17 November 2017
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Gli gnocchi alla romana della Matricianella (Roma)

Posted on 11 maggio 2012 by in Primi Piatti, Roma, Tradizioni

In questi ultimi giorni Roma mi ha vista più volte per diversi motivi e, negli scampoli di tempo e al grido di “Io c’ho bisogno di sostentamento!“, “Io devo crescere!” e il sempreverde “Vorresti dire che dovrei saltare il pranzo?“, ho avuto l’opportunità di sperimentare nuove cosucce e ritrovare vecchie adorate conoscenze, sempre partendo dal presupposto che la città è piena di ottimi posti, e che la cucina romana rientra proprio nelle mie corde (ma cosa non lo è, dopotutto?!).

A dire il vero era un po’ di tempo che avevo in cantiere di parlare di un certo piatto di gnocchi alla romana che infesta i miei sogni da anni, roba che mordo il cuscino nel sonno, ma insomma, non c’avevo la fotografia adatta!
Poi, complice una riunione e un paio di ore di tempo, mi sono fiondata.

Dove? Alla Matricianella in via del Leone.

So che alcuni di voi lettori si sono profusi in sospiri nostalgici nel leggerlo (nonchè in variopinti insulti nel momento in cui ho scritto loro un messaggio su Facebook per informarli del mio insolito pranzo. Ciao Monica, ciao Daniela).

La prima volta che sono stata alla Matricianella era Luglio, ero nella città eterna per un raduno di gioco di ruolo online (… perchè fate quella faccia? Non c’avete scheletri nell’armadio voi?! Ah, voi non ve ne vantate? Sono scelte) e noi, un gruppo che mangia quanto tutta la città del Vaticano, l’abbiamo trovata per caso, in quella viuzza non tanto distante da via dei Condotti. (altro…)

Il carciofo alla giudia di Sora Margherita (Roma)

Posted on 15 febbraio 2012 by in Antipasti, Contorni, Roma, Tradizioni

A Roma risiedono alcuni dei miei ricordi gastronomici più vivi e puntuali, travolgenti e divertenti, entusiasmanti fino alla follia.
Dopotutto, quando si hanno persone con cui condividere la passione per il cibo (ciao Monica, ciao Dani, ciao Matteo, ciao Giulia, ciao Betta, etc.), l’avventurarsi è questione di un attimo.

Appunto, il mio primo approccio con Sora Margherita é stato sicuramente sorprendente e ricco di dettagli memorabili, sia dal punto di vista del cibo sia della situazione.

Immersa nel ghetto ebraico romano, mimetizzata e senza insegne, sorge una porticina con qualche piccola sedia a fianco. Non capiresti mai che quello è un ristorante, se non lo sapessi.
L’apertura è fissata alle 20 di ogni sera, e se t’azzardi a entrare anche solo tre minuti prima verrai rispedito fuori a male parole (la sottoscritta lo conferma).
Una volta che la cameriera annuncia l’apertura si può entrare e accomodarsi presso tavolacci con tovaglie di carta, e sgabelli traballanti. Le pareti sono piene di memorie del passato, la cucina appena nascosta ma si intravede facilmente. Infine le cameriere hanno un concetto tutto loro di cortesia, un po’ fiere e un po’ altere mentre ti servono e ti guardano storto se non sai decidere cosa ordinare nel giro di tre secondi.

Su questo, però, la qui presente non ha certo problemi e, seguendo diversi suggerimenti, ha ordinato quella pietanza che a Bologna susciterebbe perplessità, o un bel “Cus’lè?!” (“Che cos’è?”, per i forestieri): il carciofo alla giudia. (altro…)

Lo shabu shabu dell’Hamasei (Roma)

Posted on 23 novembre 2011 by in Etnicità diffusa, Roma

 (photo credit: http://www.sxc.hu/)

 Il cibo giapponese mette d’accordo molte persone, tra cui:

– i salutisti (“Riso e pesce, cosa c’è di più genuino?);
– i fashion (“Non sei mai andata da Nobu?! Come puoi presentarti al mio cospetto?“;
quelli a dieta (v. “i salutisti”, più: “Riso e pesce crudo, mica sarà pesante!”, ingozzandosi di 24 maki, 15 nighiri e un fresbee di sashimi);
quelli che amano effettivamente il cibo giapponese (e che non si limitano ai grandi classici).

Io prevalentemente appartengo a quest’ultima categoria (e talvolta alla terza): apprezzo sempre i ristoranti che servono cibi particolari del Sol Levante, che non si trovano ovunque.

Per una volta che volete sperimentare, vi consiglio un ristorante giapponese a Roma.
Ci sono stata anni fa ma il ricordo é forte: il piatto gustato non si dimentica facilmente, per gusto e preparazione.

Premessa: vi ho mai detto che sono un’amante della bourguignonne? No? Ecco, ora lo affermo vivamente!
Ciò di cui vi sto per parlare è il corrispettivo orientale di tal piatto (un po’ eretica come definizione, ma dovrò pur darvi un’idea!).

Il ristorante in questione si chiama Hamasei, e la specialità si chiama… Shabu Shabu! (altro…)