17 November 2017
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I cocktail del Prog (Milano)

Posted on 22 gennaio 2015 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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(anche tutte queste fotografie sono scattate con la Canon G7X)

Il venerdì sera è quel placido momento in cui i nervi si devono rilassare e lasciar spazio al miracolo del weekend: il varcare la soglia dell’ufficio ha qualche potere mistico ma un cocktail artistico è un grande aiuto.
Milano ha tanti locali che si distinguono: alcuni sono presi d’assalto e altri meritano di scoperti, come il Prog.

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Un po’ nascosto in una via lontana dalla mondanità meneghina, dall’entrata pare una dimora privata, un circolo segreto, un club riservato; entrando, non si può rimanere impassibili alla visione di un grandioso albero meccanico-steampunk con soffuse luci intermittenti sui rami. Domina il bancone e la sala principale con un fascino unico, ed è proprio alle sue radici che avviene il miracolo del bartender Giorgio Bo.

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Scegliendo dalla mirabolante carta o affidandosi a creazioni del momento si andrà sul sicuro, assaggiando combinazioni di alcolici e frutta servite in straordinari bicchieri arricchiti da bei dettagli e composizioni.
Che dire per esempio della giraffa-shaker? Mai più senza.

IMG_0325Un locale di sostanza e qualità, unico nel suo genere e lontano dall’essere una moda passeggera, per me il Prog è diventato un sacrosanto rifugio, un luogo di tranquillità e soddisfazione dove il bere più-che-bene è un diritto inalienabile.

Provatelo.

Dove
Prog
Via Andrea Maffei 12
Milano
Tel. 3331108398

Il vero Bicerin (Torino)

Posted on 8 gennaio 2015 by in Dolci, In alto i calici, Piemonte, Torino

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(disclaimer: come vi ho accennato, sono diventata amica di una Canon G7X che, così compatta e leggera, si intrufola in ogni mia borsa senza alcun problema. Anche queste fotografie sono state scattate grazie a lei – e la differenza si vede)

Nei primi giorni di questo indimenticabile 2015perdonate l’entusiasmo ma i miei anni dispari sono sempre stati contraddistinti da grandi cambiamenti e non vedo l’ora di vedere cosa accadrà – ho dormito immensamente, corso molto e perseguito le strade del cibo con determinazione.

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Così, mentre ero a Torino, ho deciso di meritare una visita da Bicerin, come se la sua famosa bevanda fosse una pozione karmica, celebrativa.
Testarda e bramante ho trascinato gli amici verso questo piccolo tempio della dolcezza dove, ormai diversi secoli fa, un ingegnoso maestro unì caffè, cioccolato e crema di latte in un bicchiere per servirlo ad avventori di ogni risma.

Visto che sicuramente farete la fila – perché voi dovete farla, altrimenti vi prendo a prendere a casa – cogliete l’occasione per ammirare l’insegna in foglia dorata, le scritte di neon e i dolcetti esposti (o per fare un giro nei bellissimi dintorni). Una paziente signora vi farà entrare e allora vi ritroverete tra tavolini e arredamenti in legno della fine del 700 dominati dal bancale dei confetti custoditi in antichi vasi di vetro.

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Ordinate a colpo sicuro ma trattenete il menù per leggere storia e interessanti dettagli, giusto in tempo per veder apparire il concentrato di squisitezza, energia e voluttà.
Non mescolate subito le componenti. Col cucchiaino assaggiate una goccia di fresca crema di latte, poi procedete con una punta di cioccolato fuso e bollente. Il contrasto sarà già delizioso, ma provvedete a rigirare anche il caffè e portate il bordo alla bocca: un’intensa sensazione di piacere e contrasti vi farà provare sollievo e corroborazione. Una bevanda divina che, conoscendo alla propensione torinese verso la magia, fa pensare a antichi riti.
La forte nota aromatica del caffè, la dolcezza fredda della panna e il calore intenso del cioccolato appena amaro vi porteranno a chiudere gli occhi e sospirare adoranti.

Un momento perfetto, da ricreare ogni volta che se ne sente il bisogno, eccellente per iniziare l’anno.
E, vista la grande affluenza, non perdetevi in chiacchiere: lasciate gentilmente il tavolo al prossimo miracolato.

Dove
Caffè al Bicerin
Piazza della Consolata 5
Torino

Alla riscoperta dell’aperitivo con Campari

Posted on 21 novembre 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano

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Io lo dico: l’aperitivo inteso come “il momento in cui bere qualcosa di media qualità e riempire sedici piattini di pizzette e pasta freddaha veramente stancato.
Lo concedo solo agli studenti squattrinati (dato che lo sono stata) e a chi non ha alcuna intenzione di arrivare alla cena (anche se “apericena” è uno dei termini più orribili che un goloso possa sentire).

Lunghi buffet imbanditi di nachos e olive all’ascolana, spostatevi per far largo agli Aperitivi con la A maiuscola, il cui scopo è stimolare l’appetito e preparare al vero pasto.
Lasciamo perdere anche i beveroni annacquati e riscopriamo drink equilibrati, sopraffini e studiati.

Campari è scesa in campo in loro difesa: fino alla fine di Dicembre porterà l’aperitivo direttamente alle tavole di 12 ottimi ristoranti milanesi restaurando la sua vera funzione di Welcome Drink, proporzionato e ideato per lo scopo.
Il benvenuto va dato anche alle fauci, che quindi si possono avvalere di Amuse Bouche combinati ad arte.

Sono stata invitata a provare le proposte di Turbigo, ristorante che si affaccia sul Naviglio Grande con un’aria da casa di design, accogliente e perfetta per le chiacchiere.

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Il menù ha previsto un risotto carciofi e menta, deliziosi filetti di orata cotta al vapore usando acqua di mare e accompagnati da patate e erbette, e una sorprendente panna cotta al the nero (che riproduceva il british tea delle 5 o’clock), ma proprio il piattino di benvenuto ha aperto la cena in modo memorabile.

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I bon bon di calamari al nero di seppia e limone abbinati a una spuma di ricotta di bufala hanno attirato subito la mia curiosità per il loro aspetto originale, simile ai dolci truffle.
Croccanti in superficie, rivelavano una consistenza cedevole e un sapore intenso, reso ancor più tondo dalla dolcezza della ricotta.
Li ho divorati con grande compiacimento e stupore, riconoscendogli il ruolo di apripista.
In abbinamento, un bicchierino di B.Toro, cocktail con Punt e Mes Carpano, Campari e un tocco di Centerbe, che sa far scivolare via una giornata intensa e preparare al meglio.

Ridiamo a Milano, capitale italiana dell’aperitivo (ape per gli amici più o meno regali), ciò che le spetta.
Meno happy hours del devasto, più sorsi di qualità.
Meno “place to be“, più “drink e relax“.
Meno “aperitivo analcolico alla frutta“, molto più “riscoperta della bevanda ricercata“.

Di sicuro quella del Turbigo è stata una cena squisita e, come avrete capito, la loro combinazione di entrata mi è molto piaciuta ma se volete conoscere tutti gli altri ristoranti coinvolti nella rivalutazione del vero aperitivo consultate WelcomeDrink.

Ah, per vostra informazione: i bon bon di Turbigo torneranno anche in carta. Qui si gioisce molto. Ancor più.

3, 2, 1… Everybody’s welcome!

Posted on 18 giugno 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Roma

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Ricordo bene il mio primo spritz: era il 2008, mi trovavo a Urbino per una conferenza di Sociologia e faceva un caldo veramente fastidioso. Ricordo la piazza affollata di studenti che festeggiavano gli esami conseguiti, la luce del tramonto, la compagnia e il tavolino su cui spiccava un bicchiere brillante pieno di ghiaccio, prosecco, seltz e Aperol – che mi aveva consigliato un’amica edotta.
È bastato un brindisi per far scattar l’infatuazione e per eleggere lo spritz a irrinunciabile compendio dell’aperitivo perfetto.

Poi capita che ti invitino alla tappa romana dell’Everybody’s Welcome Party e non puoi dire di no: ti svegli vedendo la Madonnina, ti imbarchi su un treno e passi la serata a ponte Milvio, dove la caotica movida ti travolge e varchi i cancelli di un mondo potentemente arancione – arancione Aperol, ovviamente. Si chiama “toccata e fuga”, e piace anche per questo.

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La bellissima Villa Brasini è tinta a festa per ospitare la tappa di questo tour estivo a base di spritz che sta invadendo le città italiane e i relativi bar (trovate la lista completa qui) con un carico di festa, drink e musica. Ospite speciale della tappa è Saturnino, che ha allietato la folla con un DJ set tenuto in una sala trasformata in una discoteca barocca dopo aver scattato una serie improbabile di selfie con noi ospiti di turno.

Centinaia di cocktail preparati a regola d’arte giravano tra i neon, e all’esterno era impossibile non notare la mini-mongolfiera, il van-reception e la lunga fila per entrare. Aggiungiamo l’aria di Roma e di estate, e quando la mattina dopo ti svegli e riprendi il treno per Milano hai come la sensazione di aver preso parte a un film.

Everybody’s Welcome da Aperol: se una tappa del tour passa per la vostra città non perdete l’occasione per farci un salto.
A uno spritz non si dice mai di no.

Il chiringuito di piazza Mentana (Milano)

Posted on 29 maggio 2014 by in Bar, In alto i calici, Lombardia, Milano

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Elenchiamo tre motivi per adorare la primavera:
1) le giornate si allungano;
2) sbocciano i fior;
3) riapre il chiosco di piazza Mentana!

Ho scoperto questo magico angolo di Milano l’estate scorsa, quando il caldo era opprimente e io avevo contratto un raffreddore incredibile. Avevo decisamente bisogno di una pozione per riprendermi e calmare i bollenti spiriti.
Così, attraversando le notturne vie di una città svuotata e bellissima, sono giunta nella piazzetta Mentana dove ho trovato decine di persone asserragliate ai tavoli, un bel rumore di risate e chiacchiere, luci violette/rosa soffuse e un gran avvicendarsi di camerieri e vassoi carichi di bicchieri.

Cosa bere, cosa assaggiare?
La specialità sono gli stravaganti mojito (trovatemi un cocktail più estivo, dai!): peperoncino, zenzero o, per mia immensa gioia, liquirizia? Avendoli ormai passati tutti in rassegna (diverse volte), confesso la mia totale predilezione per quest’ultimo, mai trovato o provato prima: equilibrato ad arte, dolciastro, ovviamente dalle tinte scure, produce un effetto rinfrancante grazie alla combinazione con la menta e rinfrescante per il lime e il ghiaccio.

Tutti i cocktail possono essere ordinati in due misure, normale e piscina. Ecco, sappiate che in questo secondo caso vi arriverà un bicchierone che basterà per un reggimento.

In orario aperitivo vi saranno serviti anche una mini-porzione di tartine creative e, soprattutto, l’immancabile cestino di arachidi da sbucciare cospargendo tavolo e vestiti.

Non c’è chirinquito che io adori di più.
Che poi sia vicino al mio ufficio altro non è che una meravigliosa combinazione.

Dove
Chiosco Mentana
Piazza Mentana
Milano

Memorie di un weekend toscano – Vitis Vinifera (Montisi)

Posted on 22 aprile 2014 by in In alto i calici, Piatti unici, Regali Eventi, Son esperienze, Toscana

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Riprendiamo e concludiamo il racconto delle mie scorribande toscane, che avevo interrotto proprio quando stavo per parlare di cibo – d’accordo, sono stata un po’ crudele.
Vi immagino distesi sui divani con le pance piene dopo Pasqua o tramortiti dalle grigliate di Pasquetta ma sempre desiderosi di sapere dove poter mangiare bene, e cosa: niente ferma le menti fameliche, manco le festività.

Quindi eccomi a segnalarvi Vitis Vinifera, affascinante enoteca in quel di Montisi, nel pieno delle campagne senesi.
Già vi immagino mentre, nel pieno della primavera o dell’estate, passeggiate tra le sue stradine dorate e visitate le diverse contrade, scoprite le deliziose porticine, gli archi e le finestrelle, e infine cercate dove ristorarvi: valicando la porta e scendendo un paio di gradini sentirete il fresco dell’effetto cantina, e lo stomaco si spalancherà (magia!). Non potrete ignorare la porticina in fondo, che conduce alle bottiglie e ai formaggi, ma fermatevi presso uno dei tavolini e rilassatevi: è facile, vi sentirete presto a casa, e in poco tempo vi troverete a guardare le pareti di roccia scavata e la lavagna dei vini.

Qui ho avuto il piacere di essere guidata dall’espertissima Antonella –proprietaria del locale – in una degustazione di formaggi, scoprendo dettagli sulla loro realizzazione e natura su cui ero assai ignorante (tipo l’origine del caglio, o il processo di preparazione dello stracchino).
Un consiglio prezioso? Levare il formaggio dal frigorifero almeno un quarto d’ora prima di consumarlo: migliorerà totalmente, acquisendo le sue vere caratteristiche. Inoltre il formaggio va spezzato sotto al naso per captarne gli odori originari, e preferibilmente occorre armeggiarlo con le dita – eccezion fatta per quelli molli (ma anche no, se volete provare un’esperienza autentica).
Potete immaginare la mia regale felicità mentre assaggiavo una ricotta di pecora seguita da uno stracchino e da tre tipi di pecorino (fresco, croccolo e affienato), per poi terminare col mio amato gorgonzola: praticamente il paese dei balocchi, dove ho gozzovigliato e gioito. In abbinamento, calici di vini accuratamente scelti per ogni tipo di formaggio, da sorseggiare con calma.

Il tutto era stato preceduto da piatti colmi di polenta, carne e funghi – che altrimenti la qui presente sarebbe uscita rotolando.

Uscite da Vitis Vinifera ci siamo trovate immerse nel delizioso silenzio di un pomeriggio toscano ricco di sole, pronte a proseguire il nostro viaggio.
Voi, che magari viaggiate, correte, scalpitate tutta la settimana e avete i nervi sottili come le corde di una chitarra dei KISS troverete questo luogo paradisiaco.
… Avete per caso un weekend libero? Un viaggio in queste terre vi rimetterà al mondo.

Dove
Vitis Vinifera
Via Umberto I 97/A
Montisi (Siena)

La Zacapa Room Experience 2.0

Posted on 7 aprile 2014 by in In alto i calici, Regali Eventi, Son esperienze

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Quando partite alla scoperta di un nuovo prodotto dovete immergervi in tutta la sua storia e in tutti i suoi valori.
Si tratta di una questione di passione più che di comunicazione, di curiosità più che di marketing e, soprattutto, di qualità più che di superficie.
Sì, possiamo fermarci al primo impatto ma se siete come me, incantati dai racconti e dalle novità, vorrete approfondire e sapere sempre qualcosa di più.

Dopo questa premessa intuirete il mio grado di esaltazione durante la Zacapa Room Experience 2.0, un’occasione unica a cui ho  avuto il piacere di partecipare.
Come trasmettere in modo indimenticabile la personalità di Zacapa, rum che nasce sui monti del Guatemala, precisamente a 2.333 metri d’altezza, e come far immaginare questo mondo lontano e seducente in cui le botti vengono lasciate invecchiare per anni? Con una serata in una location creata appositamente per stuzzicare tutti i sensi e lasciare diversi tipi di ricordo. Ora ve la racconterò.

A ogni cena possono partecipare venti persone, che si accomodano presso tavoli di legno all’interno di una stanza rettangolare.
Non voglio rivelarvi molto – l’Experience si terrà a Roma dal 9 al 13 Aprile – ma posso dirvi che appena seduti abbiamo infilato delle cuffie, e una voce ha iniziato a condurci attraverso i fiumi e le foreste guatemalteche per giungere alla Casa sobre las nubes, il luogo mitico in cui nasce questo rum. Poi abbiamo coperto gli occhi con una mascherina, e ci siamo lasciati trasportare tra da tatto, olfatto e udito, per concludere con vista e, ovviamente, il gusto.

Protagonista della cena è ovviamente la gamma di rum Zacapa – 15 Solera Reserva, 23 Solera Gran Reserva, 23 Etiqueta Negra Solera Gran Reserva e il pregiatissimo XO Solera Gran Reserva Especial – che abbiamo degustato in accompagnamento a piatti ideati dallo chef Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre (non credo ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni).

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L’esperienza è iniziata con un bocconcino di meringa di parmigiano e noci posato su una nuvola disegnata. Si è disgregato impalpabilmente in bocca lasciando il forte aroma del formaggio. Ero già conquistata, come lo sono da tutte quelle cose che uniscono un ottimo sapore a una consistenza originale.

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Secondo antipasto: pane, carne, tartufo nero e succo di terra, rigorosamente da mangiare con mani e coltello. Questa vacchetta piemontese battuta e sormontata da tartufo e succo di rapa mi parlava in modo distinto – forse guatemalteco, chissà.

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Sorseggiamo il rum – un tipo per ogni piatto e passiamo a una delle portate più scenografiche della serata: risotto sulla pietra all’acqua. Nella cavità di questo pesante pietrone spolverato con pepe di Sichuan verde era adagiato un risotto con crudo di gamberi e scampi al carbone, bergamotto e una nuvola di mandorle al curry. Un piatto dalle moltissime interpretazioni, delizioso e esaltante. Non guarderò più le pietre come prima.

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La casseruola con ortaggi freschi e gelato d’estragone è sicuramente la più spiazzante, sia per il contrasto tra caldo e freddo sia per la sapidità di questo gelato, che non poteva lasciare indifferenti. Qui il rum era giustamente corposo e sferzante.

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Infine, poteva forse deluderci il dolce? Proprio no, il Giocapa 2014 è stato incredibile: pregiato rum Zacapa XO e tanti piccoli dolcetti a base di cioccolato posati su una doga di legno affumicato intrisa nel rum, da assaggiare da sinistra a destra in diversi modi – per me vince il ciuccio pieno di tiramisù, e non rivelo altro per non rovinare potenziali sorprese.

Come ne sono uscita? Frastornata e entusiasta, consapevole di aver partecipato a un’esperienza esclusiva, unica, di altissimo livello e insieme a veri estimatori di rum e di Zacapa. Per questo devo ringraziare Zacapa per avermi privilegiata con questo invito.

La location Zacapa vale anche solo una visita per assaporare un bicchiere di rum – se prevedete di essere a Roma dal 9 al 13 Aprile organizzatevi: tra poltroncine, luce soffusa, musica live, l’ambiente esclusivo, l’atmosfera elegante e i bartender esperti vi sembrerà di essere entrati in un altro mondo, che vorrete conoscere più a fondo.
A proposito: chiedete di farvi servire un Perfect Serve. E’ impossibile non rimanerne colpiti.

I the di Whittard

Posted on 14 febbraio 2014 by in In alto i calici, The Royal Comfort Food

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L’inverno ormai volge al termine e io voglio rivelarvi qual è la magica pozione che mi ha permesso di sopravvivere più o meno indenne nelle più glaciali notti milanesi, quando gli orsi polari bevevano al Tasca e decine di pinguini si rifugiavano al Plastic.

Questo più o meno segreto elisir me l’ha fatto conoscere la mia fida Fra, conosciuta anche come MADREEEH (si clicchi sul nome per cogliere la nobile citazione), che me l’ha servito durante uno dei suoi splendidi brunch: al primo sorso ne sono rimasta conquistata, tanto da spingermi a farne un’ingente ordinazione online.

La regina sarebbe felice dato che si parla di una marca inglese e dei suoi the: Whittard.

Quando qualche mese fa mi sono giunti i preziosi barattoli contenenti tre tipi del loro the solubile non avrei mai pensato di aver trovato un nuovo prezioso ingrediente da aggiungere al rito serale della “tisanina-post-mangiata-colossale”, eppure… .

Io ho assaggiato Lime & Lemon, English Fruits e DreamTime, e non saprei indicare quale preferisca: diciamo che soddisfano diverse esigenze di gusto e di momento.

Così potevo giungere a casa in qualsiasi ora (anche la più piccola), scaldare l’acqua e preparare una mug ristoratrice e bollente nel giro di quattro minuti – quattro. Una gran comodità, per me che uso anche volentieri le tisane con infusione da quindici minuti, ma non quando la pazienza è finita e il bisogno di scongelarsi impellente.

Tre cucchiaini di questa delizia e il sospiro soddisfatto viene da sé.

Nota dolente? Essendo un the solubile è ovviamente pieno di zucchero ma i sapori sono decisi e esaltanti. Lo dico io, che non sopporto il “troppo dolce”.

Oltre al the solubile, Whittard vende anche the in bustina, cioccolate, caffè, biscotti (quelli al caramello salato sono realmente deliziosi) e tanti accessori. Se resistete con difficoltà al food-shopping non avvicinatevi al suo sito!

Se invece volete allenarvi per un the delle cinque con sua Maestà, andate ed esplorate, fatevi ingolosire e in breve tempo riceverete un pacchetto full of joy!

In Salotto con il birraio, l’appuntamento mensile di Baladin Milano

Posted on 3 febbraio 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Cosa ricercate in un locale affinché rientri tra i vostri prediletti?
Quali parametri valutate? Menù, prezzi, musica, simpatia del personale, originalità degli arredamenti, pulizia, atmosfera, il sentirvi rilassati e “a casa”?

Nella mia personale classifica Baladin Milano soddisfa tutti questi punti, e devo ringraziare che sia in una zona di Milano da me poco frequentata altrimenti sarei lì quasi ogni sera per un teku di Isaac e un hamburger con l’ossobuco (che ho già ben osannato).

Se volete provarlo e passare una serata tra ottime birre ora avete un ottimo pretesto: Martedì scorso Teo Musso e Lorenzo “Kuaska” Dabove hanno presentato “In Salotto con il birraio“, un progetto che vede protagonisti i birrifici italiani e i loro creatori, e che si ripeterà una volta al mese proprio presso Baladin Milano.

Prenotarsi e il presentarsi affamati è consigliabile: degustando le birre protagoniste delle serate e  ascoltando aneddoti e racconti direttamente dai loro creatori si potrà cogliere l’occasione per assaggiare la cucina, tra le “fatatine”, gli hamburger e il fish&chips.
Se per disgrazia mancate la serata col vostro birrificio preferito non temete: le sue birre rimarranno ospiti per un mese intero, in cui sarà proprio doveroso presentarsi.

Si tratta di un progetto che apprezzo e promuovo: talvolta la birra è così tanto sottovalutata, considerata di serie “B” da suscitarmi un immenso fastidio, e in Italia ospitiamo delle eccellenze del settore che vanno conosciute e ascoltate.
Sono storie, sette belle avventure, “sette appuntamenti a parlare di un perché“.

Consultate il calendario e lasciatevi ispirare.

calendario completo

 

Birra Moretti in abito… Armani

Posted on 24 gennaio 2014 by in In alto i calici, Lombardia, Milano, Regali Eventi

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Non importa di cosa abbia voglia di mangiare per cena: una birra c’è spesso e volentieri.
Il solo gesto di stapparla mi infonde grande relax, e il primo sorso viene seguito da un grande sospiro di beatitudine.
Tutta questa regalità nasconde un animo da trappista, che gioisce nel veder il mondo della birra crescere e acquisire importanza.

Quando sono stata invitata alla cena presso il ristorante Armani per la presentazione della seconda edizione di “Birra Moretti, piacere in abito da sera” mi sono quindi sentita la perfetta candidata, e mi son ritrovata a casa: l’anno scorso avevo partecipato all’inaugurazione della prima rassegna, che si era tenuta presso il Chic‘N Quick di Sadler, e ne ero rimasta molto contenta.

Riassumendo: Birra Moretti in Abito da Sera si definisce “un percorso gourmand tra le vie di Milano”; dal 24 Gennaio al 7 Febbraio 20 ristoranti della città propongono un menù speciale (a prezzo fisso) a base di birra e con birre Moretti in abbinamento.
Come già detto apprezzo l’iniziativa proprio perché permette alle persone di approcciare un universo che in Italia è ingiustamente messo in secondo piano – vogliamo parlare dei meravigliosi birrifici artigianali? Io andrei ad abbracciarli uno ad uno, ringraziandoli per la loro passione e tenacia.

La novità di quest’anno è stata l’introduzione dei sommelier, che hanno creati dei drink equilibrati e particolari.

E quando la birra si unisce ad Armani… ecco, l’abito da sera mi pare d’ordinanza.
Vi aspettavate solo ambienti da Oktober Fest? I 20 ristoranti meneghini partecipanti sono tra il meglio che ci possa essere per qualità, raffinatezza e bravura dei loro chef – nel nostro caso, Giandomenico Melandri (mentre il sommelier – e restaurant manager – era Massimiliano Francavilla).

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Iniziamo da un antipasto corposo ma sfizioso: paté di fegatini di galletto su quadratini di polenta croccante sormontato da lamelle di tartufo nero. Primo abbinamento: una Birra Moretti Baffo d’Oro.
Inizio interessante: io non amo il sapore del fegato, ma a questi devo dare il mio plauso.

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Proseguiamo con un risotto con pistilli di zafferano, funghi trombette nere e ginepro, ovvero la portata che ho preferito.
Adoro il risotto: è puro comfort per il mio palato.

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Il secondo è stata un’esperienza: petto e coscia di piccione in due testure, pino mugo, barbabietola rossa e Birra Moretti Grand Cru.
Non avevo mai assaggiato il piccione: non mi ispirava. Poi mi sono lasciata convincere dalle mie commensali, che lo lodavano. Come carne mi è piaciuta ma devo ammettere che in questa versione non ne gusterei a oltranza.

Passando al predessert: Birra Moretti La Rossa, spuma di birra e amaretto. Un bicchierino sorprendente, molto saporito e bilanciato.

Infine il dolce era assai scenografico: un boccale di birra fatto da un cilindro di cioccolato bianco pieno di vaniglia, liquirizia e amaretto, con pure un paio di baffi in fondente attaccati e la spuma di Birra Moretti Doppio Malto.

Se l’anno scorso non siete riusciti a provare una di queste cene e ne siete incuriositi potete rimediare: l’elenco dei ristoranti aderenti sarà distribuito in molti punti, oppure potete contattare l’info line 348.2734525.
Sono sicura che consultando la lista dei piatti proposti (e i prezzi, che non sottovaluterei) troverete qualcosa che vi ispirerà.

Potete anche prenderla come una scusa per provare i nuovi posti “di cui parlano tutti a Milano”, come il Turbigo, il Taglio, Al Fresco.
Uniamo l’utile al dilettevole, insomma.
E brindiamoci su con un birrino.