei gusti, permettendomi di assaporarli davvero. Dopotutto, se non é buono per me non ha senso di esistere.
Di certo il whiskey non è delicato: bisogna essere attenti nel creare un bel equilibrio, e capire quale versione riscontra i propri gusti. In particolare, io ho apprezzato molto il Wild Turkey American Honey Shot, dal dolce aroma di miele.

E questo tacchino, com’era? Tenerissimo, squisito, ricco: la carne era separata dal ripieno (a base di verdura e frutta), tagliata a fette da mani (e coltelli) esperte.
Potete immaginare il clamore e lo stupore sorti alla sua vista, mentre veniva portato in trionfo da Laurel su un grande vassoio: un sogno a occhi aperti.

È stato davvero come trovarsi dentro a un telefilm, in questa casa milanese gigante e al tavolo con persone con cui chiacchierare e ridere. E no dramas, per questa volta: Wild Turkey ci ha messi tutti d’accordo.