Tutti in coro: I Love Beer!

E ora questa regal assaggiatrice farà una confessione probabilmente dolorosa e piena di onta, ma anche no.

Alla sua corte, invece di pregiate bottiglie di vino, è la birra ad avere un ruolo privilegiato.
Vi vedo roteare gli occhi! Vi vedo scuotere la testa! Vedo le vostre manine muovere il puntatore verso l’X per chiudere questa scheda o finestra, ma aspettate, lasciate che io mi spieghi.

Ci deve essere un bug nel mio cervello, un inghippo che non mi consente di memorizzare i vini che assaggio e fatico nell’associarli a un sapore, come se non ci fosse spazio per la pregiata categoria. Forse è il mio inconscio che vuol suggerirmi che forse l’articolo non fa per me, sebbene il gusto non mi spiaccia.
Non c’è la stessa esaltazione di quando assaggio una nuova birra o ordino quelle già note. I sentori non mi rimangono ben impressi.
Insomma, c’è una chiara predilezione.

Questa regina è un po’ trappista nell’animo.

Così quando sono stata invitata da Raffaella a partecipare a una cena organizzata da Heineken per il progetto I Love Beer non ho potuto che:
– leggere due volte la proposta, sbattendo gli occhietti increduli;
– controllare la data;
– accettare mentre nella mia testa partiva una ola da stadio.

L’occasione prevedeva una degustazione di birre abbinate a dei piatti presso il ristorante St. Andrews di Milano, assai facile da raggiungere, sotto la guida di MrLoveBeer, esperto (e appassionato) in materia di luppoli & co.

Così mi sono presentata al rendez-vous e, presso un tavolo rotondo, io e altri cinque commensali abbiamo trascorso una serata all’insegna delle scoperte e delle curiosità.
Perché la birra ha una storia tanto complessa e affascinante quanto il vino, ma spesso viene considerata do secondo livello. Ingiustamente – ho sempre pensato – e mi è stato confermato.

Veniamo alle birre.
L’antipasto – un flan di verdure – è stato accompagnato dalla leggera Amstel Pulse.
Cosa significa fare un buon abbinamento? Creare armonia nei sapori, affinché si possano esaltare a vicenda. Si devono accompagnare in maniera equilibrata.
Questa birra lager non prevaleva sul delicato tortino di verdura, e quest’ultimo si lasciava ben avvolgere dalla bevanda, che scorreva con piacere.

Abbinare non è certo semplice e immediato, e se sulla carta piatto e birra si sposavano benissimo nella realtà conta tanto la preparazione del piatto.
Nel nostro caso una Westmalle Dubbel è stata accompagnata da un piatto di polenta con piccole luganighe in umido, formaggi e ratatouille in salsa di pomodoro. La forte birra dagli accenti di tabacco, frutti rossi e legno, corposa e intensa, avrebbe dovuto quindi esser perfetta, ma cosa accade se le pietanze sono troppo leggere, delicate? La birra prevale totalmente, invadendo e soggiogando.
Una birra ottima, appunto, una delle sette che si possono fregiare della nomea di “trappista” e che avrebbe richiesto una luganiga trentina rustica preparata sui ferri, e una polenta ruvida.
Mai dar nulla per scontato.

Il dolce, una torta cioccolato e pere, ha visto l’entrata in scena della birra Saison Dupont. Anche qui, abbinamento riuscito in parte: forse ci voleva una torta ancor più corposa per far da contraltare a una birra sopraffina.

Durante la cena io e Raffaella abbiamo scoperto diverse informazioni sul mondo della birra: come versarla, perché, come evitare di bere solo schiuma (sul col gomito!), storia, temperatura, nazioni di un certo rilievo, vita, morte e miracoli (già la birra lo è di per sé) di questa meraviglia liquida.
MrLoveBeer ci ha affascinate e istruite a dovere.

Il consiglio è ora quello di approfondire la vostra conoscenza sul mondo della birra.
Prendete il vostro calice tempestato di gemme e riempitelo con le migliori birre che vi capitano sotto mano! Sperimentate, o consultate I Love Beer (che poi vi interrogo).

p.s. si ringrazia Vito che su Facebook mi ha dato alcune correzioni importanti.

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