17 November 2017
W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

Mangiare pesce a Bologna? Da Banco32

Posted on 17 dicembre 2014 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

 foto (2)

Tre sono i principi cardine del bolognese medio:
1) ogni anno deve salire al santuario di San Luca percorrendo l’irto porticato verso la cima del colle. A piedi, ovviamente;
2) i tortellini della nonna sono sempre i migliori del mondo (e infatti ne ho parlato anche su Spray Food);
3) in estate parte per la riviera, e tra Pinarella di Cervia e Marina di Ravenna ci si assicura relax e divertimento.

Sorprende quindi che in una città così vicina al mare siano ben pochi i posti in cui mangiare pesce facilmente, senza pomposità. Se c’hai voglia di uno spaghetto alle vongole o un branzino al sale o vai al classico ristorante o improvvisi in casa.
Così pensavo, poi ho provato Banco32.

Sapete il Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi? E’ in corso un’opera di ammodernamento – così come per il mercato di Mezzo sotto le due Torri – che ha portato all’apertura di questo localino tanto comodo quanto easy che, collegato direttamente alla pescheria, serve piatti di pesce freschissimo.
Dal menù in quotidiana evoluzione ho scelto la tagliata di pescespada con cajun su letto di spinaci saltati e puré di patate.

Per chi non lo sapesse, il cajun è un misto di spezie tendente al piccante, molto aromatico e corposo: unito a un pizzico di scaglie di sale ha saputo donare uno spiccato sapore al protagonista, perfettamente cotto e succoso.
Il puré, spolverato con petali di fiori, era vellutato e composto da una notevole quantità di patate, mentre gli spinacini donavano molta freschezza – necessaria, visti i forti condimenti.
Nel complesso pareva di trovarsi in un posticino in Romagna, cullati dal sentore di salsedine e dall’accento delle persone. Socchiudi gli occhi, ed è subito Luglio.

La presentazione del piatto, poi, mi ha ben stupita, essendo semplice ma curata.

Son rimasta favorevolmente colpita da Banco32, che è riuscito a colmare un vuoto nella gastronomia bolognese pret-à-manger in modo moderno e convincente.
Certo, non aspettatevi le tovaglie di lino o il maitre di sala e portatevi una sciarpina: ricordatevi che mangiate in un vero mercato storico della Dotta!

Dove
Banco32
Via Ugo Bassi 23 c/o Mercato delle Erbe
Bologna
Tel. 051 269522

La pancetta teriyaki de El Carnicero (Milano)

Posted on 21 luglio 2014 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

foto (11)

A volte il modo migliore per scovare nuove delizie è il passeggiare con un’amica per strade non famigliari, e basta poco per rimaner incuriositi e organizzare una cena.

Questa volta il mio “poco” era il menù appeso fuori da El Carnicero, su cui trionfava un “Panceta Teriyaki” – con una T, che siamo in Argentina. Potevo forse io resistere? Impossibile, soprattutto dopo aver letto la descrizione: “pancetta di maiale caramellata al teriyaki, con patate americane fritte“.
Tempo sei secondi ed era già scattata la chat collettiva su Whatsapp, decisa la data e prenotato un tavolo: certo non potevamo sapere che la sorpresa non sarebbe stata solo nel cibo ma anche nel ristorante stesso.

Dall’esterno non si può vedere quanto sia bello e particolare, ricco di dettagli negli arredamenti e nella sua struttura, pieno di un genuino fascino che vi farà sentire davvero a Buenos Aires.
Dall’anticamera degli ingresso ci si trova subito nella Sala Cocinam, dalle piastrelle bianche e nere, il bancone-bar e la cucina a vista, poi tre ambienti – il Salon Principal, El Patio e la Sala del Dueno -, tutti contraddistinti da un diverso stile.
Il nostro tavolo era ne El Patio, una stanza centrale con un soffitto di vetro e ferro battuto, lampade appese, poster folkoristici appesi alle pareti e nicchie con statue votive: era come trovarsi in una veranda di una città lontana, a sorseggiare vino argentino (di cui la carta è ricca) e assaggiare piatti tipici.

La pancetta teriyaki è andata al di là delle mie aspettative: la immaginavo diversa, ed era meglio.
Di sicuro si tratta di un piatto tosto adatto a chi ama i sapori forti e non si spaventa di fronte al buon porcello (io faccio parte di entrambe le categorie, ovviamente) che regala immensa gioia.
I pezzi di pancetta erano rosolati nella giapponese salsa teriyaki fino ad assorbirla e creare un delizioso rivestimento, utile per conferire più consistenza alla carne e renderla ancor più deliziosa.

Al primo boccone ho sorriso, al secondo ho sentito i nervi tesi lasciarsi andare, poi ho provato una patatina: croccante, dolciastra, fritta ma asciutta, leggermente salata in superficie, perfetta come intervallo. Poi ho proseguito il veemente attacco, gustando con aria beata il mio piatto, con quella bella certezza di aver scoperto un altro feticcio gastronomico di cui non potrò più fare a meno.

Ho assaggiato anche il controfiletto, il filetto con asparagi e melanzane, le salsicce, il chorizo e le verdure cotte al forno, trovando tutto squisito (e vi assicuro che non sono uscita rotolando!): tutto squisito, ma il mio cuore ormai era stato conquistato dalla pancetta, a cui tesserò ancora molte lodi.

Infine, immancabile l’alberello con tutti i lecca-lecca al dulce de leche e la base composta da quadratini di mou: metterne uno in borsa e ritrovarlo il giorno dopo mi ha regalato un altro sorriso.

Una serata perfetta e un nuovo posto del cuore: poteva andarmi meglio? Non credo.

Dove
El Carnicero
Via Spartaco 31
Milano
Tel. 02 54019816

Le costolette di agnello di Fiore (Milano)

Posted on 30 giugno 2014 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

foto (6)

Le costolette di agnello sono sempre state tra le mie pietanze preferite: come ho già avuto modo di accennare, ricordo di averne gustate di eccellenti in Portogallo, in un ristorante di cui ricordo molti dettagli e l’ubicazione – e avevo solo 9 anni!
Mi piace il loro sapore intenso e unico, adoro armarmi delle posate per pulirle bene e assaporare le parti più croccanti alternate a quelle succulenti.

Recentemente sono stata da Fiore e quando le ho viste nel menù non ho avuto molte indecisioni.

Fiore è un ristorante in via Savona, a Milano, di cui avevo sempre sentito belle recensioni: non ha molti posti (il che non è un male), ha un arredamento curato e solitamente un paio di adorabili bulldog francesi scorrazzano attorno al bancone. Il personale esprime una forte passione per il mestiere e sanno raccontare i piatti in tutti i dettagli, il che sprona l’appetito!

Le costolette erano accompagnate da verdure spadellate (carote, zucchine, cavolfiore, broccoli, asparagi, germogli di soia) che regalavano un tocco stuzzicante e preparate alla perfezione: leggermente abbrustolite all’esterno, rosa all’interno e spolverate con un pizzico di scaglie di sale, lasciavano sprigionare a ogni morso tutto gli aromi della carne, i succhi rimasti ben sigillati e la sapidità delle piccole parti più grasse.

Una, due, tre, quattro, cinque! A ognuna sentivo la stanchezza svanire e i sensi cantare.

Mi dicono che il menù cambi spesso, quindi non so se le ritroverete, ma anche gli altri piatti promettevano bene.
Molto interessante è anche il menù degustazione (30 euro).

Occasioni d’uso? Una cena rilassante con qualche amico, un tete-à-tete non impegnativo, un post-ufficio per risollevare il morale.
Prenotate e andate.
Ah, ovviamente è aperto anche a pranzo.

Dove
Fiore
Via Savona 59
Milano
Tel. 0248955382

La carne argentina di Volver (Torino)

Posted on 22 maggio 2014 by in Piemonte, Secondi Piatti, Torino

foto

Dai, ditemi che anche a voi viene ciclicamente una gran voglia di carnazza, dove per questa si intende carne rossa, alta tot pollici e cotta secondo il vostro preciso gusto. Non lasciatemi sola in questo (bellissimo) tunnel!
Essendo ciò che preferisco sopra a ogni altra cosa ho aspettative sempre alte, e non mi accontento mai. Quindi quando rimango sorpresa  – o addirittura commossa! – significa che c’è qualità, bontà e sazietà.

In una delle mie peregrinazioni torinesi ho provato Volver, ristorante argentino centralissimo, grandissimo e, ahimé, rumorosissimo dove ogni carnivoro trova il suo motivo d’esistere.

Tra empanadas, provola alla griglia e patate cosparse di roquefort (che consiglio appassionatamente) la carne argentina trionfa: erano diversi mesi che non trovavo un taglio alto quattro (delle mie) dita, di una perfetta media cottura e insaporito il giusto, genuinamente succoso e squisitamente tenero. Io ho assaggiato il bife de chorizo da 350gr: dopo il primo boccone avresti voglia di prenotare il primo aereo per Buenos Aires e non tornare più.

La carne viene accompagnata da diverse salsine: tre vi verranno portate come antipasto e tre con la carne dai simpatici camerieri, mentre altre aspettano di essere assaggiate. Io ho provato quella al vino rosso, che ho indubbiamente gradito.
E, a proposito, sulla tavola non può mancare una bottiglia di buon rosso: lasciatevi consigliare o perdetevi nella consultazione della carta-giornale.

E’ un entusiasmante punto di riferimento per la Torino carnivora e, come accennavo, il suo essere vasto e sempre pieno non lo rende l’ideale per una cenetta romantica: meglio andarci con gli amici (ed essere pronti a spendere un pochino: i prezzi sono infatti medio-alti).

Dove
Volver
Via Botero 7
Torino
Tel. 011.5660524

Il maigret de canard de Le Comté d’Aix (Aix-en-Provence)

Posted on 14 maggio 2014 by in Francia, Secondi Piatti

foto

Torniamo in Francia, invadiamo la Provenza, fermiamoci a Aix-en-Provence.

Oh, quanto sarebbe bello avere il teletrasporto e arrivarci in pochi secondi! Una città così adorabile merita più visite e guarisce da numerosi mali, tra cui ansia/nervosismo/logorio/rassegnazione: basta bere un caffè in una delle piazze, perdersi tra le viuzze o mangiare il maigret de canard con trittico di verdure da Le Comté d’Aix.

Che poi, vi ho già fatto il programma di viaggio: cosa volete di più?

Il caso (e il controllo incrociato dei giudizi su Internet) ha portato me e i miei affamati amici presso questo ristorante, che serve specialità francesi con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Dopotutto non è possibile tornare senza aver assaggiato le canard, no?

Il posto è piccolo e intimo, con la cucina che s’intravede sul fondo, ordinata, lucente e senza porta; il cameriere è solerte, gentile e parla diverse lingue nel caso in cui abbiate bisogno di spiegazioni approfondite sui piatti scritti su una lavagna di ardesia. Non c’è moltissima scelta ma tutto ciò che abbiamo assaggiato era ottimo.

Passando al piatto protagonista, le fettine d’anatra erano disposte a raggiera e accompagnate da patate schiacciate, un tortino di pomodoro e erbette saltate. La carne era cotta alla perfezione, succosa, deliziosa, e ci ha ridato fiducia nella cucina francese dopo diverse brutte avventure (vedi Nizza). Boccone dopo boccone una soave felicità française si è espansa sui nostri volti, facendoci sentire parte di quell’atmosfera tranquilla e primaverile. Quanta soddisfazione!

Per finire, passiamo alle importanti note a margine.
Se volete provarlo dovete prenotare o presentarvi presto: nel giro di pochi minuti si è riempito (soprattutto da francesi: noi forestieri eravamo la netta minoranza).

Dove
Le Comté d’Aix
17 Rue de la Couronne
Aix-en-Provence (Francia)

Il filetto di Angus irlandese della Taverna del Farneto (Bologna)

Posted on 30 ottobre 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

foto (23)

Io so poche cose con certezza ma vi assicuro che al 98% riguardano il sorprendente mondo del food e tutti i suoi collegamenti.

So cosa farò domani? No, ma probabilmente so cosa mangerò.
Conosco il mio destino? Macché, a parte l’incrociare tavole imbandite.

Se una veggente cercasse di vedere il mio futuro in una sfera di cristallo troverebbe una porchetta.

Eppure talvolta anche i nostri ristoranti preferiti sbagliano, hanno una serata storta, non brillano.
Tutti a parte La Taverna del Farneto che, in anni di frequentazione, non ha mai peccato.

Sono affezionata a questo ristorante che si disperde tra i calanchi degli Appennini bolognesi, collocato su una strada in una frazione della frazione della mia città d’origine.
Ho molti ricordi qui legati, sia per quanto riguarda il cibo sia per le occasioni – come l’averci festeggiato la cena di laurea – e tutti squisiti, avvolti in un’aura di magica nostalgia.

Dato che mancavo da qualche tempo ho deciso di tornarci e constatarne la sempre alta qualità, i menù dalle portate invitanti, il servizio solerte, gentile, preciso e simpatico, una carta dei vini che persino la sottoscritta riesce a riconoscere come interessante e un ambiente curato ma non tirato.
Perfetto per una serata tete-à-tete che non trabocchi nell’imbarazzo o per un pranzo famigliare.

La mia ultima infatuazione va al loro filetto di Angus irlandese, preparato così bene da far sospirare: una carne tenera, altissima, succosa all’interno e con una patina esterna leggermente abbrustolita (ma proprio appena appena). Si prende il coltello affilato e ci si sente provetti chef nell’affettarlo.
Servito su un piatto candido, con un filo di aceto balsamico e un crostino ancora caldo, faceva la sua splendida figura.

E poi, sapete la soddisfazione di andare in un ristorante di carne e non stare attenti al grammo? Nel senso: la maggior parte vi costringe a pesare il vostro appetito. 180, 250, 300 grammi? Personalmente, se è meno di 400 non è vero amore, e spesso vorrei prendere ciò che mi viene servito, correre in cucina, afferrare una bilancia e farmi giustizia, che va bene che il peso è a crudo ma io c’ho un certo occhio.
Ecco, quando scelgo la carne alla Taverna del Farneto non devo pensare a questi dettagli: mi godo tutta la squisitezza del filetto in tutta placidità (non si scherza sulla carnazza!).

A dire il vero questo ristorante non è specializzato solo in carne: si mangia anche dell’ottimo pesce, degli antipasti sublimi e dei dolci molto originali e scenografici.

Fabrizio Boccafogli – lo chef – ha saputo realizzare quello che personalmente considero un piccolo capolavoro, e mi ha dato una delle mie poche certezze, sulla tavola come nella vita.

Dove
La Taverna del Farneto
Via Jussi 188
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 0516251236

Il pollo fritto del 212 Rotisserie & Delicious (Milano)

Posted on 10 giugno 2013 by in Milano, Secondi Piatti

20130609-214007.jpg

Non ti puoi distrarre un secondo ed ecco che a Milano ti aprono sotto agli occhi ristorantini, localini, posticini, angolini di adorabile bontà che subito bisognerebbe testare, gustare, comprovare.
Ecco, c’è da dire che la location del mio nuovo ufficio mi favorisce da questo punto di vista – essendo ancor più centrale – e mi permette di sperimentare a ogni pausa pranzo.
Fu così che, in una di quelle giornate di pioggia a cui siamo ben abituati, andai da 212 Rotisserie & Delicious.

Già dal nome si può intuire la sua appartenenza al circuito di 202 e 202 Hamburger & Delicious (di cui ho già parlato qui), ma in questo caso abbiamo a che fare con una specialità interpretata in diversi modi: il pollo.

Se voi appartenete a quella categoria che lo disprezza ritenendolo “noioso” o “insapore” potrete porre rimedio alla vostra scelleratezza gustando uno dei loro piatti: arrosto, fritto, in forma di bastoncini o – ebbene sìpop corn saprà deliziarvi.

Il posto non è molto grande: ha un dehors, una serie di tavolini all’interno e alcuni posti al bancone; l’arredamento è semplice ma curato, e il polletto è protagonista insieme a un’atmosfera francese vagamente retrò; il personale è cortese e gentile, prodigo nel fornire spiegazioni agli avventori.

Ordino 3 pezzi di pollo fritto accompagnati da patatine.
Essendo seduta sugli sgabelli di fronte alla cucina assisto al rapido lavoro di preparazione delle pietanze e nel mentre contemplo una pirofila di cupcake invitanti.
Il pollo giunge in un cestino di vimini con fazzoletti di carta insieme alle salse – una tartara e una “della casa” – per aggiungere un tocco speciale.
Bando alle formalità: affetto una cosciotta e sferro l’attacco.
L’impanatura è compatta e croccante, di quelle che non si sfaldano al primo morso e rimangono ben ancorate alla carne, del giusto spessore e intensamente saporita; il pollo è rimasto morbido e succoso, si lascia piacevolmente divorare.
Le patatine fritte che lo accompagnano rappresentano un piacevole diversivo, soprattutto se intinte nelle salse sopracitate.

Sia chiaro: è unto (eh per forza, visto che è fritto!). No, ecco, meglio chiarirlo: se siete a dieta o soffrire paurosamente l’abbiocco postprandiale questo posto non fa per voi. Potete anche optare per ordinazioni più leggere, ma parliamoci chiaro: con la sua estrema semplicità andrete sul sicuro.

Ah, aggiungo: ho assaggiato anche i chicken pop corn. Non voglio svelarvi nulla ma solo dirvi che se siete intrepidi quanto basta dovete provarli.

Pronti insomma a entrare nel campagnolo mondo del 212 Rotisserie & Delicious?

Dove
212 Rotisserie & Delicious
Via Pioppette
Milano
02 49529373

Il cosciotto di maiale dell’HB (Monaco)

Posted on 3 giugno 2013 by in Germania, Monaco, Secondi Piatti

20130603-235353.jpg

Come non ricominciare la settimana se non parlando di dove sono appena stata, ovvero Monaco di Baviera?

Nelle vene scorrono birra, würstel e sangue in proporzione preoccupante, il pancino è stato ampiamente soddisfatto e il comparto cuore/mente scossi dal concerto dei Depeche Mode all’Olympiazentrum.
Certo, gli 8 gradi e la pioggia continua si sono fatti sentire (non ha piovuto solo durante le tre ore del concerto, ma sospetto che sia uno dei diversi poteri di Dave Gahan) ma sono stati presi come ottima scusa per rifugiarsi nelle stupende birrerie locali per pranzo, merenda e così via.

Ho assaggiato ogni specialità locale ma se devo incoronarne una non ho molti dubbi: il cosciotto di maiale arrostito dell’Hofbrauhaus ha battuto tutto.

Se frequentate l’Oktober Fest o siete già stati nella città conoscerete bene questo ristorante/birreria enorme e con un via vai impressionante; l’atmosfera è gioviale e scanzonata, un’orchestrina tipica suona di tanto in tanto e i grandi tavoli di legno vengono condivisi quindi non fatevi molti scrupoli e accomodatevi non appena trovate posto.

Non osare sperare di ordinare acqua: qua la birra è servita in pesanti boccali di vetro che vengono trascinati a dozzine da donzelle in abiti tipici e con braccia esili nonostante tutto.
Vedrete vagare cosciotti e ogni altro ben di teutonici dei su vassoi portati da attenti camerieri, ma non cercate di placcarli che manco i fratelli Bergamasco: la cucina è veloce e sforna piatti in continuazione.

Il cosciotto è tenero e dalla cotica croccante, una visione per gli occhi e una soddisfazione per l’appetito: afferrando coltello e forchetta vi sentirete un po’ Obelix, al primo boccone inizierete a esultare in tedesco; la carne è gustosa e tenera, il sugo di accompagnamento speziato il giusto, la sopracitata cotica non può essere abbandonata.
Come accompagnamento troverete una vera e propria palla di patate schiacciate che – sinceramente – non mi fa impazzire ma spezza degnamente il forte sapore del maiale. Avrete voglia di affettarne l’osso e sbranarlo, ma non si addice a una tavolata regale!
Un ulteriore suggerimento? Acquistate da una delle pittoresche maiden un pretzel (o brezen a dir si voglia) gigante: vi aiuterà a sopportare i fiumi di birra e con quella sua superficie bruna salatissima diventerà irresistibile.

Ecco, non so bene come sia possibile mangiare un piatto così in estate, ma se ne avete esperienza fatemi sapere.

E non dimenticate di alzare i calici e cantare “Ein prosit!“: non vorrete mica offendere secoli di germaniche tradizioni, vero?

Dove
Hofbrauhaus Munchen
Platzl 9
Monaco (Germania)

Gli arrosticini del Rost Eat (Milano)

Posted on 16 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

foto

Per qualche strano motivo la metà delle volte che torno alla casa madre a Bologna mi vengono servite montagne di arrosticini.
Strano” perché nel sangue della mia famiglia non scorre un briciolo di sangue abruzzese (al massimo ci abbiamo il ripieno dei tortellini) (che bellissime immagini, già), eppure ne mangiamo a più non posso e con enorme soddisfazione.

Volevo anche dire che il primo ricordo legato alla carne ovina risale al Portogallo dove, quando avevo nove anni circa, ho mangiato delle meravigliose costolette di agnello che ancora suscitano i miei più nostalgici sospiri.

Infine c’era stata anche quell’estate dopo la maturità, quando presi un treno e andai un po’ di giorni a Pescara da amici e passavamo le serate a gareggiare contando il numero di spiedini divorati.

Insomma, l’arrosticino evoca diversi ricordi.

“Grazie” (e metto le virgolette perché personalmente devo ancora riprendermi) al Fuorisalone ho avuto modo di frequentare la zona di Porta Genova, a Milano, molto più del solito e, quindi, di sperimentare i ristorantini della zona.
Da qualche mese in via Vigevano trovate il Rost Eat, che prima era allocato sui Navigli, dove servono proprio specialità abruzzesi: sise (una specie di panino) con qualsiasi ripieno, porchetta, formaggi, salumi e, manco a dirlo, arrosticini a volontà.

Voi c’avete le ciliegie, per dire che “una tira l’altra”?
Ecco, io temo di averci questi sottili spiedini di carne di pecora, fatti ben rosolare fino a renderli croccanti e abbondantemente salati, e di cui se ne mangia a ruota libera.
Vengono serviti su un piattino avvolti nella carta stagnola per non farli raffreddare e accompagnati da pane e olio. Semplicità e soddisfazione, insomma.

Al Rost Eat hanno diversi tavolini con sgabelli su cui accomodarsi dopo aver ordinato e dato il proprio nome, che verrà evocato quando sarà tutto pronto.

Vogliamo istituire una maratona di “arrosticini”?
Sappiate che già sono difficile da sconfiggere, e in questo campo sono praticamente imbattibile.
Accetto sfidanti.

Dove
Rost Eat
Via Vigevano
Milano

 

L’ossobuco della Trattoria Sabbioneda (Milano)

Posted on 9 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

foto (1)

Qualche tempo fa cercavo con tenacia e disperazione un ristorante meneghino in zona Porta Venezia che riuscisse a offrire a buon prezzo dei piatti tradizionali. Insomma, poche pretese.
Ho lanciato un SOS nell’etere (o forse era Gtalk?) e in men che non si dica Antonella ha risposto al mio appello e dato diverse opzioni: una, in particolare, mi ha convinta.

Fu così che io e il lord di tutti i labrador andammo presso la trattoria Sabbioneda, che rispondeva alla perfezione alla descrizione fornitami: semplice, milanese, buono, prezzi ragionevolissimi.

Voi avete idea di quanto sia arduo, per una forestiera, trovare il tanto chiacchierato e celebrato ossobuco? É un po’ come Bologna e i tortellini: pensi che ti saltino addosso non appena esci dall’autostrada, ma non é proprio così: sono quelle specialità che non tutti si arrischiano a proporre, sia per tempo di esecuzione sia per rapporto qualità/prezzo.

Comunque sia, il piacere dell’affondare i rebbi della forchetta nel midollo ed estrarlo con cura certosina meriterebbe uno studio scientifico: l’ossobuco di Sabbioneda é in umido, esaltato da quella salsa di pomodoro che aggiunge sapore senza aggredire, e rende la carne tenera come burro. Purtroppo per noi – che ne mangeremmo a oltranza – non risulta per niente pesante: è la polenta di contorno a fungere da vera e propria sostanza. Non dimentichiamoci dei piselli cotti nella sopracitata salsa, praticamente immancabili.
Sia chiaro: è l’osso a rimanere l’indiscusso protagonista. Bando al galateo, anche su una regal tavola: una volta finito il midollo occorre proprio afferrarlo con le mani!

E qui sorge una gran domanda che fa molto Jurassik Park: viste le dimensioni ridotte di queste ossa di bovino, quanta soddisfazione avrebbe dato l’ossobuco di brontosauro?

Dove
Trattoria Sabbioneda
Via Alessandro Tadino 32
Milano
Tel. 02 2952 1014