20 October 2017
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La pancetta teriyaki de El Carnicero (Milano)

Posted on 21 luglio 2014 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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A volte il modo migliore per scovare nuove delizie è il passeggiare con un’amica per strade non famigliari, e basta poco per rimaner incuriositi e organizzare una cena.

Questa volta il mio “poco” era il menù appeso fuori da El Carnicero, su cui trionfava un “Panceta Teriyaki” – con una T, che siamo in Argentina. Potevo forse io resistere? Impossibile, soprattutto dopo aver letto la descrizione: “pancetta di maiale caramellata al teriyaki, con patate americane fritte“.
Tempo sei secondi ed era già scattata la chat collettiva su Whatsapp, decisa la data e prenotato un tavolo: certo non potevamo sapere che la sorpresa non sarebbe stata solo nel cibo ma anche nel ristorante stesso.

Dall’esterno non si può vedere quanto sia bello e particolare, ricco di dettagli negli arredamenti e nella sua struttura, pieno di un genuino fascino che vi farà sentire davvero a Buenos Aires.
Dall’anticamera degli ingresso ci si trova subito nella Sala Cocinam, dalle piastrelle bianche e nere, il bancone-bar e la cucina a vista, poi tre ambienti – il Salon Principal, El Patio e la Sala del Dueno -, tutti contraddistinti da un diverso stile.
Il nostro tavolo era ne El Patio, una stanza centrale con un soffitto di vetro e ferro battuto, lampade appese, poster folkoristici appesi alle pareti e nicchie con statue votive: era come trovarsi in una veranda di una città lontana, a sorseggiare vino argentino (di cui la carta è ricca) e assaggiare piatti tipici.

La pancetta teriyaki è andata al di là delle mie aspettative: la immaginavo diversa, ed era meglio.
Di sicuro si tratta di un piatto tosto adatto a chi ama i sapori forti e non si spaventa di fronte al buon porcello (io faccio parte di entrambe le categorie, ovviamente) che regala immensa gioia.
I pezzi di pancetta erano rosolati nella giapponese salsa teriyaki fino ad assorbirla e creare un delizioso rivestimento, utile per conferire più consistenza alla carne e renderla ancor più deliziosa.

Al primo boccone ho sorriso, al secondo ho sentito i nervi tesi lasciarsi andare, poi ho provato una patatina: croccante, dolciastra, fritta ma asciutta, leggermente salata in superficie, perfetta come intervallo. Poi ho proseguito il veemente attacco, gustando con aria beata il mio piatto, con quella bella certezza di aver scoperto un altro feticcio gastronomico di cui non potrò più fare a meno.

Ho assaggiato anche il controfiletto, il filetto con asparagi e melanzane, le salsicce, il chorizo e le verdure cotte al forno, trovando tutto squisito (e vi assicuro che non sono uscita rotolando!): tutto squisito, ma il mio cuore ormai era stato conquistato dalla pancetta, a cui tesserò ancora molte lodi.

Infine, immancabile l’alberello con tutti i lecca-lecca al dulce de leche e la base composta da quadratini di mou: metterne uno in borsa e ritrovarlo il giorno dopo mi ha regalato un altro sorriso.

Una serata perfetta e un nuovo posto del cuore: poteva andarmi meglio? Non credo.

Dove
El Carnicero
Via Spartaco 31
Milano
Tel. 02 54019816

La carne argentina di Volver (Torino)

Posted on 22 maggio 2014 by in Piemonte, Secondi Piatti, Torino

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Dai, ditemi che anche a voi viene ciclicamente una gran voglia di carnazza, dove per questa si intende carne rossa, alta tot pollici e cotta secondo il vostro preciso gusto. Non lasciatemi sola in questo (bellissimo) tunnel!
Essendo ciò che preferisco sopra a ogni altra cosa ho aspettative sempre alte, e non mi accontento mai. Quindi quando rimango sorpresa  – o addirittura commossa! – significa che c’è qualità, bontà e sazietà.

In una delle mie peregrinazioni torinesi ho provato Volver, ristorante argentino centralissimo, grandissimo e, ahimé, rumorosissimo dove ogni carnivoro trova il suo motivo d’esistere.

Tra empanadas, provola alla griglia e patate cosparse di roquefort (che consiglio appassionatamente) la carne argentina trionfa: erano diversi mesi che non trovavo un taglio alto quattro (delle mie) dita, di una perfetta media cottura e insaporito il giusto, genuinamente succoso e squisitamente tenero. Io ho assaggiato il bife de chorizo da 350gr: dopo il primo boccone avresti voglia di prenotare il primo aereo per Buenos Aires e non tornare più.

La carne viene accompagnata da diverse salsine: tre vi verranno portate come antipasto e tre con la carne dai simpatici camerieri, mentre altre aspettano di essere assaggiate. Io ho provato quella al vino rosso, che ho indubbiamente gradito.
E, a proposito, sulla tavola non può mancare una bottiglia di buon rosso: lasciatevi consigliare o perdetevi nella consultazione della carta-giornale.

E’ un entusiasmante punto di riferimento per la Torino carnivora e, come accennavo, il suo essere vasto e sempre pieno non lo rende l’ideale per una cenetta romantica: meglio andarci con gli amici (ed essere pronti a spendere un pochino: i prezzi sono infatti medio-alti).

Dove
Volver
Via Botero 7
Torino
Tel. 011.5660524

Il maigret de canard de Le Comté d’Aix (Aix-en-Provence)

Posted on 14 maggio 2014 by in Francia, Secondi Piatti

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Torniamo in Francia, invadiamo la Provenza, fermiamoci a Aix-en-Provence.

Oh, quanto sarebbe bello avere il teletrasporto e arrivarci in pochi secondi! Una città così adorabile merita più visite e guarisce da numerosi mali, tra cui ansia/nervosismo/logorio/rassegnazione: basta bere un caffè in una delle piazze, perdersi tra le viuzze o mangiare il maigret de canard con trittico di verdure da Le Comté d’Aix.

Che poi, vi ho già fatto il programma di viaggio: cosa volete di più?

Il caso (e il controllo incrociato dei giudizi su Internet) ha portato me e i miei affamati amici presso questo ristorante, che serve specialità francesi con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Dopotutto non è possibile tornare senza aver assaggiato le canard, no?

Il posto è piccolo e intimo, con la cucina che s’intravede sul fondo, ordinata, lucente e senza porta; il cameriere è solerte, gentile e parla diverse lingue nel caso in cui abbiate bisogno di spiegazioni approfondite sui piatti scritti su una lavagna di ardesia. Non c’è moltissima scelta ma tutto ciò che abbiamo assaggiato era ottimo.

Passando al piatto protagonista, le fettine d’anatra erano disposte a raggiera e accompagnate da patate schiacciate, un tortino di pomodoro e erbette saltate. La carne era cotta alla perfezione, succosa, deliziosa, e ci ha ridato fiducia nella cucina francese dopo diverse brutte avventure (vedi Nizza). Boccone dopo boccone una soave felicità française si è espansa sui nostri volti, facendoci sentire parte di quell’atmosfera tranquilla e primaverile. Quanta soddisfazione!

Per finire, passiamo alle importanti note a margine.
Se volete provarlo dovete prenotare o presentarvi presto: nel giro di pochi minuti si è riempito (soprattutto da francesi: noi forestieri eravamo la netta minoranza).

Dove
Le Comté d’Aix
17 Rue de la Couronne
Aix-en-Provence (Francia)

La chianina con ricotta di Sapori Solari (Milano)

Posted on 16 aprile 2014 by in Lombardia, Milano, Piatti unici

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Se questo umile blog ha lo scopo principale di portare gioia tramite la legalissima degustazione di cibo allora non si spiega come e perché abbia atteso tanto prima di scrivere di Sapori Solari.
Forse volevo mantenere il consiglio tutto per me e crogiolarmi nella sensazione di avere un piccolo segreto – che poi tale non è, dato che stiamo parlando di un ristorantino assai celebre – ma poi non ce l’ho fatta, e infatti eccomi a porre rimedio.

Ho scoperto questa gastronomia qualche anno fa grazie alla nostra amica dell’energia: già ne ero rimasta colpita ma una recente visita mi ha confermato la sua eccellenza e, soprattutto, la squisita gentilezza e irresistibile simpatia dei due gestori – basterebbero questi due ultimi punti per invitare a una visita ma la verità è che si mangiano delizie introvabili.

Il posto è piccolo e ospita un bancone stracolmo di salumi e formaggi, qualche tavolo e i relativi sgabelli; si respira un’aria informale e casalinga sia per la ristrettezza degli spazi sia perché le pietanze vengono servite contemporaneamente (o quasi) a tutti i tavoli, e così i commensali si ritrovano ad assaggiare gli stessi sapori e spiare le espressioni altrui.

Come avrete intuito, a cena prenotare è consigliato – un obbligo se siete in più di due – e dovrete organizzarvi con un pochino d’anticipo ma sono certa che se siete passati di qua sarete golosi almeno il 20% di me, e questo basta.

A cena il menù è praticamente fisso ed è composto da una degustazione di salumi, carni e formaggi. “Cose semplici”, direte voi. “Non avete idea di quanto vi state sbagliando”, replicherò io: da Sapori Solari troverete delle eccellenze rare (come la bresaola d’oca) presentate con dovizia di dettagli. Ogni boccone di formaggio vi racconterà una storia e vi condurrà in mondi lontani a cui non dovrete resistere – lasciatevi trasportare.

A cosa prestare particolar attenzione? Proprio all’inizio: il tagliere di polpa di chianina marinata e con ricottina di latte e panna di bufala maestosamente adagiata al centro. Se amate il genere i vostri occhi inizieranno a luccicare e sentirete una certa emozione crescere nel cuore, quindi assaggiate la prima forchettata con cautela e cercate di non svenire. Mantenete un real contegno… o forse no, esultate pure! 
Le fettine di carne sono tenere, si sciolgono in bocca e diffondono un sapore delicato ma intenso di spezie, mentre la ricotta è un’apoteosi di latte e lussureggiante morbidezza: le loro consistenze unite non potranno lasciar nessuno indifferente.
Potrete accompagnarle a dei pezzi di pane ma non ve lo consiglio: assaporateli in purezza, godetevi l’esperienza e non pensate alla sazietà – a cui giungerete, ve lo prometto.

Si percepisce la mia totale devozione a questo tagliere?
Mi immaginate nell’atto di adorarlo?
Perchè è tutto vero.

Provatelo al più presto e, come sempre, raccontatemi com’è andata.

Dove
Sapori Solari
Via Solari 48
Milano
Tel. 347 755 9993

Il filetto di Angus irlandese della Taverna del Farneto (Bologna)

Posted on 30 ottobre 2013 by in Bologna, Emilia Romagna, Secondi Piatti

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Io so poche cose con certezza ma vi assicuro che al 98% riguardano il sorprendente mondo del food e tutti i suoi collegamenti.

So cosa farò domani? No, ma probabilmente so cosa mangerò.
Conosco il mio destino? Macché, a parte l’incrociare tavole imbandite.

Se una veggente cercasse di vedere il mio futuro in una sfera di cristallo troverebbe una porchetta.

Eppure talvolta anche i nostri ristoranti preferiti sbagliano, hanno una serata storta, non brillano.
Tutti a parte La Taverna del Farneto che, in anni di frequentazione, non ha mai peccato.

Sono affezionata a questo ristorante che si disperde tra i calanchi degli Appennini bolognesi, collocato su una strada in una frazione della frazione della mia città d’origine.
Ho molti ricordi qui legati, sia per quanto riguarda il cibo sia per le occasioni – come l’averci festeggiato la cena di laurea – e tutti squisiti, avvolti in un’aura di magica nostalgia.

Dato che mancavo da qualche tempo ho deciso di tornarci e constatarne la sempre alta qualità, i menù dalle portate invitanti, il servizio solerte, gentile, preciso e simpatico, una carta dei vini che persino la sottoscritta riesce a riconoscere come interessante e un ambiente curato ma non tirato.
Perfetto per una serata tete-à-tete che non trabocchi nell’imbarazzo o per un pranzo famigliare.

La mia ultima infatuazione va al loro filetto di Angus irlandese, preparato così bene da far sospirare: una carne tenera, altissima, succosa all’interno e con una patina esterna leggermente abbrustolita (ma proprio appena appena). Si prende il coltello affilato e ci si sente provetti chef nell’affettarlo.
Servito su un piatto candido, con un filo di aceto balsamico e un crostino ancora caldo, faceva la sua splendida figura.

E poi, sapete la soddisfazione di andare in un ristorante di carne e non stare attenti al grammo? Nel senso: la maggior parte vi costringe a pesare il vostro appetito. 180, 250, 300 grammi? Personalmente, se è meno di 400 non è vero amore, e spesso vorrei prendere ciò che mi viene servito, correre in cucina, afferrare una bilancia e farmi giustizia, che va bene che il peso è a crudo ma io c’ho un certo occhio.
Ecco, quando scelgo la carne alla Taverna del Farneto non devo pensare a questi dettagli: mi godo tutta la squisitezza del filetto in tutta placidità (non si scherza sulla carnazza!).

A dire il vero questo ristorante non è specializzato solo in carne: si mangia anche dell’ottimo pesce, degli antipasti sublimi e dei dolci molto originali e scenografici.

Fabrizio Boccafogli – lo chef – ha saputo realizzare quello che personalmente considero un piccolo capolavoro, e mi ha dato una delle mie poche certezze, sulla tavola come nella vita.

Dove
La Taverna del Farneto
Via Jussi 188
San Lazzaro di Savena (Bologna)
Tel. 0516251236

Le kottbullar del Smaka (Goterborg)

Posted on 23 settembre 2013 by in Goteborg, Secondi Piatti, Svezia

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Quando stavo organizzando il viaggio in Svezia uno dei miei pensieri ricorrenti riguardava il quantitativo di polpette che avrei mangiato, stimandole tra le 100 e le 230 e già vedendomi nell’estatico atto di pucciarle nel sugo e nella marmellata di cranberries (mirtilli rossi) esclamando un “IKEA, fatti da parte!“.

Ecco, niente di più lontano dalla realtà: trovare le mitiche kottbullar richiede dedizione e una capacità investigativa che in confronto Sherlock Holmes è una giovane marmotta. Io sul cibo le ho entrambe, ovviamente, e mi sono tanto intestardita da riuscire a procacciarle.

Siamo a Göteborg, la città deserta di Domenica e in cui ci sono individui che fanno tai chi nel mezzo degli incroci.
Lo Smaka è un ristorantino carino in cui si possono assaggiare diverse specialità scandinave: sarete in compagnia di altri turisti che spasmodicamente le hanno cercate, ma è frequentato anche da gente del posto.

Il piatto di kottbullar non delude: se siete tra quelli che vanno all’IKEA solo per mangiarle sarete lieti di sperimentarle nella loro versione originale, altrettanto circondate da salsa e marmellata e accompagnate da un denso puré di patate.
Hanno un sapore autentico, rustico e intenso: fatte di un misto di carni e spezie, appallottolate e rosolate, quando vengono immerse nella salsa fatta col loro sugo, farina e aromi se ne arricchiscono meravigliosamente; una punta di marmellata di mirtilli dona poi quel tocco inaspettato – non storcete il naso e provate! – che vi farà guardare in un altro modo tutti i vasetti di confetture che avete in dispensa; come tutte le polpette, sono un piatto simpatico ed informale, direi rilassante.

Il personale è stato così attento e gentile da rendere la visita ancor più gradita (vi ricordo che in Scandinavia tutti parlano un ottimo inglese), e una birra locale ha completato il tutto (vuoi non assaggiare anche queste specialità?! Ma figurati!).

In breve: Kottbullar, mi avete fatta penare ma meritavate.
E se voi, regali lettori, state meditando un viaggio e volete assaggiarle vi conviene informarvi prima: non vorrei mai che restaste con la voglia.

Dove
Smaka
Vasaplatsen 3
Goteborg

Gli arrosticini del Rost Eat (Milano)

Posted on 16 aprile 2013 by in Lombardia, Milano, Secondi Piatti

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Per qualche strano motivo la metà delle volte che torno alla casa madre a Bologna mi vengono servite montagne di arrosticini.
Strano” perché nel sangue della mia famiglia non scorre un briciolo di sangue abruzzese (al massimo ci abbiamo il ripieno dei tortellini) (che bellissime immagini, già), eppure ne mangiamo a più non posso e con enorme soddisfazione.

Volevo anche dire che il primo ricordo legato alla carne ovina risale al Portogallo dove, quando avevo nove anni circa, ho mangiato delle meravigliose costolette di agnello che ancora suscitano i miei più nostalgici sospiri.

Infine c’era stata anche quell’estate dopo la maturità, quando presi un treno e andai un po’ di giorni a Pescara da amici e passavamo le serate a gareggiare contando il numero di spiedini divorati.

Insomma, l’arrosticino evoca diversi ricordi.

“Grazie” (e metto le virgolette perché personalmente devo ancora riprendermi) al Fuorisalone ho avuto modo di frequentare la zona di Porta Genova, a Milano, molto più del solito e, quindi, di sperimentare i ristorantini della zona.
Da qualche mese in via Vigevano trovate il Rost Eat, che prima era allocato sui Navigli, dove servono proprio specialità abruzzesi: sise (una specie di panino) con qualsiasi ripieno, porchetta, formaggi, salumi e, manco a dirlo, arrosticini a volontà.

Voi c’avete le ciliegie, per dire che “una tira l’altra”?
Ecco, io temo di averci questi sottili spiedini di carne di pecora, fatti ben rosolare fino a renderli croccanti e abbondantemente salati, e di cui se ne mangia a ruota libera.
Vengono serviti su un piattino avvolti nella carta stagnola per non farli raffreddare e accompagnati da pane e olio. Semplicità e soddisfazione, insomma.

Al Rost Eat hanno diversi tavolini con sgabelli su cui accomodarsi dopo aver ordinato e dato il proprio nome, che verrà evocato quando sarà tutto pronto.

Vogliamo istituire una maratona di “arrosticini”?
Sappiate che già sono difficile da sconfiggere, e in questo campo sono praticamente imbattibile.
Accetto sfidanti.

Dove
Rost Eat
Via Vigevano
Milano

 

Lo spezzatino del Ta Hua (Milano)

Posted on 8 ottobre 2012 by in Etnicità diffusa, Milano, Piatti unici

Trotterellando qua e là per Milano può capitare di trovarsi all’ora di pranzo in zona Stazione Centrale, e di avere un netto languorino, la voglia di qualcosa che assolva due funzioni: 1) sfamare, 2) far gioire le papille gustative.

Mettiamo che abbiate un impegno da quelle parti: se siete 2.0 prenderete il vostro iPhone e cercherete su Google “ristorante stazione centrale Milano” o ancora “mangiare stazione centrale Milano“. Se appartenete a coloro che son giunti qua in questo modo, un saluto regale a voi, astuti avventori!
Poniamo quindi il caso che io abbia un posticino perfetto da consigliare, verso cui dovete dirigervi senza alcun indugio.

Si tratta di Ta Hua, un ristorante cinese che si discosta dalla maggior parte dei luoghi comuni che circondano questi tipi di ristoranti: niente lanterne rosse, niente arredamento in stile “antica Cina“, niente ceramiche dai bordini azzurri. Al loro posto troviamo un design sobrio, funzionale e ricercato (con tronchi/lampadine che pendono dall’alto), stoviglie dalle linee minimal e un menù con diverse proposte per pranzare anche in tempi molto ristretti, grazie alla velocità delle cucine, dei camerieri e dell’addetto alla sala dei raviolicome la chiamo io – una teca di vetro in cui lavora una persona che prepara dumpling a ruota.

Io ogni volta leggo il menù da cima a fondo cercando di cambiare, ma alla fine mi ritrovo sempre a ordinare il solito, che mi fornisce una grande soddisfazione con solo € 10.

Si possono scegliere ravioli (di carne, gamberi o verdure), un involtino o una zuppa, che anticipa la protagonista.
Si tratta di una portata unica composta da una montagnetta di riso bianco attorno a cui sono adagiati dei tenerissimi bocconcini di vitello uniti a patate, sedano e carote, il tutto immerso in una salsa al curry vellutata, saporita, squisita! Il riso si impegna di questo condimento, evitando che vada sprecato.

La carne si taglia con la forchetta senza sforzo alcuno, e si arrende ai vostri denti senza opporre resistenza: non so bene come facciano a far sì che sia sempre così, ma sicuramente chi se ne occupa è molto paziente.
Le verdure, tagliate a pezzi di media grandezza, in modo da non perdersi nella salsa, hanno la stessa consistenza, cotte ma non distrutte: non vi si presenterà certo una pappa, le vostre mandibole dovranno lavorare.

E la salsa al curry.
Ecco, riconcilierebbe Attila col mondo: non ha un sapore eccessivamente speziato, quelle note son stemperate in una consistenza tra il liquido e il cremoso, che vi porterà a farvi afferrare il cucchiaio e portata e usarlo per raccoglierla dal piatto (non si fa, ma la regina mi ha detto che chiude un occhio).

Un rapporto qualità-prezzo eccellente, per mangiare una cucina non esattamente cinese, uscire sazi e dare una svolta alla giornata.
L’unico appunto va alle prenotazioni: se siete in parecchi vi conviene chiamare, ma dovete essere puntuali pena la cessione del tavolo ad altri commensali.
Eh, per conquistare questo deliziosi bocconcini questo è un piccolo prezzo da pagare.

Dove
Ta Hua
Via Generale Gustavo Fara
Milano
Tel. 02 6698 7042

L’hamburger del Trita (Milano)

Posted on 2 luglio 2012 by in La sagra del carboidrato, Lombardia, Milano, Piatti unici, The Royal Challenge

Ricordo benissimo quando da piccola andavo da Burghy, il primo fast food con hamburger aperto a Bologna: era una festa, e non sapevo dire mai di no.
Poi giunse McDonald, che rappresentava (e lo è tutt’ora, a dire il vero) una certezza per una persona che iniziava a viaggiare spesso all’estero, e così sapeva di poter trovare sapori identici e conosciuti in ogni luogo.
Infine arrivarono gli hamburger d’autore, quelli venduti come “real american style“, con carne sempre più pregiata e ricette particolari: ora a Milano vanno più di moda dei ristoranti giapponesi (che a loro volta hanno soppiantato gli aperitivi e, a catena, le pizzate).

Avevo sentito parlare del Trita prima di tutto grazie a un’email del proprietario, che mi invitava a provarlo (io ho risposto eh, ma poi non ho sentito più nulla. Hello? Ricevuto il messaggio?), poi da un’amica, che ci è stata recentemente e me l’ha consigliato caldamente.

Indi per cui, trovandomi in zona Navigli e cercando cibo, ho deciso di vincere l’amarezza per la non risposta e ho solcato la bianca soglia.

Innanzitutto occorre dire che si tratta di un locale piccolo in cui ci sono pochi posti a sedere, con un tavolone centrale tondo e diversi ripiani, il tutto rialzato e munito di sgabelli bianchi (morale: non andateci nelle ore di punta).

Ordinare è semplice, ma se siete eterni indecisi potreste avere dei problemi (nel mio caso, trattandosi di cibo, non c’è pericolo): dovete scegliere il tipo di carne, la sua quantità, il tipo di pane, quanti e quali condimenti, quante e quali salse, patatine mit salse und bibite finali.

Ok, ok, prendere un respiro, ce la farete!

Cos’ho preso io?
200 g di black angus;
pane con semi di sesamo;
cheddar;
bacon;
salsa barbecue;
patatine con ketchup;
bottiglia di Coca Cola.

Totale? Euro 17. (altro…)

Il filetto con Chianti del ristorante Norcenni (Figline Valdarno)

Posted on 26 giugno 2012 by in Secondi Piatti, Toscana

 

Altolà vegetariani!
Non leggete una parola di più o andate a cercare nelle keyword un post a voi più adatto di questo, dedicato a… alla carnazza!

Su le mani, amanti della dea Ciccia, adoratori della proteina in purezza, voi che avete una statua votiva a forma di fiorentina sul comodino!
Venite più vicino e sentite questo regal consiglio.

Nel mio incessante peregrinare sono passata di nuovo per la Toscana, ma questa volta ero nei pressi di Figline Valdarno. Nel Chianti, signori miei, patria del buon vino e della bistecca!

Durante il weekend trascorso presso il Girasole Camping di Élite Club Vacanze siamo pure stati in pellegrinaggio da uno dei più famosi macellai d’Italia, e non ci siamo tirati indietro di fronte alla carne appena tolta dalle braci.

Dato che i ristoranti presenti nel villaggio sono aperti a tutti mi sento di consigliare un piatto gustato presso il ristorante Norcenni, situato dietro la grande fontana: il filetto con ristretto di Chianti, detto anche “Che Goduria”. (altro…)