I 5 consigli “food” del rientro

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L’aperitivo de Il Bar della Rinascente

E così, dopo solo due giorni dal rientro a Milano, nel mio cervello è scattato qualcosa. Più precisamente si è accesa l’insegna del “E mò basta!“, con tanto di campanellini e luci a intermittenza in stile circo.

Basta a che? Al troppo che stroppia, al chi troppo vuole nulla stringe, all’eccesso di informazioni, comunicazioni, situazioni, al logoro e noioso che spesso invade senza chiedere permesso.

Sì, il viaggio in Cina ha prodotto effetti di un certo grado – provate l’ebbrezza di rimanere consapevolmente senza internet (la gioia!) e senza comodità (ciao acqua corrente) per qualche giorno e mi saprete dire – che mi hanno condotta al voler puntare su meno e meglio. Sconvolgente e necessario.
Giacché diverse faccende e vicende stavano contaminando proprio ciò che mi piace più al mondo – mangiare – ho preso dei provvedimenti, cinque piccoli escamotage per togliere, levare, respirare, che il mondo digital sa essere tanto gioioso quanto opprimente, soprattutto se preso a dosi massicce. Li condivido con voi, amici della dispensa. Metti mai che siano davvero utili:

1) Newsletter: “Unsubscribe” di massa
Che siano o no a tema “food”, c’è niente di più fastidioso delle newsletter che “parlano” a una massa indistinta e a cui non ricordate nemmeno di esservi iscritti.
Ho usato unroll.me per una prima scrematura e continuo ogni giorno nella rimozione spietata. Non ne sentirò la mancanza e il non dover perdere tempo mi rallegra;

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L’aperitivo di oTTo

2) gli Eventi
Qui applico una regola (o tegola, come suggerisce il correttore automatico) generale: se un’occasione si chiama proprio “evento” probabilmente non mi interessa.
Si tratta di una cena? Chiamala cena! Presentazione? Scrivi presentazione! Aperitivo, blog tour, conferenza stampa, scampagnata, raduno, ritrovo, spaghettata di mezzanotte, corso, lezione, olimpiade? Dillo!
Inoltre, con le dovute eccezioni, basta “showcooking”. Posso assicurare che non cucinerò mai nulla che ho visto preparare da uno chef magari estremamente capace (cosa che io non sono) che magari preferire conoscere meglio tramite due chiacchiere.
Infine se un “evento” dura più di due ore senza un motivo valido io lo chiamo “rapimento”.
Meglio una cena con gli amici.

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La meravigliosa tavola di @TheFoodorialist

3) Più posti del cuore, per favore
Diamo uno stop deciso alle mode passeggere anche nella ristorazione e fermiamoci, lasciamoci conquistare dai luoghi, dai sapori, dalle persone. Riscopriamo il piacere di quei posti sicuri in cui sentirsi a casa, un porto sicuro della pace dei sensi. Tipo Risoelatte, che in brevissimo tempo mi ha rapito il cuore (e di cui parlerò prestissimo, lo prometto)

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Risoelatte (Milano)

4) Il decluttering della credenza
Sto facendo un esercizio: affrontare la mia dispensa in modo metodico, cucinando e mangiando cibi per lo più strani che magari tenevo lì per occasioni speciali. Meno sprechi, meno spazio occupato, meno noie.

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Insalata di avocado, uova sode, pomodorini, taleggio e mandorle

5) Vecchie e nuove letture
Mettete dei nuovi blog nel vostro RSS reader. Rimuovete quelli senza carattere o chiusi da tempo immemore e date linfa vitale alle vostre giornate. Ultimamente io non posso più fare a meno di:
Paleo alla Milanese, nato da un esperimento positivo di Andrea, uno dei più interessanti sul tema alimentazione;
Minimoblog, dove il decluttering regna;
Foodie Meetup, con la loro freschezza e le meravigliose foto.

Sì, lo so che parlare di “rientro” a fine Settembre è un po’ fuoriluogo ma rimettere le priorità al proprio giusto posto non ha alcun limite. Soprattutto se si parla di cibo.

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