Gli onigiri del Koboo (Milano)

In Giappone la scena era sempre quella: la sottoscritta che si fiondava in qualche 7/11 (negozietti aperti tutti i giorni a tutte le ore) e ne usciva con un sacchettino pieno di onigiri e una lattina di caffè Starbucks per poi salire su una metro, uno Shinkansen o pronta semplicemente a pranzare in un parco.
Quindi prendeva l’involucro di plastica sottile degli onigiri, ne tirava gli angoli e magicamente l’alga nori e il riso entravano in contatto. Cosa non si fa per non perdere la croccantezza: alta ingegneria giapponese al servizio della cucina! Detto questo, la qui presente rimirava il cibo visto tante volte negli anime (i cartoni animati) e infine lo addentava, tra la soddisfazione completa e la gioia infinita, assaporando il ripieno di carne, pesce e salse varie.
In poco più di due settimane il Sol Levante ha visto sparire trenta – o forse quaranta – di codeste polpette di riso con diversi condimenti, rapite dalla vostra famelica regal assaggiatrice, amante sì delle cucine elaborate ma anche dei piatti estremamente semplici come questo.

Trovarli in Italia è stato arduo – non è un cibo secco che possa essere esportato, né viene solitamente preparato, sebbene sia alquanto elementare – ma tutto è bene quel che si mangia bene (si rielaborano detti, oggi), e in un ristorante milanese è avvenuto il miracolo.

Ero infatti da Koboo, posticino che si trova vicino a piazza XXIV Maggio e che attira lo sguardo del passante per il suo ambiente carino e curato, diverso da tutti gli altri: luci soffuse, tavolini accuratamente apparecchiati, professionalità. Nessun menù all you can eat: è la carta a far da padrona.
E così, tra le numerose scelte, ho addocchiato questi “triangoli di riso ripieni di pesce cotto“, e subito mi sono illuminata: erano loro, erano gli onigiri!
Per fortuna non era passato troppo tempo dall’ultima volta in cui li avevo mangiati (a New York, in un locale di cui sicuramente parlerò), ma non ne ho mai abbastanza: è sorprendente come una specialità così essenziale possa creare dipendenza. Un triangolo di riso cotto alla giapponese con un ripieno variabile e alga nori all’esterno: che sarà mai? Eppure… .

Ho assaggiato ogni piccola parte della polpetta di riso, centellinandola e gustandola con calma, tornando con la mente ai panorami del monte Fuji, alle organizzatissime enormi città, alle ore passate sul pulmino a chiacchierare, dormire o ascoltare musica con lo sguardo rivolto fuori dal finestrino, quando improvvisamente dalle borse apparivano questi sazianti triangoli, e mi esaltavo subito. Il ripieno era di salmone cotto, un po’ secco per non intaccare il riso. Squisito. Era come la madelaine di Proust.

Questo è un post un po’ malinconico della vostra Royal Taster.
Che ci volete fare: proverà a farsi assumere dalla corte reale del Crisantemo, anche se teme ritorsioni da parte della Regina.

Intanto voi, se capitate al Koboo o avete la mia stessa nostalgia da onigiri, sapete cosa fare.

Dove
Koboo
Viale Col di Lana 1
Tel. 02 8372608

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